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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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MERAVIGLIE


1) una meraviglia? guardare mia nonna che a 93 anni arroscisce quando le dò un bacio..
2) La Musica. Viaggiare con la mente sulle note di una canzone, sentirsi parte di un' idillio di melodie, cullati dalle onde o a cavallo di un fulmine. La Musica, che è emozione allo stato puro, è il sesto senso che si risveglia, è il sogno che prende forma...
3) la barretta di cioccolato lindt con nocciole intere
4) ...aprire gli occhi e ritrovarsi a suonare sopra un palco davanti a 10.000 persone...



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Take the time to make some sense
Of what you want to say
And cast your words away upon the waves
Sail them home with acquiesce
On a ship of hope today
And as they land upon the shore
Tell them not to fear no more
Say it loud and sing it proud
Today...

And then dance if you want to dance
Please brother take a chance
You know they’re gonna go
Which way they wanna go
All we know is that we don’t know --
How it’s gonna be
Please brother let it be
Life on the other hand won’t let us understand
We’re all part of the masterplan

Say it loud and sing it proud
Today...
I’m not saying right is wrong
It’s up to us to make
The best of all the things that come our way
Coz everything that’s been has past
The answer’s in the looking glass
There’s four and twenty million doors
On life’s endless corridor
Say it loud and sing it proud
And they...

Will dance if they want to dance
Please brother take a chance
You know they’re gonna go
Which way they wanna go
All we know is that we don’t know --
How it’s gonna be
Please brother let it be
Life on the other hand won’t let you understand
Why we’re all part of the masterplan



SONDAGGIO: KAISER CHIEFS VS FRANZ FERDINAND


Quale tra queste due band preferite?

Kaiser Chiefs perchè sono fighi
Franz Ferdinand perchè sono fighi
Nessuna delle due, i più fighi sono sempre gli Oasis e ascolto solo loro
Nessuna delle due, i più fighi sono sempre Checco e la B.BAnd e ascolto solo loro alle sagre
Rock’’n’’roll merda... dovevi fare un sondaggio MondoMarcio VS FabriFibra

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venerdì 16 gennaio 2009 - ore 19:43


... L’Hai Mai Provato?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un velo di ghiaccio sulle strade e scarsa visibilità per via della nebbia, una situazione particolare, avrà pensato il guidatore di quell’auto ribaltatasi giù nel fosso.
Telefonate nutrienti, il karaoko è un palmipede canterino giapponese, la zia Luigia non è mia parente, la mia vera zia ha una “n” in più.
Sarà mica difficile trasferire le rubriche da un telefono all’altro... eppure... non ne sono mica venuto fuori, impazzendo tra un vetusto Eriksson, un Samsung ed un Motorola...
Potevano aspettare un altro po’ a dirmi della trasferta trentina.
Arco, senza frecce.
Addirittura la mia fornaia preferita, preoccupata quasi, che mi chiede se mi hanno buttato giù letto, vedendomi arrivare con un’ora abbondante d’anticipo rispetto le altre mattine.
La mia speranza di trovare abbondanti nevicate che inducessero il capo a fare un’inversione e tornare indietro, è stata vanificata da una temperatura neanche troppo rigida.
Piacere, cari alter ego trentini, voi bevete veramente acqua ad un pranzo di lavoro?
Siete più belli di noi solo perché avete i monti e la vista mozzafiato sul Garda.
“Ehi capo... ma... stai canticchiando i Beatles?”
“No!”
“…”
Non è periodo buono, per i tempi determinati, l’assurdo è che un prossimo disoccupato di lavoro cerchi impiego ad altri che ne hanno bisogno.
Ocio agli inviti “spericolati”, temo che qualche sfumatura possa scappare di mano.
Non ho capito molto bene il tizio lì, Mr. Noia, tra i suoi urletti e le sue campionature.
Quello sul collo è un succhiotto? Quello sul collo è un neo?? Quello sul collo è una imega???
Eccola qui, Giovanna, che c’invita ad andare davanti, vuole sentire il calore.
Peccato per quelli che non vogliono alzare il culo dalla sedia, mi chiedo come riescano a gustarsi il concerto e a farsi trascinare dalla musica.
La musica, un mondo da sempre ingiusto, non basta avere talento da vendere e una dolcezza d’animo contagiosa, per avere un po’ più di successo che sarebbe meritatissimo.
La band attorno, una chitarra acustica, una voce meravigliosa e la luce nello sguardo.

“Only small things matter”, lo credo anch’io e farò anche un po’ mia, questa canzone.
Quel poster viene a casa con me, voglio che l’occhio benevolo vegli ora su di me.
Trentini in Veneto, match di ritorno, veloce, costruttivo, però adesso basta.
La pompa della bicicletta, un ago da palloni trovato in un pagliaio vicino, bianchi sempre più squadra.
L’ospite biondino, fenomeno, dalla maglia rossa e dalla lingua lunga, che vuole la palla verde perché è delicato e non si trova bene con quella grigia.
A parte gli evidenti problemi cromatici, fammi pure il tunnel, la palla mi passerà anche tra le gambe, tu sta sicuro che non mi passerei, non intero almeno.
Ma dimmi che hai anche perso... picenin...
Ultimi preparativi notturni, è sfuggito solo un “piccolissimo” dettaglio destinato al festeggiato.
L’arte di arrangiarsi.
Ero capace anch’io di abbattere il mio razzismo con una così, non è che serviva per forza quella mozzarella di Fabio Volo.
Bastimenti di messaggi, quanti se e quanti ma, che sia un ritrovo della vecchia compagna, un rendez-vous di o una rimpatriata di compagni di classe, non è mai facile.
Vorrei almeno essere convinto che ci sia la voglia.
Le solite domande insulse di chi dorme in piedi o di chi cade dalle nuvole, il nostro commerciale pare viva nella foresta incantata.
Le lavate di capo e i rimproveri che avevano l’aria d’essere preventivi e molto gratuiti, ciò dimostra ancora una volta che gli ingegneri, o sono troppo pacati, o sono pacamente montati, nel loro cervello di segatura ikea.
Quanto mi manca quella corrispondenza via email, a volte di giornata, a volte a turni.
L’inutile libreria Giunti del Brentelle, grande per niente.
A chi pesa che non per tutti sia finito il periodo natalizio?
Chi ha detto che non si può andare al mare in gennaio e senza cambiare emisfero?
Nessun costume, neanche quello di Carnevale.
Un blocco che esilia uno da se stesso...

“What Is Past Can Hurt No More – Lubjan”





You shake your head you can’t find me
Anywhere anywhere
You’re still talking in vain here beside me
By the way by the way
You know you could be more original

You wave your hand I don’t see you
Anywhere anywhere
I can hear your dull voice here beside me
Every way every day
you know you could be more original
And you could be less illogical

Please forgive if I forget you
What is past can hurt no more
Maybe you forgot to love me
What is past can hurt no more

You shake your head here beside me
By the way by the way
You’re still talking in vain you can’t find me
Anywhere anywhere
You know could be less illogical...so

Please forgive if I forget you
What is past can hurt no more
Maybe you forgot to love me
What is past can hurt no more

You’re still talking
You’re still running
You still hurt me
Then you call me

Please forgive if I forget you
What is past can hurt no more
Maybe you forgot to love me
What is past can hurt no more

No more....no more....no more...
Can hurt you no more...
No more.


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lunedì 12 gennaio 2009 - ore 23:57


Uno Sbuffo D’Inverno
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Questo freddo lunedì, da fare i capricci come i bambini, pur di non uscire dal piumone.
Il "solito" giro di metà settimana, come sono cambiate le abitudini in questi ultimi mesi. Anche colpa del freddo.
Vacanze scozzesi, perché no? Un po’ di whisky per diradare la nebbia nella testa di ragazzi confusi che non fumano e non bevono più...
C’è chi se la ride sotto i nostri occhi, non ci sono dubbi che costui abbia di che sorridere.
La lista dei colleghi in malattia si allunga, tre gatti di numero a scaldare la sedia.
Netto dominio bianco, complici i pantaloncini del buon Hootie, complice la superiorità tecnica e... numerica. Odio il calcetto in 9.
Massaggi shiatzu uguale niente birretta.
Una volta erano guerrieri, ed ora?
Pesante.
Come il mio sonno, sveglia tardi, bello cominciare così il venerdì, colazione, trascinandosi in tuta e ciabatte dalla camera alla cucina, con calma vestirsi e prendere la macchina, zero fila dal barbiere.
Le monetine dimenticate a casa? Un paio di giri in più per trovare un parcheggio bianco senza badare troppo al disco orario.
Quattro passi belli freschi buttando l’occhio alle vetrine che promettono sconti incredibili ed affari d’oro.
La moda attuale, non sempre di buon gusto.
Speso poco e con soddisfazione.
La serata è già destinata, mulino zeppo di gente, musica brit, amici di amici ritrovati, compagni, professoresse, architetti, emigranti di ritorno a casa, maestri, omonimi con inviti esclusivi, il futuro servizio taxi mi fa diventare invidiatissimo.
Aspettando . E sperando. As usual.
E dopo vuoi che non mi girino le scatole?
Assistente allo shopping altrui, una “nuova” attività, con le borse che mi rigano le mani di nero, un bancomat nuovo presto consumato, acquisti a cuore neanche tanto leggero. Chi la mette su, l’autoradio nuova?
Attese in piazze straniere, fossimo stati nel Bronx, la banda di quartiere ci avrebbe fatto pagare col sangue l’usurpazione del territorio. A ragione.
Non fanno soldi i barbieri, no no... i miei in particolare... varda che macchinette...
Fresche clienti della navetta diretta verso sud, caldo, freddo, una Polo è difficile da tenere in temperatura essendo un buco con la macchina in torno, quindi tanti spifferi del piffero.
Papillon, davanti e dietro, avrei dovuto mettermi il fifì?
Il gelo, per una battutina su chi parla sempre di lavoro.
Ancora spifferi, sarà destino. Ora sì che siamo in periodo di frittelle, avete il mio benestare.
Fatta per il ponte di Pasqua? La accendiamo? Mi dovrò ripassare il cantico delle creature e scovare i migliori agriturismi della zona.
C’è sempre una birreria che non si conosce.
Musica africana a base di percussioni? State scherzando, vero? Cover, con bonghi e suoni etnici in più, poteva andare molto peggio, fortunatamente l’ideatore della serata non è stato in grado di spiegare bene di cosa si sarebbe trattato.
Un tavolo stagionato, non per il legno di cui era composto, ma estremamente divertente. La zia di “quel” Pasqualetto???
Maestre e colleghe.
Non avrei mai creduto di poter lasciare un ricordo così vivo e alcolico, di me, a quella famosa festa a tema dove la vodka ebbe su di me il sopravvento...
Eh eh eh, invidiosi per chi viene ad abbracciarmi nelle foto?
“Qualche” sms dal fronte mestrino, una specie di sos, stavolta non posso coglierlo.
Dall’asfalto, invece, qualcuno raccoglie uno sciagurato leprotto che ha provato da vicino il brivido dell’anteriore Volkswagen.
Danny Boyle e i suoi moderni vampiri, Londra desolata e Manchester in fiamme.
Che pranzo domenicale animato, non c’è che dire, passa pure la fame a forza di ingoiare bocconi amari. Non riesco a capire perché stia andando in questa maniera, tutti nervosi e tutti un po’ menefreghisti; da tempo avevo capito che la Barilla non ci avrebbe mai preso per fare le pubblicità, nonostante avessi consumato i tasti di quella ottava maledetta sulla pianola a forza di suonare, sempre con lo stesso dito, quel tormentone di inno.
Memorie a confronto, su quelle non umane reggo poco il confronto.
Nuova luce in abitacolo e un paio di giga di musica.
Il nostro bar (s)preferito, che gioia, che annacquamento.
Quel treno per Yuma, mancavano solo le musiche di Leone.
Che discorso è che adesso non ci si compra più neanche un cd originale? Viva la musica ma fanculo il rispetto del lavoro dell’artista? Nessuno credo ascolti musica “legale” al 100%, ma almeno gli artisti preferiti... dico io, metti che incontri Neil Young o il Boss, ti fai scrivere una dedica sulla chiavetta usb?
Allora perchè i libri si devono comprare per forza originali? A questo spunto scaricate anche quelli.
Ma i libri… sono di un livello, di una cultura “superiore” probabilmente, peccato che qualche poeta abbia deciso di scrivere con la chitarra e non con una Olivetti d’epoca...
Vecchioni poteva fare di meglio con quella guerra di Piero, la Pfm sempre in gran spolvero con Bocca di Rosa.



Dieci anni senza Fabrizio, è ora che si studi nei libri di scuola.
Si risparmia anche sul riscaldamento?
E’ ora di organizzare la consueta rimpatriata con quei banditi del Marconi?
Messe cantate di lunedì?
Su Ebay per conto terzi, per comprare “batteria”, in tutti i sensi, tranne quello strumentale.
Grande Fratello di qua, X-Factor di là... siamo circondati.
Mi sono perso una pizza ottima ed una tavolata da 30 di cui 20 marajoni?
E’ questo il punto.
Mi copro bene e sbuffo.

“L’Inverno – Fabrizio De Andrè”

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un’altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell’ombra incerta di un divenire
dove anche l’alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l’amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l’inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un’alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.


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mercoledì 7 gennaio 2009 - ore 21:41


Due Zero Zero Nove
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’Epifania, tutte le feste s’è portata via? Anche no, visto che in ufficio siamo in due e nessuno dei due mi pare abbia una gran voglia di fare bene. E poi che senso ha avermi fatto lavorare oggi e domani per poi stare a casa venerdì?
E questa neve che ora fa finta di cadere ma che a San Silvestro ha imbiancato tutto, dalle strade ai pensieri.
Cenone in quella conosciutissima casa in Bosco, festoni, computer spostati utilizzati come consolle, papusse del nonno, l’immancabile pasticcio, l’uva, lo scherzone del tappo nascosto sotto le fette di crudo e che non sono riuscito a masticare, una sambuca innovativa, gli spumanti e tutti i crismi.

Le rose, ricetta speciale dell’orsetta del cuore.

Quella specie di bignè salati (ottimi) quasi mi uscivano dagli occhi.

Il twister, gioco malizioso e anche malefico.

Il pupazzo di neve, in minima parte composto dalla ghiaia tirata su facendo rotolare nel viale una palla, presenta dei signori attributi.

Qualche strip, qualche sambuca di troppo, le canzoni da limonare duro epoca inizio anni 90, la foto dei culi, quattro salti senza padella e senza Fucina, si arriva comunque a mattina e si arriva comunque nella via di casa.

Già, non il massimo arrivare e dover spalare la neve per far aprire il cancello automatico incautamente fatto chiudere da chi era rientrato prima di me.
La spossatezza da primo dell’anno, un pomeriggio a guardare a film, prima del ritrovo bis per consumare gli avanzi della sera prima.
Insalata russa e lo scambio di foto, giusto due, giga. E le ciliegie sotto spirito.
I primi caduti del Capodanno, un bollettino di guerra.
Pomeriggi casalinghi, serate olandesi, incontri casuali, dj derelitti che guadagnano mille punti dicendomi che credevano fossi inglese, cameriere conosciute, rincorse all’ultima mousse. I muri marroni faccio fatica ad immaginarmeli.
Sabato da Aperol soda in quel di Mestrino, le due vicine di tavolo che si risentono per un commento maschilista sulla moda di questi tempi, un allenatore di una squadra storicamente a me poco simpatica che mi aspetta all’allenamento.
Non mi convince molto questa versione quasi punk, preferivo il primo abbozzo tranquillone e scanzonato.
Eh sì, la famosa notte dei saldi, aperto fino alle 22, vero? Partiamo con calma alle 18, prima tappa dal grosso (e per fortuna pare pure buono) Vinnie.
Che ne abbiano scritto i giornali, alle 19.30 il centro era bello che chiuso.
Pizza aponense, magari non a prezzi onestissimi ma sempre di gran classe e gusto, soprattutto se non c’è il cameriere orso, orso nell’aspetto e orso soprattutto nell’odore.
Che storie da cronaca quasi nera, tra inseguimenti rumeni di una giovane intrepida dalle Brentelle ad una nota via di Caselle, da rapine e pestaggi in un altro supermercato ai danni di un noto zio macellaio... Un inizio anno decisamente poco felice.
Però, questi video di canzoni unz... questione di “felicità”, chiaramente.
La duchessa, un bel film in costume, ma che senso di tristezza, diamine.
E la prima volta che a memoria mia la macchina segna “-8°” non aiuta a tirarsi su il morale, solo il muco del naso.
La zia a pranzo, la aspettavamo a Santo Stefano, un ritardo di 10 giorni mi ha lasciato un po’ perplesso. Sono contento che si sia resa conto pure lei di che razza di iena spocchiosa e irriconoscente abbiamo per casa che continua a guastarci il fegato.
Se bisogna mettere in conto il ritardo sull’ora d’incontro prevista? Certamente sì, non il mio.
Un bel po’ di foto della nostra città, la piantina gigante dove trovare casa mia e una poco rassicurante rappresentazione della nuova tangenziale, una linea blu che passerebbe tra la casa e il garage, risparmiando il giardino. Che culo. E’ un progetto superato? Speriamo, speriamo.
Foto del C.A.I. e plastici, abiteremo in quei piani di grattacieli moderni e faremo le feste nel mega terrazzone. Cioccolata e pasticcini per non farsi mancare nulla, chi va verso casa e chi va a fotografare gli ultimi sprazzi natalizi per le vie della città.
Mi fa piacere non sapere nulla di quella famosa serata di scontri musicali di quei campioni di britpop, solita aria fritta...
Non mi piace sentirmi chiedere “torniamo presto?” prima di partire, almeno aspettiamo di vedere come butta, si sa mai che ci sia un buon motivo per fare tardi.
C.v.d.
Alla fine se non insistevo io per tornare, che tanto avrei dormito l’indomani, saremmo ancora in quel bar unz di Campodarsego, in mezzo a finte sorelline, marajoni abbronzati dal dubbio gusto della moda e dal commentino facile talmente simpatici che spero in un qualsiasi pretesto per raddrizzargli i denti a mani nude, cugini croste, cugine canterine in cerca di chitarrista, nigeriani dal marcato accento veneto con la macchina in panne e poco in regola con i documenti senza soldi perché si sono bevuti tutto o se li sono mangiati al gioco, dj confusi e a parer mio anche infelici, simpatiche amiche organizzatrici dallo stile di vita molto discutibile che si riflette sulla considerazione, buona, che avevo fino a poche settimane prima.
Il lunedì prima della Befana, tradizione vuole che si vada in gita a Mogliano.
Un gatto, che ha esaurito, proprio questa mattina, tutte le nove vite a disposizione, ha minato l’umore del buon Hootie che nonostante tutto non si è tirato indietro. Alla faccia di Gionny, il pacconaro.
La Fenice chiusa, lo si era messo in conto, tra le vetrine, tra i profumi della bottega del pane, tra i banchi del mercato, tra il cinema e la minuscola pista di pattinaggio, si trova conforto e companatico al bar del teatro. Non ci sono più i bar come questo, carini e alla mano, almeno, non ci sono più a Padova.
Mogliano, l’unico posto dove ho mai trovato una via che riportasse il mio cognome.
Il countdown per l’apertura pomeridiana del Tom, Jerry non vedeva l’ora.
Troppa gente, neanche la regalassero la roba da vestire.
Il caffè, i grappini, un piacevole pomeriggio che passa a discutere di film e attori, di musica e di libri, della ricorrenza dei numeri nella vita di un uomo e della dubbia casualità della vita.
Lascia fare a me, trovo io tutto quanto.
Me ne torno a casa con un paio di pantaloncini sportivi bianchi.
L’Emergency? L’unico live che inizia troppo presto.
Consueto bancone, consueta bevanda alcolica, l’esperimiento Vecchia Romagna è miseramente naufragato al secondo tentativo. Orsetti che arrivano per un saluto volante ed un ciao freno a mano.
La combricola scozzese, è da un po’ che la vediamo nei paraggi. From Glasgow. Your team is Motherwell, gò capioooo... Cosa vai a dirgli che tifo Manchester City??? Viva Gattuso, viva Del Piero e la moglie di Beckham, parola di uno che è stato arrestato tre volte allo stadio. Non so se era la birra a parlare o se era il whisky, ma tra un fuck e l’altro era da piegarsi a sentire come cambiava ogni volta la pronuncia di quello lì, là, su e giù, che gioca nell’Inter... quello con la testa grossa… rossa… “Ibrisssmovic”?!?
Imbriagovic.
La sfida a braccio di ferro? Viste le braccia e le mani, sono stato fortunato a non trovarlo sobrio. Due baci sul collo al fuckin’ winner? Usanze tipiche o improvvisazioni alcoliche?
L’ultimo re di Scozia, ispirato dalla compagnia serale.
La dolce sveglia, la calza rossa, ogni anno giustamente più piccola, ogni anno comunque dolcissima.
Tutti in Prato, a “brusare la vecia”. Difficile incrociarsi ed in un posto caldo. Nel frattempo qualcuno si riprende dai malanni ma non senza qualche evidente difficoltà nel respiro e nell’equilibrio sui marciapiedi ghiacciati.

Un bel falò. Tutto qua?
Un cugino a caso che a momenti non riconosco da quanto imbacuccato è, la sua prole, manca proprio colui che si può vantare di avere il mio stesso nome e cognome. O se ne vanterà, in futuro, visto che ora cammina da sì e no.
A le Sablon, per un carico di dolcezza cioccolatosa, un carico di freddo dalla porta aperta, un carico di frittelle alla crema che non accetto in quanto Carnevale inizia ufficialmente solo oggi. E’ come mangiare il Pandoro in Quaresima. Più o meno.
Mi vedreste bene come pugile?
Revival, per tutti, meglio se con evidenti ematomi da cadute ecclesiastiche. Che gara, per sedersi accanto alla bionda amica.
Tutti in pensiero per la famosa amica troppo libertina. I commenti sembravano poco amichevoli però.
In compenso ora so tutto sulle cooperative sociali.
Da don Vito a Don Michele, da don Michele a don Vincenzo.
Piazzale semi vuoto, in ufficio in due, uno dei quali, per farsela passare, ha scelto l’altro per ubriacarlo di racconti, chiacchiere e pettegolezzi, dal tram patavino al sistema informativo aziendale, dai clienti ai suoi studi, dallo sport fatto in gioventù con spirito antico ai viaggi fatti e da fare, dai cimeli scoperti in casa all’amicizia storica con la famiglia Garibaldi.
Giuro, tre ombre di cabernet mi avrebbero stordito di meno.
Non capisco bene perché mi si voglia togliere dalla lista di amici. Massì.
Gli squillini? Oh my god!
Parenti dal lontano Ontario??? La regione delle lontre? L’Ontrario!
Sì, rispondere è cortesia?
Che tuffo nel passato, il piccolo H725 e il grande e grosso sceriffo Bud...

Devo smaltire i pandori.
Devo smaltire i pandoli

“Human – The Killers”

I did my best to notice
When the call came down the line
Up to the platform of surrender
I was brought but I was kind
And sometimes I get nervous
When I see an open door
Close your eyes
Clear your heart...
Cut the cord

Are we human?
Or are we dancer?
My sign is vital
My hands are cold
And I’m on my knees
Looking for the answer
Are we human?
Or are we dancer?

Pay my respects to grace and virtue
Send my condolences to good
Give my regards to soul and romance,
They always did the best they could
And so long to devotion
You taught me everything I know
Wave goodbye
Wish me well..
You’ve got to let me go

Are we human?
Or are we dancer?
My sign is vital
My hands are cold
And I’m on my knees
Looking for the answer
Are we human?
Or are we dancer?

Will your system be alright
When you dream of home tonight?
There is no message we’re receiving
Let me know is your heart still beating

Are we human?
Or are we dancer?
My sign is vital
My hands are cold
And I’m on my knees
Looking for the answer

You’ve got to let me know

Are we human?
Or are we dancer?
My sign is vital
My hands are cold
And I’m on my knees
Looking for the answer
Are we human
Or are we dancer?

Are we human?
Or are we dancer?

Are we human
Or are we dancer?


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mercoledì 31 dicembre 2008 - ore 18:46


(H)Anno Cotto Il 2008!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


“Anno bisesto, anno sensa sesto”, ovvero quando la saggezza popolare di un detto, di un proverbio, dice tutto e meglio di mille riflessioni e scritti.
Ultimi momenti di 2008, tra calcetti spettacolo e ricompensa in mille monetine, tra ricorsi storici, tra storie di terremoti e orgoglio padano, tra rincorse ai bancomat tutti saltati, tra prove e nuovi spunti, tra la tristezza di vedere due osti incapaci di svolgere il proprio lavoro o svolgerlo comunque senza l’attenzione e la poesia necesseraie dietro il bancone, tra la nostalgia del Franco che disegnava il trifoglio sulla schiuma della Guinness, tra zie montanare, tra paura, inadeguatezza e curiosità che nascono da una sola carezza, tra cenoni di San Silvestro organizzati un po’ a sorpresa e temo per conto terzi e noi... che culo, tra tanti discorsi che volevo tirare fuori ma aspetto gennaio per farlo, tra gli oroscopi di Paolo Fox che per quello che dice sarebbe da importare la caccia alla volpe (pure Adriana, sì) anche qui in Italia (e tanto si sa che è il cancro il segno più vivo, fantasioso, lunatico, romantico e sentimentale...), tra frange storte e grandi uomini che necessitano per forza di grandi persone attorno.

Sono pronti a finire giù per lo sciacquone:
Rovigo, il motore dell’Alfa, le sorelle che, a volte, ritornano per sbafarsi il patè, gli occhi altrui, i genitori che invecchiano e non sempre bene, quelle che fanno finta di non vederti e hai il dubbio che sia sempre la stessa persona, le parole dette e interpretate male quasi per forza, il tempo perso a vedere se qualcosa si muoveva, il cambio al vertice ma con le stesse basi, i Finlandesi e il figlio del Cavaliere, la cassa integrazione, i nani e gli storpi, feisbuc e le belle idee che da esso partono e non arrivano a destinazione, i suv, la televisione, chi trovo sempre quando meno me lo aspetto e mi sembra sempre che abbia un sorriso di plastica, i ritardi e la mancanza di rispetto, il profumo che è mio, il mocassino che è mio, il rayban che è sempre mio, pigrizia e superficialità mischiate anche ad un po’ d’invidia...

Sono pronti a finire in una cornice commemorativa:
i caffè, gli annessi e i connessi, pavone, lole e fajani, Brighton, i Manic e Dylan in Croazia, l’Heineken e gli Europei del bigolo, i Brightons o i Tesla Coils che siano, il “bello castello” ferrarese con le sue band, con i suoi barattoli di M&M’s, con i suoi gelati con l’amarena nascosta e i ritorni surreali, i martedì banali mai banali, le angurie, il compleanno con il botto prima e la festa poi, la sambuca Molinari, Paris, London, la Lambretta che mi cambia l’umore sempre in meglio, le feste a tema nelle ville vicentine, lo Sherwood e le sue lunghe notti, una dolce rotella e il suo sorriso, la PFM, Paul Weller, Dig Out Your Soul, l’Amsterdam, le sagre nuove e tutte quelle vecchie, Giulio il bigolaro, le feste di laurea, Caldiero, Corbanese, Feltre, Pedavena, Tenerife, Berna, Cristina D’Avena, i bei film e il cinema, il calcetto del giovedì e la squadra dei bianchi, i giovedì al Greenwich, Capitan Verderame, Miss Running e i mocassini, i Beach Boys, le toccate e fughe al mare, “Edward mani di forbice” a Chioggia, il fare tendenza, i Pornopilots e i video di fine agosto, Francis Rossi, Ale&David from Edimbrà, Loocaloo and Laralà, i barconi a Treviso, i biglietti degli aerei e i biglietti dei concerti, le vampirine aspirine, le compaesane e le nutrie pelose del Canton, Rebel Rebel, feisbuc e la sorprendente capacità di ritrovare contatti impensabili e il godere di non averne certi altri...

Lo scatolone pieno di bottiglie di vino è pronto.
Almeno affrontiamo il nuovo anno con il giusto spirito.
Buon principio.

“I’m Outta Time – Oasis“





La la la la la
La la la la la
La la la la la
La la la la la

Here’s a song
It reminds me of when we were young
Looking back at all the things we’ve done
You gotta keep on keepin’ on

Out to sea
Is the only place I am asleep
Can get myself some piece of mind
You know it’s getting hard to fly

If I’m to fall
Would you be there to applaud
Or would you hide behind the law
Because If I am to go
In my heart you grow
And that’s where you belong

If I’m to fall
Would you be there to applaud
Or would you hide behind the law
Because If I am to go
In my heart you grow
And that’s where you belong

If I’m to fall
Would you be there to applaud
Or would you hide behind the law
Because If I am to go
In my heart you grow
And that’s where you belong

Yes I’m out of time
I’m out of time
I’m out of time
I’m out of time
I’m out of time


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lunedì 29 dicembre 2008 - ore 19:35



(categoria: " Vita Quotidiana ")


La settimana delle Feste.
Faccio le feste, più come un cane che come PR.
L’antivigilia un po’ desolata, solo un brindisi, e veloce.
Di vigilia va di pesce, con Hootie e Sante il bandito, dal “folparo” ambulante in zona industriale a Limena, soprannominato Aquila per l’acume e la scaltrezza.

Il pasticcio meritava, eccome, una corsa fin Cadoneghe: tavola preparata per tre, vaschette ripiene di fritture e lessi ittici, il rosatello del Conte Belussi vendemmia 2006, un orologio a cucù un po’... timido?
Le fughe per il centro, stavolta sì, preso all’ultimo, le idee poco chiare iniziano a prendere forma nel giro di qualche bancarella: soddisfazione, nonostante le premesse.
Ehi, voi tre... sgammati!

Che bello godersi l’aria fresca, le luci e i colori, la cioccolata bollente.
Con molta, troppa tranquillità per la messa di mezzanotte, solo la notte di Natale avrei potuto reggere la vista di una coppia che si pensava scoppiata. Il coro? Un po’ meno peggio del solito anche se la versione italianizzata dell’immortale canzone natalizia lennoniana mi lascia sempre molto perplesso...
La signora Germana teme che la figlia resti zitella... a me lo viene a dire? A rate, arrivano tutti, com’è tradizione che sia.
La cioccolata nel medesimo locale dove l’anno prima si affermò con determinazione che “noi? lì? Mai più!”... la comodità ha sopraffatto la fermezza di spirito.
Auguri stipati a tutti, dal vostro amico dal basco marrone.
Il pranzo, con i parenti, meno del solito, non il cibo, sufficiente per arrivare sereni e satolli fino alla Befana.
Il giusto rilassamento a suon di episodi del più famoso lottatore mascherato.
Meglio smettere con le chiamate se quelli che mi rispondono hanno una nuova magagna ortopedica...
Puntuale, arriva come sempre la telefonata di chi si diverte ad ascoltare il menù.
Il tempo che non promette bene, la serata reagge è troppo distante, anche i Decimo Meridio, Curtarolo pure, mi scoccia far notare che è la stessa distanza che s’è percorsa per Vancimuglio, con l’unica differenza che in provincia di Vicenza la tormenta di neve è molto più forte. Già.
Quella era Britney? Questo è un irish coffee. Addio nottata mestrina.
Calzini a righine colorate e sciarpona spinata, bello l’inverno.
Quasi commosso con l’epilogo delle vicende di Tommy Aku.
Una zia a caso che tira pacco al pranzo bis di Santo Stefano???
Serata ai voti, o si esprime una preferenza o diventiamo sposi del Signore.
Il mio voto pesa e ci porta a sentire tale Pol, si chiama proprio così, nonostante la giacca bianca da orchestra di liscio le canzoni sono tutte rock. Che ridere con le tisane e le mosche della sambuca.
Winnie la “cacca”? Che lo sappiano, Facchinetti e Battaglia?
Una chiamata nel cuore della notte, temo di aver chiuso fuori qualche consanguinea aspirante star della tv... da buttarsi in... Canale.
Quasi una sommossa popolare in posta a Rubano, un’ora e mezzo di attesa e l’accondiscendenza degli addetti alle furberie dei soliti, hanno fatto saltare i nervi a più di qualcuno.
E i vigili fuori a mettere multe a raffica.
“Love to be hated”, onestamente a me piaceva già così com’era.
Ultime consegne, uomini messi “sotto”, di sopra a pulire.
Questi cugini che sembrano tutti uguali.
Le idee ragalo vengono sempre buone, prima o poi, mi candido a miglior riciclatore di tutto Le Brentelle, tre uomini ed un pacchetto.
Vicino all’Isamarket? Proprio davanti!
Cena dalla purpurea ed energica Berna, tra gente nuova o meno, omonime dal nome esotico che vivono nella roccaforte di Caselle assieme a tante altre vecchie conoscenze, professoresse, celerine, altro che educatrici, sbirri, marajoni, lampadati balestrati veci come me nono con le facce da culo e le maglie rosa, cugini servizievoli e cugine seviziate.
Basta pandori, 4 tipi in una sera possono bastare? Rhum e pera senza pera, appurato che la sambuca al caffè è ben sotto le aspettative, ci si consola con l’amico Jack.
Ecco perché non cambio cellulare da anni, tanti: vedi che due maroni inserire e spostare i numeri?
Il vulcano dei Gormiti anche no... la pista con le macchine... ecco!
Essere mamma, deterrente e attrazione allo stesso tempo?
Sì, mi sono fatto qualche giro al Fusinato all’epoca, senza soddisfazioni.
Stupore? Evidentemente non avevo capito nulla, se non che mi piacciono i caldi abbracci.
Ci si può svegliare la mattina con la sensazione di essersi tramutati nottetempo in un pandoro vivente affogato al whisky? Come la romanzerebbe, Kafka?
Un caffè per salutare gli emigranti, il fragolino non era previsto. A presto, sanbenedettini!
I-no-ki... I-no-ki... I-no-ki... I-no-ki... i giapponesi impazziti per il lottatore mascelluto.



Appuntamento davanti l’orologio in piazza, nice to meet you, Ale&David.

Ho capito che per un minimo di speranza di successo nel mondo del rock, dovrò trasferirmi a Glasgow, sperando che non mi accoltellino.
Aneddoti rockettari, visioni diverse di culture, chi è alle prese con un’invasione dalla Polonia, chi è alle prese con un’invasione dalla Romania... non ho dubbi su chi vada peggio.
Occhio, qui le macchine corrono e nessuno si ferma per far passare i pedoni sulle strisce, siamo ben lontani dalla realtà di Edimburgo.
La strada per Albignasego mi è più o meno chiara.
Un arrivederci, a presto, prestissimo.
Aperitivi aponensi? Perché no? Artisti, fotografi, dj... Carramba, direbbe la Carrà e non solo lei, la storia è sempre quella, solo che stavolta mi fa perdere ben 750 punti.
Orecchini che non stanno al loro posto, sacchetti biodegradabili, si va al cinema?
Il piano è perfetto, peccato non poter fare affidamento sull’organizzazione altrui.
Ciò significa “The Spirit” in prima fila, con la testa di sbieco, lo schermo lo si può vedere quasi tutto.
Ci hanno rubato l’idea di fare le sagome scure che escono dallo schermo...
Che lavoro, la molletta.
Se quel micio fosse stato Virgola sul serio...



Toh, uno storpio... ti pareva che non lo conoscessi? Sempre meglio storpi che nani.
La creanza di aspettarmi all’uscita, nonostante le parole scambiate in velocità?
Non lo avevo detto?!? Sarebbe bastato ascoltare con un minimo d’attenzione il proprio interlocutore... soprattutto quando l’interlocutore sono io.
A meno che io non abbia iniziato a parlare in arabo senza accorgermene.
Non me la cavo male come calciatore freelance.
Amici di ritorno dalla Germania, dai che ci troviamo, vecchia spugna!
Cosa farebbero le zie della contabilità senza di me?
Non capisco perché stamattina dovevo starmene in ufficio.
Per un’ora d’inventario e sette di noia.

“Un Giorno Inutile – Neil Sedaka”

Questo per me e’ un giorno inutile
vado cosi’ tra liete nuvole
e vedo piangere
alberi di nebbia intorno a me

Oggi mi par, di non esistere
senza di te non posso vivere
cosa sarebbero tutti i miei domani
senza te.

Ma tu tornerai
ed il mondo la sua luce riavra’
un delirio di gioia sara’
finalmente ritrovar
carezzar e baciar le tue mani

Questo per me e’ un giorno inutile
che passera’ lasciando un brivido
ma e’ solo un attimo
noi viviamo nell’eternità
ma e’ solo un attimo
noi viviamo nell’eternità


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martedì 23 dicembre 2008 - ore 13:49


Una Parentesi Feltrina
(categoria: " Viaggi ")


Mattina o Pomeriggio?
Gli affari si fanno presto, dice sempre una genitrice a caso.
La sveglia di solito non suona mai di sabato.
Zaino delle superiori e sacco a pelo, due stracci e via, prima tappa ed il primo compagno è pronto, seconda tappa e il secondo compagno è in ritardo, nonostante
“Ma è sempre così anche fuori?” “Da così a peggio?”
Centri commerciali, non possiamo presentarci a mani vuote.
Thè solubili? Da quando? Lui non è sposato? Due commessi che danno i numeri.
Non si può pagare con la carta Agip, neanche con il bancomat che non si trova più.
Impacchettatori di regali in velocità moviola, telefonate a destinatari sbagliati, il nostro amico non è “quello che blocca le carte bancomat”.
Intanto voi partite, noi arriviamo dopo aver tirato fuori le carte e cartine, dopo aver fatto fuori le crespelle della siora Marisa...
La strada ormai la conosciamo bene, quella è “la madonna dello Stargate”?
Il bigliettino, l’intestazione riporta il riferimento “Strada Valsugana, 21 dicembre 2008”, la busta con il buon Garibaldi affrancato, il testo a rime, compresa licenza poetica, è da alta scuola. Per la nostra maestrina.
La porta, almeno all’esterno, presenta ora un cuore: io fui preveggente.
Morbidi quei cuscini cuoriciosi?
Bagagli sparsi per tutto il soggiorno, il centrotavola con il vaso dei cioccolatini è una tentazione continua.
Tappa al bar dei rugbisti, occhio alla testa, quella “on the air” non è Mietta? Fiordaliso? La Vanoni???
Il bovis, da noi non c’è ed è un peccato.
Abbiamo al tavolo il sosia di Azouz Marzouk.
Come si pronuncia la marca “Peuterey”???
Passeggiate nella galleria dei mercatini di Natale, suonatori di zampogne che… ci seguono?

Foto di vicoli e gradini, paesaggi e duomi, cunicoli e scalinate seminascoste con quel profumo inconfondibile di giovani che si dedicano allo svago in cartine arrotolate.

La guardiola è chiusa, gli scavi del duomo pure.

La compilation natalizia, il tempo di spegnere la luce che qualcuno va ad abbassare il volume: il cd si blocca irrimediabilmente sulla traccia 4 per non farci ascoltare la più classica canzone natalizia degli Wham.
Il tuning non è un crimine???

Ne siamo così sicuri?
Le cioccolate nello stesso posto, giusto per farsi riconoscere: come fanno le donne a non avere i baffi di cacao?
Il pala ghiaccio, lo spettacolo è Biancaneve, sarei stato curioso di vedere i sette nani sui pattini.
Invece riproviamo con il museo dei Sogni e già che ci siano le auto in parcheggio è un buon segno: “se volete potete vedere questo e quello, ma se fate a meno è quasi meglio.” Come, scusa?
Alla faccia della cooperativa, pensavo che vivesse anche delle visite della gente curiosa e di passaggio...
Da ogni parte del mondo sono state raccolte acque, terre e ricordi. Oltre ai presepi particolari.

Anch’io voglio una natività dagli occhi a mandorla.
Il bastone del cammino? Ah beh, vedremo...vedremo se torneremo mai più.
Manca la tribù degli educati, nonostante l’offerta di un thè fumante.
Il giro in carrozza?
Pizzerie inerpicate, per noi la fredda sala “viola”, ingredienti autoctoni ma neanche un grappino offerto. Però, che panorama, Feltre by night.
Il collaudo dell’infusiera, ad ognuno il suo gusto, tra i barbagigi, i barbastreji, le birre equo solidali, il fantomatico parampampoli, prima dell’esagitata partita notturna a “Pictionnary Mania”, per la gioia degli altri condomini.
Via i tavoli, giù brande e sacchi a pelo, il soggiorno diventa la tana dei leoni, più che per il coraggio, per l’odore che ci sarebbe stato l’indomani mattina...
Si attende il segnale per dormire... arriva, non arriva… eccolo… rooonfff!
Risvegli dolci con i cioccolatini superstiti, mobbing sui più pigri, sigle di cartoni come colonna sonora, trasbordi massicci di foto, dal Castellano ad un fine agosto feltrino.
Colazioni a filo di sirena, sarebbe stata ora di pranzo, valeva la pena solo per la mousse alla birra Pedavena, con mele e noci tipiche di questi luoghi.
Un regalo insolito, un rosso bigliettino arrotolato che rivela la mia paternità a distanza nei confronti di un bimbo sudamericano.
Il mercato che sbaracca al nostro incedere, un po’ una costante le chiusure al nostro interessamento. Ultime fresche passeggiate, la neve tutto intorno, i due fiumi che si uniscono sotto il ponte, molti chilometri più avanti confluiranno entrambi nel Piave.

Ultima tappa?
La birreria Pedavena!

Ma la nostra amica dov’è??? Mansueta, stavolta.
Avventure dall’Ecuador, storie di miopie risolte
Si organizza o no questo famoso “tour enogastronomico culturale”?
Il momento dei saluti, sul tramonto, dobbiamo ricambiare presto la disponibilità e l’allegria.
Un abbraccio grande così, grazie Micky.

Le gallerie, il lago di Arsiè, la Valsugana, la Madonna dello stargate (che poi non sappiamo se in effetti è una rappresentazione della Vergine...), i blindati parcheggiati lungo la strada.
Ultimi scherzoni e ultimi svarioni, fuori uno, fuori due.
L’asino e il bue?!?

“Last Christmas - Wham”

Last Christmas, I gave you my heart
But the very next day, You gave it away
This year, to save me from tears
I’ll give it to someone special

Last Christmas, I gave you my heart
But the very next day, You gave it away
This year, to save me from tears
I’ll give it to someone special

Once bitten and twice shy
I keep my distance but you still catch my eye
Tell me baby do you recognise me?
Well it’s been a year, it doesn’t surprise me

(Happy Christmas!) I wrapped it up and sent it
With a note saying "I Love You" I meant it
Now I know what a fool I’ve been
But if you kissed me now I know you’d fool me again

(Oooh. Oooh Baby)

A crowded room, friends with tired eyes
I’m hiding from you and your soul of ice
My God I thought you were someone to rely on
Me? I guess I was a shoulder to cry on
A face on a lover with a fire in his heart
A man undercover but you tore me apart
Oooh Oooh
Now I’ve found a real love you’ll never fool me again

A face on a lover with a fire in his heart
(Gave you my heart)
A man undercover but you tore me apart
Next year
I’ll give it to someone, I’ll give it to someone special
special
someone
someone
I’ll give it to someone, I’ll give it to someone special
who’ll give me something in return
I’ll give it to someone
hold my heart and watch it burn
I’ll give it to someone, I’ll give it to someone special
I’ve got you here to stay
I can love you for a day
I thought you were someone special
gave you my heart
I’ll give it to someone, I’ll give it to someone
last christmas I gave you my heart
you gave it away
I’ll give it to someone, I’ll give it to someone


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martedì 23 dicembre 2008 - ore 13:09


E’ L’Uomo Tigre Che Lotta Anche A Natale?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un nuovo esperimento al bancone, Animanera&Molinari, non male, non male.
Compaesana in pandant, bracciali da magica Emi, un centratore di buchi che scambia gli stivali per posacenere, i Blur che mi perseguitano. Il cugino feltrino, infeltrito, a cui manca una “d” per essere cantautore o per esser il figo di Beverly Hills 90210.
Finalmente il telefono squilla, tre giorni di blackout che ora ci costringono alle corse pazze prima della chiusura. E anche dopo, dannazione.
I meeting mensili, poco da dire, tanto da fare.
Tra una cosa e l’altra, un dritto, fino alla “pizza degli Acquisti”, con vista sul Prato senza erba.
Davvero nobile il nuovo capo che s’è fatto carico del conto con la carta di credito aziendale.
Non pensavo di avere dei colleghi così “sapientemente” soporiferi.
Ovvio che il capo toscano fumi il sigaro toscano.
Padova che pare Londra, vuoi per la nebbia, vuoi per i furgoni dell’Aps con la guida a destra.
Come guardia del corpo faccio la mia figura.
La pizza a mezzodì con il secondo capo, meno nobile, ma tavolata più grande e casinista, tutta interessata al mio lavoro certosino di eliminazione rucola causa errore clamoroso da parte del pizzaiolo.
Ci siamo dimenticato della festa d’addio di Raminguez? Poco male, dispiacere di averti conosciuto.
Attrezzi ginnici lasciati in mezzo al corridoio che si divertono a farmi gli sgambetti.
Propongo qualche giorno in ritiro per la squadra dei bianchi, c’è bisogno di rifondarla nello spirito, oltre che sfondare le caviglie al biondino fenomeno dei neri.
Terza pizza su tre pasti, come si fa a portare la pizza prima della birra???
Meglio conoscere a tavola le persone, piuttosto che sul campo e da avversari... chi ha un promontorio a Panama, chi non sa scrivere sms, chi progetta il viaggione, chi ha la morosa con troppi fratelli.
Guarda che Rubano è a neanche dieci minuti da Padova. Un club verde... un giardino estivo aperto in dicembre? L’importante è essere accolti da un cappotto rosso che mi porge un rhum e cola; non pensiamo alle leggi italiane,
La sveglia ha deciso di non suonare a tempo debito, fatalità proprio la mattina che avevo un appuntamento con un fornitore fissato presto all’apertura.
Nonostante la fretta, tra il profumo di pane e un pacchetto di morbide, mi fermo ad ammirare la Lambretta scarenata in vetrina dal fornaio.
Un bagagliaio pieno d’olio, solo un quarto destinato a me.
Una giornata stranamente concitata, di solito, all’ultimo giorno prima della sosta, c’è un clima rilassato, anzi no, si batteva proprio la fiacca... un modo per dimostrare che si è indispensabili in vista dell’anno nuovo?
Addio, ingegnere. Non so se mi mancherà.
Auguri di qua e di là, scappo che Ciano Rosso mi aspetta con le quattro ruote che, causa indisponibilità a magazzino, non mi permettono di fare il nazionalista.
Dov’è questo teatro di via Sorio? No, questo ambulatorio veterinario sembre il classico bunker da esperimenti genetici in stile X-files.
La nostra “pallida” neo docente Memole che interpreta il figlio di Venceslao. Evviva Padrebù!!
L’orso trasportato in Panda, seduto davanti, con le cinture allacciate.
Sono il primo ad arrivare? Non c’era dubbio.
Olandesità ripiene di gente, saluti a tutti tutti, tanti, dediche raccolte da terra, madri compagne di serate, cugine e cugini, barti in toccata e fuga, torte ma non di compleanno per il compleanno mistico: sei invitato ma anche se non puoi venire... meglio così.
Simpatiasim, un giocogiò tremendotrè.
E se mi proponessi come dj col nome d’arte di Loocaloo?
Una bella parentesi feltrina.
Meglio Tommy Aku o Naoto Date?
Diplomati a “Tana delle Tigri”.

Lunedì, tra inventari che stentano a partire, ceste da ritirare, scherzetti fatti ai nuovi fornitori che non apprezzano, brioche offerte da nuovi ingegneri, panettoni coccolatosi da colleghi con morose pasticcere e pasticcione, spritz con il vecchio capo, vaschette prelevate in rosticceria perché la pizza ormai mi va fuori per gli occhi, canzoni che vengono e altre che nascono per non assomigliare troppo a quella dei Blues Brothers...
Perché non sono a letto a dormire? Perché dovevo ricevere un’email dal collega davanti a me con scritto “l’abbiale”, intendendo la comprensione di un linguaggio dal movimento delle labbra...
Che palle di Natale.

“Gimme Some Lovin – The Spencer Davis Group”

Well, my temperature’s risin’ and my feet on the floor,
Twenty people knockin’ ’cause they’re wanting some more,
Let me in, baby, I don’t know what you’ve got,
But you’d better take it easy, this place is hot

So glad we made it, so glad we made it
You gotta gimme some lovin’, gimme some lovin’
Gimme some lovin’ every day.

Well, I feel so good, ev’rything is sounding hot,
Better take it easy, ’cause the place is on fire,
Been a hard day and I don’t know what to do,
Wait a minute, baby, it could happen to you.

So glad we made it, so glad we made it
You gotta gimme some lovin’, gimme some lovin’
Gimme some lovin’ every day.

Well, I feel so good, ev’rybody’s gettin’ high,
Better take it easy, ’cause the place is on fire
Been a hard day, nothin’ went too good,
Now I’m gonna relax, honey, ev’rybody should

So glad we made it, so glad we made it
You gotta gimme some lovin’, gimme some lovin’
Gimme some lovin’ every day.


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martedì 16 dicembre 2008 - ore 22:41


Yo No Soy Marinero, Soy Capitan (Cantava Esteban)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I casi, talmente casuali che sembrano pilotati, arrivi in porti fiamminghi un po’ a rate, chi va in disco (in disco?), chi arriva dai concerti con i poster arrotolati sotto braccio.
In qualche modo, rispetto chi ama la salsa e l’hip-hop. E me la rido, anche.
Il kit kat, quello bianco, è usato come antidepressivo.
Liste e valorizzazioni dell’acciaio in casa, pare impossibile che fino a qualche mese fa quasi non riuscissi a star dietro agli ordini da inviare ed ora, invece, il mio compito principale sembra proprio essere di annullare quanto già fatto.
Mamme orbe, più del solito.
Non si possono mandare tre sms in un minuto, non si può avere ancora sul display la scritta “messaggio inviato” e sentire che ne è già arrivato un altro dall’ormai noto personaggio...
Le luci del nostro San Siro in miniatura che si spengono, uomini in prestito, la fregatura un po’ sapevo che c’era, ma onorevole il gesto.
Mi spiace rispondere di no ad un paio di inviti di fila... fatalità proprio due weekend organizzati da tempo...
Il tempo del cambio, giovedì dedicato alla difesa della musica indipendente, un plauso per il club sandwich omonimo, le isole di ceramica, giovani, bravissimi, confusi, che belli i papà con le macchine fotografiche anni 80.
Riunioni di vampire, tempo da lupi.
Il capo c’invita a cena? Che voglia pagare lui?
Non funziona il gestionale, non funziona la posta, nemmeno internet, figurarsi i telefoni: come non fare nulla lo stesso (e pagati) e senza aderire allo sciopero della CGIL.
Un accappatoio, con tanto di logo della fonderia, un regalo particolare, per fortuna non è fabbricato con ghisa grigia o sferoidale.
Partenza serale anticipata, stavolta non gireremo a vuoto due ore su e giù per la Marca.
Un’arena di presepi e presepietti? Se qualcuno si fosse degnato di rispondere tempestivamente (cosa che non succede mai) anche con un no... se non ci fossero stati da reggere due moccoli al prezzo di uno.
Il fantomatico “barcon”, davvero carino, dal ristorante sotto, al bar con pista di sopra e il terrazzino di prua. Bel live, buona musica dalla nostra dj preferita, il resto molto discutibile ma danzabile.
Il classico ebete di turno, da tirargli un calcio sulla bocca durante le sue invadenti performance “air guitar” sul pavimento. Per lo meno da sputargli sul muso: bisogna pur togliersi qualche piccola soddisfazione.
Sabati in cui tra, Verona e Bologna, la spunta Peraga. Per fortuna che il ritrovo nel fine settimana doveva agevolare qualcuno che evidentemente non è ancora abbastanza agevolato.
Il risultato ci riempie d’orgoglio!
Una batteria che copre il rumore della pioggia, al teatro di Limena si registrano nuove porno song.
La mia ipotetica nuova squadra contro la mia ultima, due categorie sotto rispetto alla stagione scorsa, possibile che il livello sia così scarso???
Almeno sono tornato in possesso del mio cd dei Black Rebel!
Caffè, cantucci e liquori a base d’anice e mosto, guardando in tv il buon Squarcina che brama i sexydollari di Predolin e una patacca vigliacca (un po’ baldracca), prima che il gradimento scenda sotto la soglia di allarme... arrivederci a Natale.

Il mulino di solito gira, si vede che non c’è vento, ma c’è il solito amico con la G al posto della J che per la seconda volta di fila azzecca ora e posto.
Bye Bye, Tenerife.
Stavolta si tagga tardi, non c’è verso di farsi capire per il discorso della tessera, l’orso pare definitivamente disperso. O abbattuto?
Non pieno ma tutti ballano, anche le canzoni “doppie”...
La lunga fila da Alfio, non so se dipenda dall’ora o dal posto ma qui la gente tira fuori proprio il peggio di sé.
Argini allagati, l’Alfa sopravvive al guado, mia madre per poco non riesce a fare altrettanto con la paura...
Viva i parenti, quasi tutti, viva i pranzi offerti dalla “nonna” Narcisa, viva i suoi 82 anni, viva il tanto vino rosso, tanto vino e anche tanto rosso.
Ritorni da Venezia, lasciamo perdere, non ho né la voglia né l’umore adatto per la partita.
Soprattutto se assieme ad un nugolo di juventini, soprattutto visto il risultato.
Hannibal Lecter mejo serial killer.
Non voglio fare le corse per far finta di suonare.
Mi commuovo troppo a rivedere le lacrime di Franco Baresi.
E’ ufficiale: gli Spandau mi fanno cagare.

Non vedo poi perché avrebbero potuto piacermi.
Il tasso alcolico a 0,2? Perché non a -0,7? In negativo anche.
Credo veramente che si stia arrivando all’assurdo, una caccia alla streghe... una birra e diventi “ubriaco al volante”...
Non è solo l’alcool, accidenti, ma anche l’alta velocità, l’inesperienza del guidatore, la macchina troppo potente, la mancanza di alternative valide all’auto.
Che poi, mettere degli etilometri a disposizione di bar e locali pare brutto... al massimo ci sono le macchinette sbarluccicose con la cannuccia che ti sparano un valore per la modica cifra di un euro...
I colleghi trentini, tutti fighi, loro.
Il “buffet” di Natale, una volta era il “pranzo”, tanti auguri, tutti felici, peccato continuino a rifilarmi l’odiato panettone.
Il clima, altro che di Avvento, sembrava da Ultima Cena da Settimana Santa...
Andate in pace, troppa pace.
Telefoni sempre muti, email sempre disperse, connessioni internet sempre inesistenti, difficile trattenere gli sbadigli. Lavorare il sabato? Ma siete impazziti?
Intanto mi tocca fare pulizie.
Noooo, l’inventario noooo!!!
Cantato vittoria troppo presto.
Devo inventariarmi qualche stratagemma per evitarlo...
Tipo entrare in qualche posto con “Rebel Rebel” di sottofondo.

“Banquet – Bloc Party”

A heart of stone, a smoking gun
I can give you life, I can take it away

A heart of stone, a smoking gun
I’m working it out
Why’d you feel so underrated?
Why’d you feel so negated?

Turning away from the light
Becoming adult
Turning into my soul
I wanted to bite not destroy
To feel her underneath
Turning into my soul

She don’t think straight
She’s got such a dirty mind and it never ever stops
And you don’t taste like her and you never ever will
And we don’t read the papers, we don’t read the news
Heaven’s never enough, we will never be fooled

And if you feel a little left behind
I will see you on the other side

Cos I’m on fire
I’m on fire when you come

I’m on fire so stub me out


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mercoledì 10 dicembre 2008 - ore 21:55


Io Nuvolo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I suoni e le canzoni a firma Gallagher, Guinness in quantità e vecchi amici, nostalgia da Supernova e di tutte le serate che furono, dalle (dis)avventure milanesi e non, d’amori e amicizie.
Il concerto di Cesare Cremonini? Ehm... Mah... Ecco...
Olandesità e brit sound, sorprese dalla provincia veneziana, sambuche, amici danzerecci, si va via maleducatamente senza salutare solo perché avevano sprangato la porta e fuori si battevano i denti...
L’appuntamento Aperol soda con il buon Hootie, inizio a prenderci gusto... e mi spiace per l’amico Giò, assolutamente snobbato.
Consegne furtive di alluminio, per fortuna non hanno chiamato i Carabinieri.
Non so, una session e delle osservazioni che non mi hanno molto convinto...
Per fortuna dovevo essere io ad arrivare leggermente in ritardo... una statua di ghiaccio a forma di Memole nostrana appariva davanti al Blues.
Non ho gradito affatto questo rimangiarsi gli intenti e le preferenze della sera prima.
Nuove dimore, una casa che nasce poco a poco. Interno 4, tanti amici per il battesimo della sala, con ritorni dal centro Italia, trasferte in cerca di tavoli in futuri club rock’n’roll, la mosca arsa viva nella stufa, il carillon dal suono sinistro, il colorato omino delle pizze, la “vigliacca”, l’indovina chi, che è Jack, se non Daniels, sarà Disaronno.
Non ho capito chi voleva andare a fare cosa in giro per il Veneto... l’impoltronimento non è compatibile con gli intenti, evidentemente.
Raggiungetemi più tardi, se vi comoda se ce la fate.
Il (Manchester) City Hall, da quanto, la novità della drink card, amici musicologhi e musicisti neo laureati, “maestri” in azione a suon di sigle, vespisti di ritorno definitivo dalla Lombardia e pronti a nuove emigrazioni, compaesane in libera uscita e amici che non arrivano.
Se non tardi, per il solito drink senza vodka, perché al colluttorio alcolico ho detto no.
Gente che mi scrive per la seconda volta di fila perché non viene cagata manco di striscio... che ci posso fare, io?
Faccio la guardia a Ceci e Giuliano, va, che è meglio.
A casa mia è una guerra, quando è ora di addobbi natalizi: dovrebbe essere un momento di bontà estrema e unione familiare, il rischio concreto è quello di scannarsi l’un l’altro... bennnne!
Una domenica natalizia per il centro, una passeggiata sfidando ressa e freddo, si cede alle bancarelle eh?
Bello il cappello a forma di borsa. O era una borsa a forma di cappello?
Gente dispersa nel grande magazzino, il caso di trovare un vecchio amico nell’attesa e ancora avanzare tempo in cerca dei desaparecidos che quasi baruffano per una giacca.
Che poi la mia è più bella lo stesso.
Questo è un bar da coppiette eh, io ve lo dico. Le bave per quella pizzetta morbida e bollente.
A casa? Sapevo che ormai non avrei trovato manco le briciole sulla tovaglia.
La puntualità è sempre un optional? C’è un che di comico sul fatto che l’sms sia stato mandato a chi sicuramente puntuale non sarebbe mai stato.
Non ho riso molto, uno sfogo in auto che potevo anche risparmiarmi. O ripetere, al secondo spettacolo con più spettatori.
Avrei dovuto dedicarmi di più al teatro, ad uno in particolare e per momenti particolari.
Divani rossi, guardando sempre il solito film che ormai conosco a memoria, stupendomi di aggiunte su libri facciali, con amici giudicanti e annebbiati arrivati da Piacenza che non possono nutrirsi causa cuoco disperso. Cioè... dico io... ma serve per forza il cuoco per una piadina o un toast???
Niente più serata anni 90?
La carovana per Mestre, un saluto ai due pini marittimi dell’A4.
Che fine ha fatto l’orso? Concerti troppo tardivi, per suonare uno strumento può bastare un dito e una nota compulsiva. Gente che va via presto, gente che non arriva proprio, si fa il possibile.
La sveglia con il pasticcio fumante.
Una falsa domenica, questo lunedì che ha un traffico della Madonna, giusto per stare in tema.
Boscaioli all’opera, nel senso fisico, non musicale, del termine, architetti alle mostre, parcheggi lontani, le bancarelle che più o meno sono quelle ma che non emanano ancora quella tipica sensazione di festa dicembrina.
Finalmente il Dada Caffè, complimenti Debora e Omar.
Prima spritz e poi cioccolata ricoperta da mezzo litro di panna?
Chi corre a casa a fare l’albero, chi in piazza per la pizza con la scarpa destra che puzza.
Si può andare anche a piedi sì, che non si muore mica, al massimo qualcuno si addormenta in piedi.
Simpatia Totò, mai una volta che vada tutto liscio con questo napoletano.
“Ehm… ho rotto la sedia”... E’ una mia specialità, rompere sedie.
“Problemi???”, ci immaginiamo un fucile ad acqua e ancora ridiamo.
Tutti stipati per stare caldi, niente ponch, le cioccolate forse sono belle ma non sicuramente buone, meglio dedicarsi al whisky e a discorsi semiseri, anzi, di serio niente, solo discorsi semi, su controlli medici vergognosi...
Che palle leggere una ad una le email arrivate in ufficio... ma... queste tre, quattro, tale Caspar... mio dio!!
Si chiama al volo il compare per condividere lo stupore e la gioia: peccato non avesse capito il senso (ma forse non aveva neanche letto...)
Siamo stati invitati all’ “Alberto’s Deer do”.
Un matrimonio in tre tempi: non voglio assolutamente mancare a nessuna frazione di gioco!
Where? Dove c’è il cerchietto!

Mi si cariano i denti a leggere certe falsità scritte, dei botta e risposta tra un simpatico fessacchiotto e un’immeritevole snob.
Ho guardato, mi sono anche concentrato, certo è che The Secret yutubbesco sembra abbracciare filosofie di vita troppo... buoniste... Vuoi vedere che a forza di sorridere e ringraziare ogni giorno non si sa bene se Dio, se Buddha, se l’Universo, se la Forza, se Atena, iniziano a piovermi addosso i milioni di euri??? Ma deeeeei.
Telefonate a bassa voce, un po’ di depressione? Un momento di smonamento? Certo è che ho una dolce zia richiestissima: va “Aruba”.
Riunioni di qua e di là, 50 persone da lasciare a casa con l’inizio del 2009.
Ecco perché il pranzo di Natale aziendale è stato ridimensionato a semplice buffet.
Per venerdì? Lasciamo perdere il ritrovo di 4 gatti.
Qualcuno sente la mia astinenza? Vicini e meno vicini, vi darò la dose necessaria di Lucantropo.
I miei compaesani Saccolongevi... sono dei malati immaginari o si affezionano?
Non ho capito come mai si fissi un’ora e un giorno per provare ciò che non si è provato nel giorno di festa se tanto poi, comunque, ognuno ha i cavoli suoi da fare...
Sarà la pioggia, sarà il tempo, qui mi pare che la gente sia veramente variabile.
La finisco qua, tra svogliatezza camuffata da malessere e messaggi e chiamate non risposte.
Al Canton sono previsti rovesci e forti temporali.

“Good Days Bad Days – Kaiser Chiefs“

Follow the underdog
Hold on his collar tight
This city loves a scrap
One day its gonna fight

Sticks and stones and animal bones
Cant stop me from having a good day on a bad day
There’s good days and bad days
Making a night of it
Breaking the barriers
Drowning the sorrows
Upset the regulars

Sticks and stones and animal bones
Can’t stop me from getting away with
Good days and bad days
There’s good days and bad days

Oooah hey hey, hey hey
Hey hey, hey hey
Oooah hey hey, hey hey
Hey hey, hey hey
(Good days and bad days)

Sticks and stones and animal bones
Sticks and stones and animal bones
There’s good days and bad days
There’s good days and bad days

Hey hey, hey hey
Hey hey, hey hey
Hey hey, hey hey
Hey hey, hey hey

If you had a different attitude
Instead of taking taking to
You have missed an opportunity
And that’s a really big mistake
If you had a different attitude
You’d still have good days and bad days

Hey hey hey


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venerdì 5 dicembre 2008 - ore 21:37


Tagli Arrugginiti
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Chi prima chi dopo, “il tuo colluttorio è già pronto” era una battuta che per un attimo mi ha fatto veramente sudare freddo.
Una delle più brutte cover dei Beatles, se la lei di turno fosse stata un armadio di donna? Eleonore Rugby???
Le creme anti età... per me? Li porto così male i miei anni?
Per fortuna che qualcuno si accorge del nuovo taglio di capelli, la notizia fa il giro... del Bassanello.
Regali di Natale impegnativi, non me li merito. Cioè, non si può.
Non pensavo di condividere anche questi piccoli globuli rossi e patologie, a posteriori.
Io non ho visto chi era in incognito, che sia chiaro.
Il cliente di punta taglia ordini? Annullare tutto!
Mi sento puntato dai miei fornitori e in qualche modo ho la sensazione di aver contribuito a deprimere un mercato già malmesso.
La reazione alla malattia chiamata facebook: la pizza con i vecchi amici.
Meglio farla subito, tanto a gennaio non ci cagheremo già più, come abbiamo sempre fatto in questi ultimi 10 anni.
Un giro per gli auguri, nuove elevate conoscenze direttamente dalle Canarie, il mio nome preferito.
Un concerto privato degli Stadio e un palazzetto intero affittato per la festa dell’Antonveneta? Poverini...
In discesa verso lidi rock dei paesi bassi, canoisti infreddoliti alla porta, torte, calciatrici, bambolotti, aspiranti rockstar con l’aspetto di bravi ragazzi che mettono dischi, devo arrivare io per ordinare il giro di sambuche.
La casa ipotetica, negli intenti me l’hanno già arredata, il dettaglio con il poster di Sean non lo vedo molto bene in soggiorno.
Nascono passioni per le olive (ma come si fa, a questa età?), il teatro, causo Montenegro, al di qua e al di là del bancone.
La continua rincorsa agli annullamenti... estenuante.
Manca uno? Sempre quello, eh?
Sante, santo subito per un giovedì, anzi, due, vittoria assicurata.
Le donne di casa se ne vanno al cinema??? Tardi per giunta, mamma mia, oggi mi aspettavo nevicasse e di brutto.
Niente report musicali questa settimana, niente cappelli grigi e viola.
Migliaia di eventi per questo lungo weekend?
Se la risposta è un no, abbiate il coraggio di dirmela e non smenarla tanto per le lunghe.
I vecchi “amici” che dovrebbero venire alla famosa cena della vecchia compagnia e già se la tirano...
Ci si stupisce che non sembrino dispiaciuti di non esserci? Nessuna sorpresa... cazzo, ci sarà stato un motivo se in questi ultimi 10 anni a momenti manco ci si salutava.
Rottamo e riconsegno, riconsegno e rottamo, farò pure le veci del corriere, all’occorenza.
“Ma allora te sì un giovanotto, come me fiolo...”
Eh sì, cara signora della fonderia.
Un anno fa, la Thyssen.
L’acciaio... il ferro... sotto l’acqua... diventano ruggine.

“ Pictures Of Matchstick Men – Status Quo”

When I look up to the skies
I see your eyes a funny kind of yellow
I rush home to bed I soak my head
I see your face underneath my pillow
I wake next morning, tired, still yawning
See your face come peeping through my window

Pictures of matchstick men and you
Mirages of matchstick men and you
All I ever see is them and you

Windows echo your reflection
When I look in their direction now
When will this haunting stop?
Your face it just won’t leave me alone

Pictures of matchstick men and you
Mirages of matchstick men and you
All I ever see is them and you

You’re in the sky and with the sky
You make men cry, you lie
You’re in the sky and with the sky
You make men cry, you lie

Pictures of matchstick men and
Pictures of matchstick men and you
Pictures of matchstick men...


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