Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol Stea dell’universo Dime che no a ga perso a strada Dime che in scarsea ga sempre Un toco del me cuor Un toco del me amor
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C’è un attimo da fermare: chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".
Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi. Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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domenica 4 dicembre 2011 - ore 08:27
Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Brutta sorpresa è:
"La vecchia che ti ha tenuta al telefono 41 minuti per spiegarti una notizia semi-inesistente trattandoti come unimbecille aveva il tuo stesso operatore telefonico, così non ti ha neanche fatto lautoricarica".
Ecco, questa è la brutta sorpresa dellaltro giorno. Mentre sproloquiava io tutta felice pensavo ai due euro di autoricarica che mi sarebbero arrivati il giorno dopo. Invece no. Invece era una Vodafone anche lei. La detesto.
Shaulismi - le gambe delle donne
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Uomo e donna si differenziano per una quantità di dati fisici e anatomici. Tuttavia ci sono anche altre questioni che permettono di scindere l’essere umano maschile da quello femminile. La depilazione è pressoché indispensabile per non essere additate dalla folla inferocita tipo “ah, ecco Ughina Fantozzi”. La donna s’ha da depilare, gambe e ascelle lisce e vellutate sono un obbligo morale (ed è uno dei motivi per cui detesto l’uomo depilato, è uno scempio). Oggi vi parlerò della depilazione delle gambe, che richiede particolare attenzione durante i mesi estivi, ma che nel freddo inverno diventa un serio problema. Da aprile a settembre la donna indossa pantaloni e gonne con frivolezza, e a scadenze abbastanza ravvicinate deve provvedere alla propria messa a norma estetica. Da ottobre a marzo, invece, ci sono altri strati di abbigliamento che consentono di rinunciare, finalmente, alla perfezione depilatoria. Io, ad esempio, uso calze di lana o di microfibra molto grosse (centodenari, ragazzi, mica scherzi), e qualsiasi cosa sia a livello cute non si nota minimamente. MA c’è sempre un MA in tutte le mie storie. La depilazione invernale bisogna sceglierla a ottobre. Bisogna sapere quando sarà l’ultima gamba depilata, l’ultima uscita stagionale senza calze. E poi aspettare. Ci vuole un mesetto, qualcosa meno, durante il quale solo la pazienza e la costanza possono portare al risultato sperato. Il risultato sperato, per l’appunto, è arrivare a una lunghezza di pelo soddisfacente perché sia piegato dalla forza del tessuto. Bastano 8 o 9 millimetri, di solito, ma una donna particolarmente volitiva con una relazione stabile di durata almeno biennale (e quindi con un uomo che non ha possibilità di voto sulla tenuta articolare) può anche superare questo step. Il pelo corto infatti esce dalla calza, rimane irto e spunta da fuori – il dato essenziale è che si ritiene depilazione invernale quella in cui accarezzi la calza e non senti il pelo che spunta. Il pelo lungo diventa quasi morbido (consiglio comunque idratazione della gamba con una qualsiasi crema da corpo neutra, è cosa buona e giusta ogni tanto), si adagia al polpaccio, ricopre la pelle con uno strato che per quanto poco è anche riscaldante. La teoria della depilazione invernale prevede che le gambe delle donne vengano lasciate al cerchio della vita per un numero di settimane tale da permettere la crescita di un pelo non fastidioso al tatto. In poche parole: la depilazione invernale non si fa, ma anche il non fare richiede dedizione e particolare precisione nei tempi e nei modi.
Un uomo potrebbe non comprendere cosa significa, ritenendo logico che la femmina debba necessariamente essere pronta e perfettamente liscia a ogni sua richiesta. Invece no. Perché l’inverno vanifica ogni sforzo. L’estate la si passa a estirpare ogni minimo peluccio, mentre d’inverno è del tutto inutile passare ore dall’estetista o sotto la doccia per essere donne di un certo rilievo. Ci vuole tempo, passione, continuità. E alla lunga stanca. Dodici mesi sono troppi. Sei e sei sarebbe un traguardo positivo. L’inverno è fatto per lasciarsi andare. Possiamo passeggiare libere e felici, leggere come farfalle, per le strade del centro, senza che maschio alcuno sappia che sotto quel leggins c’è uno strato sesso-repellente. Ma che ti facilita la vita.
Dalla depilazione invernale non dipende lascella: è una cosa che proprio non tollero lascella non depilata. Il tempo è veramente pochissimo per farlo, e la ricrescita lenta e accettabile. Lascella non ha stagioni.
Come in ogni shaulismo, anche qui c’è l’eccezione. Questo assioma non vale per donne single o i cui fidanzati rifuggono la gamba naturale (esistono, per questo la cernita dev’essere minuziosa, non accontentandosi del primo arrivato – sappiate che uomini disposti a cedere a questo piccolo dettaglio ce ne sono ancora in giro). Ogni tanto anch’io trasgredisco, lo ammetto con dolore. Se ci sono occasioni particolari in cui voglio sentirmi in ordine con me stessa e con il mondo femminile, magari qualche festa o cena in cui la sola idea di avere le gambe che ho mi mette in difficoltà con gli altri commensali. Poi so che ritornare al grado ottimale di lunghezza sarà un percorso difficile, ma è una mia scelta e ne pago le conseguenze. Per lo più, però, scelgo la teoria della depilazione invernale della Shaula, che ammiro e del cui blog sono assidua frequentatrice. Bacini s
Stanotte non sono stata molto bene. Avevo freddo, poi caldo, poi sete, poi mal di testa. In più ho fatto sogni molto strani. Giostre, lavoro, computer, persone conosciute e sconosciute che si comportavano da conosciute. Ma anche perfetti sconosciuti riconosciuti come tali.
Una cosa però mi ha traumatizata, al risveglio, lunica che ricordo con dovizia di particolari. Avevo le gambe non depilate, una foresta. Non quellincolto di qualche giorno che vabbeh, si tollera. No, avevo un centimetro di pelo sul polpaccio. Una cosa inguardabile. Giravo per la città come se nulla fosse, come se tutto fosse normale. Come se fosse di moda. Come quelle calze, che vendevano qualche mese fa, e simulavano i peli sulle gambe. Ma i miei erano veri. Mi ha fatto impressione.
Ho tutta una teoria sulla depilazione invernale, ma non mi pare il caso di rendervene partecipi adesso (è fantastica, so che i miei primi fan apprezzerebbero il ritorno degli shaulismi). Solo che non è il momento, ci sono cose più importanti, tipo aspettare le dimissioni di B.
Un giorno vorrei che potessimo dire ai nostri figli che il presidente della Repubblica ha salvato lItalia da una crisi terribile. Aveva più di ottantanni, la faccia buona e pochi capelli. Si teneva le rughe e il bianco sul capo. La sera andava a casa presto e la mattina cercava un modo per non lasciarci tutti nella merda.
Bisognerà metterla nei libri di storia, questa - sempre che i bambini ci arrivino, visti i programmi di adesso. Non so se in quinta superiore si superano gli anni post guerra e il boom economico. Bah.
Comunque, laltro giorno mi sono tagliata un dito, ma mi sono sentita tanto figa, perché questo mi ha autorizzato a mettere i cerotti dellIkea. Andare in giro con una giraffa o un alce blu sullindice è alta moda.
Ci sono diversi tipi di soddisfazione, la mattina. Uno, ad esempio, è scoprire che Serviziopubblico, il nuovo rivoluzionario strabiliante illuminante programma di Santoro e il tradizionale immancabile ripetitivo monologo di Travaglio sono stati massacrati. Per lo meno dai giornalisti che io stimo. Bene, buona la prima.
Per la cronaca, io ieri sera ho guardato Indiana Jones e lultima crociata, per la enne volta. E vi assicuro, me lo sono goduto da morire. Anche se, in tutta onestà, piuttosto che guardare Annozero dopo che ce ne siamo appena liberati, mi riguardo anche i film di Verdone.
Non fosse stato per larresto di un tizio ricercato in Francia, che mi ha scombussolato cena e dopocena, ecco, me lo sarei goduto ancora di più.
Stanotte ho fatto sogni strani. Tornavo indietro nel tempo.
Non sento più le dediche in radio. Ciao, sono Cristina da Vigonza, volevo dedicare una canzone delle Orme al mio fidanzato Andrea. Buon anniversario. Non le sento più, non so se sono io che metto il canale sbagliato, ma mi sono scomparse le dediche in radio. Facebook, Twitter, youtube e in generale internet le hanno messe un po in sordina, stanno svanendo. Adesso ti posto il video sulla home page, ti mando il link, ti invio un mms o te lo metto in mail. Veloce, velocissimo direi. E non devi stare ad ascoltare tutto il programma per sentire una canzone.
Questo non vuol dire che impianterò una patetica battaglia contro la tecnologia che ci ha tolto il piacere delle cose vecchie, dei sapori di una volta, delle lettere scritte a mano e delle dediche in radio. Signori miei, il mondo va avanti. Le dediche non sono sparite, hanno solo cambiato forma. L’importante è che nessun innamorato smetta di dedicare canzoni, che nessuna ragazza brutta smetta di aspettare il principe in bicicletta e che nessuna mamma dimentichi di dire al figlio tanti auguri amore, la mattina del suo compleanno. Non importa come, importa che.
Sono sparite dalle radio, da quelle che sento io forse, ma non del tutto. Ecco, diciamo che si sono ridimensionate, e che forse pure noi ascoltiamo meno radio. Abbiamo un apparato di iPod iPad cd mp3 eccetera eccetera che rende inutili le strumentazioni più antiquate. La radio passa in secondo piano. Ma non scompare, ripeto. E allora non stracciamoci le vesti. E poi, anche se scompare, ci sarà un motivo. Vuol dire che cè di meglio. Il tempo ci darà ragione. Magari fra una decina d’anni torneranno di moda le dediche a Paoletta. Gira tutto intorno a questo, la moda, quello che va e che non va. Chi si aspettava di ritrovare le spalline anni ’80 sui vestiti? Eppure... E io non ci avrei scommesso una lira. Sui pantaloni a zampa sì. Ma sulle spalline, santocielo...
Comunque, una volta ho fatto una dedica su Radio Dj, avevo 15 anni. Era per una mia amica con cui avevo litigato, non ero moltiìo fiduciosa per la buona riuscita delloperazione e invece me l’aveva letta in diretta Paoletta (accidenti, neanche farlo apposta, tripla rima). Dicevo alla mia amica che mi dispiaceva, e chiedevo la canzone. Ma la canzone, ecco, quella l’avevo scelta per ascoltarmela con gusto, e per farla sentire a mio fratello dato che non avevo la cassetta, e per radio la passavano poco. Non era per lei, era per me. Avevo scelto Il vitello dai piedi di balsa, degli Elii. Alla mia amica non piacevano, gli Elii, e il Vitello non era la miglior canzone per farglieli apprezzare. Forse è per questo che non siamo più state amiche.
Casi della vita - cose della vita.
Buon viaggio a un mio amico che è partito per il sud. Pensa che poteva andarti peggio, poteva piovere.
Così vai via non scherzare no
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Domani via per favore no.
In qualche modo io dovrò restare a galla.
Spezzoni di una canzone, con un titolo che non centra niente.
Galleggio, in questo periodo. Galleggio in unindefinitezza che mi spossa. Mi stanca, mi annoia. Vorrei un salvagente per galleggiare senza sforzo, e dedicarmi a guardare intorno e al bello che cè.
Oggi è domenica, e ricominciano le domeniche che odio. Quelle in cui sono sola, e non ho nessuno che stia con me. In cui tutti fanno le loro cose, sono in coppia o fra amici, mentre io qui alle dieci davanti a un computer non so far di meglio che aprire il blog e scriverci due minchiate, almeno per passare il tempo.
Ogni volta che dico "devo farmi degli amici nuovi" poi mi passa, perché ci vuole troppo tempo. E io non ne ho, di tempo. E se non ho quello non posso metterci la costanza che ci vorrebbe, e allora ciao a tutti.
Non è esattamente il periodo più bello della mia vita.
Anche se questanno, a teatro, portiamo questo qui. Figata.
Tra i tanti difetti che ho, è che penso sempre a cosa sarebbe successo se. Dopo il se metto un sacco di frasi, coordinate e subordinate, principali e secondarie da costruirci un romanzo. Ci penso per delle ore, principalmente da sveglia. Esco dal mio corpo e vivo la vita che poteva essere se.
Cosa sarebbe stato se invece di [...] io avessi [...] oppure anche solo [...]. Riempire i vuoti a piacimento.
Sono una fatalista, è vero. Eppure a quel destino cerco di oppormi col pensiero, razionalizzando in modo assurdo anche quello che non si può razionalizzare. E fantasticando su ciò che più concreto di così non potrebbe essere.
E sogno di essere un’altra, e quando lo faccio mi voglio molto più bene di ora.
Per tirare su di morale questo post così cupo scriverò di seguito le parole aggiunte alla lista delle cose belle (nel senso di parole belle).
Il più grande problema di questo pianeta, dopo la mancanza di buongusto ovviamente, è la taglia unica. Meno taglie uniche e più misure comode, direi io se mi candidassi in politica. La taglia unica è insensata. Com’è possibile che uno stesso abito, per quanto elasticizzato, stia bene a ragazze con 20 centimetri o 10 chili di differenza? Significa discriminazione, significa illudere una giovane di poter indossare lo stesso vestito di una più magra per poi rimanere fortemente delusa, umiliata. Ognuna ha il suo culo, ha le sue tette e la sua pancia. La taglia unica, invece di uniformare e togliere le differenze, le accentua. Al rogo, schifosa taglia unica.
Quando sarò l’imperatrice dell’universo la taglia unica non esisterà più.
[...] 145 - Le foto davanti alla chiesa, il giorno del matrimonio, con tutta la famiglia e gli amici schierati piccoli piccoli per far stare tutti. [...]
Lista delle cose più belle del mondo
[...] 84 - Alla cassa di un piccolo supermercato e dire "Ah, prendo anche quelle merendine". La parola merendine è bellissima. [...]
Che bello, ti svegli una mattina e passi direttamente da agosto a ottobre. Ma allora è vero che non ci sono più le mezze stagioni. Adesso lo posso dire senza sentirmi in colpa.
Voglio un viaggio. Voglio uscire di qui. Fanculo i soldi. Voglio andare via.