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percy, 26 anni spritzino di Noventa Pd-Barcellona presto CHE FACCIO? narcotrafficante-attore in telenovelas sudamerican Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO tutto quello che mi capita sotto mano INTERNAZIONALE FOCUS Miracolo a SantAnna HO VISTO gli occhi più belli e il sorriso più dolce MAKKARONE! che mi manca la tesi STO ASCOLTANDO la mia testa crosby,stills,nash and young the doors queen led zeppelin deep purple pink floyd america rock steady(reggae) de andrè u2 jimi hendrix cat stevens i cd della lalla ABBIGLIAMENTO del GIORNO felpa,tuta e maglietta per stare in casa... poi deciderò... ORA VORREI TANTO... lavoro lavoro lavoro! STO STUDIANDO... cosa fare in futuro ogni modo per arrivare dove desidero OGGI IL MIO UMORE E'... ottimo umore!gracias ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) Divertirsi senza inibizioni, senza preoccuparsi di quello che la gente potrebbe pensare...o dire... 2) Sentire che per qualcuno tu conti davvero 3) Un pensiero, un sorriso, un complimento, un messaggio, una carezza, qualsiasi cosa di inaspettato...e di terribilmente piacevole... 4) Andare al concerto del tuo gruppo prefeito.. e pogare come un pazzo, conoscendo migliaia di altra gente come te |
ADORO IL CAOS, MA DETESTO L’IMPRECISONE. "I can resist everything except temptation" O.Wilde "Barcellona ti entra nel sangue e ti ruba l’anima" Zafon
sabato 25 agosto 2007 - ore 16:47 Bisognerebbe sempre essere innamorati. Questa è la ragione per cui non bisognerebbe mai sposarsi. E’ molto romantico essere innamorati. Non vi è niente di romantico in una proposta ben precisa, si corre sempre il rischio di essere accettati. Di solito lo si è, credo. Allora l’eccitazione se ne va per sempre. OSCAR WILDE RIPORTO QNT GIà SCRITTO NEL BLOG DI eli*sgruNT E CONDIVIDO TUTTO...è LA VERITà...NN DICIAMO D NO... LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK martedì 21 agosto 2007 - ore 23:31 AMORE IMPOSSIBILE “ Dovrei smettere di fumare”. Così ragionò Dragan. Alle 2.53 della notte stava iniziando il suo secondo pacchetto di sigarette di contrabbando. Certo, fare il cecchino era molto stressante, ma avrebbe potuto masticare una gomma, mangiare qualcosa. Attendeva inesorabilmente che qualche civile sprovveduto uscisse di casa oltre l’orario del coprifuoco per freddarlo, lasciandogli solo il tempo per accorgersi che la sua vita finiva lì. Stop. Ma nessuno passava, e forse mai sarebbe passato. In fondo la gente non era stupida, restava chiusa in casa; anche se, altrove, qualche sventurato la sua fine tragica l’aveva avuta. Almeno così Zeljko aveva raccontato a Dragan in un afoso pomeriggio del giugno appena trascorso. Il soldato che attendeva lì nella sua postazione, apparentemente abbandonata, s’accorse che quella zona era fin troppo tranquilla. Il coprifuoco durava dalle sette di sera alle sei del mattino, quando i contadini lasciavano le loro case per andare 5 km più in là ad arare la terra. Dragan li vedeva uscire, mentre coi loro corpi pesanti e stanchi si trascinavano in processione. Per costoro la guerra non sembrava mai essere iniziata: in fin dei conti la loro esistenza procedeva regolare nell’anonimato, nella quieta tolleranza di una realtà che li vedeva oppressi tra oppressori anche della stessa etnia. Tuttavia nessuna protesta, il loro atteggiamento nei confronti di tale sudditanza era simile al loro procedere verso i campi: testa china, passo lento e regolare, rassegnazione alla realtà. Dragan si chiedeva per quale motivo la guerra fosse iniziata, ma non aveva le idee chiare; c’erano origini remote, fatte d’odi vecchi quanto quelle terre, perciò a lui sembrò naturale che il suo popolo, il popolo serbo, “benedetto” da Slobodan Milosevic, punisse i ribelli Kossovari. Per questo motivo nessuno si sarebbe avventurato fuori di casa in quella splendida notte stellata, eccezion fatta per un cane randagio che frugava tra le macerie in cerca di qualcosa di commestibile. Erano ormai le 3.41 e Dragan sentiva assalirlo la stanchezza, la monotonia di quel luogo lo tediava; ma ad un tratto un rumore lo colse di soprassalto e si fermò ad ascoltare. Fissò con lo sguardo il punto dove supponeva provenisse il rumore: in realtà non vedeva nulla, eppure gli ordini impartitigli dal caporale erano di sparare a chiunque, uomo o topo che fosse. Un topo non era, valutò Dragan, ma non era sicuro: si ripromise di non sparare immediatamente, perché aveva l’impressione che la “cosa” che si era maldestramente mossa nell’oscurità avesse capito o sapesse era lì. Tutto ciò gli provocò una tale ansia da chiedersi se davvero tra le tenebre vi fosse nascosto il nemico. In guerra, si sa, la lotta per la sopravvivenza è tale che chi esita un secondo di troppo muore. Il cecchino pensava “O io o lui”, ma in realtà non sapeva se sparare: e se non fosse stato il nemico? Avvertiva in quel punto che fissava nell’oscurità una presenza per nulla pericolosa e questo lo tranquillizzava. Prese tuttavia il fucile e lo puntò nella zone dove sapeva s’era nascosta la “cosa” che turbava il suo turno di guardia: l’indice della mano destra esitava sul grilletto. Era passata più di un’ora, tra un po’ sarebbe sorto il sole e per la “cosa” non vi sarebbe stato scampo. Lui definiva “cosa” quella presenza, ma in cuor suo sapeva che era un essere umano: un animale sarebbe scappato subito; era questa una sua deduzione che prendeva corpo man mano che passavano i minuti e la “cosa” lo sfidava a chi cedeva prima. Alle 5.07 pensò che la “cosa” avesse paura: non si muoveva da più di un’ora, però era pur vero che essa sapeva che lui era lì. Il sole spuntò, o cominciò a farlo, poco più tardi e la paura di Dragan fu che qualche commilitone s’accorgesse della sua “cosa” e lo spifferasse ad un suo superiore: per lui sarebbe stata la fine, perché nelle migliori delle ipotesi lo avrebbero degradato a qualche compito infimo oppure posto in prima linea durante gli assalti kossovari. I contadini quella mattina si levarono prima per andare a lavorare e quest’avvenimento fu una fortuna per Dragan e per la “cosa”: il primo avrebbe potuto costatare chi fosse la “cosa”, non appena questa si fosse allontanata (e lo avrebbe fatto!) dal suo nascondiglio per andare a mischiarsi con la folla dei morti-che-camminano; la seconda invece si rese conto subito che solo quelle persone le avrebbero permesso di scampare un foro di proiettile nella nuca. Il momento tanto atteso avvenne pochi istanti più tardi, quando tra la folla di contadini s’intrufolò una figura esile che Dragan osservò attentamente dalla sua postazione nascosta ad occhi indiscreti. La “cosa” era in realtà una ragazza sui vent’anni, alta, lunghi capelli scuri e leggermente arruffati per la notte all’aperto e sotto il segno dell’angoscia d’essere scoperta. La sua pelle aveva un colorito olivastro, e gli occhi erano grandi e neri come la notte che li aveva avvolti fino ad un’ora prima. Dragan vide solo per un istante la ragazza, che lo ricambiò con uno sguardo intenso rivolto verso la torretta; non sapeva come potesse conoscere il luogo dove si nascondeva, però più di tutto lo colpì quello sguardo. Era stato così intenso che, quando Mirko lo sostituì nel turno di guardia, Dragan non spiaccicò una parola e s’avviò mesto verso il dormitorio dei soldati serbi. Restò così fino all’ora di pranzo, un modesto pasto costituito da fagioli e carne, pensando a quanto gli era accaduto. Nessuno poteva sapere e tantomeno doveva conoscere quanto era accaduto nella notte appena trascorsa. Dragan accese una sigaretta e aspirò pesantemente, mentre guardava fuori dalla finestra cercando quel volto; un violento colpo di tosse lo assalì, e bestemmiò quando riuscì a riprendersi da quell’attacco. Un lungo istante separò la sua bocca dalla sigaretta nel momento in cui vide tra la folla colei che lo aveva stregato. Corse fuori dall’edificio in cui si trovava e si diresse verso la piazza poco distante, valutando che lei si sarebbe diretta lì. La vide di spalle mentre camminava a fianco di una donna, che valutò essere sua madre, e pensò che l’avrebbe raggiunta e…e poi cosa? Lui soldato serbo, lei albanese, contadini stanchi di soprusi e sevizie, un amore impossibile. Aveva ormai abbandonato ogni speranza quando la donna a fianco della ragazza si staccò da lei, che proseguì sola per un vicoletto. Dragan la seguì, rimanendo staccato quanto bastava per non farle intendere che la stava pedinando. La vide entrare in una modestissima casa e pensò d’entrarvici una volta giunto davanti l’entrata. Si fermò invece poco prima, titubante, e pensò di non rischiare così tanto; perciò si posizionò non troppo distante dalla finestra della casa, quella che guardava sulla strada. Accese una sigaretta e rimase lì a guardare: dopo una decina di minuti la vide comparire velocemente attraverso la cornice disegnata dalla finestra e ritenne che i migliori ritrattisti avrebbero fatto a gara per poterla dipingere. Si stupiva dell’inusuale dolcezza che riservava a quella ragazza, quand’ecco che lei notò la sua presenza e s’avvicinò alla finestra; lo fissò con la fierezza tipica del suo popolo e lo fece alla stessa maniera del loro primo incontro qualche ora prima. Tuttavia questa volta quello sguardo sembrò dirgli che lei avrebbe voluto parlargli, che quella notte non era lì per caso, ma perché voleva vederlo essendone innamorata, da quando la prima volta lo vide salire le scale che portavano alla torretta dei cecchini. Gli avrebbe detto che sarebbe fuggita con lui, ma non poteva; pochi secondi dopo Dragan capì perché. Le si affiancò un uomo che non era di certo il padre o il fratello, bensì il suo uomo. Lui la cinse a sé, a ribadire che era sua; poi in albanese disse al soldato di andarsene e la fece rientrare in casa. Dragan vide per l’ultima volta quella ragazza: del resto morì tre giorni dopo durante un’offensiva dei ribelli kossovari. Ma nessuno portò fiori alla sua tomba. Mattia Tasovac LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK venerdì 17 agosto 2007 - ore 15:30 È la mia ultima sigaretta. L’ho accesa pochi secondi fa e sto cercando di non fumarla troppo precipitosamente. Del resto è l’ultima. Allora faccio tirate brevi, ma ad ogni modo intense, trattenendo il fumo il più a lungo possibile nella bocca e nelle narici. Alla terza tirata cedo e respiro più a lungo. Merda, così renderò tutto più breve. Mi rassegno, prima o poi arriverò alla fine di questa sigaretta. Conto le tirate che mi rimangono e contemporaneamente mi sovvengono tanti ricordi: primo tra tutti l’unica donna che ho saputo amare, fino al mio ultimo pasto, una miseria se rapportato a ciò che altri potranno mangiare. Tra i tanti pensieri mi rendo conto che ho utilizzato la parola “sovvengono”, e tutto questo mi suona strano, mai l’avevo usata prima. Proprio ora che è finito tutto uso questo verbo? Avrei voluto studiare, girare il mondo, o almeno i luoghi che avrei voluto io, senza vagabondare senza meta per così tanti anni. Ho letto molto però in questi anni, soprattutto la produzione francese: devo dire che Baudelaire mi ha aperto nuovi orizzonti, mi ha fatto capire la fede; non ho imparato il francese, mai lo farò, ma so d’essere meno ignorante, questo sì. Ho letto Dostoevskij e Virginia Woolf, stavo per cominciare Freud, ma ho perso troppo tempo ed ora sono qui che finisco la mia sigaretta. Sto pensando a Ginger in questo preciso istante: vorrei averla qui per poterla stringere, sebbene lei ora sia tra le braccia di qualcun altro da chissà quanto tempo. L’ultima volta che l’ho vista è stata troppo poco tempo con me, perciò, pur sforzandomi, non ho un’immagine nitida del suo corpo, del suo volto. Non ho sue foto per di più e mi rallegra solo che mi resti la mia immaginazione, con cui in questi anni ho potuto sopperire a tutto ciò che mi è venuto a mancare: ah, “sopperire”, anche questa parola è nuova nel mio vocabolario, le utilizzo tutte ora!? Chissà poi dovrò le avrò lette queste parole… In questo accavallarsi di pensieri la mia sigaretta sta terminando: nel buio della mia stretta dimora è l’unica luce che dopo molto tempo mi è stata concessa. Osservo io cippo della sigaretta concludere il suo viaggio, assomiglia al mio, ormai è davvero finito. Sento girare la chiave della porta, ho finito il mio tempo; in due mi prelevano, ma oggi sembrano più delicati e non sento il peso dei brevi passi che mi accompagnano verso il luogo che porrà fine alla mia esistenza. Il corridoio che sto attraversando lo chiamano il ”miglio verde”: a me sembra un corridoio troppo lungo per un uomo che è spacciato, gli si lascia il tempo per capire a cosa andrà incontro. Io ho chiesto solo una sigaretta, il mio ultimo desiderio. Non ho chiesto di vedere Ginger, avrei atteso invano. Ho scelto una morte indolore, un’iniezione che per quanto ne so mi farà morire. Me ne andrò conscio d’essere stato condannato ingiustamente per un crimine mai commesso. Ma vabbè, ho imparato ad accettare ogni cosa qui in carcere. Mattia Tasovac Dedicato a coloro che non hanno una voce… LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK giovedì 16 agosto 2007 - ore 17:23 I started off so well They said we made a perfect pair I clothed myself in your glory and your love How I loved you How I cried The years of care and loyalty Were nothing but a shame it seems The years belie we lived a lie I love you till a die Save me… I can’t live this life alone Save me… I’m naked and I’m far from home. The slate will soon be clean I’ll erase the memories To start again with somebody new Was it all wasted All that love? I hang my head and I advertise A soul for sail or rent I have no heart I’m cold inside I have no real intent. Each night I cry I still believe a lie…I love you till I die… COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 14 agosto 2007 - ore 19:20 Barcellona x me nn è una città...è la città...nn so spiegare lo stato d animo ke m pervade mentre cammino x le ramblas,e scopro ogni volta un vicolo nuovo...oppure qnd caamino x la diagonal cn la mia maglia del barça e un vekkietto m ferma e m parla in catalano d ronaldinho e io nn capisco una mazza...oppure entrare nei locali dv s bevono chupitos( mentre dario e kekko continuano a ripetere CHUPITOOOOOOO,cm se fossero lesi,cosa ke sospetto ) e parlare x 15 min abbondanti al cameriere in spanglish,a metà cioè tra spagnolo e inglese, x poi sentirgli tirare un porco inequivocabilmente italiano mentre gli cade il blocco delle ordinazioni...girare in metro fingendo di essere del luogo,xkè d sera meglio nn far vedere ke sei turista in metro e xkè fa figo a fianco degli americani spiaccicare le 4,dico 4,parole d spagnolo ke sai... stare la sera dopo cene quelle 2 h canonike in appartamento x giocare a quintilio col morto,xkè s è in 4,bevendo birra spagnola,la stessa ke poi i cingalesi t tentano d vendere sulle ramblas... andare in disco al mare magnum pensando d trovare kissà qnti spagnoli e invece appena parte "i will survive" t accorgi ke il 90% dei tipi sn italianie li riconosci tutti,xkè solo noi sappiamo fare certe puttanate... piangere al cort engles xkè compreresti tutto,dato ke a pd la roba costa mooolto d +,e alla fine t prendi solo una maglia... andare sù sù alla sagrada familia e poi cagarsi addosso mentre scendi x la lunghissima scala a chiocciola d uno dei pennakki xkè soffri d vertigini e lo scopri solo in quel momento! restare a guardare lorizzonte da park guell,lì in alto,dv t sembra ke il mare e il cielo d barcellona siano la stessa cosae vorresti solo restare lì,sotto i lsole,con i tuoi amici,e vorresti ke il tempo s fermasse lì.invece puntuale t accorgi ke è già tempo d fare le valigie e tornare a casa..ma se fosse qll città la tua casa?!?! LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK martedì 14 agosto 2007 - ore 16:27 IO KE SN NATO NELLA DECADE SBAGLIATA I BEATLES NON GLI HO CONOSCIUTI.EPPURE IERI SERA X 1 PO M è SEMBRATO FOSSERO DAVVERO LORO,ALMENO NELLE VOCI. CREDETEMI,SE AVETE LA POSSIBILITà,ASCOLTATE GLI APPLE PIES,SN BRAVISSIMI; QUELO KE "IMITA" PAUL è UGUALE X ASPETTO,VOCE,GESTI.GLI ALTRI SN VAGAMENTE SOMIGLIANTI, MA MOLTO BRAVI A SUONARE. MITICO IL BATTERISTA,CHE PIù KE SOMIGLIARE A RINGO SEMBRA SE LO SIA MANGIATO...SARà 100 E PASSA KG... CMQ GRANDIOSI...E GRANDI ANKE I RAGAZZI,KE AVRAN AVUTO 18-19 ANNI,KE FACEVANO DA GRUPPO SPALLA,SUONANDO BRANI METAL E PROPRI,NN RICORDO IL NOME,MA LI SENTIRETE ANCORA NOMINARE! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 13 agosto 2007 - ore 19:25 THIS EVENING APPLE PIES IN BATTAGLIA TERME!! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 12 agosto 2007 - ore 12:58 ALLA FINE NN TUTTI MALI VENGONO X NUOCERE,E T ACCORGI KE QLL KE SEMBRAVA INSOSTENIBILE LO SAI AFFRONTARE MEGLIO D QNT CREDEVI...E CREDO KE D TANTA GENTE KE HO INCONTRATO NELLA MIA VITA CERKERò D PORTARMI DENTRO SOLO KI DAVVERO MERITA O M INTERESSA...LE ALTRE LE RESETTO DEFINITIVAMENTE.NN NE VALE LA PENA. IN TUTTO CIò MI MANCA TREMENDAMENTE TANTO BARCELLONA,KE NN CREDEVO D POTER STAR COSì MALE. M MANCANO LE RAMBLAS E LA LORO VIVACITà,IL PORTO E IL SUO PROFUMO D SALSO,IL MIO APPARTAMENTO CON LA SUA VISTA SULLA CASA DEI 2 SCOPATORI PAZZI! URGE VIAGGIO D RITORNO! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 8 agosto 2007 - ore 22:39 KE TRISTE TORNARE DA BARCELLONA.. C LASCIO OGNI VOLTA IL CUORE MA GRAZIE AD ALE,DARIO E KEKKO X LA COMPAGNIA E IL DIVERTIMENTO SUPER MEGA VACANZA!! LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK domenica 22 luglio 2007 - ore 16:26 NEL BOSKETTO DELLA MIA FANTASIA...C è UN FOTTIO D ANIMALETTI UN POMATTI INVENTATI DA ME... MIO CARO VITELLO DAI PIEDI D BALSA...LA TUA STORIA è FALSA!! MITICO ELIO IERI SERA ALLO SHERWOOD!! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
BLOG che SEGUO: occhi molto azzurri tanta dolcezza è la mia badante ucraina alla quale voglio tanto bene LEYLA mi consiglia sempre bene per i miei racconti e ne scrive di molto belli dolcinzia è un caro amico vespa1981 fa felice darietto e mi ascolta freelove81 è una ragazza che merita davvero tanto arwen84 sa quello che vuole legionario psicologa di fiducia e grande amica aleida canta da dio e suona nella cover band del mio gruppo preferito benny una super cugina che finalmente è qui su spritz minervina anche lui scrive e anche lui è pure stile italiano:MAKKARONE DrawingTeo
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