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lunedì 5 novembre 2007 - ore 23:02
La Moldava.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ah! La Moldava... Ogni volta che la sento quasi mi commuovo, pur non capendo una fava essiccata di musica classica. Due immagini danzano nella mia mente, quando ascolto la Moldava: l’uscita in battello a Praga e la donna delle pulizie di Giovanni.
Devo ammettere che la prima è quella a cui sono affezionato. Il pungente gelo dell’inverno di Praga, è una sensazione che scalda il cuore. Non ho un solo brutto ricordo di Praga. Ricordo le luci, i colori, la musica, il giusto mezzo tra incoscienza e spensieratezza che mi manca di quel lontano e magnifico 2003. Col senno di poi... hehe... chi mai l’avrà inventato, il senno di poi? Il distillato di malinconia più potente... più forte dell’assenzio, più penetrante del gelido freddo gelido di Praga. Più sciocco di Enrico che imita Lazzaro, più innocente di Nicolosi ubriaco che cammina in equilibrio sulle rotaie del tram. E poi vomita sull’asciugamano da viso di Enrico. Innocenza che vomita su sciocchezza.
Quando perdi, impari ad apprezzare.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quando perdi cose importanti, impari ad apprezzare quelle che ancora hai. Il rovescio della medaglia è che inizi ad aver paura, molta più di prima. Però una volta che hai scoperto come gira il mondo, che tutto arriva e tutto và e nulla, o poco, resta, allora semplicemente ti godi tutto.
Io non credo di essere ancora nella terza fase. O, se ci sono, stranamente ho ancora paura. O la terza fase non esiste, o non ci sono ancora. Fatto sta che ho paura. Paura che le cose belle spariscano. Non è una paura onnipresente che mi impedisce di arrivare a fine giornata (quella è andata da un pezzo), è solo paura. Worry, care, concern. Non fear.
Sopporta.
Sei "solo" la cosa più bella che la mente riesca a concepire.
Every man has a woman who loves him
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Every man has a woman who loves him, In rain or shine or life and death, If he finds her in this lifetime, He will know when he presses his ear to her breast.
Quandè che ci facciamo una birra? Ho voglia di essere preso un po per il culo per i miei mille progetti, dei quali forse uno o due vedranno conclusione...
Quandè che ti connetti? Ho voglia di sentirmi ripetere quanto catastrofico sono nelle mie affermazioni e nella mia attitudine alla vita. In fondo siamo tutti spacciati, il mondo sta per finire!!
Quandè che suoniamo da Gio? Ho un paio di nuovi riff in testa, che non stanno facendo altro che accumulare polvere, lì dove sono... Poi magari ci andiamo a bere un bicchiere da Silve.
Quandè che finiamo di imbiancare casa? Ho voglia di rivedere camera mia in ordine e di dormire per due giorni di fila.
Quandè che ce ne andiamo qualche giorno per i fatti nostri? Ho voglia di te.
Sei su un palco, sei unica attrice di uno spettacolo teatrale di grande successo... E io ho pagato caro l’essere in prima fila. Voglio quindi che tu riesca a distinguere, tra gli applausi, le mie mani battere per te. Voglio vederti girare verso di me e sorridere in modo tenero e rassicurante, come tu sola sai fare. Ma l’applauso è forte, aumenta. Sei brava, lo meriti tutto. In questo, si confondono le mie mani che pur ce la mettono tutta per sovrastare il caos. Ma l’applauso scroscia. Le mani sono due contro milioni. Come farti sentire le mie mani che battono per te?
Per quanto lungo, un applauso è destinato a finire, come a iniziare. E allora sentirai, alla fine, le mie mani applaudire per te quando tutte le altre avranno smesso, le mie mani battere più a lungo di tutte senza stancarsi mai, sentirai lo scroscio diventare ticchettio solitario. Sono le mie mani, che ancora applaudono per te. Nella sala vuota. Voltati verso di me. Sorridi in modo tenero e rassicurante, come tu sola sai fare. Lascia che io corra incontro a te, e che ti abbracci. Il caos è finito.
Diritto di dire qualcosa.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Odio come fai sentire le persone. Odio la tua insensibilità. Odio come non vedi oltre il tuo naso e come non provi a pensare che solo perchè un problema non è un problema per te, può tuttavia essere un problema. Odio come interrompi il discorso quando ne hai abbastanza, che si sia giunti a un punto o no. Odio non averti detto queste cose in faccia, ma pazienza, siamo entrambi i teoremi viventi del fatto che nessuno è perfetto.
Però sei mio amico. Ci conosciamo da tanto ormai, sei un fratello. E io sono tuo amico. Amico è anche colui che ti sopporta proprio come sei.
Diritto di non dire niente.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Le debolezze sono fatte per vedere chi ti è amico. Lamico fa in modo di meritare ogni tua parola, e mai ne fa carta straccia, anche quando sarebbe il caso. Amico, prima di qualunque altra cosa, è chi ti fa stare bene. Amico è chi vuole entrare nella tua testa, e chi ti lascia decidere lentità del problema che ti scegli. E qualunque sia lentità, ti aiuta. Lamico non decide. Si adegua. Impara la tua lingua, prima di parlare. E parla dopo aver pensato. Ascolta con le tue orecchie, lamico, prima di usare la sua bocca.
Stasera mi avvalgo del diritto di non dire niente, amico mio. Forse avresti dovuto farlo anche tu.