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domenica 18 giugno 2006 - ore 15:53
AMICIZIA
(categoria: " Pensieri ")

...nella solitudine,
nella malattia,
nella confusione,
la semplice conoscenza dellamicizia rende possibile resistere,
anche se lamico non ha il potere di aiutarci.
È sufficiente che esista.
Lamicizia non è diminuita dalla distanza o dal tempo,
dalla prigionia o dalla guerra,
dalla sofferenza o dal silenzio.
È in queste cose che essa mette più profonde radici.
È da queste cose che essa fiorisce....
Pam Brown
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domenica 18 giugno 2006 - ore 14:55
LA NOTTE BIANCA
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il programma della notte bianca di sabato 1 Luglio a Padova:
NOTTE BIANCA
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sabato 17 giugno 2006 - ore 16:05
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Talvolta si crede di poter risolvere, in vario modo, i problemi e le questioni ordinarie dell’esistenza. Si fa ricorso a complicati e anche difficili mezzi, dimenticando che basta un poco di pazienza per disporre ogni cosa in ordine perfetto e ridonare calma e serenità.
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lunedì 12 giugno 2006 - ore 13:20
3° COROLLARIO ALLA LEGGE DI MURPHY
(categoria: " Vita Quotidiana ")
I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedirgli di nuocere.
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domenica 11 giugno 2006 - ore 18:52
CIVILE CONVIVENZA
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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venerdì 9 giugno 2006 - ore 18:58
SE FOSSI...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
.jpg)
Il gioco del SE FOSSI:
se fossi un animale sarei..., se fossi una pietra sarei... e così via.
Mi sono soffermata a pensare a cosa avrei risposto alla domanda "se fossi una pianta", e mi è venuto in mente un canneto, di quelli che ho visto fin da piccola, lungo le spiagge.
Piante che crescono in condizioni difficilissime, sulla sabbia, sottoposte alla furia del vento dinverno, al caldo afoso destate, con poca acqua a disposizione e colpite dalla salsedine. Sono così sottili ma nonostante tutto continuano a vivere e le vedi spendenti nella loro fierezza.
Si piegano, arrivano a toccare terra, ma non si spezzano e riprendono a stagliarsi verso lalto.
Si sono come un canneto sulla spiaggia!
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venerdì 9 giugno 2006 - ore 14:37
UN OTTICO
(categoria: " Riflessioni ")

Daltonici, presbiti, mendicanti di vista
il mercante di luce, il vostro oculista,
ora vuole soltanto clienti speciali
che non sanno che farne di occhi normali.
Non più ottico ma spacciatore di lenti
per improvvisare occhi contenti,
perchè le pupille abituate a copiare
inventino i mondi sui quali guardare.
Seguite con me questi occhi sognare,
fuggire dallorbita e non voler ritonare.
Primo cliente
-Vedo che salgo a rubare il sole
per non avere più notti,
perchè non cada in reti di tramonti,
lho chiuso nei miei occhi,
e chi avrà fraddo
lungo il mio sguardo si dovrà scaldare.
Secondo cliente
-Vedo i fiumi dentro le mie vene,
cercano il loro mare,
rompono gli argini,
trovano cieli da fotografare.
Sangue che scorre senza fantasia
porta tumori di malinconia.
Terzo cliente
-Vedo gendarmi pascolare
donne chine sulla rugiada,
rosse le lingue al polline dei fiori
ma dovè lape regina?
Forse è volata ai nidi dellaurora,
forse volata, forse più non vola.
Quarto cliente
-Vedo gli amici ancora sulla strada,
loro non hanno fretta,
rubano ancora al sonno lallegria
allalba un pò di notte:
e poi la luce, luce che trasforma
il mondo in un giocattolo.
Faremo gli occhiali così
Faremo gli occhiali così
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giovedì 8 giugno 2006 - ore 14:47
OGGI MI SENTO COSI
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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martedì 6 giugno 2006 - ore 14:36
(categoria: " Riflessioni ")

Credo solo in me stessa, è più comodo e più sbrigativo
“Oriana Fallaci, Penelope alla guerra”
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lunedì 5 giugno 2006 - ore 22:48
LA FAVOLA DEL SOLE E DELLA LUNA
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vi fu un tempo in cui strani eventi si verificarono nel firmamento, sconosciuti alle creature della terra, ed inspiegabili.
Il sole si era ritirato a languire nel suo castello dorato ordinando di serrare bene le imposte, la luna, rinchiusa in una cupa tristezza, si era eclissata nel buio più profondo, con i begli occhi violetti velati di lacrime ed il volto ricoperto d’un velo nero.
Intanto, fra cielo e terra, accadevano strane cose; mancando l’avvicendamento tra il sole e la luna, non era mai giorno e non era mai notte, l’aria era d’un tono indefinito tra il grigio e il paglierino, non era calda e non era fredda, non era tiepida e non era fresca, nuovi fiori più non sbocciavano e i fiori sbocciati subito morivano, le prede più non trovavano un luogo oscuro per sfuggire ai carnefici, i predatori notturni non potevano cacciare, il mare era sempre fermo ed immobile perché cessando la luna mancavano le maree, sicché più non si produceva il normale avvicendarsi delle onde e l’acqua ristagnava e maleodorava.
Anche le stelle tacevano partecipi, ed il loro fioco brillio non bastava ad illuminare le notti ormai eternamente buie….Ma cos’era accaduto?
***
C’era una volta, ed in verità c’è ancora, una bellissima fanciulla di nome Luna, dai lunghi capelli del colore dell’argento, gli occhi viola, l’incarnato chiaro e le labbra d’un bel rosa pallido.
Luna viveva da sola nel cielo e per questo era spesso triste. Aveva delle sorelle, le Stelle, ma abitavano tutte troppo lontano e distanti le une dalle altre.
Un giorno che Luna era più triste che mai, e i suoi occhi versavano tante piccole lacrime simili e gemme scintillanti, le sorelle decisero di riunirsi per una volta intorno a lei e di confortarla con un bel racconto. Ma cosa raccontarle? Pensa e ripensa le Stelle sorelle decisero di narrarle non una fiaba ma una storia vera, qualcosa che le avesse molto colpite nel lungo peregrinare nel vasto cielo.
Allora la sorella maggiore, quella che più delle altre splendeva ed illuminava le notti buie dei naviganti, si ricordò del Sole, intravisto nel cielo azzurro un mattino che aveva tardato a rincasare, e cominciò a raccontare…
Una volta, mentre come sempre la notte cedeva il passo al giorno, e s’affrettava a rientrare con le altre sorelle, aveva visto risvegliarsi nel cielo un giovane dai lunghi riccioli d’oro e gli occhi del colore del grano maturo subito prima della mietitura.
Era meraviglioso, però il suo sguardo era così luminoso che non aveva potuto sostenerlo oltre e, per non restarne accecata, era scappata ma, disse la Stella alla Luna, poteva assicurarle di non aver mai visto un giovane più bello, il cui nome era: Sole.
Finito il racconto tutte le Stelle si congedarono dalla fanciulla e, dopo averle promesso di ritornare al più presto, ognuna scappò in un punto lontanissimo del cielo.
Luna ridiventò triste; il racconto del bellissimo giovane che si risvegliava nel cielo l’aveva affascinata e incuriosita e, da quel momento, cominciò a pensare spesso a lui. L’esistenza di qualcuno che di giorno la sostituiva, e che era il suo esatto opposto, la tormentava e le procurava una strana sensazione al cuore, come un senso di vuoto, o una morsa che stringesse, stringesse, fino a dolere…
Luna si era innamorata del Sole senza conoscerlo, ed ogni notte nel cielo vagava, fantasticava e sospirava, finché, finalmente, la sorella maggiore udì il suo pianto sconsolato e le si avvicinò per saperne il motivo.
Allora la fanciulla confidò la sua pena e la scongiurò di aiutarla a cercare la casa del Sole o almeno quel punto infinitamente piccolo del firmamento dove, seppur per una frazione d’istante, poterlo incontrare ed ammirare.
La Stella sorrise benevola e le rivelò di conoscere quel punto in cui, per un istante brevissimo, il giorno e la notte s’incontrano fin quasi a confondersi, ma aggiunse che si trattava d’un luogo irraggiungibile per tutte le Stelle, compresa la Luna. Quel punto era così lontano che, nel momento in cui vi si giungeva, diventava giorno e le creature della notte non possono sostenere la luce, hanno bisogno del buio per vivere, e il calore del Sole può scioglierle.
Luna ascoltò mestamente, ma chiese alla sorella d’accompagnarla ugualmente: voleva vedere il Sole, pure se solo per una volta.
Di fronte alle insistenze accorate la Stella cedette, ed insieme intrapresero il cammino, però la strada da percorrere era tanta e, nonostante affrettassero il passo, vi giunsero che era quasi l’alba.
La Stella pregò la fanciulla di desistere da quella follia e di tornare indietro, ma lei scosse i lunghi capelli e, coi begli occhi velati di lacrime, insistette: voleva vederlo, almeno una volta…
Improvvisamente fu mattino e il bellissimo Sole si risvegliò in un cielo più azzurro che mai, solcato da lievi bagliori del colore dell’oro e della rosa, e quasi abbagliò le due sorelle.
Luna lo vide e Sole vide lei: pensò che non aveva mai visto una fanciulla dagli occhi viola e i capelli del colore dell’argento, e se ne innamorò allistante. E cominciò a fissarla, a fissarla, avvinto, rapito, ammaliato …ma la fanciulla non poteva sostenere il suo sguardo luminoso e impallidì.
La sorella la scongiurava di correre via, d’allontanarsi, di scappare, ma Luna, pur sentendosi mancare, continuava a sostenere lo sguardo dell’innamorato. Quando anche il Sole cominciò a comprendere che per amor suo lei moriva, le sussurrò parole d’amore eterno e la esortò ad indietreggiare. Luna, però, ancora non desisteva, preferiva morire per il calore d’un momento piuttosto che tornare al gelo infinito delle sue notti fredde.
Allora la Stella le ricordò che quell’amore era impossibile perché nato tra opposti, destinati a governare lo stesso regno ma non insieme, essendo stato stabilito nella notte dei tempi l’armonico avvicendamento per consentire lo sviluppo naturale della vita, che ha bisogno sia dell’ombra che della luce, e che, se si fosse lasciata morire, le notti sarebbero state per sempre buie e più nessuno avrebbe illuminato il cammino delle creature notturne che vivono alla timida luce lunare.
Luna esitò ancora un istante poi, finalmente, si riscosse: raccolse le poche forze che le restavano, lanciò un bacio lunghissimo al suo Sole e s’allontanò, sostenuta dalla cara sorella che, pur di non abbandonarla, aveva rischiato la sua stessa vita.
E così Luna ritornò al suo posto nel cielo ma, da allora, ogni notte piange e sospira pensando al suo infelice destino: amare ed essere amata ma non poter mai congiungersi al suo innamorato.
dal libro:
"Racconti e Fiabe" di Francesca Santucci
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