Sempre il mare, uomo libero, amerai! perché il mare è il tuo specchio; tu contempli nell’infinito svolgersi dell’onda l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito non meno amaro. Godi nel tuffarti in seno alla tua immagine; l’abbracci con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore si distrae dal tuo suono al suon di questo selvaggio ed indomabile lamento. Discreti e tenebrosi ambedue siete: uomo, nessuno ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto, mare, le tue più intime ricchezze, tanto gelosi siete d’ogni vostro segreto. Ma da secoli infiniti senza rimorso né pietà lottate fra voi, talmente grande è il vostro amore per la strage e la morte, o lottatori eterni, o implacabili fratelli!
Una sera, nelle bottiglie, cantava l’anima del vino. [Charles Baudelaire]
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Oggi si festeggia la Giornata Mondiale della Terra, Earth Day, la ricorrenza fu suggerita per la prima volta dal giornalista americano John McConnel e, nel 1970 Gerald Ford, allora membro della Camera dei Deputati proclamò la Giornata della Terra, come una festività. Giunta alla sua 38ma edizione sarà celebrata in 174 paesi del mondo e quest’anno l’iniziativa si svolgerà con particolare attenzione alla componente ambientale, perché a preoccupare sono il 70% circa dei grandi ghiacciai che si stanno sciogliendo, l’innalzamento di oltre un metro del livello dei mari previsto dagli scienziati dell’Intergovernemental Panel on Climate Ch’ange (IPCC), l’incremento delle precipitazioni nell’emisfero Nord e l’aumento della siccità nei paesi del sud del mondo.
Per non parlare delle risorse alimentari oggi già compromesse da politiche che favoriscono la coltivazione di biocombustibili che rubano terra al grano e al riso. Per usare le parole di Barry Commoner, la Giornata Mondiale della Terra è, in qualche modo, il giorno in cui l’uomo fa pace con il pianeta su cui vive.
In Italia, per l’occasione, Wwf e Greenpeace hanno lanciato uno spot prodotto da Mediaset, dal titolo «Concentra l’energia in gesti intelligenti», in onda a partire da oggi e fino a sabato 26 aprile. Lo spot mostra come, attraverso semplici abitudini quotidiane, si possa ridurre il consumo globale delle risorse, mettendo in particolare rilievo i piccoli gesti domestici che possono fare la differenza: spegnere la luce quando si esce da una stanza; non lasciare rubinetti aperti; preferire la doccia al bagno per risparmiare fino a 100 litri d’acqua; non bollire l’acqua più del necessario; non lasciare elettrodomestici in stand-by; preferire lavaggi a pieno carico.
Secondo uno studio Usa la generazione dei baby boomers è ancora ricca di entusiasmo Il sociologo Ampola: "Ai giovani manca una vita di qualità: dedicate più ore all’amore"
di SARA FICOCELLI
La felicità aumenta con gli anni "E’ il grido d’aiuto dei ragazzi"
ROMA - La felicità è una questione di qualità e aumenta con l’avanzare degli anni. Questa frase non è solo la strofa di una canzone dei CSI ("Io sto bene") ma il risultato di uno studio sociologico americano durato oltre trent’anni, dal 1972 al 2004.
La ricerca è arrivata a questa conclusione a seguito di una serie di interviste condotte dal National Opinion Research Center dell’Università di Chicago, che ogni anno ha chiesto a 1500 - 3000 persone: "Diresti che sei molto felice, abbastanza felice o non troppo felice?".
A sorpresa, a rispondere in modo più ottimista sono state le persone più in là con l’età. Tra il 15 e il 33 per cento dei giovani americani si è detto contento, e tra questi le donne più degli uomini e i bianchi più dei neri. Ma oltre la metà degli intervistati intorno agli 80 anni si è dichiarato decisamente soddisfatto, in barba a rughe, responsabilità e acciacchi. "Con l’età arriva la felicità perché crescendo migliora la qualità della vita" spiega Yang Yang, sociologo dell’Università di Chicago, in un rapporto sul sondaggio pubblicato dall’American Sociological Review. Yang sostiene inoltre che il miglioramento nell’autostima e altri tratti che contribuiscono al benessere tendono a venire con l’età.
Secondo il professor Massimo Ampola, docente di Metodi e tecniche della ricerca sociale presso l’Università di Pisa, le ragioni sono invece da cercarsi altrove. "Gli adulti e gli anziani di oggi sono figli di generazioni che hanno lottato e creduto in ciò che facevano - spiega - Generazioni cresciute con una concezione costruttiva della vita: i baby boomers di ieri, grazie a quell’entusiasmo, riescono oggi a sentirsi ancora vivi". Nonostante le delusioni, i sogni irrealizzati e le aspettative mancate, gli adulti e gli anziani di oggi mantengono dunque un bagaglio di ottimismo ed entusiasmo che li aiuta a trovare sempre nuova energia.
"I giovani di oggi - continua Ampola - vivono invece il conflitto tra quantità e qualità. Hanno a disposizione tutto quello che vogliono, ma faticano a dare un valore qualitativo alle proprie risorse". Secondo il professore si tratta di una questione di qualità della vita: "E’ la società che non mette i giovani in condizione di apprezzare ciò che hanno: viviamo una fase di passaggio simile a quella che, a metà dell’800, sconvolse il mondo del lavoro con il passaggio all’industrializzazione. In momenti così delicati le nuove generazioni dovrebbero essere ascoltate".
Ecco perché il professore, ai suoi studenti, ricorda quanto sia importante dedicare più ore all’amore, alle amicizie e ai rapporti sociali in generale: questa, secondo lui, può essere l’unica strada verso il recupero della qualità di ogni giornata.
Con il termine baby boomer si intende una persona nata tra il 1945 ed il 1964 nel Regno unito, negli Stati Uniti, in Canada o Australia. Dopo la seconda Guerra Mondiale, questi Paesi presentarono un forte incremento nelle nascite, fenomeno comunemente conosciuto come "baby boom". I baby boomers hanno vissuto la guerra del Vietnam, le lotte per i diritti civili, il movimento hippie, la rivoluzione sessuale. E si ritrovano oggi, dopo aver attraversato l’ultimo secolo del millennio, mediamente più felici dei propri figli.
gli mandiamo un mediatore culturale che parli arabo e gli spieghi che si è comportato da bambino cattivo?
I due giovani si sono incontrati al The Club, locale della movida meneghina La vittima ha 21 anni, viene dalla Florida, studia con lErasmus alla Bocconi Milano, violentata studentessa Usa Arrestato laggressore clandestino
Milano, violentata studentessa Usa Arrestato laggressore clandestino
MILANO - Unamericana di 21 anni è stata violentata stanotte fuori dalla discoteca The Club, in Largo la Foppa a Milano. La Polizia ha arrestato un giovane egiziano, Mohammed El Sheimi, 25 anni, clandestino già arrestato in passato per aver violato la legge sullimmigrazione.
La vittima, originaria della Florida, è una studentessa Erasmus alluniversità Bocconi e ha conosciuto il suo aggressore dentro il locale meneghino. La giovane era al The Club con alcuni amici quando ha deciso di uscire con lui. Forse aveva bevuto troppo e per questo non si è resa conto delle intenzioni del giovane che lha trascinata in una traversa di corso Garibaldi. Qui lha scaraventata sul cofano di unauto e violentata. Ottenuto lo scopo, si è poi allontanato rientrando a casa. La studentessa é riuscita a tornare nella discoteca, dove ha chiesto aiuto agli amici che hanno avvertito la Polizia.
Gli agenti sono riusciti a risalire allindirizzo di "Tito" - così era conosciuto luomo - dal suo coinquilino che lavora come barman al locale in zona Brera. I poliziotti lhanno raggiunto a casa e arrestato. Lamericana, invece, è stata portata alla clinica Mangiagalli dove i medici hanno confermato la violenza sessuale e le lesioni.
Nelle periferie crescono le bande femminili La polizia di Parigi: sono peggio dei maschi
Le ragazze delle banlieues dure, violente e arrabbiate
Fra i 13 e i 16 anni, sono soprattutto nere e figlie di immigrati di prima generazione
dal nostro corrispondente GIAMPIERO MARTINOTTI
PARIGI - "Mettetevi nei nostri panni: quando due bande di ragazzotti si affrontano, è abbastanza facile dividerli, basta picchiarli di santa ragione e alla fine si calmano. Ma quando a battersi sono delle ragazzine? Dobbiamo pestarle come i maschi? É impossibile, ma al tempo stesso diventa più difficile mettere fine a una rissa". Lufficiale di polizia manifesta i dubbi e lo sconcerto di fronte a un fenomeno nuovo, ancora marginale, eppure in crescita costante: la formazione di bande femminili nelle banlieues. Che come quelle maschili non esitano al confronto fisico, non solo con le mani, ma anche con cacciaviti, coltelli, mazze. Le statistiche, per quanto possano prestarsi a letture diverse, danno una consistenza a questa realtà. Certo, solo una ragazza per sei maschi è stata responsabile di violenze fisiche "gratuite" (cioè non legate a furti o altro) nel 2007, ma in cinque anni il loro numero è aumentato del 140 per cento.
Il fenomeno è preoccupante. Finora, infatti, nelle banlieues esistevano due profili radicalmente diversi a seconda del sesso. Da un lato, i maschi, più violenti, più inclini ad agire in branco, a organizzarsi in bande che controllano "il proprio territorio", abituati fin da piccoli alla baby delinquenza, allo spaccio di droga, alle bagarre. Dallaltro, le ragazze, che frequentano assiduamente le scuole (a differenza dei maschi), che studiano per crearsi una posizione, come si diceva un tempo, sfuggire alle periferie in cui sono cresciute e soprattutto a una cultura familiare che le opprime. Adesso, le cose sono un po cambiate, non tutte le ragazze credono di poter sfuggire alla loro condizione attraverso la scuola e il lavoro.
Malgrado i francesi siano reticenti (per non dire ambigui), le ragazzine violente appartengono a un gruppo etnico ben definito: sono nere e figlie di immigrati di prima generazione. Alla base, insomma, ci sarebbe un fenomeno di sradicamento. Hanno fra i 13 e i 16 anni, cercano di avere comportamenti da maschiaccio, si vestono in maniera vistosa, pensano che mostrarsi come una "dura" sia indispensabile per imporsi nel quartiere e farsi rispettare. Ripetono insomma i cliché maschilisti. E la loro violenza, spesso, si riversa contro le ragazzine femminili, che si vestono scollate, le "puttanelle" che cercherebbero di rimorchiare i ragazzi del loro quartiere.
Lunica grande rissa femminile finora conosciuta, svoltasi in febbraio a Chelles, nella periferia parigina, aveva infatti questo motivo: una battaglia tra una ventina di ragazzine (armate di cacciaviti e perfino di un coltello da carne proveniente dalla mensa scolastica) a causa di una banale storia di flirt tra giovani che vivono in quartieri diversi. Niente a che fare con una moderna versione dei Capuleti e Montecchi, ma piuttosto una vicenda di "branco", di delimitazione del proprio potere allinterno di un territorio.
Potere seduttivo, fisico, violento. Come fanno i maschi. Secondo lo psicanalista Didier Lauru, le ragazze "sidentificano alla violenza dei maschi sia per difendersi sia per avere unidentità positiva, che non sia quella della vittima, poiché questa posizione violenta dei maschi è quella valorizzata fra gli adolescenti delle borgate". In pratica, la violenza è laltra risposta a una cultura maschilista, propagata dal rap, in cui le ragazze sono sottomesse e spesso trattate da prostitute. E per sottrarsi a questo cliché adottano i comportamenti maschili, come dimostra il linguaggio di una delle ragazze protagoniste della rissa di Chelles: "Mi capita spesso di picchiarmi. Se una ragazza mi guarda male, se viene dal mio settore, la sfondo, la inc...". Parole che rivelano come le femmine abbiano letteralmente ripreso il comportamento dei maschi.
Di fronte a questa violenza, i genitori sono disarmati. Quasi sempre si tratta di famiglie arrivate da poco, che già si battono per integrarsi, per far propri i valori educativi e culturali europei e che non sanno cosa fare di fronte a ragazze che sfuggono sia ai vecchi canoni africani sia ai nuovi canoni europei. E sono le madri ad affrontare da soli la situazione, visto che i mariti pensano che leducazione dei figli, in particolare delle ragazze, riguardi esclusivamente le madri.
Del resto, alcuni membri di associazioni che lavorano nelle banlieues tendono a relativizzare il fenomeno: il problema non sarebbe tanto una crescita della violenza femminile, ma piuttosto letà in cui le ragazzine cominciano ad avere comportamenti delinquenziali. Un problema non molto diverso da quello dei maschi. Ma cè soprattutto un elemento che sembra differenziare i due sessi: i ragazzi continuano sulla strada della violenza e della piccola criminalità anche una volta diventati adulti. Le ragazze, invece, sarebbero violente durante ladolescenza e poi rientrerebbero nei ranghi: verso i 18-20 anni vogliono sposarsi, avere un lavoro, fare figli. Ma il fenomeno è troppo recente per trarre conclusione perentorie sui suoi sviluppi.
Isernia, bufera su Cristiano Huscher: "Ma sono il nuovo Tortora" Chiamato senza bando: "E un professionista di chiara fama" Ha tre condanne per omicidio e lAteneo gli offre la cattedra
Ha tre condanne per omicidio e lAteneo gli offre la cattedra
Cristiano Huscher
dal nostro inviato JENNER MELETTI
ISERNIA - Lo avevano chiamato, senza bando, perché era "un professionista di chiara fama". Gli avevano offerto la direzione dellUnità operativa complessa di chirurgia dellospedale Veneziale. Avevano messo nel piatto anche una cattedra nella neonata facoltà di Medicina delluniversità del Molise (500.000 euro per un progetto di insegnamento e di ricerca).
Ma adesso il professor Cristiano Huscher è una patata bollente che scotta le mani di chi lha chiamato: il presidente della Regione Michele Iorio, lassessore alla sanità Ulisse Di Giacomo, i dirigenti dellAsl regionale. Anche nel settembre 2006, quando il dottore è arrivato e si è presentato come "umile chirurgo al servizio del Molise", non ci furono grandi feste. Bastava cliccare il nome su Internet per scoprire che su di lui cerano inchieste e rinvii a giudizio, un licenziamento e polemiche infinite. E dopo i tuoni sono arrivati i fulmini: i primi processi sono arrivati in aula (a Roma) e i giudici hanno emesso tre condanne a complessivi 6 anni e 8 mesi di reclusione per omicidi colposi. "Sono il nuovo caso Tortora", dice il professore.
La sentenza con la quale la corte dAssise di Roma, il 12 novembre 2007, ha condannato Cristiano Huscher, non è lettura consigliata a chi deve entrare in un ospedale. "Appena arrivato al San Giovanni di Roma - dichiara uno dei 14 medici che hanno denunciato il chirurgo - assicurò che ci sarebbe stato un certo numero di Dcpa, duodenocefalopancreasectomia, che è lintervento più costoso, difficile e demolitivo nel campo della chirurgia gastroduodenale. Fece molti di questi interventi. Alla paziente R. A., ricoverata per calcolosi della colecisti, il primario - chiamato in sala operatoria dagli aiuti perché cerano delle aderenze - diagnosticò immediatamente un cancro alla colicisti e si apprestò a una Dcpa con asportazione anche di parte dello stomaco e del fegato". In questi casi, prima di tagliare, si sospende loperazione e si fa subito lesame su un campione di tessuti. Il risultato arriva dopo pochi minuti. "Telefonarono in sala dicendo che si trattava non di cancro, ma di una colicisti antegranulomatosa, cioè una semplice infiammazione che sarebbe guarita quasi spontaneamente. Dissi al primario di fermarsi perché si trattava di un intervento assurdo, lui mi disse che non capivo nulla. Anche lesame istologico successivo confermò la diagnosi di colecisti solo infiammata, ma sulla cartella clinica venne refertato "cancro della colecisti". Il primario ha sempre ragione. "So io cosa devo fare", "Voi siete solo dei coglioni": queste le risposte a chi si permetteva di obiettare".
Solo alcuni di questi casi portano alla condanna. F. T., una donna, ha un linfoma che deve essere curato solo medicalmente. Il dottor Huscher - dicono i giudici - effettua invece "con urgenza e in assenza di diagnosi certa, un intervento aggressivo, altamente demolitivo, con asportazione di organi vitali fra cui lintestino". La donna morirà dopo 36 giorni. M. E., unaltra donna, viene operata di colicistectomia. "Husher e altri tre medici, per colpa consistente in imprudenza, negligenza ed imperizia, causavano la morte di M. E. perché proseguendo lintervento per via laparoscopica, nonostante la constatata difficoltà allintroduzione di ulteriori cannule di lavoro a causa della presenza di numerose aderenze... provocavano la perforazione di unansa ileale". Per F. T. 3 anni e 6 mesi di reclusione, per M. E. 1 anno e 6 mesi. Il giudizio sul chirurgo è pesantissimo. "Huscher diagnosticava cancri inesistenti e demoliva organi, contro il parere di altri chirurghi... Tenendo conto che la tariffa regionale di rimborso per una Dcpa, senza considerare i giorni di ricovero, era di 11.811,89 euro, è lecito ipotizzare che le costose operazioni tanto praticate dallHuscher siano state scelte per ragioni economiche e non cliniche, assicurando allazienda ospedaliera notevoli guadagni".
Molto prima delle condanne Ernesto Giannini, presidente dellassociazione Altiero Spinelli, aveva chiesto a gran voce e con scarso successo alle istituzioni quale fosse la "chiara fama" che aveva portato il chirurgo in ospedale e in cattedra senza concorsi. "Ci sono le garanzie per gli accusati, ma non bisogna dimenticare quelle dei malati. Per questo, dopo tante denunce cadute nel silenzio, laltro giorno sono andato in piazza a leggere ampi stralci della sentenza romana". La sospensione del medico, oltre che dallassociazione Spinelli, è stata chiesta anche dal senatore del Pd Augusto Massa e dal vice segretario regionale del Pd, Danilo Leva.
Il professor Huscher si dichiara sicuro della propria innocenza. "Sono stato licenziato dal San Giovanni di Roma perché avevo detto che lospedale era sporco e pieno di medici che non lavoravano. Io sto in ospedale 15 ore al giorno, i colleghi che mi hanno accusato pensano al tennis. Io sono di Bergamo, ho lavorato lì e in altre città. A Milano ho fatto 1.300 interventi e non ho avuto nessuna denuncia. Al Nord non ho mai avuto problemi, al Sud mi attaccano. Anche a Isernia chi lavora mi vuole molto bene, chi non lavora mi vuole molto male. Le condanne? Tutte di primo grado. In appello, se saranno sentiti testi come gli altri primari finora non ascoltati, sarò assolto. Andate a vedere quanti interventi fanno, in un mese, i colleghi che mi hanno accusato. Io sono uno che accetta anche chi viene mandato via dagli altri ospedali. Se cè una speranza, io opero. Perché sono a Isernia? Mi ha chiamato il presidente Iorio, mi ha detto che voleva rilanciare la sanità regionale. Io volevo un concorso, lui ha chiesto il mio curriculum, lo ha passato al rettore delluniversità e mi hanno dato anche la cattedra. Il figlio di Iorio? Lho conosciuto al San Giovanni, è un medico bravo. Per questo lho fatto assumere nella mia équipe a Isernia. Se uno nasce figlio di presidente, non è che vada castrato. Ora è in un ospedale americano per diventare ancor più bravo".
Il presidente Iorio, interpellato, sceglie il silenzio. Anche lassessore regionale Di Giacomo si fa di nebbia. Dallazienda regionale sanitaria una breve dichiarazione del direttore generale Sergio Florio. "Ho inviato al professor Huscher una lettera perché mi informi di tutte le vicende di rilevanza penale che lo riguardano, al fine di tutelare lazienda e soprattutto i pazienti". Per il professore arrivato da Bergamo, questa forse non è una buona notizia.