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![]() _Cris_, 23 anni spritzina di Padova,provincia però! CHE FACCIO? Commessa Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) ...non poter tornare indietro! MERAVIGLIE 1) Un ti voglio bene!sincero.. |
domenica 29 maggio 2005 - ore 21:55 Gio..!!! Pensare che dall'11 giugno non rivedrò più quel ragazzo di cui sono stata innamorata quasi due anni mi fa stare malissimo... Forse è stato l'unico ragazzo che ho veramente amato... GiO I'LL MiSs YoU!!!!!! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 25 maggio 2005 - ore 21:30 Why???? ..perchè appena un ragazzo che mi piace mi dice che ci starebbe con me non lo voglio più????? Se continuo così è logico che no ntroverò mai nessuno adatto a me....!!!!! ![]() Uffiiiiiiiii....!!!!! Eppure non mi smebra di essere così orribile..... ![]() LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK domenica 22 maggio 2005 - ore 22:22 Domenica passata in mezzo ai bambini Stranamente in qst giorni mi sento bene..mi sento bene con gli altri, mi vedo bella (appostoooooooo )...Cos'è sta roba? Mi hanno fatto una dose in endovena di autostima e ottimismo??? ![]() Oggi abbiamo fatto animazione e laboratori in una festa delle cooperative al parco degli ulivi di gerusalemme all'arcella... ohhhhh, manco un ragazzo carino!!!!! Ekkekazzzzz....!!!! Dove sono finiti tuttiiiiiiiiii????? Uffffffffiiiii!!!!!!!! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 20 maggio 2005 - ore 21:26 ..vorrei tnt trovare qlc ragazzo a cui non interessi solo portarmi a letto.... ma cazzo...sono tutti così?!? ormai ci rinuncio a trovarmi un raga e mi chiudo in un monastero...almeno lì potrei essere apprezata x qlc altro oltre che all'aspetto fisico, porco cazzo!!!!!! ..aiutoooooooooo!!!! LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK martedì 17 maggio 2005 - ore 22:43 volgio il cappello!!!! ...voglio questo azzz di cappello...uffiiiiiii.... ![]() perchèèèèè non posso comprarlo?????? ...uffaaaaaaa.... beh al posto di quello mi sono presa questo qui.... ![]() bello,no? modestamente è mio...eheheheheheeeehhhh LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK lunedì 16 maggio 2005 - ore 20:27 non servono parole!!!!!! LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK sabato 14 maggio 2005 - ore 23:07 ..un sabato pomeriggio speso nel migliore dei modi.. Questo pome l'ho passato ad animare una festa di compleanno di una bambina di nove anni...e sinceramente stasera mi sento molto meglio delle altre sere, perchè ho realizzato che sono riuscita a far divertire dei bambini di 9anni...ma che anche loro con i loro ringraziamenti finali(la bambina festeggiata mi ha detto che è stata la sua più bella festa di compleanno!!! )sono riuscuiti a farmi sentire realizzata...E' facile dire che gli altri non fanno nulla di speciale per te,ma se per primo te non ti metti in moto non succederà mai nulla... E' stata la prima volta che mi hanno fatto sentire fiera di quello che ho fatto..ed è una cosa molto bella... ![]() Speriamo che quest'estate le persone disabili che seguirò siano capaci di darmi tanto come hanno fatto l'estate scorsa...sono sicura che accadrà di nuovo..ne sono certa! ![]() Devo dire un grazie speciale alla Deb e alla Nelly...come farei senza di loro...?! Sono le mie migliori amiche e gli vorrò un casinooooo di bene per sempreeeeee... We're the best!!!!! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 13 maggio 2005 - ore 21:27 "L'estraneo" di H.P. Lovecraft Infelice chi dell'infanzia ha soltanto memorie di paura e tristezza. Sventurato chi, volgendosi indietro, non vede che ore solitarie trascorse in sale vaste e malinconiche, tappezzate di lugubri tendaggi e file esasperanti di libri antichi, o in desolate veglie in boschi crepuscolari fitti di immensi alberi grotteschi coperti da erbe, che agitano silenziosi in alto i rami contorti. Tal sorte gli dèi hanno riservato a me... A me: l'attonito, il deluso; l'abbandonato, l'infranto. Eppure, stranamente pago, mi aggrappo in modo patetico anche a questi ricordi appassiti negli attimi in cui la mente minaccia di soverchiarli per richiamare l'altro ricordo. Non so dove sono nato: so soltanto che il castello era infinitamente antico e infinitamente orribile, pieno di ànditi oscuri e di alti soffitti ove l'occhio null'altro incontrava che ombre e ragnatele. Le pietre dei corridoi in sfacelo parevano sempre odiosamente viscide, e ovunque stagnava un lezzo esecrabile, come di cadaveri ammucchiati nell'avvicendarsi delle morte generazioni. Non vi era mai luce, sicché solevo. talvolta accendere qualche candela e contemplare la fiamma per trovar conforto. Né mai risplendeva il sole al di fuori, ché gli alberi giganteschi crescevano più alti della torre più elevata che fosse accessibile. Una sola torre, nera, si innalzava al di sopra degli alberi, riuscendo a penetrare il cielo sconosciuto: ma era diroccata all'interno e non si poteva ascendere se non arrischiando una scalata pressoché impossibile lungo la parete nuda, pietra dopo pietra. In quel luogo devo aver vissuto per anni, ma non so misurarne il numero. Qualcuno di certo doveva provvedere a ciò che mi era necessario; tuttavia, non mi sovviene di altri esseri umani all'infuori di me, né di alcunché di vivo eccetto i topi silenziosi, i pipistrelli o i ragni. Credo che chi mi ha allevato dovesse essere paurosamente vecchio, giacché la mia prima idea di un essere vivente fu di qualcosa che mi rassomigliava in maniera caricaturale, ma che era deforme, avvizzito e cadente come il castello. Non trovavo nulla di grottesco nelle ossa e negli scheletri che affollavano una parte delle cripte di pietra dei profondi sotterranei. Nella mia fantasia, accomunavo quelle cose agli eventi quotidiani, e le ritenevo assai più naturali delle immagini variopinte di esseri umani che. scorgevo in molti dei libri ar-nmuffiti. Da quei libri ho appreso tutto ciò che conosco. Nessun maestro mi ha mai stimolato o guidato, né rammento di aver mai udito voce umana durante quei lunghi anni, foss'anche la mia stessa voce; di fatto, benché dalle mie letture avessi appreso dell'esistenza del linguaggio, non mi è mai venuto in mente di parlare a voce alta. Anche il mio aspetto era al di fuori delle mie congetture, dato che nel castello non vi erano specchi, ed io per istinto mi consideravo simile alle figure giovanili che vedevo disegnate o dipinte nei libri. E che fossi giovane lo deducevo dalla esiguità dei miei ricordi. Sovente uscivo a sdraiarmi oltre il putrido fossato, sotto i cupi alberi muti ove passavo ore ed ore a sognare di ciò che avevo ,letto nei libri; e con ardente desiderio mi figuravo tra folle di gente gaia nel mondo assolato che si apriva oltre la foresta infinita. Una volta tentai di fuggire da quella foresta ma, non appena mi fui allontanato dal castello, l'ombra si fece più spessa e l'aria più densa di insidie paurose; al punto da indurmi a tornare indietro, in corsa affannosa, per timore di smarrirmi in quel labirinto di notturni silenzi. Così, tra crepuscoli infiniti, sognavo ed aspettavo, senza neppure sapere che cosa aspettassi. Finché, in quella solitudine fatta di ombre, la mia brama di luce divenne così intensa da non darmi più pace, e sollevavo le mani supplicanti verso la nera torre in rovina che, sola, valicava la foresta innalzandosi nel cielo sconosciuto. Alla fine, mi risolsi a scalarla anche a costo di precipitare, perché sarebbe stato certo preferibile scorgere il cielo e poi perire, piuttosto che vivere senza aver mai conosciuto la luce del giorno. Nell'umida penombra, mi inerpicai su per la scala di pietra antica e consunta, quindi, giunto là dove si interrompeva, mi aggrappai pericolosamente ai piccoli appigli che conducevano in alto. Pauroso e terribile mi appariva quel cilindro di roccia, inanime e privo di scale; tetra, diroccata e desolata, la torre era resa ancor più sinistra dai pipistrelli spaventati che agitavano ali silenti. Ma ancor più paurosa e terribile era la lentezza con la quale procedevo; difatti, per quanto continuassi ad arrampicarmi, il buio che mi sovrastava non accennava a dissiparsi, e fui assalito da una sensazione nuova: un gelo malefico, come di una muffa spettrale e immensamente antica. Rabbrividii domandandomi perché non raggiungessi mai la luce, e fui tentato di guardare in basso, ma non osai farlo. Immaginai che la notte mi avesse sorpreso d'improvviso, e invano tastai il muro con la mano libera alla ricerca di una finestra dalla quale sporgermi a guardar fuori per cercare di farmi un'idea dell'altezza raggiunta. All'improvviso, dopo un'interminabile cieca scalata su per il terribile precipizio concavo, sentii il mio capo urtare qualcosa di solido, e capii allora di essere infine giunto al tetto, o comunque ad una sorta di soffitto. Nelle tenebre, sollevai la mano libera e saggiai l'ostacolo, che si rivelò di pietra e inamovibile. Intrapresi dunque un mortale circuito all'interno della torre, aggrappandomi ad ogni appiglio che la viscida parete mi offrisse, finché arrivai ad un punto che cedette alla pressione della mia mano. Mi volsi nuovamente verso l'alto e presi a spingere la lastra - o porta che fosse - con la ' testa, usando entrambe le mani per la terrificante ascesa. Non intravidi la più fioca luce sopra di me e, allorché portai le mani più in alto, compresi che per il momento la mia scalata era terminata. La lastra era difatti una botola che conduceva ad una superficie di pietra di circonferenza maggiore di quella della torre sottostante. Indubbiamente, si trattava del pavimento di un alto e spazioso osservatorio. Con grande cautela mi infilai attraverso la botola e cercai di impedire che la pesante lastra ricadesse a chiudere l'apertura, ma non vi riuscii. E mentre, esausto, giacevo sul pavimento di pietra,,udii l'eco spaventosa della sua caduta; mi augurai di riuscire a risollevarla se fosse stato necessario. Convinto di trovarmi ormai ad un'altezza prodigiosa, molto al di sopra dei detestati rami del bosco, mi tirai su e, annaspando tutt'intorno, cercai una finestra dalla quale, per la prima volta, avrei potuto vedere il cielo, la luna e le stelle di cui avevo letto. Dovetti disilludermi: le mie mani non trovarono che nicchie di marmo sulle quali erano disposte lunghe casse esagonali di dimensioni inquietanti. Ero sempre più dubbioso, e mi chiedevo quali antichi segreti fossero racchiusi in quell'elevata dimora da tempo immemorabile separata dal castello sottostante; ad un tratto, inaspettatamente, le mie mani si posarono su un arco che sormontava un portale di pietra istoriato con bizzarre cesellature. ' Lo tentai, e vidi che era chiuso; poi, con uno sforzo supremo, superai tutti gli ostacoli e riuscii ad aprirlo tirandolo verso di me. Subito fui pervaso dall'estasi più pura che abbia mai conosc,iuto, perché, rifulgente di un quieto bagliore, attraverso una grata di ferro arabescata e al termine di una breve scalinata che risaliva dal varco appena trovato, v'era raggiante la luna piena, che non avevo mai visto prima, se non nei sogni e in quelle visioni confuse che non osavo chiamare ricordi. Immaginando di aver raggiunto il pinnacolo più alto del castello, presi a salire di corsa i gradini che avevo scorto oltre il portale; ma una nuvola velò improvvisamente la luna e inciampai, per cui dovetti proseguire nel buio con maggior cautela. Le tenebre erano ancora fitte quando giunsi alla grata. Mi provai a spingerla con prudenza, trovandola non serrata. Decisi comunque di non forzarla, ternendo di precipitare da quell'altezza vertiginosa alla quale ero asceso. Quand'ecco, che la luna riapparve. Il più demoniaco di tutti gli sconvolgimento, è quello che unisce il profondamente inatteso con il grottescamente incredibile. Nulla di ciò che avevo sofferto fino a quel momento poteva paragonarsi al terrore che scaturiva dalla bizzarra prodigiosità della visione che ora si apriva dinanzi ai miei occhi, e all'assurdo che essa implicava. La scena in se stessa era semplice, e al tempo stesso sbalorditiva, perché si riduceva a questo: invece di una vertiginosa prospéttiva di cime d'alberi viste da una elevatissima altura, al di là dell'inferriata si stendeva tutt'intorno, al mio stesso livello, nient'altro che il solido terreno, una compatta superficie di terra interrotta da lapidi marmoree e adorna di colonne anch'esse di marmo, sovrastate dall'ombra di un'antica chiesa di pietra la cui guglia diroccata riduceva spettralmente nel chiarore lunare. Semincosciente, aprii il cancello e, barcollando, m'incamminai lungo il bianco sentiero di ghiaia che si diramava in due diverse direzioni. La mia mente, pur stordita e confusa, conservava tuttavia il desiderio febbrile della luce, e neppure la scoperta incredibile che avevo fatto avrebbe potuto fermare i miei passi. Non sapevo, né mi premeva saperlo, se l'avventura che stavo vivendo fosse un sogno, magia, oppure frutto della follia. Non aveva importanza alcuna per me, che ero più che mai deciso a contemplare ad ogni costo lo splendore e la gioia. Non sapevo chi fossi, né che cosa fossi, e neppure a quale mondo appartenessi; tuttavia, mentre avanzavo solitario incespicando ad ogni passo, nacque in me la coscienza di una sorta di spaventosa memoria latente che rendeva il mio procedere non del tutto casuale. Passai sotto un arco che delìmitava quella estensione di lapidi e colonne, e mi ritrovai così a vagare in aperta campagna. Talvolta seguivo la strada visibile, ma a tratti me ne allontanavo, seguendo una strana ispirazione, per percorrere prati nei quali ruderi scheletrici testimoniavano l'antica presenza di una strada dimenticata. Attraversai a nuoto il fiume che correva rapido e vi scorsi muscose rovine diroccate, vestigia di un ponte da lungo tempo caduto. Dovevano esser certamente trascorse più di due ore, quando giunsi a quella che sembrava fosse la mia meta: un antico castello ricoperto d'edera che sorgeva in un parco fitto di alberi. Mi appariva assurdamente familiare, eppure era dotato di sconcertanti stranezze. Osservai che il fossato era stato riempito e che alcune delle torri erano state demolite, mentre nuove ali erano state aggiunte all'edificio per disorientare l'osservatore. Ma ciò che contemplai con somino interesse e diletto furono le finestre aperte, magnificamente ravvivate dalla luce, dalle quali si udiva provenire l'eco della baldoria più gaia. Mi accostai ad una di essa e guardai dentro: una compagnia di persone curiosamente abbigliate si divertivano e parlavano allegraniente tra dì loro. Per quel che ne sapevo, non avevo mai udito prima d'allora il linguaggio umano, sicché potevo soltanto intuire quel che dicevano. Alcuni di quei volti recavano espressioni che richiamavano alla mia memoria reminiscenze incredibilmente remote, laddove altre sembianze mi risultavano del tutto estranee. Scavalcai allora la bassa finestra e penetrai nella sala inondata dalla luce più splendente e, ciò facendo, passai dall'attimo di suprema e fulgida speranza allo spasimo più oscuro della disperazione e della rivelazione. L'incubo fu lesto a venire: allorché fui nella stanza, si verificò immediatamente una delle più terrificanti reazioni che mai avessi concepito. Avevo appena varcato il davanzale, che su tutta la comitiva si abbatté un improvviso e inatteso terrore di spaventosa intensità, tale da sfigurare ogni volto e indurre ogni gola ad emettere le urla più orribili. Tutti fuggirono all'impazzata, e in quell'ondata di panico e confusione, alcuni caddero in terra svenuti e furono travolti dai compagni che scappavano in preda al delirio. Molti si coprivano gli occhi con le mani precipitandosi in una fuga cieca e impetuosa, durante la quale rovesciavano mobili e andavano a cozzare contro i muri, prima di riuscire a guadagnare una delle numerose porte. Le grida erano raccapriccianti; ed io, rimasto solo e inebetito nella sala splendidamente illuminata, raggiunto dall'eco della urla che si allontanavano, tremavo al pensiero della minaccia invisibile che forse si celava in agguato presso di me. Ad una prima occhiata superficiale, la stanza mi parve deserta ma, allorché avanzai verso una delle alcove, mi sembrò di avvertirvi una presenza: un movimento furtivo oltre la porta incorniciata da un arco dorato che sembrava dare accesso ad un'altra stanza identica alla prima. Mentre mi approssimavo all'arco, cominciai a percepire quella presenza in maniera sempre più distinta; fu allora che, col primo e ultimo suono che la mia gola abbia mai emesso - un ululato spaventoso che mi sconvolse nel profondo quasi quanto ciò che lo aveva provocato - contemplai nella sua più piena e terrificante vivezza l'inconcepibile, indescrivibile e indicibile mostruosità che, al suo solo apparire, aveva trasformato una festosa compagnia in un branco di fuggiaschi deliranti. Quella cosa, non posso neppure tentare di descriverla. Era un miscuglio di tutto ciò che è immondo, innaturale, ripugnante, abnorme e detestabile. Era lo spettro demoniaco della putrefazione, della decrepitezza e della dissoluzione; la marcia, stillante effigie delle rivelazioni più empie, l'orrenda esibizione di ciò che la terra misericordiosa dovrebbe tenere per sempre celato. Dio sa che non apparteneva a questo mondo o meglio non vi apparteneva più - eppure, con immenso orrore, riconóbbi nei lineamenti corrosi dai quali affioravano le ossa, la parodia aberrante e perversa della forma umana, e in quell'insieme putrido e disfatto, scorsi qualcosa di indicibile che mi agghiacciò ancor di più. Ero pressoché paralizzato, cionondimeno riuscii a trovare la forza per un pietoso tentativo di fuga; arretrai vacillando di un passo, ma non infransi l'incantesimo nel quale il mostro muto e innominabile mi teneva prigioniero. I miei occhi, stregati da quelle orbite vitree che li fissavano disgustosamente, rifiutavano di chiudersi ma, offuscatisi misericordiosamente dopo il primo sguardo, scorgevano ora quella cosa terribile in maniera indistinta. Mi provai a sollevare la mano onde celare quella visione, ma i miei nervi erano così storditi che il braccio non seppe obbedire appieno alla mia volontà. Il tentativo fu però sufficiente a farmi perdere l'equilibrio, sicché, ondeggiando, avanzai di alcuni passi per evitar di cadere. Allora fui improvvisamente e angosciosamente consapevole della vicinanza di quell'essere-carogna, del quale mi parve di udire il sordo e odioso respiro. Ormai prossimo alla follia, fui tuttavia capace di allungare una mano per respingere la fetida apparizione che mi incalzava così dappresso, quand'ecco che, in un istante di orrore cosmico e di evento infernale, le mie dita toccarono la putrida zampa del mostro tesa al di sotto dell'arco dorato. Non urlai, ma tutti i demoni malvagi che cavalcano i venti della notte urlarono per me, allorché, in quello stesso istante, fui travolto da un'improvvisa e compatta valanga di ricordi che mi annientarono l'anima. Seppi allora tutto ciò che era stato; il ricordo valicò gli alberi e il castello spaventoso e riconobbi l'edificio, pur trasformato, nel quale mi trovavo. Ma, più terribile di tutto ciò, riconobbi l'empia abominazione che mi ghignava davanti mentre ritraevo dalle sue le mie dita insozzate. Per fortuna nel cosmo, accanto all'amarezza, vi è anche il balsamo per alleviarla, e quel balsamo è il nepente 1. Nell'orrore supremo, l'oblio mi soccorse, e l'esplosione di quegli oscuri ricordi svanì in un caos di immagini degradanti. Come in un sogno, fuggii dal maledetto castello stregato e corsi via in silenzio nella luce della luna. Quando tornai al cimitero marmoreo antistante la chiesa e discesi i gradini, non mi riuscì di smuovere la botola di pietra, ma non ne fui rattristato, sì tanto avevo odiato gli alberi e l'antico castello. Adesso corro con demoni beffardi nel vento della notte, e di giorno mi trastullo tra le catacombe di Nephren-Ka, nella valle cupa e sconosciuta di Hadoth presso il Nilo. So che la luce non è per me, eccetto quella della luna sulle tombe rocciose di Neb, e neppure per me è la gaiezza, eccetto quella delle abominevoli feste di Nitokris ai piedi della Grande Piramide; eppure, nella mia nuova e sfrenata libertà, accetto quasi con gioia l'amarezza dell'alienazione. Perché, pur se l'oblio del nepente ha lenito la mia sofferenza, ugualmente so di essere un estraneo, uno straniero in questo secolo e tra coloro che sono ancora uomini. E lo so da quando ho proteso le dita verso quell'obbrobrio entro la grande cornice dorata: da quando ho proteso le dita e ho toccato LA FREDDA E DURA SUPERFICIE DI UNO SPECCHIO . COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 8 maggio 2005 - ore 21:37 pensieri serali Stavo pensando a come passa in fretta il tempo… Cazzo siamo già quasi in estate e la scuola sta per finire… E’ passato velocissimo quest’anno…E penso che quelli futuri passeranno ancora più velocemente… Certo che è strano però… Mi sembra ieri il giorno in cui ho cominciato le superiori… E invece sono passati quasi 4anni… ’azzolina… Che vecchia che sono diventata!!! ![]() E ad agosto dell’anno prossimo arrivo FINALMENTE ai tanto attesi 18anni… Che poi non credo cambierà nulla... Ehehehehehhhh!!!! ![]() Oggi il mio amore (Kimi Raikkonen – McLaren Mercedes) ha vinto il gran premio di Spagna... Ha dimostrato di essere il migliore… Ed anche il più figo di tutti con quei suoi bellissimi occhi azzurro ghiaccio (oltre al suo conto in banca… Ehehehehehhhh!!! ) In questi giorni ho una brutta sensazione… E quando sto così solitamente succede sempre qualcosa di non molto piacevole ad una persona a cui tengo… Mah… Speriamo bene… “I made this bed I choose to lie in it And live with my regrets I sleep with what I said Could this be the end Am I standing on the edge Of everything I wanted now I was afraid I was afraid And maybe I’m just scared To face the things I feel Its easier to walk away from everything Separate my soul With all the things we shared I’m fallin' to pieces now Say a prayer for me When you go to bed I’m in need of your faith now I was afraid And maybe I’m just scared To face the things I feel Its easier to walk away from everything If we could just reset And live in happiness Instead of our regrets We set a mile away Set me free a mile away Pray for me now I’m in need of faith Pray for me now I’m in need And maybe I’m just scared To face the things I feel Its easier to walk away from everything If we could just reset And live in happiness Instead of our regrets We set a mile away. And maybe I’m just scared To face the things I feel Its easier to walk away from everything Walk away from everything Walk away from everything” Good Charlotte_ Walk Away (Maybe) COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 8 maggio 2005 - ore 00:08 ..eccomi di nuovo qui..davanti allo schermo di questo computer e a scrivere tutto quello che mi passa per la testa...il bello è che stasera non mi viene in mente nulla..solo che mi manca tanto un persona che mi voglia bene al mio fianco..e basta... "I can feel it again feel it again This isn't the first time That you left me waiting Sad excuses and false hopes high I saw this coming still I don't know why I let you in I knew it all along You're so predictable I knew something would go wrong (something's always wrong) So you don't have to call Or say anything at all So predictable (so predictable) So take your empty words your broken promises And all the time you stole cause I am done with this I can give it away give it away I'm doin everything I should've And now I'm makin a change I'm living the day I'm giving back what you gave me I don't need anything I knew it all along You're so predictable I knew something would go wrong (something's always wrong) So you don't have to call Or say anything at all So predictable (so predictable) Everywhere I go Everyone I meet Every time I try to fall in love They all want to know why I'm so broken Why am I so cold Why I'm so hard inside. Why am I scared What am I afraid of I don't even know This story's never had an end I've been waiting I've been searching I've been hoping I've been dreaming you would come back But I know the ending of this story You're never coming back Never..never..never..never.....[echo]..... I knew it all along You're so predictable I knew something would go wrong (something's always wrong) So you don't have to call Or say anything at all So predictable (so predictable) Everywhere I go for the rest of my life (so predictable) Everyone that I love Everyone I care about They're all gonna wanna know what's wrong with me (so predictable) And I know what it is I'm ending this right now.." Good Charlotte_ Predictable COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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