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lunedì 15 dicembre 2003
ore 09:47
(categoria: "Vita Quotidiana")


Non è stupendo?



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venerdì 12 dicembre 2003
ore 10:54
(categoria: "Vita Quotidiana")


se non vi basta..
..leggete questa..

PARTE I
La tragedia del USS Indianapolis (CA-35)

Il 30 luglio del 1945, la nave da guerra della Marina Militare Americana "USS Indianapolis (CA-35)" viene silurata nel Mar delle Filippine da un sommergibile giapponese e si inabissa in una decina di minuti. Dei 1196 uomini di equipaggio, circa 300 periscono quasi subito, mentre i restanti 900 si gettanno in mare, la maggior parte senza giubbetto salvagente, senza cibo e senza acqua. Quattro giorni più tardi i superstiti vengono localizzati casualmente; alla fine si salveranno solo 317 uomini.


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PARTE II

LUGLIO 1945, il prologo

Siamo all'epilogo della seconda guerra mondiale; gli Stati Uniti decidono di usare le armi nucleari per costringere il Giappone alla resa. Il "Dipartimento della Guerra" sceglie per il trasporto della bomba la nave "USS Indianapolis" sia per la sua velocità, sia per la vicinanza con la base di Los Alamos (New Mexico), dove ha sede la task-force alleata impegnata con grande fermento e segretezza allo sviluppo degli ordigni nucleari.


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PARTE III

16 LUGLIO 1945, l'inizio della tragedia

Il 16 luglio le componenti degli ordigni nucleari vengo caricati a bordo dell'Indianapolis dentro enormi imballaggi di legno, mentre "l'uranio-235" viene sigillato in dei container di metallo. Nessuno a bordo, incluso il Comandante della nave, è a conoscenza del contenuto di quanto caricato nelle stive. Lo stesso giorno, prende il mare il sottomarino giapponese I-58, il più nuovo,il più grande il più tecnologicamente avanzato; al comando c'è Mochitasura Hashimoto, che ha l'ordine di pattugliare le acque ad est delle Filippine e di silurare ogni mezzo nemico.


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PARTE IV

26 LUGLIO 1945, l'Indianapolis arriva a Tinian

L'isola di Tinian, saldamente nelle mani alleate, era una delle isole da dove partivano i raid dei B-29. All'incredibile velocità media di 29 nodi, dopo 5,300 miglie marine, l'Indianapolis getta l'ancora al largo dell'isola di Tinian, dopo aver effettuato un solo scalo di rifornimento di sei ore a Pearl Harbour. In tutta segretezza vengono scaricate quegli strani imballaggi e container. La missione della bomba è finita. Da Tinian l'Indianapolis salpa verso sud, effettua una breve sosta a Guam (quartier generale della flotta del Pacifico al comando dell'ammiraglio Chester A. Nimitz), per rifornirsi e prendere nuovi ordini. All'Indianapolis gli viene ordinato di salpare verso il golfo di Leyte (costa est delle Filippine), che dista 1,500 miglia marine ad ovest di Guam, dove si dovrà unire alla Idaho per svolgere delle manovre congiunte di addestramento e tiro (più di 400 membri dell'Indianapolis sono giovanissimi ed hanno bisogno di addestrarsi). Finita l'esercitazione dovrà riunirsi con la flotta al largo di Okinawa, in attesa dell'invasione del Giappone. Da Guam viene inviato un solo messaggio verso l'Idaho, che secondo quanto riferito in seguito dal comandante dell'Idaho viene ricevuto molto disturbato e praticamente incomprensibile; nonostante questo non viene richiesta la ripetizione del messaggio !!! L'Idaho non verrà mai a conoscenza che l'Indianapolis faceva rotta verso di lei.


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PARTE V

28 LUGLIO 1945, l'Indianapolis salpa da Guam

L'Indianapolis salpa da Guam il 28 luglio, senza scorta e con un piano che prevede tre giorni di viaggio per raggiungere Leyte ad un velocità media di 15 nodi. Alla mezzanotte del 29 a cavallo con il 30 luglio l'Indianapolis procedeva a 17 nodi con una rotta di 262 gradi, il mare era moderatamente agitato (quasi calmo), la visibilità era scarsa. Allo stesso momento il sottomarino giapponese I-58 naviga all'incirca a metà strada tra le Filippine e Guam, e mentre scruta la superficie col periscopio intercetta l'Indianapolis. Aspetta qualche minuto per confermare l'identificazione poi arma i siluri e spara. Il capitano Hashimoto sul suo libro di bordo scriverà: abbiamo intercettato una nave da guerra americana "classe Idaho" e l'abbiamo colpita con tre siluri dei sei che abbiamo armato e sparato.


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PARTE VI

30 LUGLIO 1945, poco dopo la mezzanotte, l'Indianapolis affonda

Sono passati appena 12 minuti dalla mezzanotte quando il primo siluro colpisce l'Indianapolis; qualche secondo più tardi il secondo siluro colpisce la dritta della nave, all'altezza della sala macchine, vicino alla polveriera ed alla stiva con il carburante. L'esplosione azzera l'energia elettrica di bordo e le speranze di lanciare un SOS. Viene dato l'ordine di abbandonare la nave; dopo appena dodici minuti l'Indianapolis affonda; in mare restano circa 880 superstiti, molti dei quali ustionati, mutilati e gravemente feriti. All'alba del primo giorno tra i superstiti c'è ancora ottimismo, si aspetta il soccorso dell'Idaho da un momento all'altro; con il passare delle ore comincia a serpeggiare la stanchezza (molti uomini non hanno neanche il giubbetto salvagente),la fame e la sete (assoluta mancanza di acqua e di cibo) e come se non bastasse l'aria e la superficie dell'acqua è intrisa di carburante maleodorante.


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PARTE VII

31 LUGLIO 1945, all'alba gli squali cominciano ad attaccare

Gli squali cominciano ad attaccare alle prime luci dell'alba; i superstiti raggruppati in mare come le centurie degli antichi romani vengono attaccati uno alla volta sul perimetro esterno. Comincia un'agonia straziante che dura oltre tre giorni; gli squali sono centinaia, nuotano appena sotto la supericie e improvvisamente si avventano sui sventurati marinai; la superficie è un ribollire di sangue e carburante; il silenzio della notte è dilaniato dalle urla delle vittime. Dopo tre giorni i superstiti sono appena 400, in preda al panico, alla disperazione, alle allucinazioni.


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PARTE VIII

2 AGOSTO 1945, i superstiti vengono avvistati

Intorno alle 10,25 del 2 agosto, il tenente Chuck Gwinn, 24 anni, a bordo del suo bombardiere Lockheed Navy Ventura PV-1, è in pattugliamento sulla zona del disastro alla ricerca di sommergibili nemici. Durante il pattugliamento individua una grossa chiazza di carburante che potrebbe indicare la repentina immersione di un sommergibile nemico allarmato dal suo passaggio. Si abbassa di qualche centinaio di piedi, apre lo sportello di lancio e si prepara a sganciare le bombe; mette a fuoco la zona e ditingue centinaia di uomini deliranti che cercano di attirare la sua attenzione. Riprende quota e contatatta immediatamente la sua base sull'isola di Palau: "molti uomini in mare, molti uomini in mare", fornendo latitudine e longitudine. Al comando di Palau non gli credono, fanno rapporto ma tutti pensano che sia uno scherzo; Gwinn sorvola a lungo la zona, poi in riserva di carburante si dirige verso la base di Palau. Tre ore dopo il primo avvistamento finalmente viene inviato sulle coordinate fornite da Gwinn un idrovolante; alla guida c'è R. Adrian Marks, 28 anni dell'Indiana; durante il tragitto sorvola la nave "USS Cecil Doyle" e essendo un caro amico del comandante, Graham Claytor, lo notizia sulla stranezza del rapporto. Il comandante Claytor contravvenendo all'ordine di procedere verso Leyte e di sua iniziativa fa rotta sulle coordinate del rapporto. L'idrovolante arriva presto sul luogo del disastro, si abbassa a solo 30 metri dal mare lanciando battellini di salvataggio e rifornimenti; mentre la squadra di Marks è intenta nell'operazione si accorgono che gli uomini in mare sono aggrediti e divorati dagli squali. Marks pur contravvenendo agli ordini decide di ammarare senza conoscere la nazionalità dei superstiti (potrebbero essere inglesi, australiani, americani o perfino giapponesi). E' il primo soccorso che viene prestato ai superstiti; Marks compie l'atterraggio in condizioni difficili, tra le onde lunghe che potrebbero causare un disastro; si avvicina al primo gruppo di superstiti e comincia a issarli a bordo; alcuni sono talmente stremati che annegano mentre si levano il giubboto salvagente per essere issati a bordo. I superstiti comunicano che sono dell'Indianapolis, e finalmente dopo quasi 5 giorni viene inviata via-radio una chiara richiesta d'aiuto. I superstiti intanto continuano a salire sull'idrovolante; riempita la fusoliera Marks ed il suo equipaggio bucano il rivestimento delle ali e li riempiono con altri superstiti dopo averli legati con le corde dei paracadute; si va avanti per tutta la notte. Adrian Marks ed il suo incredibile equipaggio quel giorno salvano 56 uomini. La mattina seguente la "USS Cecil Doyle" arriva sul luogo e carica a bordo tutti i superstiti; alla fine sono 317. Anche Marks ed il suo equipaggio abbandonano l'idrovolante (ormai ridotto ad una carcassa).


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PARTE IX

6 AGOSTO 1945, l'epilogo

Un solitario B-29, l'Enola Gay, sorvola il Giappone; all'interno c'è una sola bomba . Alcuni componenti sono stati trasportati sull'Indianapolis dalla California all'isola di Tinian. Alcuni uomini armano la bomba mentre l'aereo si dirige su Hiroshima


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venerdì 12 dicembre 2003
ore 10:37
(categoria: "Cinema")


Leggete e tremate..
Circeo, settembre 1962


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I fondali prospicenti il promontorio del Circeo furono per anni il regno quasi incontrastato di numerosi squali appartenenti alle specie più pericolose dei nostri mari, come lo squalo bianco e lo smeriglio. I ripetuti incontri, più o meno cruenti per il subacqueo (e anche per lo squalo) culminarono con il drammatico attacco del 2 settembre 1962, che costò la vita al fotografo subacqueo romano Maurizio Sarra. Maurizio Sarra fu uno dei pionieri dell'attività subacquea in Italia e seppur giovane, acquistò rapidamente una grande notorietà come fotografo subacqueo. In un'epoca in cui l'attività subacquea era praticamente sinonimo di caccia, Sarra fu uno dei primi a lasciare il fucile per sostituirlo con la macchina fotografica, diventando famoso soprattutto grazie alle sue splendide foto naturalistiche. Era comunque un grande cacciatore e profondo conoscitore dei fondali della sua regione, soprattutto quelli del Circeo, all'epoca e forse ancora oggi i più belli e ricchi di tutto il litorale laziale. Era solito effettuare le sue immersioni sulla grande e bella secca del Quadro, qualche miglio a largo del lato orientale del promontorio, di solito nei suoi posti "segreti", dove cioè era sicuro di fare ottime fotografie e soprattutto di portare a paiolo sempre qualche cernia.

La secca del Quadro è un grande bassofondo di forma triangolare, con la base rivolta verso il Circeo, che si estende per molte miglia quadrate, con una profondità media di 20-40 metri e caratterizzata da gruppi sparsi di massi e qualche roccione tra vaste praterie di Posidonia. Giunto il giorno precedente da Roma, passò il sabato a fare progetti per l'immersione del giorno successivo e soprattutto per il grande viaggio in Polinesia che avrebbe dovuto intraprendere di lì a poco. La mattina della domenica, Sarra si incontra con il suo amico Massimo Gemini verso le sette e mezzo circa. L'accordo era che sarebbero dovuti andare prima a prendere una loro amica, Donatella Morandi, alla Baia d'Argento, dall'altra parte del promontorio. Sarra decide però di non perdere ulteriormente tempo, per poter sfruttare appieno la giornata e convince Massimo ad andare da solo. Prende il mare allora con la sua piccola imbarcazione, dal buffo nome di "O Maria Vergine I", dotata di un piccolo fuoribordo Johnson da 6 cavalli, in compagnia del giovane pescatore Benito Di Genova, che gli farà da assistenza rimanendo a bordo durante le sue battute di pesca. I due si allontanano dalla costa finchè riescono a prendere i rilevamenti: "la cima del Circeo aperta di mezzo palmo col Semaforo, la Villa Auget è addosso all'ultima casa di San Felice e l'albergo Neanderthal si trova sotto il sentiero spartifuoco". Cominciano a scandagliare per trovare esattamente il "Taglio di Levante" della Secca del Quadro, ad una profondità di 30 metri. Sarra inizia a vestirsi e, proprio nel momento in cui stava controllando l'erogatore, lo scandaglio a mano "batte" i fatidici 30 metri. Erano le dieci. Nel frattempo Massimo Gemini era andato a prendere l'amica Donatella alla Baia d'Argento ed era tornato al porto. Ancora vedevano in lontananza la barchetta di Sarra. Partono quasi alle dieci con un daycruiser "Bermuda", motoscafo semicabinato di 6 metri costruito dai cantieri Posillipo e dotato di un potente motore da 60 cavalli. Coprire tre miglia con una barca di quel tipo fu questione di pochi minuti e i due raggiungono la barchetta di Sarra mentre lui era immerso da una decina di minuti.

Alle dieci e un quarto si affianca alle due barche un altro motoscafo, che proviene dalla terra e che avverte i tre che poco prima avevano avvistato sotto lo sperone del faro un pescecane, con una grossa pinna dorsale grigia che svettava alta e dritta fuori dall'acqua. In quel momento riemerge Sarra che, aiutato da Benîto, butta in barca una cernia di circa 12 chilogrammi malamente arpionata. Massimo gli comunica che è stato visto nelle vicinanze un grosso squalo, ma lui facendo una smorfia si riimmerge subito, probabilmente per recuperare il fucile che stranamente era rimasto sul fondo. Sono le dieci e venti e l'immersione si preannuncia come al solito ancora lunga e ricca di altre prede. Sarra invece torna in superficie quasi subito, caccia un urlo soffocato dal boccaglio dell'erogatore, annaspa con un frenetico movimento delle braccia, poi un altro urlo e l'acqua che ribolle intorno a lui si tinge di rosso. Ma la quantità di sangue è sicuramente eccessiva per essere quella di un pesce. Sarra viene allora tirato su, mentre tiene ancora in mano la macchina fotografica, ancora non si rende conto della gravità della ferita. Prima di perdere i sensi, ha ancora lo spirito di pronunciare una battuta scherzosa tipo "però, mordono bene questi squali". La gamba sinistra era ridotta in condizioni tremende: interi fasci muscolari erano stati asportati e l'osso era messo a nudo in più parti.


Il subacqueo viene portato immediatamente al porto a bordo del veloce motoscafo dell'amico Massimo Gemini e dal Circeo, con una veloce automobile, fino all'ospedale di Terracina, raggiunto dopo mezz'ora. Immediatamente viene soccorso e, vista la grande quantità di sangue perduto, viene sottoposto a numerose trasfusioni. Il dottor De Cesare, dopo avergli riscontrato molte gravi ferite alla gamba sinistra, dalla caviglia alla coscia, tra cui la quasi completa asportazione del polpaccio, e altre meno gravi alla gamba destra, inizia l'operazione, che si protrae per 4 ore. Dopo avergli applicato ben 250 punti di sutura, il medico, vista la gravità delle ferite e il grave stato di choc in cui versa Maurizio Sarra, si riserva la prognosi. In base alle deduzioni fatte dal medico dell'Ospedale di Terracina osservando le ferite, lo squalo con il primo morso deve avergli squarciato la gamba sinistra dalla coscia al polpaccio, poi si devono essere susseguiti altri attacchi approssimativamente nello stesso punto, quando era già in superficie e si era accorto della presenza dell'animale. Maurizio Sarra rimane in vita fino a tarda notte, quando sopraggiunge una crisi che non verrà superata. Il dottor De Cesare ha riferito che il subacqueo non è morto in seguito alle ferite riportate, giudicate non estremamente gravi, ma per il forte choc irreversibile che non è regredito, nonostante le intense terapie applicate dallo staff medico.

Non è stato possibile stabilire, né allora né in seguito, l'esatta meccanica dell'attacco né tantomeno conoscere la specie di squalo responsabile della morte di Sarra. Massimo Gemini è l'unico testimone a vedere la sagoma scura di un grosso pesce che si avvicinava velocemente al subacqueo e subito dopo, una grande macchia di sangue che si spandeva nell'acqua. Le ipotesi fatte dopo l'incidente hanno identificato lo squalo come un probabile smeriglio ( Lamna nasus ) di grandi dimensioni. Lo proverebbero sia la caratteristica del morso sulla gamba di Sarra, sia gli evidenti segni lasciati dai denti dello squalo sul fodero del coltello che il fotografo portava allacciato sulla gamba destra. A favore di questa ipotesi anche le testimonianze di due anni prima dei fratelli Bucher e dello stesso Sarra, che ripetutamente osservarono un grande esemplare di squalo, che tentò anche di attaccare anche un subacqueo. La responsabilità dell'attacco, vista l'esperienza di Goffredo Lombardo del 1956 e l'avvistamento di due grandi esemplari nel 1964 potrebbe ricadere anche su un Carcharodon carcharias che si aggirava in quel vasto tratto di mare. In ogni caso, di qualsiasi specie si trattasse, lo squalo non fu più avvistato nei giorni successivi l'incidente.


Fonte: "Squali del Mediterraneo" A.Giudici - F.Fino -- ATLANTIS


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giovedì 11 dicembre 2003
ore 13:06
(categoria: "Vita Quotidiana")


PREmetto..
..che questa canzone è stata cantata anche da Edith Piaf, che, per chi non lo sapesse, è colei che ha lanciato Yves Montand

Yves Montand
Sous le ciel de Paris

Paroles: Jean Dréjac. Musique: Hubert Giraud 1951
© 1951 Editions Chaudens
autres interprètes: Edith Piaf (1954)
note: du film "La Seine coule à Paris"

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Sous le ciel de Paris
S'envole une chanson
Hum Hum
Elle est née d'aujourd'hui
Dans le cœur d'un garçon
Sous le ciel de Paris
Marchent des amoureux
Hum Hum
Leur bonheur se construit
Sur un air fait pour eux

Sous le pont de Bercy
Un philosophe assis
Deux musiciens quelques badauds
Puis les gens par milliers
Sous le ciel de Paris
Jusqu'au soir vont chanter
Hum Hum
L'hymne d'un peuple épris
De sa vieille cité

Près de Notre Dame
Parfois couve un drame
Oui mais à Paname
Tout peut s'arranger
Quelques rayons
Du ciel d'été
L'accordéon
D'un marinier
L'espoir fleurit
Au ciel de Paris

Sous le ciel de Paris
Coule un fleuve joyeux
Hum Hum
Il endort dans la nuit
Les clochards et les gueux
Sous le ciel de Paris
Les oiseaux du Bon Dieu
Hum Hum
Viennent du monde entier
Pour bavarder entre eux

Et le ciel de Paris
A son secret pour lui
Depuis vingt siècles il est épris
De notre Ile Saint Louis
Quand elle lui sourit
Il met son habit bleu
Hum Hum
Quand il pleut sur Paris
C'est qu'il est malheureux
Quand il est trop jaloux
De ses millions d'amants
Hum Hum
Il fait gronder sur nous
Son tonnerr' éclatant
Mais le ciel de Paris
N'est pas longtemps cruel
Hum Hum
Pour se fair' pardonner
Il offre un arc en ciel



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giovedì 11 dicembre 2003
ore 11:22
(categoria: "Lavoro")


Giusto per chi si rompe al lavoro..
..è un pò che cercavo questa canzone, e una tipa che ho appena conosciuto mi riferisce di aver due grossi zebedei al lavoro..quindi che c'è di meglio di qualcosa di così dolce?

MIGUEL BOSE'

Se tu non torni

Se tu non torni
non tornerà neanche l'estate
e resteremo qui io e mia madre a guardare la pioggia.
Se tu non torni
non torneranno neanche le rondini
e resteremo qui io e mio padre a guardare il cielo.

Se tu non torni
non tornerà nemmeno il sole
e resteremo qui io e mio fratello a guardare la terra
che era così bella quando ci correvi
con un profumo d'erba che tu respiravi
era così grande se l'attraversavi e non finiva mai.

Così stanotte voglio una stella a farmi compagnia
che ti serva da lontano ad indicarti la via
così amore amore amore dimmi dove sei ?
Se non torni non c'è vita nei giorni miei.

Se tu non torni
non torneranno i bei tramonti
e resterò con me a contemplare la sera
che era così bella quando ci correvi
con un profumo d'erba che tu respiravi
era così grande se l'attraversavi e non finiva mai.

Così stanotte voglio una stella a farmi compagnia
che ti serva da lontano ad indicarti la via
così amore amore amore dimmi dove sei ?
Se non torni non c'è vita nei giorni miei.


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giovedì 11 dicembre 2003
ore 00:02
(categoria: "Vita Quotidiana")


Adoro gli squali..
LINK

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martedì 9 dicembre 2003
ore 11:50
(categoria: "Vita Quotidiana")


Ringraziamenti..
Voglio ringraziare per lunedì sera:

Max, alias il mio socio, che ha avuto l'idea del posto..

Cecchinato dj, che nonostante naso e pancia riesce a far sempre ballare cani e porci..

Marco fox, che nonostante il batticuore ha presentato i gruppi..

TRombetta, che nonostante non sia del tutto una persona normale ci ha aiutato alle luci..

Valentina alias sorella di MAx alias mio socio..

I gruppi, che si sono fatti in 4 dalle 4 del pomeriggio per far divertire la gente..

Pippo e Andrea che all'ultimo non hanno suonato..(hehe scherzo)

Valeria e Francesca, che si sono rotte il culo in una serata in cui avevo promesso che non avrebbero lavorato..

CArlo, che è venuto da Este per farmi il giurato..

Paolo Braghetto del mattino di padova che mi ha tirato il pacco e che se non lo chiamavo nemmeno mi avvertiva..a buon rendere Paolo..

e poi quelli che sono venuti a trovarmi: Elena e moroso, Elena e moroso 2, MAry, Otty, FEde ( sei stata un tesoro dopo la giornata che hai avuto a fare tutta quella strada),Renie, Elvis, Cecile, Rouge e Albecas che non vedevo da una vita..

Alla prox..


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mercoledì 3 dicembre 2003
ore 00:16
(categoria: "Poesia")


Visto che ci siamo..
..aggiungo un'altro grande lavoro della premiata ditta Prévert-Montand..con traduzione al seguito..
P.S. non provate a pensare neanche di striscio che sia banale!!!!

Chanson

Yves Montant
poème: Jacques Prévert


Quel jour sommes-nous
Nous sommes tous les jours
Mon amie
Nous sommes toute la vie
Mon amour
Nous nous aimons et nous vivons
Nous vivons et nous nous aimons
Et nous ne savons pas ce que c'est que la vie
Et nous ne savons pas ce que c'est que le jour
Et nous ne savons pas ce que c'est que l'amour.

CANZONE

Che giorno è

È tutti i giorni

Amica mia

È tutta la vita

Amore mio

Noi ci amiamo noi viviamo

Noi viviamo noi ci amiamo

E non sappiamo cosa sia la vita

Cosa sia il giorno

E non sappiamo cosa sia l'amore.




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martedì 2 dicembre 2003
ore 00:26
(categoria: "Musica e Canzoni")


OK OK
Visto che le ultime canzoni non sono state molto cagate dal pubblico che in realtà sarebbe mia nipote e pochi altri..allora ho deciso di concedervi una chicca..se anche questa non piace..potrei pure 'ncavolarmi..



Les feuilles mortes
Yves Montant
poème: Jacques Prévert

Oh! je voudrais tant que tu te souviennes Des jours heureux où nous étions amis En ce temps-là la vie était plus belle Et le soleil plus brûlant qu'aujourd'hui Les feuilles mortes se ramassent à la pelle Tu vois, je n'ai pas oublié Les feuilles mortes se ramassent à la pelle Les souvenirs et les regrets aussi Et le vent du nord les emporte Dans la nuit froide de l'oubli Tu vois, je n'ai pas oublié La chanson que tu me chantais C'est une chanson qui nous ressemble Toi, tu m'aimais et je t'aimais Nous vivions tous les deux ensemble Toi qui m'aimais, moi qui t'aimais Mais la vie sépare ceux qui s'aiment Tout doucement, sans faire de bruit Et la mer efface sur le sable Les pas des amants désunis Les feuilles mortes se ramassent à la pelle Les souvenirs et les regrets aussi Mais mon amour silencieux et fidèle Sourit toujours et remercie la vie Je t'aimais tant, tu étais si jolie Comment veux-tu que je t'oublie En ce temps-là, la vie était plus belle Et le soleil plus brûlant qu'aujourd'hui Tu étais ma plus douce amie Mais je n'ai que faire des regrets Et la chanson que tu chantais Toujours, toujours je l'entendrai.

LE FOGLIE MORTE

Oh! Vorrei tanto che tu ti ricordassi

dei giorni felici in cui siamo stati amici

quando la vita era più bella

ed il sole più ardente di oggi.

Le foglie morte si raccolgono.

Tu vedi che non l'ho dimenticato

le foglie morte raccolgono

anche i ricordi ed i rimpianti

ed il vento del nord li porta via con sé

nella notte fredda dell'oblio.

Vedi che non ho dimenticato

la canzone che tu mi cantavi.

E' mia canzone che ci somiglia

tu mi amavi

ed io ti amavo

e vivevamo insieme

tu che mi amavi

ed io che ti amavo.

Ma la vita separa coloro che si amano

dolcemente

senza far rumore

ed il mare cancella sulla sabbia

i passi degli amanti non più uniti.

Le foglie morte si raccolgono

i ricordi ed i rimpianti anche

ma il mio amore silenzioso e fedele

sorride sempre e ringrazia la vita.

Ti amavo talmente tanto che tu eri cosÏ felice

come vuoi che ti dimentichi

quando la vita era più bella

ed il sole più ardente di oggi.

Tu eri la mia più dolce amica

ma adesso non mi resta che il rimorso

e la canzone che tu cantavi,

sempre, sempre la canterò.

E' una canzone che ci somiglia

tu mi amavi

ed io ti amavo

e vivevamo insieme

tu che mi amavi

ed io che ti amavo.

Ma la vita separa coloro che si amano

dolcemente

senza far rumore

ed il mare cancella sulla sabbia

i passi degli amanti non più uniti.





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sabato 22 novembre 2003
ore 12:13
(categoria: "Fotografia e arte..")


Quanto vorrei..
..che uscisse fuori un gran bel sole, che portasse via tutto questo cazzo di grigio.

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