boh, x me va bene parlare, pardon, scrivere di tutto,beh, almeno spero che qualcuno scriva!politica, musica, passioni, tempo libero, ecc.
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martedì 3 giugno 2003 - ore 18:49
l'amore nn guasta
(categoria: " Riflessioni ")
breve summa delle frasi che mi hanno colpito di+ finora di "l'amore non guasta" di j. coe
"(...) allora voleva proprio dire che aveva mancato la sua opportunità, e chissà se lei, una donna di 34 anni, sarebbe stata capace di trovare qualcuno che le piacesse abbastanza, e chissà se poi se la sarebbe sentita di sorbirsi daccappo tutta quanta la trafila ?(...)"
Certe facce svaniscono nell'attimo stesso in cui escono da una stanza. Altre facce invece non svaniscono mai.Mai,mai.
Sa, il problema d'inquadrare che tipo d'uomo sarò a quarantasei ani è che non ho idea, veramente non ho la minima idea, di che tipo d'uomo sono ora (...) mi sento completamente vuoto. (...) nessuno mi conosce veramente, ecco il guaio, e io ho bisogno urgente di qualcuno che mi dica chi sono.
Uno concepisce un ossessione e poi ci si attacca.
Da quando sono in questa università, mi sono legato con tre, no, quattro, forse cinque- o erano due?- donne diverse, e ciascuna si è macchiata dello stesso delitto: non essere Kate.
quel talento meraviglioso che hanno gli uomini per i silenzi seccati e senza spiegazione.
Il sesso implica possesso.
IO credo che il sorriso delle donne tu non lo capisca affatto: perché è tutt'uno con la liberazione, con il lasciarsi andare.
ciao
pigna
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lunedì 2 giugno 2003 - ore 11:41
la vera delicatezza
(categoria: " Riflessioni ")
la vera delicatezza richiede un tocco di seta, ma quello di Saeki era, al massimo, di rayon
capito?
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domenica 1 giugno 2003 - ore 14:24
meditate
(categoria: " Pensieri ")
Kazu sentiva che una certa secchezza della pelle era comune ai tre uomini, compreso Noguchi. Le loro pello erano inaridite dalla lunga assenza dai posti di comando, così come la pelle di certi uomini si inaridisce per la prolungata lontananza da un corpo di donna.
colonna sonora: leave home (ramones); is this it (strokes)
ciao
pigna
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sabato 31 maggio 2003 - ore 17:16
il madrigale triste dagli occhi azzurri
(categoria: " Poesia ")
il madrigale che ai tuoi occhi canterei
avrebbe l'umiltà e il sentimento
che hanno i greggi nelle sere
sopite e annuvolate dell'inverno.
la castità ignorata delle acque,
l'aroma del grano sotto il cielo
profondo delle notti d'estate,
l'ingenuità pagana dell'incenso
e il profumo di una remota pioggia
che giunge aggrovigliato col vento.
sei così bambina che le mie tristezze
ascolti distratta e sorridente,
con la bocca dischiusa e lo sguardo
nascosto nel tuo stesso pensiero,
come se la mia passione colma di notte
fosse splendente argento di specchio,
come se la mia storia oscura e intensa
fosse presa da qualche vecchia fiaba.
i tuoi occhi, miniature dei laghi,
guardano come immersi in un sogno.
sono raggi di luna alla mia penombra,
catene alle mie braccia e alla mia voce.
ogni baleno azzurro delle tue pupille
apre un pozzo d'amore nel mio petto.
ma non posso dissetarmi d'acquasanta,
bechè ,m'infiammi il sole dei desideri.
com discrezione il mio canto deridi
odorando le rose dei tuoi seni,
senza pensare al ritmo del mio canto
che ha l'umiltà e il sentimento
dei greggi all'imbrunire, in sere
sopite e annuvolate dell'inverno.
hai l'anima intatta, addormentata,
e i tuoi occhi son per questo morti.
ignori il bacio e l'inquietudine.
per essi non hai versato il tuo spirito.
quando conoscerai l'amore comprenderai
la tristezza di garofani andalusi,
d'ulivo vecchio e di sanguinante cantilena
che piange il tuo sfuggente sguardo.
occhi azzurri che, coperti di neve
e di gigli sfioriti, vi aprite così distanti
dai miei che, appassionati e scuri,
conoscono le saette e le notti
in riva al mare sotto i limoni.
spezzerò la mia passione contro una stella.
davanti a te non posso che tacere,
mormorando il mio dolente madrigale
come un monaco che prega nel convento.
e così dovrò pregare finchè non mi scenda la pace nel cuore e la neve sui capelli.
ma il mio amore per te, donna lontana,
darà la sua rosa eterna con il tempo.
fino ad allora, canterà la mia colomba.
la radice del cipresso mi spezza le ossa:
ma voi udrete il mio madrigale,
occhi azzurri che guardare non voglio,
ma che pur senza guardarli danno la morte
col pugnale azzurro del ricordo di loro.
vi chiuderà una mano lasciando ignota
la mia tristezza di cuore ammalato.
per questo il madrigale che io vi canterei
avrebbe l'umiltà e il sentimento
che hanno i greggi nelle sere
sopite e annuvolate dell'inverno.
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venerdì 30 maggio 2003 - ore 16:06
logarcia lorca
(categoria: " Poesia ")
ebbene si, ieri grandi acquisti:mishima, coe, garcia lorca...penso che mi dedicherò alle letture intense prossimamente!
sono a parma un caldo e un afa opprimenti!
ciao
pigna
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