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scriccy, 34 anni
spritzina di Padova(provincia)
CHE FACCIO? ENGLISH TEACHER!
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D.Pennac, Diario di scuola (interrotto)


Z.Smith , White teeth (meraviglia!)

Siri Hustvedt, Quello che ho amato Einaudi (letto)

Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, Einaudi, 2005.

Doris Lessing, Gatti molto speciali, Feltrinelli (letto d’un fiato)

Nadine Godimer, Beethoven era per un sedicesimo nero, Feltrinelli (letto d’un fiato)

V.Andreoli,lettera ad un professore

S.Benni, il bar sotto al mare (letto)
A. Northomb , Nè di Eva nè di Adamo (letto)
N.Ammaniti, ti prendo e ti porto via (appena finito con tanta malinconia).
Doris Lessig, nonne, Feltrinelli (letto)
n.ammaniti, Fango, feltrinelli (finito)
N.Ammaniti, Io non ho paura (finito), Mondadori
S.Benni La grammatica di Dio, Feltrinelli(finito)
Sam Savage, Firmino, Einaudi (STUPENDOO)
Haruki Murakami, Norwegian WooD (sospirooo! stupendooo)
H.Murakami, l’uccello che girava le viti del mondo (folle magia)
H.Murakami, tutti i figli di Dio danzano.(illuminato)
H.Murakami , L’elefante scomparso.( intimo)
H.Murakami, La ragazza dello Sputnik (malinconico)
Haruki Murakami Kafka sulla spiaggia (finished! grande Haruki)
Mishima Yukio Una virtù vacillante (ambiguo)
Yasunari Kawabata , il disegno del piviere
Baus, Voracità (finished.. delirante)
Almodovar, Patty Dhusya(folle!)
K Ishiguro, notturni, Einaudi (melodico)
Matsume Soseki, io sono un gatto,
F.Volo, un giorno in più (un libro da treno e da bagno ma carino)
L’eleganza del riccio (così comsà, fine indegna)
La vita emotiva dei gatti(tenero)
Murakami l’arte di correre(lento)troppo
Ammaniti, che la festa cominci (ruzzolante)
Mishima la voce delle onde( salino)
Z.Smith della bellezza (multietnico profondo meraviglioso travolgente)
A.Grandes Le età di Lulù
(passionale, forte)
H.Murakami After dark

HO VISTO

troppa ingiustizia

STO ASCOLTANDO

il rimbombo della pancia

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

etnico

ORA VORREI TANTO...

un lavoro serio

STO STUDIANDO...

master numero 4

OGGI IL MIO UMORE E'...

much better

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Gli addii
2) Rimanere schiacciato dagli eventi
3) Ti svegli la mattina, apri pure gli occhi piano piano e ti accorgi che nulla è cambiato.
4) Dimenticare
5) Pensare continuamente ad una persona....anche se è quella sbagliata...
6) essere lasciate per colei ke secondo lui era solo e semplicemente il passato
7) scoprire di appartenere,seppur alla lontana,alla famiglia berlusconi....oh my god....sudo freddo al solo pensiero.

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) una meraviglia? guardare mia nonna che a 93 anni arroscisce quando le dò un bacio..
3) lasciar passare il tempo..x arrivare a pensare ad una storia finita...con un sorriso..
4) guardare negli occhi la ragazza con cui hai appena fatto l'amore, e scoprire che quel che è successo è piaciuto ad entrambi
5) Sentirti piacevolmente diverso dal mondo intero... unico ed irripetibile..
6) ...una persona che con un solo sguardo, un sorriso, una parola, ti fa stare bene...


I’M ALICE IN WONDERLAND!!!



Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di PAROLE SCELTE sapientemente,
di fiori detti PENSIERI,
di rose dette PRESENZE,
di SOGNI che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti....
Ho bisogno di POESIA,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le EMOZIONI e dà COLORI nuovi.

Alda Merini


La speranza è un essere piumato
che si posa sull’anima,
canta melodie senza parole e non finisce mai.
La brezza ne diffonde l’armonia,
e solo una tempesta violentissima
potrebbe sconcertare l’uccellino
che ha consolato tanti.

L’ho ascoltato nella terra più fredda
e sui più strani mari.
Eppure neanche nella necessità
ha chiesto mai una briciola - a me.

E.Dickinson

"Con una bella ferita sono venuto al mondo. È stato tutto il mio corredo".
"L’età della ferita, più della sua profondità e del suo propagarsi ne costituisce la dolorosità. Essere continuamente squarciato nel medesimo canale della ferita, vedere medicata la ferita già operata infinite volte, ecco il guaio".

F.Kafka

LENTAMENTE

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia, chi non rischia
e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e
i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza,
per inseguire un sogno, chi non si permette
almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un
progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno
sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà
al raggiungimento di una splendida felicità.

P.Neruda



RICORDATEVI CHE CIASCUNO DI NOI, DA SOLO, NON VALE NULLA.

Ernesto Che Guevara
L’ipotesi di Calamandrei.

"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico."

Piero Calamandrei
Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950


Quando un dotto di prim’ordine sente parlare della via, la segue rispettosamente. Quando un dotto di mezza levatura sente parlare della via, ora la mantiene ora la perde. Quando un dotto d’infimo ordine sente parlare della via, si fa una grande risata.

LAO TZU

Parla da saggio ad un ignorante ed egli dirà che hai poco senno.
Euripide

oroscopo 2009

"Ho visto un angelo nel marmo e ho scolpito fino a liberarlo" disse una volta Michelangelo. Lui non creava una statua, ma la liberava da tutto il marmo superfluo da cui era avvolta.Nel 2009 ti consiglio di provare il suo metodo. Avrai la possibilità di creare una cosa eccezionale -forse anche due- se riusirai a eliminare con lo scalpello tutto il materiale inutile che nasconde la vera bellezza.

"il mio razzismo mi fa evitare programmi demenziali di tribune elettorali"
F.Battiato

sono una piccola ape furibonda...
mi piace cambiare di colore e di misura
A.Merini


«E’ l’arte suprema dell’insegnante, risvegliare la gioia della creatività e della conoscenza.»


Albert Einstein


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martedì 3 gennaio 2006 - ore 17:45



(categoria: " Vita Quotidiana ")


mmm stasera ho perso l’occasione di mangiare marokkino , spritzarmi di gioia per l’anno nuovo stare in compagnia e allegria, sentire cose nuove per una sera !SIGH!

ma proprio ke non mi ammalo mai ma UFFA!

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martedì 3 gennaio 2006 - ore 12:29



(categoria: " Vita Quotidiana ")


and so...

illness


ma si può ammalarsi all’inizio dell’anno


in sti giorni mi viene sempre in mente una parola tedesca...

Langeweile...lungo tempo....tradotto...che poi è lanostra noia....

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sabato 31 dicembre 2005 - ore 10:52



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Al nuovo anno kiedo:

un lavoro bello come quello ke ho già---


un bel viaggione al di fuori dell’Europa...


di avere 365 giorni (o quasi) d serenità...



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venerdì 30 dicembre 2005 - ore 21:56


IKEA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


e...incuriosita dalla gran pubblicità e dalla funzionalità dekantata dell’ikea, nonchè dell’amico arkitetto del mio amio arkitetto ke parlava di sardine con salamoie strane mi recai ank’io a vedere questo luogo ameno(magazzino), carico di oggettistika dal design dubbio ...

ke tristesss!!!

e ..ultimo e non ultimo..passaggio obbligato per tutti gli ambienti e bella mostra di fast food (il Mc Donald’s norvegese) ....


e ...trovare un parkeggio manko fosse oro!

Mondieau!


p.s.spero nella mia futura casa di non avere mobilio firmato ikea

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mercoledì 28 dicembre 2005 - ore 17:23



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole
"Non ci lasceremo mai, mai e poi mai",

vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose
così per noi

l’amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po’ di tenerezza.

E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole
di un aprile ormai lontano,
li rimpiangerai

ma sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.

E sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.

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domenica 18 dicembre 2005 - ore 19:13



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ho sempresaputo di non essere credente ...quando si vedono o vivono certe cose si pensa che non può esistere qualcosa...

mi ha molto colpito la lezione di filosofiadele culture in cui il prof ha parlato del Buddismo, penso d essere, nella ma mancanza di religione, un po’ buddista...nel senso che..la civiltà occidentale crede che ci sia un rapporto individuale con Dio e chesi debba rendere conto a lui del bene che si fa...
il buddismo invece pensa che bisogna comportarsi bene perchè la realtà è fatta da una rete di relzioni e il bene che ognuno compie s ripercuote su tutti e permette di mantenere un equilibrio quindi è come...agire per il bene senza una dimensione altra... un po’ come l’ateo virtuoso di Voltaire....

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domenica 6 novembre 2005 - ore 10:35



(categoria: " Vita Quotidiana ")


GUNS AND ROSES - November Rain (Rose)
When I look into your eyes
I can see a love restrained
But darlin’ when I hold you
Don’t you know I feel the same

’Cause nothin’ lasts forever
And we both know hearts can change
And it’s hard to hold a candle
In the cold November rain

We’ve been through this such a long long time
Just tryin’ to kill the pain

But lovers always come and lovers always go
An no one’s really sure who’s lettin’ go today
Walking away

If we could take the time to lay it on the line
I could rest my head
just knowin’ that you were mine
All mine
So if you want to love me
then darlin’ don’t refrain
Or I’ll just end up walkin’
in the cold November rain

Do you need some time.. on your own
Do you need some time.. all alone
Everybody needs some time.. on their own
Don’t you know you need some time.. all alone

I know it’s hard to keep an open heart
When even friends seem out to harm you
But if you could heal a broken heart
Wouldn’t time be out to charm you

Sometimes I need some time.. on my own
Sometimes I need some time.. all alone
Everybody needs some time.. on their own
Don’t you know you need some time.. all alone

And when your fears subside
and shadows still remain
I know that you can love me
when there’s no one left to blame
So never mind the darkness
we still can find a way
’Cause nothin’ lasts forever
even cold November rain

Don’t ya think that you need somebody
Don’t ya think that you need someone
Everybody needs somebody
You’re not the only one


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lunedì 31 ottobre 2005 - ore 08:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")


HAPPY!!!!!!I WANT TO BE HAPPYYYYYYY

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domenica 30 ottobre 2005 - ore 18:21



(categoria: " Vita Quotidiana ")



"MADRE PACE"
Madre coraggio 2005
di Dario Fo

MONOLOGO SCRITTO PER FRANCA RAME SU CINDY SHEEHAN, MADRE DEL SOLDATO CASEY, MORTO IN IRAQ.

Parte prima

Una frase che mi sono sentita risuonare più volte nel cervello aveva la voce di mio figlio: "Mi voglio iscrivere all’università - diceva - l’unica opportunità che ho è quella di arruolarmi nell’esercito degli Stati Uniti. Sarà l’esercito a pagarmi le tasse per frequentare i corsi, non ho altra soluzione."
Un mese dopo la sua partenza per la zona d’operazione è arrivato un accredito da parte dell’Esercito a nome di Casey Sheehan: erano i denari per pagare la prima rata d’anticipo all’iscrizione. Tre giorni appresso un’altra lettera: "Oggi 4 aprile 2004 suo figlio Casey è stato ucciso durante una sommossa in Iraq".
L’accredito non serve più.
Era come se tutto fosse volato via, la casa, la sua stanza, i suoi abiti civili, i suoi giochi, la bicicletta. Tutto morto.
I suoi amici arrivavano balbettando a chiedere notizie e biascicare cordoglio, la sua ragazza non riusciva a singhiozzare, era bianca come uno straccio. L’ho schiaffeggiata ma non è riuscita a piangere.
Su un giornale locale ho trovato un articolo che elencava i caduti della regione. Ho rintracciato qualche famiglia. Ho parlato con le altre madri. Due di loro continuavano a ripetere la stessa mia domanda: "Perché l’hanno mandato lassù,
mio figlio? Perché è morto in un Paese che io fino l’altro ieri non sapevo nemmeno esistesse?"
Il 4 agosto sono partita da casa, portando con me tutto il necessario per dormire all’addiaccio, come andassi ad un campeggio. Due giorni dopo ero nel Texas, scendevo da un pullman vicino
all’ingresso del ranch di George W. Bush, Presidente degli Stati Uniti.
Ho aperto la sedia da giardino che avevo portato da casa e mi ci sono seduta, esattamente di fronte alle due grosse corna sorrette da altrettante travi di legno massiccio, che delimitavano l’entrata alla tenuta.
Sopraggiunse di lì a poco una macchina degna davvero di un Presidente, si fermò davanti a me e l’autista chiese se avessi bisogno di qualcosa.
"Vorrei parlare con il signor Presidente, sono la madre del soldato Casey caduto in Iraq."
L’autista non rispose nulla, schiacciò l’acceleratore e se ne andò.
Mi spostai un attimo per evitare la sbroffata di polvere che mi stava arrivando addosso.
Estrassi un album dalla sacca, mi risedetti al mio posto e cominciai a scrivere.
Più tardi il sole al tramonto proiettava due enormi corna d’ombra. Arrivò un poliziotto in moto, feci cenno di fermarsi, si arrestò proprio tra le due corna: "Agente, le dispiace consegnare questa lettera al Presidente?"
"Vedrò se mi riesce! - disse il poliziotto - Ma lei Signora pensa di rimanere qui per molto tempo?".
"No! Solo fino a quando riceverò risposta. Non è proibito vero?"
"No, non credo. Fin quando rimane fuori dal ranch nessuno la dovrebbe importunare, è territorio pubblico. Arrivederci e buona fortuna."
Solita sgommata e via.
Mi sistemai per la notte. Piantai i paletti per la tenda e la issai.
Vennero due altri poliziotti in macchina con tanto di lampeggiante. Mi chiesero i documenti: "Cosa fa qui signora?".
"Aspetto dal Presidente una risposta alla lettera che gli ho fatto avere."
"Non sarebbe più comoda se l’attendesse a casa sua? Ci avrà messo l’indirizzo, no?"
"No. Dietro la busta ho scritto solo: sto qui fuori sotto l’arcone d’ingresso. Attendo risposta."
Viene buio. Fra le due corna del portale si accende un gran faro che proietta fasci di luce gialla tutt’intorno. Per proteggere gli occhi dalla luce che filtrava attraverso la tenda
mi sono avvolta una sciarpa intorno al capo.
Il mattino sono stata svegliata da un canto di bambini, ho liberato gli occhi dalla sciarpa e ho fatto capolino fuori dalla tenda.
Stava transitando uno stuolo di scout, maschi e femmine. Andavano dal Presidente. Un giornalista, che li seguiva, si fermò a chiedere con molto garbo che facessi lì. Gli raccontai della lettera.
"Scusi se sono sincero" - commentò - ma penso che questa sua provocazione non avrà molto successo."
"Non è una provocazione. George Bush è il nostro Presidente. E credo di avere il diritto di porgli una domanda su mio figlio. E’ lui che ha dichiarato guerra all’Iraq e ha inviato mio figlio Casey laggiù a combattere."
Il giornalista mi guardò con un’espressione quasi commossa, e commentò: "Lei mi ricorda un antico santone tibetano che diceva: ’Il candore unito alla fede sposta le montagne. Ma spostare gli uomini prevenuti, anche di un solo passo, è molto più difficile.’"
Due ragazzine, che sopraggiungevano, lo afferrarono per la giacca per tirarlo via di lì. Il giornalista raccolse un mazzolino di fiori caduti a terra e me lo posò sulla coperta.
"Fra poco incontreremo il Presidente - disse - tenterò di accennargli del suo caso", e mi lasciò per inseguire il gruppo dei boy-scout.
Nella giornata continuavano ad entrare ed uscire dal ranch macchine, moto e gruppi di gente a piedi, quasi tutti visitatori, che raggiungevano gli autobus fermi ad attenderli lungo la strada principale.
Pochi facevano attenzione a me. Quasi nessuno si fermava a pormi domande.
Avevo estratto il computer portatile, me lo ero posto sulle ginocchia per comunicare on-line a tutti i siti che conoscevo quello che stavo combinando.
Il mio appello stava rimbalzando in modo inimmaginabile, grazie ai blogger, fino a raggiungere un’enorme quantità di siti.
Il giorno appresso ho ricevuto la visita di alcuni ragazzi che venivano da Huston. Mi avevano portato anche da bere ed altre provviste. Mi fecero leggere dei giornali che, seppure in tono sciatto e distratto, davano notizie del mio sit-in. Stettero con me tutta la giornata.
Non smettevo mai di inviare e-mail. Giorno dopo giorno, le visite continuavano a crescere, arrivavano perfino delegazioni di cittadini che venivano a darmi tutta la loro solidarietà. Molte
erano le donne, molte erano le madri di soldati al fronte, qualcuna come me aveva perso il figlio.
Una donna emigrata dal Messico, ancora ragazzina, venne a sedere vicina a me: "Anch’io sono una madre disperata come te. Mio figlio si è arruolato nell’esercito americano ma non era cittadino degli Stati Uniti, era solo un emigrato ispanico. Al momento dell’ingaggio gli è stato assicurato che se avesse trascorso tutto il periodo dell’azione militare comportandosi degnamente sarebbe stato riconosciuto cittadino degli Usa a tutti gli effetti ma non ha potuto godere di questo privilegio: è stato ucciso in combattimento. L’elicottero, sul quale era mitragliere, è stato abbattuto dopo un solo mese di guerra, sopra Baghdad. Ma io sono stata fortunata... - ha aggiunto con evidente ironia - In compenso, giacché il mio ragazzo con il suo sacrificio, seppur da morto, ha acquisito il diritto di cittadinanza di questo Paese, anche io come madre ho potuto godere della stessa opportunità. Oggi sono riconosciuta cittadina americana e perfino gli altri miei due figli godono di tutti i diritti di chi nasce in questa terra da padre e madre yankee.
E’ davvero una fortuna che l’abbiano ammazzato, questo mio primo figlio."
Trascorre una settimana. Anche giornali importanti, come il Washington Post e il New York Times, si accorgono della mia presenza sotto le due enormi corna dell’ingresso del ranch. Arrivano inviati per le interviste e quasi a ruota anche troupe televisive come la CNN e la CBS. Mi sento molto imbarazzata: "Bisogna che resti calma, staccata. Non devo farmi trascinare nella logica del personaggio che mi vorrebbero far recitare: una specie di Giovanna D’Arco incrociata con la madre di Batman".
Mi rendo conto che quando mi pongono domande ovvie e banali le mie risposte appaiono vuote e artefatte. Ma appena incappo in un giornalista preparato e spiritoso, ecco che sorprendentemente anche le mie risposte suonano intelligenti e addirittura originali.
Ogni giorno escono servizi televisivi a valanghe. Mi hanno già trovato un paio di nomi. C’è una specie di gara ad affibbiarmi nomi epici e d’effetto, come "madre pace" (peace mome), madre coraggio, l’eroica donna della California ecc. Il New York Times mi dedica una pagina intiera: "Cindy Sheehan ha 48 anni, è californiana, bianca, cattolica e suo figlio Casey, arruolatosi nell’esercito statunitense per pagarsi le tasse universitarie, è morto in Iraq nell’aprile del 2004. La signora Sheehan insomma è una donna comune e la sua storia, semplice quanto tragica, non è molto diversa da quella di oltre 1.800 madri statunitensi che hanno perso i loro figli per una ’nobile causa’, come si ostina a dire il nostro Presidente. Eppure, da quando il 6 agosto è arrivata a Crawford, in Texas, e si è piazzata davanti al ranch dove Bush passa le sue vacanze estive, Cindy è diventata uno dei personaggi più noti degli Stati Uniti. Quasi un terzo della popolazione americana, un centinaio di milioni, la conosce e parla di lei.
Di certo la fama di cui improvvisamente gode questa donna dipende dall’apparire sola e indifesa. Non alza la voce, non issa bandiere, è sommessa e spaventata, intimidita essa per prima del clamore che va suscitando".
E’ trascorso più di un mese.
Gli amici che mi vengono a far visita crescono ogni giorno di numero. Qualche gruppo ha deciso di stabilirsi presso il mio spazio che ormai si chiama "terra di Casey". Due sostenitori pacifisti, che hanno voluto restare anonimi, hanno acquistato a poche centinaia di metri dall’ingresso del ranch una piccola abitazione che hanno battezzato "La casa della Pace". Ora abito lì.
Dal Presidente non arriva ancora nessuna risposta. Perciò mi decido ad inviargli un’altra lettera. Via e-mail mando lo scritto a tutti i siti con cui sono in rapporto, con la preghiera di divulgarlo il più possibile. Ecco la lettera:
Caro Presidente Bush,
ho atteso cinque settimane una Sua risposta. Forse i miei primi messaggi sono andati perduti nel bailamme di corrispondenza da cui si ritroverà sicuramente ogni giorno sommerso. Perciò mi decido ad inviarLe un’altra missiva, che verrà riprodotta e distribuita via e-mail e inoltre pubblicata dai quotidiani, cosicché stavolta, spero, non andrà perduta.
Scrivo a Lei perché mi aiuti a sciogliere un doloroso vuoto di conoscenza, che mi assilla da quando ho ricevuto la terribile notizia che mio figlio è stato ucciso in Iraq.
La domanda è semplice: "Perché? A che scopo Lei, e con Lei la il segretario di stato Condoleezza Rice, andate ripetendo, quasi ad ogni vostro intervento, che i giovani americani che hanno perso la vita in questo conflitto in Iraq si sono immolati per una ’nobile causa’? Spiegatemi cosa significa ’nobile causa’? Dove sta la nobiltà di una simile morte?
Ci avete assicurato che questa guerra era un dovere sacrosanto per salvare il mondo. Voi e i vostri collaboratori politici e militari vi siete detti certi che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa. Esistono le prove e avete dichiarato alla stampa e alla televisione di essere in possesso di foto satellitari e immagini scattate dagli aerei spia: fabbriche d’ordigni fotografate a più riprese.
Ci avete dato per certo che entro un anno Saddam Hussein avrebbe posseduto bombe atomiche con le quali sarebbe stato in grado di colpire e distruggere l’America e il mondo tutto.
Ma le Nazioni Unite avevano più di un dubbio sull’autenticità delle vostre accuse, perciò hanno inviato propri osservatori che non hanno scoperto nulla.
Ma che risposta avete dato voi alla dichiarazione negativa dell’Onu?
Ci avete assicurato che le Nazioni Unite non sarebbero riuscite a rintracciare gli ordigni, per la semplice ragione che l’Intelligence di Saddam avrebbe anzitempo sistemato le micidiali armi segrete in sotterranei inaccessibili e ben nascosti.
E di nuovo avete rilanciato: "Possediamo foto degli avvenuti trasbordi".
Ma quando, dopo aver scagliato l’attacco e aver sgominato la resistenza nemica, siete giunti ad occupare tutto il territorio iracheno e finalmente siete stati in grado di indagare in ogni direzione e luogo, non sono emerse né armi di distruzione di massa né frammenti di esse.
I nostri generali hanno dovuto ammettere che i terribili ordigni, che avevano dato per certi, non erano mai esistiti.
E allora domando: "Come si può distruggere qualcosa che non è mai esistito?". E ancora una volta ripeto: "Perché avete mandato mio figlio a morire lassù?".
Dov’è la nobile causa per la quale mio figlio si sarebbe immolato e con lui 1.800 altri cittadini americani?
So dai giornali e dai servizi televisivi che la mia insistente presenza davanti al suo ranch Le ha causato qualche fastidio. Un corrispondente assicura che Lei, signor Presidente, e il Suo staff vi sareste mossi per contrastare questa mia presenza e cancellare le mie "petulanti" domande. A questo scopo avete cercato di procurarvi, fra le tanti madri alle quali è stato ucciso un figlio in Iraq, qualcuna disposta a contrapporsi alla mia protesta.
Un quotidiano in particolare, forse maligno, ha scritto che l’operazione non è stata semplice. Delle 1.800 madri interpellate, pare che nessuna fosse disposta a darLe una mano. Poi finalmente se n’è trovata una che ha dichiarato: "Sono orgogliosa di aver dato mio figlio alla patria."
Ho trovato quella frase molto infelice e poco credibile. Ma si sa, io mi trovo a essere prevenuta...
Quella voce spunta stridente e falsa dentro una guerra illegittima, illegale e basata su un mucchio di bugie su cui non si respira l’aria della verità ma solo il fumo dei pozzi di petrolio che si incendiano sullo sfondo. Io sospetto sempre di più che quell’immagine ci proietti la vera ragione di questa guerra: quel petrolio è nostro, fin dal giorno in cui abbiamo deciso di prendercelo.
Fine prima parte.

to be continued...










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domenica 30 ottobre 2005 - ore 07:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")


MMM è un po’ che non scrivo...
sono sempre un po’ in giro e lontana da quasiasi fonte mediatica...computer, tv ad so on...
in this period something has changed in my life...

casa nuova è stupenda sto benissimo e imiei coinqui sono carini na vita...
il corso di clown mi piace a giorni alterni ma cmq il maestro è fuori...

il lavoro a scuola è tosto ma mi piace, stare con i ragazzi mi stimola, mi da gioia mi riempie ogni giornata...

e mercoledì è arrivata la twingo....peccato di averla trovata solo nera...

In questo periodo posso davvero dire di avere (quasi) tutto per essere davvero felice...

Anche se la mia natura già retrò di per se lo sta diventando sempre di più....

controtendenza....

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