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il mio cuore battere freneticamente x Lei...

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

sole, sole, sole e...
melinda

…e mastico amarezza…
rimugino, rimpiango, rimordo…amaro l’amarezza.
Scusami se, poco, abbiamo parlato.
.
Marilena, mi manca già, tutto di te, i tuoi occhi intelligenti,
così vivi, così scuri, così caldi.
Caldi da scaldare i miei, vivi, chiari, freddi.
Ed ancora ti ringrazio se mai,
un giorno mi racconterai di posti e di persone,
che hai veduto, che hai conosciuto.
.
Sento l’amarezza del distacco dopo che questo cuore,
questi occhi son provati e non conoscono quiete.
.
La verità è che tu sei giorno, caldo, prorompente.
Io sono notte, fredda, silenziosa,
bene ci sposiamo.
Il tuo sorriso inebria tutti i miei pensieri.
Fra un anno tornerai, ed io qui,
come la notte segue il giorno.

Andrea


STO STUDIANDO...

Yo escuchaba chapotear en el barco
los pies descalzos
y presentía los rostros anochecidos de hambre.
Mi corazón fue un péndolo entre ella y la calle.
Yo no sé con qué fuerza me libré de sus ojos
me zafé de sus brazos.
Ella quedó nublando de lágrimas su angustia
tras de la lluvia y el cristal
pero incapaz para gritarme: Esperáme,
yo me marcho contigo!
(Poesia di Otero Silva)

Io ascoltavo sguazzare nella barca / i piedi scalzi / e immaginavo i volti spenti dalla fame. / Il mio cuore è stato un pendolo tra lei e la strada. / Io non so con quale forza mi sono liberato dei suoi occhi / e sono sfuggito alle sue braccia. / Lei rimase ad annebbiare di lacrime la sua angustia / al di là della pioggia e del vetro. / Ma incapace di gridarmi: Aspettami / io vengo via con te!

OGGI IL MIO UMORE E'...

il tempo, il tempo che scorre senza posa e può essere oblio dell’oblio, memoria che sfuma in cenere, cenere che riposa sonnecchiando e che potrebbe dissolvere e lo fa, forse la brezza più leggera. questa è la vita, questa suol essere la vita. dobbiamo conoscerla e affrontarla. eppure esisto, agisco, scrivo, persino e di amori mi colmo. a.guevara

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

Stimato compatriota: sono passati forse quasi quindici anni da quando conobbi un figlio suo, che ormai deve avere vent’anni,, e sua moglie, in quel luogo che mi sembra si chiami “Cabalando”, a Carlos Paz, e dopo, quando lessi il suo libro Uno y el universo, che mi affascinò, non pensavo che sarebbe stato lei, che possedeva quello che per me era la cosa più sacra al mondo, il titolo di scrittore, a chiedermi, col passare del tempo una definizione, un impegno di rincontro, come lei lo definisce, in base ad un’autorità accreditatami per alcun fatti e molti fenomeni soggettivi. Faccio questa premessa solo per ricordarle che appartengo, malgrado tutto, alla terra dove sono nato e che sono ancora capace di sentire profondamente tutta la sua allegria, la mancanza di speranza e anche le sue delusioni. Sarebbe difficile spiegarle perché “questo” non sia una “Rivoluzione Liberatrice”; dovrei forse dirle che avevo visto le virgolette nelle parole che lei denuncia, fin dal momento in cui apparvero e che identificai quella formula con quanto era accaduto in Guatemala che avevo appena abbandonato, vinto e quasi disilluso. Come me, erano tutti quelli che avevano preso parte a quell’incredibile avventura e che avevano approfondito il loro spirito rivoluzionario a contatto con le masse contadine, in una profonda interrelazione, durante due anni di lotta crudele e di risultati veramente grandi. Non potevamo noi essere per la “liberatrice” perché non eravamo parte di un esercito plutocratico, ma eravamo un nuovo esercito popolare, sollevatosi in armi per distruggere il vecchio; e non potevamo noi essere per la “liberatrice” perché la nostra bandiera di combattimento non era una vacca, ma un filo di ferro di recinzione latifondiaria, spezzato da un trattore, come è oggi l’insegna del nostro INRA (Istituto Nazionale per la Riforma Agraria). Non potevamo essere per la “liberatrice” perché le nostre servette piansero di gioia il giorno in cui fuggì Batista e noi entrammo all’Avana; e oggi si continuano a fornire i dati su tutte le manifestazioni e le ingenue cospirazioni della gente del “Country Club” che è la stessa gente del “Country Club” che lei ha conosciuto lì, e che a volte sono stati suoi compagni di odio contro il peronismo. Qui la formula di sottomissione degli intellettuali ha assunto un aspetto molto meno sottile che in Argentina. Qui gli intellettuali erano schiavi sul serio, senza mascherature di indifferenza, come da voi, e ancora meno mascherature di intelligenza; era una schiavitù elementare posta al servizio di una causa obbrobriosa, senza complicazioni: mormoravano, semplicemente. Ma tutto questo non è nient’altro che letteratura. Rinviare il discorso, come lei ha fatto con me, a un libro sull’ideologia cubana, significa rinviarlo di un anno; oggi le posso solo mostrare, come un tentativo di teorizzazione di questa rivoluzione, forse il primo serio tentativo, ma essenzialmente pratico, come sono tutte le azioni di noi empirici incalliti, questo libro sulla Guerra di Guerriglia. E’ una quasi una dimostrazione puerile del fatto che so mettere le parole una dietro l’altra; non ha la pretesa di spiegare i grandi avvenimenti che la inquietano e forse non li potrebbe spiegare nemmeno questo secondo libro che penso di pubblicare, se le circostanze nazionali e internazionali non mi obbligano nuovamente ad imbracciare un fucile (un compito che disdegno come uomo di governo ma che mi entusiasma come uomo assettato di avventura). Anticipandole quanto potrà venire o non (il libro), posso dirle, cercando di sintetizzare, che questa rivoluzione è la più genuina creazione dell’improvvisazione. Nella Sierra Maestra, un dirigente comunista che era venuto a farci visita, ammirato di tanta improvvisazione e di come si inserissero tutte le attività, che funzionavano per conto proprio, in un’organizzazione centrale, aveva detto che era il caos più perfettamente organizzato dell’universo. E questa rivoluzione è così perché ha camminato più rapidamente della propria precedente ideologia. In fin dei conti, Fidel Castro era un aspirante a un partito borghese, tanto borghese e tanto rispettabile come potrebbe essere il partito radicale in Argentina, che seguiva le orme di un leader scomparso, Eduardo Chivás, con caratteristiche simile a quelle che possiamo ritrovare nello stesso Irigoyen; e noi, che lo seguivamo, eravamo un gruppo di uomini con poca preparazione politica, dotati solo di una buona dose di volontà e un innato senso dell’onore. Così venivamo a gridare. “Nell’anno ‘56 saremo eroi o martiri”. Poco prima avevamo gridato, o meglio, aveva gridato Fidel: “Vergogna contro denaro”. Sintetizzavamo in frasi semplici il nostro atteggiamento, anch’esso semplice. La guerra ci rivoluzionò. Non c’è esperienza più profonda per un rivoluzionario dell’atto della guerra; non il gesto isolato di uccidere, o di imbracciare il fucile o di condurre una lotta di questo o quel tipo; è invece la globalità del fatto di guerra, sapere che un uomo armato vale come unità combattente, e vale come qualsiasi uomo armato, e può non temere altri uomini armati. Andare a spiegare, noi dirigenti, ai contadini indifesi come potevano prendere un fucile e dimostrare a quei soldati che un contadino armato valeva tanto come il migliore di loro; e imparare anche come la forza di uno solo non vale niente se non è circondata dalla forza di tutti; allo stesso tempo imparare come le parole d’ordine rivoluzionarie devono rispondere alle aspirazioni più sentite dal popolo, e imparare a conoscere del popolo le sue aspirazioni più profonde, e convertili in bandiere di agitazione politica. E’ questo che abbiamo fatto tutti noi e abbiamo compreso che l’ansia del contadino per la terra era il più forte stimolo alla lotta che si poteva trovare a Cuba. Fidel comprese molte altre cose; si sviluppò nello straordinario dirigente di uomini e donne, quale è oggi, e nelle gigantesca forza agglutinante del nostro popolo. Perché Fidel, al di sopra di tutto, è l’elemento agglutinante per eccellenza, il dirigente indiscusso che sopprime tutte le divergenze e le distrugge con la propria disapprovazione. Utilizzato molte volte, sfidato altre, per denaro o ambizione, è sempre temuto dai suoi avversari. Così è nata questa rivoluzione. così si sono create le sue parole d’ordine e così, poco a poco, si è cominciato a teorizzare sui fatti per creare un’ideologia che veniva alla coda degli avvenimenti. Quando lanciammo la nostra Legge di Riforma Agraria nella Sierra Maestra, era già da tempo che si erano fatte delle ripartizioni della terra nella stessa zona. Dopo aver compreso nella pratica una serie di fattori, abbiamo reso nota la nostra prima timida legge, che non metteva in discussione il punto fondamentale, come la soppressione del latifondo. Non sembravamo troppo cattivi per la stampa continentale per due motivi: la prima, perché Fidel era uno straordinario politico che non hai mai mostrato le sue intenzioni oltre un certo limite e ha saputo conquistarsi l’ammirazione di giornalisti di grandi giornali che simpatizzavano con lui e utilizzavano la strada facile della cronaca di tipo sensazionale; l’altra, semplicemente perché gli statunitensi che sono i grandi ideatori di test e di livelle per misurarlo tutto, applicarono una delle loro livelle, tirarono fuori le loro conclusioni e le incasellarono. Secondo le loro tabelle di riferimento, dove si diceva: “Nazionalizzeremo i servizi pubblici”, si doveva intendere:“Eviteremo che questo succeda se riceviamo un ragionevole appoggio”; dove si diceva ”liquideremo il latifondo”, si doveva intendere: ”Utilizzeremo il latifondo come una buona base per raccogliere soldi per la nostra campagna politica o per la nostra tasca personale”, e cosi via. Non gli passò mai per la testa che quello che Fidel Castro e il nostro Movimento dicevamo, in modo tanto ingenuo e drastico, fosse esattamente quello che pensavamo di fare; abbiamo predisposto per loro la più grande truffa di questo mezzo secolo, dicevamo la verità mentre davamo l’impressione di tergiversarla. Eisenhower dice che abbiamo tradito i nostri principi, ed in parte è vero, secondo il suo punto di vista; abbiamo tradito l’immagine che loro si erano fatta di noi, come nel racconto del pastorello bugiardo, ma al contrario, e neanche noi siamo stati creduti. Così ora stiamo usando un linguaggio che è anch’esso nuovo, perché continuiamo a camminare molto più rapidamente di quanto non riusciamo a pensare e a strutturare il nostro pensiero; siamo in continuo movimento e la teoria avanza molto lentamente, tanto lentamente, che dopo aver scritto nei pochi stralci di tempo questo manuale che le mando, mi sono reso conto che per Cuba quasi non serve; per il nostro paese, invece, può servire, solo che bisogna usarlo con intelligenza, senza fretta e travisamenti; quando sarà stato pubblicato, tutti penseranno che è un’opera scritta molti anni fa. Mentre si vanno acutizzando le situazioni esterne e la tensione internazionale aumenta, la nostra rivoluzione, per necessità di sopravvivenza, deve acutizzarsi, e ogni volta che si acutizza la rivoluzione, aumenta la tensione e questa si deve acutizzare ulteriormente, come un circolo vizioso che sembra doversi restringere ogni volta di più fino a rompersi; vedremo allora come uscire dal pantano. Quello che posso assicurarle però è che questo popolo è forte, perché ha lottato e ha vinto e conosce il valore della vittoria; conosce il valore dei colpi e delle bombe e anche il sapore dell’oppressione, Saprà lottare con una fermezza esemplare. Allo stesso tempo le assicuro che per quel giorno, anche se io sto facendo dei timidi tentativi in tal senso, avremo teorizzato molto poco e dovremo risolvere i problemi con l’agilità di cui ci ha dotati la vita di guerriglia. So che quel giorno la sua arma di intellettuale onesto sparerà in direzione del nemico, e che possiamo averla là, presente e in lotta al nostro fianco. Questa lettera è stata più lunga e non è priva di quella piccola quantità di posa che alla gente semplice come noi impone senza dubbio, il fatto di voler dimostrare davanti a un pensatore che siamo anche quello che non siamo: pensatori. Ad ogni modo sono a sua disposizione.

Cordialmente,
Ernesto Che Guevara

(Lettera allo scrittore Ernesto Sabato)



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venerdì 27 febbraio 2009 - ore 22:19


zàijiàn!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


OGGI, ero passato per caso in uno dei baretti che frequento e trovo Xiao Ling, che mi fa; oggi è il mio ultimo giorno di lavoro, lo dice con un dolce sorriso. torno a matera dai miei e poi spero di andare a lavorare a Jesolo. Mi sento un lieve sapore amaro e penso ADDIO, sorrido e ripenso a quanto mi hai dato, ma scriviamo anche in questo capitolo; fine

(Jacek Yerba)










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venerdì 27 febbraio 2009 - ore 01:46



(categoria: " Vita Quotidiana ")






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sabato 21 febbraio 2009 - ore 17:57



(categoria: " Vita Quotidiana ")





I’m thinkin’ about my doorbell
When ya gonna ring it, when ya gonna ring it
Yeah, I’m thinkin’ about my doorbell
When ya gonna ring it, when ya gonna ring it
Yeah, I’m thinkin’ about my doorbell
When ya gonna ring it, when ya gonna ring it
yeah, I been thinkin’ about my doorbell

Oh, well

Well women and children need kisses
Not the man in my life I know
And I been going to mystery misses
I respect the art of the show
Take back whan you said little girl
And while you’re at it take yourself back too
Woman whatcha gonna do now, whatcha gonna do about it

I’m thinkin’ about my doorbell
When ya gonna ring it, when ya gonna ring it
Yeah, I’m thinkin’ about my doorbell
When ya gonna ring it, when ya gonna ring it oh
I’m thinkin’ about my doorbell
When ya gonna ring it, when ya gonna ring it
Yeah, I been thinkin’ about my doorbell

Oh, yeah

You don’t seem to come around
Point your finger and make a sound
You don’t seem to come around
Not since I said you knocked it down?

Oh, well

Make a sound and I’ll make you feel right
Right at home, yeah
Yeah, right at home, yeah

Nobody got me waitin’ in pain
But how come it’s so easy to you
You don’t strike me as the type to be callous
But your words seem so obtuse
But then again I know you feel guilty
And you tell me you want me again
But I don’t need any of your pity
I got plenty of my own friends
They’re all above me

And I’ve been thinkin’ about my doorbell
When they gonna ring it, when they gonna ring it
Yeah, I’ve been thinkin’ about the doorbell
When they gonna ring it, when they gonna ring it oh
I’ve been thinkin’ about the doorbell
When they gonna ring it, when they gonna ring it
Yeah, I been thinkin’ about the doorbell

Oh, well

They don’t seem to come around
Push the finger and make a sound
They don’t seem to come around
Maybe they they’ll knock ’em down

Oh, well

Make a sound and I’ll make you feel right
Right at home
Right at home

I’m thinkin’ about my doorbell
When ya gonna ring it, when ya gonna ring it
I’m thinkin’ about my doorbell
When ya gonna ring it, when ya gonna ring it
Yeah, I’m thinkin’ about my doorbell
When ya gonna ring it, when ya gonna ring it
Yeah, I been thinkin’ about my doorbell
And when you’re gonna ring it, when you’re gonna ring it

I’m thinkin’ about my doorbell
When ya gonna ring it, when ya gonna ring it
Yeah, I’m thinkin’ about my doorbell

Oh, oh well


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venerdì 20 febbraio 2009 - ore 00:01



(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’uomo non è che un giunco, il più debole della natura, ma è un giunco pensante. Non occorre che l’intero universo si armi per schiacciarlo; bastano un pò di vapore, una goccia d’acqua per ucciderlo. Ma anche se l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe sempre più nobile di ciò che lo uccide, perché sa di morire e conosce il vantaggio che l’universo ha su di lui. L’universo invece non sa nulla di tutto ciò (Blaise Pascal)


ps: qualcuno mi sa dire quando finisce sta maledetta lavatrice? dei che voglio andare a dormire...


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mercoledì 18 febbraio 2009 - ore 00:28



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Dylan Thomas

Forse un giorno girando nell’estate
tiepida d’un lieve rezzo inusitato
ti troverò daccanto, nudo gomito
a gomito, in una calle inaspettata,
così stretta, così nostra e l’oscura
tua veste attillata, azzurri gli occhi,
da un rigo nero sottolineati.
E voleranno colombi sul tuo capo,
col cappellino nero e una rosa
appuntata, la bocca tua socchiusa
e sgranate le palpebre, e la tua bocca
aperta ridanciana e ferina, gli occhi
di felina nel riso più stretti, d’ali
le mani avranno un guizzo che m’afferrano
e i tuoi seni liberi e generosi
sapranno farsi stringere, abbracciandoci.
Saranno parole in fila ad infinitum,
una dietro l’altra saltellanti,
e risa e palpeggiamenti sottili,
e strizzatine e spinte a non finire.
Leggeramente ogni cosa ci parrà
nostra, Venezia una culla di umanità
salvifica. Il sole eterno raggio
vivifica il presente; e gira la gondola
nel mare mai in deriva: tu viva,
ancora viva, ed io per te. Miracoli.



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martedì 17 febbraio 2009 - ore 22:21



(categoria: " Vita Quotidiana ")








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sabato 14 febbraio 2009 - ore 15:13



(categoria: " Vita Quotidiana ")





É só isso
Não tem mais jeito
Acabou, boa sorte

Não tenho o que dizer
São só palavras
E o que eu sinto
Não mudará

Tudo o que quer me dar
É demais
É pesado
Não há paz

Tudo o que quer de mim
Irreais
Expectativas
Desleais

That’s it
There is no way
It over, Good luck

I have nothing left to say
It’s only words
And what l feel
Won’t change

Everything you want to give me
It too much
It’s heavy
There is no peace

All you want from me
Is’nt real
Expectations

Tudo o que quer me dar
É demais
É pesado
Não há paz

Tudo o que quer de mim
Irreais
Expectativas
Desleais

Mesmo, se segure
Quero que se cure
Dessa pessoa
Que o aconselha

Há um desencontro
Veja por esse ponto
Há tantas pessoas especiais

Now even if you hold yourself
I want you to get cured
From this person
Who poisoned you

There is a disconnection
See through this point of view
There are so many special people in the world
so many special people in the world in the world
All you want
All you want

Tudo o que quer me dar /Everything you want to give me
É demais / It too much
É pesado / It’s heavy
Não há paz / There is no peace

Tudo o que quer de mim / All you want from me
Irreais/ is’nt real
Expectativas / Expectations
Desleais

Now were Falling into the night
Um bom encontro é de dois



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martedì 10 febbraio 2009 - ore 00:23



(categoria: " Vita Quotidiana ")


HAPPY BIRTHDAY DANIELA




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lunedì 9 febbraio 2009 - ore 23:32


VISTO CHE C’è LA LUNA PIENA: DEDICA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


NUDA SEI SEMPLICE
Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l’estate in una chiesa d’oro.
Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t’addentri nel sotterraneo del mondo.
come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.
PABLO NERUDA



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domenica 8 febbraio 2009 - ore 16:00



(categoria: " Vita Quotidiana ")




"VORREI CHE TUTTE LE CULTURE DEL MONDO POTESSERO CIRCOLARE LIBERAMENTE INTORNO ALLA MIA CASA. MA RIFIUTO CHE UNA SOLA DI QUESTE POSSA TRAVOLGERE LA MIA ESISTENZA"

MAHATMA GANDHI


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