"Son maestro di follia, vivo la mia vita sulla fune che separa la prigione della mente dalla fantasia. Il mio futuro è nel presente ed ogni giorno allegramente io cammino sul confine immaginario dell’orizzonte mentre voi, signori spettatori, mi guardate dalla strada, cuori appesi ad un sospiro per paura che io cada. Ma il mio equilibrio è in cielo come i sogni dei poeti, mai potrei viver come voi che avete sempre la certezza della terra sotto i piedi.
..e ringrazio chi ha disegnato questa vita mia perché mi ha fatto battere nel petto il cuore di un equilibrista."
"..Detesto queste mani intrise di sangue. Detesto ciò che i miei occhi hanno visto.
Fino alle mie ginocchia nella melma e nel fango. Quanto fa male purificarsi.
Ero sempre nei miei pensieri, ma mai al mio fianco. Corri - ma se andrai via dovrai per sempre nasconderti. Così, se devi correre, fallo per un rimedio."
“E quando il mio sguardo si levò verso il mondo infinito alla ricerca dell’occhio divino, il mondo mi fissò con un’orbita vuota e sfondata, e l’eternità giaceva sul caos e lo rodeva e rimasticava se stessa.”
<<Il dolore è un oscuro mare profondo nel quale affogherei, se non guidassi con sicurezza la mia piccola imbarcazione diretto verso un sole che non sorgerà mai.>>
- Lestat de Lioncourt-
"E amerò il rumore del vento nel grano..."
"Sono una stella del firmamento che osserva il mondo, disprezza il mondo e si consuma del proprio ardore.
Io sono il mare di notte in tempesta, il mare urlante che accumula nuovi peccati e agli antichi rende mercede.
Sono dal vostro mondo esiliato di superbia educato, dalla superbia frodato, io sono il re senza corona.
Sono la passione senza parole senza pietre nel focolare, senz’arma nella guerra, è la mia stessa forza che mi ammala."
"L’amore è l’arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere sono la stessa cosa che amare. Funambolismi. La cosa più difficile è avanzare senza cadere."
"Red as the veins, she likes to swim in floating so gently, through this human misery"
“Camminerai dimenticando, ti fermerai sognando”
* Shadow of the Moon *
Will it hurt?
HO VISTO
Foglie sfidare il vento..
La libertà negli occhi di un lupo..
Il sole tramontare quarantatrè volte..
The seed of a Lunacy..
Dolcettiih!!!
The Perfect Element..
Troppi spettri tra le pieghe delle cose...
E una marea di film!
Faccio spesso indigestione di cinema...dal muto ai giorni nostri.
Registi assolutamente geniali?
David Lynch (Mulholland drive, Lost highway, The elephant man, Eraserhead, Wild at heart, Blue Velvet, The Straight Story, Twin Peaks, Dune, Inland Empire)
Tim Burton (Victor, Nightmare before Christmas, the corpse bride, Ed wood, Edward Scissorhands, Beetlejuice, Mars Attacks, Big Fish, Charlie and the chocolate factory, The Legend of Sleepy Hollow, Batman, Planet of the apes, Sweeney Todd)
Lars Von Trier (Le onde del destino, Dancer in the dark, Dogville, Antichrist, Melancholia)
Darren Aronofsky (Requiem for a dream, The fountain, Black Swan)
Ma qui ci sta bene un elenco più o meno random e pessimamente aggiornato (quando me ne ricordo):
Interview with the vampire, Bram Stoker’s Dracula, Murnau’s Nosferatu, Shadow of the Vampire, W. Herzog’s Nosferatu, The addiction, The hunger, Queen of the damned, The crow, Adele H di Truffaut, Suspiria Profondo rosso e Phenomena di Darione, L’aldilà di Fulci, La casa dalle finestre che ridono, Shining, Dogville, The Matrix, The others, Prendimi l’anima, Legends of the Fall, The lord of the rings, Dead poets society, A Clockwork orange, Pulp fiction, Kill Bill, In the mood for love, Viaggio in Italia, Citizen Kane, Novecento, Rapsodia satanica, Poeti dall’inferno, The Devil’s Advocate, La leggenda del pianista sull’oceano, The Green Mile, Lady Hawk, Psycho, Rear Window, The Birds, Braveheart, The Passion of Christ, Dead man, Highlander, The Princess Bride, The Ninth Gate, Jack the Ripper, The phantom of the opera, Fear and loathing in Las Vegas, House of 1000 corpses, They live, The Bridges of Madison County, The hours, Fried Green Tomatoes, V for vendetta, Neverending story, Indiana Jones, Frankenstein junior, Army of Darkness, Splatters, Non ci resta che piangere, The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, 300, The prestige, Il giardino delle vergini suicide, Requiem for a dream, La bussola d’oro, Dellamorte Dellamore, Into the wild, I am legend, Magnolia, Il tredicesimo guerriero, Let the right one in, District 9, Inception, Shutter Island, ecc... (in aggiornamento)
Sentenced, Moonspell, Type O Negative, Katatonia, Nightwish, Charon, Poisonblack, Pain of Salvation, Nine Inch Nails, Death, Muse, Apocalyptica, Entwine, Dark tranquillity, Blind Guardian, In flames, Paradise Lost, My dying bride, After Forever, Him, Cradle of filth, Dimmu Borgir, Rhapsody, Therion, Tristania, To die for, The 69 eyes, Theatre des vampires, Lacuna Coil, Novembre, Tiamat, Placebo, Dream Theater, Death Dies, Bleed in vain, White skull, Lacrimosa, Depeche Mode, The cure, Bauhaus, Joy Division, Tool, Faith no more, Fantomas, Slipknot, Verdena, Subsonica, Battiato, De Andre’, Beethoven, Rackmaninov, Liszt, ...etc...
E’ Inutile che vi dipingiate di colori che non vi appartengono. Basta una pioggia leggera per lavare via la vernice.
Le mie radici sono nere.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
ORA VORREI TANTO...
"..e ho corso in mezzo ai prati bianchi di luna per strappare ancora un giorno alla mia ingenuità"
"Era una musica selvaggia e indomita, echeggiava tra le colline e riempiva le valli. Provai uno strano brivido lungo la schiena...Non era una sensazione di paura, ma una specie di fremito, come se avessi dei peli sul dorso e qualcuno li stesse accarezzando." A. Orton
la mia stella: "When dusk falls and obscures the sky, you’re the shine of the Northern Star"
"Strange are the ways of the Wolfhearted..."
STO STUDIANDO...
Tutto ciò che ha a che fare con l’Arte! dalla poesia alla letteratura, alla musica, e alle arti plastiche e figurative in senso stretto! Come si può non votare la propria vita a qualcosa di così sublime e immortale? Ma soprattutto…non potrei fare a meno del costante bisogno di scrivere, ossessionata dal terrore che tutto si perda, e che ogni cosa che mi sembra tanto preziosa io non trovi il modo di esprimerla, di renderla importante per me o per qualcun altro... Così...lascio che i pensieri attraversino la mia anima e il mio corpo, scorrendo attraverso le mie vene, come sangue che si tramuta nell’inchiostro che scivola libero sul foglio..come un’emorragia inarrestabile.
"Maledetti, trafitti dalla passione, l’amore ci sopravvive, l’arte ci rende immortali." - J. W. Goethe -
...Siamo storie da raccontare...
...memorie da custodire...
...errori da ricordare...
“Sto diventando sempre meno definito col passare dei giorni. Scomparendo. Beh, potresti dire che sto perdendo la concentrazione, andando alla deriva nell’astratto per quanto riguarda il modo in cui vedo me stesso.
A volte credo di poter vedere direttamente attraverso di me. A volte posso vedere direttamente attraverso di me.
Meno preoccupato riguardo l’adeguarmi al mondo. Il tuo mondo, cioè. Perché non importa più davvero, no, non importa più davvero. Nulla di questo importa più davvero.
Si sono solo, ma dopotutto lo sono sempre stato, per quanto indietro io possa ricordare. Credo che forse sia perché tu non eri mai davvero reale, tanto per cominciare. Io ti ho creato solo per farmi del male.
Ti ho creato solo per farmi del male. Ed ha funzionato. Sì.
Non c’é nessun te. Ci sono solo io. Non c’é nessun fottuto te. Ci sono solo io.
Solamente.
Il più piccolo puntino attirò il mio occhio e si rivelò una piaga. E io avevo questa sensazione bizzarra, come se sapessi che era qualcosa di sbagliato. Ma non riuscivo a lasciarlo stare, continuavo a tormentare la piaga. Era una porta che tentava di sigillarsi, ma io mi ci sono arrampicato attraverso.
Ora sono in un qualche luogo in cui non dovrei essere, e posso vedere cose che so che non dovrei vedere.
E ora so il perché, ora, ora so perché le cose non sono belle dentro.
Only.”
OGGI IL MIO UMORE E'...
Instabile...
"You cannot kill what you did not create. All I’ve got... all I’ve got is insane!"
"Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona. Ho guardato le vetrine spensieratamente e non ho incontrato amici con i quali parlare. D’improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste, così triste che mi è parso di non poter vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi, ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo, e questo è tutto.
Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona. Mi duole vivere in una situazione di disagio. Debbono esserci isole verso il sud delle cose dove soffrire è qualcosa di più dolce, dove vivere costa meno al pensiero, e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali né al giorno del mese o della settimana che è oggi.
Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale; che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove."
- F. Pessoa -
"Una volta aveva foreste e montagne che erano solo sue, e lo ascoltavano. Una volta voleva correre attraverso giorni d’estate catturando ricordi per gli anni a venire. Ora sta vestendo questo nudo pavimento con la sua carne e il suo sangue, e il tempo passa. Il suo traffico di dolore potrebbe averlo solo guidato a trattare con le conseguenze, per qualche cambiamento, mentre il tempo scorre.
Io sono il bambino risvegliato (indugiando, arrampicandomi, avvinghiandomi, afferrando, bramando, lacerando, ferendo, cadendo) Io, il figlio ribelle di un lago di montagna. (di gelide lacrime liquefatte, della silenziosa Terra) (di una sbiadita palpebra, di un vento senza ali) (di una tempesta senza occhi, di Dei caduti, che hanno perso la propria strada)
Mi do alle fiamme per creare l’elemento perfetto."
- Daniel Gildenlöw -
... Live that you might find the answers You can’t know before you live...
Love and life will give you chances. From your flaws learn to forgive.
"Forse sono l’uomo con le leggendarie quattro mani Per toccare, per curare, implorare e strangolare. Ma io non so chi sono, e tu ancora non sai chi sono..." F. R.
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martedì 11 dicembre 2012 - ore 23:55
E sento...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
…che chi sono e chi sono stato sono sogni differenti.
“Are you in or are you out? The words are stones in my mouth Hush little baby dont you cry Truth comes down Strikes me in the eye
Turning season within Brand new nails across my skin But who am I to imply That I was found That I found you in the white
To overcome this I become one with The quiet cold of late November If you dont see Ill remain unseen Until theres time to be remembered
So I had a green light I was lost in city lights Not so far from a try This is not our last goodbye
So I found you Found a way all through The quiet cold of inner darkness And now that youre here It becomes so clear I have waited for you always”
“E quando mi parlerà di un cielo scuro, di un paesaggio bianco, ricorderò stelle che non ho visto, che lui guardava, e neve che nevicava nel suo cielo.”
Quello che non c’è
(categoria: " Vita Quotidiana ")
“questo è un periodo in cui è sicuramente difficile trovare dei punti di riferimento: questa canzone parla di quello che non c’è.” - M.Agnelli -
La neve se n’è andata silenziosa così come era arrivata, incurante del tanto frastuono creato da giornali e televisione. Temevo che mi avrebbe creato grossi problemi, ma in cuor mio sapevo già che le avrei perdonato tutto.
Non ho avuto nemmeno il tempo per godermela un po’. L’ho guardata scendere piano mentre io correvo al lavoro, ed ho invidiato il suo candore, la sua serenità, la sua capacità di fermare il tempo e imprigionarlo in attimi magici come bolle di cristallo. La notte l’ho immaginata ricoprire tutto, come in una favola del nord che nessuno racconta più, ma quando la mattina ho aperto la finestra la magia stava già svanendo.
Quest’anno la neve ha solo reso più tagliente il pensiero di tutto ciò che mi manca. Attraverso il candore del bianco che acceca vorrei ancora ritrovare il freddo e le stelle che ho perduto, quella sensazione di essere funambola senza timore, e quella voglia di vivere i miei sogni che mi ha portata a infrangere ogni regola pur di trovare “quello che non c’è”.
Dormo sonni irrequieti e non riesco a liberarmi dei pensieri contingenti. Vivo di corsa e mi lascio sfuggire centinaia di cose importanti. Il tempo mi scivola addosso e io non afferro che briciole. Tutti mi parlano di ottimizzare i tempi, ma a quale scopo? Se il tempo non mi lascia spiragli di vita, di vita vera, allora cosa resta che valga la pena di essere “ottimizzato”? Mentre lavoro osservo la gente che si gode le feste, che sorride camminando per strada, che non ha fretta, che non ha nemmeno rispetto per te che stai chiudendo dopo una giornata di lavoro e ti fermi lì di più solo per soddisfare il capriccio di qualcun altro.
Vorrei avere distese di neve, e laghi senza orizzonte, e foreste e stelle che siano soltanto mie. Vorrei avere freddo, un freddo insopportabile: un freddo che sopporterei se fossi dove desidero essere. Vorrei la mia pistola per sparare a quello che non c’è, come un bambino che sconfigge i mostri nell’armadio, come Malte che scopre l’indicibile sotto la sua scrivania. C’era un tempo in cui credevo a quello che non c’era, mi ero convinta che semplicemente non ci fosse per tutti gli altri. Un tempo c’erano le favole, i sogni, gli attimi spesi per cose inutili che diventavano così preziosi.
Ho perso il gusto, ho perso i sogni. La razionalità e le necessità quotidiane mi schiacciano. Eppure credo ancora di poter camminare dritta sull’acqua, o alta sulla mia fune. Cammino su quello che non c’è e ripenso a tutte le volte che ho creduto di trovare una nuova alba, nuove speranze, nuovi sogni.
“La chiave della felicità è la disobbedienza in sé a quello che non c’è..” Provo a disobbedire alla realtà e ad alzare il naso verso le stelle per camminare ancora dritta sulla fune. Desidero così tanto cambiare senza tuttavia far nulla per riuscirci. E forse è proprio per questo che continuo a cadere sana e salva.
Penso a quello che c’è, alla mia alba fatta di una meraviglia semplice, di pochi momenti felici, di sorrisi ed abbracci che riescono a farmi dimenticare talvolta tutto quello che non c’è. Tutto quello che mai ci sarà.
“Ho questa foto di pura gioia è di un bambino con la sua pistola che spara dritto davanti a se a quello che non cè
Ho perso il gusto, non ha sapore questalito di angelo che mi lecca il cuore Ma credo di camminare dritto sullacqua e su quello che non cè
Arriva lalba o forse no A volte ciò che sembra alba non è Ma so che so camminare dritto sullacqua e su quello che non cè
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo rivoglio le mie ali nere, il mio mantello La chiave della felicità è la disobbedienza in sè a quello che non cè
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto il mio modo di morire sano e salvo dove mattacco Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia quello che non cè
Curo le foglie, saranno forti se riesco ad ignorare che gli alberi son morti Ma questo è camminare alto sullacqua e su quello che non cè
Ed ecco arriva lalba so che è qui per me Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è Fottendosi da sè, fottendomi da me Per quello che non cè..”
Cathode Ray Sunshine
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Oggi non riesco a trovare un titolo…fa niente, dato che non so nemmeno cosa ho voglia di scrivere. E’ riapparso il sole stamattina, il sole che non riscalda ma illumina quanto basta per illudersi che quel vago tepore sia dovuto a lui. Non mi dispiace l’inverno nebbioso, piovoso o nevoso, eppure quando riappare il sole dopo giorni di pioggia c’è sempre quel piacere futile di osservare le cose scintillare, di fermarsi a guardarle come se non le si vedesse da chissà quanto tempo.
Oggi sono stata di nuovo a lavorare gratis, ma da sabato si comincia col contratto in regola, e con i sette giorni su sette non stop. E’ un contratto stagionale, quindi me ne sto apposto solo per un po’, ma devo dire che non mi dispiace affatto farmi quest’esperienza. So già che tra natale e saldi il mio sistema nervoso là dentro sarà messo a dura prova, ma sono assolutamente fiduciosa e soprattutto sono parecchio contenta che qualcuno mi abbia dato una possibilità, scegliendomi tra altre decine di curriculum. Non credo di essere perfettamente tagliata per questo lavoro, anzi, mi sto facendo in quattro per imparare a muovermi degnamente, però dopo l’iniziale spaesamento mi sembra già di star facendo passi avanti. E poi le colleghe mi piacciono, sono sclerate il giusto, non sono snob e non mi sembrano nemmeno stronze (cosa non così scontata per un negozietto di lusso del centro). Ma poi diciamocelo, un posto che si chiama “Luna” non poteva non fare per me! Dev’essere il destino. Bene, restino queste mie parole a monito, perché già prevedo successivi post deliranti in cui mi rimangerò tutto. O forse no? Staremo a vedere, io per ora sono molto fiduciosa!
Sarà il sole che mette ottimismo. Magari sono solo contenta perché finalmente si seccheranno tutte le cose che non so più dove appendermi in casa (o dovrei chiamarlo bunker?) senza coltivare chili di muffa sulle pareti (di recente imbiancate, li mortè!). Carmine approva con un boccheggio misto a ruttino, mentre tiene la sua enorme coda pinnosa adagiata sulla piantina, con una nonchalance tale che devo assolutamente ricordarmi di fargli una foto.
A proposito di foto, per tre mesi probabilmente non avrò più neanche tempo di vivere, figuriamoci andar da qualche parte a far foto. Confesso che la cosa mi preoccupa, ormai è vitale per me prendere Reffy e far qualcosa, qualsiasi cosa. Fa niente, mi sfogherò come un’indemoniata il mio primo giorno libero, cioè Natale! Un’indemoniata a Natale, no, non suona bene. Del resto calza a pennello con quella che è “l’atmosfera” natalizia che di solito si respira l’ultima settimana prima del 25 nei negozi e centri commerciali. Io già ho gli incubi riguardo le musichette natalizie in loop. Meglio non pensarci.
Di cose più importanti in effetti ne avevo da dire! Ieri è stato il compleanno del mio tauro e ce ne siamo andati a mangiare greco. Usciti un po’ con la fame per via delle porzioni ridotte (ormai sto facendo pure io uno stomaco da camionista) ma estremamente soddisfatti per la qualità dei cibi! Avrei fatto volentieri razione doppia di tutto. Per la rubrica “una casalinga fallita” sarà bene ricordare anche che ieri sono riuscita a cannare l’unica cosa che di solito riuscivo a fare bene in cucina: i dolci. Stendiamo un velo pietoso perché ancora non mi capacito di come ho fatto a fare quel disastro. Fortuna che ho altre qualità. O almeno dovrei averle. Di sicuro da qualche parte le ho messe.
Bene, mentre la banshee intona il suo ultimo gorgheggio con stecca finale, scendendo le scale dietro la mia schiena con una falcata da rinoceronte, ho deciso che è meglio smetterla di scrivere cazzate. Quasi quasi vado a fare la lucertola in veranda. Adieu!
“Carry our streams Lift up our less than elated lives Transmit our selves We breathe out Where no one whispers
Take in all the dark light turn the nighttime into day
Cathode ray Sunshine speak out and we receive Show me and let us in
Alienate Block out all amid the breaking of the light See it again and again Single sight
Sensory perception turn the nighttime into day
To our great distrust Escapism a means of getting through alive Take it in and spit it out again That measly filth
Hai le borse sotto gli occhi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sole d’autunno che fa quasi un po’ primavera. Sensazioni di colori accesi che si apprestano a scomparire e di un freddo pungente che accende stelle nel cielo. Non mi fa più lo stesso effetto questo periodo, forse sono solo un po’ meno viva di prima, e mi dipingo le unghie di bianco per pensare alla neve.
Mi guardo e non mi vedo mai com’ero. Cambiano le espressioni, le rughe del viso, la leggerezza dei miei passi. Sono nervosa, sono terrorizzata a volte. Non ho più fiducia in me stessa e mi manca quella sicurezza un po’ imprudente di chi non teme nulla perché in fondo nulla gli importa davvero, perché tanto c’è ancora un sacco di strada davanti, perché se oggi non va bene domani andrà meglio. E con certe premesse, chi se ne frega dei piccoli fallimenti?
Non mi sopporto più quando ripeto per l’ennesima volta che dev’essere colpa della vecchiaia. Quel che è certo è che mi manca l’energia che spaccava tutto, la voglia di mettermi sempre in gioco, il menefreghismo, l’ottimismo riguardo me stessa, la presunzione di potermela sempre cavare. Inizio a capire cosa vuol dire avere più ricordi che desideri, a comprendere perché ogni cosa a cui ci si lega diventa simile a un macigno rassicurante dal quale non ci si vuole più staccare.
Più sono le cose a cui tengo e più è difficile mantenere la leggerezza, la sconsideratezza della funambola. Ogni passo falso non è più solo mio, troppe sono le carte disposte in tavola. Ho quasi dimenticato che forma ha la figura dell’appeso.
Nonostante questo riesco a bere un po’ di sole, a farmi forza con le piccole cose che voglio conquistare. Non dormo per notti intere, nervosa per la prova che mi aspetta, poi mi ritrovo a piegare pigiami e mutande per clienti facoltose e mi domando come ho potuto agitarmi tanto. Cerco di ricordare a me stessa che una volta mi credevo intelligente. Una volta ero piena di ambizioni.
Si sgretola lentamente quella parte di me che non si poneva limiti e prendeva a calci le paure. Un tempo temevo me stessa molto più del mondo, ora che invece ho fatto pace con la mia ombra non sono più la persona che avrei voluto essere.
Leggo i racconti di Mann uno dopo l’altro bevendo l’inchiostro come fosse acqua di fonte, e respiro dalle pagine consunte quell’indolente incapacità di vivere che non lascia scampo a nessuno dei suoi personaggi. Giro le pagine una dopo l’altra e ancora spero che ci sia un lieto fine, soltanto uno. Eppure so benissimo che ognuno di quei personaggi sperimenterà null’altro che frustrazione, delusione, incapacità di esistere degnamente. E dire che avevo evitato di ributtarmi su Pessoa proprio per scongiurare di finire nel gorgo dell’inquietudine. Ma c’è qualcosa di bello in quelle pedine mosse da un destino più grande. Qualcosa di bello come un fiore sepolto: hai il sentore che ci sia, ma non ne avrai mai la prova. Forse dovrei cambiare letture, almeno finché il mio umore non migliora.
“Prendi la pappa reale” – mi ripete mia madre, e sorrido per come a lei le cose appaiono tanto semplici. Ho voglia di neve, e di sole e di stelle. Voglia di smetterla di pensare a questo lavoro che forse avrò, a questo scorrere delle giornate verso qualcosa di utile ma così insensato. Voglia di trovare le isole fortunate di Pessoa, da qualche parte a sud di tutte le cose. Voglia di mare nel cassetto e di mille bolle blu.
“Sai che d’inverno si vive bene come di primavera?”. Di tanto in tanto quel tonfo che sento nel cuore somiglia proprio all’irruenza con cui Battiato attacca “Alexander platz”. E ti ricordi che faceva caldo ed era una splendida sera d’estate quando per la prima volta ho sentito questa canzone così piena di inverno?
Vorrei prendere Kim e camminare per ore senza pensare a niente, e poi risponderti al telefono e scoprirmi a sorridere ogni volta che risento la tua voce, mille e ancora mille volte al giorno. Sorrido dentro e non ne posso fare a meno. E non ne posso fare a meno perché ti amo.
“Tarvitsen sinua”. Apro la cronologia di una vecchia conversazione e trovo queste due parole in mezzo a tante altre chiacchiere inutili. “Dovresti imparare a leggere tra le righe” - ti ho scritto poco più sotto, dopodiché il caos. Chissà se hai mai capito che ti volevo solo dire di notare quelle due parole, abbandonate lì tra altri miliardi di pixel senza senso. No, non le hai mai viste, il tuo ego era troppo grande per permetterti di vedere.
E in cuor mio sento per un istante quella consolazione profonda di chi a distanza di tempo può dirsi fortunato dopo una grande sofferenza.
“E’ il momento di sentire la paura per mantenere l’attenzione. Ed è il momento di dormire per attingere alla conoscenza. Queste sono le radici che affondano nel nulla. Questi i venti sibilanti che non portano in alcun luogo. E’ il momento dell’alba di un giorno che non arriverà mai. Posso offrirti un rifugio per sfuggire al dolore. Puoi provare a resistere, ma sarai deriso dalla sconfitta. Come puoi ritardare ancora l’inevitabile? La coppa è vuota, non può più essere riempita. Ma tutta la sete ora può placarsi. Questo è l’antidoto.”
Nulla si crea e tutto si distrugge
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Riemergo lentamente da acque torbide, galleggiando sulla superficie ancora increspata dall’irrequieto fluire sottostante. Sono acque dense come sabbie mobili quelle in cui a volte mi trovo a dimenarmi con l’unico risultato di creare correnti ancora più violente.
Odio sentirmi fragile e in balia di sensazione che non riesco a controllare. Odio lo stomaco che si contorce e gli attacchi di panico che tolgono il fiato la notte. Odio svegliarmi con gli occhi sbarrati, incapace di digerire l’angoscia.
A volte prendo le cose troppo seriamente, e sono così severa con me stessa che autoalimento la mia disperazione. Non c’è nulla di oggettivamente insuperabile, eppure sono riuscita a sprofondare nella melma delle mie paranoie per giorni e giorni senza trovare rimedio.
Sarà stato perché è successo tutto molto in fretta: prima la laurea e il periodo iper-stressante che ha preceduto la discussione, poi i pochi giorni per dedicarmi a tutto quel che avevo trascurato e subito dopo il viaggio. Appena tornata mi è crollato tutto addosso, non solo perché ho visto con molta più chiarezza quanto meglio si stia in altri paesi, ma perché solo in quel momento ho capito che il peggio doveva ancora venire. Mi sono ritrovata improvvisamente catapultata in una realtà insostenibile.
Ho studiato per anni, forse troppi anni. Soprattutto verso la fine della mia carriera universitaria i tempi si sono allungati all’infinito e gli anni hanno continuato a passare. Ho sempre fatto lavoretti da studentessa: cameriera, promoter e lunghissimi tirocini nei musei. Spesso erano cose che mi schifavano terribilmente, ma le affrontavo con serenità perché ripetevo a me stessa che erano solo soluzioni temporanee.
Adesso però quel pensiero non funziona più, perché adesso ho 28 anni e sono già troppo vecchia per tutto, ma le esperienze che ho nel mio curriculum non bastano neanche per avere il più stupido dei lavori. Figuriamoci i titoli di studio: valgono praticamente zero, o addirittura in certi posti vengono visti come un motivo per preferire il curriculum di qualche non laureato al mio. Bellissimi quei voti fighi sul curriculum, ma a cosa servono adesso?
Non ho speranze di lavorare nel mio campo di studi. Ok, questo sapevo già, ciò non toglie che sia difficile accettare di aver buttato anni di esistenza per poi rassegnarsi a fare un lavoro qualsiasi che avrei potuto trovare anche subito dopo il diploma. Il problema è che a questo senso di frustrazione se ne aggiunge uno ben peggiore: anche se son disposta a fare qualsiasi tipo di lavoro, di lavoro non ce n’è. Ho perso il conto dei curricula mandati e portati in giro, eppure non ho ricevuto nemmeno una chiamata, nemmeno una possibilità di avere un colloquio. Non c’è lavoro, chi ce l’aveva lo ha perso o lo perderà a breve, qualcun altro invece resiste, ma tutti abbiamo paura e la situazione non accenna a migliorare.
Così non solo ho buttato anni e anni per farmi una carriera universitaria, ora mi ritrovo troppo vecchia, senza le esperienze sufficienti per essere assunta, a elemosinare lavori che comunque mi schifano. Io onestamente non riesco a immaginare di peggio. Se poi mi metto a pensare che se mai dovessero prendermi da qualche parte farei la schiava e non esisterebbero più domeniche, il quadro di disperazione è totale. Non che per principio mi interessi la domenica, ma l’idea di non avere più neanche un giorno da passare in tranquillità col mio uomo mi spaventa terribilmente. Fa nulla, tanto per ora nulla si muove.
O meglio, sto aspettando una chiamata dall’unico ente che mi ha presa in considerazione per un lavoro temporaneo limitato al periodo di una mostra. A breve saprò se almeno lì i miei voti saranno serviti a qualcosa o se invece non conteranno abbastanza nemmeno per darmi una possibilità nell’ambito artistico (per inciso: possibilità assolutamente misera, dato che capirai che grande talento ci voglia a fare i biglietti, vendere gadgets o distribuire audio guide). Però con la crisi nera che mi vedo attorno questa unica possibilità mi sembra l’unica cosa che potrebbe davvero darmi un po’ di speranza (e uno stipendio almeno per qualche mese…).
Così aspetto e (spero) mi dispero, mentre la mia mente continua a lavorare incessantemente pensando a tutte le opzioni possibili da considerare per trovare un lavoro. Non mi do pace e più ci penso più mi angoscio, ma sto lentamente imparando a calmarmi e ad accettare la situazione senza farmi esplodere le budella. Per ora non stiamo certo morendo di fame, io mi occupo della burocrazia e della contabilità della ditta dell’uomo e già questo mi fa sentire almeno in parte utile.
Ma non posso accettare di continuare a sopravvivere, io voglio vivere, voglio avere delle possibilità che un tempo mi sono state promesse, quelle possibilità che altri giovani prima di me hanno avuto, in tempi migliori.
Non voglio arrivare ai trenta e continuare a vivere alla giornata senza potermi permettere di sognare. Che si tratti di sognare dei figli, un matrimonio, o anche solo una casa più grande, la possibilità di avere dei fondi economici per qualsiasi emergenza o desiderio. Non sto parlando di vivere nel lusso, ma almeno di non dover esser presi dal panico se per caso saltano fuori spese impreviste, e sospirare tristemente ogni volta che con l’affitto un sacco di soldi se ne vanno senza aver veramente investito in nulla.
Quando torno a casa dai miei mi guardo intorno: case grandi, giardini immensi, gente che sta bene, che ha anche una o due macchine parcheggiate nel cortile. Sono famiglie che hanno avuto modo di formarsi in tempi in cui facendosi il culo era ancora possibile arrivare ad ottenere qualcosa. Vicino ad alcune di quelle case ne sono state costruite di nuove: i figli con la loro nuova famiglia e prole al seguito, alcuni hanno la mia età, ma hanno trovato un posto fisso almeno una decina d’anni fa e ora per loro è tutto diverso.
Mi pento delle mie scelte? Sì, amaramente, e lo confesso. Non sono solita avere rimpianti né rimorsi, soprattutto per quanto riguarda scelte personali, ma ora che mi guardo intorno e vedo un futuro che mi fa paura, mi chiedo perché non ho fatto altre scelte, perché non ho semplicemente deciso di fermarmi prima…sarebbe bastato anche solo qualche anno fa.
Mi rendo conto di quanto possa sembrare una lagna questo post, anche perché lamentarsi è inutile e in questa barca che affonda ci siamo dentro in molti. Penso di non avere detto nulla più di quanto già si sa, e di avere espresso semplicemente il pensiero di tanti altri giovani come me (che poi così tanto giovani non lo sono più).
Continuo a cercare e a farmi coraggio, aggrappandomi alle poche cose che mi rendono felice, come il fatto di avere un compagno di vita pronto a sostenere qualsiasi mia scelta. Non so come farei se non ci fosse lui, perché è forse l’unica cosa in cui non mi sento una fallita, l’unica certezza di aver costruito qualcosa di importante nella mia vita. E in un certo senso so che finché saremo insieme non ci saranno periodi neri che non potremo superare, come già è successo in passato, perché anche se tutto dovesse andare a rotoli saremmo pronti a ripartire ovunque. Insieme.
Vorrei solo essere meno esigente e severa con me stessa. Vorrei il dono dell’indulgenza e del menefreghismo. Vorrei tornare a fare la cameriera senza quel terrore incontrollabile che stavolta sia “per sempre”.
Basta lamentele, non saranno certo le parole a salvarmi, non questa volta. C’è una canzone di Milow che voglio dedicare a tutti noi della generazione tradita, a noi che non possiamo nemmeno più credere nei sogni: “Born in the eighties”.
“Sono cresciuto negli anni 90, o almeno ci ho provato, alla ricerca di modi per sentirmi soddisfatto. Sono andato a San Diego per trovare fortuna. Tornato dodici mesi dopo di nuovo ero bloccato.
Mi sentivo come un pesce rosso incastrato in un’ampolla Ero in attesa di qualcosa che potessi controllare.
Dopo il 2000 non ero più un ragazzino Il mondo non è finito, ma qualcos’altro sì. Quando mio padre se n’è andato avevo appena 19 anni. Non doveva esser felice come io pensavo che fosse.
Se questa è la mia sceneggiatura non mi piace il mio ruolo. Ma queste sono le cose che non si possono controllare.
Anche se mi sento più vecchio, ho appena 23 anni. Se sei in cerca di risposte, non venire da me. Invece di un futuro ho una chitarra, ma sognare a oltranza non mi porterà lontano.
Eppure mi sento pronto per il rock n’roll. Ci potrebbe essere qualcosa che posso controllare.
Con il tempo arriverò ai 30 e ne avrò abbastanza di essere un ventenne perennemente innamorato. I miei amici saranno tutti sposati oppure se ne saranno andati. E io sarò ancora lì a chiedermi cosa sta succedendo.
Se è ciò che serve venderei la mia anima, pur che ci fosse qualcosa che posso controllare.
Un giorno mi sveglierò e avrò 38 anni, e mi ritroverò a fare le cose che ero solito odiare. Il trucco per dimenticare il quadro più grande è guardare tutto a distanza ravvicinata più spesso che si può.
La nostra rivoluzione è coperta di muffa. C’è solo così tanto che non è possibile controllare.
Questo non è un inno, perché gli inni sono orgogliosi e l’orgoglio non è qualcosa che ha a che fare con questo. Non dovrebbe importarmi, non dovrebbe importarmi, ma mi importa, e qualche volta è troppo difficile da sopportare.
Cammino ancora sulla stessa strada con le mie scarpe piene di buchi in attesa di qualcosa che non possiamo controllare.
Se mai arriverò ai 50 o ai 65, è troppo presto per dire se sarò ancora vivo. Siamo nati negli anni 80 e adesso siamo qui. Il sogno della mia Generazione scomparirà.
Sono al cimitero e passo tra le file. Una resa silenziosa non arriverà mai così vicino.
Questa è la mia storia, l’hai ingoiata per intero. Ed è una storia su di noi, sul nostro bisogno di avere il controllo.”
Tornata dalla Svezia, solo adesso riesco a trovare un po’ di tempo per scrivere, adesso che le sensazioni più forti che ho provato lassù già stanno svanendo, spazzate via da tutto quel che ho ritrovato qui ad aspettarmi.
Il viaggio è stato meraviglioso! Essendo partiti la sera e poi tornati la mattina i giorni effettivi non sono stati sei ma quattro, in ogni caso sfruttati a pieno! Beh…a parte per il sabato sera, quando sono collassata a letto alle nove e non c’è stato modo di ordinare al mio corpo di muoversi.
Mi succede sempre più spesso ultimamente…ho questi attacchi narcolettici improvvisi che non riesco in nessun modo ad evitare. Capitano soprattutto quando sono a casa, ma anche se sono in giro, magari in un pub tra la gente. Ammetto di vergognarmene, anche perché non ho ancora trovato il modo di contrastarli. E’ come svenire preda di un sonno comatoso, e non solo in giornate in cui effettivamente posso esser stanca per i più disparati motivi. Boh…sarà la vecchiaia? Sarà l’anemia? Sarà un nuovo super potere? Di certo devo trovare un modo per evitare che succeda perché sta diventando sempre più imbarazzante.
Ma io volevo parlare di Stoccolma. Dunque…partiamo dal presupposto che nessuna foto le renderà mai giustizia quanto merita, e dal fatto che io sono sicuramente di parte, ma nel momento in cui dico che è un posto meraviglioso si tratta di un fatto oggettivo!
La prima cosa che mi ha colpito è stata l’aria. Scesa dall’aereo ho inspirato a fondo e mi è sembrato di respirare qualcosa di così cristallino come mai prima in vita mia. Tant’è che per forza di cose poi il primo pensiero tornati a casa è stato “diavolo, l’Italia puzza!”.
L’aeroporto era disperso nei boschi e si perdeva nelle ampie distese pianeggianti della Svezia, per raggiungere la capitale abbiamo preso un autobus e viaggiato per circa un’altra ora e mezza, era sera e c’era la luna piena in cielo, che faceva capolino oltre le sagome scure degli alberi. Grazie alla luna così luminosa siamo riusciti a vedere un po’ di Svezia dal finestrino, nonostante l’ora tarda e l’assenza più totale di illuminazione artificiale.
Arrivati a Stoccolma ad accoglierci c’era una stazione in stile razionalista moderno davvero mozzafiato. Ogni volume architettonico prendeva leggerezza e trasparenza grazie all’uso sapiente dei materiali e della luce. La prima impressione per me è stata quella di esser sperduta in un’enorme città. Tutte le indicazioni erano in svedese e per quanto io avessi cercato di studiare almeno le basi della lingua, l’ostacolo della pronuncia si è fatto sentire davvero tanto. Rimpiango tantissimo di non aver avuto modo di chiacchierare con qualche svedese per farmi insegnare un po’ di cose. La mia migliore amica è stata la voce della metro che mi insegnava almeno i nomi delle fermate! XD
Comunque…siamo arrivati tardi la sera, come dicevo. Lo stomaco brontolava da paura, così abbiamo deciso di provare a prendere uno di quei mini hot dog che avevamo visto già in aeroporto. Ovviamente non hanno fatto altro che aumentare la fame a dismisura, ma è stato in ogni caso il nostro primo incontro con quella che per gli svedesi pare essere una vera ossessione. Ho perso il conto di quanti chioschi di hot dog ho visto…di tutti i tipi e di diverse dimensioni. Buoni per carità, ma c’è di meglio! (certo, per dei turisti squattrinati come noi sono stati una benedizione, dati i costi contenuti).
Tra l’altro potrebbero proporre un’alternativa valida a chi vuole trasferirsi e non sa con che lavoro iniziare! Io lo farei più che volentieri, magari unendo al solito hot dog qualche variante di panino più esotico…come l’onto per esempio! Robe che ci si fa una fortuna. Sì, sogna e spera.
Non ricordo che ora fosse ma eravamo in super ritardo rispetto all’ora pattuita con l’hotel, quindi siamo corsi in direzione subway (o T-bana, che si legge tiiie bana!) e abbiamo pure scroccato i biglietti gratis dal tizio in biglietteria. La nostra destinazione era Mariiijja Torget, la fermata più vicina all’hotel. Ora, io sono una ranger solo nei miei alter ego, ma nella realtà solitamente faccio abbastanza pena, invece quella sera me la sono cavata egregiamente. Ci hanno pensato numerose vie i giorni seguenti a farmi tornare una ranger fallita!
In ogni caso siamo arrivati all’hotel che erano sicuramente già passate le undici di sera e in ogni dove la gente stava già festeggiando Halloween, anche nel nostro hotel, cioè..nel nostro battello (da leggersi con inflessione chioggiotta per avere un risultato ottimale)! In pratica un’ala dell’imbarcazione era stata allestita per dare una festicciola strafiga, mentre dall’altra parte alla reception la porta era chiusa e non c’era nessuno. Inutile anche chiamare, perché nessuno rispondeva. Ammetto di essermela fatta sotto per un po’, fino a quando non siamo riusciti ad attirare l’attenzione di un turista belga tanto gentile facendo gesti plateali da fuori l’oblò. Questo è andato a chiamare qualcuno che è venuto ad aprirci e a riceverci.
Beh, la camera era quello che era…l’hotel (sarebbe meglio dire ostello) era in pratica una nave costruita negli anni venti del novecento, che si è fatta per parecchi anni la spola tra la Svezia e l’America. Gli arredi e le stanze erano quelli originari, solo in parte rimodernati. In pratica ci siamo trovati in una stanza davvero claustrofobica, in pendenza, con l’oblò che non si poteva aprire e la porta del bagno che sbatteva pericolosamente contro il gabinetto mal fissato a terra. Da film? A noi è venuto un sacco da ridere.
Alla fine l’abbiamo presa come un’avventura, e devo dire che nonostante i problemi di circolazione d’aria in una stanza completamente chiusa, prima di andare via quasi già mi mancava. Nonostante tutto non era malaccio, bastava non avere grosse aspettative. E poi era divertente fantasticare sui tonfi nell’acqua che si sentivano di tanto in tanto la mattina. L’ipotesi più quotata è quella dei corridori annegati per distrazione, perché facendo un calcolo percentuale di probabilità che qualcuno scivoli giù dalla banchina è molto probabile che si tratti di fanatici di jogging, dato che ne abbiamo visti davvero tantissimi, a qualsiasi ora del giorno e della notte. (Sì, lo so che erano solo le ondine del lago che sbattevano sulla chiglia del battello, ma che ce ne facciamo poi della fantasia?)
Comunque era ormai mezzanotte e la festa era già nel pieno, lì per lì ci è parsa una figata, ma subito dopo ci siamo accorti che era tutto stranamente fin troppo tranquillo: la gente in maschera seduta ai tavolini a chiacchierare amabilmente, qualcuno che ballava davanti al dj, niente approcci esagerati, niente schiamazzi, solo qualche ubriaco che ogni tanto scivolava dalla sedia. E’ difficile render l’idea, ma rispetto a qualsiasi festa vista in Italia, l’atmosfera lì era davvero surreale.
In ogni caso non abbiamo resistito a lungo: la fame iniziava a farsi sentire sempre più insistentemente, e il mini hot dog per cena era già un lontano ricordo. Così ci siamo avventurati nella notte gelida esplorando il lato ovest di Söder, e abbiamo trovato…il deserto. Dopo una certa ora della sera lì per strada non c’è nemmeno un cane, fa così freddo che tutti si rifugiano in casa o nei locali, e anche il traffico è ridotto a zero. C’è solo il silenzio interrotto dal rumore dei semafori che si fa davvero inquietante nelle notti nebbiose (Silent hill mi ha segnato l’adolescenza purtroppo).
Ma ce l’avranno fatta i nostri eroi a cibarsi nonostante la desolazione dell’ora tarda e del quartiere fantasma? Ebbene sì, ovviamente trovando uno di quei già menzionati chioschetti di hot dog. Questo “fortunatamente” faceva anche fish&chips, così almeno abbiam potuto variare la “dieta”. Fondamentalmente questa è stata la prima avventura notturna a Stoccolma, unita all’esperienza della prima birra pagata fior di corone (con le tassazioni assurde che hanno sugli alcolici lì i prezzi delle birre son davvero da capogiro, eppure bevono sempre tutti!).
Già dal giorno dopo, con la luce del giorno e un bel po’ di gente in giro, abbiamo iniziato ad ambientarci per bene. La colazione all’hotel era un’esperienza che ti metteva di buon umore già dal mattino: niente di che, la tipica colazione internazionale a buffet, ma il salone in cui ci si poteva sedere era davvero stupendo nel suo stile retrò, e si affacciava sul lago, garantendo una vista impagabile verso il municipio e il resto della città sulla riva opposta.
In quattro giorni siamo riusciti a girare abbastanza, anche se ho dovuto selezionare con attenzione cosa vedere e cosa no, perché vedere tutto sarebbe stato impossibile. Nonostante la mia pignoleria organizzativa, però, non sono riuscita a coniugare le esigenze turistiche culturali a quelle shoppingose, tant’è vero che siccome i negozi chiudevano alle quattro del pomeriggio ho fallito miseramente nel mio intento di portarmi a casa un libro illustrato su una volpe! Per fortuna abbiamo fatto in tempo almeno a comprare qualche souvenir per gli amici.
Bene, con la telecronaca mi sono già persa, e probabilmente non sarei in grado di ricordare esattamente quel che abbiamo fatto senza fare una confusione assurda, quindi meglio partire direttamente random. Vediamo…la città! Beh, è enorme, per girarla a piedi ci vuole parecchio tempo a disposizione ma è un’esperienza impagabile. Nonostante ci fossero mezzi pubblici in ogni dove, e fuori il freddo fosse bello pungente, ho preferito di gran lunga farmi delle passeggiate infinite tra ponti, vicoli, piazze e stradone.
Il lago Malar è una cornice meravigliosa che cinge diverse zone della città e regala una vista sempre mozzafiato. Nonostante sia una grande città, con costruzioni anche moderne e palazzoni, il senso di libertà, di spazio, di perfetta armonia con la natura, è costante. E’ anche una città affollata, eppure non c’è caos, non si percepisce stress, non c’è intasamento, non c’è smog, tutto sembra funzionare a perfezione. Poi la gente è tranquillissima, sembrano tutti così sereni! Persino nei locali la sera li osservavamo: c’erano personaggi strambissimi, metallari, ubriaconi, alternativi di vario tipo oppure tipi comunissimi, ma tutti erano accomunati dall’essere fin troppo educati, sereni, senza eccessi. E….biondissimi, fighissim…*coff*. Beh dai, non tutti, ma c’è da rifarsi gli occhi!
Dal punto di vista di cose da vedere, c’era da riempire le giornate! L’isoletta dei divertimenti era in assoluto il top: col museo all’aperto Skansen, e il museo della nave Vasa. In città invece c’era il quartiere più antico che era un vero gioiellino, pieno di vicoletti caratteristici e di negozietti favolosi. La city è forse quella che mi è piaciuta meno, ma nel suo essere moderna è davvero all’avanguardia. Nella piazza principale c’era questo immenso centro culturale in cui abbiamo passato un pomeriggio intero, tra mostre, biblioteche, postazioni libere per l’ascolto di musica, laboratori creativi di ogni tipo! In pratica immaginatevi un palazzo immenso su almeno cinque piani, ad accesso completamente gratuito e assolutamente all’avanguardia nel mettere la migliore formazione culturale alla portata di tutti. Se vivessi a Stoccolma sarei sempre lì!
Per il resto cos’altro c’era di degno di nota? Ah già! Il museo d’arte contemporanea: la collezione permanente non era estremamente numerosa, ma riusciva ad essere esemplificativa di ogni periodo storico-artistico anche se con pochi esemplari veramente degni di nota. Le mostre temporanee invece erano almeno quattro, e una in particolare valeva assolutamente la pena: Duchamp vs Picasso. Solo l’idea in sé era già geniale!
Un altro posto che mi è rimasto nel cuore è il cimitero di Skogskyrkogården. Poco fuori Stoccolma c’era questo piccolo gioiello naturalistico protetto dall’UNESCO. Un parco immenso in cui si trovavano milioni di piccole lapidi, disseminate tra gli alberi e sulle collinette. Niente sfarzo, niente decorativismo, niente retorica: solo la pace immutabile della natura, il silenzio degli alberi, l’azzurro rassicurante del cielo. Le lapidi erano semplici, solo qualche iscrizione, niente foto o statue o altro. E le poche cappelle presenti avevano un’architettura ridotta ad una semplicità estrema. Quel che ho notato degli svedesi in genere è che non soffrono l’horror vacui e non sentono minimamente il bisogno di decorare o riempire quando si tratta di architettura o più in generale d’arte. Anche nel Municipio ho notato la stessa cosa: sono esagerati solo quando cercano di imitare lo stile di altri paesi, ma per il resto vige la semplicità più assoluta.
Tornando al cimitero, l’ho trovato un posto unico: tutte quelle piccole tracce lasciate dall’uomo immerse nell’eternità della natura sembravano avere in qualche modo un senso più profondo, di eterno ciclo vitale forse, o anche solo semplicemente di profonda unione tra uomo e natura. L’uomo passa, eppure rimane. Non nell’ambizione di monumentali epitaffi, non nell’arroganza di maestose tombe, ma semplicemente nell’accettazione di essere parte di qualcosa di più grande a cui tornare, alla fine. Nessun luogo sacro mi aveva mai dato prima una sensazione di pace così totale, di serenità anche nell’accettare il pensiero di qualcosa di così difficile da accettare qual è la morte.
Ma quanto sto scrivendo? Forse dovrei iniziare a tagliare, ma è bene ricordare almeno un paio di ultime cose! Innanzi tutto la carne di renna: siamo riusciti ad assaggiarla in uno dei grandi mercati coperti cittadini, convincendo il tizio che aveva il banco della carne fresca a cucinarcela. E poi i baretti di Stoccolma: ce n’è davvero tantissimi di rockeggianti, in cui stare al calduccio ascoltando buona musica. Il metal però è davvero poco presente, anche nei locali notturni per metallari abbiam trovato solo dj set e niente concerti. Un po’ ci siamo rimasti male, ma ci rifaremo!
In definitiva? Mi sono innamorata di Stoccolma, è un piccolo gioiello del nord tutto da scoprire. Forse non ci vivrei mai perché se posso scegliere preferisco evitare le metropoli, ma c’è da dire che già nell’immediata periferia ho visto dei quartieri così belli che un pensierino ce lo sto già facendo.
Ho visto il nord, e non ero mai stata così lontana prima d’ora. Ho vissuto il nord, e non mi ero mai sentita più fuori posto a casa mia. Ho amato il nord, e non ho fatto altro che alimentare un sogno antico.
Anche se ci siamo ridotti al verde e abbiamo fatto una follia, non posso che adorare il mio uomo che mi ha fatto un regalo tanto splendido. Si poteva aspettare, si poteva andare più avanti, in tempi migliori. Ma chi se ne frega? Si vive una volta sola, ed era questo il momento giusto. Quante cose mi sono sempre promessa di fare una volta finita la scuola? E poi una volta presa la laurea? E poi la seconda laurea? Alla fine tutti i sogni rimanevano nel cassetto, ma questa volta no. E sono sicura che non è stata solo una follia, ma anche un piccolo seme gettato per poter costruire forse un giorno qualcosa di più grande…o di ancora più folle.
“Siediti un momento, perché hai fretta? La bellezza è intorno a noi. Il cielo rosso del mattino, i diversi colori dei paesaggi. la freschezza della brezza. Quindi, siediti un momento e riposa con gli spiriti della terra.”
Sono stati giorni intensi, sempre di corsa, mai un attimo nemmeno per sistemare le foto. Volevo scrivere tremila cose, e invece adesso che sono qui non riesco ad iniziare nemmeno un discorso. Dev’essere la vecchiaia che avanza galoppando. Quindi sarà cosa buona e giusta andare in Svezia al freddo e al gelo per cercare di preservarmi quasi intatta.
Partiamo domani e ancora non mi sembra vero. E’ un sogno ormai più che decennale quello di vedere il nord, mai avverato per i più disparati motivi. E adesso, dopo aver fatto una testa così a chiunque, al nord ci andrò davvero. Sarò lassù nelle terre dei vichinghi, dove la natura è ancora maestosa e i paesaggi mozzafiato, dove il metal è scuola e la gente è millenni avanti rispetto a qui. Ho già paura di non voler più tornare, ma magari intanto sarà bene vedere se domani Ryanair mi farà imbarcare con la mia valigia fuorilegge. Tutte le altre considerazioni ovviamente le lascio per il post al mio ritorno (e anche le dichiarazioni mielense su quanto sono felice di intraprendere quest’avventura col mio vichingo italico)!
Siccome ormai ho un’età e ho già superato l’orario in cui solitamente crollo rovinosamente preda di un sonno comatoso, mi limito ad aggiungere che ho ricevuto un altro regalo di laurea favoloso (oltre alla Svezia e al vestito più bello che ci sia!)….ebbene sì…super cannoneeeee!!! Reffy ha messo su mezzo chilo in più. Ora ci da di grandangolo e di zoom, e sta più in forma che mai. Non sarà l’obiettivo dei miei sogni, ma è un ottimo compromesso ad un prezzo abbordabile. L’ho preso usato da un tipo che mi ha raccontato che sta vendendo buona parte delle sue cose perché ha deciso di trasferirsi fuori dall’Italia, che qui non c’è futuro. Che sia un segno del destino?
Ai posteri l’ardua sentenza, e il gravoso impegno di beccarsi al mio ritorno tutte le foto che farò!
"Richiamo ancora alla mente il sapore delle tue lacrime, la tua voce echeggia come se stesse risuonando nelle mie orecchie i miei sogni favoriti di te giacciono ancora a riva si demoliscono attraverso la mia mente finchè non voglio dormire; non più.
tu fai andare via tutto questo tu fai andare via tutto questo ce lho solo con una cosa e sto iniziando a spaventare me stesso tu fai andare via tutto questo tu fai andare via tutto questo
voglio solo qualcosa voglio solo qualcosa che non potrò mai avere
sei sempre stata quella che mi mostrava come, allora non riuscivo a fare le cose che faccio ora, questa cosa mi sta lentamente mandando in pezzi grigio sarebbe il colore se avessi un cuore
forza, dimmelo
tu fai andare via tutto questo tu fai andare via tutto questo ce lho solo con una cosa e sto iniziando a spaventare me stesso tu fai andare via tutto questo tu fai andare via tutto questo
voglio solo qualcosa voglio solo qualcosa che non potrò mai avere
in questo posto sembra una tale vergogna anche se sembra tutto diverso ora so che è ancora lo stesso ovunque io guardi tu sei tutto ciò che vedo solo un fottuto fatiscente ricordo di ciò ero
forza, dimmi
tu fai andare via tutto questo tu fai andare via tutto questo ce lho solo con una cosa e sto iniziando a spaventare me stesso tu fai andare via tutto questo tu fai andare via tutto questo
voglio solo qualcosa voglio solo qualcosa che non potrò mai avere."
Niente, volevo dire che ho finito, che la cattiveria non ha limiti, e che vado in Svezia!!
Appena mi riprendo metto le foto
*Update*
Fine di un’epoca, di qualcosa che apparteneva a un tempo passato, a una fase della mia vita che aveva già conosciuto la parola fine. C’è un tempo per ogni cosa, e quando si decide di cambiare, di crescere, di attribuire importanza ad altro, diventa sempre più difficile tirarsi dietro gli strascichi di qualcosa che è rimasto incompleto.
Ho finito perché lo dovevo a me stessa e a poche altre persone. Ma non c’era più niente di mio, niente che mi interessasse davvero. Tutto quel che mi legava all’università apparteneva a noi due, una volta crollati sogni e promesse niente aveva più senso. E’ stata dura rimanere in carreggiata da sola, ogni cosa mi pesava doppiamente. Impegni opprimenti e memorie difficili da scacciare ce l’hanno messa tutto per rendermi le cose più difficili del previsto.
Ho odiato la mia tesi, con tutte le mie forze. Ho odiato dover scegliere un professore “libero” invece che un professore che insegnasse la materia che a me interessava, ho odiato dover fare una tesi “imposta”, ho odiato dovermi occupare di una rivista mai studiata neanche dall’ultimo degli stronzi.
Nonostante questo ho fatto del mio meglio, come sempre. Ho sputato sangue e veleno per riuscire a finire, eppure ogni volta c’era sempre qualcosa che mi metteva i bastoni tra le ruote. E’ stata un’odissea senza fine e senza tregue. La pesantezza che sentivo addosso nel trascinarmi alle spalle quel fardello sembrava attirarmi addosso tutte le possibili congiunture nefaste.
Fino all’ultimo è stata un’agonia, fino a tre giorni prima della discussione, quando una correlatrice improvvisata ha deciso di darmi la mazzata finale. Non so cosa mangi la tizia in questione per esser così acida, né quali altri problemi le causi l’evidente mancanza di contatto con il mondo reale, il fatto è che qualcuno prima o poi dovrebbe prenderla a cazzotti in faccia fino a farle capire come ci si comporta con le persone. Poco male se mi ha fatto passare gli ultimi tre giorni d’inferno che mi hanno fatto definitivamente odiare l’università e la gente che ci lavora, l’importante è averle chiuso la bocca alla discussione e non avere alcun rimpianto.
Ho il mio bel foglietto di carta con cui fare aeroplanini da lanciare verso l’oblio della disoccupazione perenne, e un voto che fa tanta scena per niente. Ho finito, solo questo importa. L’università era l’unico aggancio che ancora avevo con la mia vita precedente. Adesso non c’è più nulla ad ancorarmi al passato. Ora la parola fine è perentoria e definitiva.
Ad essere sincera la soddisfazione non è stata poi molta, avevo raggiunto una saturazione tale che soltanto il senso di liberazione poteva impadronirsi di me una volta finito tutto.
Liberazione da un incubo, e al contempo possibilità di avere accanto a me le persone più importanti della mia vita. Tutte le persone importanti…anche quelle che accanto a me non ci sono più.
E’ stata una festa memorabile per me. Peccato per la sbronza epocale che ha reso le mie memorie alterate, ma se c’è una cosa di cui sono certa è di esser stata felice.
Felice di avere attorno facce amiche, di vedere gli sforzi fatti per rendermi speciale la serata, di commuovermi leggendo dei bigliettini meravigliosi e urlare di gioia aprendo il biglietto aereo per la Svezia.
Felice perché tutto quello di cui ho sempre avuto bisogno era lì, condensato negli sguardi delle persone che amo, negli abbracci pieni di entusiasmo e di voglia di dire tutto quello che le parole ci metterebbero troppo ad esprimere.
“We walked the narrow path, beneath the smoking skies. Sometimes you can barely tell the difference between darkness and light. Do you have faith in what we believe? The truest test is when we cannot, when we cannot see.
I hear pounding feet in the, in the streets below, and the, and the women crying and the, and the children know that there, that theres something wrong, and its hard to belive that love will prevail.
Oh it wont rain all the time. The sky wont fall forever. And though the night seems long, your tears wont fall forever.
Oh, when Im lonely, I lie awake at night and I wish you were here. I miss you. Can you tell me is there something more to belive in? Or is this all there is?
In the pounding feet, in the, In the streets below, and the, And the window breaks and, And a woman falls, theres, Theres something wrong, its, Its so hard to belive that love will prevail.
Oh it wont rain all the time. The sky wont fall forever. And though the night seems long, your tears wont fall, your tears wont fall, your tears wont fall forever.
Last night I had a dream. You came into my room, you took me into your arms. Whispering and kissing me, and telling me to still belive. But then the emptiness of a burning sea against which we see our darkest of sadness.
Until I felt safe and warm. I fell asleep in your arms. When I awoke I cried again for you were gone. Oh, can you hear me?
It wont rain all the time. The sky wont fall forever. And though the night seems long, your tears wont fall forever. It wont rain all the time The sky wont fall forever.
And though the night seems long, your tears wont fall, your tears wont fall, your tears wont fall forever.”