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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

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ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]




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domenica 1 maggio 2011 - ore 11:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ti ricordi di un anno fa? sì, proprio un anno fa.
abbiamo ricominciato a scriverci. a condividere tutto. ci siamo fatte una promessa. ci siamo date del tempo e abbiamo deciso insieme che avremmo lasciato uscire il dolore. Che avremmo dato una chance alla vita, di farci vivere bene.
due giorni dopo sono tornata dall’ospedale di notte, e ho trovato qualcuno che mi ha parlato di colli e andare a ridere con te.

ieri, prima di uscire, mi sono trovata zuppa di sangue. un’altra emorragia, come un anno fa. il mio corpo, la mia incubatrice domestica prova a inscenare accadimenti uguali a ieri. mi fa ricordare cose che non vorrei.
Il mio corpo, l’incubatrice in cui vorrei tenerti e farti vivere più tempo, l’incubatrice che spetterebbe di diritto a te, che la ami questa cazzo di vita, che vuoi viverla e che non è giusto cristosanto, non è giusto che vada così, lo tengo buono con il vinello, le gite a Mirano, i concerti che non riesci a sentire.
Lo tengo buono con il tuo abbraccio che mi resta incollato. Le tre di notte. La tua mancanza.
Tenendo sveglio un ragazzino fino alle cinque della mattina, e insegnandogli a baciare le ragazze più grandi. Rispondendo a quella domanda che mi fa con quegli occhi liquidi e troppo azzurri.
Lo posso dire ai miei amici?

Tutto è sbagliato. E’ uno scambio di culla. Dovrei esserci io nella tua incubatrice. Ad arrendermi ad un amore che mi ha fatto crescere le branchie. Io che bacio in bocca e poi non sento niente. Dovrebbe toccare a me. Non a te.

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domenica 24 aprile 2011 - ore 20:20


a maggio non si aggiusta niente.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io ritorno a pensarti quando è maggio, sono pensieri così luridi e così porno che non mi vergogno.
perchè li reciterei dietro l’orecchio, sulla fica e sullo sterno, vicino al cuore, baciandoti sopra i seni e sopra al polso.
mi piace portarti, mia bellissima Waterloo, fuori città, toglierti i vestiti in posti sconosciuti, dentro agli alberghi.
non importa se a riese, a buda o a pest, mia bellissima Waterloo
anche a berlino va bene, anche se piove.
stasera si mangia cinese e questo è il migliore cinese in città. vengono sempre intere famiglie e mezza pechino non può certo sbagliare.
e io stanotte ti succhio la fica fino a farti svenire, fino all’alba e più in là. il culo trema intorno alle dita, si spalanca e si nega e finalmente si dà.
mi piace portarti, mia bellissima Waterloo, fuori città, toglierti i vestiti in posti sconosciuti, dentro agli alberghi.
non importa se a riese, a buda o a pest, mia bellissima Waterloo.
anche a berlino va bene, anche se piove.
mi piace torturarti, mia bellissima Waterloo, fuori città, provarti vestiti bianchi in posti sconosciuti, dentro agli alberghi.
non importa se a riese, a buda o a pest, mia bellissima Waterloo.anche a berlino va bene, anche se piove.
soprattutto se piove.
VD




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sabato 23 aprile 2011 - ore 08:30



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le tue parole. Le riconoscerei. Ovunque. Scritte. Lasciate a caso su uno scontrino. Dette. Ripetute.
Ed è quando le riconosco. Ed è quando riconosco il frastuono strano del mio battito cardiaco. Che so che ti amo e non posso farci niente. E non puoi farci niente.
A maggio d’altronde non si aggiusta niente, me l’hai insegnato tu.


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giovedì 21 aprile 2011 - ore 13:17


aspettare fino a maggio. e non avere poi i coglioni.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La Procaccini ha i coglioni. Conosce il codice come la Bibbia, è bella da fare spavento. Dal suo ufficio vedi il cortile, un punto di domanda disegnato su un muro, le panchine. La strada. A volte una praticante con l’asma che si siede su una panchina a ficcare la testa fra le gambe.
Quando mi mandano da lei, mi sorride piano. Sì, non in modo dolce. La dolcezza la tiene nei gesti delle mani. Mi sorride piano. Un sorriso che trovo spesso in certi corridoi. In certi giudici che nel mezzo dell’udienza si lasciano scappare che sei tanto giovane. In certi dominus che si sentono traditi perchè hai deciso di affrontare il Vietnam da sola, senza un soldo, senza un sabato libero, senza orari. In certe avvocatesse che mandano i tuoi pareri senza metterci penna.
E la sera, quando esco da qui alle dieci e spengo tutte le luci e guardo immancabilmente lì, in quel punto in mezzo al buio fuori dal cancelletto e torno a casa e non riesco a parlare per mezz’ora, non riesco a dire mammapapàstomale, non riesco a scrivere mimanchi.tornaerestacomepuoisenzatenermi, non riesco a farvi capire che mi odio così tanto, che non sono più intera, che ci sono più parole che vita nei miei giorni e incubi continui e notti ad occhi aperti e piatti svuotati e letti abbandonati.
Ecco allora penso che il solo modo per andare avanti è chiudere tutto fuori, e mettermi a studiare, rinunciare a tutto pur di dare il meglio. E diventare come la Procaccini, la Laveder, la Nava.

Tirare fuori i coglioni, per non avere i coglioni di accettare quello che sono.
Quello che mi resta.


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giovedì 21 aprile 2011 - ore 00:17


la dismenorrea dei numeri primi.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tengo le tue parole a mente da due giorni.
Quel modo disperato e cattivo di aprirmi gli occhi. Rileggo sempre l’inizio. Quando scrivi che avresti una voglia fottuta di addormentarti con me e sentirmi piangere.
Lo vuoi? No che non lo vuoi, continui.
No, già, non ti voglio. Non voglio più nessuno.

Penso al sangue, quella mattina.
Il sangue che a tradimento ho rigurgitato sulle lenzuola, su di te.
Le mie scuse. Tu che mi tieni stretta più forte.
ll sangue che scende lungo le mie gambe. Si secca sulla tua pelle.

Vado via con un po’ di acqua tiepida.
Ma sui tessuti usa solo acqua fredda.
L’amore è un detersivo di sottomarca.






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domenica 17 aprile 2011 - ore 00:24


restare rinchiusi in campane di vetro non paga.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Ma che cosa provoca un parto prematuro?
Ci sono bambini che decidono di venire al mondo un po’ prima perché la madre è malata, è particolarmente impaurita, preoccupata, stressata. Altri nascono prima del termine perché in precedenza si erano verificati degli aborti o dei bambini nati morti. Altro fattore che incide è che il bambino si trova molto male nell’utero, si sente indesiderato e decide che è meglio uscire il prima possibile, altri sono semplicemente impazienti di buttarsi a capofitto nella vita quotidiana.
Nelle relazioni, una persona nata prematuramente tende ad esercitare pressioni sul partner cercando di riprodurre la rapidità della sua nascita, tuttavia non sono rari i casi di persone nate premature che fanno di tutto per prendersela comoda, per compensare il poco tempo che hanno passato nell’utero materno. La differenza spesso è dovuta al motivo del parto prematuro.
Se alla nascita il bambino è animato da grande entusiasmo, nella vita quotidiana amerà buttarsi a capofitto nelle novità, nelle esperienze e sarà una persona molto puntuale o in anticipo. Se il bambino è nato prima del termine per proteggere la madre che stava male sarà anche molto cauto, protettivo anche nelle relazioni, soprattutto pensando rapidamente anche se poi con il corpo potrebbe essere un po’ più lento.
In alcuni casi il bambino prematuro viene messo in incubatrice. Questi bambini hanno un doppio trauma da separazione, in quanto al normale trauma legato alla separazione dal suo ambiente uterino, avviene un allontanamento dalla madre e una separazione forzata. Nel momento in cui si abitua all’ambiente della incubatrice, sarà un nuovo trauma il doverne uscire e iniziare un nuovo ambientamento esterno.
Il periodo trascorso nell’incubatrice comporta vari traumi, il nutrimento per via endovenosa, il non contatto fisico, sentirà i pensieri delle persone accanto a lui che diranno “Non ce la farà” , “E’ troppo debole”. Il bambino prematuro e sottopeso tenderà ad essere una persona in soprappeso, un po’ per compensare, un po’ per “rafforzarsi” e un po’ per ricreare attorno a lui una parete che lo separi dagli altri, che tenga le dovute distanze.
Queste persone hanno doppiamente difficoltà a chiudere le vecchie relazioni, lasciar andare i vecchi schemi, permettere agli altri di toccarli fisicamente o di essere visto. A volte portano gli occhiali per sentirsi come circondati dalle pareti di cristallo dell’incubatrice. Il suo pensiero “vedere e non toccare” gli creerà un rifiuto al contatto fisico, isolandolo nelle relazioni affettive e sessuali.

Donatella Marzaro


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venerdì 15 aprile 2011 - ore 22:39


To see you smile on saturday.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


la notte quella notte cominciava un po’ perversa
e mi offriva tre occasioni per amarti.

La fatina dei denti le ha sprecate tutte e tre.
Bambina con la malattia nel nome, prova a trapiantare i denti da latte nella bocca di un vecchio.
Prova a incontrare sua sorella sotto i portici e a sbiancare.
Prova ad aggirarti per questa città in cui è sempre giugno. In queste notti senza fine. Nello stesso incubo per mesi.


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venerdì 15 aprile 2011 - ore 01:26



(categoria: " Vita Quotidiana ")


c’è una notte che non finisce mai.
questa ad esempio.

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giovedì 14 aprile 2011 - ore 20:13


She eyes me like a pisces when i am weak
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’altalena era sempre occupata. Sempre lo sarà.
Mi guardi fisso negli occhi.
Dici che sono secchi.
Penso a Teresa e ad un triste re cattolico.
Il testo di Un ottico è scritto a carattere cubitali sulla porta.
Tutto combacia.

Il fegato si ingrossa.
L’amore è il cameriere che toglie la lisca al pesce d’appartamento spiaggiato nel tuo piatto.
L’amato è quello che con la forchetta ammonticchia la carne in un angolo, tralascia la lisca e ti lascia da pagare anche il conto, d’altronde non avevi detto che stavolta offrivi tu?
E ti sei offerta.

E non so che effetto mi fa non avere nemmeno più le branchie o un po’ di acqua sporca per inumidire gli occhi.



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