![]() |
|
|
E’ più esatto dire che...li sto rileggendo... [Pierre Riches]- La Fede è un bagaglio lieve;
D. Qual è l’atteggiamento più giusto per vivere una fede? R. Non avere mai tesi a priori o accettate ciecamente. Continuare a ragionarci sopra criticamente, cercando di capire la ragion d’essere di ciò che propone la fede e, se è il caso, rivedere le proprie tesi, perché solo così si può trovare la verità e sottoporla a verifiche e riprove.D. Gesù non dice nulla dell’Aldilà,perché? R. Sarebbe disastroso se ci avesse detto che non ci sono i cinema ma i semafori sì
- La vita segreta delle api [Sue Monk Kidd]
Maestro insegnaci a pregare [Padre Andrea Gasparino]Ogni "novità" di P. Gasparino è attesa ed accolta con gioia, come un "dono", da tantissimi giovani ed educatori. [...] In questo libro ritornano (ed era naturale) i temi cari a P. Gasparino [...] sono riprese, quasi alla lettera, molte delle riflessioni già pubblicate in un precedente volume della Elle Di Ci: La preghiera del cuore. ’’Pregare e’ un dono grande ed esigente. Non consiste nell’apprendimento di alcuna nozione: la preghiera e’ una vita.’’
Le omelie di Padre Aldo Bergamaschiwww.padrebergamaschi.com [...]il cristianesimo non è attuato o forse è attuato nelle singole persone, però appena usciamo dalla singolarità, o nella famiglia o nel sociale, vediamo tutto andare a pezzi, non c’è nemmeno l’ombra del Messaggio di Gesù. Questo sarà oggetto delle mie predicazioni future. Ciò accade - e la mia spiegazione resta ferma – perché il cristianesimo è caduto al rango di religione e non perché non è una rivelazione.[...] ![]()
Gli opuscoli di Padre Tornese
Li ho messi online tutti e 23![]()
Sulla strada di Emmaus
Polvere... Incontri... Provocazioni...
’’Strada Statale Gerusalemme – Emmaus: siamo al tramontar della prima Pasqua.
Due viandanti - Cleopa e un altro - riflettono mesti. Tema di drammatica attualità: la morte di Gesù di Nazareth. Si parla di ciò che sta a cuore. Sta a cuore ciò che si cerca. Si cerca ciò che si ama.
Conclusione: ripercorrono un Amore.
Il Risorto s’accosta ma non li folgora: li istruisce e conforta. Li ha cercati e raggiunti per rincuorarli, correggerli e illuminarli.
Ma non attacca il discorso: varca la soglia con dolcezza, con una interrogazione semplice, discreta. "Di che cosa stavate discutendo lungo la via?" (Lc 24,17).
Converge sulla loro mestizia. L’incoraggia a parlare. Si conquista la fiducia.
Fa finta di volersene andar. Fa finta: piacevole un Dio che... Fa finta !
Entrano nella locanda. Lui spezza il pane: brividi che corrono sulla pelle.
Un messaggio in codice! Poi scompare.
E i due? Avevano iniziato il loro cammino con il passo stanco e depresso, adesso partono senza indugio, di corsa, verso Gerusalemme, ansiosi di dire a tutti che l’Amico è risorto: loro lo hanno incontrato.
Stanchi di camminare, iniziano a correre: contraddizioni tutte divine!
Ho comprato un pezzo di terra verso Emmaus.
Fra poco ti apro la porta.’’
don Marco Pozza
Dalla Parte dei Bambini
AMS ONLUS (associazione per la mobilitazione sociale)
Una Suora per Amica
[...]’’Uno dei luoghi della Terra Santa che mi sono rimasti più impressi è la "roccia dell’agonia". E’ una parte di roccia irregolare che spunta nel bel mezzo del presbiterio della Basilica delle Nazioni nell’Orto degli Ulivi. Lì ho potuto passare diversi minuti di preghiera con le mie mani appoggiate su quel sasso, quasi tentando di aggrapparmici, e ancora oggi, tre anni dopo, se chiudo gli occhi e ci penso, mi pare di avere le mani appoggiate in quel luogo dove Gesù ha sudato sangue e ha fatto la sua preghiera più difficile e straziante, chiedendo al Padre non di non soffrire ma di poter avere il suo aiuto se la sofferenza era nel suo progetto d’amore.’’[...]
Movimento dei Focolarini
"Nessuno sapeva quale sarebbe stato lo sviluppo di quest’opera: le circostanze verificatesi man mano l’hanno svelato. Anche la struttura del movimento più che suggerita da idee umane
è stata ispirata da un carisma, cioè da un dono di Dio"
"Vedi, io sono un’anima che passa per questo mondo.
Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle.
Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre
cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità."
Chiara Lubich
Ipocrisia - Apparenza
Non fidarsi mai delle apparenze, neppure quando si tratta di devozione! Anche i cammelli si inginocchiano, anche i fonografi recitano preghiere e laudi, anche gli affettatori di cipolle piangono, anche i cani cadono in estasi . (Gianfranco Ravasi, Avvenire 9/9/2000).
n.b. La comprensione in Cristo va ’’oltre’’ e si domanda il perchè non solo delle cose ma anche dei comportamenti indotti da una cultura cristiana superficiale e la conseguente afonia del messaggio cristiano.
Questa rubrica dovrebbe intitolarsi ’’ ho Ri-visto’’ ho ri-visto un film che ri-vedrei per altre 200 volte per ri-scoprire ogni volta che è proprio una bella storia,’’ Pomodori verdi fritti alla fermata del treno ’’ Pomodori verdi fritti... La trama: Negli anni Trenta, nel profondo e razzista Sud degli Stati Uniti, le regole della società tradizionale imbrigliano senza pietà le donne ed i neri, avvilendone le speranze di emancipazione e occludendone gli spiragli di riscatto. Fra i tavoli del Whistle Stop Cafè, gestito dalla ribelle Idgie e dalla delicata Ruth, spuntano i germogli della lotta non violenta per il riconoscimento di eguali diritti, accanto ai piatti della specialità della casa serviti caldi: fette di pomodori verdi infarinate e rosolate nel grasso. La storia del legame d’amicizia fra le due giovani donne dell’Alabama irrompe in forma di racconto nella conoscenza fra una ottuagenaria che vive in un ospizio ed una signora frustrata a causa d’un matrimonio sonnecchiante. Mansueta ed apparentemente a proprio agio nella cornice d’un menàge che galleggia sulla consuetudine più desolante, Evelyn si dimostra allieva volenterosa d’una lezione di vita vecchia di sessant’anni, ma più che mai giovane, [...] Recensione di :Simona D’Alessio
Dalle interviste di pif a youtube ’’l’esperienza di Suor Anna’’
Suor Anna su Youtube
Sono entrati con prepotenza nel mio cuore due film che ho guardato in questi giorni, li inserirò nei miei classici preferiti e intramontabili, ho pianto come la fontana di Trevi prima che la colorassero di rosso![]()
Into the wild
‘’ Il film racconta la storia del giovane idealista Christopher McCandless che, abbandonata la vita normale di tutti i giorni, va a vivere nella selvaggia Alaska. ‘’ il film è ispirato da una storia vera Il Trailer
Ogni cosa è illuminata
’’Un esordiente nel cinema, Liev Schreiber, mette in schermo un esordiente della letteratura, J.S. Foer, un ebreo americano che racconta a sua volta di uno studente americano deciso a trovare in Ucraina la donna che salvò suo nonno dalla furia nazista.’’ Recensione e storia del film
Il Trailer
![]()
Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio "
"Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola! " Hazrat Inayat Khan
Non stare davanti a me,
potrei non seguirti;
non stare dietro di me,
potrei non esserti di guida;
ma, sta al mio fianco e
sii semplicemente mio amico.
Albert Camus
PARANOIE
MERAVIGLIE
BLOG che SEGUO:
BOOKMARKS
(questo BLOG è stato visitato 2346 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
venerdì 25 aprile 2008 - ore 02:36
Mc 16,15-20
(categoria: " Vita Quotidiana ")
S. MARCO (f) 1Pt 5,5b-14; Sal 88; Mc 16,15-20 - Annunzierò ai fratelli la salvezza del Signore At 12,24 - 13,5; Sal 88; 1Pt 5,5-14; Mc 16,15-20
Come fu assunto in cielo?
(approfondimento nell’omelia del 28 maggio 2006 di Padre Aldo Bergamaschi,)
Vangelo: Marco (16,15-20) -
In quel tempo, Gesù apparve agli Undici e disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo,ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.
Nessuno dei tre autori che abbiamo letto, Luca, Marco, Paolo è presente ai fatti, e cioè: a ciò che accadde immediatamente dopo la risurrezione. Tutti e tre cercano di interpretare e interpretare, sfociano inesorabilmente in quello che noi chiamiamo oggi l’Ascensione.
Già avete sentito Luca e Marco – fu assunto in cielo – come fu assunto? Fu assunto da chi? Dunque non per forza propria (mi guardate con un certo stupore) sto qui per dirvi attenzione a non concepire questa Ascensione come il distacco di un palloncino che parte da terra e sale su in cielo, e dove va?
![]()
Lo so che per voi donne questi problemi disturbano il cervello perché siete analitiche e sotto un certo profilo vi accontenta anche perché il racconto esattamente si direbbe fatto per bambini, ma il cervello dell’uomo che è sintetico si trova a disagio di fronte a questa presentazione.
Marco immagina - ho detto che i tre non sono presenti, anche Paolo non è presente ai fatti – immagina che Cristo sia stato assunto in cielo già come era accaduto a Elia, ma io vorrei chiamare qui tutti gli studiosi delle scritture per vedere se loro veramente credono nel fatto, giacché Elia in carne ed ossa sia stato assunto in cielo e poi ritornerà quando io no lo so.
Non vorrei che qui ci fosse un ripiegamento sul vecchio testamento per far fare a Gesù Cristo una operazione che probabilmente non è la vera definizione dell’ascensione.
S.Paolo poi, se avete udito, dice che ascendendo in cielo portò con se dei prigionieri, ha distribuito dei doni agli uomini, come un condottiero vittorioso alla maniera di Giulio Cesare. Paolo si domanda che cosa significa la parola – ascese – e dice che essa dipende da discese come è venuto, ma come è venuto al mondo Gesù; così come un palloncino che si affaccia, così sulle nubi e poi viene giù? Oppure come, invece noi sappiamo per la via regale che è quello del seno della Vergine.
A Natale, avete visto il presepe, (in fondo alla radice della ideazione c’era il mio cervello) c’era una boccia che si apriva (con disegnato il mondo) e dentro si vedeva la scenetta, la Madonna, S.Giuseppe e il Bambino. In un primo momento mi sono consultato con i miei collaboratori e ho detto di fare aprire la boccia poi far scendere il bambino con un filo dall’alto tra Maria e Giuseppe.
Ma ci abbiamo ripensato, sarebbe stato un indurre in errore coloro che vedevano il presepio. Allora abbiamo deciso che prima che la boccia si aprisse, abbiamo immaginato lo scoppio di due fulmini che idealmente volevano dire: questa sarebbe l’opera di Dio nel seno della Vergine Maria. Sappiamo molto bene che il padre di Gesù non è S.Giuseppe, ma Dio e in un qualche modo la fecondazione doveva avvenire, quindi per opera di Dio. Così tutte le cose sono in ordine, qui in fondo la questione dell’Ascensione nasce a mio giudizio da una concezione non giusta della Risurrezione.
Facciamo un passo indietro, se voi concepite la Risurrezione come una rianimazione di cadavere (è chiaro per tutti questo discorso?). Rianimazione di cadavere vuol dire che Gesù è nel sepolcro, poi quel medesimo Gesù a un certo momento si rianima e si presenta nelle forme di prima, che è un modo sbagliato di interpretare la Risurrezione a mio giudizio. S.Paolo in un primo momento l’aveva concepita così anche lui, dopo ha cambiato anche lui e non sto qui a farvi la storia delle sue lettere e questa che abbiamo letto agli Efesini probabilmente è anteriore alla concezione e credo sia in un’altra lettera che adesso non saprei di preciso citarla dove anche Paolo cambia idea su questo punto.
Voi capite, se la Risurrezione è concepita come una rianimazione di cadavere, allora bisogna rendiate conto di come sono andate quelle apparizioni. S.Luca che non era presente ai fatti comincia a tirare le fila, e stiamo parlando di 20 anni dopo. A chi domandava: come è andata a finire questa vicenda? S.Luca - la descrizione l’abbiamo udita - infantile e da soddisfazione alla concezione analitica di tutto ciò che è avvenuto. Gesù è apparso per 40 giorni, lui con le medesime molecole di prima e poi un bel giorno ha chiamato gli Apostoli sul Monte degli Ulivi e poi dopo si è staccato da terra come un palloncino, sale e infine alcune nuvole ne hanno ostacolato la visione: dove sarà andato a finire Dio solo lo sa.
La vostra immaginazione, e mi rivolgo alle donne con immaginazione analitica, come immaginate che Gesù sia andato su da qualche parte? E’ ovvio che il dire che Gesù è tornato nel seno del Padre cambia i connotati, mentre se è andato in un luogo si deturpa il concetto di cielo, la dimensione trascendente rispetto alla terra e quindi ricadiamo nella concezione pagana la quale concepiva il cielo come un luogo dove stavano gli dei, la parola teologia Zeos, Dio, zentes erano coloro che amministravano le cose in quel luogo che noi chiamiamo cielo, ecco le divinità e così via il mondo pagano.
Ecco dove i concetti non essendo ben chiari, badate, per questi tre Marco, Luca e diciamo parzialmente Paolo, e inevitabilmente bisogna concludere in questo modo. Ma gli altri due Giovanni e Matteo non ne parlano, non parlano di Ascensione, chiaro? Per loro Gesù subito dopo la Risurrezione è salito al Padre: dopo avere detto alcune parole ritornò al Padre. Ma questo viaggio non deve essere concepito come un viaggio spaziale, diversamente cadremmo nella concezione pagana di Dio. Qui mi viene la voglia di dire, e queste cose le ho anche scritte, fino adesso nessun teologo mi ha abbaiato dietro. Questa festa è stata scritta a tavolino facendo quelle deduzioni di cui vi ho parlato ed avendo una concezione non del tutto corretta della Risurrezione, cioè Gesù che passa in una nuova dimensione, per forza di cose bisogna utilizzare questi concetti direi quantistici; dopo 40 giorni…..
Soltanto una mentalità infantile può restare soddisfatta, ma non certo una mentalità sintetica quale è quella del nostro cervello umano. Tenterò ora di farvi capire come mentalmente bisognerà concepire le cose, anche qui la contraddizione, da un lato dicono che Gesù è andato,
S.Matteo, invece, dice che Gesù è rimasto con noi fino alla fine dei secoli. É ovvio che se io lavoro su questa frase capisco se una ha una concezione esatta della Risurrezione e tutto questo torna a pennello. Allora è inutile stare a guardare con il naso per aria come facciamo con le apparizioni della Madonna ..mi scuso, Gesù è con noi e deve aiutarci a operare tutto quello che ci ha insegnato. Domenica scorsa con “Amatevi come io ho amato voi”: senza profitto nei tre punti fondamentali dell’esistenza.
Vi citerò un esempio, quello dell’autore di un libro.
Come nasce un libro? Prendiamo il testo del Manzoni - I Promessi Sposi – quel testo adesso noi l’abbiamo scritto, tipografia, biblioteca, nasce da un’idea è un’opera dello spirito. Poi questo scrittore un giorno dopo avere elaborato tutto lo schema prende la penna e incomincia a scrivere. I pensieri erano pensieri, la penna che scrive sono cose reali, ma attenzione la scrittura non è una cosa reale se non per le lettere che noi vediamo, ma voi capite che quelle lettere sono capibili solo da chi conosce la scrittura e ha imparato che lì c’è un pensiero.
Questo manoscritto passa in tipografia, dalla tipografia diventa poi un volume che vediamo nelle biblioteche. Adesso facciamo il processo a ritroso; se voi concepite quel volume come una cosa e volete andare a cercare l’autore potete immaginare di andarlo a trovare in una biblioteca che si trova poniamo ai confini dell’universo lassù e questo è un itinerario sbagliato. Bisogna immaginare il processo rovesciato, allora ecco il libro, ecco la tipografia, ecco la scrittura a mano dell’autore e da lì il salto qualitativo ancora nel cervello dell’autore che è in questo caso il Manzoni.
Ecco il ritorno di Gesù al Padre, bisogna immaginare il processo rovesciato e non immaginare che Lui sia una persona che fisicamente parte da qui e va in un luogo che chiamiamo cielo, ma stupidamente perché il cielo non può essere un luogo, ecco il punto discriminante.
Con questo vi ho rovinato la festa dell’Ascensione, ma spero di avervi aiutato invece, a capire il grande significato di questa festa; quello che è il passaggio di Gesù risorto entrato in una nuova dimensione, quindi la sua presenza coscienziale dentro a tutti i credenti i quali da quel momento saranno capaci di fare le cose nuove, i miracoli cioè che noi attendiamo dall’esterno come sarebbe la giustizia, la pace, il modo di trasmettere la vita in un modo degno.
giovedì 24 aprile 2008 - ore 00:12
Gv 15,9-11
(categoria: " Vita Quotidiana ")
S. Fedele da Sigmaringen (mf)
At 15,7-21; Sal 95; Gv 15,9-11 - Védano la tua gloria, Signore, tutte le nazioni
Giovanni 15,9-11
9 Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10 Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11 Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
La luce di rivelazione che scaturisce dal mistero pasquale tocca oggi il suo vertice: «Io sono l’amore». E di nuovo vediamo dispiegarsi davanti a noi tutto il dinamismo delle relazioni che sono e rivelano un Dio che è Amore. Tutto ha origine dal Padre che da sempre ama e genera e invia il Figlio. Da sempre il Figlio accoglie e fa suo l’amore del Padre: inviato a farsi uomo annuncia questo amore, lo vive in pienezza, ama fino a dare tutto se stesso. Ogni discorso sulla carità non può che partire da qui: è l’amore del Signore la fonte della carità verso gli uomini; ma l’amore non può trarre la sua origine che a partire dall’ascolto, dall’intimità, dall’accoglienza che diviene obbedienza di figlio.
Dal conoscere e mettere in pratica il primo comandamento «Ascolta e amerai Dio» è generata l’esigenza di un passo di ulteriore crescita (un altro comandamento}: «Ama il prossimo tuo come te stesso»,
Come a dire: se tu ami Dio con tutto il cuore (e questo è possibile se hai ascoltato con tutto il cuore) allora tu devi amare il prossimo tuo come te stesso. Perché questa è la volontà di quel Dio che ti parla, che tu ascolti, che tu ami, a cui tu obbedisci: dall’ascolto e dall’amore di Dio scaturisce così l’amore per il fratello.
È certo che l’ amore al fratello è possibile solo quando si conosce l’amore di Dio: tu conosci un Dio che è sceso con te in Egitto, con te è stato in schiavitù, con te è uscito a libertà; un Dio che ama lo straniero, il povero, l’orfano e la vedova…., che ama sempre, senza eccezione, gratuitamente; un Dio che si fa prossimo. Allora tu, fatti prossimo, come Dio si è fatto prossimo a te!
«Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». I credenti sono uomini e donne capaci di gioia perché capaci di meraviglia: questa attitudine di fondo è il presupposto che permette di cogliere e accogliere quel supremo «buono-bello» che è l’amore che Dio resosi fruibile («contemplabile») in Gesù di Nazaret. Chi sa stupirsi, si apre all’accoglienza e vive con gioia l’incontro con Colui che si fa dono. Per questo il credente vive con gioia la condizione di salvato e sa cantare il ringraziamento e la lode. La sua gioia sgorga dalla certezza di essere amato di un amore personalissimo e questo fatto dà senso a tutta l’esistenza. fonte
mercoledì 23 aprile 2008 - ore 03:45
Gv 15,1-8
(categoria: " Vita Quotidiana ")
S. Giorgio (mf); S. Adalberto (mf)
At 15,1-6; Sal 121; Gv 15,1-8 - Andiamo con gioia alla casa del Signore
Giovanni 15,1-8
1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3 Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. 4 Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. 5 Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6 Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7 Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. 8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
Liturgia e arte (Lotto 1200x400)
Questo brano ci ricorda la stretta connessione tra contemplazione e azione.
La prima è il rimanere in Gesù, come il tralcio è unito alla vite, la seconda è portare frutto nell’amore vicendevole.
Siamo all’interno dei discorsi dell’ultima cena: Gesù sta per lasciare i suoi discepoli e far ritorno al Padre, ma prima assicura di non abbandonarli, anzi tornerà tra loro per dimorare nei loro cuori con il Padre e lo Spirito di verità.
L’elemento che caratterizza la comunità dei discepoli è la qualità della fede, nei confronti del Maestro, espressa in termini di comunione e di amore. Il bisogno di vivere legati alla sua persona è descritto con immagini suggestive e parole toccanti.
Gesù la vera vite , stabilisce con i suoi discepoli, tralci uniti alla vite, l’alleanza nuova con il comandamento dell’amore.
Nella prima affermazione: 1 “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo 2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto” ., Gesù sottolinea il rapporto con il Padre - agricoltore che agisce recidendo il tralcio o mondandolo perché porti frutto.
Nella seconda affermazione: “4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me5” , il rapporto privilegiato è quello tra Gesù e i suoi discepoli.
Il verbo rimanere (viene ripetuto 10 volte) non rappresenta un entusiasmo passeggero, ma un radicamento, un’esperienza di continuità. Concretamente esprime l’ascolto quotidiano della Parola che apre il nostro cuore alla Sua voce; la cura della propria vita spirituale, di preghiera, di riflessione, di scambio fraterno che permette di trovare un orientamento nella nostra vita e realizzare il mistero della sua Volontà. Esso esprime il rapporto di comunione tra persone. Il rimanere in Gesù si realizza in pratica laddove si “rimane” nella Sua Parola e nel Suo Amore e si rimane nella situazione cercando un confronto con gli altri, mettendo in discussione le proprie scelte, i propri atteggiamenti, le decisioni quotidiane per cercare e compiere la Sua Volontà.
L’immagine della vite-vigna è uno dei simboli preferiti dell’Antico Testamento, viene usata per esprimere il rapporto tra Dio e il suo popolo.
Isaia, nel mirabile “canto della Vigna” descrive la delusione di Dio nei confronti di Israele, sua vigna, che aveva curato, piantato, vangato, difeso, ma dalla quale non ha avuto altro che frutti amari. Geremia rimprovera il popolo d’lsraele: “Io ti avevo piantata come vite feconda e tutta genuina. Come mai sei diventata una vite aspra, selvatica e bastarda?” (Is 2, 21). La novità di Giovanni però è notevole, la vite ora è Gesù, Egli è la sorgente della piena rivelazione, il mediatore che muore per i suoi nella pienezza dell’amore.
Con Gesù nasce una vigna più larga e più estesa della precedente e soprattutto percorsa da una nuova linfa’, l’agape, l’amore stesso di Dio. La forza di questo amore è dirompente: permette di produrre molto frutto. Dice Gesù: " In questo è glorificato il padre mio: che portiate molto frutto ".
Il Vangelo prosegue: "Ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto" . Sì, proprio quelli che "portano frutto", conoscono anche il momento della potatura. Sono quei tagli che di tempo in tempo, appunto come accade nella vita naturale, è necessario operare perché possiamo essere "senza macchia" (Ef 5, 27) . Il testo evangelico non vuol dire che Dio manda dolori e sofferenze ai suoi figli migliori per provarli o purificarli. No, non è in questo che va intesa la potatura, il Signore non ha bisogno di intervenire con le sofferenze per migliorare i figli. La verità è molto più piana. La vita spirituale è sempre un itinerario o, se si vuole, una crescita. Ma non è mai né scontata né naturale.
Non c’è età della vita che non esiga cambiamenti e correzioni, e quindi potature. E’ la condizione per portare frutto per non seccarsi ed essere quindi tagliati e bruciati. Forse quella sera i discepoli non capirono, magari, si saranno chiesti: "ma che vuol dire rimanere con lui se sta per andarsene?" In verità, Gesù indicava una via semplice per restare con lui; si rimane in lui se le "sue parole rimangono in noi".
E’ la via che intraprese Maria, sua madre, la quale "conservava nel suo cuore tutte queste cose". E’ la via che scelse Maria la sorella di Lazzaro, che restava ai piedi di Gesù.
E’ la via tracciata per ogni discepolo.
Nella tradizione bizantina c’è una splendida icona che riproduce plasticamente questa parabola evangelica. Al centro è dipinto il tronco della vite su cui è seduto Gesù con la Scrittura aperta. Dal tronco partono dodici rami su ognuno dei quali è seduto un apostolo, con la Scrittura aperta tra le mani. E’ l’icona della nuova vigna, l’immagine della nuova comunità che ha origine da Gesù, vera vite. Quel libro aperto che sta nelle mani di Gesù è lo stesso che hanno gli apostoli: è la vera linfa’ che permette di "non amare a parole né con la lingua. ma coi fatti e nella verità".
![]()
Icona Bizantina 642x756
Gesù è la vigna fedele che ha corrisposto alle cure di Dio, l’immagine della potatura e della ripulitura allude all’azione di Dio che, come esperto agricoltore, recide e taglia perché si porti frutto. Il portar frutto non si riferisce tanto alle opere buone, quanto alla crescita nell’unione di vita con Gesù mediante l’accoglienza della Parola e la pratica dell’amore fraterno.
Gesù dopo aver detto di essere la vera vite, passa le consegne ai suoi discepoli dicendo: “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”. Il Figlio di Dio considera amici i dodici perché li ha resi partecipi dei segreti della vita divina. Gli apostoli vivono in intimità con il Maestro, non sono semplici incaricati di una missione, che si limitano a trasmettere le istruzioni del loro padrone; essi sono ammessi dal Signore alla sua amicizia e conoscenza intima del Padre.
Questo rapporto di amore però, non è frutto di una scelta dei discepoli, ma è “dono”, è “grazia”. I dodici sono stati scelti per essere costituiti amici e missionari per andare e “portare frutto”.Per l’approfondimento carismatico
Anche noi oggi siamo destinatari dell’Amore di Dio, chiamate a essere sante, separate da tutto ciò che non è Amore, convocate insieme da un comune carisma.
La nostra relazione con Dio non è impegno, puro esercizio di volontà o solo tentativo di andare a Lui con le nostre forze, ma piuttosto esperienza di grazia ovvero di un Amore smisurato e gratuito che ci precede, di un Amore che trabocca dalla relazione esistente tra il Padre il Figlio e lo Spirito, una comunione vivente, che trasmette e comunica vita, che crea e chiama ad una esistenza nuova.
Se rimaniamo nel Suo Amore sapremo trasformare l’ascolto di Dio in ascolto degli uomini e convocate insieme, troveremo modi e presenze adatte per realizzare i diversi servizi (C.11).
www.suoredivinavolonta.it
martedì 22 aprile 2008 - ore 00:14
Giovanni 14,27-31
(categoria: " Vita Quotidiana ")
At 14,19-28; Sal 144; Gv 14,27-31a - Ti rendiamo grazie, o Dio, per la tua gloria
Giovanni 14,27-31
27 Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28 Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. 29 Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate. 30 Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, 31 ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato....i».
Il brano evangelico si situa nel discorso di commiato di Gesù dai suoi discepoli. Alla conclusione del lungo periodo vissuto con essi, il Signore si rende conto che è un distacco difficile e doloroso, e per questo parla della pace che lascia loro in eredità. Non una pace qualunque, ma quella che lui stesso vive e che nasce dalla confidenza con il Padre, dalla certezza di non essere soli, dalla fiducia di non veder mai mancare il sostegno e la consolazione di Dio. E’ la pace profonda che viene da chi accoglie l’amore, la misericordia e la mitezza del Padre. E’ una eredità che solo i discepoli hanno e che debbono testimoniare al mondo. “Vado e tornerò a voi” dice Gesù, con un linguaggio apparentemente contraddittorio. In verità Gesù vuole prepararli al ministero della sua Pasqua e della Sua ascensione al cielo. Stare infatti alla “destra del Padre” non significa allontanamento; anzi, il Signore resterà più vicino a tutti gli uomini, ovunque essi siano, e non lascerà mai nessuno solo, i discepoli si disperderanno per comunicare il Vangelo lungo le vie del mondo. La partenza fisica di Gesù non è frutto di una mancanza di amore, non è il tradimento a cui sono abituati gli uomini. Al contrario, è il segno di un amore più grande, proprio perché “bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato”. L’obbedienza al Padre è anche per noi il modo per dimostrare di far parte del disegno di amore di Dio per gli uomini.
fonte
lunedì 21 aprile 2008 - ore 01:45
Gv 14,21-26
(categoria: " Vita Quotidiana ")
S. Anselmo (mf)
At 14,5-18; Sal 113B; Gv 14,21-26 - A te la gloria, Signore, nei secoli
Giovanni 14,21-26
21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
22 Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». 23 Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24 Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25 Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. 26 Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
![]()
Una piccola nota interpretativa che cerca di chiarire una brano che presenta alcune difficoltà. Se la linea del ragionamento è comunque chiara la lettura frettolosa ed abitudinaria che normalmente gli riserviamo rischi di farci percepire solo alcune linee fondamentali trascurando alcune suggestioni essenziali del quarto vangelo.
Dal prologo sappiamo che” il verbo ha preso dimora in mezzo a noi”(1,14), da questo brano sappiamo che non solo il Verbo, ma il Dio, la Trinità, il Padre, il Figlio e il Paraclito prendono dimora presso di noi non appena che l’ascolto del Verbo segue all’assunzione della vocazione specifica del Cristiano: quella dell’amore. La centralità dell’amore non è mai in discussione nelle nostre comunità, ma si rischia che tutto questo venga limitato alla dimensione emozionale o relegato nell’ambito delle buone intenzioni, spesso irrealizzabili, di cui tutti sappiamo essere lastricata la strada che porta all’inferno.
Non è così, Gesù ci dice chiaramente che l’amore cui non segue l’ascolto della Parola diventa solo velleità e vaniloquio. Non c’è amore più grande che dare la vita per il prossimo (Gv 15,13), per chi ci è vicino, per chi si trova a passare accanto alle nostre esistenze ed a cui noi ci facciamo vicini, prossimi. Comandamento irrealizzabile, quello dell’amore per tutti? Irrealizzabile per chi confida in se stesso, ma possibile a chi confida nello Spirito di Verità.
fonte
domenica 20 aprile 2008 - ore 00:15
SIATE ANCHE VOI DOVE SONO IO
(categoria: " Vita Quotidiana ")
V DOMENICA DI PASQUA
At 6,1-7; Sal 32; 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12 - Vòlgiti a noi, Signore: in te speriamo
… SIATE ANCHE VOI DOVE SONO IO
fonte
Domenica V di pasqua
Gesù disse ai suoi discepoli: Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché SIATE ANCHE VOI DOVE SONO IO. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via. – Gli disse Tommaso: Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?
Gli disse Gesù: Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto. Gli disse Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta. – Gli rispose Gesù: Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è in me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre (Gv 14, 1ss).
Dice Gesù: Nella casa del Padre mio ci sono molti posti
Qual è la casa del Padre di Gesù? E’ il cuore del Padre. I figli sono il cuore dei genitori. Gesù è dentro il cuore del Padre.
Questo è il mistero del Dio cristiano. Qual è il mistero dei Dio cristiano? Quello di essere uno solo, ma in comunione piena di amore in tre Persone divine reali, distinte e inseparabili: come se fosse una sola famiglia legata da un inseparabile eterno abbraccio. Dio è una sola sostanza, veramente un solo Dio, una sola unità. Non è però una massa informe, ma un essere vivente e personale e non una sola persona, ma tre persone distinte, anche se unite e inseparabili: si può parlare distintamente con una o con l’altra.
Dio non è una cosa, non è una creatura. Dio è un essere infinito. Il cosmo con i suoi miliardi di anni luce è finito, è creatura. Dio è infinito. Il cosmo intero è meno che un pulviscolo sulla bilancia davanti a Dio infinito.
Per questo il legame con Dio trinitario introduce nell’infinito. Il cosmo non è infinito, è creatura, è materia. Solo Dio è infinito ed è immensamente molto più che il cosmo con i suoi anni luce.
Noi siamo in Dio, nell’essere infinito, noi viviamo una vita infinita, una gioia e una esperienza… da Dio… Dio infinito nella grandezza ew soprattutto nell’amore, nella vita, nella felicità…
Il cristiano è chiamato a partecipare alla stessa vita di Dio, alla stessa comunione con lui in tre dimensioni: verso il Padre come figlio, verso il Figlio come fratello e verso lo Spirito Santo amore come infocato della stessa fiamma eterna e infinita.
Non esiste sorte più grande o ambita, amore più vivo e pieno, vita più vitale: siamo tuffati nel mare infinito dell’Amore per essenza.
Dio è una sola sostanza, numericamente una. Ma questo unico Dio è pluralità di persone, strettamente congiunte. Dice Gesù nel Vangelo di Giovanni: Io sono nel Padre e il Padre è in me; io sono in voi e voi in me.
Come Gesù è in noi? Con la comunione. Egli viene in me e io sono in lui e con lui sono nel Padre e pieno dello stesso Spirito di amore. Questo è il grande mistero della vita cristiana.
In Dio le persone sono divine e perciò perfettamente persone, vale a dire: completamente diverse anche se strettamente unite. Sono distinte come è diverso Padre e Figlio. Sono unite come è unito padre, madre, figlio. Anche nell’esperienza umana abbiamo quella della trinità: un padre, un figlio e uno spirito di amore. Spirito in ebraico è femminile: uomo, figlio, donna…
Nell’amore occorre massima intimità, perfetta diversità, non possessivismo da distruggere le persone, ma rispetto sommo da promuoverle facendole diverse e unite.
Il cristiano entra nel cuore di Dio e partecipa alla stessa sorte di amore tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Questa è la gioia del paradiso e inizia da quando siamo battezzati. Solo che ora è nascosta nel silenzio della fede. Siamo, ma non ce ne rendiamo conto. Occorre molta preghiera per vivificare la fede, per convincerci della sorte meravigliosa; e allora non avremo mai paura, ma gioia, felicità senza fine.
Questi dati di fede sono diventati per alcuni santi esperienza. Essi sono segno di quello che avviene in ogni cristiano. Che cosa meravigliosa è l’essere cristiani!
![]()
S. Teresa d’Avila afferma di aver visto chiaramente l’unicità di Dio, ma anche la pluralità delle persone. E lasciò scritto: Sono un’unica potenza, un’unica sapienza, una sola sostanza, un solo Dio. Ma sono tre vere e proprie persone distinte con le quali si può parlare separatamente anche se odono quello che si dice alle altre Persone: sono un’ unica sostanza.
La vita cristiana è già un paradiso e si gode in proporzione alla fede che rende questi dati tangibili, “sensibili”, “sperimentabili”. Fede significa molta preghiera. Il cristiano che vive il suo essere in Dio è nella felicità più perfetta. Non può chiedere altro a Dio.
Dice Gesù: Nella casa del Padre mio (cioè nel suo cuore) ci sono molti posti. (Dio è infinito). Io vado a prepararvi un posto mediante la passione e la risurrezione. Gesù ci ha meritato l’ingresso nel cuore del Padre con la sua redenzione. Con i sacramenti ci introduce nella sua persona e nel cuore del Padre e ci colma di Spirito Santo amore. Ci ha dato il legame con la vita divina unica che circola nei Tre e ci ha dato una relazione personale con le tre Persone: ci ha fatti figli del Padre, fratelli del Figlio e Fiamma d’amore nello Spirito Santo.
Dice Gesù: Voglio che dove sono io siate anche voi. Egli è nel cuore del Padre e noi siamo come lui e con lui nello stesso cuore.
S. Teresa d’Avila dice che Gesù presentò lei al Padre dicendo: O Padre, io ti do colei che tu mi hai dato come umanità aggiunta mediante il battesimo. – Il Padre attirò a sé la santa e le disse: Figlia, ti ho dato mio figlio Gesù come una sola umanità congiunta a te, ti ho dato lo Spirito Santo (come fiamma d’amore divino) e la Vergine per madre.
La santa vide che questa offerta avveniva nell’interno della sua anima. Con Cristo siamo uniti anche alla sua Madre, agli angeli e ai santi! Siamo così più che una famiglia, un corpo solo e ben distinto nelle diverse personalità. Questa unità si chiama Chiesa e l’unione si chiama comunione dei santi cioè intimo rapporto vitale fra tutti i santificati, fra le divine Persone e coloro che sono entrati nella sua intimità santissima.
Dice Gesù: Le parole che io vi dico non le dico da me; ma il Padre che è in me compie le sue opere. Chi crede in me (cioè è unito a me mediante i sacramenti) compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi. Perciò i santi, veri cristiani, fanno miracoli talvolta più strepitosi di quelli narrati nel Vangelo.
Dice Gesù: Chi ha visto me ha visto il Padre. Vale anche per il cristiano: chi vede un cristiano (se è autentico) vede Gesù e il Padre. Basta la sola presenza dei cristiani autentici nel mondo per convincerlo di Cristo e di Dio Padre.
CONSIGLIO PRATICO
Da oggi comincia a dedicare del tempo alla preghiera: quindici minuti mattina e sera, se non preghi ancora per mezz’ora al giorno. Se preghi vai oltre: un’ora e se puoi anche più. Sappi che sarai molto più felice con l’esercizio dell’orazione che non con la TV o con lo sport o…
Come pregare? Mettiti delle convinzioni nel cuore. Ripeti: Ho Dio nel cuore, voglio vederlo, sentirlo, scoprirlo parlando con lui da amico, Padre, Fratello (Gesù) e Sentimento caldissimo di affetto = Spirito Santo.
Prega con i Salmi o con il Vangelo in mano. Leggi, cerca di convincerti, di godere i dati di fede, di tenerli presenti in tutti i momenti della giornata. Chiedi aiuto, recita molte volte Padre nostro, Ave Maria…
Pregando imparerai a pregare e… ad essere più sereno.
Pregando imparerai a pregare e… ad essere più sereno.
sabato 19 aprile 2008 - ore 00:26
Gv 14,7-14
(categoria: " Vita Quotidiana ")
At 13,44-52; Sal 97; Gv 14,7-14 - Cantiamo al Signore, salvezza di tutti i popoli
Giovanni 14,7-14
7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
12 In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. 13 Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14 Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.
Omelia-Assemblea ‘05
IL PADRE CI BASTA
Omelia su Gv 14,7-14 tenuta alla XII Assemblea Naz. dell’ACI – Roma, 23.4.’05
1. “Signore Gesù, facci comprendere le Scritture; arde il nostro cuore mentre ci parli.Cristo, Figlio del Dio vivente, mostraci il Padre, e questo ci basta. Nostro unico, divino Maestro, facci comprendere il senso vero dell’umanissima domanda di Filippo; facci ardere il cuore, mentre ci spieghi il segreto della tua traboccante risposta: Chi vede me, vede il Padre”.Sì, carissimi tutti, siamo invitati oggi a godere con gratitudine di questa sosta contemplativa, che ci dona il vangelo appena proclamato, ma prima e proprio per accogliere
la rivelazione di Gesù, dobbiamo ritornare sulla domanda di Filippo : “Signore, mostraci il
Padre!”. Nella supplica ardita di Filippo riconosciamo la voce di tanti, la nostra voce.In quella domanda - solo a prima vista fuori luogo e fuori misura – intercettiamo l’anelito di Mosè: “Signore, mostrami la tua gloria” (Es 33,18). Vi cogliamo il fremito di Israele: “La mia anima anela a te, o Dio… Quando verrò e vedrò il volto di Dio?” (Sal 42).Nella supplica impaziente di Filippo rintracciamo l’eco della preghiera di ogni uomo: “Di te ha detto il mio cuore: Cercate il suo volto. Il tuo volto, Signore, io cerco”. E’ la voce di
Agostino: “Ogni nostro desiderio si spegnerà quando avremo raggiunto la visione di Dio”. E’ la voce dell’Innominato e di tanti e tanti che non credono o credono di non credere: “Dio! Dio! Dio! Se lo sentissi! Se lo vedessi! Dov’è questo Dio?”. E’ la voce di tanta povera gente che in occasione dello tsunami , come ogni volta che il dolore bussa alla porta degli esuli figli d’Eva, ci provoca e ci brucia in cuore: “Ma dov’è il vostro Dio?”. La domanda di Filippo porta la firma di ogni uomo, quell’animale desiderante,
“troppo grande per bastare a se stesso” (Pascal).
2. E veniamo alla risposta di Gesù : “Filippo, chi ha visto me, ha visto il Padre”. Con buona pace di tutti i commentari che ho avuto modo di esplorare, non riesco proprio a pensare che Gesù si sia stizzito o sia rimasto sconcertato e deluso dalla domanda di Filippo. Modestamente penso che Gesù non aspettasse altro, per ribadire la verità già rivelata: “Io e il Padre siamo una cosa sola”. Per Gesù ogni occasione è buona per ridire il vangelo del Padre, la buona notizia: “Il Padre mio vi ama!”. Non possiamo ridurre Gesù a uomo straordinario, a grande riformatore sociale, a eroe senza macchia e senza paura, magari con qualche spanna in più rispetto alla media aritmetica ponderata tra Robin Hood e Masaniello: un Gesù senza Padre, una sorta di “orfano” di Dio, sarebbe irriconoscibile. Dunque – sembra dire Gesù – guardami, Filippo: eccolo il Padre. E’ qui accanto a te, e ti sfiora e ti parla. E tu lo puoi vedere, toccare, ne puoi sentire il battito del cuore, come lo ha sentito Giovanni. E tu lo puoi abbracciare e baciare, come farà Giuda al Getsemani. No, Filippo, non aspettarti una rivelazione grandiosa, come le antiche teofanie, tra fulmini e saette: ormai Dio non è più in mezzo a fuoco ardente, né a oscurità, tenebra e tempesta. Filippo, eccolo il Padre: ha la mia faccia, la mia voce; ha il mio respiro, il mio cuore. Dio non è un sole pallido da cercare tra sperdute regioni astrali: è qui, ha il passo dell’uomo per camminare con ogni uomo. Non temere, Filippo: Dio “non vuole essere tanto Signore, quanto Padre. Cerca la fede, non la morte. Ha sete della tua preghiera, non del tuo sangue.Viene placato non dalla morte, ma dall’amore” (S. Pietro Crisologo, Disc. 108; PL 52,499s.).
Dio è Padre, è l’Abbà forte e tenero di Gesù di Nazaret, il nostro Babbo grande e vicino, a noi intimo, più del nostro intimo. “Padre” non è un titolo tra i vari possibili, che le nostre povere parole incerte e balbettanti gli possano attribuire: è il suo nome proprio. Egli è solamente, interamente, perennemente Padre. E’ solamente Padre: un padre umano è lui stesso figlio di qualcuno, mentre Dio Padre è il Genitore-ingenerato: la domanda “chi c’era prima di lui?” è una sgrammaticatura teologica. Egli è interamente Padre: un padre umano è anche sposo, fratello, amico, e poi è un lavoratore o un pensionato, un artista o un artigiano, uno sportivo o un tifoso ecc. Lui, no: padre è la sua qualifica essenziale, integrale, esclusiva.
E permanente : un padre umano lo diventa a un certo punto della sua vita. Dio non diventa,
ma è Padre: lo è da sempre e per sempre. Così è fatto Dio, ci dice Gesù; Dio è fatto d’amore. In Dio c’è il Padre, l’Origine di tutto senza essere originato da nulla. E il Figlio Gesù è la sua Immagine unica, fedele, perfetta. E poiché Dio è Amore, il Padre è l’Origine dell’Amore, di cui il Figlio è l’Immagine, lo Spirito Santo è l’Amore dell’Immagine e dell’Origine, l’infinito scambio diun dono infinito.
3. Hai ragione, Filippo, in questo hai pienamente ragione: il Padre ci basta! Ma allora non resta che fidarsi e affidarsi a Lui. Se hai la sorte di sentirti amato dall’Amore, se hai la fortuna di credere di essere preceduto e atteso da un Padre che ha contato perfino i capelli del tuo capo, se hai ricevuto la grazia di avvertire che la tua esistenza è sorretta dalle sue mani sicure e di percepire che Egli, il creatore onnipotente delle sconfinate moltitudini dei mondi che popolano l’universo, ti pensa, ti segue e ha tracciato una strada appositamente
per te, allora come fai a non fidarti? Come puoi pensare che esista qualcosa di più giusto e di più utile per te dell’accettare e fare la sua volontà? Colui che sa far funzionare l’universo, non sarà forse in grado di far andare bene anche la tua vita? Questo atteggiamento di fiducia previa è talmente centrale da costituire un punto discriminante con la mentalità laico-razionalista. L’uomo mosso dalla sola ragione opera una critica implacabile contro l’idea stessa di un piano di Dio. L’uomo si autorealizza senza Dio: questo è il dogma del razionalismo. O l’alienazione della fede o l’emancipazione della ragione: tertium non datur, affermava la modernità, ovviamente optando per la ragione. Ma oggi sono gli stessi laici a sfatare quel mito. In un grande quotidiano dell’altro ieri, un maitre-à-penser della cultura laica affermava: “Ogni giorno che passa, il rapporto tra modernità e felicità diventa più ambiguo; troppo spesso ogni nesso tra le due sembra svanire e apparire inesistente” (E. Galli Della Loggia, Il Corriere della sera, 21.4.’05). E’ tremendamente
vero: l’autorealizzazione dell’uomo è la sua autodistruzione. Già De Lubac nel più drammatico Natale del Novecento, quello del ’43, scriveva: “Non è poi vero che l’uomo sia incapace di organizzare la terra contro Dio. Ma ciò che è vero è che, senza Dio, egli non può alla fin fine che organizzarla contro l’uomo” (Il dramma dell’umanesimo ateo). Oggi gli uomini del nostro tempo chiedono ai credenti non solo di parlare di Dio, ma in certo senso di farlo loro vedere. Mostrare il volto di un Padre affidabile è possibile solo a
chi crede, cioè a chi ha il volto e il cuore di uno che si fida di e si affida a Cristo: “Amen amen, dico a voi: chi crede in me, farà le opere che io faccio e ne farà di più grandi” (v. 12). Le opere buone che compiremo saranno viste dagli uomini, che renderanno gloria non a noi, ma al Padre che è nei cieli (cfr. Mt 5,16). E saranno opere più grandi di quelle di Gesù da solo: certamente noi non sfameremo le folle, non guariremo i lebbrosi e non risusciteremo i morti, ma la vite che è Cristo, porterà molto più frutto attraverso noi, suoi tralci, che senza. Rendere il Padre affidabile agli occhi di molti, al cuore di tutti: questo è il compito che la Chiesa ci ha affidato e che papa Benedetto – ne siamo sicuri - oggi ci rinnova.
+ F.L.
venerdì 18 aprile 2008 - ore 01:54
Gv 14,1-6
(categoria: " Vita Quotidiana ")
At 13,26-33; Sal 2; Gv 14,1-6 - Hai glorificato, Padre, il Figlio del tuo amore
Giovanni 14,1-6
1 «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; 3 quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. 4 E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». 6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Commento Giovanni 14,1-6
don Paolo Curtaz
16/05/2003)
www.qumran2.net
Sì, amici: bisogna avere fede, lasciar perdere la paura, i dubbi, fidarci di lui perché ci conduce nel Regno del Padre. Insomma, il Signore ci invita ad alzare lo sguardo sull’immortalità, a tirare giù i muri dell’indifferenza. Non si parla più molto dell’immortalità: forse per mancanza di termini adatti all’uomo d’oggi, forse per paura di scivolare nella retorica, forse perché avere troppo insistito su questo tema ha provocato, nel passato, non pochi allontanamenti dalla realtà terrena... Non possiamo però scavalcare a pié pari questo nodo centrale della nostra fede. Siamo immortali, tout-court, e la nostra vita è un cammino di pienezza in pienezza, un addestramento ad accogliere, se lo desideriamo, la totalità di Dio. Il Regno è già in mezzo a noi, come esorta Gesù, ma esiste una dimensione di pienezza del Regno che oltrepassa di molto il nostro desiderio e la nostra conoscenza. Avere fede significa credere che esiste un destino di bene per ciascuno di noi, che esiste un’eternità (che è un modo d’essere, non un noioso tempo infinito!) dopo questa vita. La vita eterna è già iniziata e la nostra morte non farà che segnare un’evoluzione di questo nostro esistere! Gesù si presenta come la "via, la verità, la vita". E’ di nuovo il tema del Pastore che torna: Gesù pretende di essere la risposta ai bisogni e alle attese degli uomini, e di essere la strada che conduce alla verità, anzi di essere lui la verità. Un’affermazione forte, sconvolgente, inquietante. E’ davvero così? Nella mia quotidianità di cristiano, è davvero lui la via? E’ davvero lui colui che seguo, a cui mi rivolgo? Una pagina, come vedete, che ci invita ad approfondire la nostra fede, a prendere sul serio il nostro cammino. Solo così potremo arrivare alla gioia della Pasqua, all’atteggiamento interiore che ci porta alla pienezza e alla felicità di vita. Che il Signore ci conceda davvero di credere in Lui!
Tu sei la strada che ci porta alla verità, che ci dona vita. Lode a te, Signore Gesù!
giovedì 17 aprile 2008 - ore 00:40
SPOSA DELLO SPIRITO SANTO [Preghiera]
(categoria: " Vita Quotidiana ")
SPOSA DELLO SPIRITO SANTO
![]()
O Maria, figlia di Dio Padre, madre di Gesù, sposa dello Spirito Santo, tempio dellunico Dio. Ti riconosciamo nostra sorella, meraviglia dellumanità, portatrice di Cristo nostra vita, segno di speranza e di consolazione. Immagine ideale della Chiesa, rendici un cuor solo ed unanima sola con te, per proclamare quanto grande è il Signore e riconoscere con gioia la sua presenza nel mondo. A te, scelta da Dio per una missione unica nella storia della salvezza, consacriamo noi stessi, la nostra attività e la nostra esistenza. Poni il tuo sigillo nel profondo delle nostre persone, perché rimaniamo sempre fedeli a Dio. Riversa su di noi il tuo amore di madre, accompagnaci nel cammino della vita; sazia la nostra fame col pane della Parola e dellEucaristia.
giovedì 17 aprile 2008 - ore 00:14
Gv 13,16-20
(categoria: " Vita Quotidiana ")
At 13,13-25; Sal 88; Gv 13,16-20 - Il Signore è fedele per sempre: alleluia
Giovanni 13,16-20
16 In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. 17 Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica. 18 Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno . 19 Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono . 20 In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».
![]()
Gesù, al termine del suo gesto di umiltà e di servizio (la lavanda dei piedi), può esortare, con la forza dell’esempio, i discepoli al servizio vicendevole nella comunità cristiana. Egli fa leva sulla sua condizione divina di Signore e Maestro per invitare i discepoli a imitare il suo esempio di umile servitore dei fratelli (Gv 13,14).
Se il Figlio di Dio si è abbassato tanto per amore dei discepoli, a maggior ragione essi devono servirsi reciprocamente. Egli ha dato l’esempio che i suoi discepoli devono imitare: devono amarsi come Gesù li ha amati (Gv 13,34; 15,12) e devono prestarsi i più umili servizi a imitazione di Cristo che è venuto per servire (Mc 10,41-45; Lc 22,24-27).
Con l’esortazione alla pratica delle sue parole, Gesù intende rivolgersi soprattutto al discepolo che sta per tradirlo; per questo specifica che non intende parlare di tutti i discepoli. Costoro, infatti, eccetto Giuda, hanno osservato la parola di Dio (Gv 17,6) e hanno creduto nell’Inviato del Padre (Gv 17,8). Gli undici apostoli fedeli a Cristo sono stati custoditi dal Figlio di Dio (Gv 15,16; 17,12) e il Padre li preserverà dal maligno (Gv 17, 5).
Il caso di Giuda corrisponde al disegno divino, in quanto adempie la Scrittura che aveva già predetto il tradimento del Messia da parte di uno dei suoi amici più intimi (v.18). Il testo biblico citato qui da Giovanni è il Sal 41,10. La denuncia anticipata del traditore favorisce la fede dei discepoli nella divinità di Gesù (v.19).
Il brano si conclude con un detto di Gesù che troviamo anche nei sinottici (Mc 9,37 e par.; Mt 10,40 e par.). In questo detto Gesù proclama che l’accoglienza riservata alla sua persona e ai suoi inviati, in realtà, è fatta al Padre. Questo detto sull’accoglienza di Gesù probabilmente vuole insinuare, per antitesi, la gravità del rifiuto del Cristo da parte del traditore.
Nel vangelo di Giovanni "accogliere Gesù" molto spesso significa credere in lui, aderendo alla sua persona divina (1,12; 3,33; 5,43). Don Lino Pedron