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martedì 18 settembre 2007 - ore 03:51


mi vieni nella mente
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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lunedì 17 settembre 2007 - ore 02:52


[Ar]renderti arte
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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giovedì 13 settembre 2007 - ore 22:54


che bottaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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martedì 11 settembre 2007 - ore 12:45


come cazzo state?ditemi raccontate un po...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


io ricomincio la mia missione anarchico rompicojona
a parlarvi
comunicarvi
odiarvi
informarvi
amarvi
sbarbarmi
lettere
omissioni
o anche no

ciao

per un sereno ritorno vi allego una delle serie di prose liriche anche dette canzoni- da me compiute sotto il nome di"canzoni di farfalla-
pubblicate per la piccola serio editore l’anno scorso

canzone n.2
è vita che cerca di rodere l’equilibrio
è una vita che cerca di rodere gli equilibri
chorus. la sua la sua la sua
è forza anche solo restare uguale
ogni giornata
chorus. la sua la sua la sua
espressione quella che si porta in faccia e dice
di non ridere
o ridere forte


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venerdì 7 settembre 2007 - ore 02:10


son tornato
(categoria: " Viaggi ")


tutto ok?

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giovedì 9 agosto 2007 - ore 04:01


è notte
(categoria: " Vita Quotidiana ")


inoltrata e mi sveglio di soprassalto mentre penso che il mio sorriso passa lungo la facolta’ tua di sentirti ....sola


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martedì 7 agosto 2007 - ore 11:53


questo romanzo mi ha riacceso la voja di leggere e scrivere,lo condivido convoi?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


– Là! – dico. Abbiamo appena fatto surf, io e Carlo. Surf: come vent’anni fa. Ci siamo fatto prestare le tavole da due pischelli e ci siamo buttati tra le onde alte, lunghe, così insolite nel Tirreno che ha bagnato tutta la nostra vita. Carlo più aggressivo e spericolato, ululante, tatuato, obsoleto, col capello lungo al vento e l’orecchino che sbriluccicava al sole; io più prudente e stilista, più diligente e controllato, più mimetizzato , come sempre.. la sua famigerata classe beat e il mio vecchio understatement su due tavole che filavano al sole, e i nostri due mondi che tornavano a duellare come ai tempi dei formidabili scazzi giovanili – ribellione contro sovversione –, quando volavano le sedie, mica scherzi. Non che si sia dato spettacolo, visto che è già tanto se siamo riusciti a non cadere dalle tavole; o meglio: abbiamo dato lo spettacolo di chi è stato giovane anche lui, e per un breve periodo ha creduto che certe forze potessero veramente prevalere, e in quel periodo ha imparato a fare un sacco di cose che in seguito si sono rivelate sovranamente inutili, tipo suonare le congas, o rotolare una moneta tra le dita come David Hemmings in Blow Up, o rallentare il battito cardiaco per simulare un attacco di bradicardia e venire riformati al servizio militare, o ballare lo ska, o rollare le canne con una mano sola, o tirare con l’arco, o la meditazione trascendentale, o, per l’appunto, il surf. I due pischelli non potevano capire, Lara e Claudia erano già tornate a casa, Nina 2004 è partita stamattina presto (Carlo cambia fidanzata ogni anno, e così io e Lara abbiamo cominciato a millesimarle): non c’era nessuno a goderselo, è stato uno spettacolino tra noi due, uno di quei giochi che hanno senso solo tra fratelli, perché un fratello è il testimone di un’inviolabilità che da un certo momento in poi nessun altro è più disposto a riconoscerti.
– Là! – dico all’improvviso.
Poi ci siamo sdraiati sulla sabbia ad asciugarci, ebeti di fatica, con gli occhi chiusi e il vento che ci arruffava i peli del petto, e siamo rimasti in silenzio, a rilassarci. D’un tratto però mi sono accorto che per godere di quella pace stavamo trascurando qualcosa che da un po’ aveva cominciato a segnalarsi con una propria rumorosa urgenza: grida. Mi sono tirato su a sedere, immediatamente imitato da Carlo.
– Là! – dico all’improvviso, indicando un gruppo di persone molto agitate, un centinaio di metri sopravvento.
Ci alziamo di scatto, i muscoli ancora caldi per la lunga cavalcata tra le onde, e ci dirigiamo di corsa verso quella piccola folla. Lasciamo lì telefonini, occhiali, soldi, tutto: improvvisamente non esiste più nient’altro che quel crocchio e quelle grida. Si fanno senza pensare, certe cose.
Il tempo che segue è una specie di fulminea sequenza medianica, senza altra sensazione che quella di essere tutt’uno con mio fratello: le domande su cosa sia successo, il vecchio esanime sul bagnasciuga, l’uomo dai capelli biondi che cerca di rianimarlo, la disperazione di due bambini che gridano “Mamma!”, i volti smarriti delle persone che indicano il mare, le due testoline perse tra le onde, e nessuno che agisce. In quella stasi frenetica si staglia lo sguardo azzurro di Carlo, intenso, carico di una formidabile energia cinetica: quello sguardo dice che per qualche indiscutibile ragione tocca a noi andare a salvare quei due poveretti, e che in realtà è come se l’avessimo già fatto, sì, è come se fosse già tutto finito, e noi due fratelli fossimo già gli eroi di quella marmaglia di sconosciuti, perché siamo creature acquatiche straordinarie, noi, siamo tritoni, e per salvare vite umane possiamo domare le onde con la stessa naturalezza con cui le abbiamo domate per divertirci sulle tavole da surf, e lì attorno altra gente in grado di farlo non ce n’è.
Entriamo in acqua correndo, e ci trasciniamo fin dove frangono le prime onde. Lì ci imbattiamo in uno strano uomo, allampanato e rosso di capelli, intento a gettare goffamente verso il largo una cima cortissima, mentre le persone da salvare distano perlomeno trenta metri. Gli passiamo accanto di slancio, lui ci guarda con occhi che non dimenticherò mai – gli occhi di chi lascia morire la gente – e con voce vigliacca, degna di quegli occhi, tenta di dissuaderci: “Non andate”, sibila, “Rischiate di rimanerci anche voi”. “Ma vaffanculo”, è la risposta di Carlo un attimo prima di tuffarsi sotto un’onda e cominciare a nuotare. Io faccio altrettanto, e, nuotando, vedo in controluce le ombre nere dei muggini filare orizzontalmente lungo il muro verde che si forma ogni volta che un’onda verde si alza per poi schiantarsi sopra di me: quei pesci fanno il surf, si divertono, come noi pochi minuti fa.

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martedì 7 agosto 2007 - ore 02:45


vara de non prenderme in giro
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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lunedì 6 agosto 2007 - ore 09:53


ieri ero in fermento mesi da lavoro e
(categoria: " Sport ")


il mio nuovo progetto musicale è stato stroncato dall’arrangiatore fiko:
sono alquanto uggioso, per eufimasmare.
sono dimagrito di colpo.

ma questo forse è colpa delle donne

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mercoledì 1 agosto 2007 - ore 15:02


Cristina Dona’ - Dove sei tu -
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Se chiudo gli occhi
posso arrivare
a prenderti.
Mi allungherò sino
a dove sei tu.

L’autunno
si è fermato sui rami,
è immobile.
Io imparerò ad arrivare
dove sei tu...

...qualunque sia la distanza.

Io ti verrò a cercare quando il buio tenta
di far risaltare la tua assenza.
Difficile è trovarsi ora,
più facile è perdersi.

Perdona se non sono ancora
dove sei tu.
Accorcerò la distanza.

Io ti verrò a cercare quando il buio tenta di far risaltare la tua assenza.
E ti verrò a cercare quando il buio resta e fa risaltare la tua assenza


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