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Phelt, 30 anni
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rileggo confuso i miei sbagli
cercando la mia verita` tra le pagine vuote
sospeso nel mio tempo incerto
nei miei pensieri mi perdo nel limite esterno...


HO VISTO

una grigia citta` di cemento che con la neve rinasce, la nebbia fredda in una calda estate.

STO ASCOLTANDO

Sticky Tickets e tokamakk


ABBIGLIAMENTO del GIORNO




ORA VORREI TANTO...

Sapere, sapere e sapere, ma non ne son capace


STO STUDIANDO...

come poter far diminuire la pre-eclampsia

OGGI IL MIO UMORE E'...

E se sono il contrario di me, da che cosa mi sento diverso?


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

"I can’t believe THAT!" said Alice.
"Can’t you?" the Queen said in a pitying tone.
"Try again: draw a long breath, and shut your eyes."
Alice laughed. "There’s not use trying," she said: "one CAN’T
believe impossible things."
"I daresay you haven’t had much practice," said the Queen.
"When I was your age, I always did it for half-an-hour a day.
Why, sometimes I’ve believed as many as six impossible things
before breakfast. There goes the shawl again!"


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mercoledì 29 settembre 2004 - ore 09:22


Festa della Vendemmia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il fine settimana sono stato a NewCastle-NeuenBurg-NeuChatel in occasione della festa della Vendemmia. Un week-end fantastico, con degli amici stupendi! Il nostro stile di vita era molto G.F. oriented, ma non per questo meno bello. Intanto metto queste quattro foto molto significative.


La prima. Il mio arrivo [e dopo pure la mia partenza] in stazione a Neuchatel, l'ansia, la gioia per quello che stavo per vivere, per le persone che desideravo ardentemente rivedere. Tutto comincia [e, poi, finisce] da qui.





La seconda. In piena festa della vendemmia, siamo tra la folla, la musica rimbomba nelle orecchie e dall'alto di una terrazza ci sparano contro coriandoli argentati. Il delirio, tutti urlano e ognuno di noi viene sommerso da questo bagno di minute stelline di carta.



La terza. Barotropico in sedia a rotelle con la gamba fasciata ben stretta. Di certo la cosa e` stata molto spiacevole per Baro, visto che gli e` successa proprio la sera prima del ns arrivo, ma questo fatto ci ha permesso di stare piu` uniti, di non disperderci in giro tra mille cose. Il semplice stare assieme, ridere, scherzare, bere e mangiare sono stati, a parer mio, molto meglio di qualsiasi altro evento potesse esserci stato.




La quarta. The last, but not the least! Un forte e saldo gruppo di Amici, molto uomosensuali. Con loro son stato veramente molto bene. Voglio proprio ringraziarli tutti per i pochi giorni molto intensi che mi hanno donato!
Grazie!!!




Altre foto potrei pure metterle, ma per ora cosi` puo` bastare.


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mercoledì 22 settembre 2004 - ore 18:39


Collaboration Meeting
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Con la consueta "sagra" del laptop



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martedì 21 settembre 2004 - ore 07:42


YEEEEEEEAAAAAAAAAAHHHHHHHHHH
(categoria: " Riflessioni ")



Oggi mi aprono come una cozza!!!

YEEEEEEEEEAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHH

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domenica 19 settembre 2004 - ore 20:32


Fine Talk.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Finalmente sono riuscito a "finire" il talk/ la presentazione per il collaboration meeting che comincia domani!!! Alle 7:30 registration at the desk. Mi pare di aver fatto una cosa buona : 16 pagine per 15 minuti di discussione...
Non per niente l'ho intitolato "Short Report on..." oltre a questo sono UomoCadrega [chairman] per la sessione della Graea [grid] anche se non ne avevo proprio voglia...

Un bacione a tutti i bei maschioni e una vigorosa pacca sulla spalla alle belle e carine femminucce



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sabato 18 settembre 2004 - ore 19:20


Matrimonio di un Carissimo Amico
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La settimana scorsa son tornato in Italia solo per andare al matrimonio di un carissimo amico. Son arrivato alla sera del giorno prima e ripartito nel primo pomeriggio del giorno dopo. Un viaggio lunghissimo [e pure costoso] in treno, quasi 40 ore in tutto.




Ma sono stato contento perche` l'ho visto proprio felice!

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venerdì 17 settembre 2004 - ore 15:47


Vendesi Guzzetti
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tutto originale, come nuovo.





Fate le vs offerte

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mercoledì 8 settembre 2004 - ore 08:42


Ufo Diapolon
(categoria: " Pensieri ")


Che ricordi...

il bello e` che volevo mettere una immagine di "Gigi la trottola", ma mentre stavo sfogliando il sito, cosa vedo: Diapolon e, come d'incanto, me ne innamoro...





Io mi sto scaricando da quel sito molte delle sigle in formato video, piu` qualche spezzone...

LINK



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sabato 4 settembre 2004 - ore 12:59


Candele ad una festa di fine Dottorato [per chi sa che cosa sia: troppo pochi purtroppo]
(categoria: " Fotografia e arte.. ")


Sono stato invitato alla di un ragazzo che ha finito il suo dottorato ed e` diventato Dottore. In germania e in quasi tutto il mondo al di fuori dell'italia si diventa dottori dopo aver conseguito il massimo titolo di studio possibile, appunto il dottorato di ricerca... Mentre in italia anche a chi ha solo una laurea di primo livello, dopo solo 3 anni di studio... ok, ma questo e` un altro discorso...

Eravamo in un locale e, non so cosa, ma la luce di queste candele era proprio particolare!


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sabato 4 settembre 2004 - ore 09:09


Le mille fidanzate di Allah
(categoria: " Riflessioni ")


Riporto un articolo di un quotidiano a tiratura nazionale italiano che ho letto, un po` per caso, ieri e che mi ha molto colpito...

Chi sono? Perché giovani cecene vanno a farsi esplodere in un teatro gremito o nella metropolitana di Mosca, o in un commissariato di polizia? Donne giovanissime, a volte con figli, per chi, o per cosa vanno a morire - e a seminare morte? Fanatismo religioso, si dice: le donne-kamikaze sono il ritrovato più impressionante delle frange più fondamentaliste del movimento islamico in Cecenia, la regione del Caucaso che sta precipitando in una nuova fase di una guerra ormai decennale. La religione però c'entra molto poco con la scelta di tante giovani cecene di farsi shahidki («donne martire»), come le chiamano i russi, dalla parola araba shahid che significa «martire». Le loro storie personali dicono altro: «Sono giunta alla conclusione che l'unica ragione che può spingerle a cercare la morte è una tragedia personale o una vita infelice», scrive la giornalista russa Julija Juzik: donne a cui non è rimasta scelta.

Per un anno, tra il 2002 e il 2003, Juzik ha percorso la Cecenia per capire da dove venivano le giovani che si erano fatte saltare in questo o quell'attentato, va a parlare con familiari o chi ne aveva condiviso gli ultimi mesi di vita, ricostruisce i passaggi che le hanno portate a diventare «martiri». Il risultato di questa indagine è un libro pubblicato a Mosca dall'editore Ultracultura (2003), Le fidanzate di Allah - l'edizione italiana, aggiornata alla primavera 2004, sarà pubblicata con lo stesso titolo dalla Manifestolibri (traduzione di R. Frediani, in libreria a ottobre).

Le kamikaze «sono state create ad arte», dichiara Juzik (in un'intervista citata nella prefazione all'edizione italiana). Osserva: nella storia delle guerre caucasiche, per centinaia di anni, «non c'era mai stato un ceceno - tantomeno una cecena - che si sia coperto di esplosivo»: combattevano, non facevano i martiri. In Russia si suole fare il parallelo tra Cecenia e Palestina, con terrorismo e attentati suicidi: anche in là ci sono donne kamikaze. Ma la differenza, oltre a tante circostanze storiche, è che «in Cecenia gli uomini non si fanno saltare in aria. Danno un valore troppo alto alle proprie vite. (...) In Cecenia muoiono solo le donne». E spesso, neppure di propria volontà...

Più dell'islam, nei destini di quelle ragazze conta una struttura sociale tradizionale in cui le donne sono sottomesse. «Sono donne la cui vita è stata distrutta, che non hanno futuro, che vanno a morire non per dimostrare la loro devozione ad Allah».

Allah compare, certo, nei video che ritraggono giovani velate di nero, bandana verde sulla fronte, occhi vitrei. La prima in assoluto, la diciassettenne Hava Baraeva, è stata trasformata in una leggenda. Era il giugno 2000. Un video la ritrae mentre dice: «Sorelle, è giunto il nostro momento! Dopo che i nemici hanno ucciso quasi tutti i nostri uomini, i nostri fratelli e mariti, solo a noi rimane il compito di vendicarli. (...) E non ci fermeremo neanche se per questo dovremo diventare martiri sulla via di Allah. Allah Akhbar», dio è grande. «Vendicarli»: così nasce il mito delle «vedove nere». Il video la mostra mentre sale su un camion, con viso ispirato, e si lancia contro un distaccamento di polizia speciale in un villaggio della Cecenia. L'immagine seguente mostra da lontano l'esplosione: lei andava a morire e «i suoi compagni stavano vigliaccamente tra i cespugli» a filmare. Hava, ricostruisce la giornalista russa, era cresciuta in affidamento a un uomo, un dirigente islamico indipendentista, di cui si è innamorata - anzi, completamente soggiogata. Molte giovani donne saranno soggiogate e tradite dagli uomini di cui si fidavano. Altre sono devastate dall'aver visto uccidere un uomo che amavano, i figli, la casa. Storie terribili (in questa pagina ne citiamo due). «Solo poche ragazze erano davvero credenti e praticanti; tutte le altre avevano un motivo personale, o semplicemente non avevano scelta». Il martirio? «In Russia le attentatrici cecene di solito non si uccidono da sole. Vengono fatte saltare in aria a distanza. Le uccidono da vigliacchi».

Nella sua indagine, Jilija Juzik raccoglie dettagli molto precisi sui campi di addestramento da cui sono arrivate le giovani andate a morire nel teatro di Mosca, primavera 2002: due villaggi di montagna di cui, scoprirà, la polizia speciale russa è perfettamente al corrente. Raccoglie informazioni su nuovi campi di addestramento. Nella prima edizione (russa) della sua indagine avvertiva: di là verranno le prossime «bombe viventi». Cita nomi, luoghi, «sapevo anche che i leader delle bande armate avevano ricevuto un ordine per l'invio di donne martiri» per azioni programmate tra la fine del 2003 e l'inizio del 2004, alla vigilia delle presidenziali russe: come poi è avvenuto.

Ma perché i servizi russi non le hanno fermate, si chiede? Descrive i «reclutatori» di future martiri: vanno in carca di «donne giovani nelle cui famiglia siano stati distrutti i legami familiari o di clan, o orfane di padre; di giovani donne sorelle o vedove di combattenti uccisi, di donne di famiglie molto religiose o wahabite. ...Coloro, prima di tutto, che non hanno nessuno che possa difenderle». Ma perché le forze speciali non fermano i reclutatori? «Vuol dire che questa guerra serve comunque ancora a qualcuno?».



Oltre all'articolo c'era pure un estratto dal libro della giornalista russa, riporto pure quello molto drammatico, ma vero.


Ajza, la vedova spinta all'odio


Il 29 novembre (2001, ndr) Ajza Gazueva si cinse i fianchi di esplosivo e andò al comando militare. Passeggiando avanti e indietro nel suo vestito ampio e lungo fino ai piedi se ne rimase ad aspettare l'arrivo del comandante Gejdar Gadziev. Non appena la sua macchina si accostò, Ajza gli corse incontro. Gadziev era accompagnato dalla scorta e pensò che non ci fosse nulla da temere da una giovane donna: alcune passavano giornate intere sotto le finestre del comando ad esigere il rilascio dei mariti o dei figli arrestati. «Un attimo solo», gridò Ajza, facendosi largo tra gli uomini della scorta. E poi, l'esplosione. Uno schianto potente, fumo, grida, sangue. Ajza saltò in aria dilaniata in mille brandelli, alcuni uomini della scorta morirono sul colpo, Gadziev, ferito gravemente, fu trasportato di corsa in ospedale. Comunque, non riusciranno a salvarlo.(...) Ma che cosa aveva mai fatto Gadziev a questa bella ragazza per portarla al punto di non aver paura di rinunciare, pur di ucciderlo, alla propria vita? Quattro mesi prima il commissario militare della regione di Urus-Martan, che aveva condotto tremende zacistki (rastrellamenti, ndr) nel villaggio in cerca di wahhabiti armati, fece arrestare anche il marito di Ajza. Ajza e il marito avevano fatto in tempo a vivere insieme sì e no sette-otto mesi. Giovani, innamorati perdutamente l'uno dell'altra, non potevano vivere separati neanche un giorno. Ed ecco un'altra zacistka. Portano via Alihan, il marito di Ajza. In seguito gli stessi militari ammetteranno malvolentieri che, in effetti, lo avevano arrestato per errore. Alihan non aveva nessuna relazione con i wahhabiti. (...) Alihan fu picchiato selvaggiamente. Si accanirono su di lui al punto da ridurlo più morto che vivo. Ma era ancora vivo. Quello che successe poi, mi fu raccontato «in gran segreto» al Mvd (ministero dell'interno, ndr) della Repubblica della Cecenia. Fuori di sé, Gadziev dette l'ordine di far venire al comando la giovane moglie. Ajza vi fu condotta. Appena vide il marito, livido per le percosse ricevute, scoppiò in singhiozzi e si mise a supplicarli che lo rilasciassero. Ma Gadziev squarciò il ventre ad Alihan e, afferrata Ajza per i capelli, la spinse negli intestini squarciati. Lui morì davanti ai suoi occhi. Tra lamenti e spasmi spaventosi. Mentre lei, Ajza, vent'anni, intrisa del sangue del marito, non poté fare nulla. Sconvolta, Ajza per alcuni mesi cercò di sopravvivere a quanto le era accaduto. Senza risultato.

A questo c'è da aggiungere che qualche tempo prima era stato ucciso suo fratello.

(...) La madre (di Ajza, ndr) vive in Inguscezia, in un campo profughi. Lì i ceceni riescono perlomeno a guadagnarsi qualche copeco per sopravvivere. Ci vado, ma non la trovo. Trovo invece la sorella di Ajza, una bella ragazzina con le gambe lunghe, che non parla russo, e la zia Jahita. La miseria spunta da tutti gli angoli. La ragazza ha le calze bucate. Da mangiare, solo acqua e farina, con cui si ingegnano a preparare delle focacce. «Se sapeste, che dispiacere per la ragazza! - sospira la zia - Qualcuno si è approfittato del suo dolore, qualcuno le ha legato addosso l'esplosivo, l'ha spinta a fare quello che ha fatto. Dopo la morte di Alihan, suo marito, si era fatta terribilmente cupa. (...) Quando si fece saltare in aria, noi venimmo immediatamente a sapere il nome della persona che l'aveva convinta a compiere quel gesto. A quanto pare era spuntato fuori subito dopo la morte di Alihan, si era messo a cercare di convincerla a vendicare il marito. Le dava da leggere dei libriccini che parlavano di religione, la portava in quei posti dove dicono che si ritrovano quelle sventurate. Era piombato su di lei come un avvoltoio, quando si seppe come era stato ucciso Alihan. Evidentemente aveva capito che dopo quello che aveva passato sarebbe stata pronta a tutto».

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domenica 29 agosto 2004 - ore 21:11


It's too bad she won't live! But then again, who does?
(categoria: " Cinema ")




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