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valevally, 28 anni
spritzina di Padova
CHE FACCIO? Specializzanda in radiologia
Sono sistemato

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STO LEGGENDO



HO VISTO

I miei amici intorno a me il giorno della mia laurea.



---

Er
Desperate Housewives
CSI
Ugly Betty
Huge

...amo le serie

STO ASCOLTANDO

The Pachuca beat, la mia panacea


Quello che il mio Mediaplayer decide di farmi ascoltare in modalità random.

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Quel che capita tanto poi sopra ci va il camice.

ORA VORREI TANTO...

Tornare al mare

"When you realize you want to spend the rest of your life with somebody, you want the rest of your life to start as soon as possible!"

Svuotare il frigo, ma non il mio perchè nel mio c’è solo insalata e ketchup più o meno

STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...

Sonnacchiosa -_-
...a fasi scoppiata.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) La matita appen temperata che rotola dalla scrivania e cade a punta in giù, spezzando tutta la mina!!!
2) Dover andare a fare un esame con l'autobus, aspettare alla fermata, guardare l'orizzonte e quel coso arancione malefico non arriva... non arriva... non arriva...
3) scottarsi la lingua (e quindi perdere qualsiasi sensibilità) con la prima cucchiaiata della cioccolata calda più densa e fumante che tu abbia mai avuto sotto mano!!!
4) ..cercare ovunque le chiavi anche quando sono in tasca..
5) il tuo "ragazzo ideale" ti scrive un sms pieno di errori grammaticali
6) il mouse cordless con le pile mezze scariche che si muove solo in una direzione... e tu che lo trascini a viva forza perchè non hai quelle maledette mini stilo in casa!!!
7) tornare a casa stanchi da lavoro/università e dover cominciare a preparare la cena

MERAVIGLIE


1) Mangiare il tuo gelato preferito direttamente dalla vaschetta, magari col cucchiaio grande, facendo una cucchiaiata a testa con la tua migliore amica mentre guardate un bellissimo film alla tele e nessuno scoccia!
2) i 10 secondi dopo il primo bacio con un ragazzo
3) sentirsi il suo profumo addosso...
4) ridere fino a stare male
5) Fuggire in 2 dalla quotidianità all'improvviso, rintanarsi nella prima camera che si trova lontano e passare la notte a parlare, ridere, vivere, fare l'amore... e cambiare la propria vita da quel momento.
6) Vedere l'alba: assistere al sorgere del sole



In questo blog vorrei farvi un po’ ridere o quantomeno sorridere o perlomeno... non piangere. Vediamo se ci riesco

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Cos’è la bellezza autentica?




El paraìso no es un lugar donde ir, es una sensacìon para vivir.

Il cimitero è pieno di gente indispensabile.

E io non sono una sciacquaculo!!!

"Il cazzeggio è una cosa bella ma non rende" (frase simbolo dei tempi dell’aula studio Jappelli)

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sabato 15 ottobre 2005 - ore 14:06


Tanti auguri albicocc(ol)a! Ma nn c’entra niente col post.
(categoria: " Vita Quotidiana ")



La prossima volta che userò il paragone "fastidioso come una mosca" avrò ben presente il concetto che vado a esprimere.
E’ da mezzora che agito le mani a mezzaria cercando di scacciare questo maledetto insetto che ha scelto la mia stanza come luogo di villeggiatura.

Snort.

Comunque ieri ho imparato due cose.
Primo: anche stare ferma stanca.
Secondo: ora devo solo imparare a socchiudere la bocca artisticamente, e sono a posto.

***

Il mio rapporto col navigatore satellitare è come quello che ha Linus con la sua copertina. Salgo in macchina, lo accendo e lo programmo. E poi non ascolto una parola di quello che dice. Però è rassicurante, anche se non necessariamente utile. Prendete ieri sera: gli avrò fatto ricalcolare la rotta almeno dieci volte, perchè o prendevo strade a me più familiari oppure sbagliavo strada felice e incosciente. Voglio dire, chi sa esattamente quanto siano cento metri in termini di percorrenza?? A dirlo è facile, ma a farli... e allora la svolta a 100 metri diventava inversione a U a 200 metri.
E il navigatore sussurrava: "Errore di rotta. Ricalcolo." Ma pensava "Mannaggia a te e a quando non prendi l’autobus."

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venerdì 14 ottobre 2005 - ore 18:43


Ci dev’essere sempre una ragione per la voglia di piangere?
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ma anche no, dai...

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venerdì 14 ottobre 2005 - ore 09:20


Cominciare la giornata col sound giusto
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Ooh La La"
Goldfrapp



Mi sto preparando psicccologicamente a una giornata traumatica.


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giovedì 13 ottobre 2005 - ore 20:52


L’allegra chirurga - 5
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(....)

No. Non può essere. Ho sicuramente capito male. Però non è facile fraintendere la parola piercing. La mia mano sinistra vola automaticamente a coprire le palline rosa che sbucano da un lato e dall’altro del mio lobo, e penso che più o meno tutto il sangue contenuto nel mio distretto vascolare stia rifluendo nelle mie guance. Devo essere più o meno viola. Grazie a Dio ho la mascherina.
Biascico un "Sì...cioè no! No! Solo questo!" e cerco di mostrarmi interessatissima a qualcosa che sta accadendo dentro la gola di questo tizio steso sul lettino.
Diamine! Ma vi sembrano domande da fare? Cioè. Sarebbe un approccio originalissimo, per quanto un po’ sfacciato, che ne so, in discoteca. Ma in una sala operatoria?? Ma soprattutto non puoi pensare ad aspirare il sangue che sgorga copioso da vasi recisi anzichè farmi di queste uscite???
E vabè. Facciamo finta che non sia successo niente. Tralasciamo. E torniamo a concentrarci su tutto questo squaquaraciaus, qui...
"Stiamo per incidere la carotide comune. Faremo un taglio particolare per limitare la retrazione cicatriziale che deriverebbe da un’incisione longitudinale."
Benissimo. Interessantissimo. Mi sposto accanto al chirurgo per vedere meglio. Prende una forbice o qualcosa del genere e ZAC! Ecco che siamo nell’arteria. E non ci vuole un occhio esperto per capire che questo soggetto probabilmente adora la frittura mista e gli intingoli di vario genere. Diamine, c’è praticamente un tappo lì dentro! Ma il chirurgo non si scompone e comincia a pulire: grat grat grat. E’ un attimo, e l’arteria di questo tizio è scintillante e nuova come se avesse mangiato solo sushi e sashimi per tutta la vita. Senza salsine.
Comincio a pensare che forse dovrei farlo anche io. Probabilmente anche le mie arterie non sono messe poi così bene. Voglio dire, ho una vera passione per i panini del Mac. E fossero solo quelli. Se non fosse per la cicatrice, che dev’essere un po’ antiestetica, credo che...
"Professore, lo sa che la dottoressa è piena di piercing?"
Ancora. Ma allora è una fissazione. Anzi, è un incubo.
Sollevo gli occhi e vedo che A. ha un’espressione serissima. Neanche avesse appena affermato che la fame nel mondo è colpa delle multinazionali. Lo fulmino con uno sguardo che per poco non trapassa la parete alle sue spalle ma lui niente, sereno e compito.
Per fortuna il professore non sembra particolarmente interessato ai miei bijoux, ovunque essi si trovino, e prendo un respiro sollevato.
Ma purtroppo sembra che non sia la mia giornata.
"Piercing? Interessante." Sento ribattere il mio compagno di studi "Non ho mai avuto esperienze con ragazze che abbiano piercings in posti... strani. Dovrei attivarmi in tal senso. Mettermi alla ricerca. Tu dove li hai? Se posso chiedere..."
Ragazzi, ma questa è una candid camera? O che? Un rituale di ammissione all’ordine? Non può essere una scena spontanea. Proprio no.
"Ho solo questo" rispondo a mezza voce sfiorandomi l’orecchio "E al massimo me ne farò un altro sul padiglione, in alto. Ma non. Ne. Ho. Altri."
Spero con questo di aver concluso la dissertazione in merito.
E sembra così, perchè il resto dell’operazione prosegue senza distrazioni di sorta. Il moncone prossimale dell’arteria viene rivoltato come un calzino e ricucito in modo molto artistico. Vengono tolte le clamp, qualche punto di rifinitura, e poi il chirurgo si allontana lasciando ad altri il compito di chiudere muscolo, sottocutaneo e cute.
Comincio a rilassarmi e faccio una specie di riassunto mentale: dunque vediamo, non sono svenuta, non ho vomitato, e se quando mi guardo intorno vedo nero è solo perchè la luce sul tavolo operatorio è fortissima. Ho un po’ male alle gambe, ma d’altra parte sono stata in piedi per ore. E mi gira un po’ la testa, ma sarà normale ipoglicemia.
A. sta terminando la chiusura della ferita. Cerco di intromettermi nella conversazione che verte sui Negrita e su Eros Ramazzotti, chiedendo con un sorriso: "E... quanto dovrà tenere i punti su questa bella cucitura?"
"Sutura, dottoressa. Si chiama sutura." mi risponde A, glaciale.
Aridagli. Ma ci fai o ci sei? Soffri di disturbo bipolare? Un attimo indaghi sulle mie più intime abitudini e l’attimo dopo sei diventato un SS?
"Sì, beh... scherzavo. Quanto deve tenere i punti sulla sutura?"
"Una settimana, otto giorni. Anche se non sembrerebbe" aggiunge, addolcendo un po’ il tono "la cicatrice verrà proprio carina"
In effetti non si direbbe. I punti tengono su una specie di salsicciotto davvero bruttino. Ma sono i misteri della chirurgia.

Esco dalla sala un po’ stanca, frastornata ma soddisfatta. Stanno svegliando il paziente e assisto da fuori mentre lo estubano e lui tossicchia debolmente. Ma riprende a respirare da solo e sembra sereno. Forse ha fatto bei sogni, mentre noi si ravanava nella sua arteria. Chissà.
Ci si ritrova fuori: Aldo, il mio collega di corso, e un altro specializzando giovane dall’aria simpatica. Si chiacchiera dell’intervento e l’atmosfera non è male, decisamente più rilassata e disinvolta. Dopo poco, entra un nuovo paziente per lo stesso intervento, e io mi rendo conto che è ora di tornare alla normale vita da studentessa, mi aspetta una lezione frontale in aula.
Però sono contenta. Ora so tutto su placche aterosclerotiche e vene del collo... o quasi! Ma sono sicura che quest’esperienza non me la dimenticherò. Non foss’altro che per la storia del piercing.

E sapete una cosa? Martedì mattina... si replica! Io ci sarò. E voi?



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giovedì 13 ottobre 2005 - ore 19:34


L’allegra chirurga - 4
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(...)

"Ma non te l’avevo detto ieri, cosa si faceva in sala stamattina?"
...da quando siamo passati a darci del tu? Piccata, rispondo:
"No. Mi avevi detto solo che si operava la carotide. Non hai specificato nemmeno se comune, interna, esterna..."
Allora mettiamoci sullo stesso piano. Ti dò del tu anche io. Ma le parole sono ancora sospese nell’aria che già me ne sono pentita. E torno ad assumere un’aria professionale e un po’ umile, per quanto mi riesca.
"Si tratta di una endoarteriectomia carotidea per rimozione di placca aterosclerotica, che provoca una stenosi del 95% circa... "
Era meglio se rimanevo con le mie nebulose ma rassicuranti cognizioni precedenti. Ma tanto, si capirà, no? E poi non devo mica fare io. E’ come al cinema: tu guardi, e se non capisci un passaggio chiedi al vicino.
In tal senso mi rassicura molto la presenza del ragazzo dell’altro canale. Sembra che si trovi a suo agio, e che sia anche in confidenza con il dottor Ghiaccio... (ah, ve l’ho detto che ho scoperto come si chiama? Però per la privacy gli assegneremo un nome di fantasia e lo chiameremo dottor Aldo. Tanto non saprete mai se è il suo nome vero o se me lo sono inventato. Il potere dello scrittore.)...ma quel che importa, dicevo, è che se mi perdo per strada potrò sempre fargli pssst pssst e chiedergli: "che cavolo sta succedendo?". Bene.
Tra un viaggio mentale e l’altro non mi sono resa conto che lo spettacolo ha avuto inizio. Le infermiere, come ballerine che hanno provato i passi mille volte, si muovono in modo perfettamente coordinato. Al momento convenuto, mi faccio strada tra cavi e tavolini rivestiti di verde intoccabile, sentendomi come uno scassinatore che si insinua tra i raggi di luce rossa, e mi porto accanto ad A., intenzionata a non distogliere lo sguardo nemmeno se dalla ferita dovesse uscire un Alien fatto e finito.
Mi arrischio a buttare un occhio sul tavolo operatorio: quella fettina scoperta dai teli (verdi, ovviamente) dovrebbe essere una parte di collo, no? E stanno tagliando... brrrr!! Il professore ha impugnato il bisturi elettrico e sta aprendo uno squarcio di almeno quindici centimetri con la nonchalance con la quale io scarto le buste di corrispondenza.
Mi percorre un brividino, ma è solo un attimo: di colpo mi trovo a pensare qualcosa tipo "Wow, ma è lo sternocleido quello??" osservando una fascia muscolare. Sotto i miei occhi anche quella viene incisa e ci troviamo catapultati nella loggia che ospita il fascio vasculonervoso del collo.
Assolutamente spettacolare... tipo "Esplorando il corpo umano" e "ER" insieme!! Solo che è dal vivo.
Sono così presa da quanto sta avvenendo sotto i miei occhi che mi accorgo appena che A. si sta chinando verso di me, continuando però a tenere gli occhi sull’operazione dato che il suo ruolo al momento è aspirare il sangue che impedisce la visione della zona in questione.
Mi inclino a mia volta, pronta ad ascoltare una qualche perla di saggezza su quale vaso clamperà per primo o sulla tecnica di incisione del vaso che...
"Dottoressa, hai altri piercing in parti del corpo meno visibili oltre che sull’orecchio...?" mi sussurra.

(...)



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mercoledì 12 ottobre 2005 - ore 21:26


L’allegra chirurga - 3
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(...)

Quando oltrepassiamo le porte automatiche con su scritto "SALE OPERATORIE - ACCESSO CONSENTITO SOLO AL PERSONALE AUTORIZZATO" comincio a rendermi conto che sta succedendo davvero. Fichissimo. Vomiterò? Sverrò? Se mi sentirò venire meno basterà fissare un oggetto anonimo posto poco oltre il paziente. Credo che potrei anche chiudere gli occhi, tanto basta non perdere l’equilibrio e cadere per terra.
"Ti sei mai lavata?"
Mi giro verso la dottoressina. Una parte della mia mente registra che Dottor Gelido sembra essersi volatilizzato, mentre l’altra parte tra sè e sè risponde "Eh? Lavata? Santo cielo, mi son fatta la doccia ieri sera, ma non credo che..."
"...perchè se vuoi ti insegno, ma per oggi guarderai solo, quindi casomai facciamo un’altra volta. Va bene?"
Capisco che non parlava di bagnoschiuma. Intendeva quella cosa bellissima che fanno su ER, quando si strofinano fino ai gomiti e si passano la spazzolina sotto le unghie.
Tutto questo mi piace sempre di più.
Dico che no, non serve effettivamente, e lei continua:
"Dunque. Non puoi entrare in sala così. Coi tuoi vestiti. Quindi prendi dall’armadietto una casacca e un pantalone, da qui una mascherina, una cuffietta e i copriscarpe, e ti sistemi."
Afferro tutto (taglia 48, meglio abbondare che contorcermi in una tutina troppo stretta) e chiedo "Dove posso...?"
Mi indicano una stanzina. Entro, mollo tutto su una panchetta, e mi tolgo il camice. Tra me e me penso che è come in palestra, non bisogna vergognarsi. Quindi mi tolgo i jeans e faccio per infilarmi il pantalone della tuta, quando sento la porta aprirsi e per poco non caracollo per terra ingamberandomi.
"Scusa!" fa la dottoressa sorridendo "sono io! Vai tranquilla. Però questa parte sarebbe per gli uomini. Le donne, dietro agli armadietti."
Arrossisco e saltellando nei pantaloni mezzi infilati continuo a vestirmi dove mi è stato detto.
Alla fine mi guardo nello specchio allacciandomi la cuffietta: non credevo, ma quest’abbigliamento mi dona! Senonchè ho decisamente abbondato con la taglia. Ma non importa. Ora assumiamo un’aria convinta e usciamo.
Ecco che riappare il Dottor Ghiaccio. Evidentemente il fatto che ieri mi sono rivolta a lui per chiedere informazioni sul professore lo fa sentire un po’ responsabile della mia sorte. Sembra quasi premuroso. Spiega a me e al mio collega dell’altro corso, che conosco solo di vista, quello che dobbiamo e non dobbiamo fare: non toccare nulla che sia verde, perchè è sterile. Non metterci tra i chirurghi e il tavolo con i ferri. Non... beh, insomma, tutte cose abbastanza ovvie.
Al che, lo interrompo e gli chiedo: "Giusto per capire...... di che operazione si tratta??"

(...)

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mercoledì 12 ottobre 2005 - ore 20:58


L’allegra chirurga - 2
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(...)

Mi affaccio timidamente verso il centro della congrega di camici bianchi, e chiedo "Scusate...il professor Xyz?"
Vedo volti che si guardano interrogativi e si stanno chiedendo chi sia quest’ennesima sprovveduta tra i piedi, quando una vocina dolce misericordiosamente mi risponde: "Il professore arriva dopo per l’intervento, intanto puoi seguire me che sono del suo staff".
A parlare è stata una dottoressa piccina picciò, con un paio di occhi azzurri che ispirano fiducia e un cartellino altisonante appeso al camice. La cosa mi rincuora assai, e si accende una scintilla di speranza: forse non farò la fine della pecorella al seguito del gregge, forse costei è un pezzo grosso e mi ha già preso in simpatia. E sicuramente mi farà fare anamnesi, esami obiettivi e tutte quelle cose dall’aria interessante che i miei compagni di corso già fanno in altri reparti.
Mi sento pronta, prontissima! ...quando mi rendo conto che il primo problema da affrontare è il seguire fisicamente la dottoressa, la quale sembra fondersi con il resto della mandria di dottoroni passando di stanza in stanza. E personalmente non me la sento affatto di pestare i piedi a qualcuno per mettere le mani sui pazienti... beh, però almeno vederli non sarebbe male... qua sto vedendo solo un sacco di schiene che indossano camici come il mio!
Rabbia. Lo dicevo io che avrei fatto meglio a restarmene a letto. Tanto, chi controllerà se sono venuta davvero stamattina, oppure no? Anche ieri sono venuta qui con grandi speranze, e quel dottore dall’aria così altezzosa mi ha detto di andarmene a casa senza nemmeno...
Ehi, ma guarda. Eccolo qui. Il Dottor Gelido. E’ arrivato in ritardo, eh? Beh, gli faccio vedere quanto sono stata brava io. Puntuale. Adesso lo saluto, anche. Così capisce che non sono una sprovvedutina.
"Buongiorno!" e cerco di sembrare professionale.
"A lei, dottoressa".
Ma questo qua se le studia le pose, o che? A guardarlo bene, avrà... quanto? Ventisette, ventotto anni. E se si imposta così a quest’età, a cinquanta?
In tutto ciò abbiamo finito il giro di visite, e io ho visto solo schiene. Sono fortemente intenzionata ad andarmene se entro venti minuti...mezzora non salta fuori qualcosa di interessante da fa...
"Chi sono i tirocinanti di Xyz? Tu, vero? Vieni, andiamo a prepararci per la sala."
...ohmiodio. La sala? Quella operatoria? Ma dice a me? Sì, è la dottoressa gentile di prima. Non mi sbagliavo, è proprio un mito!
Mi lascio alle spalle tutti gli altri con l’aria di chi lo fa tutti i giorni, oltrepasso la porta e con un po’ di fastidio noto che accanto alla dottoressa c’è anche Dottor Gelido. E dai discorsi che fanno mentre ci avviamo verso la "sala", mi par di capire che affiancheranno entrambi il professore. Vabbè. Tanto non mi importa. Anzi magari assisterò a qualche scena fantastica dove il chirurgo lancia il bisturi dietro all’assistente perchè ha sbagliato qualche passaggio, e io riderò tantissimo sotto i baffi, o meglio dietro la mascherina.
Anche se il prof non mi sembra poi così irascibile. Ma non si sa mai. Magari al tavolo operatorio si trasforma.

(...)

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mercoledì 12 ottobre 2005 - ore 20:38


Racconto breve: L’allegra chirurga - 1
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sta suonando la sveglia. Apro gli occhi senza davvero rendermene conto e comincio a chiedermi chi sono e dove sono... l’unica cosa che mi è chiara, chiarissima nella mente è che è davvero troppo presto per pormi simili domande.
Saranno al massimo le quattro... per qualche istante me ne sono quasi convinta. Voglio dire, avrò dormito sì e no quattro ore! Invece l’orologio impietoso mi ricorda che devo sbrigarmi a portare le chiappe giù dal letto, se non voglio fare tardi in ospedale proprio oggi.
Eh sì, perchè oggi non è una giornata qualunque... beh, non che succeda niente di veramente speciale. Non mi laureo, non mi sposo, a dire il vero non registrerò nemmeno il mio primo 30 sul libretto (farò in tempo a sposarmi prima, credo). Oggi metterò piede per la prima volta in sala operatoria non da ficcanaso, ma da tirocinante. Niente male per una che insegue la laurea in medicina direi, no? Non storcete il naso... certo non ci vado per il panorama... ma son quelle esperienze che ti ricordi. Per esempio mi ricorderò sempre della prima autopsia...
...ma stiamo decisamente divagando, e io devo ancora alzarmi. Peraltro fa parecchio freddino per essere neanche metà ottobre. Poi d’improvviso mi sovviene che al posto di un pigiama uso una vecchia t-shirt che protegge dal freddo con la stessa efficacia di un kleenex, e provvedo a infilarmi qualcosa di più consistente.
Il resto dei preparativi, assai spartani peraltro, trascorre in maniera totalmente automatica, e mentre sto ancora rimpiangendo il delizioso tepore del letto mi ritrovo a bordo del solito autobus dannatamente affollato. Cerco di non farci caso e scendo baldanzosa alla mia fermata: via Giustiniani - Policlinico. A dire il vero la fermata si chiama Pediatria, ma non è un nome appropriato... preferisco chiamarla così, ecco...
Tento di stipare il mio zaino voluminoso nel piccolo armadietto che condivido con la mia migliore amica, Giulia, imprecando sottovoce e ripetendomi che forse non è una così bella idea portarsi da casa il pranzo completo per due persone. Quando finalmente riesco a richiudere la porticina di metallo e a sfilare la chiave legata a Winnie Pooh stella marina, dò una veloce guardata all’orologio e... fantastico, dovevo essere in reparto quasi dieci minuti fa!
L’ascensore è miracolosamente rapido nel portarmi al quinto piano e io sfreccio attraverso i corridoi deserti: "Se mi dicono qualcosa, posso sempre rispondere che c’era un incidente. Oppure che l’autobus è stato dirottato." Quando arrivo al capannello di medici nel corridoio della corsia sto quasi per attaccare direttamente con la mia storia sui terroristi sequestratori, quando mi rendo conto che siamo almeno in venti affollati intorno a quelli che sembrano essere i capoccia della situazione, e comincio a rilassarmi. Non penso che ci siano telecamere all’ingresso che prendono nota dell’orario di arrivo, no? E anche fosse così c’è sempre quella storia convincente sul dirottamento.

(...)

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martedì 11 ottobre 2005 - ore 23:17



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ti vorrei semplicemente.


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martedì 11 ottobre 2005 - ore 21:21


Sbaglio o abbiam fatto 26.000?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Bene dai

Lo so che mi ci devo abituare. Che sarà seeempre così. Ma a me la gente che mi fa perdere tempo x il cavolo... mi fa fastidio!!

Svegliarsi all’alba e arrivare in reparto x sentirsi dire "Torna pure domani!" farebbe innervosire chiunque credo...

E domani sia. Ora che ci penso dovrei sapere qualsiasi cosa sulla carotide... e invece so a malapena dove sia... e se fanno come in ER, che mi chiedono tutti i microdettagli, e io non li so, e mi sputtanano x sempre???

...vado a trovare la carotide.



Fate ciao alla carotide! E anche a me che me ne vado a farci amicizzzia.

Smuack!

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Cuprensi in trasferta su spritz.it

jacfi lollomc Lungo

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La mascottina
verza

Un po’ come leggere "Il meglio di" (o forse il peggio??)
CASBAH


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Cupra Marittima (AP)
(da Viaggi e Turismo / Mare )



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