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NICK: D R A G O
SESSO: m
ETA': 25
CITTA': Padova
COSA COMBINO: Sollazzo il Pianeta con la mia modesta presenza
STATUS: single

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[PROFILONE COMPLETO]

[ SCRIVIMI ]



STO LEGGENDO
Non ve lo dico neanche se mi pagate.
Però se mi pagate davvero magari ci ripenso.


HO VISTO
...cose che voi umani non potete neanche immaginare.


STO ASCOLTANDO
Il rumore di ingranaggi che per troppo tempo non ho fatto girare e non ho oliato.
E pertanto stridono un po’, ma sento che iniziano a smuoversi, lenti...


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Quello che capita.
E grazi al cielo capita sempre qualcosa.


ORA VORREI TANTO...
Vorrei tante cose. Me ne basterebbe una. Ma non si può.
E allora mi faccio bastare il resto.


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
diversi piani per conquistare il mondo, o in alternativa per digerire la peperonata della signora del piano di sotto che mi vede una volta ogni 3 mesi e mi invita a pranzo... e io ancora maledico il giorno in cui le dissi che mi piaceva da matti la sua peperonata. Fa un caldo che mi evaporano pure ’sti due maroni e lei mi fa la peperonata!!!


OGGI IL MIO UMORE E'...
Random. Perchè l’umore random è quello giusto.
Quello che si adatta a tutte le situazioni.


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)

 


MERAVIGLIE

1)





“Io scrivo, perchè mi piace scrivere, perchè mi piace essere letto, perchè mi piace parlare di me in questo modo. E quelli a cui sarà gradito leggere le mie riflessioni, i miei pensieri, i miei racconti, i miei deliri e le mie cagate... beh, loro saranno la mia benzina.

Benvenuti nel Blog di
Sir D R A G O della Cadrega Ribaltada,
Cavaliere dell’Ordine della Porketta
e Grande Ubriacone di Corte



Una Storia Come Tante:

Premessa & Brandello N°1 LINK
Brandello N°2 LINK
Brandello N°3 LINK
Brandello N°4 LINK
Brandello N°5 LINK
Brandello N°6 LINK
Brandello N°7 LINK
Brandello N°8 LINK
Brandello N°9 LINK
Brandello N°10 LINK
Brandello N°11 LINK
Brandello N°12 LINK
Brandello N°13 LINK
Brandello N°14 LINK



A grande richiesta riesumo dagli albori del mio blog...
Tales Of The Fall In Love With The Elf!!
Parte Prima:LINK
Parte Seconda:LINK
Parte Terza:LINK
Parte Quarta:LINK
Parte Quinta:LINK
Parte Sesta:LINK
Parte Settima:LINK
Parte Ottava:LINK
Parte Nona:LINK
Parte Decima:LINK
Parte Undicesima:LINK
Parte Dodicesima:LINK
Parte Tredicesima:LINK
Parte Quattordicesima:LINK
Parte Quindicesima:LINK




Uhm...Porn-Groove.
Allora non si involve solo la tv.
Fa piacere.
Fa paura.
LINK






Che mi si coccardi, io dico. ”

(questo BLOG è stato visitato 17678 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite,


ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


domenica 4 luglio 2004
ore 18:05
(categoria: "Pensieri")


E 50!!!
E grazie al 50esimo visitatore che è... ma no...un ospite... e ora come lo ringrazio?? Vabbè...chissà che il Centesimo non sia riconoscibile!

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domenica 4 luglio 2004
ore 16:29
(categoria: "Pensieri")


Meno quattro...
Mentre scrivo mancano 4 persone per toccare le prime 50 visite al mio blog... piccola piccola emozione...

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domenica 4 luglio 2004
ore 16:04
(categoria: "Pensieri")


Dai!!!
Questo pezzo è per te, Tossica e alla prossima bevuta!


Un’esclamazione sola. Un urlo. Un grido. Un’esclamazione gridata. E basta; basta, almeno a livello di forma. Ma chissà cosa c’è dietro… perché c’è sempre qualcosa dietro… come i cereali industriali dietro un’ottima barretta di Kinder Cereali™. O era Kinder Cereali®? Ma soprattutto: a chi interessa se era ™ o ®? Se per qualsivoglia motivo dovesse interessarvi (rompicoglioni) potete andare nelle vostre dispense: ci sarà per forza qualcosa della Kinder & Ferrero così potete soddisfare la vostra malsana (in questo caso) e pedante curiosità. E se non avete niente della Kinder & Ferrero… ma insomma… com’è possibile che non abbiate nulla? Neanche un ovetto Kinder? Un Pocket Coffee? Ma Dai! Dai! Rieccola, l’esclamazione gridata. Quella che non sai cosa c’è dietro… perché c’è sempre qualcosa dietro… come i cereali industriali dietro un’ottima barretta di Kinder Cereali X (la X è l’incognita che i rompicoglioni possono calcolare a piacimento), avete presente? Ci sono persone, anche se io ne conosco solo una, quindi forse vale solo per lei e pertanto è possibile che quel che scrivo valga solo per lei… comunque dicevo… ci sono persone che il loro “Dai!!” te lo fanno proprio sentire. Tipo: siete lì in piazza a bere Spritz… cala il silenzio perché ci si è dimenticati che se si vuole si ha sempre qualcosa da dire… situazione fastidiosa… e allora… Dai!! E’ lei che lo dice quel “Dai!!” Che vuol dire? “Dai svegliatevi!”, “Dai dite qualcosa!”, “Dai non sopporto il silenzio!”, “Dai io non so che dire e ora vi incito così e vi mollo la patata bollente di dover per forza reagire al mio Dai e dire qualcosa perché se no siete degli idioti e io la più forte”. Ma vuol dire anche: “Dai non si può cadere in paranoia! Bisogna star su e fare gli scemi perché la vita scorra più veloce nelle vostre vene e minkia se si hanno più energie!” Ok… questo ultimo significato l’ho tirato fuori solo perché avevo bisogno di farlo. Ma, anche se non sempre, è il fine che conta, non i mezzi. E poi a me quella persona col suo “Dai!!” mi ha proprio dato quell’impressione, quella voglia di vita… è una roba piacevolmente contagiosa, ve l’assicuro… e allora Dai!!!


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sabato 3 luglio 2004
ore 12:22
(categoria: "Vita Quotidiana")


Un sorriso che dura un minuto
Sei lì seduto in aula studio e cosa fai? Studi. Ovvio. Banale. Giusto. Oggi ci stai proprio dando dentro. Divori pagine ad una velocità notevole; macini informazioni a raffica. Poi la pausa. Prendi il tuo lettore cd e fai partire un album dei Counting Crows. Tranquillo, rilassante, sentimentale. Emozione allo stato puro. Ed ecco che noti la tipa seduta al tavolo di fronte. Che carina. Per non sembrare maniaco distogli lo sguardo, ma a tratti lo riporti su di lei che studia concentrata. Dopo un po’ alza lo sguardo e vi guardate per un istante. In aula studio si incrociano tanti sguardi, è tutto normale. Infatti come sempre succede entrambi voltate gli occhi altrove. La situazione si ripete poco dopo. Poi ancora. Ormai la guardi così spesso che succede di continuo di trovare i suoi occhi. E’ più forte di te, puoi solo pensare che hai fatto colpo e lei non possa distogliere gli occhi da te. Per questo la guardi ancora, per controllare se hai ragione. Poi ti sfiora l’idea che lei abbia solo notato i tuoi sguardi e sia lei che ti controlla. Che vergogna… penserà che sei un maniaco. E ora? Beh, la cosa migliore è non dare nell’occhio e riprendere a studiare. Spegni il lettore cd e riprendi il libro. Ma scopri che la concentrazione ha preso il volo. Leggi e non capisci. Rileggi. Ancora. Il libro sembra più difficile. Più noioso. E lentamente arriva l’abbiocco. Le palpebre scendono senza pietà, la testa si piega in avanti… poi all’improvviso ti riprendi, strabuzzi gli occhi e sollevi la testa. Imbarazzato ti guardi intorno per vedere se qualcuno ride di te e la vedi ancora… ti stava guardando! Senti le guance in fiamme… accenni un timido sorrisino e ti gratti la testa con gli occhi bassi; poi li alzi e vedi lei che ridacchia coprendosi la bocca con una mano. Ti sorride. E tu a lei. Continua a sorriderti. Un sorriso che non vuol dire niente. Un sorriso che vuol dire tanto. Un sorriso che dice: “Che palle studiare, eh? Anch’io vorrei fare un pisolino…”. Oppure: “Ti piace far tardi la notte, eh?” O ancora: “Che buffo che sei…” O anche mille altre cose. O forse nessuna. Forse è un sorriso e basta. E mentre ci pensi ti rendi conto che probabilmente anche lei si sta chiedendo il significato del tuo sorriso. E’ possibile che come tu non hai dato significato al tuo sorriso per pensare al suo, lei stia facendo lo stesso. Il tempo passa, il sorriso no. Da quanto è lì stampato sui vostri visi? Fai due conti: un minuto. Non è possibile… un minuto è troppo. O troppo poco? Non sapendo decidere accetti l’idea che sia un sorriso che dura un minuto. Poi ancora ti gratti la testa ed entrambi tornate sui libri. La concentrazione è tornata, riesci a studiare, anche se sullo sfondo vedi ancora quel sorriso. Dopo un po’ lei va via. Ti passa accanto e dice ciao. Rispondi e con lo sguardo le vedi uscire dall’aula studio. La sera torni a casa, mangi e vai a letto. Sei stanco, ma sereno; nella testa solo quel sorriso che dura un minuto.

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sabato 3 luglio 2004
ore 00:36
(categoria: "Vita Quotidiana")


Scrivo e aspetto
Scrivo e aspetto. Anzi, scrivo per aspettare. Mai come in questo caso sarebbe giusto dire che scrivo per passatempo. Seduto sul marmo davanti alla banca dove una volta mi fu clonata la tessera bancomat. Seduto abbastanza scomodo se devo dirla tutta. E abbastanza al freddo. Ma ora come ora mi sembra faccia abbastanza figo aspettare qui e scrivere come uno scrittore maledetto, come un impressionista. Così, in mezzo alla strada, a due passi da un incrocio enorme sempre trafficato, con un semaforo che se stai ad aspettare che scatti il verde ti cresce la barba e ti prendono per un Talebano o per un Babbo Natale fuori stagione. Ora che sono qui lo noto per la prima volta: un albero enorme in una aiuola. Cazzo, questo è il pezzo di mondo che attraverso più volte durante la giornata eppure non l’avevo mai visto, non gli avevo mai dedicato la meritata attenzione. E’ grandissimo, sarà secolare. La mia ignoranza vegetale mi impedisce di dire che albero sia, ma è bello. Non so cosa debba avere un albero per essere definito bello, so solo che questo lo è. Sembra… uno spaccato fantasy in una dimensione che non c’entra niente. E’ così definito, così presente che stona con tutto il resto (palazzi, semafori e macchine macchine macchine). Viene da dire che è un albero fuori posto. Ma non è così se lo guardi. Lui è al suo posto; è il resto che non c’entra un cazzo. Allora perché ho visto sempre tutto il resto e mai l’albero? Lui è lì con tutta la sua forza e io non l’ho mai visto. Al suo posto sarei offeso, indispettito. Scusami, albero. Prometto che ti farò una foto, così faccio in modo che ti noti qualcun altro, perché te lo meriti. Quando ho scritto che sembra uno spaccato fantasy volevo riferirmi anche al fatto che sembra davvero uscito fuori da un romanzo fantasy. Altissimo, tronco forte che si dirama in due, poi si dirama ancora e ancora… tante di quelle volte che contare i rami è impossibile. Verso le estremità sono così intricati che non si vede attraverso ed ora è anche senza foglie! Devono averlo trapiantato da qualche magica foresta degli elfi. Ed eccola qui la mia Elfa che arriva proprio dalla direzione dell’albero (voi ci credete nel destino? A volte mi si impone con tanta irruenza che io non riesco a non farlo…). E anche lei è bella. Essendo un uomo mi viene da dire che è più bella dell’albero. Anche se credo che se fossi un albero la penserei diversamente. Quasi quasi ora le chiedo se quell’albero lo ha portato lei dal suo villaggio elfico. Perché lei viene sicuramente da un villaggio elfico, è troppo bella. Ed io che l’ho aspettata e ho scritto una pagina piena di me che penso e scrivo aspettandola sono troppo felice. Ciao Elfa, te l’ho mai detto che anche oggi sei bella che non ci si crede?

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venerdì 2 luglio 2004
ore 23:15
(categoria: "Vita Quotidiana")


Miii...
Sono un cadavere... sono andato a giocara a pallone e non lo facevo da due mesi... e anche io, ex portiere professionista che era capace di giocare più partite al giorno 7 giorni alla settimana... sono crollato... ora solo l'idea di dover indossare qualcosa che non siano i miei pantaloncini e la mia magliettona da appartamento mi terrorizza... per cui anche se i miei amici mi aspettavano per andare a sentire un gruppetto qui vicino mi sa che gli tiro pacco. Sì, gli tiro pacco. E visto che sto ora passo in formato elettronico uno o due dei miei scritti cartacei e li appiccico qui sul blog... so già cosa mettere... metterò un pezzo che ho scritto lo scorso febbraio... era un giorno in cui dovevo partire da padova per qualche settimana e verso le 14 dovevo andare a casa partendo dall'aula studio per andare a fare la valigia. Quel giorno in aula studio c'era l'Elfa che alle 14 si era allontanata lasciando però lì la sua roba... quindi sarebbe tornata a presto. Allora, visto che non l'avrei più vista per un po' mi sedetti a scrivere qualcosa aspettando il suo ritorno per... per fare cosa? Boh... avete presente quando siete presi da una persona e fate gli appostamenti per incontrarla "per caso"? Quegli appostamenti che non puoi fare a meno di fare anche se ti senti un mezzo maniaco. Ecco, ero in appostamento... xò mentre scrivevo... venne fuori un pezzo che io trovo carino. Quindi ora lo vado a cercare e fra un po' lo aggiungo al blog... ma c'è anche un altro motivo per cui ho voglia di mettere su questo pezzo! Oggi, contro ogni aspettativa, qui sulla com... sono stato contattato addirittura da... una ragazza che mi ha detto che l'Elfa è la sua migliore amica!!! E evidentemente la conosce davvero... xchè mi ha detto il nome dell'Elfa anche se io qui in com non l'ho scritto da nessuna parte ai sensi della legge sulla privacy. E poi anche perchè non sono cazzi vostri, tra l'altro.

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venerdì 2 luglio 2004
ore 19:05
(categoria: "Pensieri")


Una nuova esperienza
Oggi non sono riuscito ad inserire nessuno dei miei scritti...e allora in 5 minuti improvviso qualcosina veloce veloce. Sono a pezzi...ho iniziato il tirocinio stamattina e mi sono trovato per la prima volta in vita mia ad avere a che fare con persone afflitte da gravi disturbi mentali, gente divenuta mentalmente disabile in seguito a gravi traumi quali violenze carnali, genitori molesti...gente che prima conduceva una vita normale, gente che era al decimo anno di conservatorio e suonava il violino in orchestre famose...oppure lavorava e aveva una bellissima famiglia...e ora non riesce a parlare, non ha voglia di fare niente, delira... è stata un'esperienza impressionante. Mi ha distrutto, mentalmente. E' difficile aiutare queste persone, difficilissimo... ma oggi mi sono accorto anche di due cose: la mia strada è davvero quella di lavorare con questa gente, per questa gente. E l'altra cosa di cui in realtà non mi sonpo accorto oggi, ma ne ho solo avuto un'ulteriore e forte conferma è che sono un ragazzo molto fortunato. E non manco mai di ringraziare chi di dovere per questa mia fortuna. Mamma, babbo, sorellina, me stesso e qualcun altro che so io...vi voglio bene quanto voi me ne volete.

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giovedì 1 luglio 2004
ore 15:52
(categoria: "Riflessioni")


L'assenza della presenza
Ciò che conta è l’assenza della presenza che caratterizza l’assenza. Se l’assenza non fosse presente non sarebbe neanche assente. Semplicemente non ci si penserebbe. Invece quando un’assenza è presente si fa sentire. E’ come i lecchini che a scuola o all’università sono sempre al primo banco con la mano alzata; loro sì che si fanno sentire! L’assenza è una presenza che vincola la non presenza di ciò che è assente. Se ciò che è assente fosse semplicemente assente, potrebbe non essere un problema. I casini arrivano quando ci si accorge dell’assenza, della sua presenza. Forse sembra un pensiero confuso, ma è come se la consapevolezza di una mancanza la rafforzasse. Anzi, non è un pensiero confuso, è proprio ovvio… no? E’ una cosa naturale, credo. Insomma, se perdi il portafogli senza accorgertene non succede niente. Ma quando te ne accorgi? E’ lì che l’assenza è presente, diviene consapevole e ti investe come un treno lanciato a tutta velocità. Eppure… si possono fare esempi che fanno crollare la mia ipotesi. Supponiamo che la mia ragazza mi sia fedele. E che quindi ci sia la presenza di assenza di corna sulla mia testa. E’ una presenza di assenza assai auspicabile, per il sottoscritto. Se non ci fosse… sarei un cornuto! E la mia ragazza una troia! Ma… io cornuto indica una situazione in cui c’è presenza di corna e contemporaneamente presenza di assenza di fedeltà (se ho scoperto la troia). E questa presenza di assenza è positiva perché così non mi prende più per il culo la troia, ma anche negativa perché mi fa soffrire! E allora che valenza ha la presenza dell’assenza? A volte positiva, altre negativa, altre ancora entrambe! Quindi? Ho riempito ancora una volta il foglio per il cazzo senza dire nulla? C’è presenza di assenza di contenuti? Beh… a me hanno insegnato che gli assenti hanno sempre torto, quindi meglio un foglio pieno che uno vuoto. Tutto fa brodo. Comunque, tanto per concludere: quanti di voi si sono accorti che inizialmente ho predicato l’importanza dell’assenza della presenza e poi o parlato solo di presenza dell’assenza? E, pensateci un attimo, le due cose sono concettualmente, lessicalmente nonché semanticamente distinte! Allora? Chi se ne era accorto? Vi do una dritta… non me n’ero accorto neanche io! Questo dimostra quanto siamo distratti e quanto sia facile prendere fischi per fiaschi, quanti errori commettiamo nell’esprimerci e quanta confusione facciamo coi concetti anche se nettamente distinti. Riflettiamo gente, riflettiamo…

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giovedì 1 luglio 2004
ore 15:17
(categoria: "Amore & Eros")


Forse ci siamo
Ti abbraccia, un bacio sulla guancia e poggia la testa sulla tua spalla. Tutti guardano, tutti invidiano. Tutti gli uomini. E, se ci sono, anche tutte le lesbiche. Si chiedono che ci fa una così con uno come te. E anche tu te lo chiedi. Alcuni forse pensano che tu sia pieno di soldi; i più maschilisti e superficiali credono che tu abbia un pisello da competizione; pochi è possibile che vengano sfiorati dall’idea che tu sia una persona eccezionale. Ma tu sai che sono tutte ipotesi errate. Però non hai altre opzioni da offrire, quindi il dubbio rimane, lo vivi in ogni momento che la guardi, o che pensi a lei. Il che, ti accorgi, succede sempre più spesso, praticamente in ogni momento della tua giornata. Vi guardate negli occhi, senti i suoi che ti scavano dentro, che ti arrivano dritti al cuore e lo fanno muovere più veloce. Sorride, sfiora le tue labbra con le sue. Sorridi, abbassi lo sguardo e sussurri: “Io non ti merito”. Ti guarda seria; poi sorride, sorride tanto, praticamente soffoca una risata. E ti da uno schiaffo. Per gioco, ma forte che allo specchio le vedi chiaramente le sue cinque bellissime dita tatuate sulla tua faccia. Crede che tu abbia sottovalutato la sua capacità di scegliersi l’uomo. Fa anche l’offesa! Ed in quel preciso istante tu ne hai la certezza più totale: non la meriti. E hai anche un’altra certezza: sei la persona più felice del pianeta. E poi un’altra ancora: sei la persona più fortunata dell’intero sistema solare. E lo sai, sai che darai tutto te stesso per meritare ogni fottuto secondo di quella fortuna. Sai che hai poco, che sei poco, ma che se dai tutto quello che puoi per te, per lei e per chi lo merita, quella fortuna potrà esserti attribuita almeno honoris causa. Vivi 19 ore al giorno, 17 nei weekend. Una vita mica da poco. La porti ovunque, le sei vicino. Lei lo stesso. Studiate insieme. Uscite. Dormite. Fate l’amore fate l’amore fate l’amore. Dormite. Ti svegli, la svegli e fate l’amore. Dormite. Ti sveglia, tu credi che stavolta non ce la fai; ma come in tante altre cose della tua vita ti sbagli e fate l’amore. Poi, come se aveste paura che sia stata l’ultima volta, fate l’amore. Poi crollate. Una settimana di preparazione atletica mica ti fa sentire tanti dolori muscolari. Per alzarti dal letto ti devi prendere le vitamine. Due dosi, cazzo. E comunque zoppichi. Però ti senti il Rocco Siffredi della situazione e quindi chissenefotte. Le dici però che per la tua incolumità fisica preferisci evitare di fare ancora sforzi del genere. E sei convinto quando lo dici. Sei convinto anche che lo sarai per sempre. Ma non sai ancora che quando hai detto “per sempre” intendevi dire “per ventiquattr’ore scarse”. E giù di nuovo. Ma fai cilecca. Metti in discussione la tua virilità, ma lei si stringe a te e vi coccolate per minuti interi. Poi ti accorgi che i minuti non erano minuti. Erano quattro ore. E, inspiegabile, la felicità ti investe come mai prima. Vuoi bene a ogni creatura, a ogni cosa. Anche a quel bastardo raggio di sole che ti sveglia entrandoti nell’occhio dopo che ti eri addormentato da appena due ore e non puoi muoverti perché se no la svegli e non potresti mai perdonartelo. E intanto lei è bella anche quando dorme, anche se russa (piano piano però). Quando apre gli occhi e ti sorride assonnata e ancora stanca, sulla tua retina ne rimane l’immagine residua per il resto della giornata e forse, forse ci siamo, forse puoi dirlo, perché inizi a sentire che è vero: “Forse ci sono; ti amo”.

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giovedì 1 luglio 2004
ore 11:15
(categoria: "Vita Quotidiana")


Mi pettino la faccia
Quando ti svegli col naso completamente otturato, la mucosa che ti brucia come se ti ci avessero ficcato dentro una grattugia elettrica accesa, la testa che gira al punto da farti sembrare di essere in piedi sul soffitto, con la voglia di vomitare tutto quello che hai bevuto la sera prima, ma poi ti ricordi che non hai bevuto niente e purtuttavia i conati rimangono… ecco… allora i tuoi sensi sono così appannati che guardandoti allo specchio il tuo look trasandato ti pare affascinante. Ti piace. Vomiteresti l’anima, ma ti piaci. Poi realizzi: cazzo, stamattina ho l’esame di filosofia. E ti piaci di meno. E vomiteresti di più. Se fosse possibile. L’esofago ti inizia a traboccare anche di ansia. Con la consapevolezza di non aver studiato bene. Che brutto, ma non c’è tempo; inizia la lotta tra palpebre e polpastrelli per l’inserimento delle lenti a contatto. E’ dura… stavolta le palpebre si sono organizzate bene e si sono alleate con le ciglia. Resistono, ma dopo svariati assalti la spuntano i polpastrelli. Ora ci vedi meglio e a guardarti ti piaci di meno, molto di meno. Cazzo… hai la muffa in faccia. Due schiaffi e una gettata d’acqua ti ridanno un po’ di colore. Mandi a fanculo il lavandino intasato che ogni giorno si ottura di più e tu non sai come liberarlo. Anzi, lo sai, ma non hai voglia di farlo…al lavandino dedichi pochi minuti la mattina e pochissimi la sera, come può pretendere che gli dedichi altro tempo per disotturarlo? Non era da contratto. Ma che cazzo di contratto? Stai delirando. Basta con le stronzate. Vai in camera a vestirti (lasciando il lavandino sempre e comunque otturato) e la senti nelle gambe la debolezza. Ma non c’è tempo per queste cose. Torni in bagno, ti aggiusti i capelli alla meglio raggiungendo un grado di trasandatezza accettabile. Ti guardi ancora la faccia. Non va bene. Muso lungo, occhiaia da competizione, pallore color cerone, sguardo vitreo…peccato non potersi pettinare anche la faccia, pensi, poi inizi la tua giornata con la faccia spettinata ma contento perché ti piace l’idea che ti è venuta di pettinarsi la faccia.

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