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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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martedì 24 giugno 2008
ore 15:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Prima elementare: due bocciati Vicenza,decisione che fa discutere
Non hanno raggiunto gli obiettivi minimi e così dovranno ripetere l’anno. Con questa giustificazione due alunni di prima elementare, un maschio e una femmina, sono stati bocciati. La decisione ha suscitato un certo scalpore perché, sebbene prevista, è alquanto inusuale per bimbi di sette anni. "Un passo non facile, ma ponderato" e "senza alcun intento punitivo", secondo il preside dell’istituto intervistato dal "Giornale di Vicenza".
La decisione di far ripetere l’anno, sempre secondo Alcide Norbiato, il dirigente del comprensivo 9 di cui fanno parte le elementari Giovanni XXIII di via Faccio, è stata "frutto di una valutazione tutt’altro che superficiale delle potenzialità degli alunni ad imparare ma anche a recuperare". E, poiché le insegnanti hanno ritenuto che non ci fossero i presupposti per il recupero e che il tempo di maturazione dei due bambini richiedesse piu’ tempo rispetto ai coetanei, si è deciso di bocciarli. Uno "stop" scolastico quindi - come ha sottolineato il preside - nell’interesse degli stessi bimbi e "senza alcun intento punitivo".
Fin dalle prime settimane di scuola i due alunni, di nazionalità italiana, di cui uno figlio di madre straniera, avrebbero manifestato particolari difficoltà nell’apprendimento. Problemi tuttavia non legati a disagio psichico o fisico o a disabilità. Ma legati invece all’esigenza di maggior tempo per imparare quello che i compagni avevano giù appreso.
La bocciatura tuttavia ha creato molto scalpore soprattutto tra i genitori. C’è chi teme poi che la decisione possa avere un impatto psicologico negativo sui due alunni. Ma il preside Norbiato la pensa diversamente: "Se il punto di partenza è basso ma si fanno progressi - ha detto al "Giornale di Vicenza" - allora la scuola ha il dovere di considerare i passi avanti, sia pure minimi. Ma se ciò non accade, come in questo caso, allora occorre fare un ragionamento diverso e valutare cos’è meglio per il bene del bambino. È quello che abbiamo fatto. Dialogando con le famiglie, tenendole informate, avvisandole per tempo delle decisioni che sarebbero state prese. E ponderando attentamente tutte le conseguenze di una decisione simile, a cominciare dal fatto che questi bambini perderanno tutti i loro compagni".
(da tgcom.it)
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martedì 17 giugno 2008
ore 09:40 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Generazione web sott’accusa: «Stupidi e deconcentrati» La rivista «Atlantic» contro la Rete: riduce la capacità di lettura di Massimo Gaggi
NEW YORK—«Ho la sensazione che Internet stia frantumando la mia capacità di concentrazione e di osservazione. La mia mente si sta abituando a raccogliere informazioni nello stesso modo in cui la rete le distribuisce: un flusso di particelle che si muovono a grande velocità. Una volta mi sentivo come un subacqueo che si immerge nel mare delle parole. Ora schizzo sulla superficie come un ragazzino su un acquascooter ». Sull’ultimo numero di The Atlantic, il mensile culturale più letto dalle elite progressiste Usa, Nicholas Carr—ex direttore della Harvard Business Review—confessa di temere che la civiltà del «web» stia condizionando negativamente i nostri meccanismi mentali. Incide sul modo di leggere, di selezionare, di memorizzare. Ma, soprattutto, demolisce la capacità di concentrazione.
Carr deve aver toccato un nervo scoperto perché l’articolo— complice la scelta di farne il servizio di copertina con un titolo scioccante («Is Google making us Stoopid?», «Google ci rende stupidi? ») — ha raccolto molti consensi: «È vero, immersi come siamo nel "multitasking mentale" appena ci sediamo per leggere un documento di qualche pagina o un libro, ci sentiamo a disagio dopo pochi paragrafi. Voltiamo pagina e siamo già pronti per un link», concorda l’intellettuale britannico Andrew Sullivan, un conservatore libertario, anch’egli collaboratore dell’Atlantic. E sui giornali del gruppo Tribune, il premio Pulitzer Leonard Pitts esulta: «Leggo l’Atlantic e scopro di non essere il solo che sta perdendo l’abitudine alla lettura. Ormai riesco a digerire la scrittura solo a piccoli blocchi. Datemi un testo di più pagine e vengo subito assalito dal desiderio incontenibile di controllare la mia posta elettronica. È tutto così dispersivo. Eppure vedo meno tv e sono meno indaffarato di dieci anni fa. Giorni fa mi hanno dato da recensire un libro. Avevo pochissimo tempo per leggerlo. È stata una fatica tremenda. Mi sono imposto di restare per ore su una sedia scomodissima. Ce l’ho fatta, ma alla fine avevo una sensazione di vuoto, di colpa per essermi allontanato per tanto tempo dal mondo».
Carr non è certo un luddista, un nemico del progresso e della tecnologia. È un esperto di comunicazione che scrive libri sulla nuova civiltà digitale (l’ultimo, «The Big Switch: Rewiring the World» è uscito in America pochi mesi fa) ma è anche un attivissimo «blogger». Consapevole di attaccare un totem, Carr ha scelto i toni della riflessione a voce alta. Ha raccontato i suoi dubbi, i colloqui con persone che vivono i suoi stessi disagi. E ha messo le mani avanti: «Sono sensazioni, non pretendo di illustrare una verità scientifica. Del resto anche nel XV secolo Gutenberg fu messo sotto accusa da chi riteneva che la stampa avrebbe avuto un impatto disastroso sulla struttura sociale. Quindi farete bene ad essere scettici del mio scetticismo». Ma la sensazione che la civiltà di Internet stia portando con sé—sul piano culturale— effetti collaterali indesiderati e difficili da monitorare, è sempre più diffusa. Carr non è certo il primo a occuparsene: Google è da tempo sotto tiro per la sua pretesa di organizzare «tutta la conoscenza del mondo» e per la potenza di un motore di ricerca che riesce a memorizzare tutte le risposte date nei dieci anni della sua esistenza.
Il gigante californiano della rete promette che userà questi dati solo per migliorare il servizio reso agli utenti, ma ormai è lui, non più Microsoft, il «grande fratello » dell’immaginario collettivo. Potesse tornare indietro, il cofondatore della società, Sergey Brin, forse eviterebbe battute infelici come quella su un futuro nel quale la gente andrà in giro con un microchip di Google impiantato nel cervello. Del resto i problemi che nascono dalla gestione dell’enorme flusso di informazioni che circolano in rete sta diventando un problema anche per le aziende che sono le assolute protagoniste di Internet. Giorni fa il New York Times raccontava gli incubi di Microsoft, Google, Intel e Ibm alle prese con la bestia che si sono cresciuti in casa: l’enorme flusso di e-mail che riduce la produttività dei dipendenti. La riflessione di Carr sull’alterazione di meccanismi della nostra mente è meno «aneddotica» di quello che può apparire. Carr azzarda un parallelo tra l’impatto del «taylorismo», che un secolo fa parcellizzò i processi industriali rendendoli più rapidi, e quanto accade oggi nel mondo digitale dominato da Google. E, comunque, dietro le sue ipotesi ci sono studi «quantitativi» seri come quello dello University College di Londra, mentre qualche mese fa anche la neuroscienziata cognitiva Maryanne Wolf, direttrice del centro per la lettura e il linguaggio della Tufts University di Boston, aveva lanciato un allarme analogo nel saggio «Reading Brain».
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giovedì 5 giugno 2008
ore 10:18 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Cassazione: per gli schiavi di Hitler Germania e Italia devono risarcire
ROMA - Nuova tensione tra Italia e Germania. Il caso degli "schiavi di Hitler", i cittadini italiani che furono brutalmente deportati e costretti a lavorare in stato di schiavitù nelle fabbriche belliche del Terzo Reich durante la guerra, è arrivato a una sua conclusione con la sentenza della Cassazione. Ed è un verdetto non comodo per il governo tedesco.
La Suprema Corte ha bloccato il veto che la Germania ha più volte proposto contro le cause portate avanti da una cinquantina di ex deportati italiani, stabilendo che è pienamente legittimo chiedere il risarcimento alla Repubblica Federale tedesca per le sofferenze patite. La Germania aveva rivendicato, infatti, il diritto alla "immunità" da ogni forma di risarcimento. Ma gli ermellini non hanno condiviso questa tesi, affermando anzi che quella deportazione e "lassoggettamento di quegli uomini al lavoro forzato è un crimine contro lumanità".
La Cassazione ha dato ragione agli ex-deportati anche in una causa intentata contro lo Stato italiano. I cittadini italiani deportati in Germania dopo l8 settembre 1943, sentenzia infatti la Corte, devono essere risarciti dal nostro Paese. Il caso riguardava dodici deportati che avevano presentato ricorso.
Le reazioni. Lavvocato Luca Procacci, che da anni difende il diritto degli ex deportati piemontesi affinché ottengano il risarcimento dalla Germania per le sofferenze patite nel campo di sterminio di Gaggenau, ha così commentato le sentenze della Suprema Corte: "Il lavoro coatto è un crimine contro lumanità e siamo grati alla Cassazione per aver ribadito questo principio con una decisione che ci permette di riprendere la causa pilota davanti al tribunale di Torino. Adesso - ha proseguito lavvocato - questi dodici vecchietti, quasi tutti della bassa Val di Susa, potranno finalmente ottenere giustizia: furono presi dai tedeschi che erano dei ragazzini, torturati, e portati al lavoro forzato a Gaggenau. Erano civili, non militari e per tutta la vita hanno avuto sofferenze indicibili, un mio cliente tuttora per dormire si deve legare al letto". Procacci ha poi ribadito: "E una vergogna che la Germamia continui ancora a inventare un escamotage dietro laltro per non pagare nemmeno un euro: e in primo grado abbiamo addirittura avuto contro Palazzo Chigi che sosteneva che il governo tedesco non doveva corrispondere alcun indennizzo. Ma adesso, con questo verdetto, è arrivato un segnale forte alla Germania e sono pronte a partire più di centomila cause". I ragazzi di Gaggenau, tra i cosiddetti schiavi di Hitler, chiedono un milione di euro ciascuno. Attualmente hanno una pensione di circa 450 euro al mese grazie alla legge Pertini per gli ex internati.
Ancche Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord, ha detto il suo parere in merito alla decisione della Cassazione: "Ora la Germania deve pagare". Lesponente del Carroccio appoggia da anni le iniziative del comitato che ha promosso a Torino la causa giudiziaria. "I nostri deportati - ha affermato - sono quasi tutti ultraottantenni e sono arcistufi di aspettare. Ora è lecito augurarsi che siano finite le manovre vergognosamente dilatorie della Germania". Borghezio chiede che "i tribunali decidano speditamente per dare corso a una giustizia disattesa da troppo tempo" e aggiunge di aver inoltrato una segnalazione in proposito al Ministero della Giustizia e al Csm.
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giovedì 5 giugno 2008
ore 10:14 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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martedì 3 giugno 2008
ore 18:57 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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martedì 27 maggio 2008
ore 12:22 (categoria:
"Vita Quotidiana")
"Caro Ministro, non mandi in pensione la nostra maestra" di MARINA CAVALLIERI
ROMA - È una paginetta fitta, scritta con ordine, quella che gli alunni della quarta A della scuola Piaget di Roma hanno inviato al ministro. È una lettera molto educata, i ragazzi si scusano per il disturbo, non vorrebbero dare fastidio, per così poco fare rumore. "Egregio ministro della Pubblica istruzione, vorremmo informarla che la nostra maestra di Italiano, storia, geografia, immagine, musica, lanno prossimo deve andare in pensione...". Deve, per legge, ma loro vorrebbero che rimanesse almeno un altro anno, uno solo, lo sanno che non si può, ma sono qui proprio per questo, per chiedere una proroga, un piccolissimo favore.
La maestra Gisella Donati, settantanni a giugno, è una delle docenti in servizio più anziane dItalia. Forse la più anziana. Ha insegnato per molti anni ma ora, per uno strano destino, le chiedono di rimanere ancora. Ed è forse tra le poche a cui non dispiacerebbe. In una scuola dove le maestre over 60 sono circa il 6/7 per cento - circa 6 mila nella scuola dinfanzia, più di 14 mila nella primaria - e dove molte vogliono andarsene, affaticate da troppi alunni, stanche di tante riforme. In una scuola così, è arrivata una lettera.
"Sì, lo so che hanno scritto questa lettera, vorrebbero che rimanessi un altro anno solo per finire il ciclo, che facessi con loro anche la quinta, se me ne andassi lo sentirebbero come un tradimento. Le insegnanti di matematica sono cambiate continuamente, solo io sono un punto di riferimento". La maestra Gisella è di quelle che con i bambini non si stancano mai, che quando gli alunni si sposano la vogliono al loro matrimonio e quando fanno il loro primo concerto le mandano linvito "... devo andare a sentire un mio ex alunno allAuditorium proprio stasera...".
La maestra Gisella è uninsegnante di una volta che sa capire quando i tempi cambiano: "Stiamo preparando una recita sul tema dei sentimenti, abbiamo messo insieme Giulietta e Romeo con "High school music"". È lultima recita poi andrà in pensione. "Quando ho iniziato a lavorare mio padre e mio marito non volevano, preferivano che rimanessi a casa per la famiglia ma poi ho insistito e così ho potuto insegnare. Ho iniziato con 7 mila lire e loro mi dicevano "te ne diamo 14 se stai a casa". Il fatto è che mi piace il rapporto con i bambini, faccio 5 ore e quando torno a casa non sono stanca. Anche oggi che gli alunni sono più vivaci, più intolleranti alle regole. Loro, i bambini, alla fine non sono molto cambiati". Trentacinque anni, tanti alunni sono passati e a giugno la campanella avverte che il tempo è scaduto.
Dice la mamma di Elisa: "Le altre maestre sono cambiate continuamente, non solo nella loro classe. Sarebbe importante che almeno la maestra ditaliano rimanesse fino alla fine del ciclo. Se continua così manderò le bambine alla scuola privata". Gli esperti però dicono che la maestra Gisella non potrà restare, che non si può fare nulla, cè una legge dello Stato. Rimane la lettera ordinata, senza neanche un errore della quarta A: "La preghiamo, signor ministro.... "
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lunedì 26 maggio 2008
ore 13:51 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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mercoledì 14 maggio 2008
ore 11:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Elettrosmog, processo da rifare niente assoluzione a Radio Vaticana
ROMA - La terza sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio le assoluzioni pronunciate nel giugno 2007 dalla Corte dappello di Roma nei confronti di padre Pasquale Borgomeo e il cardinale Roberto Tucci, allepoca dei fatti direttore generale e presidente del comitato di gestione di Radio Vaticana.
I due imputati, accusati di getto pericoloso di cose in relazione allemissione nociva di onde elettromagnetiche provenienti dagli impianti dellemittente radiofonica a Santa Maria di Galeria, subiranno dunque un nuovo processo.
La Cassazione non ha dunque condiviso le motivazioni dei giudici di secondo grado che avevano assolto i due religiosi ritenendo che lemissione di onde elettromagnetiche non potesse rientrare nel reato di getto pericoloso di cose, previsto dallarticolo 674 del Codice Penale. Anche il sostituto procuratore generale della Cassazione Alfredo Montagna, durante la sua requisitoria, oggi aveva sollecitato lannullamento delle assoluzioni e dunque laccoglimento dei ricorsi presentati dalla Procura Generale di Roma e dalle parti civili.
Per il cardinale Tucci, il Pg aveva però sollecitato lannullamento senza rinvio della sentenza dappello per intervenuta prescrizione del reato. I giudici della Terza Sezione Penale, invece, hanno rilevato che il reato, anche per quanto riguarda Tucci, non è ancora prescritto.
Nella Capitale, infine, resta aperta unaltra inchiesta sugli impianti di Radio Vaticana, riguardante le morti per leucemia riscontrate nelle zone di Cesano e La Storta, la cui causa, secondo chi indaga, è da attribuire alle onde elettromagnetiche provenienti dagli impianti dellemittente della Santa Sede e da un sito della Marina Militare.
In questo filone di indagine, Tucci e Borgomeo risultano iscritti sul registro degli indagati assieme a Costantino Pacifici, vicedirettore tecnico di Radio Vaticana, Gino Bizzari, Vittorio Emanuele Di Cecco ed Emilio Roberto Guarini, responsabili degli impianti della Marina.
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martedì 13 maggio 2008
ore 17:15 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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lunedì 12 maggio 2008
ore 18:05 (categoria:
"Vita Quotidiana")
E lacqua spirituale: serve per allacciare un contatto con i poteri superiori. Con due dollari si può acquistare su internet una bottiglietta capace di trasferire in chi la berrà "pensieri positivi". Il motto dei due uomini daffari di Sunrise in Florida, produttori dellacqua spirituale, è: "Leggi la preghiera, bevi lacqua, credi in Dio, credi in te stesso". Lintera collezione dellacqua spirituale è composta da 11 bottigliette di plastica con altrettante immagini di Gesù, della Madonna e di San Michele. Sul retro, accanto alla formula chimica che assicura "zero calorie, zero grassi, carboidrati e proteine", la preghiera da dedicare al santo devoto
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