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sabato 3 gennaio 2009 - ore 18:09


E’ la scena solita lalla lallalà
(categoria: " Vita Quotidiana ")


A Roma si muore d’amore. Lalla lallalà la dolce vita.
Io incrocio le dita e scelgo di incontrarti in una stazione a caso prima che finisca l’anno.
E ti guardo che sei sempre così perfetta, sempre con addosso quel particolare modo di essere femmina che se solo ci provassi io...mi dichiarerebbe guerra.
Sarà per quello che abbasso lo sguardo, e quasi sorrido mentre evitiamo il Posto Ristoro della stazione, che è come se Pier stesse dietro un angolo a spiarci.
Sono sere disturbate quelle che lasciano finire gli anni.
Con gli auguri che ciondolano di bocca in bocca, e i fornelli che fanno anche il turno di notte.
E il panpepato ferrarese, e le patate della rosticceria nel sedile dietro della macchina con le bottiglie di vino, e si cammina svelti, e si brinda con gli occhi piccoli alle feste in casa, che ci ferma solo la neve a guardare fuori i fuochi, Paola Perego e Mary Poppins.
E’ allora, con le strade bloccate,che, come profughi, occupiamo i divani di altri e nel sonno pensiamo a una carezza che non c’è stata in un nuovo anno che già ha il mal di pancia.
Lalla lallalà la vita agra.



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lunedì 29 dicembre 2008 - ore 00:55


Suor Germana e i sentimenti
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Penso, prima.
Io e il trauma da collant smagliati.
E i tuoi capelli. E le pellicine sulle dita che mi ostino a strappare, che il sangue vada via in fretta e mi lasci un segno, come in tutte le cose.
E mi attengo troppo alle dosi, alle posologie, per questo i dolci non lievitano nel forno e le paranoie si gonfiano come spumiglie.
Aspettavo il momento giusto per togliere le pentole dal fuoco.
Il momento in cui avresti smesso di sperare in un semaforo rosso per guardarmi di nascosto.
Quello in cui avresti trovato un nomignolo e un cartone animato da portarmi a vedere al cinema per declarare la morte cerebrale del nostro rapporto.
Stasera esco dalla macchina, penso a Suor Germana e mi torna in mente la traduzione di una canzone che non ho mai ascoltato.
Fuggiamo. Fai le valigie e vèstiti. Prima che tuo padre ci senta. Prima che scoppi un casino.
E il pranzo è servito.



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sabato 27 dicembre 2008 - ore 20:38


Poupee de cellophane, cheveux chinois
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le sere che ti restano infilate dentro, come gli aghi delle flebo.
Provo a grattare via il cerotto dal braccio.
La soluzione migliore è lo strappo.
E uno sguardo liquido, e una canzone buona per i titoli di coda, e il tuo maglione verde quel pomeriggio che provavi a spiegarmi Comte davanti ad una cioccolata calda al latte di riso.
Siamo gli estranei di una installazione della peggiore galleria d’arte di Caracas.
Ci siamo fatti a pezzi a tal punto da non avere nemmeno la forza di lasciare la scena.



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sabato 27 dicembre 2008 - ore 15:14


Natale a Rio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I giorni che sbadigliano con un termometro sotto il braccio.
E tu che resti a vegliarli.
Incastrata tra le tue labbra, la notifica di un biglietto d’aereo che non prenderai, gli ultimi giorno dell’anno che ti piovono sulla testa.
Che passiamo il tempo a programmarci la digestione e le pause pranzo.
Poi arriva l’imprevisto.
Poi vengono a salvarci.
Ma è solo la fine del primo tempo.



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venerdì 26 dicembre 2008 - ore 00:49


Tu mi fai girar...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ci piace ricordarli così.
Sotto la neve a spingere una due cavalli che punta i piedi.
In una polaroid, come in un film degli anni settanta.
Come dentro allo sguardo freddo e liquido di Timi.
E tu lì dietro.
Mentre giochi a catturarci in compagnia di un manichino in bagno.
Mentre provo a darti un nome come alle bambole.



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mercoledì 24 dicembre 2008 - ore 09:04


Altan
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi incanto.
Di fronte agli alberi addobbati e senza spina dorsale, mentre vendo la mia vita in dvd, al bancone di un negozio del commercio equo e solidale.
Le retrovie simulano ritorsioni da quando la vita degli altri ci minaccia.
E mi attacco dei pois rossi sulla faccia per non fare sentire l’ultimo bambino con la varicella, in minoranza.



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sabato 20 dicembre 2008 - ore 23:35


gabriele è mancino.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Trovo il Natale sul corso principale di Betlemme con un ragionevole anticipo: le luci che mi sbriluccicano sopra la testa, i piedi gonfi dell’ultima commessa di Intimissimi che chiude il negozio.
Notizie dell’ultim’ora danno la Madonna già in sala travaglio.



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venerdì 19 dicembre 2008 - ore 22:32


i miei anni come ombrelloni chiusi in piena estate
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La distrazione dovrebbe essere relegata ad ottavo vizio capitale.
Non lo sai tu. Lo so io.
Io che resto a farmi bella per una promessa.
E ci giurerei che se te lo dicessi, stupito mi chiederesti "quale?".
La distrazione ci fornisce la misura delle nostre distanze.
Un ritardo inganna le nostre attese.
Rido amaro, mentre il rimmel cola.




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giovedì 18 dicembre 2008 - ore 23:30


Proprietà condivise e schizofreniche
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi serve sempre un cinema speciale, con le panchine liberty fuori e l’olio dei pop corn che mi ovatta i sensi.
Al buio, in sale così poco asettiche: briciole sulle poltroncine, lattine vuote abbandonate per terra e volantini calpestati.
Succede di non trovare il bene per se stessi se non nella metabolè altrui. Far patire lo Scamarcio di turno, delle nostre antiestetiche sofferenze.
Poi negarle, durante i titoli di coda, perchè troppo retrò o ingiustificate o sproporzionate ad un inesistente cashè.
Mi chiedi se posso essere la tua casa.
Difficile mettere tutti d’accordo in questa chiassosa riunione di condominio.



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giovedì 18 dicembre 2008 - ore 16:16


TERESA HA GLI OCCHI SECCHI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ci scontriamo senza motivo.
Necessità sottile di farci male, che sembra persino avere un odore.
La cucina in disordine, un letto sfatto.
Ti faccio a pezzi e ti infilo nei margini di tutte le probabilità.
La kadett verde di Vittoria dove conservo i nostro corteggiamenti senza pretese. E i ciddì per le nostre frasi fatte. E gli arbre magic alla cui ombra ripariamo palpebre pesanti.
Vorrei avere qualcosa di te che possa essere solo nostro.
A questo punto, forse, solo un addio.



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