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ORA VORREI TANTO...







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1) una meraviglia? guardare mia nonna che a 93 anni arroscisce quando le dò un bacio..
2) La Musica. Viaggiare con la mente sulle note di una canzone, sentirsi parte di un' idillio di melodie, cullati dalle onde o a cavallo di un fulmine. La Musica, che è emozione allo stato puro, è il sesto senso che si risveglia, è il sogno che prende forma...
3) la barretta di cioccolato lindt con nocciole intere
4) ...aprire gli occhi e ritrovarsi a suonare sopra un palco davanti a 10.000 persone...



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Take the time to make some sense
Of what you want to say
And cast your words away upon the waves
Sail them home with acquiesce
On a ship of hope today
And as they land upon the shore
Tell them not to fear no more
Say it loud and sing it proud
Today...

And then dance if you want to dance
Please brother take a chance
You know they’re gonna go
Which way they wanna go
All we know is that we don’t know --
How it’s gonna be
Please brother let it be
Life on the other hand won’t let us understand
We’re all part of the masterplan

Say it loud and sing it proud
Today...
I’m not saying right is wrong
It’s up to us to make
The best of all the things that come our way
Coz everything that’s been has past
The answer’s in the looking glass
There’s four and twenty million doors
On life’s endless corridor
Say it loud and sing it proud
And they...

Will dance if they want to dance
Please brother take a chance
You know they’re gonna go
Which way they wanna go
All we know is that we don’t know --
How it’s gonna be
Please brother let it be
Life on the other hand won’t let you understand
Why we’re all part of the masterplan



SONDAGGIO: KAISER CHIEFS VS FRANZ FERDINAND


Quale tra queste due band preferite?

Kaiser Chiefs perchè sono fighi
Franz Ferdinand perchè sono fighi
Nessuna delle due, i più fighi sono sempre gli Oasis e ascolto solo loro
Nessuna delle due, i più fighi sono sempre Checco e la B.BAnd e ascolto solo loro alle sagre
Rock’’n’’roll merda... dovevi fare un sondaggio MondoMarcio VS FabriFibra

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martedì 25 dicembre 2007 - ore 04:20


Buon Natale, A Tutti. Forse.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Alle compagnie da 20 persone che si ritrovano per la cioccolata calda finita la messa.
Al povero coro di Rubano.
Ai vicini, vecchi e nuovi.
Alle compaesane per la prima volta incontrate in paese.
Ai miei genitori e ai vostri.
Ai fratelli di fede.
Alle sorelle di fede.
Alle sorelle di sangue che passeranno le feste a Tokyo.
Alle mie zie e alle mie nipotine.
Ai cugini, agli amici delle ex, ai colleghi, ai vecchi compagni di squadra.
Alle zie che già alla vigilia stavano cucinando i piatti per il pranzo del 25.
Alle vecchie amiche camionare.
A voi che ogni tanto passate di qui.
A chi vedo e non vedo.
A chi cerco e non trovo.
A chi sento due volte all’anno via sms ma fa comunque piacere.
A chi via sms sta cercando l’amore.
A Dida.
Ai baristi antipatici che mi stanno sui maroni.
Alle discografie complete.
Ai regali belli e a chi me li ha fatti.
Ai regali insulsi e a chi me li ha fatti
Ai regali pensati e a chi me li fatti.
Ai regali bellissimi e a me che li ho pensati e fatti.
A chi dei regali non frega proprio niente ed è Natale lo stesso.
Agli orsetti del cuore.
A chi, purtroppo, il Natale lo passerà con la tristezza nel cuore senza vedere il sorriso di una persona cara.
A Babbo Natale, che ha ancora poche ore per esaudire il desiderio mio e del Tampax, che la letterina gliel’abbiamo pure mandata e con discreto anticipo.
Ai Blur.
A Vasco.
A tutti i Gallagher, veri o presunti, nonché quelli presuntuosi.
A chi c’era a Corbanese e a chi c’era dalla Moma.
Ai compagni di squadra rovigoti e a quelli bengalesi.
Ai compagni di tante serate nei club.
A chi vive con e per la musica.
Agli amici di una vita.
A chi porto nel cuore.






”Merry Christmas Everybody – Oasis”

Are you hanging up your stockings on a wall ?
It’s the time that every centre has a ball
Does he ride a red nosed reindeer ?
Do a ’ton up’ on a sleigh
Do the fairies keep him sober for a day ?

So here it is merry Christmas
Everybody’s having fun
Look to the future now
It’s only just begun

Are you waiting for your family to arrive ?
Are you sure you got the room to spare inside ?
Does your granny always tell ya that the old songs are the best ?
She’ll be up and rock ’n’ rollin’ with the rest

So here it is merry Christmas
Everybody’s having fun
Look to the future now
It’s only just begun

What will your daddy do
If he catches mama kissin’ Santa ?
Ah ah

Are you hanging up your stockings on a wall ?
Are you hoping that the snow will start to fall ?
Do you ride on down the hillside in a buggy you have made ?
When you land upon your ass then you’ve been slayed

So here it is merry Christmas
Everybody’s having fun
Look to the future now
It’s only just begun

So here it is merry Christmas
Everybody’s having fun
Look to the future now
It’s only just begun

So here it is merry Christmas
Everybody’s having fun
Look to the future now
It’s only just begun


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lunedì 24 dicembre 2007 - ore 14:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Parlato presto, troppo presto: il raffreddore è arrivato.
Ma il fatto che non lo cago tanto e lo Zerinol assieme, mi sta dando una mano a stroncarlo sul nascere.
Greenwich caldo, un po’ di Gallagher d’annata che mi ricordano come questa strana malattia cominciò a logorarmi nella seconda metà degli anni 90.
Troppo stufo per le Lamette.
Titolare per la seconda volta consecutiva... non una grande partita visti i problemi di respirazione... ma vinto.
La cena natalizia in casetta, sempre soddisfacente, con la novità del semifreddo al mandorlato. Anche qua panettone. Io amo solo il pandoro!!!
Le corse per l’Unwound, ultimamente il FiniGrill di S. Pelagio sta facendo di tutto per farsi odiare.
In tempo per i Pornopilots acustici e per qualche chiacchiera in tranquillità, di sogni, di speranze e di delusioni perché, purtroppo, ci sono anche queste.
Assenti non troppo giustificati.
Il mio cappello è sempre il più bello.
Welcome back, Sara.
Interminabili sigarette e discorsi in piazza. Gente vivrebbe solo di questo.
Sms da Tokyo, il volo tutto ok.
Però i due pesciolini sono rimasti a casa mia.
Missione piazze per i regali, due menti pericolose congiunte, due nasi colanti e pericolanti, 4 piedi stanchi, la pazienza e costanza sono le mie.
Però il risultato buono, complimenti.
Brodo di giuggiole batte crema di giuggiole.
Una stellina di Natale che mi aggiusta il bavero.
“Ehm.. no signora, non sono io il tizio del banchetto... le pare che abbia le papusse???”
I primi regali ricevuti, io non sono ancora pronto, troppo prestooo!!!
Una rincorrersi unico tra lo spritz al Blues e la pizza dalla Lilly, tra colleghe che mi vorrebbero in ufficio e altre che non mi vogliono proprio.
L’arancia? Sìììì!
Besciamelle sul fuoco in una casa vicina.
Mai visto un pavimento così pieno di gusci di bagigi come all’ Old Wild West.
Da cosa profuma questo whisky? Da rosa, anzi, da quattro rose.
Una domenica tranquilla al Banane, riflessiva quasi.
E quelle leccornie sono tutte per me!!
Stare in giro 12 ore di fila con la scusa dello shopping natalizio?
Capita anche questo.

”Aida – Rino Gaetano“

Lei sfogliava i suoi ricordi
le sue istantanee
i suoi tabu’
le sue madonne i suoi rosari
e mille mari e
alala’
i suoi vestiti di lino e seta
le calze a rete
Marlene e Charlot
e dopo giugno il gran conflitto
e poi l’Egitto
e un’altra eta’
marce e svastiche e federali
sotto i fanali
l’oscurita’
e poi il ritorno
in un paese diviso
piu’ nero nel viso
piu’ rosso d’amore
Aida come sei bella
Aida le sue battaglie
i compromessi
la poverta’
i salari bassi la fame bussa
il terrore russo
Cristo e Stalin
Aida la costituente
la democrazia
e chi ce l’ha
e poi trent’anni di safari
tra antilopi e giaguari
sciacalli e lapin
Aida come sei bella
come sei bella.
come sei bella.


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venerdì 21 dicembre 2007 - ore 20:24



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Docce fredde, niente di peggio in inverno, soprattutto se per lavarti poi a casa hai un’oretta di strada da fare.
Il pranzo di Natale aziendale, arrivata la nomination, circa 400 persone a fissarmi in quanto capro espiatorio. 4 bicchieri di rosso e uno di spumante mi hanno aiutato a sorridere a tutti.
I cinesi sono indietro per colpa dei murari che devono finire il capannone? L’amministratore, o ha raccontato l’ennesima fandonia, o era più ubriaco di me.
“Alto le mani, fuori i galani, se non ce li avete: fuori le tette!”: un pomeriggio lavorativo per ricordarsi questa frase quasi intimidatoria dell’infanzia mia e di qualche collega...
Meglio le tette dei galani, of course, ma da piccolo mica lo sapevo.
Regalarmi un panettone? Un dispetto, visto che a me piace il pandoro. Per fortuna le bottiglie di vino arrivano lo stesso.
Anche i dolcetti tedeschi, in pacchettini postali fatiscenti, calendari e cravatte, a me come tutti gli anni solo una, al mio capo 3: “Sai com’è, lui si veste sempre bene...”
Perché, io mi vesto da straccione?
Una forma di parmigiano... devo dire che non me l’aspettavo proprio!
Devo stare attento ai topolini della Ika!!
Partito il giro mail per il pranzo annuale con l’indimenticata 5aMB 98-99 del Marconi. Vedremo se il numero continua a diminuire o se riusciamo a recuperare qualcuno che negli anni s’è un po’ perso.
Partita la caccia conto terzi, come trovare una persona tramite una foto nel web.
Avanzerò da bere per questi servigi di alto controspionaggio, dove indubbiamente posso dire la mia: numero uno, anche a fare casino.
Isterismi casalinghi, sarà sangue del mio sangue, o viceversa, ma un calcio in culo a mia sorella, per buttarla fuori di casa, lo darei volentieri e di gusto.
Ma è lei o non è lei? Qualcuno scopre come nascondere il numero sul Nokia per tendere un agguato, inutile.
Ai Due Archi... se sapevo che era quello davanti alla Posada facevo senz’altro prima
Quanti compleanni in questi giorni.
E che festa per la pensione del grande Piero, umile e benevolo lavoratore nonché caro accompagnatore di tante partite in quel di Mestrino, giunto a versare tutti quei maledetti contributi... ed è tutto dire che al pranzo di Natale dell’altro giorno, tra piatti speciali e decorazioni, il clima era comunque freddo e distante come l’amministratore delegato stesso, mentre oggi, in una tavolata mezza improvvisata, a base di panini, pan biscotto e rosso, tutti brindavano e abbracciavano con gioia una semplice e onesta tuta blu.
Niente calcetti, per giocarmi alla morte una convocazione tra i 12, basta convincere... Gesù?
Di corsa al Greenwich, Tampax tempestivo come non mai, il ritorno dei Pornopiloti, una piccola rivoluzione acustica con le nuove canzoni, in particolare “Vedder”, e le rivisitazioni delle “vecchie”.
Tutti che hanno preso in simpatia il mio amico emostatico, qualcuno in maniera particolare.
“Ciao Corto!!”
Ciao Dido!!
Regali ancora zero, o quasi, il biglietto è solo un abbozzo e ho il tempo contato.
Dura troppo poco, l’avvento.
Beat Shop, spero sia un arrivederci, lungo magari, ma solo un arrivederci...
Stasera Be Here Now Tour, 10 anni dopo e a Curtarolo in un locale a caso. A seguire... Lamette?
Avrei anche la barba lunga.
Da papà Noèl.

”Hello, Goodbye – Beatles“

You say stop and I say go, go, go
Oh, no
You say goodbye and I say hello
Hello, hello
I don’t know why you say goodbye
I say hello
Hello, hello
I don’t know why you say goodbye
I say hello

I say high, you say low
You say why, and I say I don’t know
Oh, no
You say goodbye and I say hello
Hello, hello
I don’t know why you say goodbye
I say hello
Hello, hello
I don’t know why you say goodbye
I say hello

Why, why, why, why, why, why
Do you say good bye
Goodbye, bye, bye, bye, bye

Oh, no
You say goodbye and I say hello
Hello, hello
I don’t know why you say goodbye
I say hello
Hello, hello
I don’t know why you say goodbye
I say hello
hello, hello
I don’t know why you say goodbye I say hello
Hello

Hela, heba helloa
Hela, heba helloa


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lunedì 17 dicembre 2007 - ore 19:00



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ogni tanto mi chiedo dove sparisca la gente.
D’inverno, quando è più facile trovare scuse per non uscire o si cambiano giri, tutto ciò tende a rovinarmi l’umore.
Una maglietta della salute che s’intraveda anche sotto la camicia, piuttosto di una canotta.
Ragazze dai capelli rossi che piangono appoggiate ad una colonna, una volta.
Ragazze dai capelli rossi che piangono appoggiate ad una colonna, seconda volta.
Ragazze dai capelli rossi che piangono appoggiate ad una colonna, terza volta.
O questa era proprio disperatissima o a Padova ci sono troppe colonne del pianto.
Gente che hai conosciuto tramite un legame che ora non c’è più, che se prima veniva lì ad abbracciarti e salutarti, ora quasi ti scansa o tira dritto.
E quel caro “imbriagon” di Caco, che ancora mi chiama Ninja e con il quale sembra sempre che il giorno seguente ci ritroveremo tra i banchi di scuola a fare casino...
Sindacalisti, utili, certo... che poi da noi siano praticamente lavoratori a tempo perso, un tantino arroganti e a volte più fascisti dei datori di lavoro... sono dettagli che ti fanno venire voglia di ridurre a coriandoli la tessera bianco verde.
Ritorno all’attività sportiva del Sayo, finalmente, sono felice di essere stato presente al nuovo battesimo sul campo.
Macchine nuove, da mettere in strada, la benzina nel serbatoio che a momenti non basta neppure per uscire dalla concessionaria.
E comunque bisogna bagnarla.
Con una bottiglia di vino rosso tedesco?
Cosa aspettarsi da un vino rosso tedesco?
Meglio una grappa vicentina anche se chi me l’ha regalata, in questo morente 2007, mi ha fatto passare un sacco di guai, professionalmente parlando.
No, non sono per niente un fan dei Pearl Jam.
Ma sono ancora meno fan di mia sorella che canta a ripetizione “Rudolph the red nosed reindeer”.
Invidio chi se ne va a mercatini stranieri, io farò lo straniero in quelli locali.
E in qualche locale.
Dal palaMozart a El Salvador, tribute band degli Scorpions, canta il Giorda.
No, non volevo far nevicare, giuro.
Alla ricerca dei cd perduti per un dj-set di quelli giusti.
E che gusto farsi nuovamente spettinare!
La neve a fiocchi grossi così, alla chiusura dell’Unwound, mette un’insana euforia.
La sveglia suona troppo presto per essere un sabato ma la patente deve essere rinnovata.
Dopo il terzo richiamo decido che posso aspettare l’ultimo secondo e godermi intanto il tepore del letto... fin tanto che, una vecchiarda con le carte dell’Inps in mano, è venuta in cerca di mio padre, continuando a suonare il campanello, dato che nessuno le apriva e che l’unico in casa era in un altro mondo.
Rovigo, prima convocazione sul campo di casa, alle 17, orario insolito, titolare contro quei 4 crucchi dell’Eppan, vinto. Vuoi vedere che qualcosa sta girando?
Tardi per gustare le prelibatezze del Ghè, appena in tempo per quelle del buon Checco a Ronchi, ritardo tra il 10%-20% come previsto, coma da digestione, neanche fossimo dei principianti di fronte alla pasta dell’Ofelia...
Sui divani di Sir Claudio sarei anche stato capace di dormire con il long drink in mano.
Checco, ormai è amico intimo della Maugeri e della ripetitività delle canzoni di Virgin Radio.
Tutti al Tag la prossima volta, per ora mi segue solo il Tampax il quale si sente talmente di casa ormai che dal terrazzo invita gente di origine poco controllata.
Le simpatie del buttafuori sono tutte per lui e conseguentemente anche per me.
Chi c’è lì a ballare in prima fila con i Matinè? Il perduto fratello d’arte che, a parte il fratellastro, sembra aver perduto qualcosa di molto più importante. Anno pessimo, questo 2007.
Ed il Milan in Giappone? Che squadra, che squadra.

Russel Crowe, che sia uno skin, che sia un gladiatori, che sia un genio schizofrenico, è proprio un mito.

Non pensavo che non avere un pc a disposizione di domenica pomeriggio potesse irritarmi così tanto.
Bella la macchina nuova, merita un gran brindisi.
Mi si fa notare una certa somiglianza, nel tavolo dietro al nostro.
La morosa del mio lontano amico, troppo vicina ad un amico di qualcun altro.
Ho meditato al caldo del camino, sulla vita e sui rapporti, in una domenica più triste del solito, ma né la marlborina, né la sambuca, hanno saputo darmi delle buone risposte.
Figuriamoci questo freddo lunedì.

”Wind Of Change – Scorpions”

I follow the Moskva
Down to Gorky Park
Listening to the wind of change
An August summer night
Soldiers passing by
Listening to the wind of change

The world is closing in
Did you ever think
That we could be so close, like brothers
The future’s in the air
I can feel it everywhere
Blowing with the wind of change

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change

Walking down the street
Distant memories
Are buried in the past forever
I follow the Moskva
Down to Gorky Park
Listening to the wind of change

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow share their dreams
With you and me
Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change

The wind of change
Blows straight into the face of time
Like a stormwind that will ring the freedom bell
For peace of mind
Let your balalaika sing
What my guitar wants to say

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow share their dreams
With you and me
Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change


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mercoledì 12 dicembre 2007 - ore 00:00



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il mio capo, che ha 20 anni d’esperienza più di me, sa bene che al venerdì è meglio uscire prima dall’ufficio.
Per dare un taglio all’agonia il prima possibile.
Un bentornato al compagno e compaesano, per vedersi, niente di meglio che Rovigo, giusto per una convocazione quasi sgradita, visto che sappiamo in anticipo com’è la storia.
“Voi siete dei lupi, e i lupi sono forti solo in branco!”
“E se un lupo si ammala o non rispetta le regole del branco, sapete cosa gli capita? Che gli altri lupi se lo mangiano!”
Ma dove le trova, il Mister, queste frasi ad effetto???
Totò da asporto, niente cuori stavolta, abbiocco da Banale.
Partenza ore 15, ritorno chissà: Merano.
Indigestione da Rooney alla radio, pazienza, in compenso mi faccio una cultura sugli Urge Overkill.
E visto l’anticipo, mercatini, mille possibili regalini, da un lato panini onti coi wurstel e crauti, brulè e frutta ricoperta da cioccolato fuso, dall’altro speck, canederli e formaggi tipici… Profumi forti, fortissimi che fanno quasi a pugni tra di loro.
Guardare, annusare e non toccare. Sennò dopo chi è che corre in campo?
Popov, un terzino che si allenava nelle miniere di carbone siberiane e giocava a pallamano contro gli orsi polari.
28 secondi, 28 miseri e maledetti secondi, 11 ore del mio sabato per 28 secondi.
39572 secondi inutili.
Aria di tempesta, autogrill tarocchi e tristemente vuoti, silenzio surreale in auto.
E gli altri si sono divertiti in questa vecchia Padova.
Un sabato da cancellare, con la gomma grossa, a costo di rompere il foglio.
Domenica, nulla di buono come al solito.
A parte la Patisserie arancione e la cioccolata nera e denzizzima coi pasticcini.
Sir Claudio e le sue tiracche, un posto caldo, ottimo per le foto stile cirrosi epatica e per un irish mist che rende più dolce un weekend un tantino amaro. Luca. No.
Niente, nessuno fa tardi. Mi arrangio da solo.
Woody e Scarlett, niente male Scoop.
Nuove conoscenze virtuali notturne, chi fa tardi perché tanto è a casa in cerca di lavoro e chi fa tardi perché l‘indomani al lavoro non ci va, in segno di civile protesta.
Sogno di civile protesta, vista l’ora in cui ho riaperto gli occhi.
Lotta metalmeccanica, riposo del metalmeccanico.
E per citare l’amico Paolo, che coniuga gastronomia e lotta sociale, “a Torino si servono operai al forno”.
Squillino? Squillino.
Chitarra? Chitarra.
Passaggio definitivo dal T68 al V3? No. Non ancora.
E’ già ora di regali natalizi?
Presenza obbligatoria in Polesine, serata di sfoghi e riflessioni.
Non ho capito come mai ci siamo cambiati solo in 4.
La soluzione per me è semplice: un calcio in culo a chi il culo non lo muove per niente.
Nebbione, tir lumaca, scarsità di benzina nel serbatoio, un fornitore tedesco che m’invita a cena dato che è in zona.
Quante buone scuse, che potrei usare.
Benzina poca, doveri sportivi da rispettare, code ai pochi distributori ancora aperti.
Chissà perché in quelli autostradali c’era ancora carburante... che costa anche di più...
Pensieri, sogni, amori da rincorrere, un amico sognatore che mi emoziona.
E mi ricorda come saprei essere.

”When Did Your Heart Go Missing? – Rooney”

Love don’t come so easily
This doesn’t have to end in tragedy
I have you and you have me
We’re one and a million
Why can’t you see?

I’m waitin’, waitin’ for nothin’
You’re leavin’, leavin’ me hangin’
When did your heart go missin’?
When did your heart go missin’?

I treat you like a princess
But your life is just one big mess
When did your heart go missin’?
When did your heart go missin’?

Yeah

I meant every word I said
I never was lyin’ when we talked in bed
I’m retracin’ every step in my head
What did I miss back then?
I was so, so misled

I’m waitin’, waitin’ for nothin’
You’re leavin’, leaving me hangin’
When did your heart go missin’?
When did your heart go missin’?

I treat you like a princess
But your life is just one big mess
When did your heart go missin’?
When did your heart go missin’?

I don’t understand
How could you forget what we had?
It’s so wrong

I’m waitin’, waitin’ for nothin’
You’re leavin’, leavin’ me hangin’
When did your heart go missin’?
When did your heart go missin’?

I treat you like a princess
But your life is just one big mess

When did your heart go missin’?
When did your heart go missin’?

Things were so good
We had a little dream
A little dream together
Buy a house, settle down, do our thing
But you disappeared on me
And your heart, your heart went missin’
I don’t know how to find it
I don’t know where it is
I don’t know where your heart went
It was here just the other day
Now it’s gone
I’m gonna call the police
Call the investigator, the heart investigtor


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venerdì 7 dicembre 2007 - ore 00:43



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un trionfo di colori, una sinfonia di musiche e canzoni memorabili, tra sentimenti d’amore, rabbia giovane e psichedelia.
Che filmone è Across The Universe?

Adesso… quello lì sarà stato anche Bono… ma che figata sarebbe stata se invece fosse stato davvero Ringo Starr???
Ma era una McEwans quella che bevevi? Di spose, di borse e di stivali. Cose da donne.
Che luce che emana quella ragazza bionda.
Iniziamo a starmi sui maroni pure gli Iberici.
Cosa odio più di uno Spagnolo?
Due Spagnoli.
E che mito vivente Super Pippo Inzaghi, il più grande d’Europa.

Dal dentista alla Fata Flora, senza quel tocco di magia tipico della platinata signora.
I bignè rosa, made in Bosco, assolutamente!
Rovigo, mi avevano dato per desaparecido, ma, guardando bene, c’è qualcuno più desaparecido di me.
E qualcun altro meno in sella di me, che, a proposito di selle e cavalli, si dimentica di avvisare che ha altri impegni mettendo a rischio l’equino banchetto intavolato “Ai Siegoi”.
Hootie chiama, anche nuovi Blowfish, solo i vecchi rispondono, e con stile.
Cosa si perdono, i poveri astemi, i poveri vegetariani e i poveri Inglesi…
Giusto una passeggiata in centro, per smaltire il cabernet e fare il pieno di spritz, solito casino, meno faccine simpatiche del solito, yankee che si agitano appena vedono la loro bandierucola a stelle e strisce.
Primi pacchi in ufficio, il pacco vero è che non sono per me.
Intanto, grazie a Prodi e compagnia, lunedì prima si dorme fino a tardi e dopo si va a spasso.
Un banchetto a Camden Town o in Prato? Maledetto Ebay e le taglie un po’… come dire… variabili.
Frangia, ti sfrangio di brutto. Un po’ troppo.
Stasera cercavano fenomeni ed un fenomeno a caso, in braghe corte e scarpe con tacchetti, ha risposto.
Tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu-tu.
Io.
Almeno io, nell’univeeeeerso.
Neanche quando mi alleno normalmente mi vengono crampi così.
Corso tanto ma fatto numeri. E vinto.
E come premio ci hanno chiuso a chiave sotto il pallone.
Gonfiato.
Bologna, steakhouse ed Estragon: bell’idea ma domani sera sarò una persona seria.
Intanto una birra media e amici grandi.
Un po’ svampiti, a non ricordarsi i compleanni neanche dopo che li chiami apposta.
A posto.

”Across The Universe – Beatles“

Words are flowing out like endless rain into a paper cup
They slither wildly as they slip away across the universe
Pools of sorrow, waves of joy are drifting through my open mind
Possessing and caressing me
Jai Guru Deva OM

Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world

Images of broken light which dance before me like a million eyes
They call me on and on across the universe
Thoughts meander like a restless wind inside a letter box
They tumble blindly as they make their way across the universe
Jai Guru Deva OM

Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world

Sounds of laughter shades of live are ringing through my open ears
Inciting and inviting me
Limitless undying love which shines around me like a million suns
It calls me on and on, across the universe
Jai Guru Deva OM

Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world
Nothing’s gonna change my world

Jai Guru Deva
Jai Guru Deva
Jai Guru Deva
Jai Guru Deva
Jai Guru Deva



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lunedì 3 dicembre 2007 - ore 18:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Natale, qualcuno dice che non lo sentirà.
Quante cose non ci aiutano, vero, socio?
Il lungo weekend delle feste a sorpresa.
Mai vista una faccia così stupita come quella della Ila! Non capita spesso che una decina di persone ti piombino in cucina cantando “Tanti auguri”…
Il rosso era proprio il colore giusto, il bigliettino uno spettacolo, soprattutto dopo l’acronimo in versi dettato dall’ispirazione, trovata tra una fettà di tiramisù (by Orsetti del Cuore ),una rosa del deserto e un bicchiere di spumante.
Il nostro Corvo… tutto impettito e tutto serio.
Buon Max, in quel di Villorba.
Nippon, in autogrill: sono in assoluto il mio “sbrodego da viaggio” preferito!!
Coda, coda e ancora coda in tangenziale Est, viale Forlanini, traffico e parcheggio selvaggi, panino più o meno onto, bancarelle e bagarini come al solito... mi piace sempre meno, Milano.
Rolling Stones, locale con i contro attributi, zona fumo con le poltrone in stile vittoriano, troppo relax.
Black Rebel Motorcycle Club, sono solo in 3 sul palco. Tre bombe atomiche. Concerto esplosivo!

E tra una canzone e l’altra sono pure diventato testimonial Lucky Strike, pacchetto in bella vista nel taschino, le due hostess abbracciate e fotografo tutto preso ad immortalarmi.
Peccato che le foto siano per una “cosa interna” alla casa che produce tabacco, quindi non disponibili nel web. Un pacchetto da 10, in segno di ricompensa, mi pare poco.
La teoria che porto avanti, secondo la quale in autogrill di notte non ci sono più i panini come una volta (nel senso che se ci sono, sono pochi e i meno gustosi), ha trovato conferma anche a Brembo Sud.
Grazie al Piva, a Stoneroses, al Gianchi ed Elena, grazie millemilioni al Tampax per la compagnia e per il regalone.
Chiaro che sui nostri giubbi in pelle ora faremo disegnare il teschio!

Una chiamata dal mister ad un’ora dalla partita casalinga contro il pluriscudettato Trieste, goccia di sudore.
Peccato che io ero in piazza a Rubano.
Pomeriggio in cerca del regalo, altro compleanno, Brentelle gremito, “trionfo di cremine”, tutti sembrano conoscermi e mi fermano, mi salutano… tutti, o quasi.
Spritz che l’acqua della Storta è molto più buona, bevuto con i baristi che facevano pressing per sbatterci fuori: che gusto.
E che colpo al cuore vedere la mitttica bottega “dea Lela” tutta distrutta… detriti e macerie… le uniche due cose ancora al loro posto? Una bilancia da banco ed un prosciutto ancora appeso ad uno degli ultimi muri ancora in piedi.
Ok, tutto pronto in pizzeria per la sorpresona ad Angelina, 60 persone da varie parti del Veneto e di varie età messe d’accordo in gran segreto, insomma, una bella compagnia per celebrare i 30…
"Vedrete che bella sorpresa…" Ecco come un pizzaiolo poco astuto può rovinare una trovata così bella.
Nonostante tutto... stupore!
Io che scelgo lo stesso gusto della festeggiata, e di tanti altri, le cedo la mia portata in segno di cavalleria... alla fine, per ultima, arriva.

A forma di cuore perché il pizzaiolo sempre meno astuto, per rimediare alla cazzata che aveva combinato, ha pensato bene di manipolare così il suo prodotto... ma in overtime... in pratica ho ricevuto da una baldanzosa cameriera, con fare solenne, ciò che era destinato ad Angelina, per ultimo quindi e con qualche decina di sguardi addosso.
Buona, la Totò amorosa.
Tag, bella gente davvero, la drink card un’invenzione utilissima, soprattutto se devi finirne una che non è tua.
Il Nongio? Lo facevo più alto.
I suoi Orange? Li facevo meglio, li facevo… di più: erano in due.
La classica notte, senza elettronica che non amo e zeppa di pezzi rock, in cui non avrei mai smesso di ballare. Non c’è da stupirsi se poi, andando giustamente a distenderti, incroci i tuoi che si stanno levando.
Domenica in stato semi vegetativo psichedelico, città iperbolica.
Qualcuna scrive che ha preparato pasticcio e arrosto per niente per la cena… declino colpe: per fortuna esistono i congelatori.
La Lilli e i vagabondi.
Fa piacere sapere che i lavori a casa mia non sono passati inosservati…
Pigrizia lavorativa, assoluta.
Intanto stasera attraverserò l’universo.

”Took Out A Loan - Black Rebel Motorcycle Club“

I took out a loan on my empty heart, babe
I took out a loan for my patient soul
And I feel alive as long as I don’t need you
And I feel alive as long as I keep hold

I took out a loan on my empty heart, babe
I took out a loan for my patient soul
And I feel alive as long as I don’t need you
And I feel alive as long as I keep hold
Of what I think I thought I heard you loved me
I think you thought you heard I loved

Have I been mistaken
Have I been mistaken
I feel confused about the way it’s done

I won’t be denied
I’m coming in this time, babe
I’ve fallen in love with your creatures soul
And I’ve been a witness to your sickest obsession
And I feel alive as long as I keep hold
Of what I think I thought I heard you loved me
I think you thought you heard I loved

Have I been mistaken have I been mistaken
I feel confused about the way it’s done


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giovedì 29 novembre 2007 - ore 19:58



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Alla mattina sono sempre più ghiro.
Anche perché, durante la notte, mi ghiro e mi righiro nel letto non riuscendo a prendere sonno.
E poi mi sento seguito, incalzato da macchine blu.
Un vecchio amico, compagno di mille battaglie sportive, ritrovato per caso in pizzeria, è ora milanese adottato ed agonisticamente meno belligerante.
Le morose che mi vedono al Banane ed io non vedo loro?
Che sia perché non ci vado così spesso?
La prossima birra sarà un boccale grande così, nella tana storica che fu, e che è, Checco a Ronchi.
Come perdersi per Mestre. No, niente Tag… Michelone atto secondo, anni 80, arrivi a rate, Cesco uomo troppo paziente, gente che balla, gente che vince i premi della lotteria, gentildonne con un dito incerottato, gentilvicine che tirano pacco.
Il Daitarn 3 che atterra, con le scarpe inzuppate e sudice, sul mio petto: due impronte scure sulla camicia bianca, tratti d’umore nero, nerissimo.
Troppa gente da Alfio.
Spritz in posti nuovi, vetri appannatissimi e vetrine zeppe di variopinte pastine e pasticcini stravaganti.
Domenica sera, i ciotoloni mossi dal vento in piazza dei Signori, sembra di essere in un western di Leone con Morricone ideale sottofondo immaginario.
Dall’ultimo immortale, two times, scottish-spritz, che divano ragazzi: il classico retrò dove tutti i rockettari si fanno intervistare.
Le sexy candid camera in tv e tutti col naso all’insù!
Non so, vogliamo discutere tutta la notte su chi fosse Frigimelica?
Qualcuno si comprerà l’auto nuova e gli dico Bravo.
Qualcun’altra ha deciso di abbandonare la caratteristica Y al suo destino di manutenzioni continue. Punto.
A capo? Evviva le macchine Uff-optionals!!
Un abbraccio forte, invece, a chi ha la macchina acciaccata e che, se dice che è operativa, è più attiva di quel che si pensi. Bionica!
‘Sti vecchiotti per le strade…
Convocazione dell’ultimo minuto all’allenamento, disdetta dal mister all’ultimo secondo.
Colleghe che parlano per ore e ore di calze coi fiorellini: appassiti, visti gli almeno 25 anni per gamba.
Foto mattutine di una serata estiva allo Spritzsotck che arrivano con i loro tempi: sempre gradite.
Sembriamo dei mezzi fantasmi.

Dalle “Cigarettes and alcohol” in “Live Forever” al “Coffee and cigarettes” di Jim Jarmusch... ora devo cercare un film che come titolo abbia almeno Coffee and Alcohol come parole chiave: ci fumerò su.
Voglio andare al cinema a vedere i film giusti con personcine meritevoli.
Voglio una passerella, un tapis rouland, un canale navigabile, tra Trambacche e il Canton dato che abbiamo la stessa longitudine, il semaforo in Pelosa ne è la prova evidente. Mancano solo i walkie-talkie!
Vogliamo esportare Celentano in UK.
Marcellino batte l’Ultima Ombra, 3-1. Checco, “i xè compagni…de ti!”
Un regalo da comprare, mille consigli: salvadanaio, pigiama, angeli…
Quando gli uomini si arrangiano, a volte, oltre al casino, possono anche fare bene, con la serranda che si sta abbassando e la luce del negozio che già è spenta.
Ok, domani mi prendo una mezza giornata, il giubbino in pelle, che fa molto rock’n’roll, è sempre pronto.
Ps: in Germania andateci voi! Tiè!
Un lavoro infame?
Ho pensato.
Il cuoco.
In… fame altrui.

”Don’t Bring Me Down - Electric Light Orchestra“

You got me runnin’ goin’ out of my mind,
You got me thinkin’ that I’m wastin’ my time.
Don’t bring me down,no no no no no,
I’ll tell you once more before I get off the floor
Don’t bring me down.

You wanna stay out with your fancy friends.
I’m tellin’ you it’s go to be the end,
Don’t bring me down,no no no no no no no no,
I’ll tell you once more before I get off the floor
Don’t bring me down.

Don’t bring me down,grroosss
Don’t bring me down,grroosss
Don’t bring me down,grroosss
Don’t bring me down.

What happend to the girl I used to known,
You let your mind out somewhere down the road,
Don’t bring me down,no no no no no,
I’ll tell you once more before I get off the floor
Don’t bring me down.

You’re always talkin’ ’bout your crazy nights,
One of these days you’re gonna get it right.
Don’t bring me down,no no no no no,
I’ll tell you once more before I get off the floor
Don’t bring me down.

Don’t bring me down,grroosss
Don’t bring me down,grroosss
Don’t bring me down,grroosss
Don’t bring me down.

You’re lookin’ good just like a snake in the grass,
One of these days you’re gonna break your glass.
Don’t bring me down,no no no no no no no no,
I’ll tell you once more before I get off the floor
Don’t bring me down.

You got me shakin’ got me runnin’ away
You get me crawlin’ up to you everyday,
Don’t bring me down,no no no no no,
I’ll tell you once more before I get off the floor
Don’t bring me down.


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domenica 25 novembre 2007 - ore 15:38



(categoria: " Vita Quotidiana ")


E così anche per me venne il momento di affrontare Londra.
Sveglia buonora il sabato mattina, mio padre come autista, stranamente cordiale, si sa, di solito brontola sempre alle mie partenze.
Non più di un qualsiasi altro padre, penso.
Anche perchè non sono famoso, in famiglia, per comunicare con anticipo i miei viaggi, se non "vagamente".
Una settimana predestinata, questa, da mesi e mesi.
Con l’avvicinarsi della partenza sono solo cambiati i miei riferimenti domiciliari e i legami affettivi che mi hanno condizionato sulla scelta originale del periodo.
Sempre piccolino, ma proprio carino, il nuovo aeroporto di Treviso.
Valigia in stiva, zaino in spalla, borsa a tracolla.
La guida della città come piacevole lettura durante il volo.
Stanted, indietro di un’ora.
Il primo vero impatto tra il mio Inglese e la vita reale avviene alla partenza del coach, dal terminal esterno allo scalo.
Il mio chiedere, se potevo salire sul pullman precedente a quello in effetti prenotato via internet, è sembrato assai esilarante ai dipendenti della National Express.
A me, sinceramente, non ha fatto ridere proprio un cazzo.
La valigia, alla fine, la caricano lo stesso.
Ovviamente caricano anche il sottoscritto.
Autostrada, gente che sorpassa a destra (qui pare sia consentito...), campi verdi brucati da qualche animale da pascolo, le case che aumentano di numero e volume con l’incedere dell’automezzo.
Quasi senza rendermene conto, in un’ora e mezza siamo già in Oxford Street, brulicante di gente che si destreggia tra vetrine colorate e autobus rossi.
Victoria Coach Station, lato Arrivals.
Tra una boccata e l’altra dalla prima sigaretta su suolo britannico, aspettando la mia padrona di casa, mi sono chiesto di che nazionalità era la gente che transitava e se, come sempre succede, sembravo davvero così italiano.
Diana, nice to meet you once again!!
Prime esperienze di bus, un chilo di monetine in tasca che ancora non bastano.
OK, la rotonda sarà il mio riferimento per capire quando scendere, Chelsea Bridge, la mastodontica Battersea Energy Station e Battersea Park.

4 passi dalla fermata del 44, Lucas Court, casa mia per i prossimi 8 giorni.

Che palazzina curiosa... l’odore nell’ascensore potrebbe resuscitare i morti... ma 7 piani di scale non sono uno scherzo e sono disposto a condurre una vita da zombie.
L’appartamento, piccolo ma carino, su due piani, i gradini piccolissimi, almeno per uno a caso che calza un 11 (tradotto diventa praticamente un 46), subito un pranzetto italiano di benvenuto accompagnato da una fresca birretta.
Il tempo di aprire la valigia, pienissima, estrarre qualche specialità italiana, che già noto un po’ di polvere gialla sul mio vestiario, fuoriuscita dai sacchetti della polenta.
Un mazzo di chiavi, ben 5 e da utilizzare tutte, la guida A-Z, con le piantine dettagliate e l’indice di luoghi e vie, e l’Oyster, quella simpatica carta magnetica ricaricabile per utilizzare ogni mezzo pubblico esistente che in qualche maniera mi conferisce quello strano senso d’integrazione cittadina e onnipotenza metropolitana.
I bus, rossi, doppi, la gente in fila ordinata alla fermata, nessun pericolo di calche assurde e lotte per salire il gradino.
La prima passeggiata, lungo la sponda sud del Tamigi, questo lungo percorso che parte dal County Hall e risale il fiume. Tiro il collo per vedere dall’altra parte il Big Ben, il Parliament e Westminster Cathedral.

Il funzionamento della macchinetta digitale, gentilmente prestatami dalla sorella, non mi è del tutto chiaro, fortuna vuole che sono in compagnia di chi sa come funzionano questi aggeggi e mi sistema il tempo di esposizione e altri parametri che non avrei mai considerato.

Il County Hall, appena invaso dalle truppe dell’Impero creato da Gorge Lucas, mostri in anticipo su Halloween che spaventano ignari passanti, giovani skaters che volteggiano in un angolo scuro a loro dedicato con la gente che li osserva da un parapetto, artisti di strada, chi fa la bella statuina e chi il musico, chi cerca di fregare la gente col classico gioco delle tre carte, il mercatino dei libri usati, gente che fa jogging, sullo sfondo quella specie di cerchione gigante che è il London Eye.

La coda, ordinata, è solo di qualche ora.
Il noleggio della bici... sarebbe stata una vera figata... se il prezzo fosse stato almeno la metà.
Il Ciaci ci aspetta al Tate Modern, siamo in ritardo, tra foto e sguardi a bocca aperta ho perso la cognizione del tempo.
Toh, un ragno gigante davanti l’entrata.

Al settimo piano per riabbracciare un caro amico, vestito da centauro ma con una moto a pedali.
Il Millenium Bridge, bello ma, a quanto pare non il top a livello di sicurezza.
Saint Paul Cathedral, illuminata, mi ricorda San Pietro.

La sede della Nomura, qualcuno saluta ed entra per prendere la bici a motore al posto della moto a pedali.

Camminando, un po’ a naso, finiamo in un complesso labirintico di palazzi a vetro, a più livelli: abituato a vedere le città italiane dalla stessa altezza, mi stordiscono un po’ tutte queste soluzioni architettoniche di stampo moderno, è forse questa la "giungla di città" alla Bingo Bongo?
La cena al pub, il caldo è soffocante e la Guinness scende che è un piacere.
Aspettiamo l’amica Manuela, nostro appiglio per entrare ad una festa all’Hub, locale in zona Soho.
Bolle che escono dal locale, perquisizione all’ingresso: la mia è solo una tracolla da turista eh!
Un posto carino, un po’ scuro, musica tendente all’elettronico ma non pesante, l’età media mi pare un po’ bassa, le poltrone fatte ad uovo semplicemente mitttiche!!!

Cammina cammina, Carnaby Street by night, le vetrine e le marche che attiranno la mia attenzione, chitarre che splendono in vetrina da Ben Sherman (ma non vendeva da vestire?), gente che affolla i locali e ravviva la notte. Piccadilly Circus, con le sue mille luci colorate e la famosa parete pubblicitaria ipnotica, sembra essere un richiamo per i notturni.



Gente che urla con la testa fuori dal vetro superiore delle macchine, le file fuori dai locali fighi, gli Hammer lunghi come Limousine che fan pensare ad un’escursione notturna di un qualche vip, ragazzine vestite leggere leggere che, incuranti del freddo, si dirigono senza ombra di dubbio verso una festa in costume, a meno che non sia una nuova moda femminile, tipo gli stivali col pelo indossati con ogni abbinamento immaginabile, andare in giro (s)vestite da poliziotta sexy, strega o ape.
Chinatown, festoni arancio che sovrastano le teste, all’ingresso i leoni sembrano decidere chi passa e chi no, ristoranti a destra e sinistra, mai visti così tanti... certo che questi cinesi aprono solo punti di ristoro... voglio dire... una merceria cinese, un ferramenta cinese, una copisteria cinese... credo di non averli mai visti.
Come primo giorno devo dire che è stata una bella perlustrazione.
Casa, doccia, pigiama e goodnight.
Domenica, colazione italiana affacciato ai vetri che danno sul cortile interno. Oggi il tempo non è un granchè, no, diciamo che fa proprio schifo, piove e il cielo è tutto grigio. Ma gli Inglesi manco badano a queste condizioni metereologiche.
Finalmente, Dona, la coinquilina!! :”Ciao! Io…”
O il piacere è solo mio o la lavatrice in cucina è una preoccupazione troppo grande per accorgersi di un estraneo in casa...
Battersea Park, il giardino vicino, oggi nessuno fa pic-nic ma tanti corrono e fanno sport. Che ci fa una Pagoda qua in mezzo?

Il bus ci scarica a Camden Town, una via colorata, brulicante, giovane, un po’ scoppiata e divertente: ecco perché un mito per tutti i ragazzi che la visitano.
Le cose più strane, i gadget più particolari, i vestiti più retrò e appariscenti sono qui, tra le botteghe in strada e i mercati coperti. Punk? Beat? Cyber? Disco? Skinhead? Mod? C’è di tutto per tutti.
La barca nel canale raccoglie gente mentre un’avvenente ragazza fa la sfilata per aprire le chiuse. O per chiudere le aperte.

I profumi dei baracchini di cucina etnica, di carne, di verdure, odori forti di spezie che non identifico bene, di fritto e di cotto. Non mi ricordo di preciso se era peruviano o cileno o giù di lì, ma quella specie di panino con carne e fagioli neri era molto sozzo e, come la maggior parte dei cibi “onti”, molto buono.
Musica in ogni angolo, gente che ride, fuma, spende soldi, cinesi che invitano ad assaggiare quello che stanno cucinando (per la serie che i cinesi si occupano quasi solo di ristorazione... e anche di robe da vestire, dai...), io che spulcio tra gli abiti usati in cerca di qualche capo d’altri tempi, più o meno beat.
Proprio un bellissimo mondo a sé, questo quartiere.
E visto il tempo, oggi fastidioso, dopo il caffè ed il biscottone da Caffè Nero, si decide di visitare uno degli emblemi del consumismo nella City: Harrods.
La facciata, dagli spigoli contornati da lucette gialle, mostra che in questi luoghi il Natale arriva con almeno 2 mesi di anticipo.
La lapide dei defunti Diana e Dodi, tra le rampe di scale, un centro commerciale grande, costoso, ripieno di tutto quello che una persona può sognarsi di comprare, da un cibo tipico ad una giacca griffatissima: sempre se si riesce a mantenere un minimo orientamento. Mi limito a qualche pensierino da portar a casa.
Tappa pub per una birra e due patatine fritte prima di tornare a casa per l’effettiva cena e per una serata sfruttata a studiare gli itinerari e i mezzi pubblici per i giorni a seguire.
Comincia con un bel sole la settimana lavorativa, lavorativa per gli altri, non per me; mi alzo tutto sommato presto per entrare nella frenesia locale di chi fugge verso il proprio impiego.
Smonto in Oxford Street, notevole via piena di negozi e gente.
La mia vera prima meta del lunedì però è un’altra: Berwick Street, incrocio con Noel Street (fatalità!!!)

Cos’ha di famoso?

Seconda tappa, vista l’ispirazione mattutina, Abbey Road, ringraziando l’autista che, piuttosto di avvisarmi come richiesto, ha voluto vedere se mi accorgevo da solo che eravamo arrivati.
Ecco le famose strisce pedonali, c’è già gente in posa a piedi nudi in mezzo alla strada che tenta di emulare la storica figura beatlesiana a 4.



Autovetture permettendo, un click ed una fuga, una fuga ed un click.
Gli Abbey Studios, spero di scorgere qualcuno di famoso, magari di cognome Gallagher. Il tetto dove i Fab Four tennero quel famoso concerto, me lo ricorda un signore spagnolo con i piedi neri per le foto appena fatte. Bello scoprire che c’è parecchia gente ancora in preda alla Beatlemania.
Sulla strada del ritorno verso zone più centrali, un paio di negozi, uno dedicato esclusivamente ai baronetti del pop e l’altro zeppo di cimeli discografici prettamente rock.



Carnaby Street, stavolta mi dedico davvero allo shopping nel triangolo delle bermuda con Lambretta, Ben Sherman e Merc ai suoi vertici. Mi spiace ancora per quel vestito bordeaux ma se le braghe salgono solo fino a metà coscia non è che posso fare miracoli per perdere 3 taglie subito.
Piccadilly e Trafalgar Square, un bel colpo d’occhio. Sacrifico la National Gallery per la meno impegnativa National Portrait Gallery: quanti personaggi in quei mille dipinti, dalla dinastia Tudor del XVI secolo a Paul McCartney.

Una sala è dedicata alla Pop Art: pare un dispetto il fatto che il primo quadro sia una gigantografia della copertina del greatest hits dei Blur...
Comunque, tra Warhol e Blake, è un bel vedere.
Temporeggio in un HMV, a fare scorta di musica, l’appuntamento è poco dopo all’ “All Bar One”, ribattezzato “Al barone”.
Ecco il Ciaci in bici, troviamo i suoi amici e colleghi già seduti a bere un calicetto di vino. Noi whisky. Per qualche secondo ho sentito la mancanza di un meno invasivo spritz all’aperol.

Il London Film Festival, noi abbiamo i biglietti per il film “Chaos”, film e regia egiziana, pellicola in lingua, ci salvano i sottotitoli in inglese. Un film a volte comico, a volte drammatico, a tratti troppo semplice. Ma si lascia guardare e sinceramente poteva andare peggio.
Tipo perdere in sala i guanti della morosa.
I piatti assolutamente da mangiare a Roma? Charlie chiede consiglio.
E un “poenta e osei” tipicamente veneto, no?
Spiegarlo in una lingua non propria e tanto meno salmistrata... pare facile...
Per cena uno dei mille ristoranti orientali a Chinatown in compagnia anche di Fabio ed Alex: una quindicina di sterline compresa la birra e la pancia è più che piena. Tornare a casa è stato un po’ arduo, non capivo come mai, di quegli autobus che passavano anche di notte per Oxford Street, non ce n’era neanche uno che si dirigeva vicino Victoria Station.
Ho attraversato la strada e tutto mi è stato chiaro.
Martedì, la giornata comincia da Buckingham Palace, attraversando prima St. James Park.

L’accademia militare, giovani soldati in fila coi loro pittoreschi copricapi. Pure la banda.



Quanta gente davanti al palazzo reale. Quanti sbirri pure. Perché appese in Pall Mall Street ci sono tutte queste Union Jack alternate a delle non ben identificate bandiere arabe?
Mi fermo a guardare uno scoiattolo ed un corvo nerissimo grosso come un falco.

Le bande militari, collocatesi lungo la strada, partono a suonare.
Il mio stupore raggiunge il massimo, quando riconosco quella strana versione “a trombette” di “Eleonor Rigby”.
Passare a “Let Me Entertain You” di Robbie Williams, the fat-dancer, non è stata una scelta da me apprezzata.
Sta passando un macchinone: chi è quella vecchiarda seduta dietro col cappello color vinaccia?

Arriva la delegazione dell’Arabia Saudita, con il re in testa: saluti regali, sfilata dei soldati a cavallo, un paio di marce belle ritmate e via, tutti assieme appassionatamente in carrozza per far ritorno al domicilio dei Windsor.



Parliament Square, il Big Ben in tutta la sua maestosità, manifestanti che si fanno sentire.



Attraverso il ponte, mi addentro nelle stanze del County Hall, tra cavalieri Jedi e astronavi. Il lato oscuro della Forza deve essersi impossessato della macchinetta viste le foto poco nitide.

Ahhh... il mitttico e agghiacciante rantolo stellare!!
La passeggiata sul Bankside mi riporta verso quel gigante di cemento, ex centrale elettrica, che ora si chiama Tate Modern. Ancora non comprendo come fa una crepa sul pavimento ad attirare tutta quell’attenzione... quasi più di Warhol, De Chirico, Picasso e tutta la compagnia esposta

Millenium Bridge, St. Paul Cathedral, ammirevole ed anglicana, assomiglia sempre più a San Pietro ogni volta che la guardo. Sicuramente è un po’ più sobria.

La galleria di pietra e la magia della galleria dei bisbigli verso l’alto, nella cripta, invece, dorme pacifico l’ammiraglio Nelson.
La salita angusta verso la cupola è ripagata dal panorama...

Ehi mah... quello... è il “cuccotto” di Barcellona!!! No! Nella reinterpretazione albionica è diventato “il Cetriolo”.

Un negozio di articoli sportivi in super sconto, i commessi a loro volta sono stati evidentemente assunti in saldo di fine stagione.
Con un paio di scarpe in mano, ne avvicino uno:
“Excuse me, do you have size 11?”
“Mmmhh... look there!”
Accarezzando una camicia:
“Excuse me, where is the dressing-room?”
“It’s closed!”
Dopo il self-service, pago le peppe e me ne vado a fare una passeggiata nell’Embankment attendendo il Ciaci che esca dall’ufficio e osservando gli impiegati passare tutti trafelati, qualcuno in tenuta sportiva con lo zainetto sulle spalle, altri su un monopattino.
Qualcuno dà di matto sui gradini di St. Paul.
Abbigliamento di Capitan England: elmo crociato del 12° secolo recuperato tra i detriti del Tamigi, parastinchi bianchi che corre voce siano appartenuti circa 20 anni prima a Paul Gascoigne, bandiera con la croce di San Giorgio per mantello, pallone da rugby di una non ben identificata edizione del 5 nazioni ben saldo nella mano. Non male i suoi calci piazzati.
Alla ricerca di un Caffè Nero per fare 4 chiacchere... una lunga ricerca.
La “double chocolate cake”, delizia scura 100% cacao e affini, una goduria.
Cena at home, strapazzare le uova non è il mio forte...
Dovevo emigrare per riuscire finalmente a vedere “Tonari no Totoro”, capolavoro di Miyazaki: in giapponese sottotitolato inglese, ma sempre capolavoro!

Mercoledì, ultimo di Ottobre, oggi un bel giro lungo.
La metro in un baleno mi porta nei pressi delle Towers of London, la mattinata non è molto luminosa e questa fortezza pare risentirne producendosi in una figura un po’ mogia... Ho come l’impressione che dipenda dal contesto di cemento che la circonda... fosse stata su una collina in mezzo al verde credo proprio mi avrebbe lasciato a bocca aperta, a immaginare le torture e le esecuzioni di personaggi storici famosi e gli sfarzi dei monarchi che c’hanno vissuto.
Il Tower Bridge, possente ponte dalle torri enormi, passaggio comodo sul Tamigi, simbolo indiscutibile della città e alto rappresentante di una tecnologia al vapore al tempo al suo massimo splendore.
Peccato che nessuna imbarcazione di grossa stazza passi di qui per farmi ammirare l’apertura delle fauci del ponte.

Una camminata sulla sponda opposta, un incrociatore da guerra giace lì, attraccato e ormai pacifico.
Bella zona tranquilla, quella di Bermondsey.
La linea grigia fino a North Greenwich, esco dal sottosuolo e mi trovo un mostro architettonico, la nuova arena concerti ed eventi, un ufo gigante piantato per terra che ha fagocitato un centro commerciale intero. La perquisizione ed il metal detector non me li hanno mica risparmiati...

Scendo a piedi verso sud, la David Beckham Academy: che ci siano dei campi da calcetto là sotto?
Si apre la zona industriale, una passeggiata di qualche chilometro tra il cemento e le fabbriche senza incrociare anima viva. Ricominciano a spuntare le case, segni di vita, la fame comincia a farsi sentire.
Indugio davanti due alimentari, non avrei dubbi, di fronte a questo bivio, su che porta imboccare...

Ma tiro dritto verso il verdissimo parco che ospita il Museo Marittimo e il più celebre Osservatorio Reale.
Ragazzi ansimano correndo dietro ad un pallone, io ansimo sulla salita che va alla collina.
Il famoso meridiano, un piede in un giorno, un piede in un altro. Non che sia un granchè questa celebre linea da atlante geografico, ma poi penso che se non esistesse questo riferimento, lo spazio e il tempo sarebbero un po’ troppo discutibili in giro per il pianeta e non sopporterei tutti i ritardi che ne conseguirebbero.
Il famoso tunnel pedonale sotto il Tamigi, pare bello lungo... Mi fiondo prima nel pub all’angolo e scopro che, pur essendo le 4 del pomeriggio, fanno ancora da mangiare.
Roast Ham, eggs and potatoes: carne, sostanza e poche verdure! Perfetto per uno spuntino.
Un’Hoegaarden nel tipico bicchiere ma senza la fettina d’arancia come invece si costuma in quel di Campodoro.
Mi arriva il piatto. Ora so che per loro il “prosciutto arrosto” è la nostra braciola affumicata.

I troppi gradini mi accompagnano al sottopasso claustrofobico, l’andatura è irrimediabilmente compromessa dalla digestione.

Canary Wharf in cerca di una metro che mi riporti verso casa. Dove sono finito? Dal paesetto verde e tranquillo di Greenwich, a distanza di 2-3 chilometri, palazzi di vetro, enormi, dominano un paesaggio dove rivoli d’acqua si perdono tra il cemento e dove, alti nel cielo, non ci sono passerotti ma passaggi ferroviari. Eeeh... la modernità!

Ritorno a casa in quel di Battersea, distrutto.
Un paio d’ore di riposo, ora sono pronto per una serata a Camden Town, rinunciando all’invito a cena della gentilissima Diana e dei suoi genitori appena arrivati in England e pronti a “spignattare” nella cucina dell’appartamento.
Le vie chiassose e colorate del giorno sono diventate scure e un po’ desolate alla sera. E’ la notte di Halloween e si vede, dalla gente che gira coi costumi dell’orrore e dalla gente non travestita che fa quasi più paura.
Volendo tornare a casa pieno di sostanze stupefacenti, direi che questo è il posto giusto.
Il Monarch-Barfly, locale consigliatomi dall’amico Mist, mi ricorda il locale “gemello” visto a Brighton. Ma anche no.
La musica stasera non è molto indie o rock’n’roll. Va di metal. Sul palco le scatenate McQueen. Brave, abbastanza fighe a dirla tutta.

A Lucas Court torno che gli ultimi commensali sono già ripartiti lasciando la padrona di casa a rassettare.
Un soleggiato giovedì, a passeggio ai piedi del Big Ben, è una delle mie zone preferite, lì vicino sorge la Westminster Abbey, questa enorme chiesa gotica.

Anche qua si paga l’entrata, 10 sterline, non sono poche, almeno andranno in carità. Ah no, la padrona qua è la regina. Riposano in pace, tra gli angoli scuri, prevalentemente monarchi di nome Edoardo ed Enrico, Elisabette varie ed eventuali e la famosa Maria Stuarda.
Nel “Poets Corner” hanno trovato pace Charles Dickens, George Frederick Händel, Sir Henry Irving, Rudyard Kipling e altri illustri letterati.
Da un’altra parte, Charles Darwin e Isaac Newton.
Nomi illustri, per una chiesa illustre.
Per strada le miei orecchie captano sempre più frequentemente esclamazioni italiche: già, è il primo di Novembre e immagino che tanti abbiano approfittato del ponte.
Direzione Tate Britain, una ragazza mi corre incontro tutta trafelata e mi ferma, spara una domanda in inglese ed è lì che mi fissa attendendo risposta.
Non ho capito niente. Non posso fare la figurona e chiederle di ripetere che dopo magari mi tocca dirle che non so, che vengo da Manches… da Padova… etc… etc…
La liquido con un secco “No, I’m sorry.”
Ha funzionato.
Dispersiva la galleria, dai dipinti “classici” ai ritratti, dalle foto splatter a quelle di cattivo gusto.
Le giovani studentesse in divisa sedute a terra con blocco e matita a riprodurre, a loro maniera, ciò che gli occhi osservano.
Un dipinto me lo ricordo più di altri: The Lady of Shallot di John William Waterhouse.

Era poco hippie, la donna in scialuppa???
La mostra tematica su John Everett Millais, stavolta cambio identità, divento membro della Tate e passo gratis!
Davvero impressionanti i quadri di questo artista: il mio massimo giudizio da esperto d’arte quale sono.
La sua “Ophelia”... sembra di sentirla bisbigliare.

Il tempo di uscire e dirigermi verso la metro che una donna, con due bimbi mano nella mano, mi ferma per chiedermi dov’è la Tate Britain.
Oggi è la mia giornata.
Mi sento un figo a spiegarle nella sua lingua che deve andare sempre dritta per 700-800 metri e che quindi l’avrebbe trovata sulla sua sinistra!
Notting Hill, no, non sono in cerca di luoghi cinematografici, bensì di negozi musicali di quelli giusti.
Mentre sfoglio i cd degli artisti della sezione F, entra un tizio, ferma il commesso e gli chiede se ha album di un cantante italiano che si chiama Adriano Celentano.
Mi blocco, incredulo alla richiesta. Mi giro, lo fisso, ci fissiamo: che facce da Italiani che abbiamo.
Sorridendo mi fa: ”You know Adriano, eh?”
“I know Adriano... and very well”.
Basta, siamo scoppiati a ridere.
Comunque niente dischi del Molleggiato, non c’era pericolo, no.
Portobello Road, botteghe colorate a destra, botteghe colorate a sinistra, vestiario, bar, antiquariato: si respira aria vintage in questa strada.

Prossima tappa, nientepopodimenoche la Royal Albert Hall, concerto di musica classica.
Hyde Park e l’Albert Memorial per strada, ormai è già buio.
Certo che, a volte, trovare un cestino a Londra è missione impossibile.
Una gran bella costruzione questa sala da concerti, circoscritta da innumerevoli ingressi e sovrastata dal suo cupolone. Sono emozionato, pensando ai numerosi artisti che qui hanno fatto dei concerti grandiosi, pensando a Mauro e Angelina che un paio di settimane prima ci hanno ballato dentro per un titolo mondiale...

Trovo i Ciaci’s, tutti quelli disponibili in UK, conosco finalmente Victoria.
La vista dai nostri posti è spettacolare, il concerto pure, l’abbigliamento richiesto per la serata vuole minimo un cappotto e un cravattino. Così credevo.

Leonard Slatkin conducts Belshazza’s Feast. No fufa!
Gli affamati, assalto al Wagamama.
La birra Sapporo, era dai tempi dei cinquantini e del Lucifer Young in centro a Padova che sognavo di ordinarla!!
Non un gran gusto ma almeno mi son tolto lo sfizio.
Gli spaghettini zeppi di vegetali e pezzi di carne: la mia impresa non so se sia stata mangiarli con i bastoncini o deglutire quei pezzettoni di verdure sconosciute.
Venerdì, ultimo giorno completo da godere appieno e ancora il sole che cerca, a modo suo, di rendere il mio soggiorno il più gradevole possibile.
Ho deciso che sarà una giornata disimpegnata.
E quale miglior posto di Camden Town per cominciare?
Cammino, senza borse e senza guide, berretto in testa e cicca in bocca, very british a parer mio, le 09.30 della mattina e poca gente ad affollare le bancarelle e i negozi.
Un tizio di colore, appoggiato al muro con un piede, mi guarda passare, mi guarda, mi guarda, mi guarda ancora... io "muso duro e bareta fracà" gli sfilo davanti.
Questo mi fa: "Erba?"
Io stupito, non per la maria, perché aveva proprio la faccia di uno che ne aveva in quantità, ma per il vocabolo.
Ma io, furbo, penso "Eh no, moro, non te me freghi miga cussì!"
Gli rispondo con quell’aria stupita e l’enfasi tipica degli inglesi: "Sorry???"
Lui mi guarda, fa una smorfia come per dire “questo Italiano non ha capito un cazzo”, ottengo la sua reazione: "Fumo, fumo!"
Io rassegnato, dandogli una pacca su una spalla, vado via: "No, grazie, so’ a posto. Bye"
Scena successiva, incrocio due Italiani, questi sì riconoscibili da un miglio di distanza anche da Stevie Wonder.
Mi guardano e appena li passo, uno fa all’altro:"Mah, hai visto quello... era il cantante degli Oasis!!"
Cantante?
Non pensavo fosse così semplice passare 5 ore gironzolando in questo grande bazar del divertimento: cartoline, t-shirts, pensierini, dischi, cappelli, profumi, fiori, gente che suona gli strumenti più strani, gente che mangia cibi odorosi e gustosi, le trattative per uno sconto e qualche battuta sul mio Paese d’origine. Una botta di vita.

Oxford Street, e qua si vede davvero che un’invasione italiana è in atto, a giudicare dalle scorribande tricolori tra le mille boutique.
Io svicolo in Berwick Street, l’ispezione di tutti quei negozietti seminascosti che nascondono cd e vinili nei piani sotterranei mi costa un po’ di buon tempo.
Il vicolo si stringe, uomini mi invitano ad entrare prima di qua e dopo di là... Non capisco bene perché.
Noto un po’ alla volta che tipo di vetrine sono e soprattutto cosa nascondono: cinema erotici, sexy-shop e nights. E tutta la via mi è sembrata illuminarsi di rosso.
Ultima tappa di quelle che mi ero prefissato prima di partire: Lackington Street.
Ci arrivo facilmente, è in zona Soho. I famosi gradini con la tabella della via. La parte difficile viene ora: fermare qualche passante e gentilmente convincerlo a farmi una foto in posa.
Il primo non mi caga, il secondo ha fretta, il terzo, un indiano, si ferma... gli spiego, gli mostro, lo ringrazio... Corro, mi siedo, un paio di scatti: well done! Il tizio va via e io gli sono riconoscente.
Guardo ansioso le foto: la tabella non c’è! Com’è possibile?
Non me n’ero accorto ma, nei vari tentativi di accalappiare aspiranti fotografi di celebrità, mi sono spostato di qualche metro portandomi davanti ad un portone, identico sì, ma che non è quello famoso.
Altri tentativi, sul più bello che convinco un signore, le batterie decidono di essere completamente esauste. Che culo.
Congedo il collaboratore, corro alla ricerca di un supermercato, lo trovo dietro all’angolo, in 5 minuti ho batterie cariche, 4 sterline in meno e la necessità di ripartire con la mia ricerca di personale.
L’indiano: sicuro che questo si ferma.
Ok, a questa distanza, un po’ più sbiego, please...
Ecco ecco... vai!!
Non capiva che doveva premere a fondo per fare la foto... ed io che avevo pensato che avesse il dito rotto.
Mi viene incontro a farmi vedere il suo capolavoro... che erano sempre le foto di quello di prima.
Dopo 8-9 tentativi, con flash e senza flash, qualcosa è venuto.

Come "cos’hanno di famoso questi gradini"???

E’ venerdì, sono le 18, la gente esce dal lavoro e si ammassa nei pub, tanti fuori a fumare, un po’ spaesati dalla legge che vieta le sigarette nei locali pubblici: noi Italiani ormai siamo più che abituati.

Questa sera a cena da Ciaci e Vic. E se non chiedo conferma dell’indirizzo va a finire che suono un campanello sbagliato, a qualche decina di chilometri da quello giusto.
Mezzora di linea rossa, attraversata una città, da Notting Hill ancora su per Portobello Road a piedi ma stavolta arrivo che è ora, per le botteghe, di chiudere.
Una panchina, io sono in anticipo ed ispirato, le cartoline sono ancora bianche e anonime.
I cuochi sono all’opera, intanto un brindisi di vino rosso ascoltando canzoni italiane e strimpellando con una chitarra la mia canzone preferita. Che bene che si sta qua, questa sera.

Giunge il resto della compagnia, ottima cena, riesco pure a barattare la maggior parte delle mie verdure con le patate al forno di Diana!
Per smaltire serve un po’ di sport: con il Nintendo Wi-i il salotto diventa il campo centrale di Wimbledon.

Grazie di tutto Ciaci e Vic, ci rivedremo presto, garantito.

E nel tragitto verso casa una volpe in piena notte se ne va pacifica a zonzo per la città: si vede anche questo.
Ultima dormita, la valigia è ovviamente straripante. Le cose fragili nella tracolla da portarmi appresso.
Affido la mia posta a mani fidatissime.
Mattina è già arrivata.
Le banane che dovevo mangiare sono in effetti terminate.
Un abbraccio forte ed eterna riconoscenza alla cara Diana.

Lascio le chiavi di casa e l’Oyster, la carta che mi ha aperto le porte di Londra.
Ultimi sguardi a Lucas Court, alla strada, alle botteghe, alla rotonda, alla centrale di Battersea: tutto questo mi mancherà terribilmente e lo so già.
Ultima corsa sul 44, Victoria Coach Station, stavolta lato Departures.
Una combricola di Skinheads, gli originali inglesi!!
Lo scudetto tricolore e l’accento "vagamente" romano mi mettono di fronte ad un’imitazione made in Italy.
Il pulmann, bianco a strisce blu e rosse, parte puntuale e puntuale scarica i passeggeri in quel di Stanted a due ore dal volo.
Check’in subito. Stavolta non vogliono farmi salire con zainetto e tracolla.
L’estenuante trattativa, mi sembra una di quelle snervanti che ogni tanto mi capitano con i miei fornitori stranieri e clamorosamente crucchi.
L’accordo: zaino in stiva con la valigia e pago le 35 sterline per il peso eccedente.
Low cost sulla carta, alla fine la maniera per salassarti la trovano sempre.
Ultimo caffè con i biscottoni, poi l’imbarco e la partenza.
Proprio ora che inizio anche a capire distintamente gli annunci in inglese degli altoparlanti, segnale che 8 giorni in terra straniera stavano dando i loro frutti riguardo la mia comprensione dell’idioma locale.
Un simpaticissimo bimbo ha deciso di calciare il retro del mio sedile fino a Treviso.
Esco nell’atrio dell’aeroporto, ad aspettarmi, sorridente, l’amico di sempre: "Hello, Manchester!!"
8 giorni e 7 notti, a bocca aperta quasi sempre, quasi sempre piacevolmente sorpreso dall’anima di questa città.
Una realtà urbanistica in cui non manca nulla: per forza, è una metropoli. No, non è solo questo... la sua forza nasce dalla storia, dai suoi personaggi, dall’essere stata capitale di un impero e quindi molto tollerante e abituata al via vai di popoli.
E’ una città multietnica, colorata delle tinte del Mondo raccolte sotto un’unica Union Jack, mantenendo un distinto spirito tradizionalista, ben raffigurato dalla regina, giusto per fare un esempio.
La musica, l’arte, gli spettacoli, le architetture, i lavori e gli studi: una fucina di novità e capisco come mai tanta gente sia invogliata a cercare qui un po’ di fortuna.
Poi l’ordine e la civiltà, la pulizia e la cucina magari anche no, l’orgoglio di far parte di una nazione così cool, il cielo, spesso grigio, a volte scuro, ma pure azzurro, così variabile e vero, rispecchia la vita: mille sfumature alla ricerca del sereno tra i nuvoloni.
Non so, forse i miei occhi erano troppo pieni dell’entusiasmo del bambino che per la prima volta va alle giostre, per avere ora un pensiero oggettivo.
Si sa anche che l’erba del vicino è sempre più verde e, in quanto turista ansioso quale ero, ovviamente cercavo le novità, le bellezze e i divertimenti.
E’ vero, si sta bene anche in Italia, molto bene.
Con la differenza che questa condizione, qui da noi, sembra destinata a sfiorire, in Inghilterra no, non a breve.
Ringrazio la segnaletica orizzontale perchè mi diceva ogni volta da che parte guardare prima di farmi tirare sotto.
Ringrazio i Caffè Nero, per le pause a suon di cappuccino e golosità.
Rungrazio i bus rossi, la Tube in quel mondo sotterraneo e le metro di qualsiasi colore che, dopo la rivelazione fattami del buon Alberto, sul significato di Northbound-Southbound-Eastbound-Westbound, non hanno più avuto segreti per me.

Ringrazio la cremina Custard per le calorie e il colesterolo... ma chissenefrega, era troppo buona!!
Ringrazio Ciaci e Diana, due fratelli che mi hanno sopportato e supportato, e che amo.
Amo anche il terzo ma a quanto pare Piove di Sacco gli è sufficiente.
God save the Queen.

"London Town - Paul McCartney & Wings"

Walking down the sidewalk on a purple afternoon
I was accosted by a barker playing a simple tune
Upon his flute - toot toot toot toot

Silver rain was falling down
Upon the dirty ground of London Town

People pass me by on my imaginary street
Ordinary people it’s impossible to meet
Holding conversations that are always incomplete
Well, I don’t know
Oh, where are there places to go
Someone somewhere has to know
I don’t know

Out of work again the actor entertains his wife
With the same old stories of his ordinary life
Maybe he exaggerates the trouble and the strife
Well, I don’t know
Oh, where are there places to go
Someone somewhere has to know

Crawling down the pavement on a Sunday afternoon
I was arrested by a rozzer wearing a pink balloon
About his foot - toot toot toot toot

Silver rain was falling down
Upon the dirty ground of London Town

Someone somewhere has to know
Silver rain was falling down
Upon the dirty ground of London Town!


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sabato 24 novembre 2007 - ore 17:33



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il film, pareva meglio di quel che credevo, Hopkins da solo è il 90% di questa produzione e ad ogni scena ero lì che aspettavo si mangiasse qualcuno.

Alla fine era come credevo.
Macchine tedesche… tsè!
E’ mancata soltanto una parola eh, fatalità sempre quella.
La gente che s’impegna a farmi incazzare, onore al merito.
Sì, mi sento l’Andrea Pirlo del Canton dea Madonna… ma che compagni dribblomani sciuponi!
La mia tenuta atletica??? La mia???
E presto si fa ad imbastire una pasta (non scaduta) in compagnia a tarde ore.
Suonate l’allarme: è arrivato Dennis!!
Buono il caffè “caffeinato”!!
Venerdì soft, il mio amico Tampax in azione all’ora di punta in Pelosa.
Il pensiero mio è solo alla sera e stop.
Il ponte di corso Milano, occorsi da Torino, strade innovative per Camisano, “hat connection”, supermercati camaleontici, Ferracine varie ed eventuali, un’ombra di rosso, il novello no e ora so il perché.
Vicine che fanno super pandant, nipoti e amici che arrivano, intanto prendo lezioni da sommelier.
Spritz, ma corretto Martini!
La Moma, immaginavo una Mami tipo Via Col Vento, bianca, nostrana, questa vecia da struccare...
Non so se era quella col ciuffo rosso alla Mirko dei Beehive o meglio, come dice Paolo, Johnson dei Righeira.
Cesco, si vede che sei di Bucarest! Inquadrato subito.
Scambio di mezzi ed equipaggi, bel casino, ciò.
A Padova andare a locali notturni è sempre più difficile. Che squadrature, al Fish.
Per fortuna che c’è la Fedora per l’ultima birra.
Gente che canta Elio, altri le song di Kiss Me Licia e degli 883, jukebox viventi, vi pare che siamo gente normale?
Mauro Repetto che faceva il Pippo a Disneyland era molto meno normale di noi.
Ma come sgomitava bene su NordSudOvestEst.
Evviva le barzellette politicamente scorrettissime, evviva gli animali da uccidere per sopravvivere (l’importante è che non siano accarezzabili sulla testa), evviva quel tarocco di Ricky Shayne, evviva noi che siamo troppo belli.
Gente a cui appaio in sogno.
Gente che mi appare in sogno.
La luna è tornata dritta.

"Vi Saluto Amici Mods – Ricky Shayne“

Sui gradini delle chiese di Liverpool
E nei docks del porto di Liverpool
nelle notti silenziose
l’unica nostra voce erano le chitarre

Vi saluto amici Mods
devo andarmene da voi
la mia vita non è qui
ma qualunque sia il domani
vi ricorderò

Questa notte a Liverpool
tra di voi
non sarà certo l’ultima
perché so che tornerò

Nelle notti silenziose
l’unica nostra voce erano ... le chitarre

Ma qualunque sia il domani
vi ricorderò
e in particolare lei, proprio lei
la ragazza che io amai
che amerò

Questa notte a Liverpool
tra di voi
non sarà certo l’ultima... no
perché so che tornerò
vi saluto amici Mods
vi saluto amici Mods!


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