"Son maestro di follia, vivo la mia vita sulla fune che separa la prigione della mente dalla fantasia. Il mio futuro è nel presente ed ogni giorno allegramente io cammino sul confine immaginario dell’orizzonte mentre voi, signori spettatori, mi guardate dalla strada, cuori appesi ad un sospiro per paura che io cada. Ma il mio equilibrio è in cielo come i sogni dei poeti, mai potrei viver come voi che avete sempre la certezza della terra sotto i piedi.
..e ringrazio chi ha disegnato questa vita mia perché mi ha fatto battere nel petto il cuore di un equilibrista."
"..Detesto queste mani intrise di sangue. Detesto ciò che i miei occhi hanno visto.
Fino alle mie ginocchia nella melma e nel fango. Quanto fa male purificarsi.
Ero sempre nei miei pensieri, ma mai al mio fianco. Corri - ma se andrai via dovrai per sempre nasconderti. Così, se devi correre, fallo per un rimedio."
“E quando il mio sguardo si levò verso il mondo infinito alla ricerca dell’occhio divino, il mondo mi fissò con un’orbita vuota e sfondata, e l’eternità giaceva sul caos e lo rodeva e rimasticava se stessa.”
<<Il dolore è un oscuro mare profondo nel quale affogherei, se non guidassi con sicurezza la mia piccola imbarcazione diretto verso un sole che non sorgerà mai.>>
- Lestat de Lioncourt-
"E amerò il rumore del vento nel grano..."
"Sono una stella del firmamento che osserva il mondo, disprezza il mondo e si consuma del proprio ardore.
Io sono il mare di notte in tempesta, il mare urlante che accumula nuovi peccati e agli antichi rende mercede.
Sono dal vostro mondo esiliato di superbia educato, dalla superbia frodato, io sono il re senza corona.
Sono la passione senza parole senza pietre nel focolare, senz’arma nella guerra, è la mia stessa forza che mi ammala."
"L’amore è l’arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere sono la stessa cosa che amare. Funambolismi. La cosa più difficile è avanzare senza cadere."
"Red as the veins, she likes to swim in floating so gently, through this human misery"
“Camminerai dimenticando, ti fermerai sognando”
* Shadow of the Moon *
Will it hurt?
HO VISTO
Foglie sfidare il vento..
La libertà negli occhi di un lupo..
Il sole tramontare quarantatrè volte..
The seed of a Lunacy..
Dolcettiih!!!
The Perfect Element..
Troppi spettri tra le pieghe delle cose...
E una marea di film!
Faccio spesso indigestione di cinema...dal muto ai giorni nostri.
Registi assolutamente geniali?
David Lynch (Mulholland drive, Lost highway, The elephant man, Eraserhead, Wild at heart, Blue Velvet, The Straight Story, Twin Peaks, Dune, Inland Empire)
Tim Burton (Victor, Nightmare before Christmas, the corpse bride, Ed wood, Edward Scissorhands, Beetlejuice, Mars Attacks, Big Fish, Charlie and the chocolate factory, The Legend of Sleepy Hollow, Batman, Planet of the apes, Sweeney Todd)
Lars Von Trier (Le onde del destino, Dancer in the dark, Dogville, Antichrist, Melancholia)
Darren Aronofsky (Requiem for a dream, The fountain, Black Swan)
Ma qui ci sta bene un elenco più o meno random e pessimamente aggiornato (quando me ne ricordo):
Interview with the vampire, Bram Stoker’s Dracula, Murnau’s Nosferatu, Shadow of the Vampire, W. Herzog’s Nosferatu, The addiction, The hunger, Queen of the damned, The crow, Adele H di Truffaut, Suspiria Profondo rosso e Phenomena di Darione, L’aldilà di Fulci, La casa dalle finestre che ridono, Shining, Dogville, The Matrix, The others, Prendimi l’anima, Legends of the Fall, The lord of the rings, Dead poets society, A Clockwork orange, Pulp fiction, Kill Bill, In the mood for love, Viaggio in Italia, Citizen Kane, Novecento, Rapsodia satanica, Poeti dall’inferno, The Devil’s Advocate, La leggenda del pianista sull’oceano, The Green Mile, Lady Hawk, Psycho, Rear Window, The Birds, Braveheart, The Passion of Christ, Dead man, Highlander, The Princess Bride, The Ninth Gate, Jack the Ripper, The phantom of the opera, Fear and loathing in Las Vegas, House of 1000 corpses, They live, The Bridges of Madison County, The hours, Fried Green Tomatoes, V for vendetta, Neverending story, Indiana Jones, Frankenstein junior, Army of Darkness, Splatters, Non ci resta che piangere, The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, 300, The prestige, Il giardino delle vergini suicide, Requiem for a dream, La bussola d’oro, Dellamorte Dellamore, Into the wild, I am legend, Magnolia, Il tredicesimo guerriero, Let the right one in, District 9, Inception, Shutter Island, ecc... (in aggiornamento)
Sentenced, Moonspell, Type O Negative, Katatonia, Nightwish, Charon, Poisonblack, Pain of Salvation, Nine Inch Nails, Death, Muse, Apocalyptica, Entwine, Dark tranquillity, Blind Guardian, In flames, Paradise Lost, My dying bride, After Forever, Him, Cradle of filth, Dimmu Borgir, Rhapsody, Therion, Tristania, To die for, The 69 eyes, Theatre des vampires, Lacuna Coil, Novembre, Tiamat, Placebo, Dream Theater, Death Dies, Bleed in vain, White skull, Lacrimosa, Depeche Mode, The cure, Bauhaus, Joy Division, Tool, Faith no more, Fantomas, Slipknot, Verdena, Subsonica, Battiato, De Andre’, Beethoven, Rackmaninov, Liszt, ...etc...
E’ Inutile che vi dipingiate di colori che non vi appartengono. Basta una pioggia leggera per lavare via la vernice.
Le mie radici sono nere.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
ORA VORREI TANTO...
"..e ho corso in mezzo ai prati bianchi di luna per strappare ancora un giorno alla mia ingenuità"
"Era una musica selvaggia e indomita, echeggiava tra le colline e riempiva le valli. Provai uno strano brivido lungo la schiena...Non era una sensazione di paura, ma una specie di fremito, come se avessi dei peli sul dorso e qualcuno li stesse accarezzando." A. Orton
la mia stella: "When dusk falls and obscures the sky, you’re the shine of the Northern Star"
"Strange are the ways of the Wolfhearted..."
STO STUDIANDO...
Tutto ciò che ha a che fare con l’Arte! dalla poesia alla letteratura, alla musica, e alle arti plastiche e figurative in senso stretto! Come si può non votare la propria vita a qualcosa di così sublime e immortale? Ma soprattutto…non potrei fare a meno del costante bisogno di scrivere, ossessionata dal terrore che tutto si perda, e che ogni cosa che mi sembra tanto preziosa io non trovi il modo di esprimerla, di renderla importante per me o per qualcun altro... Così...lascio che i pensieri attraversino la mia anima e il mio corpo, scorrendo attraverso le mie vene, come sangue che si tramuta nell’inchiostro che scivola libero sul foglio..come un’emorragia inarrestabile.
"Maledetti, trafitti dalla passione, l’amore ci sopravvive, l’arte ci rende immortali." - J. W. Goethe -
...Siamo storie da raccontare...
...memorie da custodire...
...errori da ricordare...
“Sto diventando sempre meno definito col passare dei giorni. Scomparendo. Beh, potresti dire che sto perdendo la concentrazione, andando alla deriva nell’astratto per quanto riguarda il modo in cui vedo me stesso.
A volte credo di poter vedere direttamente attraverso di me. A volte posso vedere direttamente attraverso di me.
Meno preoccupato riguardo l’adeguarmi al mondo. Il tuo mondo, cioè. Perché non importa più davvero, no, non importa più davvero. Nulla di questo importa più davvero.
Si sono solo, ma dopotutto lo sono sempre stato, per quanto indietro io possa ricordare. Credo che forse sia perché tu non eri mai davvero reale, tanto per cominciare. Io ti ho creato solo per farmi del male.
Ti ho creato solo per farmi del male. Ed ha funzionato. Sì.
Non c’é nessun te. Ci sono solo io. Non c’é nessun fottuto te. Ci sono solo io.
Solamente.
Il più piccolo puntino attirò il mio occhio e si rivelò una piaga. E io avevo questa sensazione bizzarra, come se sapessi che era qualcosa di sbagliato. Ma non riuscivo a lasciarlo stare, continuavo a tormentare la piaga. Era una porta che tentava di sigillarsi, ma io mi ci sono arrampicato attraverso.
Ora sono in un qualche luogo in cui non dovrei essere, e posso vedere cose che so che non dovrei vedere.
E ora so il perché, ora, ora so perché le cose non sono belle dentro.
Only.”
OGGI IL MIO UMORE E'...
Instabile...
"You cannot kill what you did not create. All I’ve got... all I’ve got is insane!"
"Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona. Ho guardato le vetrine spensieratamente e non ho incontrato amici con i quali parlare. D’improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste, così triste che mi è parso di non poter vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi, ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo, e questo è tutto.
Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona. Mi duole vivere in una situazione di disagio. Debbono esserci isole verso il sud delle cose dove soffrire è qualcosa di più dolce, dove vivere costa meno al pensiero, e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali né al giorno del mese o della settimana che è oggi.
Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale; che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove."
- F. Pessoa -
"Una volta aveva foreste e montagne che erano solo sue, e lo ascoltavano. Una volta voleva correre attraverso giorni d’estate catturando ricordi per gli anni a venire. Ora sta vestendo questo nudo pavimento con la sua carne e il suo sangue, e il tempo passa. Il suo traffico di dolore potrebbe averlo solo guidato a trattare con le conseguenze, per qualche cambiamento, mentre il tempo scorre.
Io sono il bambino risvegliato (indugiando, arrampicandomi, avvinghiandomi, afferrando, bramando, lacerando, ferendo, cadendo) Io, il figlio ribelle di un lago di montagna. (di gelide lacrime liquefatte, della silenziosa Terra) (di una sbiadita palpebra, di un vento senza ali) (di una tempesta senza occhi, di Dei caduti, che hanno perso la propria strada)
Mi do alle fiamme per creare l’elemento perfetto."
- Daniel Gildenlöw -
... Live that you might find the answers You can’t know before you live...
Love and life will give you chances. From your flaws learn to forgive.
"Forse sono l’uomo con le leggendarie quattro mani Per toccare, per curare, implorare e strangolare. Ma io non so chi sono, e tu ancora non sai chi sono..." F. R.
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mercoledì 25 luglio 2012 - ore 00:22
Due serpenti che si mordono le code.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Aurin è il sogno primordiale, la goccia di vita che dopo la distruzione ricrea Fantàsia, regno della fantasia ritrovata e rigenerata.
- Tutto ciò che accade, tu lo scrivi - disse.
- Tutto ciò che io scrivo, accade - fu la risposta.
Le fiamme danzano in spasmi convulsi cercando di lottare contro la pioggia fine e leggera, nutrendosi con spietata foga di sottili ramoscelli anneriti. I miei occhi non sanno resistere al richiamo di quei caldi bagliori distruttivi, e se è vero che la falena è innamorata di ciò che alla tigre fa paura, allora io devo essere una sorta di fiera alata: allo stesso tempo sbigottita e attirata.
Riesco a sentire le sue parole, ma mi arrivano da lontano. Preferisco accontentarmi del calore di una mano stretta nella mia, e sperare che mi riporti presto indietro dal fiume di ricordi che dal fuoco mi si sta riversando addosso.
Prima o poi tutti i fuochi si spengono.
Come faccio a spiegargli che sono piena di cicatrici sotto questa morbida pelle? Che ho aperto le mie vene per lasciarvi scorrere ogni cosa, per annegarvi il dolore e mischiare insieme sangue e veleno? La mia mente a volte si fa leggera e vola su ali di farfalla alla ricerca dei sogni, ma il mio cuore pesa sempre come un macigno, perché il mio cuore non dimentica mai.
“Un lupo fatica a dimenticare…ogni, minima, cosa.”
Non ho mai smesso di fissare un fuoco senza vedervi la danza delle ombre del passato. Non c’è alba che non mi ricordi come ho cercato di trasformare crepuscoli in aurore, e non c’è fiume che non mi restituisca la mia immagine riflessa, percorsa dalle increspature inquiete dell’acqua.
Il fuoco che sembra spento spesso dorme sotto la cenere.
Affido al vento i miei segreti, riempio i silenzi col suono dei boschi, cerco la pioggia per cancellare la malinconia, e dono il mio cuore alla bellezza e all’amore per sentirmi viva, ma non ho ancora trovato una cura per ciò che non si dimentica. Annaspo alla ricerca della mia libertà, avanzo a spade sguainate e conquisto terreno, ma trascino con me tutto quello che sono, e non posso tranciare alcun filo di quelli che mi porto alle spalle.
Sta in silenzio adesso, e guarda il cielo trapuntato di stelle. Io continuo a fissare la cenere sotto i miei piedi e vi vedo tutto ciò che non riesco a cancellare: le fiamme corrodere casa mia, la fame e la disperazione dei primi tempi, le carezze del primo amore perdute per sempre, le promesse per la vita e i sogni infranti, l’egoismo insensibile al dolore altrui delle persone che credevo amiche, l’amarezza di sentirsi traditi e violati in ciò che si ha di più caro, e infine le nuove promesse appese a fragili fili tesi verso un futuro incerto.
“Per quanta acqua mi sia caduta addosso, per quanta cenere io abbia cercato di gettare sul passato, io continuo ad arrovellarmi anche per cose accadute ormai molto tempo fa. Ci sono cose che sono come queste dannate braci, e sopravvivono sempre.”
Attizzo i carboni rimasti e scopro le deboli fiammelle che arrancano per respirare sotto la cenere. La loro luce mi disturba, è sempre troppa, sempre così evidente da costringermi a vedere tutto quello che c’è. Do un calcio alla terra friabile sotto i miei piedi e copro i residui del focolare fino ad estinguerlo, per poi calpestarlo e proseguire oltre.
“Ho bisogno di cacciare.”
So che lui è con me in questo, forse non aspetta altro. E’ solo ignaro di tutto ciò che mi sta attraversando la mente, ma non voglio gettargli nuovamente addosso il mio dolore. Ho promesso di renderlo felice, di sacrificare me stessa e il mio indomabile orgoglio per dare una prova di vero amore, per annientare le ombre della disperazione alle quali stavo quasi per permettere di soffocare ciò che di buono c’era nel mio cuore.
Voglio cacciare con cuore indomito, voglio continuare a farmi largo tra le sterpi e attraversare la boscaglia più fitta, voglio trafiggere e calpestare tutto ciò che infesta l’enorme giardino consacrato alla selvaggia bellezza della natura. Voglio lasciarmi alle spalle tutto ciò che indegno non merita che d’esser sepolto: sia esso un cadavere putrido d’orco o il marcio delle persone immeritevoli di fiducia.
Un lupo caccia con passione: è per difendere la sua tana e i suoi compagni che lotta fino allo stremo dando tutto di sé. E allora voglio che il mio cuore rimanga indomito e appassionato, ma che il mio spirito sia libero e implacabile, e la mia vita epurata dai compromessi.
Cammini al mio fianco e ti ringrazio ogni giorno silenziosamente per questo, ma la via è tortuosa e il mio incedere implacabile: ad ogni passo la mia indulgenza va scemando e il pesante orgoglio di essere ciò che ho scelto si fa sempre più imponente. Non ammetterò altri sbagli, perché sento il mio cuore indurirsi e la foresta tentarmi col suo felino richiamo.
Accendo stelle in ogni angolo di mondo che meriti d’esse rimirato nella sua intima bellezza, e spargo bolle di sapone nei cieli affinché volteggino verso le nuvole in cui si perdono i sentimenti più puri: troppo leggeri per la pesantezza di questo fango tra i piedi.
Nudo nella magia dell’inverno ho visto un angelo sotto la neve: attraversata da tracce di lupi, la figura ghiacciata giaceva nel silenzio del nord, memore di antichi accordi siglati tra esseri figli di una stessa madre, amorevole e violenta, qual è la natura. Voglio cacciare con cuore indomito, voglio imparare la saggezza delle lontane montagne, voglio onorare l’angelo nella neve e osservare la landa ribelle in attesa delle stagioni che verranno per sciogliere quel patto. Continuo il mio viaggio prendendo l’impronta a un modo libero, tessendo le mie fantasie tutto intorno, e libera dall’oppressione del guinzaglio danzo con lo spirito dell’aria.
Ho imparato a cacciare con cuore indomito, e la mia anima ha finalmente trovato pace. Non importa se l’uomo non ha le ali, finché posso sentire i lupi ululare.
"I thought I’d seen hell Thought I knew it all Now I know too well Hell is to wake up But it makes all the difference
Tasting the tears in my mouth Taking the weight on my shoulders The hours and days of your life Don’t necessarily make you older
I’m sick of running away Along these bloody streets I’m sick of predators and prey Of being everybody’s end!
I’ve washed my hands of your blood Thought it would leave me clean But with time on my hands It turned to mud forming this crust of sin
Now - to be truly free I’ll let it come to me So -break me if you must When you break this crust Freedom is to see
Hear this voice, see this man Standing before you I’m just a child Just a man learning to yield
I hate these hands soaked in blood I hate what these eyes have seen Up to my knees in filth and mud How it hurts to become clean
I was always on my mind But never on my side
Run - but if you run away You’ll always have to hide So if you need to run Run for help!"
Ricordi? Sbocciavano le viole.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"Ricordi? sbocciavano le viole con le nostre parole: -non ci lasceremo mai, mai e poi mai-
Vorrei dirti, ora, le stesse cose ma come fan presto, amore, ad appassire le rose così per noi."
Ieri sera Battiato era in concerto qui vicino. Ho desiderato tanto andarci, eppure riflettendoci ho preferito rinunciare. A dir la verità ultimamente non ci ho nemmeno più pensato, presa come sono dal periodo ultra stressante.
Però la mia mente (o subconscio?) deve avere potenzialità che ancora ignoro. Non solo se n’è ricordata, ma ha anche connesso epoche e spazi ormai distanti.
Ho sognato che guardavo il concerto del Maestro dallo schermo del computer. Ero seduta davanti a una scrivania che ormai ho dimenticato, in una camera al primo piano di una vecchia casa. Ed ero con te. Con te che un giorno mi hai cantato di come sbocciavano le viole.
Attraverso gli occhi di chi?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
(A quanto pare la giuria non ha apprezzato, quindi lascio una traccia qui, dove le parole a volte bastano a dire tutto)
Cammino al tuo fianco e non so dove andremo. Fai il broncio quasi sempre dopo il terzo click, ma sai benissimo che non basterà a fermarmi. Voglio cogliere ogni sfumatura di questa luce iridescente, e voglio scavare nel tuo sguardo, vederci i colori come li concepisci tu: voglio diventare la tua stessa vista.
La città è grande e mi ubriaca di dettagli ammassati in variopinte forme che non sempre riesco a classificare. Mi sembra di esser finita dentro uno di quei quadri senza prospettiva in cui ogni particolare cerca di emergere sugli altri, senza criterio, senza logica, ma creando un insieme colorato del quale godere intuitivamente.
Ti porto per le vie che milioni di turisti percorrono ogni giorno. Tiro la tua mano e continuo a meravigliarmi di qualcosa ad ogni svolta. Capita che a stupirmi siano cose che hanno senso solo per me, criptate in forme geroglifiche dell’immaginazione che non ama esser spiegata. Eppure lo sai che non c’è divieto d’accesso al regno della mia fantasia.
Ti porto dove voglio andare, e cerco sul tuo viso una reazione diversa, che mi sussurri che ce l’ho fatta, che questa volta è qualcosa di completamente nuovo anche per te. Ma è la tua città, e ad ogni passo riecheggia nella mia mente il pensiero che tu qui ci sei già stato, chissà con chi, con quale sorriso o con quale stupore hai guardato le stesse cose che ora ti indico io.
Così ora mi porti tu, lungo vie che i turisti evitano, per quelle strade che sono state la tua vita. E io continuo a tenere la tua mano e a cercare nei tuoi occhi tutto quello che non vuoi dirmi. Adesso sono un’ombra, che ti resta addosso e ti segue ovunque, fedelmente, ma che non può avere parte nella storia.
Osservo in silenzio e riduco al minimo la mia presenza: io non faccio parte di questo mondo, non posso farne parte, e persino comprenderlo mi è difficile. Per un attimo mi sembra di venir catapultata in una di quelle scene da film, in cui il protagonista osserva qualcosa che succede dal di fuori, come in sogno, e impotente cammina tra gli attori che continuano a recitare il loro copione in una lingua sconosciuta.
Ma non è proprio così: qualcuno ogni tanto si accorge di me, e tu sai che ci sono, tu continui a tirarmi verso di te, anche se sai benissimo che non uscirò dal mio universo attiguo, impossibile da intersecare col tuo. Li guardo con maggior interesse, adesso, i tuoi occhi. Mi raccontano aneddoti di quello che eri e aprono tunnel segreti verso parti di te che non mi appartengono.
Lentamente inizio a comprendere e ad assaporare i colori di ogni cosa. Tutto intorno ci sono fantasmi della tua vita, che prendono forma e voce intorno a noi, dando un volto e delle sembianze reali ai tuoi racconti, impattando violentemente con i fantocci che avevo creato nella mia immaginazione.
E’ strano camminare tra fantasmi che non siano i miei. I miei non esistono qui. Sono uno spettro io stessa, un’ombra di un tempo diverso. In ogni caso fuori posto. Non faccio più nemmeno una foto, come se in cuor mio sentissi che sarebbe un sacrilegio. Ma ogni cosa resta impressa nella mia mente, persistente come l’odore forte di quei luoghi che rimane aggrappato ai vestiti, ai capelli, al respiro. Sono felice e triste nel medesimo istante, mentre ti accompagno in questo viaggio tra tempi e mondi distinti, mentre mi dici che sei contento di essere lì con me, mentre cerco di prendere la forma di un cosmo che non è mio.
E non ti sorprendere se poi la notte spingo il viso contro la tua schiena calda, sbuffando lievemente come quel cane, troppo grosso anche per te, che volevamo tanto portarci a casa. Non ti sorprendere se devo starti così vicino da volerti rubare il sonno: non capisci? Sono un’ombra e ho il terrore di annullarmi, di perdermi negli echi nebbiosi di questi fantasmi stranieri. Non mi rimproverare per i lunghi silenzi durante i quali ti osservo con quell’aria criptica che tanto ti preoccupa. Non costringermi ad ammettere la consapevolezza che non riusciremo mai a raccontare a fondo nulla.
Trascino stancamente la mia libertà in questo suolo straniero, consapevole di aver lasciato da qualche parte una casa. Una sorta di tana scavata negli anni, in vista del giorno in cui sarei stata costretta ad andarmene per il mondo, munita di una qualche consapevole identità. Tutto il mio essere, naufrago in questo ignoto, assume la semplicità monocroma di un lago notturno, placido ed inoffensivo nel suo tranquillo stagnare. Sento in me la mediocrità di essere soltanto un’ombra, così banale eppure indecifrabile.
Ma quando l’alba spazza via i residui di fuliggine che la notte ha dimenticato, mi accorgo che il sole in questa città è ancora più luminoso. La tua sagoma imponente mi cammina al fianco, e le stelle impazzite vorticano furiose nel cielo. D’improvviso c’è così tanta luce che l’ombra che sono si fa più netta, definita, imprescindibile. Mi guardo intorno e solo ora comprendo quanti colori ci sono che posso fare miei.
Cammino al tuo fianco e non so dove andremo. Fai il broncio quasi sempre dopo il terzo click, ma sai benissimo che non basterà a fermarmi. Questa volta sto costruendo la mia identità.
- Se ne avessi la possibilità chiederei al mondo di ballare. Ed io ballerei da solo.
Ecco, non c’è niente da perdere, e non c’è niente da dimostrare. Ballerò da solo. -
Zio Billy! No, non è un’imprecazione, bensì il biondone quasi sessantenne che incarna tutto quello che degli anni ’80 è difficile dimenticare.
Io ci sono nata in quegli anni, ed è quasi impossibile scrollarsene di dosso il retaggio! I capelli cotonati, il vestiario assurdo, i ritmi elettronici, la dance, i video effettati, le icone. Sfido chiunque a non aver mai mosso nemmeno timidamente un piedino al ritmo di qualche tormentone dance di quegli anni. E Billy Idol era uno di quelli che ci sapevano fare.
Sì, perchè a parte avere il potere di far “smutandare” orde di ragazzine, aveva un carisma da paura! E con quel punk mezzo dance, quella faccia da cattivo ragazzo ribelle, e quei balletti indimenticabili, non poteva non passare alla storia. Billy mi ha sempre fatto impazzire. Ricordo che ero tutta fiera quando persino i Sentenced ne hanno fatto la cover, ma non sono stati certo né gli unici né i primi.
In ogni caso…ci tenevo troppo a vederlo. Penso di aver fatto una testa così a chiunque da quando ho scoperto che suonava proprio qui vicino. Però costava troppo, e allora? E allora niente, ecco. Ero già lì che rosicavo, e invece, alla faccia della povertà…ho vinto i biglietti!!! Sommo gaudio!! Come dice qualcuna di mia conoscenza, se le cose ci sono destinate ci capitano, in un modo o nell’altro, sia nel bene che nel male.
A dirla tutta avevo un po’ il timore di ritrovarmi davanti una mummia, e invece il caro Billy era in ottima forma: con un fisico da paura (meglio sicuramente del mio a vent’anni), ha dato spettacolo e tenuto il palco come un gran divo, aveva la sua groupie in bella vista a lato palco, e ha persino presentato suo padre che compiva gli anni (e lui sì che era una mummia, poraccio!!)
Insomma che dire? Quando i concerti sono gratis e superano le aspettative, non si può che ritenersi soddisfatti!
P.s. il titolo è un omaggio a un vecchio amico che chissà che fine ha fatto. Ma di sicuro sarebbe stato fiero di me!
P.p.s. Ricordatevi, Billy va ballato a suon di smorfie e di..."pugnetti pugnetti!!"
“On the floor of Tokyo Or down in London town to go, go With the record selection And the mirror’s reflection I’m dancing with myself
When there’s no one else in sight In the crowded lonely night Well I wait so long For my love vibration And I’m dancing with myself
Oh, dancing with myself Oh, dancing with myself Well there’s nothing to lose And there’s nothing to prove I’ll be dancing with myself
If I looked all over the world And there’s every type of girl But your empty eyes Seem to pass me by Leave me dancing with myself
So let’s sink another drink ’Cause it’ll give me time to think If I had the chance I’d ask the world to dance And I’ll be dancing with myself
Oh, dancing with myself Oh, dancing with myself Well there’s nothing to lose And there’s nothing to prove I’ll be dancing with myself
Oh, dancing with myself If I had the chance I’d ask the world to dance If I had the chance I’d ask the world to dance..”
Ogni volta, ogni giorno
(categoria: " Vita Quotidiana ")
“Non fidarti di chi distrugge i tuoi sogni con la scusa di farti un favore, perchè di solito non ha nulla da offrirti in cambio.
[…] Prima o poi i sogni smettono di essere tali. Perfino dal sogno della vita ci svegliamo con la morte, o viceversa. Non esito a dirti che il tuo amico ti ha sicuramente regalato la pecora più bella del mondo, proprio come te la immaginavi, l’unica di cui potevi prenderti cura e portarti dietro nel tuo piccolo pianeta.
Non hai forse goduto della sua compagnia mentre ammiravate i tramonti? Non sei accorso al suo fianco di notte perché non si sentisse sola e per non sentirti a tua volta così solo? Non hai pensato che ti apparteneva perché l’avevi addomesticata e che tu appartenevi a lei?
Di sicuro era più reale e più viva della pecora che hai visto nella fotografia, perché quella era solo una pecora, mentre dentro la cassetta c’era la tua pecora.”
(A. G. Roemmers – Il ritorno del giovane principe)
A volte penso che uno dei più grandi errori consista nel voler far sì che i sogni assomiglino alla realtà, che nascano e si plasmino su qualcosa di concreto, reale, conosciuto. Ma che senso ha tendere le dita verso un cielo lontano se l’intento è trascinarlo giù con sé invece che provare a volare?
I sogni dovrebbero essere sogni e basta. Li si dovrebbe concepire solo con la fantasia, e dar loro la forma di tutto quel che ancora non abbiamo visto.
Si dovrebbe sempre sognare in grande, desiderare le stelle, conquistare le nuvole, e poi camminare a testa in giù coi piedi attaccati al cielo e pretendere che nessuno abbia nulla da dire. La realtà dovrebbe farsi i fatti suoi ogni tanto, sì, starsene lì nel luogo che le compete e non disturbare col suo chiassoso razionale frastuono.
I sogni sono bolle di sapone: a chi importa se non arrivano mai da qualche parte? se non hanno una consistenza, se sono effimere e fluttuanti? Nessuno si pone mai il problema, sono belle così e basta. I sogni sono sogni e basta. Non bisogna neanche ragionarci più di tanto.
A volte i sogni sono una felicità diffusa e impalpabile che circonda un gesto o un sorriso. Sono quel “non so che” che irradia di luce l’atmosfera e fa pensare a una qualche gioia senza nome. Il mio sogno è svegliarmi ogni giorno in un inferno che contiene un piccolo angolo di paradiso. In quel paradiso c’è tutto quel che mi serve per affrontare chilometri di abissi.
La mia felicità è renderti felice, sentirti dire che ogni cosa diventa più bella quando la fai con me. E me ne accorgo anche da sola che tutto ti cambia colore intorno prendendo la forma di un sorriso. I miei sogni sono piccole conquiste, quelle che contano davvero, quelle che non si raccontano e non si scrivono, ma restano.
Quelli che amano tacciono. L’amore è il silenzio più fine, il più tremante, il più insopportabile. Quelli che amano cercano, sono quelli che lasciano perdere sono quelli che cambiano, quelli che dimenticano. Il cuore dice loro che non troveranno mai, non trovano, cercano.
Quelli che amano vanno come pazzi perché stanno soli, soli, soli, consegnandosi, dandosi ogni istante, piangendo perché non salvano l’amore. Li preoccupa l’amore.
Quelli che amano vivono alla giornata, non possono fare di più, non sanno. Sempre se ne stanno andando, sempre, da qualche parte. Aspettano, non aspettano nulla, ma aspettano. Sanno che non troveranno mai. L’amore è la proroga perpetua, sempre il passo seguente, l’altro, l’altro. Quelli che amano sono gli insaziabili quelli che sempre - meno male!- resteranno soli.
Quelli che amano sono l’idra del racconto. Hanno serpenti al posto delle braccia. Le vene del collo gli si gonfiano anche come serpenti per asfissiarli. Quelli che amano non possono dormire perchè se si addormentano se li mangiano i vermi.
Nel buio aprono gli occhi e in loro cade lo spavento. Trovano scorpioni sotto il lenzuolo e il loro letto galleggia come su di un lago.
Quelli che amano sono pazzi, soltanto pazzi, senza Dio e senza diavolo.
Quelli che amano escono dalle loro grotte tremanti, affamati, a cacciare fantasmi. Ridono di quelli che sanno tutto, di quelli che amano per sempre, veracemente, di quelli che credono nell’amore come una lampada d’olio inesauribile.
Quelli che amano giocano ad afferrare l’acqua, a tatuare il fumo, a non andarsene. Giocano al lungo, triste gioco dell’amore. Nessuno si può rassegnare. Dicono che nessuno si può rassegnare.
Quelli che amano si vergognano di qualsiasi conformismo. Vuoti, ma vuoti da una costola all’altra, la morte li corrode dietro gli occhi, e loro camminano, piangono fino all’alba dove treni e galli si salutano dolorosamente. A volte gli arriva un odore a terra appena nata, a donne che dormono con la mano nel sesso, compiaciute, a ruscelli d’acqua tenera e cucine.
Quelli che amano cantano tra le labbra una canzone mai imparata, e se ne vanno piangendo, piangendo, la bella vita.
there is no place like home
(categoria: " Vita Quotidiana ")
“Un uomo percorre il mondo intero in cerca di ciò che gli serve e torna a casa per trovarlo.”
(G. A. Moore)
Era giugno e il caldo iniziava a farsi sentire. Quel giorno non lavoravo, così avevo fissato una serie di appuntamenti per vedere alcune case. Case? Meglio parlare di “stanzini spaziosi” in affitto. Del resto, quando già le foto promettono male, cosa ci si può aspettare dalla realtà?
Ricordo ancora la lista con tutti i numeri e gli indirizzi. Quello più in alto nella lista era il primo appartamento che avevo trovato facendo una rapida ricerca in internet. Tra l’altro era anche il primo che avevo deciso di visitare.
Dovevo andarci da sola, ma per qualche ragione sentivo che volevo ci fosse anche lui. Così ho fatto le corse nel traffico per andare a prelevarlo appena finito il turno di lavoro, ed il cielo, per darmi generosamente una mano, si è messo a diluviare a dirotto. Ricordo anche che quel giorno avevo dei pantaloni bianchi. Io non metto praticamente mai pantaloni bianchi…probabilmente ho il talento innato di farlo solo ed esclusivamente nelle occasioni peggiori.
Come ogni buon padovano sa, alla prima goccia di pioggia il traffico diventa infernale. Per fare due chilometri è possibile impiegarci anche un’ora. Quasi sicuramente devo aver pensato che vedere quella casa non era destino, visto che ormai il ritardo aumentava e il proprietario presto sarebbe ripartito. Non che mi importasse molto, dato che avevo una lista infinita di appartamenti da vedere, ma certe cose diventano una questione di principio. Soprattutto quando è il tuo giorno libero e ti fai quaranta chilometri per andare in un posto, fai fare le corse al tuo ragazzo stanco morto per il lavoro, ti metti i pantaloni bianchi e piove.
Alla fine siamo arrivati con un ritardo pauroso, ma il proprietario fortunatamente ancora ci aspettava. Al momento di scendere dall’auto pioveva come non s’era mai visto prima. Credo di non essere nemmeno riuscita a vedere bene l’esterno della casa da quanto dio la mandava. Lì per lì mi era sembrata una catapecchia, ma una catapecchia con un cortile. Dieci punti subito.
Quel che più mi ha colpita però è stata la luce. Sì, la luce, nonostante la pioggia. Qualsiasi luogo diventa grigio e triste quando piove così intensamente, ma quella casa no. Certo…era grigia come grigio era il cielo, ma c’era comunque una meravigliosa luce. Non so quanto questo abbia influito sulle mie percezioni, di sicuro ha avuto un grosso peso. Perché la casa era veramente in condizioni pessime, eppure io ci vedevo qualcosa di speciale, un embrione nascosto di potenziale bellezza.
Al momento della scelta di andarmene di casa, quel che più temevo era di dovermi rinchiudere in uno sgabuzzino tra lo smog e gli opprimenti muri dei palazzi vicini. Io che sono cresciuta lontano da tutto, dove l’aria è sempre più leggera e il cielo più limpido. Io che a malapena sapevo cosa volesse dire avere dei vicini o farsi scrupoli per girare in mutande e tenere lo stereo a palla.
Così quando ho visto quelle finestre così grandi e luminose, i soffitti alti, il cortiletto intorno che non soffocava quella piccola casetta immersa nella ragnatela cittadina, ho subito pensato che era fatta proprio per me. E quando ho cercato lo sguardo di lui per capire cosa ne pensava, ho visto un sorriso entusiasta che non lasciava dubbi.
Peccato che io sia una femmina terribilmente scrupolosa. L’aver iniziato il giro con una casa così, mi ha invogliata a vederne altre prima di scendere a conclusioni affrettate. Beh…tempo perso. Uno sgabuzzino peggio dell’altro. E intanto continuavamo a ripeterci quanto ci piaceva quella prima casetta, cosa avremmo potuto mettere lì e lì, e come ci sarebbe stato bene quello o quell’altro mobile. Noi ancora non lo avevamo capito, ma lei era già nostra. Ci era entrata nel cuore anche se pioveva, ed era sporca, e trasandata.
Abbiamo avuto fortuna? Per certi versi sì. Ci abbiamo lavorato tanto, le abbiamo dato forme nuove e l’abbiamo fatta rinascere per quanto ci è stato possibile. Lei è pur sempre troppo vecchia e ogni tanto si diverte a tirare fuori qualche rogna in più, ma continua ad avere quella luce che mi incanta ogni mattina quando osservo il colore diverso di ogni stanza che si riflette sulle pareti contigue.
Oggi è uno di quei giorni in cui si tirano le somme, perché esattamente un anno fa sono partita con due o tre scatoloni ed un materasso caricato sul portapacchi della macchina, per metter piede in questa casa piena di intenzioni e speranze.
Il vuoto iniziale nemmeno si sentiva: tutto quel di cui avevamo bisogno attingeva all’inesauribile voglia di vivere insieme quell’avventura. E adesso che è passato un anno e riguardo le vecchie foto, mi accorgo di come siamo riusciti a cambiare questi pochi metri quadrati di spazio che sono diventati poco a poco nostri.
Questo spazio che ci riflette come specchio iridescente, che cattura l’essenza e restituisce un riflesso di noi.
"Sai che sono un sognatore Ma il mio cuore é d’oro Sono dovuto scappare su di giri Così non sarei tornato a casa giù Quando le cose si sono aggiustate Non vuol dire che fossero state sempre sbagliate Solo prendi questa canzone E non ti sentirai mai abbandonato
Portami nel tuo cuore Sentimi nelle tue ossa Solo un’altra notte ancora E io ritornerò su questa Lunga strada ventosa
Sono sulla mia strada Casa dolce casa Stanotte, stanotte Sono sulla mia strada Casa dolce casa
Sai che ho visto Troppi sogni romantici Illuminare il cielo Cadere dallo schermo argentato Il mio cuore è come un libro aperto Che il mondo intero è libero di leggere A volte niente Mi mantiene coerente
Sono sulla mia strada Casa dolce casa Stanotte, stanotte Sono sulla mia strada solo lasciami libera Casa dolce casa"
Qualcuno inventi una cupola ipertecnologica che funzioni a uso freezer per l’Italia. Per favore. Una di quelle cose che si vedono in quei meravigliosi film di fantascienza anni 70, nei quali la generazione del “tutto è ancora possibile” si immaginava un sacco di cose strafighe che invece poi il progresso scientifico ha snobbato.
Sarei anche disposta a girare con quei vestitini trash fatti con il Domopak, se dovesse servire. Ma qualcuno fermi questo phon puntato in faccia!
Che poi sto ringraziando i sette cieli, tutte le divinità del Faerun e le sfere del drago (sì sto delirando) perché questa piccola adorabile casetta è dannatamente strategica. Riesce ancora a conservare almeno 3 o 4 gradi in meno rispetto all’esterno, ma diamine…prima o poi anche questo lusso finirà. Sento che è solo questione di ore. Stanno venendo a prendermi….escono dalle fottute pareti. SBAM. *rumore di mazzafrusto sul portone in stile horror e/o di craniata liberatoria sul muro*
Intanto tengo tutti i balconi chiusi e mi illudo che al buio sia più fresco, poi vado a buttare la spazzatura e scopro che oltre la porta c’è praticamente un altro ecosistema. I bambini però sembrano esser contenti: non mi hanno mai rotto così tanto le palle come in questi giorni. Tentano persino di buttarmi giù la parete ad est con variopinti areoplanini di carta.
Gli animali invece no…non oso neanche immaginare come stia quella pigrona di Kimmeh, ma il gatto che fa la vedetta ai miei fili della biancheria stamattina annaspava. Per fortuna, mi vien da aggiungere, così magari non avrà le forze di papparsi quel povero piccolo di merlo che ieri è caduto dal nido. Chissà che fine ha fatto.
E per alleviare questa calura che si può fare? Mangiare chili di “wraffins” perché ne abbiamo fatti troppi e strafogarsi di “salsa ciecia” perché stavolta all’Avis non devo sgarrare di una virgola. Tutto questo crea immensa frescura e refrigerio, ovviamente. Come no.
In compenso mi son rivista questo cortometraggio con la foxie nordica e per qualche secondo giuro di aver sentito la Svezia. Un po’ come i santoni che sentono l’odore di rose e poi si fanno i trip.
Non so perché ho iniziato a delirare come se non ci fosse un domani. Inizialmente volevo fare un post per mettere le foto del concerto di sabato, poi però mi sono accorta di essere troppo pigra per cercare un testo che ci stesse bene.
Sarà perché io e il black non abbiamo mai avuto chissà che rapporto. I miei apici d’ascolto di black metal risalgono a parecchi anni fa e si limitano a Bathory, Celtic Frost, Impaled Nazarene (solo perché ci ha suonato Jarva), e Dimmu Borgir (giusto perché quel lato melodico mi intrippava). Ma mai niente di serio…solo ascolti a livello di “facciamoci una cultura”. Forse l’unico album black che sono riuscita ad ascoltare svariate volte è il primo dei Moonspell. Occorre dire perché? Perché sono i Moonspell.
Quindi, ecco, le band black non mi fanno impazzire agli alti livelli, figuriamoci i gruppi locali. Però ammetto che alcuni ci sanno fare, e anche se non posso apprezzarne a pieno le doti (a parer mio molti peccano di lacune tecniche e di mancanza di originalità), riesco comunque ad ammirarne la presenza scenica e l’atmosfera.
Parlando da aspirante sfiga-fotografa devo poi riconoscere a questi blacksters che fanno sicuramente divertire chi sta dietro ad un obiettivo. Spesso fotografare band dal vivo diventa monotono e ripetitivo, le pose sono sempre quelle, le angolazioni anche. Ma se un gruppo punta molto sull’immagine, offre anche parecchi spunti in più per un occhio attento ai dettagli. La povera Reffy ha tirato il collo al suo meglio,con le potenzialità di quel EF-S 18-55 f3,5 che ogni tanto con la poca luce e la distanza chiede pietà. Però, sticazzi, Reffy è pur sempre Reffy. Come farei senza?
Ecco, fatto questo preambolo uno si aspetterebbe chissà che reportage fotografico. Sbagliato. A mia discolpa posso dire di aver volutamente ricercato una licenza poetica che rispecchiasse le vaghezze caotiche del genere musicale. In realtà sono tutte mosse e sfuocate perché non avevo voglia di far di meglio. Cioè…ho fatto solo trenta foto. Io…trenta…capite??!! La mia media solitamente tocca le centinaia. A sera.
Fa niente, mi rifarò venerdì. Algol nuovamente in concerto, su per i monti con capretti e grappette. Non vedo l’ora. Rosico per il semplice fatto che mi perdo i Subsonica, ma l’amore vince su tutto. E poi…ormai sono una fan accanita. Da quando sto con un musicista sono diventata ancora più esigente in fatto musicale. Cioè…se ti ascolti tutto il giorno i Death, poi difficilmente riesci ad apprezzare anche solo minimamente qualsiasi altra produzione musicale dello scibile umano. Un po’ come mangiarsi un Lindt ripieno e poi una stecca di cioccolato della sma. Mica fa schifo, ma vuoi mettere?
Ciò non toglie che continuo ad ascoltare di tutto come sempre. Ma ammetto che sto scoprendo di essere sempre più attenta al lato tecnico e non solo a quello emozionale. Dev’essere l’overdose di Pain of Salvation. Più li ascolto e più mi chiedo come fa il mondo a vivere senza conoscere la perfezione. Perché loro sono perfetti, perché sono ricercati in ogni minimo dettaglio, tecnicamente ineccepibili, costruiti con una complessità tale da rasentare talvolta la follia, eppur in grado di avere un’impronta unica e di creare emozioni che non scolorano al secondo ascolto. Sì ecco, i filosofi dovrebbero smetterla di cercare il fine trascendentale dell’universo. Bisogna ascoltare i PoS: risolto tutto.
Ma sto divagando. Siccome il caldo aumenta e potrei squagliarmi al suolo divenendo tutt’uno con le povere briciole del muffin che ha perso la vita poco fa, mi sento in dovere di fare anche un’ultima affermazione prima di abbandonarmi al mio destino. Omega White è fantastico. Ho ritrovato quella vena che i Moonspell avevano perso e che personalmente rimpiangevo molto. Potrei ascoltarlo per ore. Ho anche già designato la preferita: Incantatrix. Che per qualche assurdo motivo (che non ho intenzione di spiegarmi) mi ricorda questa:
Bene, mi sembra squisitamente azzeccato questo video (che non centra un’emerita mazza) per concludere un post che doveva parlare di black metal. “Il caos regna” - Disse la volpe.
Ok, vado di fotine (dei Xeper), intervallate da una citazione di quei geni di Nonciclopedia! L’ironia fa sempre bene!
Le 666 regole del true blackster
1. Sii "true". 2. Sii sgradevole. 3. Sii necro. 4. Se possibile, cerca di essere contemporaneamente sgradevole e necro. 5. Spacca le cose finché non diventano sgradevoli e necro. 6. Non divertirti ai concerti. Sta in un angolo con le braccia conserte. 7. Quando qualcuno ti chiede se ti piace la musica dei Mayhem, precisa che ti piace solo la musica dei "true" Mayhem. Maniac è gay. 8. Non giocare con cose ricoperte di pelo, a meno che per "giocare" tu intenda "bruciare". 9. Non essere Dani Filth. 10. Mai e poi mai, in nessuna circostanza pronunciare la frase "Kenny G spacca, man."
11. Quando tua mamma ti dice di portare fuori la spazzatura, dille che tu sei troppo metal per buttare via limmondizia. 12. Sodomizza una puttana vergine. 13. Sodomizza tutto ciò che non è maschio. 14. Assicurati che i tuoi album vengano esauriti 3 anni dopo la pubblicazione, così diventeranno "cult". 15. Quando hai dubbi, di "True Norwegian Black Metal!" 16. Se non funziona, una scarica di colpi può riempire qualsiasi silenzio. 17. Gira sottosopra ogni croce che trovi. 18. Scrivi una zine cult, underground, grim e necro. Fai solo interviste con band che nessuno ha mai sentito, solo "true" blackmetallers". 19. Il Symphonic Black Metal non è true. 20. Mai scrivere canzoni lunghe meno di 15 minuti e che contengano meno di 15 aggettivi nel titolo.
21. Pitturati la faccia, vai nei boschi e atteggiati a troll. 22. Non indossare scarpe bianche dopo la festa del lavoro. 23. Quando sei nel dubbio, assumi un aspetto minaccioso con gli occhi ribaltati allindietro. 24. Se non è doloroso da ascoltare, non può essere "true"! 25. Assicurarsi che non meno della metà dei musicisti presenti nel tuo album siano "session". 26. Se puoi, non suonare mai live. 27. Quando sei pronto per andare ad un concerto, dimenticati completamente che le altre persone non sono lì per guardare te. 28. Usa filo spinato in qualsiasi momento sia possibile. 29. Quando un non "true" black metaller ti chiede cosa è il BM, dì qualcosa tipo "Il BM è la selvaggia essenza della pura nera malvagità nelluomo". In ogni caso assicurati che quando finisce la conversazione, laltra persona non abbia ancora idea di cosa sia il Black Metal.
30. Spingi un membro della tua band a suicidarsi, e dichiara che è morto per causa del "mainstream" che "infetta" la "scena". 31. Devi avere un side project. Assicurati che tutti gli altri membri della band ne abbiano uno. 32. Impegnatevi come sessionman occupando tutte le posizioni vacanti nel side project degli altri membri della vostra band. 33. Registra tutto nello stesso studio con lo stesso produttore/strumenti/equipaggiamento. 34. Assicurati che la copertina del tuo album non abbia più di 3 colori. 35. Specifica pubblicamente che la tua è una band non religiosa, poi usa la parola "satan" più di 400 volte nel tuo album composto da una sola canzone di 30 minuti. 36. Sostieni che la musica non dovrebbe mai progredire e che dovrebbe suonare ancora come nove "friggin" anni fa. 37. Non dire mai "friggin". 38. Non finire mai quello che inizi. 39. La parola "hail" è il solo appropriato saluto quando si vuol salutare qualcuno "True". 40. Se in unoccasione ti senti particolarmente "true", prova con "Infernal Hails".
41. Tutti i loghi devono includere scritte illeggibili e almeno un pentacolo e/o una croce rovesciata. Questo non è trattabile. 42. Quando parli di sesso con una metalgirl usa solo la terminologia: "ficcare il mio gelido e nuvoloso pinnacolo nelle sue aperture logoratrici." 43. Disegna loghi complessi per la tua malvagia black metal band sul bloccafogli al centro dellaula di matematica. 44. Accetta qualsiasi intervista ti viene offerta... Quindi chiarisci che tu non ami essere intervistato. 45. Divertiti veramente con Star Trek: The Next Generation.
46. Non divulgare mai a qualsiasi sconosciuto il giorno esatto del divino arrivo del solenne Hoof. Piuttosto informali che si dovranno tenere pronti per succhiare il viscido @#%$& dellOscuro Sire in qualsiasi momento. 47. Usa la frase "Succhia il viscido &%$£% dellOscuro Sire" ogni volta che è possibile.
48. Se mai scopriste di essere in qualche modo diventato un membro degli Hecate Enthroned, assicuratevi di girare un video musicale composto da spezzoni di voi che camminate con aria malefica nei boschi di notte. Lunica cosa è che invece di girarlo di notte dovete accertarvi di filmare nel bel mezzo dello stramaledetto giorno, e che invece di avere unaria malefica dovete avere laria sfigata. 49. Portare una statua in ceramica della Madonna davanti a casa di vostro zio non vuol dire farla prostituire (a meno che non le diciate di aver finito poi le veniate in faccia come una cannonata quando si gira). 50. Astenersi da usare emoticon quando comunichi via internet. Lunica accettabile è
51. Norsk Arysk Blak Metal! Rahhh! Paura eh? 52. Non importa da dove vieni, fingi di venire dalla Norvegia e quindi di essere "true". 53. Non fare riferimento ai Beastie Boys. 54. Non fare riferimenti. 55. Satanus. Huh huh huhuhuhuh. 56. Huhuhuhuhuhuhuh.
57. Come tutti sappiamo, le donne non hanno posto nel mondo omoerotico del black metal, ma se la tua ragazza non la smette di infastidirti col fatto che vuole far parte della tua band, dalle una insignificante parte parlata o qualcosa del genere. 58. Acquista qualsiasi lavoro dei Darkthrone. Ascoltarlo è facoltativo. 59. Per far sì che la tua registrazione sia più incomprensibile e quindi più "cult", assicurati di selezionare un cantante che abbia una bassa conoscenza della lingua da cantare (Linguaggi accettati: Norvegese, Latino, Orchesco).
60. Non far emettere altro suono alla tua chitarra oltre "sgiun giun giun (palm mating)tiiiiiii (armonico). 666. Compra migliaia di black metal album, demo e bootleg. Ascoltane approssimativamente 8 regolarmente. 666z. È scientificamente provato che più un disco si sente male, più è true.
Come tutte le brave volpi, anch’io ho imparato ad aspettare.
So starmene tranquilla, accoccolata sulla terra ad ascoltare il vento che canta tra le spighe, e so anche scodinzolare con discrezione ogni volta che penso al mio principe, pur sapendo che lui è ancora lontano.
Mi hanno insegnato ad avere delle aspettative, delle speranze.
Mi hanno mostrato i sonagli che ridono lontano, tra le stelle, ed io ho riso con loro. Qualche volta ho anche scodinzolato invano, imparando a riconoscere il gusto che hanno le aspettative deluse. Qualche volta i principi non sono come li si vorrebbe. Può anche darsi che perfino la volpe sia quella sbagliata.
Ma il grano no, il grano non può che essere dorato. E le stelle, anche le stelle sono uguali per tutti. Una volpe lo sa quando alle stelle ci è davvero vicina, lo capisce nel suo cuore, con la stessa intuitività con cui arriccia il naso per cogliere gli odori familiari o drizza le orecchie quando capta qualcosa in lontananza.
E non è che una volpe sappia cosa sono le stelle, nemmeno di cosa son fatti i sonagli. Ma li sente ridere, su questo non c’è dubbio.
Così, accoccolata nel tiepido sole che ricopre d’oro il mio campo di grano, ancora oggi attendo. Perché alla volpe non importa quante volte il principe l’ha lasciata sola, o quante stelle storte le è capitato di incontrare.
Ogni volta che lui arriva all’ora stabilita, quando lei già sta scodinzolando colma di aspettative, è come se fosse sempre la prima, la più perfetta.
A me ride il cuore quando sono con lui. E come ogni brava volpe i sonagli li sento ridere, anche quando non so bene di cosa siano fatti.
“I felt like being a part of something something I was always trying to achieve.
I felt like being a part of something something that lasts.
And I need love, like I never needed love before.”
A past and future secret
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dove sono finiti i menestrelli e gli scettri maledetti? I troni insanguinati, e i cuori pieni di coraggio? Dove si nascondono le sirene per incantare i marinai, e i folletti per trarre in inganno i vagabondi? Dov’è andato Merlino? E la voce di Oz? C’è ancora un paese delle meraviglie e un’ultima stella a destra?
Giunge da lontano il richiamo dei sogni dimenticati, dalle sponde dell’immaginazione perduta. Attraversa l’oceano in cui sono annegate favole e fantasie, fino alla riva della realtà, questa realtà, impregnata del sangue di tutti i delitti.
Li ho persi tutti…li ho uccisi? Fantasmi che abitate mondi lontani, tracce di esseri mai divenuti reali, farfalle inventate che non han mai potuto volare…io vi ho amati tutti, e tutti porto con me.
“Una volta un’amica mi disse di aver visto un vecchio segno. Ella disse di non provenire da questo tempo. Anche io provavo la stessa cosa? Così le dissi: “Si”.
Sapevo che aveva paura dal momento che avvertivo la verità stendersi di fronte a noi. Le dissi che per trovare il tempo che mi era caro bisognava andare indietro di trecento anni…
Forza signori e signore senza macchia: radunatevi e venite con me alla festa rinascimentale.
Attraverso il velo del mistero prova a voltare una pagina di storia. Senti più di quanto riesci a vedere alla festa rinascimentale Ascolta i menestrelli che suonano le loro melodie.
Lungo tutta la notte suoneranno per te, per me e per chiunque il cui cuore sia vero, delle canzoni speciali…
Ci sono troppe stelle perché un solo cielo le possa contenere: alcune cadranno, altre saranno vendute quando alla festa rinascimentale i campi si tramuteranno in oro.”