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Il silenzio della mia camera, rumore di zoccoli, uno strano odore di pelle bruciata... il diavolo!



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venerdì 21 gennaio 2005 - ore 19:53


poesia
(categoria: " Poesia ")



Ebbene è questa l'inumana legge dell'amore.
L'amore è una nebbia formata con vapore di sospiri: se la nebbia si dissipa,
l'amore è un fuoco che sfavilla negli occhi degli amanti;
se vien tagliato, l'amore si risolve in un mare alimentato dalle lacrime degli amanti.
Che cos'altro è l'amore, se non una pazzia molto discreta, una amarezza che soffoca, e
una dolcezza che fa bene?

Essa è troppo bella, per guadagnarsi la beatitudine celeste facendo disperare me;
ha fatto voto di non amare, e quel voto lasciandomi vivere uccide me che vivo per
dirti ora questo.
Chi è colpito da cecità non può dimenticare il prezioso tesoro della
vista perduta. Mostrami una donna di straordinaria bellezza: che cosa
sarà per me questa sua bellezza, se non una pagina, dove io leggerò il
nome di colei che è ancora più straordinariamente bella?

Mille volte cattiva notte, invece, poiché mi manca la tua luce.
La vita non è che un'ombra che cammina; un povero commediante che si
pavoneggia e si agita, sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non
se ne parla più.
A piccoli passi, ogni domani striscia via fino all'ultima sillaba del
tempo prescritto.

Ma se le parole gentili e appassionate non riescono a indurvi a più
soavi modi, vi corteggerò, a fil di spada, e vi amerò contro natura
d'amore.
La tua virtù è la mia sicurezza. E allora non è notte se ti guardo in
volto, e perciò non mi par di andar nel buio, e nel bosco non manco
compagnia perché per me tu sei l'intero mondo. E come posso dire
d'esser sola se tutto il mondo è qui che mi contempla?

Chi sei tu, che nel buio della notte osi inciampare nei miei più
profondi pensieri?
Rinuncia al tuo potere di attrarmi e io perderò la volontà di seguirti.
Amore guarda non con gli occhi ma con l'anima.

La ricchezza del mio cuore è infinita come il mare, così profondo il
mio amore: più te ne do, più ne ho, perché entrambi sono infiniti.
Ride delle cicatrici d'amore colui che non ha mai provato una ferita.
Quando non sarai più parte di me ritaglierò dal tuo ricordo tante
piccole stelline, allora il cielo sarà così bello che tutto il mondo si
innamorerà della notte.

Nulla è bene o male, se non si pensa di fare bene o male.
La fortuna guida dentro il porto anche navi senza pilota.
Se tutto l’anno ci fosse vacanza, divertirsi sarebbe tedioso come lavorare.
Finchè possiamo dire: Quest’è il peggio, vuol dire che il peggio può ancora venire.
Ama tutti, fidati di pochi, non fare torto a nessuno.

Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio.
Il dubbio di qualcosa di brutto molte volte è più angoscioso di una certezza.
Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non può comprendere.
Quando si nasce si piange perchè ci si ritrova in questo palcoscenico di matti.
L’amante, il pazzo ed il poeta hanno la stessa fantasia.
Oh! è eccellente avere la forza d’un gigante, ma è tirannico usarla come un gigante.

L’amore è uno spirito non d’altro composto che di fuoco, non così denso da affondare,
ma così leggero da aspirare a innalzarsi.
Sei tu la parte migliore di me stesso, il limpido specchio dei miei occhi, il profondo del cuore,
il nutrimento, la fortuna, l’oggetto di ogni mia speranza, il solo cielo della mia terra,
il paradiso cui aspiro.
Quando si è saggi vuol dire che non si ama, perché essere saggi e amare supera l’umana possibilità,
è cosa per gli dei lassù.

Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire
quando l'altro s'allontana. Oh no! Amore è un faro sempre fisso che
sovrasta la tempesta e non vacilla mai; Amore non muta in poche ore o
settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio; se
questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha
mai amato.

l'amore è un fumo che nasce dalla nebbia dei sospiri;
se purificato, è un fuoco, che guizza negli occhi degli amanti
se agitato, è un mare che si nutre delle loro lacrime...
ma che altro può essere?
pazzia discreta,
soffocante amarezza e dolcezza che alla fine ti salva.

La ragazza più schiva è troppo prodiga già se svela la sua beltà alla luna.
Presta l´orecchio a tutti, la tua voce a qualcuno, senti le idee di tutti ma pensa a modo tuo.
Una goccia di male spesso annerisce tutto ciò che è nobile
La vera grandezza non è nell'aspettare grandi cause per muoversi, ma
nel trovare degno motivo di contesa in un fuscello quando è in gioco l´onore.


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venerdì 21 gennaio 2005 - ore 19:49


IL VOLO DELLA SPERANZA
(categoria: " Poesia ")



Vago tra le stelle
in cerca dell'astro che illumina il tuo cuore;
vago nello spazio
ma l'astro non mi appare;
volo nel cielo
senza trovare cio' che cerco.

La luna illumina il tuo viso
ma il tuo cuore e' rabbuiato;
viaggio nel vento
desiderando il tuo amore,
vedo solo piccole luci senza senso.

La mia anima piange il tuo amore,
il mio cuore s dispera in un tormento.
Il buio assale nella notte...
tutti i sogni che ho fatto nel mio volo.
Torno a terra,triste ed infelice
per l'amore che non c'e' piu'.
La realta' ha strappato la mia ultima speranza!
La parola "fine" e' tutto cio' che vedo.


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venerdì 21 gennaio 2005 - ore 19:46


IL SILENZIO DELL'AMORE
(categoria: " Poesia ")



Ho visto il sole che splendeva all'orizzonte,
in alto nel cielo limpido,
raggiava luminoso.
Un raggio di luce si fondeva con i tuoi occhi
che si specchiavano dentro i miei.
Un filo di vento rinfrescava l'aria,
mentre i nostri cuori parlavan d'amore.
Il cinguettio degli uccelli,
scandiva le parole di cio' che ci promettavamo.

Gli alberi rinverdivano ad ascoltarci,
i fiori crescevano con l'amore,
tutt intorno c'era freschezza,
gioia,serenita'...
Il cielo contava i nostri silenzi
leggendo le parole dei nostri cuori.

I nostri sguardi si incrociavano,
i nostri cuori palpitavano.
finche' il nostro amore raggiunse la luna,le stelle..
....e l'infinito.



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mercoledì 19 gennaio 2005 - ore 15:24


La vera storia di Dracula
(categoria: " Riflessioni ")



"Principe di Valachia dal 1456 al 1462, Vlad Drakul detto anche l'impalatore, si guadagnò probabilmente la fama di vampiro per le sue crudeltà commesse in realtà per difendere le sue terre dall'invasione delle orde turche. La leggenda di Dracula e la sua fortuna di vampiro e principe delle tenebre nascono nel 1897 con il romanzo di Bram Stoker.Prima di iniziare una breve dissertazione su chi in realtà fosse il fantomatico antieroe del libro di Stoker è d'obbligo una precisazione sul soprannome stesso con cui è conosciuto tale personaggio, onde evitare di cadere in un diffusissimo (e peraltro legittimo) errore: il nome, o meglio, il soprannome esatto del Principe della Valacchia non è come molti credono DRACULA (che non è altro che un adattamento dal rumeno), bensì DRACULEA. L'etimo del nome è evidente per un rumeno, tuttavia lo è un po' meno per chi è abituato ai romanzi sui vampiri, per ottimi o brutti che siano, quindi si impone un seppur breve chiarimento. Come molti già sapranno il soprannome DRACULEA, della cui storia parlerò più avanti, gioca sull'ambiguità di significato del sostantivo DRAC (=dragone o diavolo), mentre -UL non è altro che un articolo determinativo (=il); infine, -EA significa "figlio di", in quanto il soprannome della sua casata gli derivava dal padre. Detto questo, possiamo ora soffermarci sulla descrizione della vera storia di Vlad III.
L'8 febbraio 1431 un gruppo di nobili valacchi si riunì a Norimberga, la città delle diete imperiali, per prendere parte ad un importante evento storico: l'imperatore Sigismundo di Lussemburgo concesse il governo della Valacchia a Vlad II, il quale viveva alla sua corte già da 8 anni. Quello stesso giorno l'imperatore Sigismundo diede al suo protetto una collana e un medaglione dorato con inciso un drago; era il simbolo dei cavalieri dell'Ordine del Drago. Il medaglione aveva un drago inciso, raffigurato con con due ali spiegate e quattro artigli aperti, con le fauci mezze spalancate, con la coda avvolta intorno alla testa e con la schiena spaccata in due, prostrato di fronte a una doppia croce. Questo era un simbolo della vittoria di Cristo sulle forze del male. Il medaglione in questione non doveva mai essere tolto se non dopo la morte; successivamente esso doveva essere sistemato nella bara assieme al cadavere. (Solo che ne il corpo ne la bara di Vlad III sono mai stati trovati.) Questo Ordine fu fondato dall'Imperatore del Sacro Romano Impero nel 1387 e, come molti altri ordini religiosi di cavalieri, i suoi componenti giurarono di proteggere il monarca teutonico Sigismundo di Lussemburgo e la sua famiglia, di difendere l'impero, di diffondere il cattolicesimo, di proteggere i bambini e le vedove e di combattere l'invasore turco. Aspettando l'incoronazione, Vlad II e la sua famiglia si trasferirono a Sighisoara, in Transilvania; qui Vlad fece costruire una zecca. Per le prime due emissioni Vlad usò il suo emblema, il drago, perciò il popolo rumeno, la cui lingua deriva dal latino, lo soprannominò Dracul (dal latino Draconis; mentre in rumeno Drac significa diavolo, come già ricordato poc'anzi). Questo soprannome diventò un vero e proprio cognome per i suoi discendenti, e quindi anche per il suo secondogenito Vlad. Vlad III nacque nel dicembre del 1431. Egli passò la sua infanzia a Sighisoara e, seguendo le orme del padre, fu addestrato per diventare egli stesso un cavaliere dell'Ordine del Drago. Fu così che apprese le discipline del nuoto, della scherma, imparò a giostrare, a tirare con l'arco e conobbe le più raffinate tecniche di equitazione e le regole dell'etichetta di corte. Apprese anche la scienza della politica, i cui principi all'epoca erano essenzialmente di ispirazione machiavellica: "è molto meglio per un principe essere temuto che essere amato". Questa corrente di pensiero ebbe un forte influsso sulla personalità del giovane principe. Dopo la morte del padre Vlad III fu fatto prigioniero dai turchi e successivamente servì come ufficiale nel loro esercito, imparando alcune delle tecniche di tortura di cui poi si sarebbe servito abbondantemente. Una volta fuggito, si rifugiò presso uno zio, Iancu de Hunedoara, un nobile rumeno; più tardi Vlad ne sposerà la figlia. Dopo svariati tentativi di salire al trono della Valacchia, ci riuscì infine il 22 agosto 1456, a soli 25 anni. L'inizio del suo regno fu caratterizzato dal passaggio di una cometa sull'Europa; per molti fu un cattivo presagio, ma non per Vlad, il quale lo prese come un buon auspicio, al punto di far incidere la cometa su una faccia delle monete, mentre sull'altra appariva l'aquila valacca. Uno dei più acerrimi nemici dell'Impero Ottomano, Vlad iniziò una riorganizzazione dello stato, dell'esercito, e una riforma delle leggi, in primo luogo applicando la pena capitale per impalamento a tutti coloro che egli considerava nemici: banditi, ladri, mendicanti, preti astuti, nobili traditori, e usurpatori sassoni, i quali miravano a rimpiazzarlo o con il cugino Dan cel Tanar (Dan il Giovane) o con il fratello naturale Vlad Calugarul (Vlad il Monaco). Gli storici ottomani lo soprannominarono Vlad Tepes ovvero Vlad l'Impalatore (in rumeno, TEAPA=palo), e con questo nome fu conosciuto dagli storici rumeni, tuttavia egli era solito firmare con il nome di suo padre Draculea; di ciò vi è una testimonianza in uno dei primi documenti che lo riguardano, il quale risale al 20 settembre 1459 e anche nel ritratto di Odhsenbach Stambuch da Stoccarda.Successivamente, Vlad fu arrestato da suo cognato Matei Corvin a causa di un traditore e passò più di 10 anni in prigione. Tornato al trono nal 1476 grazie all'aiuto di Stefan cel Mare (Stefano il Grande), Principe di Moldavia, del Senato della Repubblica di Venezia e di Papa Sisto IV, Vlad riprende la sua lotta contro gli ottomani, ma verso la fine dello stesso anno viene assassinato a Snagov da Laiota Basarab, il quale gli successe al trono della Valacchia. Una delle descrizioni migliori di Vlad III soggiace nelle pagine scritte dal suo contemporaneo Papa Pio II, il quale si meraviglia del titanismo di quest'uomo che visse nel tempo più ambiguo del Rinascimento, assommando in sé ogni virtù e ogni scelleratezza

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martedì 18 gennaio 2005 - ore 19:31


asteroidi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


aiuto........................




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martedì 18 gennaio 2005 - ore 19:10


il nostro futuro
(categoria: " Vita Quotidiana ")




inorridite...............

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martedì 28 dicembre 2004 - ore 11:44


Come ricaricare la batteria morta del telefonino
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Dopo un certo numero di mesi le batterie del telefonino tendono a -morire-. Questo avviene a causa del famoso effetto memoria presente in TUTTE le batterie per cellulari sebbene alcuni negozianti osino affermare che le batterie di questo o di quel tipo ne sono prive.

Per evitare l'effetto memoria bisognerebbe osservare alcune regole di vita che spesso per motivi vari non possono essere applicate.

Bisognerebbe consumare completamente la batteria prima di rimetterla in carica cercando di attivare il ciclo di scarica il meno possibile (e non tutte le sere prima di mettere la batteria in carica ..questo perchè le batterie del telefonino hanno un tempo di vita che dipende dal numero di volte che le caricate e le scaricate completamente), bisognerebbe evitare di accendere e spegnere il telefonino più volte con la batteria inserita, bisognerebbe, bisognerebbe... bisognerebbe fare tante cose ma di solito si fa quello che torna più comodo e non quello che bisognerebbe fare.

A questo punto è passato circa un anno (spesso meno) da quando la batteria del telefonino è stata messa in carica per la prima volta ed ora resta accesa si e no un ora o anche meno, dopo una telefonata di pochi minuti è già scarica e quando la rimette in carica il caricabatteria dopo pochi minuti dice che ha gia finito il suo lavoro!?

E' segno che la vostra batteria (sia essa verde, NiMh, NiCd o quello che volete) si è creata al suo interno un pittoresco reticolo di cristalli conduttori che impediscono il normale funzionamento della reazione chimica preposta alla produzione e al rilascio degli elettroni.

Come risolvere a proprio favore questa situazione?

Bisognerebbe cercare di spezzare questi cristalli con un martello. Ovviamente non un martello da carpentiere altrimenti si rischia di rompere tutto ma un martello "elettronico".

Il martello più efficace consiste nello -sparare- all'interno della batteria una carica sostanziosa di elettroni per fare in modo che i cristalli surriscaldandosi vadano in frantumi permettendo così il passaggio naturale degli ioni durante la reazione chimica Ni<->Mh o Ni<->Cd.

Per sparare questa carica occorre prendere un condensatore elettrolitico. Ne serve uno importante..ovvero uno con una capacità di diversi milliFarad. Si trovano facilmente ai mercatini dell'elettronica. Se ci andate non appena vedete un cilindrone di colore azzurro dell'altezza di circa 10cm e dal diametro di almeno 5cm . .avete trovato il condensatore che fa per voi.

La tensione non ha molta importanza (purchè sia uguale o superiore a 12 volt). Lo mettete per una decina di secondi in carica collegato ad un caricabatteria per l'auto (+ con +, - con -)

Poi prendete il condensatore, legate ai due elettrodi uscenti un po' di filo elettrico (meglio se robusto) e connettete i terminali così creati con i poli equivalente della batteria del telefonino (+ con +, - con -).

Deve essere un tocco leggero e fulmineo .. tic.. tic.. tic..

Lo fate per una decina di volte (lasciando passare tra un tic e l'altro almeno un paio di secondi per far rilassare la batteria e per evitare che i contatti interni saldati a stagno non fondano) e poi inserite la batteria nel caricabatteria, date la scarica completa e mettetela in carica.

Sulle mie batterie (e ne ho avute tante e di diversi tipi per Nokia e Motorola) ha -quasi- sempre funzionato almeno le prime volte (una percentuale di 9 volte su 10) .. nel restante caso la situazione iniziale è cmq migliorata di parecchio.

La batteria così rigenerata, se trattata bene, guadagna un tempo di vita di 3/4 mesi .. questo dipende dal fatto che i cristalli si sono spezzati ma all'interno della batteria ci sono ancora. La dove prima era necessario crearli ex novo adesso la reazione elettrochimica ha solo la necessità di ricrearsi un ponte tra i cristalli gia esistenti per riportare la batteria in condizioni di non operatività.

L'operazione dello shock elettrico può essere ripetuta quante volte si vuole ma gia dalla terza/quarta volta la sua efficacia è molto minore..cmq si riesce mediamente a guadagnare un altro anno di vita buono per la nostra batteria che credevamo morta..e questo non e' male.


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lunedì 27 dicembre 2004 - ore 19:46


Guida: come realizzare una bomba nucleare in casa
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Fai da te: progetta e costruisci un ordigno termonucleare in dieci semplici passi.
Costo progetto
Realizzare una bomba atomica costa tra i 5000 e i 30000 euro a seconda della potenza desiderata.

Teoria Bomba Atomica
Ecco il principio di funzionamento: quando il TNT esplode comprime il plutonio in una massa critica. La massa critica produce una reazione a catena simile al gioco del domino. La reazione a catena produce quasi istantaneamente una grande reazione termonucleare... e ci siamo: ecco 10 megatoni. Il plutonio (Pu), numero atomico 94, è un elemento metallico radioattivo formato dal decadimento del nettunio ed ha una struttura chimica simile all'uranio, al giovio e al marzio

Costruzione Bomba passo dopo passo
1) Per prima cosa procuratevi circa 110 kg di plutonio per ordigni presso il vostro fornitore locale (vedi nota). Rapinare una centrale nucleare non è raccomandato perché la scomparsa di grandi quantità di plutonio tende ad innervosire gli ingegneri della centrale. Suggeriamo di contattare l'organizzazione terroristica del luogo.

2) Ricordiamo che il plutonio, specialmente puro e raffinato è un po' pericoloso, lavatevi perciò accuratamente le mani con sapone e acqua calda dopo averlo maneggiato. Tenetelo fuori dalla portata dei bambini. Resti di polvere di plutonio residui della lavorazione sono un ottimo insetticida. Per la conservazione del plutonio usate preferibilmente un contenitore di piombo, ma anche un vecchio barattolo metallico farà allo scopo.

3) Costruiamo adesso un contenitore metallico per alloggiare l'ordigno. Molti oggetti comuni possono essere adattati per questo scopo come per esempio una buca da lettere, un baule o un'auto. Non usate carta alluminio.

4) Sistemate il plutonio in due semisfere cave, distanti circa 4cm. Assicurate il tutto con della colla universale.

5) Procuratevi adesso circa 20 kg di trinitrotoluene (TNT). La gelignite è migliore ma meno malleabile.

6) Avvolgete il TNT intorno alle semisfere di cui al punto 4. Il TNT appare di colore grigio e se non fosse di vostro gradimento lo potrete sempre colorare con della pittura acrilica.

7) Racchiudete la struttura del punto 6 nel contenitore costruito nel punto 3. Usate una colla potente per assicurare stabilità al tutto e prevenire detonazioni accidentali provocate dalle vibrazioni.

8) Per detonare l'ordigno procuratevi un radiocomando per aereomodelli. Con un piccolo sforzo fate in modo che il comando attivi un detonatore commerciale. Questi detonatori possono essere acquistati al supermercato al reparto elettricità, ma vi sconsigliamo di non rivolgervi al commesso con domande tipo "Mi serve un radiocomando per detonare una bomba nucleare" . Raccomandiamo i "Blast-O-Mactic" perché venduti con vuoto a perdere.

9) Nascondete adesso il tutto dai bambini e dai vicini di casa. Il garage non è raccomandato a causa dell'alta umidità e della forte escursione termica. Gli ordigni nucleari rischiano di esplodere spontaneamente in queste condizioni instabili. In salotto o sotto il lavandino di cucina sarà l'ideale.

10) Adesso anche voi possedete un ordigno termonucleare. Oltre che per spettacoli pirotecnici lo potere anche usare per la difesa nazionale.



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giovedì 23 dicembre 2004 - ore 09:16


auguri
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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sabato 18 dicembre 2004 - ore 16:58


sito internet
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho iniziato a creare la homepage del sito del moro.una nuova avventura mi aspetta.

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