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venerdì 16 dicembre 2005 - ore 02:47


Incredibbbile
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Nella classifica FIMI/NIELSEN delle

COMPILATION più vendute in italia in questa settimana,
al PRIMO POSTO c’è...

LO ZECCHINO D’ORO!!!!!!!!



non ci posso credere...

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mercoledì 14 dicembre 2005 - ore 20:18


Aggiungo...riguardo agli scontri...
(categoria: " Vita Quotidiana ")



AVANTI SAVOIA!!! Altro che democrazia...vi ricordate ad esempio...

"...la mattina di quel 6 maggio 1898, quando, fuori dallo stabilimento Pirelli di Ponte Seveso, un dipendente dell’ingegner Giovanni Battista diffonde volantini con la richiesta di più diritti per i lavoratori. L’incauto operaio è subito fermato da alcuni agenti di polizia, che lo rilasciano poco dopo, mentre tale Angelo Amadio viene condotto alla caserma di polizia di via Napo Torriani, con l’accusa di aver tirato pietre contro le forze dell’ordine. Il quarantunenne Turati, preso in spalla da due operai, esorta alla calma la folla, che già si incammina alla ricerca del compagno arrestato. A pochi passi dalla caserma, la polizia fa fuoco sui manifestanti; risultato: un morto e cinque feriti. I disordini continuano anche il giorno seguente: via Torino, via Orefici, corso di Porta Ticinese e via della Moscova (dove ha sede la Manifattura Tabacchi), sono inondate di studenti e lavoratori che protestano contro il carovita e chiedono giustizia. La risposta del prefetto non tarda ad arrivare: sarà l’autorità militare a gestire la delicata situazione. Nel pomeriggio del 7 maggio viene proclamato lo stato d’assedio della città.

COMMISSARIO CON PIENI POTERI - Ecco allora che entra in scena il generale piemontese Fiorenzo Bava Beccaris, a detta degli amici buono e affettuoso, semplicemente temibile secondo i suoi oppositori. A sessantasette anni compiuti, questo ferreo tutore dell’ordine viene nominato «Regio commissario straordinario con pieni poteri» e in men che non si dica mette a punto un piano per riportare la calma e la tranquillità nel capoluogo lombardo. I suoi uomini avrebbero dovuto occupare, prima i bastioni e le Porte della città, poi i sobborghi e le stazioni, e, infine, le fabbriche e gli opifici, garantendo il reinserimento pacifico delle maestranze. Dopo aver fatto arrestare il direttore del quotidiano «Il Secolo» e aver vietato l’uscita del giornale, Bava Beccaris si dedica a smantellare le barricate di Porta Garibaldi e Porta Ticinese a colpi di cannone, ricevendo le congratulazioni da Roma. Non risparmia nemmeno un convento di Cappuccini in corso Monforte, reo di essersi schierato contro i soldati. I frati vengono rastrellati e il convento occupato dai militari.

OTTANTA MORTI - Il bilancio di quattro giorni di duri scontri non poteva che essere pesante: si calcolano ottanta morti e quattrocentocinquanta feriti. Senza contare gli arresti. A finire in carcere ci sono anche Filippo Turati e la compagna di lotte e di vita Anna Kuliscioff. Lei è condannata a tre anni di reclusione con l’accusa di essere una socialista propagandista, lui a dodici, ma, grazie a un indulto riparatore, è scarcerato il 4 giugno dell’anno seguente.
Mentre Milano piange i suoi morti, il generale Bava Beccaris riceve la Croce di Grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia. Un anno più tardi, precisamente il 29 luglio del 1900, re Umberto I viene ucciso a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci. L’uomo dichiarerà di essersi voluto vendicare dei morti di Milano del ’98 e dell’offesa per la decorazione a Bava Beccaris."

(tratto da http://www.corriere.it/vivimilano/arte_e_cultura/
articoli/2004/03_Marzo/16/turati.shtml)

Pisanu sarà forse parente di Bava-Beccaris?
Mah...che schifo...menare le signore e le nonnette e poi inventarsi la presenza di MOLTITUDINI di PERICOLOSI FACINOROSI...


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mercoledì 14 dicembre 2005 - ore 20:12


Riprendo e rilancio...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da www.beppegrillo.it

Elenco una serie di luoghi comuni sulla Val di Susa con i commenti del comitato No TAV e due foto degli scontri dell’8 dicembre in cui si possono notare i famosi 1000 black block e anarchici citati dal dipendente Pisanu. Lo stesso che ha detto che non c’è stata alcuna carica al bivacco di Venaus.

Se esiste un comitato Pro TAV e vuole confutare questi punti, mi invii una mail e la pubblicherò, se non è possibile confutare questi punti si apra allora una commissione di inchiesta europea.

" I nove luoghi comuni

1. SENZA LA TORINO-LYON IL PIEMONTE SAREBBE ISOLATO DALL’EUROPA
In realtà il Piemonte è già abbondantemente collegato all’Europa e soprattutto attraverso la Valle di Susa. In questa valle esistono già due strade statali, un’autostrada e una linea ferroviaria passeggeri e merci a doppio binario. Esiste perfino la cosiddetta autostrada ferroviaria (trasporto dei TIR su speciali treni-navetta). Sono tutte linee di collegamento con la Francia attraverso due valichi naturali (Monginevro e Moncenisio) e due tunnel artificiali (Frejus ferroviario e autostradale). Il tutto in un fondo-valle largo in media 1,5 km ! A fatica ci sta anche un fiume, la Dora Riparia, che di tanto in tanto va in piena

2. LE LINEE FERROVIARIE ESISTENTI SONO SATURE
In realtà l’attuale linea ferroviaria Torino-Modane è utilizzata solo al 38% della sua capacità. Le navette per i TIR partono ogni giorno desolatamente vuote. (Ma sono state riscoperte e prese d’assalto nel periodo di chiusura del Frejus per incendio). Il collegamento ferroviario diretto Torino-Lyon è stato soppresso per mancanza di passeggeri. E il flusso delle merci -previsto da chi vuole l’opera in crescita esponenziale -è invece sceso del 9% nell’ultimo anno!

3. LA TORINO-LYON E’ INDISPENSABILE AL RILANCIO ECONOMICO DEL PIEMONTE.
In realtà è’ vero il contrario. Togliendo risorse (è tutto denaro pubblico) alla ricerca, all’innovazione e al risanamento dell’industria in crisi profonda (Fiat e non solo), il TAV sarà la mazzata finale all’economia piemontese

4. Il TAV TOGLIERA’ I TIR DALLA VALLE
In realtà tanto per cominciare, i 10/15 anni di cantiere necessari a costruire la Torino-Lyon porteranno sulle strade della Valle e della cintura di Torino qualcosa come 500 camion al giorno (e alla notte) per il trasporto del materiale di scavo dai tunnel ai luoghi di stoccaggio. Con grande aumento di inquinanti e polveri. Finita la apocalittica fase di cantiere e realizzata la Grande Opera, chi ci dice che le merci passeranno dall’autostrada alla nuova ferrovia? Anzi. I promotori dell’opera e recenti studi di ingegneria dei trasporti ci dicono che solo l’ 1% dell’attuale traffico su gomma si trasferirà sulla ferrovia. Bel vantaggio

5.I VALSUSINI SONO EGOISTI. NON PENSANO AGLI INTERESSI DELL’ITALIA.
In realtà attraverso la Valle di Susa, attualmente, passa già il 35% del totale delle merci che valicano le Alpi! Lungo l’Autostrada del Frejus passano circa 4.500 TIR al giorno, contro i 1.500 del Monte Bianco, in val d’Aosta, dove il numero dei TIR è stato limitato per legge.

6.LA TORINO-LYON PORTA LAVORO AI PIEMONTESI
In realtà come già sta succedendo per tutte le infrastrutture in corso, si tratterebbe di lavoro precario, per mano d’opera in gran parte extracomunitaria. Inoltre le ditte appaltatrici si porterebbero tecnici e operai dalla loro Regione (ditte e buoi dei paesi suoi). Per i comuni della Valle di Susa e della cintura di Torino arriverebbe invece un bel problema: la mafia. Turbative d’asta sono già state individuate per la fase di sondaggio geologico a carico di uomini politici piemontesi e non... figurarsi per la realizzazione dell’opera!

7.LA LINEA E’ QUASI TUTTA IN GALLERIA. CHE MALE FA?
In realtà fa malissimo. Il tracciato prevede una galleria di 23 km all’interno del Musinè, montagna molto amiantifera. La talpa che perforerà la roccia immetterà nell’aria un bel po’ di fibre di amianto. Invisibili e letali. Il vento le porterà dappertutto. Il foehn le porterà fin nel centro di Torino. Respirare fibre di amianto provoca un tumore dei polmoni (mesotelioma pleurico) che non lascia scampo. L’amianto è un materiale fuori legge dal 1977. Scavare gallerie in un posto così è illegale e criminale. E ancora: il tunnel Italia-Francia di 53 km scavato dentro al Massiccio dell’Ambin incontrerà (oltre a falde e sorgenti che andranno distrutte) anche roccia contenente uranio. E ancora: una linea in galleria si porta appresso tante gallerie minori, trasversali a quella principale. Si chiamano gallerie di servizio, o più simpaticamente, ‘finestre’. Ce ne saranno 12! Con altrettanti cantieri, tutti a ridosso di centri abitati. Sarà un inferno di rumore, polvere, camion avanti e indietro per le strette vie dei paesi, di giorno e di notte, per 15 anni almeno. E ancora: la perforazione di tratti montani così lunghi vicino a centri densamente abitati potrà prosciugare le falde idriche e gli acquedotti, come accaduto per le gallerie TAV del Mugello, oggetto di processi per disastro ambientale. E ancora: la viabilità sarà stravolta. Verranno costruiti sovrappassi in corrispondenza di ogni cantiere. Forse queste nuove strade saranno calcolate come compensazioni all’impatto ambientale dell’opera? (per averne una vaga idea, farsi un giro sull’autostrada Torino-Milano osservando i guasti della tratta TAV Torino-Novara).

8. QUEST’OPERA FA BENE ALL’ECONOMIA, PERCHE’ METTE IN MOTO CAPITALI PRIVATI
In realtà il costo stimato di 20 miliardi di euro è tutto a carico della collettività. Tutto denaro pubblico, ma affidato a privati, secondo la diabolica invenzione del general contractor. Garantisce lo Stato Italiano. Nessun privato ci metterà un euro, soprattutto dopo l’esperienza del tunnel sotto la Manica che ha mandato in fallimento chi ne aveva acquistato i bond. I tantissimi soldi che servono a quest’opera verranno tolti alle linee ferroviarie esistenti (già disastrate), a ospedali, scuole, e a tutti i servizi di pubblica utilità, e allo sviluppo delle energie rinnovabili destinate a sostituire il petrolio. E ancora: è già previsto che la nuova linea ferroviaria Torino-Lyon avrà altissimi costi di gestione e che sarà in perdita per decine e decine di anni. E ancora: nonostante la maggior parte del tracciato sia in territorio francese, il governo italiano si è impegnato a sobbarcarsi il costo dei due terzi della tratta internazionale (Borgone – St.-Jean-de-Maurienne). Tanto paghiamo noi.

9. CHI E’ CONTRO LA TORINO-LYON E’ CONTRO IL PROGRESSO
In realtà è vero il contrario. Il progresso non deve essere confuso con la crescita infinita. Il territorio italiano è piccolo e sovrappopolato, le risorse naturali (acqua, suolo agricolo, foreste, minerali) sono limitate, l’inquinamento e i rifiuti aumentano invece senza limite, il petrolio è in esaurimento. Progresso vuol dire comprendere che esistono limiti fisici alla nostra smania di costruire e di trasformare la faccia del pianeta. Progresso vuol dire ottimizzare, rendere più efficiente e durevole ciò che già esiste, tagliare il superfluo e investire in crescita intellettuale e culturale più che materiale, utilizzare più il cervello dei muscoli. Il TAV rappresenta l’esatto contrario di questa impostazione, è un progetto vecchio e ormai anacronistico, che prevede una crescita infinita nel volume del trasporto merci (che poi saranno i rifiuti di domani), privilegia come valore solo la velocità e la quantità, ignora la qualità, ovvero se e perché bisogna trasportare qualcosa."

IL MOVIMENTO NO TAV

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domenica 11 dicembre 2005 - ore 15:37


Da laRepubblica online
(categoria: " Vita Quotidiana ")



La grande rabbia dei ribelli
"Noi, picchiati e insultati"
dal nostro inviato NICCOLÒ ZANCAN


VENAUS - La signora Donata Martelli è caduta di schiena nell’erba ghiacciata: "Per pietà, fermatevi". Era una notte di stelle, limpidissima. Gli agenti avevano un incarico assegnato: "Dovete riprendere il controllo del territorio". Si sentiva il rumore degli anfibi sull’ultimo tratto di strada asfaltata. Urla e trattative: "Abbiamo le mani alzate, non vedete? Smettetela!". Piedi nel fango. Rumori di scudi. "I fotografi qui non possono stare", gridavano i poliziotti. Forse avrebbero preferito che non vedessero certe scene.

Come quando hanno continuato a prendere a calci la signora che chiedeva aiuto: "Ho 45 anni, vivo a San Didero, sono madre di due figli e ho sempre lavorato. Mi urlavano: "Si rialzi!". Ma intanto mi colpivano". Oppure quando un ragazzo di 23 anni di Susa, già fermato e ammanettato perché aveva tolto il casco a un agente, è stato portato via da tre poliziotti. E uno di loro, ancora usava il manganello lungo la strada.

C’era molta preoccupazione fra gli agenti. Molta stanchezza, forse. Perché a un certo punto è stato colpito anche il signor Silvano Borgis, 65 anni, operaio in pensione, presidente dell’associazione alpini di Bruzolo. È stato manganellato allo bocca dello stomaco, si è accasciato ma è rimasto cosciente. La signora Patrizia Triolo, 39 anni, impiegata della Valsusacar, è stata la prima ad essere travolta. Era lì con la giacca a vento, un po’ goffa per il collare che deve portare dopo un incidente stradale: "Ho cercato di proteggermi con le braccia, ma non ho fatto in tempo". Piangeva col sangue sulle labbra: "Cosa ho fatto di male?".

Alessandro Contaldo, il fotografo di Repubblica, stava facendo il suo lavoro: "Istintivamente ho protetto la macchina fotografica al petto. Un poliziotto mi ha tirato cinque manganellate sulla schiena. Io urlavo: "Sono un fotografo". E lui: "Benissimo, andiamo a controllare i documenti". Ma mi stava trascinando verso una zona completamente buia. Per fortuna ho incontrato un ispettore che mi ha riconosciuto".

Alle 3,40 del mattino la polizia si è ripresa la valle. Senza preavviso: "Abbiamo fatto quello che ci è stato ordinato". Dopo sette giorni di tregua e trattative fallite, lo ha fatto con un’azione militare durata venti minuti. Seicento agenti contro centocinquanta manifestanti. "In questi casi purtroppo si verificano sempre degli incidenti - diceva il capo della Digos di Torino, Giuseppe Petronzi - è fisiologico. Direi che comunque sono stati contenuti".

Alcuni agenti del reparto Mobile di Bologna e Firenze però hanno perso il controllo. Uno di loro brandiva due manganelli e colpiva a casaccio. Altri hanno preso a calci tre manifestanti che dormivano sotto una tenda. Un uomo di quarant’anni cercava di fuggire inciampando nel suo sacco a pelo. E poi, nella confusione, c’era Alessio Meyer, 22 anni, studente universitario di Susa, che barcollava e si teneva la testa fra le mani: "Stavamo indietreggiando a braccia alzate, laggiù vicino alla ruspa della polizia. Mi hanno colpito tre volte, ho visto donne e anziani travolti. Ho visto un agente, in piedi sul caterpillar, che gridava: "Vi schiacciamo tutti!"".

Alle quattro del mattino sono arrivate le autoambulanze. La gente era ammucchiata in tre punti diversi del pianoro, tenuta sotto controllo da cordoni di polizia e carabinieri. Il parroco di Venaus suonava le campane della chiesa per chiamare tutti a raccolta. E Nilo Durbiano, il sindaco del paese, sempre più solo, sempre più livido, diceva: "Quello che successo è gravissimo. Per la dignità delle persone e per la democrazia".

La serata al presidio di Venaus era stata quasi allegra. Panini al formaggio, vino rosso, musiche, fuochi. Una televisione sempre accesa per sentire le ultime notizie. Il bollettino del settimo giorno di resistenza era attaccato sulle pareti della baracca della Pro-Loco: "Tempo sereno, neve che si scioglie, crescita fangosa con rischio di impantanamenti. Munirsi di scarpe pesanti, guanti, sciarpe e giacche impermeabili. Il sunto: affari poco trasparenti, profitti e uso delle forze dell’ordine. Non è giusto quello che stanno cercando di fare". Lele Rizzo, uno degli autonomi che da sette anni fa parte integrante della protesta contro la Tav, diceva: "Mi auguro che abbiano capito che usare la forza contro questa gente sarebbe un errore gravissimo. Per certi versi, sarebbe un favore enorme al movimento".

Il favore è arrivato con i lampeggianti azzurri dei blindati e le torce nei boschi. Nessun arresto fra le frange eversive, però: ieri notte non c’erano. C’era il metalmeccanico Emilio Montaldo, 27 anni, nato e cresciuto a Susa, sdraiato in barella: "Stavo bevendo un bicchiere di vino, mi hanno gettato contro la finestra del presidio". All’alba, resti di barricate e facce stravolte. Intorno al nuovo cantiere della Tav, una rete di plastica arancione.


(7 dicembre 2005)
www.repubblica.it

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sabato 3 dicembre 2005 - ore 12:30


A milano...C’era la neeeeveeee...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


...come ad Auschwitz.
Tremate comunque, giacché sono tornato ONLINE!!!
Dopo un mese di pigrizia e di impossibilità dettata dalla mancanza del PC ora, non solo ho montato il pc, ma ho finalmente accattato l’antenna Wireless e mi godo tutta la viulenza della mia connessione CAVOSA di un provider che a Milano va per la maggiore e di cui non faccio il nome per non fare pubblicità gratuita.

Il Master prosegue bene...anche se siamo in sempre di più a chiederci "quanto stiamo antanto su questa tera, dove stiamo facento...", cmq attendiamo fiduciosi degli sviluppi.

Nell’attesa che una bella signorina con gli occhi azzurri venga a trovarmi il weekend prossimo si va avanti con un prestigiosissimo lavoro di gruppo: inventare un primo piatto pronto surgelato, posizionarlo sul mercato, studiare quindi un target group, bla bla bla, e un packaging, nonché pensare e proporre (storyboard, prove di stampa ecc) una campagna di comunicazione...Insomma, un bel giuochino che però ci sta facendo diventare scemi.

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venerdì 11 novembre 2005 - ore 12:19


A new career (and life) in a new town...
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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lunedì 1 agosto 2005 - ore 01:56


C'è chi crede...
(categoria: " Vita Quotidiana ")




...a varie cose, a varie divinità, a varie certezze...
Quello in cui credo io ora, o almeno la cosa che ho letto che sintetizza meglio quel che penso io al momento della vita, è l'ormai citatissimo (ma sempre troppo poco APPLICATO) monologo da "THE BIG KAHUNA",
film ECCEZIONALI che consiglio a chi non l'avesse mai visto.



Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.
Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica.
I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa' una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!
Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perdere tempo con l'invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa...
Conserva tutte le vecchie lettere d'amore,butta i vecchi estratti-conto.
Rilassati!

Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio.
Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant'anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E' il più grande strumento che potrai mai avere.
Balla! Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza: ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono, ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita, perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant'anni, sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell'accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio...per questa volta.

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