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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


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MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) svegliarsi accanto alla persona che si ama
3) sentire le sue dolci labbra sulle mie, e vederlo arrossire quando gli dico che lo amo


boh, x me va bene parlare, pardon, scrivere di tutto,beh, almeno spero che qualcuno scriva!politica, musica, passioni, tempo libero, ecc.


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lunedì 28 febbraio 2005 - ore 09:05


san precario
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Repubblica online,
Domenica 27 febbraio 2005
Moda, i No Global svelano l'enigma: "Abbiamo creato noi Serpica Naro"
Il nome della sedicente stilista è l'anagramma di San Precario
Domenica 27 febbraio 2005
Sorpresa nella giornata conclusiva della Settimana della Moda
Beffa del collettivo Chainworkers ai danni degli organizzatori delle sfilate

MILANO - In un'intervista ha dichiarato: "Non esiste conflitto se non nel
comune diritto al sogno". Sul sito settimanadellamoda.it vengono riportate
le polemiche suscitate dal "suo uso spregiudicato di tematiche sociali e di
ambienti metropolitani". "Lascerò Milano senza parole", aveva promesso
Serpica Naro, "giovane artista e stilista anglonipponica", e infatti così è
stato, soprattutto perchè Serpica Naro non esiste. Gli organizzatori della
settimana della moda milanese hanno scoperto solo stasera, poco prima della
sfilata della sedicente stilista, che avrebbe dovuto chiudere gli
appuntamenti in calendario, che si tratta di una beffa dei 'No global' che
fanno capo a San Precario, e infatti Serpica Naro è l'anagramma di San
Precario.

Gli addetti della Camera Nazionale della Moda sono stati ingannati
inizialmente dall'interessante 'look book' della sedicente designer e non
hanno esitato ad accreditarla e inserirla nel calendario ufficiale delle
presentazioni. Ad avvalorare la loro buona fede, d'altronde, c'erano, e ci
sono tuttora, sia un sito dedicato alla stilista, sia altri siti Internet
che parlano di lei, creati per l'occasione, sia un ufficio stampa italiano,
uno giapponese e uno inglese, oltre a indirizzi di inesistenti showroom a
Tokyo e Londra e fantomatiche rassegne stampa.

Per conquistare la fiducia degli addetti ai lavori, poi, è stato anche
creato un sito di news sulla settimana della moda, dedicato ai giovani
stilisti, da cui è divampata un'ancora più fittizia polemica lanciata dai No
Global contro la stilista giapponese, rea di aver scelto gli spazi adiacenti
il centro sociale Pergola, da cui, invece, è partita tutta l'operazione. Per
montare la boutade, i no global si sono inventati pure un passato scabroso
per Serpica, divulgando sulle mailing list omosessuali una falsa notizia: e
cioè che la stilista, nel 2001, si era spacciata per attivista gay per
convincere numerosi membri della comunità omosessuale giapponese a far da
modelli per un magazine di moda alternativa, per poi invece usarne le
immagini nella sua pubblicità. Così i precari hanno potuto diramare
comunicati polemici contro la stilista nipponica e annunciare manifestazioni
di protesta alla sua sfilata.

Niente protesta invece, solo la rivelazione dell'inganno: "Serpica Naro è un
metamarchio, che serve a lanciare un luogo di incontro di creatività
autoprodotte e di condivisione dei saperi che - spiega uno degli
organizzatori, del collettivo Chainworkers - dopo la sfilata odierna,
troverà spazio nel sito ufficiale della finta stilista, ma a una sola
condizione, essere 'open source', come il software Linux, ossia copiabile e
riproducibile".

Tuttavia la sfilata c'è stata davvero, organizzata dai Chainworkers. Sulla
passerella della Pergola hanno sfilato otto modelli dedicati alle difficili
condizioni di vita del lavoratore precario. Sono stati proposti abiti
fascianti 'nascondi maternità', gonne 'anti-mano morta' disseminate di
trappole per topi, tute da lavoro che nascondono il pigiama, perchè qualche
volta è difficile svegliarsi per i turni di mattina, e abiti sdoppiati per
chi fa due lavori.

Dopo la performance precaria, anche una sfilata vera e propria con modelli
autoprodotti da giovani realtà di movimento: la linea londinese Sailor Mars,
che nasce dai mercatini dell'usato, la 'Industrial couture' milanese, con
abiti tutti aerografati a mano, e la spagnola 'Yo mango collection', con
capi pieni di tasche a soffietto, creati per rubare. Yo Mango, infatti, è un
collettivo spagnolo, la cui traduzione letterale è 'Io rubo', nata dai
lavoratori della catena spagnola Mango che per arrotondare il salario
avevano deciso di rubare qualche capo, mettendo in moto un movimento di '
spesa proletaria' e di difesa sindacale dei precari pagati a 90 giorni. Dopo
la sfilata, sotto il cavalcavia Bussa, musica live e danze in onore di San
Precario (26 febbraio 2005)

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giovedì 24 febbraio 2005 - ore 19:43


mega scazzo
(categoria: " Pensieri ")


mega scazzo con l'Avv.
mi sa ke me ne vado
bye

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giovedì 24 febbraio 2005 - ore 10:27


tired
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I'm tired of being tired

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martedì 22 febbraio 2005 - ore 10:15


rieccomi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ultimamente ho avuto poco tempo...e molte incazzature
devo decidere cosa fare l'anno prox, decisamente

inoltre ho avuto pure la febbre e vabbè

chiedo scusa se nn ho risposto a qualche speedy, dunque. Anzi mi sono accorto che me ne sono arrivati alcuni spediti tempo fa e che non avevo mai ricevuto!!! )

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giovedì 17 febbraio 2005 - ore 08:46


san valentino
(categoria: " Vita Quotidiana ")


puà,
tristezza: in tutto ho ricevuto una cartolina virtuale da una ex...di 4 anni fa!

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martedì 8 febbraio 2005 - ore 16:15


x ridere un po'...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


>Quando avevo 12 anni volevo avere la fidanzata.
>
>Quando ne ebbi 14 finalmente la trovai, ma non era appassionata, quindi
>decisi che avevo bisogno di una ragazza passionale, con voglia di vivere.
>
>Al liceo uscivo con una ragazza passionale, però era molto emotiva. Per lei
>era tutto terribile, era la regina dei drammi, piangeva tutto il tempo e
>minacciava di suicidarsi. Fu allora che capii che avevo bisogno di una
>donna stabile.
>
>Quando ebbi 22 anni incontrai una donna stabile, però era noiosa. Era
>totalmente prevedibile e non la eccitava niente. La vita era così noiosa
>che decisi di cercare una donna emozionante.
>
>A 24 anni incontrai una donna emozionante, però non reggevo il suo ritmo.
>Passava da una cosa all'altra senza fermarsi mai, faceva cose
>impetuosamente e litig ava con chiunque incontrasse. All'inizio ero
>divertito ed energizzato, però capii che era una storia senza futuro.
>Decisi così di cercare una donna ambiziosa.
>
>A 26 anni la incontrai: intelligente, ambiziosa e con i piedi per terra.
>Era una collega.
>Era così ambiziosa che si trombò il mio capo e si prese il mio posto.
>
>Adesso, a 30 anni, cerco una donna con le tette grosse...
>
>
>
>
>Lettera di una mamma al figlio carabiniere
>
>Caro figlio,
>ti scrivo queste poche righe perche tu sappia che ti ho scritto. Se ricevi
>questa lettera, vuol dire che è arrivata. Se non la ricevi, fammelo sapere,
>così te la rimanderò. Scrivo lentamente perché so che tu non sai leggere in
>fretta.
>Qualche tempo fa tuo padre ha letto sul giornale che la maggior parte degli
>incidenti capitano entro un raggio di un chilometro dal luogo di
>abitazione.
>Allora abbiamo deciso di traslocare un po' più lontano. La nuova casa è
>meravigliosa. C'è una lavatrice, ma non sono sicura che funzioni.
>Proprio ieri ci ho messo dentro il bucato, ho tirato l'acqua e poi il
>bucato è sparito completamente.
>Il tempo qui non è troppo brutto. La settimana scorsa ha piovuto due volte:
>la prima volta per tre giorni e la seco nda per quattro.
>A proposito della giacca che mi avevi chiesto, tuo zio Piero mi ha detto
>che spedirtela coi bottoni sarebbe stato molto caro (per via del peso dei
>bottoni).
>Allora li ho staccati. Se pensi di riattaccarli, te li ho messi tutti nella
>tasca interna.
>Tuo fratello Gianni ha fatto una grossa sciocchezza con la macchina: è
>sceso e ha chiuso di scatto la portiera lasciando dentro le chiavi. Allora
>è dovuto rientrare a casa a prendere il secondo mazzo di chiavi, e così
>anche noi abbiamo potuto scendere dalla macchina.
>Se vedi Margherita salutala da parte mia. Se non la vedi, non dirle niente.
>
>La tua mamma che ti vuole tanto bene!
>
>P. S.: volevo metterti anche un po' di soldi, ma avevo gia chiuso la busta.

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lunedì 7 febbraio 2005 - ore 11:56


foibe:aprite i vostri okki, altro che beppe fiorello...
(categoria: " Riflessioni ")



"IL CUORE NEL POZZO"? "FOJBA 2000"!

Reduci dalla visione del primo episodio de "Il cuore nel pozzo", ne scriviamo.
Ci siamo sorbiti gli "italiani brava gente" che sembrano capitati lì per caso, il repubblichino buono e "pacifista" , i partigiani sadici e vampireschi, il solito prete, l'uso dei bambini come "scudi umani" mentre si fa bieca propaganda...
Non una parola sull'italianizzazione forzata, sul razzismo anti-slavo, sui massacri compiuti dai nazifascisti fino a pochi giorni prima. Tra questi ultimi non poteva non esserci il personaggio interpretato da Beppe Fiorello. Ci viene presentato quasi come uno sfollato post-Armistizio, ma qui non siamo nel '43, siamo nella primavera del '45. Quindi è un repubblichino. Quando parla dei suoi compagni morti in azione, a quale azione si riferisce? Rappresaglie? Rastrellamenti? Incendi di villaggi?
E i pochi slavi "buoni"? Le classiche eccezioni che confermano la regola: buoni *benché* slavi, ma soprattutto: buoni perché sufficientemente *italianizzati* (cioè, anche se nella fiction non viene mai detto, *collaborazionisti*: una è la fidanzata del repubblichino di cui sopra!).
Da questi ultimi, oltreché dal prete, tocca sorbirsi implausibili pistolotti antirazzisti, come se in quelle terre (nel frattempo annesse al Reich) nazionalismo e razzismo avessero fatto capolino con la Resistenza e fossero fenomeni estranei al nazifascismo...
I timori degli antifascisti istriani e delle comunità slovene di qua e di là dal confine erano pienamente giustificati. Non lo erano invece i timori di certi figuri della destra, per i quali "Il cuore nel pozzo" non era abbastanza schierato ed era addirittura eufemistico nel denunciare i crimini dei partigiani. Costoro non si preoccupino, lo sceneggiato risponde pienamente alle loro esigenze.

[Il regista Alberto Negrin, qualche anno fa, aveva diretto la fiction su Giorgio Perlasca. Alla luce di quanto ci ammannisce ora, sospettiamo che l'intento fosse accendere i riflettori sull'occasionale fascista buono, uno che imboscava i deportandi anziché aiutare a metterli sui treni, così da aprire la strada a nuove, interessanti rilettura. Si veda la recente dichiarazione del camerata Gramazio, secondo cui persino Giorgio Almirante - capo-redattore della rivista "La difesa della razza" - era un salvatore di ebrei.]

Le foibe, è palese, vengono usate come "diversivo" da parte della destra al governo, e per giunta diversivo pre-elettorale, come se a guidare la GAD o la FED o come cazzo si chiama non ci fosse Prodi bensì Josip Broz detto "Tito".
Madornali idiozie vengono scritte e ripetute in modo ossessionante, come quella del "silenzio" su quegli eventi. Accade lo stesso per i fatti successi più a Ovest, il "Triangolo rosso" etc.: ogni volta si ricomincia da capo. Complice il Pansa di turno, par sempre di assistere a una scoperta nuova, anche al trecentesimo libro (scientifico o sensazionalistico che sia), al cinquantamillesimo scoop, alla miliardesima puttanata detta in tv.
Tutto questo fingere che a Trieste e in Istria non sia successo nulla prima del '45 fa venir voglia di rispondere con lo humour nero, come qualche anno fa "Mladina", la rivista satirica slovena.
Estate 2000: "Mladina" mette on line un videogame modellato sul Tetris, solo che l'ambientazione è l'orlo di una cavità carsica e i mattoncini da far scendere sono - a scelta - cadaveri di "domobranci" (miliziani filo-nazisti) o di partigiani titini.
Già questa ironica forma di "par condicio" (in realtà aderente alla realtà storica, dato che nelle foibe furono gettati *prima* sloveni e antifascisti e *poi* nazi e collaborazionisti) dovrebbe far drizzare le orecchie, ma gli italiani che passano di là - su imbeccata di qualche fascistone giuliano - non sanno lo sloveno né conoscono la storia. La parola "domobranci" è per loro un mistero.
Il gioco viene scambiato per un attacco all'Italia, all'Italianità e chi più ne ha più ne metta, anche se in "Fojba 2000" non figurano italiani: le vittime virtuali - di destra e di sinistra - sono tutte slave.
A rigore, uno che non sappia chi erano i domobranci non dovrebbe avere il diritto di aprir bocca sulle foibe, tantomeno di scandalizzarsi per quanto avvenne in quelle zone. Ma questo fa parte del problema: nessuno sa un cazzo, e chi più apre bocca per darle aria è proprio chi meno sa.
Per farla breve, scoppia un grande scandalo al di qua del confine, e il bello è che dalla messa on line sono già passati diversi anni. Come sempre è tutto un cadere dalle nuvole, un finto rimanere a bocca aperta, un artificioso indignarsi. Il ministro per l'innovazione tecnologica Lucio Stanca chiede alla Farnesina di "attivare i canali diplomatici affinché venga posta alle autorità slovene l'esigenza di oscurare subito l'offensivo e vergognoso gioco". Le autorità slovene, giustamente, se ne fottono.
A sfuggire è il contesto. "Mladina", con pazienza, lo spiega:
"Il gioco rifletteva il clima politico dell'estate del 2000, quando un esecutivo di centrodestra aveva sostituito il governo di Janez Drnovsek. Il premier era Andrej Bajuk, sloveno ritornato in patria dall'Argentina, che non ha mai nascosto le sue simpatie per i domobranci e l'ostilita' per tutto cio' che ricordava l'epoca di Tito. Il suo governo duro' solo sei mesi, nell'ottobre del 2000 fu sconfitto dalla coalizione di centrosinistra che riporto' al governo Drnovsek. Nella presentazione ci si riferiva, infatti, alle elezioni imminenti. 'Offriamo ai lettori di Mladina un singolare attrezzo di fitness per un allenamento preelettorale' "
Il gioco è qui (per giocare cliccate su "Torej"):
> http://www.mladina.si/projekti/igre/fojba2000/
Se invece di giocare on line lo volete scaricare, cliccate qui:
> http://www.thekey.it/modules.php?name=Downloads&d_op=getit&lid=18

Per chi invece non predilige lo humour nero, oppure a integrazione di quest'ultimo, c'è il bel libro di Claudia Cernigoi, uscito nel 1997 per le edizioni Kappa Vu di Udine, oggi disponibile gratis on line per iniziativa dell'editore e dell'autrice. Si chiama: "Operazione foibe a Trieste: come si mistifica la storia":
> http://www.cnj.it/foibeatrieste/
Cernigoi smonta, col metodo e gli strumenti dello storiografo serio, le leggende, esagerazioni e falsità della propaganda di destra su questo tema.
Chi non ha molto tempo a disposizione può rivolgersi a un testo più breve (in pdf), un articolo di Federico Vincenti apparso su "Patria Indipendente" (la rivista ufficiale dell'ANPI) nel settembre 2004:
> http://www.anpi.it/patria_2004/08-04/17-18_VINCENTI.pdf
Non possiamo competere con la potenza di fuoco di uno sceneggiato trasmesso in prime time da Rai1. Ma la guerra non è soltanto potenza di fuoco, men che meno la guerra culturale.

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venerdì 4 febbraio 2005 - ore 17:40


troppo troppo
(categoria: " Lavoro ")


uff ormai lavoro e basta
che vita!
oggi poi ho fatto pure un'intervista ma nn ho ben capito quando la mandavano in onda, bah

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giovedì 3 febbraio 2005 - ore 10:15


beh...
(categoria: " Sport ")


vinciamo quasi sempre...

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lunedì 31 gennaio 2005 - ore 18:48


juve e milan
(categoria: " Sport ")


semplice: noi vinciamo e il milan è punito

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