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sabato 22 settembre 2007 - ore 08:21



(categoria: " Vita Quotidiana ")


GENOVA (Reuters) - Il presidente della Regione Liguria ed ex ministro dei Trasporti Claudio Burlando ha confermato oggi di aver percorso contromano domenica scorsa un tratto di strada nei pressi del casello di Genova Aeroporto e di aver poi mostrato ai poliziotti il suo tesserino da deputato, ma ha negato che non gli sia stata fatta la multa, come scrive Repubblica che ha pubblicato oggi in esclusiva la notizia.

Il verbale, ha detto, gli verrà inviato a casa. "Non è vero che non mi sono fermato", ha detto oggi Burlando in una conferenza stampa indetta dopo il clamore suscitato sui media dalla notizia pubblicata da Repubblica.

"Appena ho incrociato la prima macchina con una signora mi sono accostato - ha proseguito - Siamo stati lì un’ora, poi sono arrivate le forze dell’ordine, ma io non avevo carta d’identità e patente perché erano in un’altra borsa. Avevo solo il tesserino da parlamentare".

"Poi gli agenti mi hanno fatto il verbale, che mi arriverà a casa, ed entro 10 giorni dovrò comunque presentare un mio documento di identità", ha proseguito, aggiungendo di non esser stato sottoposto all’esame dell’etilometro e di aver parlato con il questore di Genova dicendogli: "Fate tutto con la massima serenità".

In un servizio pubblicato oggi in prima pagina da Repubblica, si legge che Burlando domenica scorsa, intorno a mezzogiorno, ha percorso contromano a bordo della sua auto privata oltre un chilometro del viadotto che conduce al casello autostradale di Genova Aeroporto, sfiorando diverse auto che provenivano nel giusto senso di marcia.

Il giornale dice che, ai poliziotti intervenuti in seguito, il presidente della Regione ha mostrato il tesserino da parlamentare, scaduto da due anni, e che la vicenda si è conclusa senza che venisse fatta una multa a Burlando, ma con una relazione di servizio.

Il questore, confermando la telefonata con l’ex ministro, ha poi aggiunto che i poliziotti hanno agito correttamente nel non fare subito una multa, perché al loro arrivo Burlando si trovava nella sua vettura accostata nella giusta corsia di marcia.


.cazzo...mi fanno sempre più schifo questi mostri di merda.
.ora, o l’ex ministro burlando è un ritardato mentale.
.o ci prende tutti per il culo credendo che noi si sia più imbecilli di lui.
.o è un semplice coglione da pestare e incarcerare per cazzate simili, come capiterebbe a chiunque non sia un ministro (o EX...).


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giovedì 20 settembre 2007 - ore 03:01



(categoria: " Vita Quotidiana ")






.miei cari signori, un imbecille davvero degno di nota.

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mercoledì 19 settembre 2007 - ore 20:21



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ciao caro il mio mona.
ti ho tolto dalla lista nera (il primo e l’unico ad esserci entrato... davvero un evento) per permettere a te di commentare questo splendido post e a noi di farci infinite grasse risate leggendo i tuoi commenti omofobi e ignoranti.

leggi e divertiti:

Stefano Bucci per il “Corriere della Sera”

I festini en travesti di Herman Göring, le lettere appassionate di Mishima al «suo» Fukushima Jiro, i bar leather di New York. Ma non solo: Robert Brasillach («il fascismo è la poesia del XX secolo» amava dire) e il braccio destro di Hitler, Eric Röhm, il negazionista Michel Gaignet (leader neofascista francese ma allo stesso tempo editore di riviste gay) e il collaborazionista Roger Peyrefitte, Michael Kühnen (incontrastato leader del neonazismo tedesco morto di Aids all’inizio degli anni Novanta) e i ragazzi di vita viareggini coinvolti nel caso Lavorini legati al golpista Junio Valerio Borghese.

Sono alcuni dei «simboli» citati da Marco Fraquelli (studioso vicino alla sinistra) nel suo saggio dedicato all’omosessualità di destra, nato con l’intenzione «di mettere in risalto le contraddizioni di una cultura e una ideologia politica che pur impregnate di omofobia e machismo presentano non poche ambiguità di natura sessuale ». Spiega Giorgio Galli nella prefazione: «Se l’omosessualità è presente nell’intera cultura politica occidentale in quella di destra deve coesistere con quel culto della virilità che ne rappresenta una caratteristica costante».

La storia di questo machismo di facciata che ama in realtà tacchi a spillo e piume di struzzo è così piena di contraddizioni. E di sorprese: dalla “Notte dei lunghi coltelli” (la lettura in chiave omosessuale è la stessa de “La caduta degli dei” di Luchino Visconti) all’impresa fiumana di D’Annunzio che ebbe tra i suoi protagonisti il dandy milanese di origine elvetiche Guido Keller, fondatore della compagnia di legionari «La Disperata» e assiduo frequentatore di bei soldati.

Oggi, secondo Fraquelli, «il panorama destrorso e gay» sarebbe rappresentato (in Italia) da Alessandro Cecchi Paone, Platinette, Domenico Dolce, Stefano Gabbana, Franco Zeffirelli. Ma soprattutto da Enrico Oliari, fondatore di Gay-Lib, l’associazione degli omosessuali liberaldemocratici e di centrodestra, a suo tempo già cacciato da Alleanza nazionale e poi riammesso (in una sorta di contrappasso) da Alessandra Mussolini, a suo tempo celebre per il detto «Meglio fascista che frocio».

D’altra parte, spiega Fraquelli, già il Msi, da Almirante a Fini non fece mai alcuna concessione all’omosessualità con l’eccezione di Armando Plebe, gay dichiarato, già vicino al Pci e poi nominato (nel 1972) da Giorgio Almirante responsabile per la cultura del partito.

Fuori dai nostri confini si ritrovano in ordine sparso il gruppo degli Apostoli di Cambridge (Kim Philby, Anthony Blunt, Guy Burgess, Donald Mac Lean), il fondatore del piccolo partito nazista Francistes (Marcel Bucard detto la «Grande Marcella»), il leader repubblicano Usa, Mark Foley (costretto a dimettersi per lo scandalo delle avances ai paggetti del Senato), il Tory Alan Duncan, l’olandese Pym Fortuyn (leader del partito xenofobo Leefbar Nederland).

Fino a Larry Craig (il repubblicano dell’Idaho paladino di tutte le battaglie antiomosessuali) sorpreso quest’estate mentre faceva piedino ad un poliziotto nelle toilette dell’aeroporto di Minneapolis.

Il legame tra sadomasochismo omosessuale e fascismo (sottolineato da Susan Sontag, negato da Michel Foucault) viene spiegato con «l’analoga venerazione del mascolino», con «la comune esaltazione del ruolo di padrone e schiavo» che animava i «leather» bar nella New York degli anni Ottanta (il film “Cruising” di William Friedkin ne è la rappresentazione lampante), proprio quando la nuova peste inizierà a colpire gli omosessuali («L’Aids è di destra?» si chiede Fraquelli). Interessante è poi la collocazione di Mishima, autore cult per la Destra di mezzo mondo: da una parte si racconta la sua breve storia con Fukushima (autore dell’autobiografico “La spada e il rossetto”) e gli oltre cento uomini che sarebbero stati suoi amanti spiegandoli con quella «fratellanza anche fisica che si creava tra uomini d’arme nella tradizione non solo greca, ma anche samuraica».

Tutto si intreccia nel saggio di Fraquelli che annovera una lunga serie di esempi eccellenti legati alla Germania del nazionalsocialismo (ma c’è anche la Germania del primo periodico gay della storia, “Der Eigene”, creato da Adolf Brand nel 1896 e quella delle teorie misogine dell’omosessuale Otto Weininger). Si parte da Hans Blueher, teorico dei legami omoerotici tra i Wandervögel (furono i primi a indossare le camicie brune) e si arriva a Hitler che si appassiona alla poesia di Stefan George al pari del suo attentatore Claus von Stauffenberg. Passando per Göring, che non disdegnava di travestirsi da donna in puro stile camp e per Goebbels, che si cimentava frequentemente in orge e festini omosessuali. E Fraquelli azzarda: «Come gli antichi romani perseguitarono i cristiani, così gli omonazisti perseguitarono la pretesa moralizzatrice degli ebrei».

2 - BUTTAFUOCO: «UNA PASSIONE CLASSICA PER LA VIRILITÀ GUERRIERA»…
Dal “Corriere della Sera” - «A Fiume, Alessandro Cecchi Paone non l’avrebbero voluto».
Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore, è chiaro: «L’idea di una destra che insegue la dimensione piccolo borghese dei "Dico" è quanto di più lontano ci sia dai miti dell’amicizia virile e dell’estetica guerriera di un Mishima o di un Keller». Per Buttafuoco, ai tempi del nazionalsocialismo, «l’omosessualità si ispirava ai modelli classici proposti dal Trionfo della Volontà di Leni Riefensthal come dalle sculture di Arno Brecker». Mussolini, invece, si disinteressava del problema «ma soprattutto non voleva che l’omosessualità diventasse una caricatura dell’ordine sociale». Come accadrebbe, appunto, con i «Dico».

3 - VATTIMO: «LA SINISTRA INTOLLERANTE ESPULSE PERSINO PASOLINI»…
Dal “Corriere della Sera” - «Tutto ciò che è disordine si identifica da sempre con la sinistra». Per il filosofo Gianni Vattimo (il suo outing risale ormai al 1976, ai tempi del Fuori di Pezzana) «la stessa distinzione tra gay di destra e gay di sinistra è comunque sbagliata». Anche se (al di là di Mishima, Peyrefitte e di Weimar) «la destra, in particolare quella conservatrice e razzista, rimane idealmente più lontana della sinistra dall’idea di diversità e quindi di omosessualità». Ma anche la sinistra ha le sue colpe: «Certamente "culattone" è un termine più adatto alla Lega e a Berlusconi — dice Vattimo — ma anche il Partito comunista italiano, a suo tempo, aveva espulso Pasolini».


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mercoledì 19 settembre 2007 - ore 07:45



(categoria: " Vita Quotidiana ")


È bufera sulla diocesi di Firenze, dove il vescovo ausiliare Claudio Maniago (47 anni) sarebbe stato tirato in ballo da cinque testimoni nell’inchiesta della Procura del capoluogo toscano su don Lelio Cantini, il parroco fiorentino accusato di violenze sessuali su minori. Inoltre, secondo quanto riportato ieri da due quotidiani, monsignor Maniago avrebbe addirittura partecipato a festini con omosessuali. Al momento l’unico indagato è don Cantini, ma l’inchiesta coinvolgerebbe anche il vescovo ausiliare, che maturò la vocazione al sacerdozio proprio nella parrocchia del prete accusato di aver violentato alcune ragazze. Maniago non è iscritto sul registro degli indagati, ma la Procura starebbe compiendo accertamenti bancari e verifiche mirate, passando al setaccio i tabulati del telefonino del prelato.
Due dipendenti della curia e due sacerdoti accusano Maniago di aver sempre saputo quale fosse la vera attività di don Cantini, che era il suo padre spirituale, e di averlo coperto. Lo accusano soprattutto di aver partecipato alla gestione del patrimonio immobiliare donato dai parrocchiani al vecchio sacerdote della «Regina della Pace». Inoltre, secondo quanto riportato da due giornali, il vescovo ausiliare di Firenze avrebbe partecipato a incontri a luci rosse. Un 40enne gay dichiarato si sarebbe presentato in Procura ad aprile raccontando di aver preso parte a un festino omosessuale vicino a Cecina, una decina d’anni fa, e la notte successiva ci sarebbe stato un ulteriore «incontro» a cui prese parte un sacerdote che veniva chiamato «il padrone»: quel prete, riconosciuto dal gay in una foto, sarebbe stato proprio monsignor Maniago. Il testimone afferma che gli sarebbero poi stati offerti 3 milioni di lire per tacere. I pm avrebbero delegato la polizia a effettuare le verifiche e il passaggio di denaro sarebbe stato rintracciato sulla Banca delle Marche.
Queste notizie che «coinvolgono pesantemente il vescovo ausiliare Claudio Maniago, non possono che creare turbamento, insieme a sconcerto per le incredibili affermazioni di presunti testimoni - replica in una nota la Curia di Firenze -. Affermazioni tutte da dimostrare, a quanto si apprende dagli stessi giornali, e comunque pubblicate prima che la magistratura, verso la quale confermiamo la nostra fiducia, abbia compiuto le sue verifiche». La diocesi minaccia di «adire le vie legali» e ribadisce la «solidarietà al vescovo Claudio, per la sua indiscussa fedeltà alla Chiesa e per la stima che largamente gode». Il cardinale arcivescovo di Firenze, Ennio Antonelli si dice certo che «la verità dei fatti prima o poi verrà ristabilita, ma il danno recato alla persona è gravissimo. Come mai - si chiede il porporato - il nome dell’accusato è sbandierato sulla stampa e invece il nome dell’accusatore viene taciuto? Chi dei due avrebbe più diritto ad essere tutelato?». Intanto, la Procura di Firenze ha avviato un procedimento per la fuga di notizie che, ha detto il procuratore capo Ubaldo Nannucci, ha «certamente compromesso l’indagine». Rivelazione di segreto d’ufficio l’ipotesi di reato. Monsignor Maniago, invece, si è chiuso nel più stretto riserbo. Quei pochi amici che sono riusciti a parlargli, ieri, lo descrivono come «molto amareggiato».


.si rivelano essere sempre le solite merde.
.peggio dei politici.
.quindi i preti meritano la morte.
.TUTTI.


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venerdì 14 settembre 2007 - ore 09:45



(categoria: " Vita Quotidiana ")


.nel frattempo è uscito ’Nocturnal’ dei
."the Black Dahlia Murder".
.non parlatemi per un pò.
.ora i miei timpani sono occupati.



.{in realtà deve ancora uscire, ma si trova}.

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venerdì 14 settembre 2007 - ore 09:42



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dopo le case anche gli aerei

Roma - Far premiare i vincitori del Gran premio di Formula 1, domenica scorsa a Monza, dal Guardasigilli Clemente Mastella e dal vicepremier Rutelli è costato al contribuente italiano una cifra che si aggira sui 20mila euro. Euro più, euro meno: tanto il costo della trasferta del ministro di Giustizia, e seguito, e del vicepresidente Francesco Rutelli, e seguito.
Secondo quanto denuncia il settimanale L’espresso in edicola da oggi, Clemente Mastella in compagnia di Rutelli, insieme ad alcuni parenti, amici e collaboratori, dovevano assolutamente presenziare alla premiazione di «una manifestazione nazionale che ha grande importante internazionale», come spiega il portavoce del ministro. E vuoi per motivi di sicurezza, come spiegano sempre da Largo Arenula, vuoi perché così «è previsto dai protocolli di Stato e dalle misure di sicurezza» come suggerisce lo stesso presidente della Camera Fausto Bertinotti, la storia che racconta il settimanale L’espresso evoca subito altri viaggi pagati dal contribuente e «vizi» da Prima Repubblica.

In epoca di «casta» e di «grillate», il viaggio domenicale dei nostri ministri sembra quasi una provocazione, malgrado le precisazioni dei portavoce e le spiegazioni dello stesso Guardasigilli. «Si è trattato di una visita ufficiale, ma soprattutto - spiegano in via Arenula - è necessario chiarire che per ragioni di sicurezza, che sono prioritarie, il ministro della Giustizia non può viaggiare come un libero cittadino».
E la nota del ministero è decisamente preoccupante: «Mastella è stato riconosciuto dall’Ufficio centrale sicurezza del ministero dell’Interno, per il suo ruolo istituzionale di Guardasigilli e per alcuni gravi episodi di minaccia che sono stati registrati, il massimo livello di sicurezza, cosiddetto L1, attribuito alle alte cariche dello Stato e a pochissimi altri ministri. Ciò gli vieta espressamente di muoversi senza una tutela adeguata. Il livello L1 prevede infatti strettissime misure di sorveglianza a salvaguardia dell’incolumità del soggetto che a esso viene sottoposto, ma anche e soprattutto a tutela dei cittadini, la cui vita - conclude la nota - non può essere messa a repentaglio, così come accadrebbe se la persona a rischio si mischiasse fra la folla».


.brutte merde.
.devono morire tutti.
.dal primo all’ultimo.
.di destra e di sinistra.
.nell’ordine (non tu, fesso di un lùmbard) che preferite.
.a me basta che muoiano
.

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sabato 8 settembre 2007 - ore 16:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")





...

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venerdì 31 agosto 2007 - ore 11:28



(categoria: " Vita Quotidiana ")


.voglio ripristinare la pena di morte in Italia.
.ma solo per la nostra classe politica.
.non mi interessa che sia di destra o di sinistra.
.devono essere tutti impiccati, merde.

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mercoledì 29 agosto 2007 - ore 09:49



(categoria: " Vita Quotidiana ")





...selkies: the endless obsession...

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venerdì 24 agosto 2007 - ore 13:36



(categoria: " Vita Quotidiana ")





.domani a Trento.
.gratis.
.preparatevi a qualsiasi cosa.


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