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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

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ORA VORREI TANTO...



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OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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[bimba se sapessi che monotonia tutte quelle balle sulla fantasia]




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mercoledì 23 giugno 2010 - ore 16:21


Mangiamo a pezzi i nostri figli e qualche avanzo lo incartiamo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Padova mi soffoca, lo sai.
E ho sempre il presentimento di sentire le tue chiavi tintinnare. Di vederti sbucare da qualche vicolo.
E vorrei sempre andare a infilarmi per l’Arcella, a trovare il posto dei dolci palestinesi di quella domenica e il bar dei cinesi e tutti quegli odori da Antropophagus, e i cappuccini e la voce di Rachele.
E invece destino vuole che ritrovo lei, meno bella che in foto, per mano al ragazzo delle foto ma più simpatico.
E boh. Penso che sono più di due anni che non ci vediamo e non c’è una cosa che sia rimasta uguale.
Non c’è argomento di cui si possa parlare per non far brillare residui bellici e ordigni. Di che possiamo parlare?
Dell’ultima volta che ci siamo viste ed è scoppiata la peste?
Di te?
Non c’è argomento che non porterebbe a galla rancori. E c’ è troppo sole per i rancori.

Stammi bene, Sere.
E mentre mi dice auguri per la laurea, io una tetta me la tocco. Sai mai.




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mercoledì 23 giugno 2010 - ore 01:33


Satelliti e termometri.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Calmi la febbre, come se fossi qui.
A tenermi la testa fra le braccia, a bagnarmi le tempie.
Mi ero scordata di oggi.
Della scena buffa a cui la compagnia di alticci allegri deve aver assistito, di me chinata sulla tua mano che con la faccia più seria e corrucciata che ho, cerco di salvarla da una scheggia.
E solo mentre la febbre scende mi torna in mente la parola giusta.
Doppiofondo.
Nei tuoi baci ci tocco con i piedi.
[Io odio nuotare. E da quando mi hanno costretto a mettere quella terribile cuffia a righe, il toccarci con i piedi è stata sempre la consolazione più grande dei corsi in piscina]
Ma con te è diverso. Con te, sento che tocco. Sento i piedi che sbattono sulle piastrelle azzurre e il rumore è sordo.
Ed è il modo che hai di far finire i baci, più che quel rumore quando ti cerco, quando ti trovo, che mi fa dire che il doppio fondo c’è.

E io faccio sconti al talento.
O semplicemente non riesco a fare a meno di avere pazienza con te che sei l’altra metà del respiro quando il mio fiato diventa corto.
Con te che ti schianti sul mio petto come su Delfina e Ippolita fino a scoprire pizzi da educande.
[I fiori del male io li ho letti dall’edizione di Otto, tutta appuntata a biro dei pensieri di un ragazzo negli anni settanta che si vestiva tutto di nero e che non credeva sarebbe finito a generare una figlia tanto uguale a lui. Per quello sorrido, quando parliamo di figli.]
Con te che citi Rimini e quella scena che è triste e vera e quasi commovente. Un uomo che si masturba nel corpo di una donna, quando non la può amare più.

Pier era un genio. Ed io sono un rebus.
Ma la febbre l’hai mandata via tu.
Lo zio Max che alle feste ti lancia in aria e ti riprende.
Che stanotte resta a dormire da me.
Che stanotte si prende tutto il mio spazio nel letto e mentre resto a guardarlo dormire, fumo le sue sigarette seduta sul parquet.




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martedì 22 giugno 2010 - ore 22:37


mì e tì no semo tanto normai.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


a noialtre podaria ciamarme sui circhi.
par camminar sora i vieri sensa romparli.

è inutile frenarli ora. finchè sono caldi e buoni.

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