che l’amore cambia il modo di guardare, tanti pezzi per un mosaico solo e certi giorni ho visto che c’è niente da capire ho visto solo per come io sapevo e c’era luce anche nelle notti più cattive
STO ASCOLTANDO
il silenzio fa rumore Non Voglio Che Clara le luci della centrale elettrica Moltheni Carmen Consoli max gazzè
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
ma no dai!!
ORA VORREI TANTO...
capirmi... una macchina del tempo!
STO STUDIANDO...
OGGI IL MIO UMORE E'...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) cercare di sembrare diversi da quello che si è per paura di non essere apprezzati!sentirsi inadeguati 2) Chi sa mentire guardandoti negli occhi
MERAVIGLIE
1) quando senti qualcuno che ti arriva da dietro e ti abbraccia..e d'un tratto provi la sensazione che non può succederti nulla di male e che non c'è altro posto al mondo dove vorresti essere se non nello spazio di quell'abbraccio.... 2) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
.ma tu colorami di verde giallo e blu arcobaleno io profumo in aria tu.
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domenica 28 agosto 2011 - ore 22:12
ed ho imparato che l’amore insegna ma non si fa imparare
(categoria: " Vita Quotidiana ")
ed ho imparato che l’amore insegna ma non si fa imparare
vorrei poterti raccontare quello che mi succede, avrei bisogno di farlo. il fatto è che le parole si ribellano e di fronte a questo schermo fatico a mettere parole sensate. venire via da questo posto sta facendo malissimo a me e non solo, m. è sull’orlo di un esaurimento o forse ci è già. e io mi sento così impotente...la vita mi sembra ridotta ad uno schifo e mi chiedo dove siano scomparsi certi momenti. io credo fermamente nelle persone, nella loro capacità di cadere e rialzarsi, cadere e rialzarsi, cambiare in meglio, ma perchè poi le persone arrivano a farsi così male tra loro? e perchè tante volte questo accade anche tra la cerchia dei familiari?
sai, vorrei passare ancora le ore ad ascoltarti e dirti che mi dispiace per le volte in cui non l’ho fatto, sussurrarti all’orecchio che tutto può ’aggiustarsi, che per quel dolore che ti porti dentro esisterà una strada, che "c’è un tempo buono anche per ambire ad un tempo migliore, è quando la stagione buona ti accarezza e si lascia intuire". che noi due chi ci ferma più. che ti voglio bene, sempre. che qui troverai ancora qualcuno per te.
"perchè in ogni bugia c’è un pò di morte c’è tutto quello che vorrei lasciare in disparte perchè solo la pioggia ha così piccole mani perchè per niente di più e per niente di meno ti cambierei"
14 giugno 1994. ho 5 e 21 anni allo stesso tempo. una bambina seduta sopra un cavallo mi guarda con un misto di soddisfazione e incredulità, quasi a dire "non mi sembra ancora vero". Volto pagina e trovo la piantina della classe II E, anno scolastico 1996/1997 ed ecco, in ultima fila, trovo scritto il tuo nome...allora trattengo le lacrime, penso "ci sei sempre stato" e mentre osservo la mia calligrafia che col passare degli anni si fa sempre più spezzata e disordinata, dico a me stessa che ancora una volta sai come farti ricordare. Nei miei quaderni più volte ho trovato scritto il tuo nome e ricordarti ora fa sentire un grande vuoto. un tempo che non tornerà più. Ricordare fa male. e in un giorno come oggi ancora di più, te sai che significa questa giornata per me. Pensaci tu se puoi, ricordati di noi, di questo enorme casino che ho combinato. Sono ad una manciata di giorni da un giro di boa e mi scontro con la mia incapacità di gestire i finali, le date a volte. E decisamente non contribuiscono certe curiose scoperte che faccio per caso, camminando per la strada...sono fuori, fuori da un mondo, fuori da relazioni che un tempo erano il mio mondo e che si sono risolte in un cumulo di macerie. un incubo ricorrente: la tua vita senza di me. ed io che la scopro camminando in una strada, in un giorno a caso.
parla da sè e parla anche per me. uno dei film più magnifici che abbia mai visto. Penso un anno fa e tutto quello che mi rimane è vuoto compresso. vorrei poter conservare il bene. essere arrabbita oppure dimenticare tutto. oppure no, forse la vera malattia è proprio dimenticare. forse il tempo stesso è una malattia.
"il tempo guarirà tutto. ma che succede se il tempo stesso è una malattia? come se qualche volta ci si dovesse chinare per vivere ancora. vivere. basta uno sguardo..(...)la maggior parte del tempo sono troppo cosciente per essere triste. devo solo alzare la testa e il mondo si apre davanti ai miei occhi. mi sale nel cuore."
CHE SCRIVERE DUE RIGHE NON SARA’ BELLO TANTO QUANTO AVERTI QUA E PARTIRE INSIEME. E SPARIRE INSIEME.
Non leggerai mai queste parole e so che sto scrivendo solo per me, per svuotarmi. I mesi si aggiungono ai mesi e quello che mi tiene compagnia in tua assenza non sei tu, ma l’idea di te. che ovviamente non corrisponde alla realtà, di te non so più niente, non so che stai passando ora, dove tu sia ora. Che io pensi a te o all’idea di te appunto, quello che più mi spaventa è che mi manchi, mi manchi come quando si perde una parte di sè. confesso che ieri sera al cinema avrei voluto che fossi sulla poltrona a fianco a me. ho visto un film stupendo, sai. Terrence Malick. son sicura che tu l’avresti apprezzato quanto me. Mio Dio, quanto son banale, lo riconosco. In fondo è banale la mancanza di qualcuno o qualcosa, capita a tutti nella vita. Eri speciale e vorrei riuscire ad odiarti adesso, forse mi aiuterebbe a superare il momento, se non altro. Ma il fatto è che non ti odio, o forse non lo riesco a tirar fuori questo odio che sento. Ad ogni modo presto cambierà qualcosa in concreto, dico. La mia casa cambierà, non sarà più quella che conoscevi anche tu, dove ti orientavi tu. La mia stanza non sarà più quella dove tante volte ti ho sentito addosso. Presto saremo due estranei ancora più estranei e tu finirai per non sapere più la strada per venire a trovarmi. Lo so, ce l’hai con me. Mi detesti come si detesta qualcuno che ci fa un’ingiustizia. ma è qui che ti sbagli. è qui che hai perso un pezzo importante. Non mi crederai neanche stavolta, ma avrei tanto voluto fosse diverso, avrei tanto voluto che le mia braccia ti circondassero ancora. dirti ancora che ti voglio bene. Un giorno capiremo forse, un giorno sarà data risposta ai nostri perchè. che senso ha avuto. Un giorno passeremo una porta con mattoni di nuvole e pareti di cielo tenute in piedi da un vento leggero e forse ti incontrerò là. Forse senza parole finalmente ci capiremo, ci torneremo. In quel posto dove finiscono i ricordi, quelli che ti vengono a prendere all’alba tra il sonno e la veglia.
Di che materia siamo fatti? Da dove cominciano quelle affinità tanto intime che ci sembra di averle già provate in qualche altro luogo della nostra anima? che vedi tu W.? di che sei fatto adesso?
voglio dimenticare, ho l’insano bisogno di dimenticare. di anestetizzare perlomeno.
DI ECLISSI PER NON RIVEDERCI CHE A FORZA DI FERIRCI SIAMO DIVENTATI CONSANGUINEI
Cancelli, grate, cancelli, muri che inscatolano il cielo. Si discuteva di quello che non c’è, di mancanze, proprio in un luogo in cui è la libertà la prima cosa a mancare. Mentre Said e Mulani le parlavano sentiva una specie di affinità inspiegabile con loro, loro che condanne e tribunali, sentenze assolute senza ricorso le vivono sulla propria pelle. Per un attimo cercò di immaginare cosa possono significare tre, cinque, venti anni da scontare in giorni grigi tutti uguali. C’è spazio per chi sbaglia? c’è un’altra possibilità? forse tante volte si preferisce non sporcarsi le mani con certe persone. Meglio se tu stai di qua e io sto di là, meglio se prendiamo le parti. le parti, già. buoni e cattivi. Perchè è molto più facile se il nero sarà sempre nero e il bianco sempre bianco, perchè è più facile chiudere gli occhi e non guardare. non confondersi la testa con quelle stramaledettissime sfumature. fare i ciechi e gli indifferenti. Disinteressarsi e semplificare, perchè così si fa prima. si fa prima a pensare che torto e ragione si dividano in due parti uguali, per cui il torto sta tutto da una parte e la ragione tutta da un’altra. certe persone, pensò. certe persone, quelle che sbagliano. Colpa, responsabilità, intenzione, scelta. Forse tutti questi termini finiscono per mischiarsi tra loro in una assoluta mancanza di significato. Rimane tanto dolore e la speranza forse, in qualche dove, di fronte a qualche muro. qualche nostro muro del pianto.
Ancora pensava a cosa vuol dire avere due occhi davanti che ti guardano, che ti chiedono di svelarti in qualche modo. Vorremmo dire a chi abbiamo di fronte fai piano, con calma, per favore. Guarda che quando sfiori me, sfiori anche quella mia ferita profonda, che non puoi conoscere. quando mi abbracci, mi abbracci tutta intera anche per quel mio profondo dolore, di cui tu non sai. fai piano. Al chiedersi se possono esistere ferite che non si rimarginano mai del tutto la vista si fece opaca e gli occhi lucidi. Strinse forte i pugni e si sforzò di non piangere, di "chiudere gli occhi e immaginarsi una gioia". Ma la ferita era sempre lì, forse bisognava imparare a convivere con l’idea della sua presenza. Forse bisognava transennare tutto con il nastro arancione da cantieri, metterci lampeggianti e cartelli, come quando un terreno frana. e costruire da un’altra parte, oltre il terreno franato, se mai ci si può riuscire. del cielo in scatola e delle condanne, della frana non puoi scordarti, neanche se ci provi con tutta te stessa - si disse tra sè e sè. ma da loro un giorno potrai ricominciare. Si disse che il peggio non è sentirsi addosso ogni minima piega di inchiostro nero ma è non sentirsi addosso niente. l’inchiostro era nero perchè si è provato a scrivere qualcosa.
Pensava che vorrebbe avere sempre camere con vista sul mare e finali da cui poi si può tornare. che quando aveva cerchiato il suo nome sul bagnasciuga e gli aveva chiesto "ti piace?", era certa che lui le avesse risposto sì. Il bene lo si tiene dentro bambina mia, proprio quel bene respinto al mittente e spezzato che ti porti nel cuore. Che poi Emanuele ti stringe a sè e te pensi "che strana la vita". Forse per il bene spezzato che hai dentro ci sarà un tempo che germoglierà in altri luoghi con altre persone, in modi diversi che ora non immagini. D’un tratto pensava agli abbracci battito contro battito, vene su vene, dove ci sono due braccia che puoi perderti dentro. quelli che non voglio morire adesso, non voglio andarmene. Le emozioni tra le righe e gli sguardi che si cercano per correre lungo la schiena, le cose belle da mettere paura e il tuo corpo senza anima di riserva. le persone per cui tu conti, che ti considerano "una di loro". che al centro esatto di quel cuore straziato si era ritrovata a pensare che certe cose sono come fiori che spuntano in silenzio, a riempire i prati senza che noi li notiamo. che altra vita tenuemente germoglia in mezzo al suo nulla, proprio quelle volte in cui lei non se ne accorge