"La Musica è la patria eletta di coloro che sanno estraniarsi dalle miserie del mondo..." G. Puccini

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martedì 9 maggio 2006 - ore 23:22
Urlooooo!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Io sono sullorlo di una crisi di nervi. Non faccio in tempo a risolvere i miei problemi musicali che subito subentrano quelli universitari, con gli insegnanti che cambiano programma degli esami anche tre volte...cioè, dico, W lindecisione! Mi sembra di essere scema....sto ingurgitando di quei libroni che fanno paura e ancora pare che ce ne saranno altri...qualcuno me la deve spiegrare sta storia!!!
Ecco limmagine che mi identifica di più...ma che robe!!!!
Che serietà di università......
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martedì 9 maggio 2006 - ore 02:12
Tosca by Giacomo Puccini
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Melodramma eroi-comico in 3 atti
Libretto di V. Sardou, L. Illica, G. Giacosa
Personaggi: Floria Tosca, nota cantante (soprano)
Mario Cavaradossi, pittore (tenore)
Il barone Scarpia, capo della polizia (baritono)
Cesare Angelotti, prigioniero politico evaso (basso)
Il Sagrestano (basso)
Spoletta, un agente di polizia (tenore)
Sciarrone, un altro agente (basso)
Un carceriere (basso)
Un pastore (voce bianca)
Un Cardinale - Il Giudice del Fisco - Roberti, esecutore di Giustizia
Uno Scrivano - Un Ufficiale – Un Sergente.
Soldati, Birri, Dame, Nobili, Borghesi, Popolo, ecc.
Epoca: Giugno 1800.
Luogo: Roma.
Il dramma Tosca di Victorien Sardou, rappresentato a Parigi nel 1887, interessò dapprima Alberto Franchetti. Nondimeno nel 1896, Franchetti cedette il soggetto a Giacomo Puccini, che terminò il lavoro, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, nell’ottobre 1899. L’opera fu rappresentata al Costanzi di Roma il l4 gennaio 1900. Seguendo la trama di Sardou, la vicenda è legata ad avvenimenti storici. Nel 1798, dopo le vittorie di Napoleone Bonaparte nella prima campagna d’Italia, truppe francesi avevano occupato Roma, soppresso il potere temporale dei papi e proclamato la repubblica. Ma allontanatosi Napoleone per la spedizione in Egitto, l’esercito napoletano di Ferdinando IV di Borbone aveva scacciato da Roma il presidio francese, abbattuto la repubblica, processato i suoi esponenti. Tosca si rifà a questi avvenimenti.
Atto primo . È il primo pomeriggio del 17 giugno 1800, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli. Il pittore Mario Cavaradossi sta ritraendo in un quadro Maria Maddalena e le dà il volto della marchesa Attavanti, che ha visto più volte entrare in una cappella. Da questa cappella esce Cesare Angelotti, già console della repubblica romana soppressa dalle truppe napoletane e fratello della marchesa. Angelotti è evaso poco prima da Castel Sant’Angelo, dove il barone Vitellio Scarpia, capo della polizia, l’aveva imprigionato. Cavaradossi, di sentimenti liberali, gli offre rifugio nella propria villa. Sopraggiunge Tosca, cantante tanto famosa quanto avvenente e amante di Cavaradossi. Il quadro che ritrae l’Attavanti l’ingelosisce, ma, rassicurata da Cavaradossi, Tosca s’allontana. Cavaradossi e Angelotti lasciano la chiesa, nella quale entra poco dopo Scarpia, che ha iniziato le ricerche dell’evaso. Torna Tosca, per avvertire Cavaradossi che la sera dovrà eseguire a Palazzo Farnese una cantata per festeggiare la vittoria che l’esercito austriaco ha riportato a Marengo su Napoleone. Non trovando l’amante è ripresa dalla gelosia, che d’altronde Scarpia rinfocola. Da tempo desidera Tosca, e ordina al poliziotto Spoletta di pedinarla. Rimane quindi nella chiesa per assistere al Te Deum di ringraziamento per la sconfitta subita da Napoleone.
Atto secondo . Scarpia sta cenando in una sala di Palazzo Farnese, residenza romana dei Borbone di Napoli. Gli giunge la voce di Tosca che esegue la cantata celebrativa e decide di convocarla. Apprende poi da Spoletta che Angelotti è irreperibile, ma che certamente Cavaradossi conosce il suo nascondiglio, e quindi lo ha arrestato. Ha inizio l’interrogatorio: il pittore nega di conoscere il nascondiglio di Angelotti e impone il silenzio a Tosca, nel frattempo sopraggiunta. Scarpia lo sottopone a tortura e Tosca, disperata, rivela che Angelotti è nascosto in un pozzo del giardino della villa di Cavaradossi. Sopraggiunge il gendarme Sciarrone, e informa che a Marengo Napoleone non è stato sconfitto, ma ha vinto. L’esultante Cavaradossi è imprigionato. Rimasto solo con Tosca, Scarpia la ricatta: se gli si concederà, potrà salvare Cavaradossi e lasciare Roma con lui. È interrotto da Spoletta, il quale riferisce che Angelotti ha evitato la cattura uccidendosi. Tosca, sempre più sconvolta, chiede a Scarpia, in cambio di ciò che egli pretende, un salvacondotto per Cavaradossi e per sé. Scarpia acconsente, ma precisa che, non avendo egli la facoltà di graziare Cavaradossi, occorrerà simularne la fucilazione, con un plotone che sparerà a salve. Mentre compila il salvacondotto, Tosca impugna un coltello scorto sul tavolo al quale Scarpia stava cenando all’inizio dell’atto, e lo uccide.
Atto terzo . Sulla piattaforma di Castel Sant’Angelo. È l’alba, salutata dallo scampanio delle chiese di Roma e anche dal malinconico stornello d’un giovane pastore. Cavaradossi, in attesa di essere giustiziato, inizia una lettera di addio che un carceriere, in cambio di un anello, consegnerà a Tosca. Colto tuttavia dai ricordi dei giorni felici, si interrompe commosso. Ma Tosca giunge di lì a poco, mostra il salvacondotto all’amante, entrambi esultano. Tosca esorta Cavaradossi a fingersi colpito quando il plotone di esecuzione sparerà a salve: ma Scarpia la ha ingannata. La scarica dei soldati uccide Cavaradossi e Tosca, disperata, sfugge a Sciarrone e a Spoletta, che hanno scoperto l’uccisione di Scarpia, e si getta nel Tevere che scorre sotto Castel Sant’Angelo, invocando la giustizia divina.
Malgrado l’ottimo esito della prima rappresentazione e di quelle che immediatamente seguirono (in due anni quarantatré, in teatri italiani e esteri), Tosca disorientò una parte della critica. Anche perché, si scrisse più tardi, Puccini era incorso in un verismo sfrenato o addirittura nel grand-guignol , un genere teatrale che porta alle estreme conseguenze la formula naturalista-verista della cosiddetta tranche de vie e la sfruttava inscenando torture e delitti d’ogni genere. Ma il grand-guignol era nato a Parigi l’11 novembre del 1897, con Lui! di Oscar Méténier e soltanto nel 1908 fu importato in Italia. Certamente talune scene del secondo atto sono violente; e anche truci. Truce è la scena della fucilazione di Cavaradossi, ma ancor più lo quella della uccisione di Scarpia per mano di Tosca, che poi si prolunga per le implorazioni di soccorso della vittima e per il macabro cerimoniale che vede Tosca nettarsi le mani, ravviarsi i capelli, togliere il salvacondotto dalle dita raggrinzite dell’ucciso e infine accendere due candele e deporre un crocifisso sul petto della sua vittima. Ma mentre questo avviene, l’Andante sostenuto della piena orchestra, lugubre e ossessivo, rende scenicamente eloquente il silenzio di Tosca. Molto più che nella Bohème , Puccini gioca, in Tosca , sui motivi ricorrenti. Ne ha uno anche Angelotti, in orchestra e, sempre in orchestra, anche il sacrestano. È un motivo satirico quello del sacrestano (che è un essere pavido, untuoso, bigotto) correlato ritmicamente a un tic di cui il personaggio soffre (“E sempre lava” Allegretto grazioso in 6/8, atto primo). Quanto a Tosca, Cavaradossi e Scarpia, sono esseri in vario modo dominati dalla sensualità. Questo è evidente in momenti del loro canto divenuti famosi: l’Andante lento “Recondita armonia”, l’Andante lento appassionato molto “E lucevan le stelle” di Cavaradossi; il Largo religioso sostenuto molto “Tre sbirri... Una carrozza”, l’Andante lento “Ella verrà... per amor del suo Mario” di Scarpia e, infine, l’Andante lento appassionato “Vissi d’arte” di Tosca. «Dolcissimo con grande sentimento», prescrive Puccini per quest’aria. È noto che in un primo tempo Puccini si mostrò restìo ad accordare un assolo alla protagonista nel momento culminante dello scontro con Scarpia. Cedette poi a quelle che si potrebbero definire come ragioni d’opportunità, a con molte raccomandazioni di piano , pianissimo , con grande sentimento , dolcissimo all’orchestra. Qui va anche notato che, specialmente nella prima metà del nostro secolo, ma spesso anche attualmente, l’esecuzione della chiusa dell’aria da parte delle protagoniste non è conforme alle prescrizioni di Puccini che sono le seguenti: «Nell’ora del dolor perché» (ripresa di fiato) «perché Signor, ah» (fiato) «perché me ne rimuneri» (singhiozzando su «rimuneri» e con il mi bemolle sull’ultima ‘i’ di «rimuneri» da tenere a lungo, perché contrassegnato dal segno di corona); quindi ripresa di fiato e infine un breve «così?». Molte sono le raccomandazioni di piano e di pianissimo all’orchestra. Inoltre Tosca, dopo che Scarpia ha cantato «Al tuo Mario per tuo voler/ non resta che un’ora di vita», affranta dal dolore deve lasciarsi cadere sul canapé, per rialzarsi alla frase «diedi fiori all’altare». Questo é un esempio delle minuziose indicazioni di cui Puccini costellò la partitura. Tosca ha un altro assolo, meno popolare di “Vissi d’arte”, che trova posto nel duetto con Cavaradossi del primo atto. Tosca ha notato che l’amante è distratto, sbrigativo (il suo pensiero è volto alla salvezza di Angelotti, che attende nella cappella degli Attavanti) e reagisce con una sorte di aria di seduzione, l’Allegro moderato “Non la sospiri la nostra casetta”. Questa pagina che, alludendo ai convegni notturni, evoca l’abitazione di Cavaradossi (che in Sardou è una villa ubicata nei pressi delle Terme di Caracalla), ha un sapore arcadico, ma ricordando i boschi i roveti, le arse erbe, «i franti sepolcreti», si rifà alla Roma di allora, nell’opera chiamata in causa da riferimenti a monumenti e luoghi ben individuati, reali, concreti, famosi: la Chiesa di Sant’Andrea della Valle nel primo atto, palazzo Farnese nel secondo, Castel Sant’Angelo nel terzo. Questa Roma, che al celebre storico Jules Michelet diede, nel 1830, l’impressione d’essere una città morta, non annoverava che centomila abitanti e corrispondeva all’attuale centro storico, delimitato dalle mure aureliane e per due terzi occupato da vigne, orti, giardini, parchi. L’Aventino, il Palatino, il Celio, buona parte del Quirinale e del Viminale, l’Esquilino, il Pincio erano campagna che ospitava qualche villa patrizia e i ruderi di acquedotti dell’epoca imperiale o delle prime chiese cristiane. La vita della città, tolti alcuni quartieri, era quella di un centro rurale, attraversato di continuo da greggi di pecore e di capre guidati da pastori in ciocie. Piazza Barberini era un luogo di sosta per i carri a buoi e la fontana del Tritone serviva per l’abbeverata. Castel Sant’Angelo, nel quale si svolge il terzo atto, era estrema periferia. Questo fosco e colossale monumento dellla Roma imperiale, legato anche a lugubri vicende della Roma medioevale e rinascimentale, incombe, nei primi incerti colori dell’alba, su una piana solitaria, corripondente all’attuale quartiere Prati (in origine Prati di Castello). Ad apertura d’atto un brevissimo motivo, affidato a quattro corni, sembra voler evocare, con suoni tetri e corruschi, la sua fama di luogo di orrori. Ma questi suoni diverranno, di lì a non molto, un motivo d’amore, l’ultima espansione passionale di Mario Cavaradossi e di Floria Tosca. L’Andantino sostenuto “O dolci mani”, l’Andante amoroso “Amaro sol per te m’era il morire” e l’Andante sostenuto “Trionfal di nuova speme” sono appunto l’estremo, inconsapevole addio, seguito dal lugubre Largo con gravità, che scandisce la cosiddetta ‘marcia al patibolo’ del plotone d’esecuzione sotto i cui colpi Cavaradossi cadrà. Questa scena finale è il tributo che Puccini paga al verismo, ma l’effetto teatrale, attentamente preparato e dosato, è di efficacia innegabile.
r.c.
http://www.delteatro.it/hdoc/result_opera.asp?idopera=1231
Questione importante per capire l’opera....
Il tenore va a letto col soprano, ma il baritono vorrebbe andarci al
posto suo (del tenore, non del soprano).
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lunedì 8 maggio 2006 - ore 22:59
Non è giusto!!
(categoria: " Viaggi ")
Uffa!! Guarda tu se dovevano decidere di mettere esami di passaggio proprio questanno e di tutte le materie in conservatorio!!

Così mi salta il viaggio a Colonia dal mio amico Holger (che poi andavo a lavorare)...pazienza, vero: sono andata in Grecia con il conservatorio e mi devo accontentare, ma mi faceva piacere rivedere un amico così speciale...
Tanto per rigirare il dito nella piaga, devo aiutare mia mamma ad organizzare tutto e chi sta al telefono con Holger per ore e traduce tutto dallinglese e dallitaliano?? Ma IO!!!

Odio fare le cose così...sì, mi fa piacere ma vorrei raccogliere i frutti del mio operato ogni tanto..
Di positivo cè che avrò una settimana da urlo, da sola e senza nessuno tra i piedi!!! Spaziale!
Si accettano proposte...
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lunedì 8 maggio 2006 - ore 21:17
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ricevo sempre più speedy in cui mi si chiede che fiori sono le strerlizie. Ecco, qui nella foto sottostante, trovate un mazzo di sterlizie. Capito adesso??
http://www.suke.org/gallery/albums/userpics/10141/ck014.jpg
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lunedì 8 maggio 2006 - ore 00:20
Significato del nome CHIARA e altri nomi...
(categoria: " Riflessioni ")
Chiara Dal Latino "Clarus", chiaro.
Donna molto esigente, non è disposta al compromesso. Sicura di sé, è nata per primeggiare e farà sempre di tutto per ottenere il massimo.
Onomastico: 11 agosto
Santo patrono: Santa Chiara di Assisi, fondatrice dell’ordine delle Clarisse.
Segno zodiacale: Sagittario
Personaggi celebri: La musicista Clara Haskil.
Numero portafuna: 3
Colore: verde
Pietra: Smeraldo
Metallo: Oro
Davide Dall’ebraico "Dawid", amato.
Sotto la guida dei più alti ideali e aiutato dal suo fascino e dalla sua intelligenza, è costantemente alla ricerca della verità e dell’onore.
Onomastico: 29 dicembre
Santo patrono: Davide, re d’Israele che uccise il gigante Golia.
Segno zodiacale: Ariete
Personaggi celebri: Vari re, il cantante David Bowie e il protagonista di David Copperfield.
Numero portafuna: 4
Colore: blu
Pietra: Diamante
Metallo: Oro
Cecilia Dal Latino "Caecili", patronimico aristocratico romano.
Grande esteta, non ha altre mire all’infuori del bello e dell’armonia.
Onomastico: 22 novembre
Santo patrono: Santa Cecilia, martire romana del IV secolo, protettrice dei musicisti.
Segno zodiacale: Gemelli
Personaggi celebri: Cecil De Mille, regista americano.
Numero portafuna: 1
Colore: azzurro
Pietra: Zaffiro
Metallo: Argento
Lorenzo Dal Latino "Laurus", alloro.
Uomo gentile e altruista, è anche un grande comunicatore e sa affascinare chi gli sta intorno.
Onomastico: 10 agosto
Santo patrono: San Lorenzo, martirizzato nel 258 per ordine di Valeriano.
Segno zodiacale: Capricorno
Personaggi celebri: Lorenzo il Magnifico, il famoso Lawrence d’Arabia, l’attore Laurence Olivier e il poeta Lorenzo Lippi.
Numero portafuna: 1
Colore: verde
Pietra: Smeraldo
Metallo: Mercurio
Elisabetta
Dall’ebraico "El", Dio, e "Sheba", il numero sette che rappresenta la perfezione.
Donna dai modi di fare regali e seri, sente il compito pressante di riuscire ad ottenere il successo nella propria vita.
Onomastico: 5 novembre
Santo patrono: La madre di Giovanni Battista.
Segno zodiacale: Toro
Personaggi celebri: Elizabeth Taylor, e numerose regine e imperatrici.
Numero portafuna: 9
Colore: arancione
Pietra: Ambra
Metallo: Oro
http://www.oroscopi.com/significato_nomi.html
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domenica 7 maggio 2006 - ore 02:13
(categoria: " Pensieri ")
Mi sento come lei...
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sabato 6 maggio 2006 - ore 00:40
(categoria: " Sport ")
In questa giornata...condoglianze agli interisti!
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sabato 6 maggio 2006 - ore 00:10
Fine settimana
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Unaltra settimana è finita. E stata terribile. Oltre a non finire mai, è stata dura dal punto di vista psicologico: martedì mentre mi riscaldavo le mani sullarpa, dal polpastrello dellanulare sinistro mi si è staccata la pelle e sono andata in carne viva. Fa un male bestiale, ve lo assicuro. Per due giorni sono andata avanti a cicatrene e disinfettante, poi ieri è andato tutto a posto e sono riuscita a suonare per unora!!
Questa settimana non ho mai visto Davide...
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martedì 2 maggio 2006 - ore 02:06
Ecco...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La mail è arrivata nella notte...
Il 10 maggio ci sarà la cena della gita a San Martino di Lupari. Spero di trovare qualcuno che mi dia uno strappetto fino a là.
Sicuramente Elisa e Marco sarannoi miei taxi driver...
Il manico di scopa arriverà scortata dal clarinetto oppure arriverà da sola, con il suo muso duro e la sua bareta fracada?
Quello che è certo è che mi divertirò come una pazza, riderò come una matta e darò il meglio di me stessa in sketches, barzellette eccetera, come è nel mio stile.
Dunque, vorrei sapere da voi maschietti di spritz qual è il vostro tipo di ragazza preferito (intendo caratterialmente): scoppiettante come un mortaretto e simpatica da morire, grintosa ma dolce...oppure una che sta sempre zitta e ha costantemente il muso??
Fatemi sapere...
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lunedì 1 maggio 2006 - ore 23:15
Per la gioia i chi fa fatica a caricare immagini...
(categoria: " Fotografia e arte.. ")
Ecco alcune foto direi...sconvolgenti di me stessa e non solo, scovate nei vecchi album custoditi gelosamente nella mia biblioteca!!!
Penso che rabbrividirete!!!
15 febbraio 1996, 12esimo compleanno.
Io e il mio amico Davide, con cui ho suonato in duo arpa e flauto per 2 anni.
15 febbraio 1997, 13esimo compleanno.
Che anno stupendo!! Da sx in alto:Lorenzo (detto Lawrence of Arabia), Cristiana, Io, Paolo (Rospo); da sx in basso: Alessandro, Giulia, Elena e distesa x terra, Silvia.
15 febbraio 1998, 14esimo compleanno.
Chiara ky in versione caschetto e colpi di sole rossi!! Chi l’avrebbe mai detto??
Qui sono insieme alla mia amica Anz...
Stessa data.
Elena e Anz si esibiscono nella loro performance di quel momento: l’imitazione di Ronaldo!!! 
15 febbraio 1999, 15esimo compleanno.
La mandria dei miei amici (e non eravamo nemmeno tutti)!
15 febbraio 2000, 16esimo comleanno.
Chiara ky in versione vamp fatal! 
Ecco a voi al centro...Marco, il clarinettista di turno in quell’anno! 
Capodanno 2001 a Belluno.
Sonia e Chiara ky (quanto ero carina, eh??).
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