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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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lunedì 28 gennaio 2008
ore 14:49
(categoria: "Vita Quotidiana")



Piazze, adunate e cortei: il piacere di marciare su Roma
di FILIPPO CECCARELLI

"Se non ottenessimo presto di andare al voto, milioni di italiani si riverserebbero a Roma...". Toh, eccone un altro. Stavolta è Silvio Berlusconi l’aspirante marciatore su Roma, l’ultimissimo a coltivare questa secolare suggestione della domenica.

Milioni e milioni: il linguaggio dell’audience contro quello della realtà. Così, tanto per distendere il clima. Basta saperlo, comunque. Il penultimo a minacciare la marcia su Roma fu il suo alleato Umbertone Bossi. Cominciò nel 1992 e anche per lui l’enfasi numerica opportunamente sfondò il buonsenso e la legge sull’impenetrabilità dei corpi: "Non basteranno tutti i vagoni delle ferrovie". Così quando qualche anno dopo, per andare finalmente a "bruciare il Colosseo" fu sufficiente un solo treno, con qualche ironia ribattezzato "Nerone Express", il temerario proposito si risolse in una specie di surreale scampagnata.
In questo, e tanto più nel pieno di una crisi di governo, Roma funziona come magnifico fondale. Checché se ne possa pensare, i suoi abitanti hanno sempre un mucchio di cose dietro le quali correre e più di qualsiasi milionario riversamento di folle, i romani temono il traffico. Se questo si mantiene entro certi limiti, pur restando del tutto indifferenti ai contenuti delle periodiche invasioni, possono apparire perfino amichevoli. Con il che, dopo aver il senatùr Bossi annunciato che rispetto alla sua quella di Mussolini sarebbe apparsa "una cagatina", il futuro ministro Castelli si potè fare una foto ricordo al Pincio, sulla statua dell’Alberto da Giussano, quello con lo spadone che Bossi aveva scelto come stemma della Lega, pare ispirato dal marchio delle bici Legnano.

Il punto è che Roma non solo si lascia felicemente minacciare, ma sembra nata per infuocare la fantasia di generazioni e generazioni di marciatori, pronti a essere a loro volta paralizzati, previo opportuno e sollazzevole sfiancamento, dalla Città Eterna. Da questo punto di vista, l’insofferenza elettoralistica di Berlusconi va commisurata alla tipica frenesia con cui di recente si è sforzato di sistemare attrici e attricette alla Rai, per giunta; come pure si accompagna all’ormai cieca inquietudine che porta il leader lombardo del centrodestra ad acquistare a prezzi pazzeschi curiosi cimeli da un congruo numero di astuti antiquari capitolini. Tipico, questo, di conquistatori compulsivi e replicanti. Ma la tentazione di arrivare qui alla guida delle masse, come si diceva, è quella.

E’ storia antica assai, uno sfolgorio di archetipi storiografici: ambiziosi generali imperiali, re gotici coperti di pelli, papi assennati o di provata malvagità, lanzichenecchi luterani ben disposti allo scontro di civiltà. "Cingimi o sole, d’azzurro, di sole m’illumina, o Roma". Comunque qui tutti vogliono arrivare, compresi quelli che come il Cavaliere ci stanno già da un bel pezzo. A’ Cavalié! E arrivarono i frati zoccolanti, menacciutissimi peraltro, e un po’ zozzoni. I bersaglieri di La Marmora. I burocrati piemontesi. Le speranze laiche di Quintino Sella sulla erigenda capitale della Scienza, te la saluto.

E tuttavia per comodità di memoria "la marcia su Roma" resta quella di Mussolini, che infatti non vi partecipò, arrivando il giorno dopo in vagone letto. Era il 1922. Una mitragliatrice sulla torre di Ponte Milvio, sopra gli attuali lucchetti dell’amore. Fili spinati sulla via Flaminia. Sole che sorgi. Passa un lustro e gli impiegati dei ministeri rivendicano il diritto alla pennichella. Ne passano due e Leo Longanesi una domenica mattina intravede un conoscente in alta uniforme, camicia nera, fez, mostrine col teschio, pugnale, stivaloni e un vassoio di pastarelle, con frivolo nastrino ciondolante sul dito mignolo.

Sono immagini perfino note. Una ispirazione. Un’attitudine. Un andazzo. Figurarsi una richiesta di elezioni. Al principio degli anni novanta, giusto il giorno dell’anniversario della presa di potere del futuro Duce, il giovane Fini si trovò pure lui a guidare qualche migliaia di scalmanati e nostalgici convenuti da tutta Italia sotto lo storico balcone. Saluti romani. Pioveva e questo non aiutava la viabilità, che in questi casi diventa il problema dei problemi.

"Se non otteniamo il voto - insiste Berlusconi - credo che milioni di persone andranno a Roma". Mai una volta che si resista alle sirene della dismisura, sempre ci si abbandona alla sindrome del numero che si moltiplica. Eppure non erano tantissimi i soldati americani che arrivarono a liberare l’Urbe sui loro giganteschi tanks, gettando pane, carne in scatola, caramelle e sigarette. Né mai furono milionarie le folle che nel corso del tempo si sono via via rovesciate per le vie della capitale per le loro indispensabili "marcette" provvisorie e tematiche: i Col diretti dopo le manifestazioni, con i loro cestini, i loro "fagotti", sui prati davanti al Colosseo; i metalmeccanici con i fischietti e i tamburi che negli anni settanta diedero la sveglia a Enrico Berlinguer (Forattini lo raffigurò in vestaglia, i capelli imbrillantinati, una tazza di tè in mano: vignetta che fece scandalo nel mondo comunista, cui diede voce lo storico Paolo Spriano).

E poi i vari movimenti giovanili, i pensionati, i pacifisti arcobaleno, gli alpini, i fedeli di Padre Pio e quelli del Beato Escrivà, i pellegrini dell’Anno Santo e quelli del Papa morente, i gay del Pride, i Family Day.
Tutti sempre a marciare su Roma, città fatta per essere attraversata. In lungo e in largo il popolo berlusconiano l’ha percorsa già due o tre volte, le telecamere sugli elicotteri, le polemiche sulla diretta. La crisi di governo e il richiamo preventivo alla piazza televisiva. La crisi di sistema e la fatica di ritrovarsi ogni volta al punto di partenza.


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lunedì 28 gennaio 2008
ore 09:58
(categoria: "Vita Quotidiana")



Scozia: agorafobico esce di casa per la prima volta dopo 30 anni e muore

EDINBURGO (SCOZIA) - Non si sa perchè l’abbia fatto, ma la scelta gli è costata la vita. Dopo trent’anni in casa esce e muore. Duncan Gibb, 49enne di Montrose, paese nei pressi di Angus, Scozia, si era ammalato di depressione e agorafobia - il terrore degli spazi aperti - in seguito ad un’aggressione patita quando aveva 18 anni. Da allora non aveva più varcato l’uscio di casa. «Aveva giurato che non sarebbe più uscito, e ha mantenuto la parola per 30 anni», ha dichiarato la madre Christina Gibb al Daily Telegraph. «Si teneva occupato: aveva una grande televisione e ascoltava tanta musica. Non posso credere che sia uscito così, senza dire nulla». Gibb è morto in circostanze che non vengono ritenute «sospette» dalla polizia e nessuno è stato iscritto sul registro degli indagati.


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domenica 27 gennaio 2008
ore 13:08
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 25 gennaio 2008
ore 10:16
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 24 gennaio 2008
ore 17:28
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 23 gennaio 2008
ore 12:16
(categoria: "Vita Quotidiana")



Università, il crepuscolo dei baroni: rivolta web nell’ateneo dei privilegi
di DAVIDE CARLUCCI

NON riesce proprio a farsene una ragione, l’oncologo Massimo Federico. "E’ come se un calciatore avesse vinto la coppa Davis", dice. A Modena è accaduto di recente un fatto assai curioso: un professore associato in dermatologia è diventato ordinario in una prova bandita dal corso di laurea in odontoiatria. L’idoneo ha 36 anni e si chiama Giovanni Pellacani. E’ il figlio del rettore, Giancarlo Pellacani (che ha anche un altro figlio docente a Giurisprudenza). Durante la seduta per la chiamata, tre professori hanno votato contro. Uno di questi è l’ex preside della facoltà di Medicina, Maurizio Ponz de Leon: "Non si è mai verificato, almeno negli ultimi trent’anni di storia della nostra facoltà, che un ricercatore riuscisse a diventare ordinario in soli 6 anni e 4 mesi dalla nomina a ricercatore. Certo, potrebbe avvenire per meriti eccezionali. Ma, come visto dall’esame del curriculum, questi meriti non esistono".

Il docente insegna da sei anni, ha un’esperienza all’estero di soli due mesi e i suoi punti di Impact factor (il riscontro dell’attività di ricerca nelle pubblicazioni scientifiche), riguardano solo la dermatologia: non il Med50, il settore, cioè, per il quale ha vinto il concorso. Altra stranezza: "Il concorso non ha visto la partecipazione di nessuno degli associati e dei ricercatori della nostra facoltà". Federico dal canto suo fa osservare che "in Italia esistono 26 professori associati" di quel settore ma nessuno ha fatto domanda. E aggiunge: "Data la delicatezza della decisione, trattandosi di un procedimento che riguarda il rettore, chiedo che la votazione avvenga dopo che la facoltà sia stata edotta delle conseguenze di una chiamata che potrebbe rientrare nel campo della presunzione di nepotismo".

Federico chiede informazioni su dodici punti e qualche settimana dopo, non ottenendo risposte, denuncia tutto alla Procura. Da allora sta perdendo ogni incarico: dalla presidenza della commissione contratti e contenzioso alla direzione della scuola di oncologia. Una convenzione con l’Istituto superiore di sanità, che ha promesso 148mila euro all’università per le ricerche da lui coordinate, è bloccata. E persino nel giornalino dell’università si evita accuratamente di parlare della pur prolifica attività di Federico e dei suoi collaboratori. Il professore, però, non molla. E pochi giorni fa è tornato a chiedere le dimissioni del rettore.

Il magnifico, dal canto suo, reagisce: ha querelato il professore ribelle, che aveva illustrato, in un incontro pubblico, le analogie tra le sue ricerche sulle sindromi familiari e "l’albero genealogico della famiglia Pellacani".

Quello di Modena è solo uno dei tanti fronti caldi della protesta contro i presunti casi di nepotismo nelle università. L’altro è la Sapienza di Roma, dove le polemiche per il mancato incontro con papa Benedetto XVI sono riuscite a far passare in secondo piano la bufera che s’era addensata sul rettore, Renato Guarini. Pochi giorni prima dell’invito del pontefice, Guarini è stato iscritto nel registro degli indagati per abuso d’ufficio: la procura di Roma indaga su un possibile scambio di favori con l’architetto Leonardo di Paola, docente di Estimo ma anche presidente della Cpc, la società che si è aggiudicata i lavori (8,8 milioni di euro) per la realizzazione del parcheggio della città universitaria.

Di Paola è anche il presidente della commissione che ha promosso Maria Rosaria Guarini, figlia del rettore, a ricercatrice in Estimo. Anche in questo caso la denuncia è partita da un docente universitario, Antonio Sili Scavalli, già autore di un’altra denuncia sull’intreccio tra cattedre e appalti.

Alla Sapienza insegna anche Tommaso Gastaldi, ricercatore di Statistica. Mesi fa previde: una rivoluzione sta per scuotere l’università italiana. "Si sta creando un incredibile fronte compatto di persone di buona volontà che va da Napoli a Siena... Possiamo veramente creare un’onda sismica... - scrisse nel suo blog, Concorsopoli". I casi di Modena e Roma mostrano che il terremoto è già in atto: è la rivolta contro il sistema di cooptazione dei professori universitari, spesso assimilato all’affiliazione mafiosa. Dopo i primi scandali di Bari, Bologna, Firenze, Siena, Macerata, Messina e le inchieste che sono seguite, la parola d’ordine è attaccare la "razza barona", la casta che manda in cattedra figli, nipoti, cugini e amanti - ma anche amici e compagni di partito, frammassoni, colleghi di cordata.

Siti come quello di Gastaldi (che ha creato un osservatorio per segnalare in anticipo i concorsi sospetti) si moltiplicano. Si chiamano Ateneo pulito, Malauniversitas, Università degli orrori, Ateneo palermitano. Diari dell’indignazione accademica curati da chi non regge più lo strapotere degli ermellini.
Il pretesto può essere anche un convegno, come quello che si terrà sabato a Pisa, organizzato dalla massoneria toscana. Su Il Senso della misura, il blog curato dal docente Giovanni Grasso, si fa notare che "a Roma e a Pisa l’università si apre al mondo in modo diverso. Credete che la libertà di parola dei massoni sarà messa in discussione a Pisa? Credete che frange estremistiche si ricorderanno che la Toscana è stato il cuore territoriale, quanto meno, della P2?".

Nel suo Universitopoli, Marco Lanzetta, primo chirurgo italiano ad aver effettuato un trapianto di mano, ha pubblicato invece la sentenza del consiglio di Stato che lo proclama finalmente vincitore contro l’università di Varese. "I giudici riportano la legalità nei concorsi universitari", scrive. La sua, alla vigilia della riforma del sistema concorsuale - annunciata dal ministro Fabio Mussi per le prossime settimane - è una convinzione diffusa. E così il Tar di Palermo ha restituito a Maria Rita Gismondo, microbiologa della clinica Sacco di Milano, il posto da ordinario che le era stato soffiato da docenti che, è risultato poi, avevano spacciato per pubblicazioni scientifiche dei semplici atti congressuali. Lo stesso è successo a Bari, dove alcuni docenti di Diritto si sono presentati a un concorso, vincendolo, con fotocopie "edite" da un’anonima stamperia di Benevento. Sempre a Bari è stato necessario l’intervento del Tar perché un professore di biochimica ottenesse il laboratorio che gli spettava, negatogli dall’endocrinologo Francesco Giorgino, peraltro indagato dalla procura, insieme al padre, per il suo concorso da ordinario, grazie al quale ha ereditato la direzione del reparto.

Molti docenti "arrabbiati", ora, cercano di organizzarsi in un network. Fanno il tifo per i magistrati e trovano alleati anche oltre gli atenei. Come Paolo Padoin, prefetto di Padova, che alle nefandezze universitarie dedica una sezione del suo sito Rinnovare le istituzioni, scrivendo: "Manteniamo fiducia nell’azione della magistratura che, anche se in tempi biblici, dovrebbe arrivare alla definizione delle tante azioni penali pendenti in diverse sedi universitarie. Soprattutto la vicenda di Trieste, nella quale sono coinvolti quasi tutti i big di agraria, denunciati dal professor Quirino Paris... ".

Paris, docente della University of California: è emigrato lì dopo un feroce scontro con i suoi colleghi italiani proprio sulle procedure di selezione. Ha inventato un modello matematico delle parentopoli italiane e lo ha fatto pubblicare su una rivista on line americana.

Ovunque si grida alla prova truccata. I professori scrivono ai magistrati, avvertono carabinieri e finanzieri: la vita accademica procede per via giudiziaria. Chiami un docente e ti risponde: "Non posso parlare, sono in procura". Un ricercatore romano segnala in continuazione al ministero - che le gira ai pm - le sue previsioni sui vincitori dei concorsi. "In questo momento - anticipa - ce ne sono in corso due a Roma. In uno è stato richiesto, addirittura, che i candidati presentassero solo tre pubblicazioni. Una follia: significa tagliar fuori chi vanta decine di pubblicazioni internazionali".

Il Tar di Palermo, del resto, ha già sentenziato che non si può scendere, per decenza, sotto una soglia minima di dieci pubblicazioni. A Messina, l’università dove si sono laureati molti figli della ’ndrangheta, non si riesce invece a concludere un concorso di audiologia, in gestazione dal 2002. Tra i candidati, quattro nomi eccellenti: i due fratelli Motta, figli dell’otorinolaringoiatra napoletano Giovanni, e i due fratelli Galletti, figli dell’otorino messinese Cosimo. Due di loro (uno per famiglia) sono vincitori del famigerato concorso del 1988 annullato dalla Cassazione perché sfacciatamente truccato.

A giudicarli, in commissione, saranno tre professori universitari messi in cattedra dai loro genitori. Intanto, nel capoluogo siciliano s’indaga su un altro concorso, quello di Veterinaria, per il quale un gip ha deciso di sospendere il rettore Tomasello. A Siena, invece, una docente, assistita dall’avvocato Massimo Rossi, ha fatto aprire una nuova inchiesta: le è bastato allegare alla denuncia una mail, da lei intercettata, scambiata tra i commissari di un concorso. "Non mi sono sentita in imbarazzo nell’avanzare la proposta di scorrimento della professoressa T. a professore di prima fascia. La candidata ha un curriculum serio".

In effetti, otto mesi dopo la professoressa ottiene lo "scorrimento" a professore ordinario. Ma in Italia divinare il nome del vincitore è quasi la norma: il nome dell’idoneo è deciso in anticipo dalla facoltà nel momento in cui "chiede" il posto. Tutto il resto (pubblicazione del bando in gazzetta ufficiale, elezione dei commissari, loro convocazione nella sede con relativa ospitalità in albergo, prove scritte e orali) è un’inutile messa in scena che per ogni "valutazione comparativa" costa, in media, 20mila euro alle casse dello Stato.

Mentre l’università vive la sua "Mani pulite", i concorsi languono. I posti da associati e ordinari non si bandiscono da maggio del 2006, quelli per ricercatore sono stati, nel 2007, 1188 contro i 1618 del 2006 e contro i 2514 del 2005. Ora, però, stanno per ripartire: Mussi ha stanziato 40 milioni di euro e ha varato un nuovo regolamento che dovrebbe limitare la sfera d’influenza dei commissari, sottoponendo in prima battuta tutti i candidati al giudizio di revisori anonimi. E si torneranno anche ad assumere associati e ordinari. Ma non con il vecchio sistema di concorsi, considerato "un atto di ostilità che ha devastato qualità e bilanci": la riflessione è di Pier Ugo Calzolari, rettore di Bologna, e apre un altro sito di "controinformazione" sugli scandali accademici, Scienzemedicolegali.

L’ateneo bolognese è stato il primo a tentare di reagire agli scandali con un codice etico per prevenire le assunzioni di parenti negli stessi dipartimenti, molto frequenti durante il rettorato precedente del potentissimo Fabio Roversi Monaco. In Paesi come la Nuova Zelanda o il Canada norme di questo tipo già da anni correggono i conflitti d’interesse non solo tra parenti ma anche tra amici o tra colleghi di studi professionali privati che insegnano nell’università. Lo rivendicano anche molti docenti che vogliono il cambiamento.

A Bari, per esempio, è la battaglia del magistrato (e docente di diritto canonico) Nicola Colaianni e dell’associato Carlo Sabbà, che ha fatto aprire, con le sue denunce, l’inchiesta sui concorsi pilotati a Medicina interna nella quale figurano, tra gli indagati - oltre all’ordinario di Medicina interna Giuseppe Palasciano - anche nomi eccellenti, come il milanese Pier Mannuccio Mannucci. Nel capoluogo pugliese, però, dove famiglie come i Massari o i Girone hanno fatto il pieno di cattedre e dove i baroni avevano, fino a poco tempo fa, persino i posti barca gratuiti sul lungomare, le resistenze sono ancora fortissime. Una prima bozza, però, è stata approvata a dicembre e vieta esplicitamente l’assunzione di parenti e altri docenti all’interno delle facoltà. Forse qualcosa cambierà.


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mercoledì 23 gennaio 2008
ore 12:01
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 22 gennaio 2008
ore 19:21
(categoria: "Vita Quotidiana")



Corte Strasburgo condanna Parigi
per l’adozione negata a una lesbica

STRASBURGO - La Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato la Francia per aver rifiutato a una lesbica l’autorizzazione ad adottare un bambino. Con dieci voti contro sette la Corte ha decretato che Parigi ha violato l’articolo 14 (divietod id iscriminazione) e l’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Una sentenza che potrebbe avere riflessi per altre adozioni gay in Europa.

I giudici di Strasburgo hanno stabilito che le autorità francesi dovranno versare alla maestra elementare E.B., 45 anni, la somma di 10 mila euro per danni morali e dovranno impedire che simili discriminazioni si ripetano in futuro.

"Questa sentenza avrà conseguenze importanti - ha affermato l’avvocato di E.B., Caroline Mecary - d’ora in poi la Francia non potrà più negare l’adozione a una persona non sposata sulla base della sua omosessualità".

Il caso era finito a Strasburgo nel 2002, dopo che la Corte di Cassazione aveva respinto il ricorso della donna sostenendo che il no alla domanda di adozione presentata quattro anni prima era dettato dalla sua "scelta di vita" e non dalla sua omosessualità. Un no che il giudice di prima istanza aveva motivato con l’assenza di una figura paterna e con il ruolo poco chiaro della partner di E.B., una psicologa con cui convive dal 1990. Ma la Sezione allargata (Grand Chamber) della Corte europea ha valutato che il diniego era legato all’orientamento sessuale dell’aspirante madre adottiva, anche perché la Francia riconosce le adozioni per i single.

Per la Corte europea, il più importante organo giurisdizionale in materia di diritti umani, "l’influenza dell’omosessualità sulla valutazione" del tribunale francese "non solo è stata accertata, ma è risultata essere il fattore decisivo" nel respingere la domanda.

In Francia sono in vigore istituti giuridici simili ai Pacs proposti per l’Italia che regolano i diritti delle coppie di fatto, anche omosessuali, ma non esiste alcuna legislazione precisa sulle adozioni gay.


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martedì 22 gennaio 2008
ore 11:36
(categoria: "Vita Quotidiana")



Morto il partigiano Boldrini
lo storico "comandante Bulow"

E’ morto Arrigo Boldrini, lo storico comandante partigiano ’Bulow’ e presidente onorario dell’Anpi.
Aveva 92 anni e dall’8 gennaio era ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Ravenna.
Per molti anni presidente nazionale dell’Anpi, era nato nella città romagnola il 6 settembre 1915. Da tempo viveva in un cnetro gestito da un amico sacerdote.

Il 4 dicembre 1944 i partigiani di Boldrini, comandante della 28/a Brigata Garibaldi ’Mario Gordini’, e i reparti alleati dell’VIII Armata britannica liberarono Ravenna con un’offensiva combinata. Esattamente due mesi dopo ’Bulow’ fu decorato con la medaglia d’oro al valor militare, con una grande manifestazione pubblica nella piazza di Ravenna, dal generale Richard McCreery, comandante dell’Ottava Armata.

Si portava appresso quel nome di battaglia per le sue capacità militari. Durante una riunione clandestina disse che non si poteva abbandonare la pianura al nemico tedesco, che era necessaria la ’pianurizzazione’ della guerra partigiana, fino a liberare Ravenna. I suoi compagni lo ascoltarono poi uno di loro (poco dopo fucilato dai nazisti) sentenziò: ’Mo’ chi sit, Bulow?, cioè ’Ma chi sei, Bulow?’, alludendo al generale tedesco che sconfisse Napoleone.

Dopo la guerra Boldrini fu componente dell’Assemblea Costituente, parlamentare dal ’53 al ’94, presidente Anpi, oltre che dirigente nazionale del Pci: "La tua azione - ricordò da presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un messaggio di auguri per il novantesimo compleanno - è sempre stata ispirata a principi di libertà e di democrazia, valori che nel ruolo di presidente dell’Anpi hai promosso presso le nuove generazioni, mantenendo desta la memoria storica di quell’ eroico e drammatico periodo fondante della nostra repubblica".

E proprio alla battaglia per non far affievolire i valori della Resistenza Boldrini ha dedicato tutta la sua vita.
E’ stato lo storico presidente e animatore dell’Anpi (l’associazione partigiani d’Italia). Ed è rimasto famoso l’appello lanciato nell’agosto 2004, nell’ultimo discorso da presidente, quando la maggioranza al governo annunciò di voler tagliare i fondi proprio per la celebrazione dei sessant’anni della Resistenza. Chiese contributi ai Comuni e ai cittadini "perchè - aveva detto - bisogna ricordare degnamente il cemento dell’identità e dell’unità nazionale".

Durante una manifestazione per il cinquantesimo della Resistenza, lo stesso Boldrini sintetizzò così il suo messaggio: "Noi abbiamo combattuto per quelli che c’erano, per quelli che non c’erano e anche per chi era contro...". Questa - ricordano in tanti - è stata sempre la sua profonda, autentica e leale convinzione.


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martedì 22 gennaio 2008
ore 09:59
(categoria: "Vita Quotidiana")





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