

Bisogna proprio non valer niente,
per non aver nemici.(Alfred Bougeard)
Un politico pensa alle prossime
elezioni, un uomo di stato alle
prossime generazioni (John Clarke)

Un simbolo di Padova....

Il Cavallo Ligneo di Palazzo della Ragione,
Manufatto m 5,75 di altezza e con una circonferenza di m 6,20.
Si caratterizza come uno di quelli maggiormente legati all’immagine di Padova.

Assomigli a Giulio Cesare!
Credi molto nelle tue capacita’,
e per questo non hai intenzione di sprecarle.
Sei attirato dalla possibilita’ di metterti alla prova e vincere le difficolta’ che ti si pongono sul cammino.
Del resto, hai sufficiente capacita’ di calcolo per riuscire in quello che fai: sei ambizioso, non avventato.
La tua ambizione, pero’, rischia di procurarti molti nemici.

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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
giovedì 2 marzo 2006 - ore 15:07
(categoria: " Vita Quotidiana ")
. . . mitica!
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giovedì 2 marzo 2006 - ore 06:06
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I PIU ATTIVI 1) TOSTA(4641) 2) Matan(4128) 3) TheBOss11(3639) 4) danyasroma(3160)
5) LoveHunter(2557)
6) cia2003(2544)
7) Nenetta(2251)
8) rossofuoco(1902)
9) DemoMan(1857)
10) mayamara(1643) . . . capa ARRIVOOO!
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giovedì 2 marzo 2006 - ore 06:04
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VIDA GUERRA!
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giovedì 2 marzo 2006 - ore 06:02
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giovedì 2 marzo 2006 - ore 05:53
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Tiziano Minio!
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giovedì 2 marzo 2006 - ore 05:16
(categoria: " Vita Quotidiana ")
W VISCERA!!!!!
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giovedì 2 marzo 2006 - ore 05:14
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Le Gastineau Girls
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giovedì 2 marzo 2006 - ore 05:07
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Che do cojoni i DVD de SCOPA!!!!!
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giovedì 2 marzo 2006 - ore 03:51
Giovanni Brusca (1957 - in carcere dal 20/5/1996)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Nato a Palermo il 20 maggio del 1957, "u verru", vale a dire il maiale, seguì fin da giovane le orme paterne, intraprendendo la carriera mafiosa e diventando un killer feroce e responsabile di diverse decine di omicidi. Dopo alcuni anni di carcere, nel 1991 riprese in mano le redini della famiglia di San Giuseppe Jato, temporaneamente affidata a Balduccio Di Maggio, in seguito divenuto collaboratore di giustizia. È stato un protagonista indiscusso dellultima stagione di sangue inaugurata da Cosa Nostra con lomicidio di Lima. E ormai tristemente noto come il boia di "Capaci", vale a dire luomo che azionò il telecomando che fece esplodere lautostrada lungo la quale transitavano in auto il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la scorta. Dopo larresto di Riina e Bagarella prese il comando dellala militare dei corleonesi, in accordo con Bernardo Provenzano. Fu arrestato il 20 maggio 1996 a Cannitello, in provincia di Agrigento, in compagnia del fratello Vincenzo.
Dopo una fase iniziale in cui tentò di depistare gli inquirenti, a partire dalla seconda metà del 1997, sembra che abbia iniziato a rilasciare interessanti dichiarazioni. Già condannato allergastolo per luccisione di Ignazio Salvo, è attualmente imputato nei processi per la strage di Capaci, per gli attentati del 1993 a Milano, Firenze e Roma e per lomicidio di Giuseppe, il figlio undicenne di Santino Di Matteo, strangolato e sciolto nellacido dopo una prigionia di due anni al fine di convincere il padre a ritrattare.
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giovedì 2 marzo 2006 - ore 03:50
Benedetto (Nitto) Santapaola (1938 - in carcere dal 18/5/1993)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Benedetto "Nitto" Santapaola nacque il 4 giugno del 1938 in una famiglia di modeste condizioni sociali, residente nel degradato quartiere San Cristofaro di Catania. Da ragazzo studiò dai salesiani e frequentò loratorio, ma abbandonò presto la scuola e, attratto dai facili guadagni, realizzò le prime rapine. Venditore ambulante di scarpe e articoli da cucina prima, titolare di una concessionaria di auto poi, in realtà Santapaola, soprannominato "il cacciatore", fu uno dei capi mafia più potenti e sanguinari della Sicilia orientale.
La sua fedina penale iniziò a riempirsi nel 1962 con una denuncia per furto e associazione per delinquere. Dopo essere stato diffidato dalla questura di Catania nel 1968 e inviato al soggiorno obbligato dopo due anni, nel 1975 fu invece denunciato per contrabbando di sigarette. Nel 1980 fu fermato durante le indagini sullomicidio del sindaco di Castelvetrano, Vito Lipari, ma laccusa non fu provata e anche la successiva proposta di soggiorno obbligato non fu accolta. Del tutto indisturbato, Santapaola portò così a termine la scalata ai vertici di Cosa Nostra, eliminando prima Giuseppe Calderone, il capo mafia più influente di Catania (8 settembre 1978) e poi commissionando ai corleonesi la cosiddetta "strage della circonvallazione" a Palermo,
quando il rivale Alfio Ferlito fu ucciso insieme ai carabinieri che lo stavano scortando in carcere (16 giugno1982). Furono questi i due episodi più sanguinosi che contraddistinsero la feroce guerra per il predominio a Catania e nella Sicilia orientale.
Lascesa del "cacciatore" fu senza dubbio agevolata dal patto di ferro stretto con Totò Riina. Per ricambiare il favore ricevuto con lomicidio Ferlito, Santapaola organizzò luccisione di Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo. Condannato allergastolo per la strage della circonvallazione, per quella di via Carini, invece, Santapaola fu riconosciuto colpevole in primo grado ma assolto in appello; successivamente la Corte di cassazione decise di far ripetere il processo. Nel 1982 si diede alla latitanza, pur essendo malato di diabete e affetto da strani disturbi riconducibili ad una rara forma di licantropia, tanto da essere chiamato "il licantropo" perfino dai suoi due figli, traditi da una intercettazione telefonica, avvenuta poco prima della sua cattura. Dopo undici anni di latitanza, fu catturato allalba del 18 maggio 1993 in una masseria di Mazzarone, nelle campagne tra Catania e Ragusa, al termine delloperazione denominata in codice "Luna Piena".
I collaboratori di giustizia, primo fra tutti Antonino Calderone, fratello di Giuseppe, rivelarono le commistioni tra "il cacciatore" e il "comitato daffari "composto da politici, imprenditori e anche magistrati corrotti che controllò Catania negli anni Ottanta: Santapaola fu, infatti, in stretti rapporti con i "cavalieri del lavoro" catanesi, messi sotto accusa dal giornalista Giuseppe Fava che pagò con la vita le sue coraggiose denuncie. Ormai in carcere, Santapaola subì un doloroso sfregio: il boss rivale Giuseppe Ferone, divenuto un collaboratore di giustizia, approfittò del regime di semilibertà e gli uccise la moglie Carmela Minniti (1 settembre 1995). Il 26 settembre 1997, la Corte dassise di Caltanissetta lo ho condannato di nuovo allergastolo: questa volta per la strage di Capaci.
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