Stimato compatriota: sono passati forse quasi quindici anni da quando conobbi un figlio suo, che ormai deve avere vent’anni,, e sua moglie, in quel luogo che mi sembra si chiami “Cabalando”, a Carlos Paz, e dopo, quando lessi il suo libro Uno y el universo, che mi affascinò, non pensavo che sarebbe stato lei, che possedeva quello che per me era la cosa più sacra al mondo, il titolo di scrittore, a chiedermi, col passare del tempo una definizione, un impegno di rincontro, come lei lo definisce, in base ad un’autorità accreditatami per alcun fatti e molti fenomeni soggettivi. Faccio questa premessa solo per ricordarle che appartengo, malgrado tutto, alla terra dove sono nato e che sono ancora capace di sentire profondamente tutta la sua allegria, la mancanza di speranza e anche le sue delusioni. Sarebbe difficile spiegarle perché “questo” non sia una “Rivoluzione Liberatrice”; dovrei forse dirle che avevo visto le virgolette nelle parole che lei denuncia, fin dal momento in cui apparvero e che identificai quella formula con quanto era accaduto in Guatemala che avevo appena abbandonato, vinto e quasi disilluso. Come me, erano tutti quelli che avevano preso parte a quell’incredibile avventura e che avevano approfondito il loro spirito rivoluzionario a contatto con le masse contadine, in una profonda interrelazione, durante due anni di lotta crudele e di risultati veramente grandi. Non potevamo noi essere per la “liberatrice” perché non eravamo parte di un esercito plutocratico, ma eravamo un nuovo esercito popolare, sollevatosi in armi per distruggere il vecchio; e non potevamo noi essere per la “liberatrice” perché la nostra bandiera di combattimento non era una vacca, ma un filo di ferro di recinzione latifondiaria, spezzato da un trattore, come è oggi l’insegna del nostro INRA (Istituto Nazionale per la Riforma Agraria). Non potevamo essere per la “liberatrice” perché le nostre servette piansero di gioia il giorno in cui fuggì Batista e noi entrammo all’Avana; e oggi si continuano a fornire i dati su tutte le manifestazioni e le ingenue cospirazioni della gente del “Country Club” che è la stessa gente del “Country Club” che lei ha conosciuto lì, e che a volte sono stati suoi compagni di odio contro il peronismo. Qui la formula di sottomissione degli intellettuali ha assunto un aspetto molto meno sottile che in Argentina. Qui gli intellettuali erano schiavi sul serio, senza mascherature di indifferenza, come da voi, e ancora meno mascherature di intelligenza; era una schiavitù elementare posta al servizio di una causa obbrobriosa, senza complicazioni: mormoravano, semplicemente. Ma tutto questo non è nient’altro che letteratura. Rinviare il discorso, come lei ha fatto con me, a un libro sull’ideologia cubana, significa rinviarlo di un anno; oggi le posso solo mostrare, come un tentativo di teorizzazione di questa rivoluzione, forse il primo serio tentativo, ma essenzialmente pratico, come sono tutte le azioni di noi empirici incalliti, questo libro sulla Guerra di Guerriglia. E’ una quasi una dimostrazione puerile del fatto che so mettere le parole una dietro l’altra; non ha la pretesa di spiegare i grandi avvenimenti che la inquietano e forse non li potrebbe spiegare nemmeno questo secondo libro che penso di pubblicare, se le circostanze nazionali e internazionali non mi obbligano nuovamente ad imbracciare un fucile (un compito che disdegno come uomo di governo ma che mi entusiasma come uomo assettato di avventura). Anticipandole quanto potrà venire o non (il libro), posso dirle, cercando di sintetizzare, che questa rivoluzione è la più genuina creazione dell’improvvisazione. Nella Sierra Maestra, un dirigente comunista che era venuto a farci visita, ammirato di tanta improvvisazione e di come si inserissero tutte le attività, che funzionavano per conto proprio, in un’organizzazione centrale, aveva detto che era il caos più perfettamente organizzato dell’universo. E questa rivoluzione è così perché ha camminato più rapidamente della propria precedente ideologia. In fin dei conti, Fidel Castro era un aspirante a un partito borghese, tanto borghese e tanto rispettabile come potrebbe essere il partito radicale in Argentina, che seguiva le orme di un leader scomparso, Eduardo Chivás, con caratteristiche simile a quelle che possiamo ritrovare nello stesso Irigoyen; e noi, che lo seguivamo, eravamo un gruppo di uomini con poca preparazione politica, dotati solo di una buona dose di volontà e un innato senso dell’onore. Così venivamo a gridare. “Nell’anno ‘56 saremo eroi o martiri”. Poco prima avevamo gridato, o meglio, aveva gridato Fidel: “Vergogna contro denaro”. Sintetizzavamo in frasi semplici il nostro atteggiamento, anch’esso semplice. La guerra ci rivoluzionò. Non c’è esperienza più profonda per un rivoluzionario dell’atto della guerra; non il gesto isolato di uccidere, o di imbracciare il fucile o di condurre una lotta di questo o quel tipo; è invece la globalità del fatto di guerra, sapere che un uomo armato vale come unità combattente, e vale come qualsiasi uomo armato, e può non temere altri uomini armati. Andare a spiegare, noi dirigenti, ai contadini indifesi come potevano prendere un fucile e dimostrare a quei soldati che un contadino armato valeva tanto come il migliore di loro; e imparare anche come la forza di uno solo non vale niente se non è circondata dalla forza di tutti; allo stesso tempo imparare come le parole d’ordine rivoluzionarie devono rispondere alle aspirazioni più sentite dal popolo, e imparare a conoscere del popolo le sue aspirazioni più profonde, e convertili in bandiere di agitazione politica. E’ questo che abbiamo fatto tutti noi e abbiamo compreso che l’ansia del contadino per la terra era il più forte stimolo alla lotta che si poteva trovare a Cuba. Fidel comprese molte altre cose; si sviluppò nello straordinario dirigente di uomini e donne, quale è oggi, e nelle gigantesca forza agglutinante del nostro popolo. Perché Fidel, al di sopra di tutto, è l’elemento agglutinante per eccellenza, il dirigente indiscusso che sopprime tutte le divergenze e le distrugge con la propria disapprovazione. Utilizzato molte volte, sfidato altre, per denaro o ambizione, è sempre temuto dai suoi avversari. Così è nata questa rivoluzione. così si sono create le sue parole d’ordine e così, poco a poco, si è cominciato a teorizzare sui fatti per creare un’ideologia che veniva alla coda degli avvenimenti. Quando lanciammo la nostra Legge di Riforma Agraria nella Sierra Maestra, era già da tempo che si erano fatte delle ripartizioni della terra nella stessa zona. Dopo aver compreso nella pratica una serie di fattori, abbiamo reso nota la nostra prima timida legge, che non metteva in discussione il punto fondamentale, come la soppressione del latifondo. Non sembravamo troppo cattivi per la stampa continentale per due motivi: la prima, perché Fidel era uno straordinario politico che non hai mai mostrato le sue intenzioni oltre un certo limite e ha saputo conquistarsi l’ammirazione di giornalisti di grandi giornali che simpatizzavano con lui e utilizzavano la strada facile della cronaca di tipo sensazionale; l’altra, semplicemente perché gli statunitensi che sono i grandi ideatori di test e di livelle per misurarlo tutto, applicarono una delle loro livelle, tirarono fuori le loro conclusioni e le incasellarono. Secondo le loro tabelle di riferimento, dove si diceva: “Nazionalizzeremo i servizi pubblici”, si doveva intendere:“Eviteremo che questo succeda se riceviamo un ragionevole appoggio”; dove si diceva ”liquideremo il latifondo”, si doveva intendere: ”Utilizzeremo il latifondo come una buona base per raccogliere soldi per la nostra campagna politica o per la nostra tasca personale”, e cosi via. Non gli passò mai per la testa che quello che Fidel Castro e il nostro Movimento dicevamo, in modo tanto ingenuo e drastico, fosse esattamente quello che pensavamo di fare; abbiamo predisposto per loro la più grande truffa di questo mezzo secolo, dicevamo la verità mentre davamo l’impressione di tergiversarla. Eisenhower dice che abbiamo tradito i nostri principi, ed in parte è vero, secondo il suo punto di vista; abbiamo tradito l’immagine che loro si erano fatta di noi, come nel racconto del pastorello bugiardo, ma al contrario, e neanche noi siamo stati creduti. Così ora stiamo usando un linguaggio che è anch’esso nuovo, perché continuiamo a camminare molto più rapidamente di quanto non riusciamo a pensare e a strutturare il nostro pensiero; siamo in continuo movimento e la teoria avanza molto lentamente, tanto lentamente, che dopo aver scritto nei pochi stralci di tempo questo manuale che le mando, mi sono reso conto che per Cuba quasi non serve; per il nostro paese, invece, può servire, solo che bisogna usarlo con intelligenza, senza fretta e travisamenti; quando sarà stato pubblicato, tutti penseranno che è un’opera scritta molti anni fa. Mentre si vanno acutizzando le situazioni esterne e la tensione internazionale aumenta, la nostra rivoluzione, per necessità di sopravvivenza, deve acutizzarsi, e ogni volta che si acutizza la rivoluzione, aumenta la tensione e questa si deve acutizzare ulteriormente, come un circolo vizioso che sembra doversi restringere ogni volta di più fino a rompersi; vedremo allora come uscire dal pantano. Quello che posso assicurarle però è che questo popolo è forte, perché ha lottato e ha vinto e conosce il valore della vittoria; conosce il valore dei colpi e delle bombe e anche il sapore dell’oppressione, Saprà lottare con una fermezza esemplare. Allo stesso tempo le assicuro che per quel giorno, anche se io sto facendo dei timidi tentativi in tal senso, avremo teorizzato molto poco e dovremo risolvere i problemi con l’agilità di cui ci ha dotati la vita di guerriglia. So che quel giorno la sua arma di intellettuale onesto sparerà in direzione del nemico, e che possiamo averla là, presente e in lotta al nostro fianco. Questa lettera è stata più lunga e non è priva di quella piccola quantità di posa che alla gente semplice come noi impone senza dubbio, il fatto di voler dimostrare davanti a un pensatore che siamo anche quello che non siamo: pensatori. Ad ogni modo sono a sua disposizione.
Cordialmente,
Ernesto Che Guevara
(Lettera allo scrittore Ernesto Sabato)
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venerdì 21 marzo 2008 - ore 04:07
sportlogia leggi:
(categoria: " Vita Quotidiana ")
SPORTOLOGIA
LEGGE DI MOSES SULLO SPORT:
Quando non guardi, segnano.
LEGGI DI MURRAY SULLO SPORT:
1. Niente va mai così male che non possa andar peggio licenziando lallenatore.
2. Se ci sono due giocatori per lo stesso ruolo, gioca il peggiore.
3. Il calcio è uno sport giocato da undici fuoriclasse e la tua squadra.
PRINCIPIO DI KNOX SUI FUORICLASSE:
Un fuoriclasse è un giocatore che, non appena viene acquistato dalla tua squadra, diventa una ciofeca.
Una ciofeca è un giocatore che non appena viene ceduto dalla tua squadra diventa un fuoriclasse.
PRIMA LEGGE DI ALLODI SULLO SPORT:
Non mollare mai nessuno se non hai qualcuno di meglio.
LEGGE DI ROCCO SULLA DIFESA AGGRESSIVA:
Tu vai in campo e bastona tutto quello che vedi passare. Se tocchi anche il pallone, pazienza.
LEGGE DI SACCHI:
La miglior difesa è lattacco degli altri.
LEGGE DI WAGNER SULLE RIPRESE SPORTIVE:
Quando fanno un primo piano di un atleta, starà sputando, grattandosi o mettendosi le dita nel naso.
LEGGE DI DORR SUGLI SPOGLIATOI:
In uno spogliatoio altrimenti vuoto, due persone avranno gli armadietti uno di fianco allaltro.
LEGGE DI OMEZ:
Se non la tiri, non può andar dentro.
LEGGE DEGLI ALLENAMENTI:
Schemi che funzionano in teoria non funzionano in allenamento.
Schemi che funzionano in allenamento non funzioneranno in partita.
LEGGE DI LAVIA SUL TENNIS:
Un giocatore mediocre sprofonda al livello del suo avversario.
LEGGI DI DEAL SULLA VELA:
Il vento varia inversamente al numero e allesperienza delle persone a bordo.
Per forte che sia il vento quando lasci la banchina, nel punto più lontano dal porto troverai sempre bonaccia.
LEGGI DI PORKINGHAM SULLA PESCA SPORTIVA:
Il tempo libero per andare a pescare è direttamente proporzionale ai giorni che mancano allapertura della stagione.
Il pescatore meno esperto pesca sempre il pesce più grosso.
COROLLARIO:
Più elaborato e costoso è il vostro equipaggiamento, più alta è la probabilità di dover passare dal pescivendolo prima di tornare a casa.
Più aggrovigliata è la lenza, più pesci ci sono.
REGOLA DI MICHEL PER GLI ALPINISTI:
La montagna diventa sempre più ripida man mano che ci si avvicina.
REGOLA DI FROTHINGHAM PER GLI ALPINISTI:
La montagna sembra sempre più vicina di quello che è.
LEGGE DI THOMAS:
Chi aveva meno voglia di giocare vince.
PRIMA LEGGE DI TODD:
Se parti alla pari, perdi.
COROLLARIO:
Se parti in vantaggio, perdi lo stesso.
LEGGE DI JENSEN:
Che tu vinca o perda, perdi.
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giovedì 20 marzo 2008 - ore 04:27
leggi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
METALEGGI
POSTULATO DI PERSIG:
Il numero di ipotesi razionali che possono spiegare un qualsiasi fenomeno è infinito.
METALEGGE DI LILLY:
Le leggi sono simulazioni della realtà.
IL SOMMO PRINCIPIO:
Per definizione, quando si investiga lignoto non si sa cosa si trova.
LEGGE DI DIGIOVANNI:
Il numero delle leggi cresce fino a riempire tutto lo spazio pubblicabile.
OSSERVAZIUONE DI ROGERS SULLE LEGGI:
In una gerarchia burocratica, più in alto vai e meno gente incontrerai a cui piace la legge di Murphy.
PRINCIPI DI OAKS SULLA LEGISLAZIONE:
1. La legge si espande in proporzione alle forze disponibili per farla rispettare.
2. È più facile che una cattiva legge venga integrata che abrogata.
3. Una legge civile non può abrogare una legge fisica.
LEGGE DI MUIR:
Quando si cerca di isolare qualcosa, si scopre che aveva addentellati in tutto luniverso.
LEGGE DI LEE:
La nostra ignoranza si estende a mondi sempre più lontani.
ASSIOMA DI DUCHARME:
Se osservi abbastanza attentamente il tuo problema ti accorgerai di essere parte del problema.
NOTA DEL TRADUTTORE:
Se una legge può essere intraducibile, lo sarà.
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PERMALINK
domenica 16 marzo 2008 - ore 04:33
proviamo a metterla così
(categoria: " Vita Quotidiana ")
INVECE DI DIRE…a) PROVA A DIRE…b)
a)Non posso perché vado a prendere un caffè alla macchinetta
b)Non posso perché ho una colazione di lavoro
a)Non posso perché vado in bagno che ho la caghetta.
b)Non posso perché devo gestire una priorità organica
a)Nel mio ufficio sono l’ultima ruota del carro.
b)Sono una delle quattro forze motrici della mia struttura
a)Ho preso dell’ asino.
b)E’ stata riconosciuta la mia forza trainante.
a)Ho perso la giornata a chiacchierare con i colleghi.
b)Investo parte del mio tempo a fare spogliatoio
a)Ho perso la giornata a fare solitari con il PC.
b)Investo parte del mio tempo a prendere confidenza con la tecnologia informatica.
a)Ho fatto una cazzata.
b)Ho messo l’accento sulle contraddizioni implicite del processo decisionale
a)Nella riorganizzazione me l’hanno messo in quel posto.
b)Nella riorganizzazione è stata esaltata la mia professionalità a 90°
a)Il mio capo mi ha mandato a fare delle pippe
b)Il mio capo mi affida missioni dove ho mano libera
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sabato 15 marzo 2008 - ore 03:10
insonnia: regole doro, sarà?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
L’insonnia è un disturbo in cui il cosiddetto “fai da te” è da bandire. Troppo spesso infatti si ricorre ai sonniferi senza consultare il medico rischiando, da un lato, fastidiosi effetti collaterali e dall’altro, una rapida dipendenza biologica e psicologica. Peraltro è possibile ricorrere ad alcuni accorgimenti di tipo alimentare e comportamentale per curare e prevenire questo “odioso” disturbo:
• Eliminare la carne dal pasto serale: nella carne è presente un aminoacido, la tirosina, che interviene come stimolante dei processi mentali
• Il pasto serale dovrebbe essere vegetariano e ricco di amidi (pasta e riso). Insieme alle banane questi alimenti sono ricchi di un precursore della serotonina, sostanza che a livello cerebrale induce il sonno ed ha effetto sedativo
• Andare a dormire ogni sera e alzarsi ogni mattina alla stessa ora, anche durante il fine settimana e indipendentemente da quanto si è dormito la notte
• Svolgere con regolarità un’attività fisica durante il giorno, soprattutto di pomeriggio
• Imparare un metodo di rilassamento (training autogeno, yoga, distensione immaginativa sono i più noti) per diminuire la tensione muscolare
• Per chi non ha problemi di allergia un bicchiere di latte caldo prima di coricarsi è un toccasana conosciuto fin dall’antichità
• Una volta svegli è inutile girarsi e rigirarsi nel letto, meglio alzarsi e preparare una camomilla o una tisana di lavanda, tiglio o passiflora
• Andare a letto solo per dormire e quando si ha sonno. Altre attività come mangiare, leggere o guardare la televisione non devono essere fatte a letto
• Limitare, nelle ore precedenti il sonno, attività che eccitano l’organismo come lo studio intenso o attività fisiche impegnative
• Se si ha un bambino che non prende sonno quando i genitori si allontanano il rimedio più antico è posare vicino a lui un indumento indossato dalla madre. In questo modo la madre continua a “comunicare” al bambino la sua presenza rassicurandolo
• Dormire in un letto comodo, in una camera da letto protetta il più possibile dai rumori, ad una temperatura né troppo fredda né troppo calda
• Cercare di rilassarsi il più possibile prima di andare a letto, per esempio facendo un bagno caldo, ma non la doccia, che ha un effetto stimolante
• Una tradizione dell’antico Egitto narra che la posizione notturna con la testa a Nord favorisce la fluidità della circolazione sanguigna. A conferma di ciò, esperimenti effettuati al Centro del sonno di Barkeley con l’uso di un letto girevole hanno dimostrato che quando la testa è a Nord la profondità del sonno è maggiore che negli altri orientamenti. Vale la pena dunque modificare in tal senso la posizione del letto
• Evitare l’assunzione di sostanze stimolanti con il fine di aumentare “l’utilità” del giorno. Il sonno viene così costantemente sacrificato alla vita vigile e non rispettato nella sua essenza di fondamentale funzione che scandisce, sorregge ed equilibra l’esistenza dell’uomo
mabel bocchi
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lunedì 3 marzo 2008 - ore 04:07
borges: poesia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.
Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.
Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
perché, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere ladesso.
Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dellacqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.
Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo allinizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dellautunno.
Farei più giri in giostra,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti…
Ma vedete, ho 85 anni
e so che sto morendo…
(borges)
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mercoledì 27 febbraio 2008 - ore 05:44
una delle mie poesie preferite: otero silva
(categoria: " Poesia ")
Yo escuchaba chapotear en el barco
los pies descalzos
y presentía los rostros anochecidos de hambre.
Mi corazón fue un péndolo entre ella y la calle.
Yo no sé con qué fuerza me libré de sus ojos
me zafé de sus brazos.
Ella quedó nublando de lágrimas su angustia
tras de la lluvia y el cristal
pero incapaz para gritarme: Esperáme,
yo me marcho contigo!
(Poesia di Otero Silva)
Io ascoltavo sguazzare nella barca / i piedi scalzi / e immaginavo i volti spenti dalla fame. / Il mio cuore è stato un pendolo tra lei e la strada. / Io non so con quale forza mi sono liberato dei suoi occhi / e sono sfuggito alle sue braccia. / Lei rimase ad annebbiare di lacrime la sua angustia / al di là della pioggia e del vetro. / Ma incapace di gridarmi: Aspettami / io vengo via con te!
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mercoledì 20 febbraio 2008 - ore 05:12
fine
(categoria: " Vita Quotidiana ")
ho deciso di finire un rapporto, mi è venuto a mancare lo stimolo, ho perso entusiasmo. è durato poco più di 3 anni. dove all’inizio erano, forse poche, le cose che potevo offrire io. in questo periodo son stato abbastanza bene, forse tutto questo si addiceva al mio stile di vita, abbastanza libero, perchè liberi del tutto non si può. durante lo trascorrere dei mesi, io son cresciuto, l’altra parte s’è data tutto per scontato, da parte mia eran tutti si. ora basta, non si può più, fine della trasmissione, si dice così? non son deluso dall’epilogo che si sta prospettando, lo sto vivendo come un dolce finale dopo aver attraversato un periodo di crisi, insonne oltre misura. inizio a guardare oltre, e qualcosa succederà, non programmo ne tanto meno organizzo niente, ho sempre fatto così, giusto o sbagliato non esistono, forse più o meno corretto si, questo si può dire, mai assolutamente. mi guardo attorno, spero di assaporarmi un pò di vita, da libero, per poi tornare ad iniziare con il mio solito entusiasmo quel che mi spetta. non ho rimpianti, non ho rimorsi, non rifarei niente in modo diverso, ma questo capitolo si chiude qui, lascio anche persone care, che so già, non ritroverò più. ne troverò altre, serberò ricordi, ma non apparterò a niente di niente, di questi 3 anni, trascorsi alla velocità della luce. saluti
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venerdì 11 gennaio 2008 - ore 04:14
canzone di bette midler "the rose"
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Some say love, it is a river
that drowns the tender reed.
some say love, it is a razor
that leaves your soul to bleed.
some say love it is a hunger,
an ensless aching need.
I say love, it is a flower,
and you its only seed.
Its the heart, afraid of breaking,
that never learns to dance.
its the dream, afraid of waking,
that never takes the chance.
its the one who wont be taken,
who cannot seem to give.
and the soul afraid of dying,
that never learns to live.
when the night has been too lonely,
and the road has been too long,
then you think that love is only
for the lucky and for the strong.
just remember in the winter
far beneath the bitter snow,
lies the seed that with the suns love,
in the spring becomes rose.
(qualcuno dice che lamore è un fiume
che sommerge la tenera canna
qualcuno dice che lamore è un rasoio
che ti fa sanguinare il cuore.
qualcuno dice che lamore è una fame,
un eterno bisogno che fa male.
Io dico che lamore è un fiore
e tu sei il suo unico seme.
é il cuore che teme di spezzarsi,
che mai imparerà a ballare.
è il sogno che teme di svegliarsi,
che mai coglierà loccasione.
è colui che non sarà preso,
che mai potrà dare.
è lanima che teme di morire,
che mai imparerà a vivere.
quando la notte è stata troppo solitaria,
e la strada troppo lunga,
tu pensi che lamore sia soltanto
per i fortunati e per i forti.
ricorda allora che in inverno
là sotto la neve amara,
sta il seme che con lamore del sole
diventa rosa in primavera)
BELLA VERO?
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mercoledì 26 dicembre 2007 - ore 02:53
con questo sms son stato comprato...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...quisiera en este momento estar a tu lado para darte ternura y mucho amor para que nunca te sientas solo y triste. millon de besitos... carolina
(il giorno di natale mi sento sempre solo, triste e paranoico, mi ci vorrebbe un cane

)
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giovedì 6 dicembre 2007 - ore 06:08
dal libro "possessione"
(categoria: " Vita Quotidiana ")
un uomo è la storia dei suoi respiri e pensieri, azioni, atomi e ferite, amori, indifferenze ed antipatie; nonché della sua razza e nazione, del suolo che ha nutrito lui e i suoi avi, di pietre e sabbia, dei suoi luoghi familiari, battaglie spente da tempo e conflitti di coscienza, di sorrisi di fanciulle e lento discorrere di vecchie, degli accidenti e dell’agire graduale della legge inesorabile, di tutto questo ed altro ancora, una singola fiamma, che obbedisce in tutto alle leggi che regolano il Fuoco stesso, e tuttavia è accesa e smorzata da un istante all’altro, e non può più essere riaccesa per tutti i secoli a venire.
randolph henry ash - ragnarok - 1840
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