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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]




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martedì 6 luglio 2010 - ore 03:53


but all in all i would say i wished u were here for my graduation.to be my date.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ricompari, nel cuore della notte.
Ho sparso domande intorno ad un altro letto. La tesi continua a lampeggiare. Fuori piove. Ed è solletico per la terra.
E invece delle risposte, ricompari tu.
Provi a portare alla mia bocca gennaio.
Mi dici, ti ricordi? Riempi le frasi di would e could e io non credo nemmeno di averli mai studiati certi modi. Non so nemmeno se esistano i miei modi in un un’altra lingua.
Gennaio è cattivo. E’ la condensa sui vetri. Sono gli alberi piegati dalla neve. E’ una valigia nel mezzo della stanza dal primo giorno dell’anno ed il mio mondo posticcio da riportare a casa e che non deve pesare più di venti chili.
Gennaio è meno ventisette gradi, gli aerei che non partono, il mitfahrgelegenheit Leipzig-Bologna in furgone. E certo, anche tu. Mica me ne dimentico.
Mica posso cancellarti, dicendo che si versava troppo sekt quella sera in Ludwigstrasse. Che la sera successiva eravamo lucidi come due bambini dopo il sonno del pomeriggio, e avevo talmente tanta rabbia e tanto dolore e tanto freddo, che spezzavo le frasi. E le parole che non trovavo in inglese, senza averle mai dette prima, si traducevano in tedesco.

Ricompari. Non cerchi un posto. Cerchi la mia schiena su cui ti sei addormentato e ogni volta che aprivo gli occhi, trovavo i tuoi a vegliarmi.
Vuoi solo che ti dica che se solo. Se forse. Se.

Sì, hai ragione. Avrei continuato a non capire una mazza di quello che dicevi. Ma saremmo stati bene.





[mi sono trovata tra le mani una foto talmente bella e verde di te, che avrei voluto svegliarti, stanotte. e dirti. io sono V. e tu sei quello che mi incastrerà.
lo so, Ginevra.
continua a dormire. che porto solo guai.]

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lunedì 5 luglio 2010 - ore 15:38


Pentecoste
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Puoi farmi piangere, tanto dimentico.
Basta un temporale, un messaggio che sei qui. Basta una bugia per scappare di casa.
Potevi dirlo subito che quell’album parla di me.
Il momento più prezioso è sentirti dire che con me va all’aria ogni piano.
E’ pensare a ’l’aria che hai, non ti si addice lo sai’. E sentirti parlare di fuochi.

Ah, comunque Gesù era con noi, sì.




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domenica 4 luglio 2010 - ore 22:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Perdo la testa con facilità.
Il tiggì uno ipotizza sia colpa dell temperature troppo elevate.
Io lo so perchè.
Ci sono giorni che non sono pronta a quello che accade.
Giorni che serve la moviola.
Servono carta e penna per capire cosa succede, che ogni istante pulsa troppo forte, accade troppo velocemente.
Che ho sempre bisogno di spiegarmi le cose. Di metterle in ordine. Di trovare giustificazioni, di problematizzare.
Tesi, antitesi e sintesi. Maledetto Hegel o sindrome da collettivo femminista.
E quando non succede, io perdo la testa. Io mi sento la zuccona che guarda la lavagna durante l’ora di trigonometria e non capisce niente.
Che se il seno e il coseno non si possono mangiare, non si possono toccare, e gli zeri di una funzione neppure... come si fa a relazionare?

Ti attacco il bigliettino con il numero di telefono sulla macchina.
Ma tu dammi ripetizioni. E spiegami quante paure stavano nel mio e nel tuo insieme. e quante insegne illuminavano la nostra notte piccola a.


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venerdì 2 luglio 2010 - ore 11:59


Spoglialo di nascosto, guardalo al sole, bagnalo di silenzio...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I Redrum non mi piacevano.
Erano tutti dei grandi nazisti. Picchiatori e senza palle, a suo dire.
Qualcuno era appena tornato dal militare, e si sono esaltati perchè sulla mia giacca oltre alla bandiera tedesca c’erano delle fetucce blu. Tu hai i gradi, mi hanno detto, anche se in realtà facevano riferimento a quello che c’era sotto alla maglia a collo alto e che altrimenti non potevo nascondere.
Quella sera ho incontrato Cristian dopo tantissimo tempo. Quasi non lo riconoscevo sotto tutta quella barba. Organizzava lui la faccenda.
E a me come al solito non me ne fregava nulla. A parte sentirti cantare Molly’s lips e credere che fosse per me.
Mauro era troppo su di giri. Continuava a parlare delle mie all star nuove e io non riuscivo a fargli la riga nera sotto gli occhi dritta.
Poi ci hai raggiunti anche tu e abbiamo salito quelle scale, quelle di ieri sera. Ti ho truccato. Mi tenevi addosso. Chissà da fuori cosa sarà sembrato vederci così, sopra a quelle scale.

Mi chiedo cosa hai visto tu, ieri sera, quando le luci si sono spente e tutto sotto a noi brillava.
Fino al duemilaundici hai tempo per raccontarmelo. Un po’ come la storia che ho fatto a pezzi un cidisco nuovo di pacca, e nemmeno me ne ricordavo


Sì, mia madre a vent’anni abitava qui.



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mercoledì 30 giugno 2010 - ore 20:52


Sento tornerà l’estate.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Attraversami a piedi scalzi, come l’estate.
Come se ci fosse una canzone dei Beatles che parla di fragole a perdonarci tutto, in sottofondo.
Attraversa il mio tempo e prendine un poco.
La mia rabbia,che non so nemmeno di avere, quando scoppia d’improvviso.
Gli addii che non voglio.
[Che sarebbe bastato darti le spalle e scaraventare la testa sulla tua, per farti tradire, per farti dire che ne vuoi ancora...]
Attraversami come sai fare tu, quando devi farti perdonare qualcosa.
Mi chiedi dove si va, di qua.

Dentro, nel profondo di me.



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mercoledì 30 giugno 2010 - ore 15:21


Terza prova.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Rese incondizionate, come sempre.
Ti direi, chiama quando hai voglia di scoparmi.
Il mio corpo sarebbe un buon pasto.
E’ vero, stai esagerando.
Fra le mie braccia trovi infinite possibilità.
E temo che se mai arriverà quel giorno, comincerai a provare fastidio anche con me.
Ti sentirai estraneo ogni volta che negherai a lei una possibilità in modo definitivo.
Ed io non ce l’ho un altro cuore per aspettare tutto questo.
Io non ce l’ho un’altra pelle per la prossima volta che indugerai, che farai un passo indietro, che proverai a rimediare alle tue distrazioni domenicali.

Sei ore per un tema alla maturità mi sembrano troppe.
Io consegno alle nove e quaranta. Come al solito.
E ti aspetto fuori da scuola. Intanto conto le nuvole in cielo.




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martedì 29 giugno 2010 - ore 22:17


Ventinove giugno.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La nausea. Che forse è colpa dei bruchi che mi camminano nello stomaco.

Prima mi racconti della barchetta di San Pietro.
Non ti ricordi se era ieri o se è stanotte che bisogna rompere l’uovo.
E ogni anno dentro alla bottiglia io non posso vedere niente, papà.

Ogni anno giugno passa e mi spezza un braccio.
Come il pensiero di tornare ad essere abbracciata da qualcuno a metà.




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martedì 29 giugno 2010 - ore 00:34


Getsemani.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Scusami per quei giorni che sono inutile come il paracadute di Taricone.
Tutta colpa di Giuda.
[Con un bacio mi tradisci?]

Ci vediamo al Monte degli Ulivi. Che Montauk è diventato retaggio da provinciali.



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lunedì 28 giugno 2010 - ore 20:23


She tastes like the real thing.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Lunedì sera qualunque, dentro quel carrello.
Lei ha il sapore di cosa vera.
Vi riesce difficile crederlo.
Senza trucco, vestita quel poco, i capelli raccolti, una finestra aperta mentre il sole non vuole andare a dormire, guardo nelle finestre degli altri.
Guardo nel piatto degli altri.
E simulo masticazione.

una notte di ottobre hai detto che stavi alzando il volume per sentirmi meglio. Io ci sto provando da un’ora. A sentirmi. Ma ieri mi hai cucito la pelle addosso e non so se mi riconosco più.

[a proposito. quella stronza di Violante Placido]


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