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![]() Sparks, 24 anni spritzino di Sant'Andrea di Barbarana (TV) CHE FACCIO? Scienze della Comunicazione Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Oltre alle parole, ti toglie il cibo di bocca: ![]() il mio blog-gemello IenaFerox! Zio Vania- A.Cechov Herzog-S. Bellow La regina Vittoria-L.Strachey L’ultimo tabù, storie vere di amori segreti nella Chiesa-M.Corbi/G.Galeazzi Diario di una scrittrice-V.Woolf Adorata Creatura-Vita Sackville West HO VISTO The L Word Un documentario sulla macrofilia Guendalina del GF7 bersi la pipì di Raniero, strillando "MA IO LA VOLEVO ADDOSSO, NON IN BOCCA!" Weeds Dirt STO ASCOLTANDO HitList 24/03: 1. Sunday morning-K-os 2. Say it right-Nelly Furtado 3. The sweet escape-Gwen Stefani/Akon 4. It’s all true-Tracey Thorn 5. Acceptable in the 80’s-Calvin Harris 6. Thinking about you-Norah Jones 7. Once upon a time-Air 8. Girlfriend- Avril Lavigne 9. Que hiciste-Jennifer Lopez 10. Lil’star-Kelis/Cee-lo 11. Passione-Neffa 12. Starz in their eyes-Just Jack 13. What goes around comes around-Justin Timberlake 14. Tutto da rifare-Velvet 15. Rehab-Amy Winehouse 16. Golden skans-The Klaxons 17. Finally made me happy-Macy Gray 18. Beautiful liar-Beyoncè/Shakira 19. P.D.A.-John Legend 20. Tell me ’bout it-Joss Stone ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... Una barca di soldi; Una palestra in casa con personal trainer; Le repliche di Beverly Hills, 90210 (ACCONTENTATO!); Le patatine del Burgher King; La cablatura di questa sezione staccata di Burkina Faso che è il mio paesello(ACCONTENTATO!); Amfetamine; Amici di Maria De Filippi tutto l’anno; Allinearmi finalmente all’ordinarietà: svegliarmi la mattina, essere cattolico, andare a trans, farmi di cocaina, essere più abbronzato di un negro anche a Dicembre, farmi spinzettare da un’estetista col Parkinson; Il cardigan di Missoni della Iena; L’inverno, di nuovo; Nuove edizioni di Volere o Volare e Operazione Trionfo; and many more... STO STUDIANDO... Il pettegolezzo OGGI IL MIO UMORE E'... Oh my gosh! ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
Ogni scintilla un commento, diviso per categorie, con tanto di voto finale. Sparks vuole un’Italia conservatrice, arcigna e arteriosclerotica Help the aged, one time they were just like you... Help the aged ’cos one day you’ll be older too [Pulp] CLICCA QUI PER LEGGERE IL MANIFESTO
lunedì 6 marzo 2006 - ore 05:10 Spark #9: Cinema Transamerica di Duncan Tucker Mama mia, here i go again...E invece no! Chi pensa che questo film preveda gli Abba, travestimenti da drag queen, battute sboccate e occhiolini glitterati si sbaglia di grosso, perchè questo "Transamerica" è la storia di una transessuale conservatrice, Bree, arrivata all ’agognato momento dell’operazione che la renderà a tutti gli effetti una donna. Ma la vigilia dell’intervento è funestata da una telefonata coast-to-coast: a New York un ragazzo è stato arrestato per prostituzione e qualcuno se lo deve andare a prendere al commissariato. Il ragazzo è il figlio di Bree, la quale è costretta recalcitrante a partire con una valigia carica di abiti all purple e ormoni. Il problema qual è? Il figlio non sa di essere tale, non sa nulla del vero padre, e il vero padre, Bree, vuole solo pensare alla sua operazione e non avere altre grane. Alla fine Bree, finta assistente sociale di una finta congrega cristiana, acconsente a portare in auto il ragazzo inconsapevole (tanto sveglio quanto tormentato, il classico ventenne maudit) a Los Angeles, dove lui potrà realizzare le sue velleità attoriali e lei, con coscienza pulita, operarsi. Durante il viaggio attraverso gli stati del Sud, si succederanno frizzi, lazzi, peripezie, drammi, scontri, conciliazioni e ovviamente inevitabili rivelazioni. Duncan Tucker, esordiente, ha sceneggiato e diretto un film gradevole e simpatico, tenendo presente che il tema affrontato per i più è qualcosa di spinoso e nebuloso. Il tema della transessualità? No, il tema dell’alienazione, dell’ affermazione personale, del viaggio inteso come allontamento da ciò che si è e tensione verso ciò che si vuole essere, della famiglia come forza centrifuga e centripeta della propria esistenza. Insomma, bella roba in chiave tragicomica. Forse il tono delicato, rispettoso e brillante a volte scivola in cadute di stile che potevano essere evitate, tipo il drammone sull’infanzia di abusi patita dal figlio, condita dalle violenze sessuali del patrigno e il suicidio della madre, o alcune situazioni divertenti ma esageratamente grottesche, come se non fosse possibile fare un film su una transessuale senza mettere qualcosina di almodovariano. Il risultato è comunque decisamente positivo, gli interpreti sono bravissimi e tutto è orchestrato con intelligenza. Le chicche del film: la madre di Bree, una campissima signora interpretata da quell’attrice deliziosa che governava da morta la casa di Nicole Kidman in "The Others"e la canzone che chiude il film, "Travellin’ Thru", interpretata da Dolly Parton, la stella del country che non è un’icona gay, è una bomba gay, perchè se mai esplodesse tutto il mondo diventerebbe gay. E se guardate le tette, il rischio che esploda c’è. ![]() Voto: 4 scintille su 5 LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK lunedì 27 febbraio 2006 - ore 02:15 Spark #8: Vetture e rotture My friend Dario has a super mega car ![]() Quando una persona passeggia è buona regola che faccia attenzione a dove poggia il piede. Quando un persona parcheggia è buona regola che si prenda il proprio posto nel più breve tempo possibile prima che un altro falco glielo soffi da sotto il naso. Il parcheggio in città rende l’uomo avido e arraffone ma soprattutto la necessità di spazio lo rende poco sensibile ai rischi che corre, come gli oggetti appuntiti e di materiale vario che i cittadini spargono con generosità ai bordi delle strade. Ieri sera ho provato l’emozione di bucare una ruota. A chi non è ancora capitato, dirò che è qualcosa di strisciante. Come si può dedurre, la cosa è cominciata per me dal parcheggio. Quando si parte si sentono dei rumori nuovi, ma la natura umana ci porta ad essere ottimisti per poter facilmente archiviare il problema e si continua a correre pensando al fatto che la macchina è fredda, perchè fa freddo. Ma correndo, i nuovi rumori non cessano e inizia anche a serpeggiare uno strana sensazione di sbandamento, come se il controllo del mezzo iniziasse a intorpidirsi. Il momento cruciale: al primo semaforo, si abbassa il finestrino e si guarda, negli occhi il terrore e la speranza. Ruota, a terra. Il mio amico Dario, proprietario del mezzo, mi guarda e io dico con tono solenne "Lo sapevamo che prima o poi doveva capitarci. E’ capitato." "Per fortuna che non sono da solo" mi ha risposto. Ecco i 5 easy steps: 1st step: aprire il bagagliaio, cercare il doppio fondo e osservare il ruotino: c’è il ruotino, il crik, arnesi vari, tutti incastrati in una specie di composta meccanica; 2nd step ("datemi un crik e vi solleverò il mondo"): estrarre tutto dal ruotino, e infilare il crik sotto la macchina, vicino alla ruota bucata (vale la pena dare una tastata virile per assicurarsi di appoggiare il crik su qualcosa di duro e consistente). Il crik è un gioiello dell’ingegneria, grazie all’apposita manovella, sollevare l’auto diventa una sciocchezza (e fa sentire più forti di Hulk, il che aumenta l’autostima); 3rd step : ora che la macchina è sollevata, arriva il momento di togliere la ruota infortunata. Questa è la parte centrale del processo e può sembrare la più difficile, ma non è così: la ruota sta su grazie a 4 bulloni. Solo 4. Tolti i bulloni con l’apposito arnese (questo in effetti può richiedere una certa forza, ma niente che non sia risolvibile con un bel calcio d’avvio), sfilare la ruota e imprecare a casaccio, facendo una semiologia del copertone per capire, ricostruire, darsi pace, darsi un tono. 4th step: è l’inverso del terzo passo. Si prende il ruotino e lo si fissa grazie ancora a quei 4 bulloni magici e all’arnese avvita-bulloni. Dario, che fa ingegneria meccanica e futuro proprietario di un’officina, con fare esperto suggerisce di "stringere bene i bulloni, il più possibile". 5th step: è il passo finale. Si riabbassa la macchina grazie al mitico crik, si prendono tutti gli attrezzi e li si rimette al loro posto, secondo la combinazione iniziale (questa è la cosa più difficile, perchè una volta distrutto l’ordine è impossibile ricostituirlo, in caso d’emergenza è consentito prendere tutto e buttarlo nel bagagliaio a caso), si solleva la ruota traditrice e la si pone con sguardo sprezzante all’interno del bagagliaio. tempo d’esecuzione: 20 minuti prendendosela comoda, in condizioni di buona luminosità. Cambiare la ruota di una macchina è l’equivalente maschile di indossare le scarpe col tacco: la prima volta che si fa, ci si sente maturi, perchè finalmente si ha proprietà degli strumenti che la tecnica ha dato al nostro genere. Guardare il palmo delle mani annerito e impolverato è una soddisfazione indescrivibile. Ripartire e non sentire più nessun rumore anomalo, ecco, quel silenzio è il suono di un piccolo trionfo. Voto alla prima volta che si cambia una ruota: 3 scintille su 5 (perchè comunque è una sfiga) LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK mercoledì 22 febbraio 2006 - ore 23:25 Spark #7: Webzine ’tina di Matteo B. Bianchi ![]() Stavo cercando informazioni su Diana Est e, grazie alle magiche connessioni della rete, sono finito nel sito di Matteo B. Bianchi, del quale avevo letto il romanzo d’esordio, "Generations of love", in tempi in cui ballavo con le Buffalo ai piedi credendo di essere la Ginger Spice. Il sito dell’autore è proprio come mi aspettavo, memore del romanzo autobiografico: è meravigliosamente pop, con quell’estetica da parrucchiera di paese che a lui è tanto cara (e pure a me), e che purtroppo in questi anni ha subito un vero e proprio abuso di utilizzo. Dopo aver letto quello che volevo su Diana Est (meriterebbe una spark apposita) ho curiosato tra le varie sezioni dell sito e ho scoperto cose molto interessanti. Una è che Matteo B. Bianchi ha anche un blog, ma soprattutto attraverso il blog sono venuto a sapere che è uno degli autori di "Very Victoria", l’unico programma davvero bello di MTV. L’altra è che B. Bianchi cura dal 1996 una rivista on line in cui pubblica i racconti di giovani autori intitolata " ’ tina". Già dall’intro sono rimasto a bocca aperta: su sfondo psichedelico anni ’60 trionfa un santino! Più in là, scopro pure che ogni numero della rivista ha come come copertina un santino. Dopo l’iniziale entusiasmo per aver trovato qualcuno che condivide in toto il mio senso estetico italo-pop ho sentito una specie di rabbia: qualcuno mi ha fregato l’idea, e da 10 anni ormai. Colpito da una presentazione tanto formidabile, ho letto random i contenuti: ogni numero della rivista (distribuzione cartacea limitatissima, 50 copie riservate agli amici del redattore ) contiene 4-5 racconti di giovani autori accomunati da un gusto pop, fresco, lieve. In barba a tutti i miei coetanei che sono più bravi a mettersi in posa per le fotografie sui giornali che a scrivere qualcosa di verace e genuino, questa raccolta di racconti dimostra come una semplice descrizione del proprio paese di origine possa attraversare uno spettro di immagini ed emozioni che certi romanzi introspettivi carichi di riflessioni non riescono nemmeno a sfiorare. Tra le autrici ho trovato pure la firma della Giada, la mitica spalla della Pina nella mia personale trasmissione-culto "Pinup", che andava in onda su Deejay alla fine degli anni ’90. L’unica cosa negativa è che la rivista non ha cadenza regolare perchè Matteo B. Bianchi la cura e la pubblica quando gli gira e ha voglia, come ogni cosa fatta con piacere andrebbe fatta. Quindi condivido. Questo è il link Voto: 5 scintille su 5 LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK sabato 18 febbraio 2006 - ore 17:32 Spark #6.1: Bavagli (e canaglie) Errata corrige ![]() Ieri ho scritto una filippica nei confronti di Franco Grillini, indicato dalle mie fonti come responsabile del fallimento della manifestazione di ieri contro Prodi e il suo programma. Chiedo venia e mi autocensuro. Andando più a fondo, si è scoperto che la realtà è diversa, locale e in un certo senso più meschina: il responsabile del fallimento è Alessandro Zan, gerarca dell’Arcigay di Padova e candidato DS. Questo rafforza la mia opinione secondo la quale l’Arcigay paga sonoramente il suo ostinato e retrogrado allineamento ai DS in termini di efficacia e incisività. Generalizzando, mi sto convincendo del fatto che uno strumento per il riconoscimento dei diritti civili dovrebbe essere apartitico, o al limite avere l’onestà e il coraggio di allinearsi con una formazione politica che assicura un appoggio concreto e non solo ventilato. Franco Grillini, vittima di un patetico scaricabarili di provincia, è depennato dalla mia lista nera (nonostante non nutra particolare stima nei suoi confronti per il suo lavoro attuale), mentre l’Arcigay rimane, anche se con le dovute riserve. A tal proposito, questa è lultima dichiarazione di Sergio Lo Giudice, presidente dellArcigay:Ai nostri iscritti diremo chiaramente quali sono le liste che sostengono le nostre tesi. Gli diremo che la Rosa nel pugno e il partito che ha fatto della laicita la propria bandiera. E gli diremo che Emma Bonino e stata la sola ad abbandonare il vertice dellUnione per protestare contro il mancato riconoscimento delle coppie di fatto, gesto grazie al quale si e conquistata la nostra incondizionata simpatia Insomma, qualcosa si muove. Personalmente, sono ancora nero e in aggiunta sento di essere stato coinvolto (in buona fede) in qualcosa di gretto e pasticciato. Sapere comunque che quanto è successo è dipeso dall’indecisione e dall’incompetenza dell’ennesimo trombone impomatato mi placa l’animo. Voto a tutta questa faccenda, me compreso: 5 cilecche su 5 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 10 febbraio 2006 - ore 14:05 Spark #5/Mambo #5: Politica Il vertice dei leader dellUnione. Vedo rosso perchè vedo bianco. Ieri, mentre io ero intento a fingermi di Forza Italia per fini di spionaggio e allegria, i leader dellUnione si sono riuniti per definire il programma del carrozzone. Il primo ad andarsene sbattendo la porta è stato Mastella, il quale sentiva già odore di scomunica solo per il fatto di essersi seduto allo stesso tavolo della Bonino (She-Devil!), rappresentante della Rosa nel Pugno in vece di Boselli. Lultima ad andarsene è stata proprio lei, la cara Emma. Le motivazione dello sbattimento della porta da parte della Bonino sono le seguenti: dal programma eliminati i Pacs e il no alle sovvenzioni statali agli istituti privati (cattolici). Gli altri, tutti zitti (compresi Ds, Verdi, Rifondazione), tutti contenti di essere daccordo. Su cosa? Sul fatto che le questioni etiche dividono, ma soprattutto fanno perdere voti. Quindi: addio moralità, benvenuto opportunismo. Prepariamoci al voto rosario in mano perchè questanno la domanda è: alle elezioni quale Ruini preferisci? Romano Ruini o Silvio Ruini? ![]() Voto: 4 cilecche su 5 all Unione 3 scintille su 5 al calendario tascabile con la foto della Moratti che ho guadagnato ieri, troppo camp! LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK martedì 7 febbraio 2006 - ore 14:23 Spark #4: Regali ![]() Per una volta mi smutando pure io...ma ne vale la pena perchè oggi ho ricevuto un regalo fantastico: una lava dreamy shiny lamp che ha lo stesso colore degli occhi della mitica Liz Taylor. Troppo sghicia! 5 scintille col botto a chi me l’ha regalata LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK martedì 31 gennaio 2006 - ore 15:22 Spark #3: Cinema La Neve nel Cuore di Thomas Bezucha ![]() Sarah Jessica Parker dovrà impegnarsi molto di più per riformare la sua immagine. In " La neve nel cuore" interpreta Meredith Morton, una specie di Carrie Bradshow con in più una scopa nel culo e in meno lo charme, arrivata al momento fatidico del primo incontro con la numerosa famiglia ultra liberal del fidanzato Everett, un bollito Dermot Mulroney. I titoli di testa confezionati su biglietti natalizi sono la delizia di ogni Martha Stewart e la croce di chi non sopporta i meccanismi della distribuzione italiana: "La neve nel cuore" è una commedia sentimentale natalizia, uscita a fine Gennaio. La forza del film è nel cast: oltre ai già citati, spiccano Diane Keaton (madre) più stronzetta e vecchia del solito, Luke Wilson (figlio scapestrato ma dal cuore d’oro) sempre più fidanzato ideale, Claire Danes (sorella di Meredith) con la sua bellezza androgina, e Rachel McAdams (figlia minore e nemica giurata di Meredith), l’indimenticabile Regina George di "Mean Girls". La debolezza sta nella mancanza di equilibrio, sia nella sceneggiatura che nella caratterizzazione dei personaggi. Meredith è lo stereotipo della stronza newyorkese vestita di nero e con la crocchia in testa, perennemente tesa e pronta a scandalizzarsi; la famiglia Stone è il trionfo del radical chic americano, colorata da dialoghi e situazioni ansiosi di rivelare l’anima progressista del clan: tra battute sulle canne e continui abbracci, il picco è rappresentato dal figlio gay, sordo e fidanzato con un nero (giusto per non farsi mancare niente)! Una famiglia del genere è ovviamente portata a scontrarsi con una nuora così rigida, e da questo contrasto nasce ogni situazione del film, tra scene slapstick e momenti strappalacrime, con un irritante effetto flipper. Nel prevedibilissimo finale conciliante, lo sbrodolante sentimentalismo annacqua quel poco di buono che c’è nel film. Il sentimentalismo eccessivo si può tollerare solo a Natale, quindi ritengo che questo film sia fortemente penalizzato dalla data di uscita. Che senso ha distribuire un film in cui protagonisti si augurano Buon Natale almeno due dozzine di volte, a Gennaio? Da vedere esclusivamente sotto le feste, perciò: Voto fuori Natale:1 cilecca su 5. Voto di Natale: 2 scintille su 5 LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK mercoledì 25 gennaio 2006 - ore 13:54 Spark #2: Santità Sant’Ambrogio ![]() Proveniente da una una nobile e ricca famiglia, Aurelio Ambrogio fu eletto vescovo di Milano in un periodo in cui l’impero Romano era scosso dallo scontro tra il partito ariano e quello cattolico e dalle consistenti resistenze pagane (IV secolo d.C.). Mentre a Roma il senato si divideva tra chi voleva togliere simboli del paganesimo e chi voleva continuare a offrire finanziamenti alle vestali, Ambrogio passò la sua vita a convincere imperatori e corti a condannare l’eresia di Ario, trovando spesso opposizione anche da parte del popolo. Alla fine, l’imperatore Teodosio gli offrì l’appoggio necessario, promulgando leggi contro pagani ed ariani. La pia vita di fervente religioso è segnata da episodi che mettono in luce il caratterino di questo santo caparbio. Quando era un baby santo uno sciame di api gli entrò in bocca mentre dormiva e poi ne uscì allontanandosi, lasciandolo beato nel suo sonno. Da ragazzino Ambrogio osservava la madre e la sorella baciare la mano dei preti e un giorno, offrendo la mano alla sorella disse: "Un giorno non sarà un gioco". Dato che Ambrogio non ne voleva sapere di essere eletto vescovo di Milano, pensò bene di ritirarsi in casa e invitare un gruppo di prostitute perchè il popolo, scandalizzandosi, cambiasse repentinamente idea. Ma col cavolo, e i fedeli confermarono la scelta. Questa è la prova che storicamente i Milanesi amano chi ha soldi, anche chi li spende a puttane. L’acerrima nemica di Ambrogio fu l’imperatrice Giustina, la quale proteggeva gli eretici ariani. Quando l’imperatrice volle far eleggere un vescovo della sua setta, mandò una donna a prendere per il mantello Ambrogio, con l’intenzione di farlo picchiare da un gruppo di altre donne eretiche. Ambrogiò denunciò ovviamente il sacrilegio e annunciò alla donna la vendetta di Dio. Il giorno seguente la donna morì. L’imperatrice non si arrese, e fece circolare la voce secondo la quale Ambrogio pagava la gente di fingersi indemoniata, dato che Milano era all’epoca in preda ai demoni e agli indemoniati. Nel frattempo uno stregone evocava demoni e li mandava a torturare il santo, ma questi tornavano indietro rassegnati, dicendo che la casa era impenetrabile a causa di una protezione di fuoco. Una volta Ambrogio camminando per Milano inciampò e un passante cominciò a ridere. "Tu che sei in piedi sta’ attento a non cadere" disse il santo. E l’uomo crollò a terra. Mentre viaggiava verso Roma fu ospitato nella lussuosa casa di uomo che si vantava delle proprie mirabili ricchezze. Ambrogio disgustato uscì dalla casa e non appena oltrepassò l’uscio, si aprì una voragine che inghiottì la casa e il proprietario. Quando Ambrogio morì, un vescovo di Cartagine che stava banchettando insinuò offese contro la sua memoria e dopo poco morì. La stessa sorte capitò a dei preti che calunniavano il santo. Un bel santo vendicativo e bastardo, un vero esempio di cattiveria ben calibrata, un beato dalla mira eccezionale: questo è Sant’Ambrogio. Ancora lontano dal buonismo di facciata e da reticenze sessuofobiche, questo santo hard ha tutto il mio appoggio e devozione. Voto: 5 scintille su 5 (Dedicato a Mattia) LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK venerdì 20 gennaio 2006 - ore 05:42 Spark #1: Televisione 7UP di Micheal Apted ![]() In onda su Cult, il canale intellettuale di SKY, il mercoledì sera alle 21, 7UP è il nonno di tutti i reality. Partendo dal motto gesuita "datemi un bambino di sette anni e io vi mostrerò l’uomo", Micheal Apted ha raccolto un gruppo di bambini, con l’intenzione di intervistarli con l’intervallo di un settennio: di sette anni in sette anni, il regista arriva a seguire i protagonisti dalla fanciullezza alla mezza età, dal bianco e nero del 1964 ai colori del 2005. Inizialmente il progetto era squisitamente sociologico: dimostrare come il sistema classista britannico influenzasse la vita di questi bambini. La scelta dei soggetti risente di questa impostazione: ci sono i bambini proletari dell’East End di Londra, quelli che stanno in orfanotrofio, quelli che frequentano scuole private esclusive, quello che vive in un piccolo borgo rurale, i piccolo-borghesi della periferia di Liverpool. Cult finora ha mandato in onda i primi 3 film di questo straordinario docu-reality: il primo 7up è una divertente oretta in compagnia di bambini allegri, ingenui e tutto sommato simpatici; il secondo film, 7plus7, è curioso perchè attesta la mia convinzione che a 14 anni si è brutti come mai più nella vita: denti storti, colli troppo grossi per teste troppo piccole e occhiali spessi regnano, mentre Micheal Apted insiste con domande che vogliono verificare se questi adolescenti stanno seguendo le prospettive di cui vagheggiavano da piccini, per scoprire che quelli poveri si barcamenano tra istituti professionali o giu di lì e quelli ricchi stanno frequentando quelle scuole dai nomi pomposi che da piccoli elencavano con sicurezza (divertente un bambino che ad un certo punto si fermava perchè "mamma me li ripete sempre ma non me lo ricordo adesso"). Un montaggio attento aiuta la comparazione tra le interviste del primo e quelle del secondo. Col terzo film, 21up, si avverte che il progetto prettamente sociologico sta lasciando posto a qualcosa di nuovo, si sente che la trama empirica si sta arricchendo di un ordito intimo e coinvolgente. La vita, complessa nel suo carico di emozioni ed esperienze, si presenta di fronte attraverso i racconti di questi giovani uomini. Neil a sette anni era un bambino allegro e vivace come tanti che aveva un desiderio ordinario, diventare un astronauta, e col suo cappottino correva a casa saltellando e, come lui stesso diceva, "bevo il tè che mi prepara la mamma e gioco". A ventun’anni Neil occupa abusivamente una casa a Londra e vive di stenti, dopo aver abbandonato l’università ed essersi lasciato vincere da una evidente depressione. Neil ovviamente rappresenta un caso limite negativo, ma proprio per questo si presta bene alla mia analisi: è difficile ricordare gli intenti scientifici del programma mentre pensi al momento in cui Neil ha smesso di saltellare per strada, fino a perdere se stesso. Ci si affeziona ai personaggi e si prova empatia, perchè è vita, è quello che proviamo, e ci riguarda tutti, in un modo più viscerale di quanto il sistema classista e le differenze sociali sappiano fare. voto (finora): 4 scintille su 5 LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK |
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