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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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mercoledì 2 novembre 2005
ore 09:42
(categoria: "Vita Quotidiana")



Iran, bombe contro società inglesi
Attacchi agli italiani "sionisti"

L’Iran insiste. Dopo gli attacchi ad Israele, da Teheran rimbalzano accuse verso gli italiani "sionisti" e verso la famiglia Agnelli. Inoltre, a dare un senso alla nuova linea del presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad, arriva la notizia di una sostituzione di massa degli ambasciatori giudicati troppo moderati. Nel frattempo due ordigni di modesto potenziale sono scoppiati in mattinata davanti agli uffici di due compagnie britanniche, la British Airways e la British Petroleum, in piena Teheran.

L’attentato segna un ennesimo aumento della tensione dopo le polemiche seguire alle dichiarazioni del presidente Mahmoud Ahmadinejad contro Israele. Parole che hanno dato origine alla fiaccolata di solidarietà organizzata dal Foglio sotto l’ambasciata iraniana che si terrà domani sera a Roma. Ma da Teheran arriva l’annuncio di una mobilitazione sotto l’ambasciata italiana. E l’agenzia privata d’informazione, Fars, bolla come "sionisti" tutti coloro che parteciperanno alla fiaccolata e attacca la famiglia Agnelli parlando di un "complotto sionista" per uccidere Edoardo Agnelli (che nella versione iraniana si era convertito allo sciismo) e dare il potere alla famiglia Elkann. Parole che assumono un significato particolare se si pensa che la Fiat ha in programma la costruzione di due stabilimenti vicino Teheran.

Via gli ambasciatori moderati
L’Iran ha annunciato la sostituzione del suo ambasciatore a Londra, considerato un riformista che voleva più stretti legami con l’Occidente. L’allontanamento del diplomatico si inserisce in una profonda riorganizzazione del corpo diplomatico iraniano. Secondo la stampa iraniana riformista verranno sostituiti anche gli ambasciatori in Francia, Germania e a Ginevra. E in generale, le persone che, fino alla scadenza del mandato del presidente Mohammad Khatami nella primavera scorsa, erano impegnate nei negoziati con l’Unione europea sul programma nucleare di Teheran.

Manifestazioni anti Usa
Nel frattempo a Teheran continuano le manifestazioni organizzate dalle autorità per ricordare il 25esimo anniversario dell’occupazione dell’ambasciata americana. Migliaia di persone, fra cui molti bambini delle scuole, sono stati portati davanti all’edificio che ospitava l’ambasciata, dove hanno scandito slogan come: "Morte all’America", "Morte a Israele", oppure "La tecnologia nucleare è un nostro diritto". Studenti iraniani occuparono l’ambasciata americana nel novembre 1979 dopo che Washington aveva autorizzato il deposto Scià a farsi curare negli Stati Uniti. Gli studenti tennero in ostaggio i 53 diplomatici e impiegati dell’ambasciata per 444 giorni. Da allora Stati Uniti e Iran non intrattengono più relazioni diplomatiche.


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sabato 29 ottobre 2005
ore 09:30
(categoria: "Vita Quotidiana")



L’arroganza dei guerrieri ha travolto la Casa Bianca
di VITTORIO ZUCCONI

Si sentivano sicuri, invulnerabili, onnipotenti, i cavalieri della guerra preventiva e i loro scudieri. Quando cominciarono nel 2003 le indagini sulla "fuga" del nome di un funzionario della Cia coperto dal segreto, risero, dissero che era un "nadagate", un "nothingburger", una polpetta di aria fritta. Loro erano i neocon, i liberatori del mondo, i cavalieri della giustizia, i "Vulcans" come erano stati soprannominati ricordando i guerrieri invincibili di Star Trek, e avrebbero distrutto chiunque avesse osato mettersi sulla loro strada.

Oggi, il loro uomo di punta dentro la Casa Bianca, il protetto di Dick Cheney e il discepolo prediletto di Paul Wolfowitz, Lewis Scooter Libby contempla cinque incriminazioni e 30 anni di possibile galera e si è dimesso. Molti altri, compreso il vice presidente Cheney, dormono notti inquiete pensando a che cosa potrebbe raccontare e patteggiare per risparmiarsi il carcere. Il "nadagate", lo scandalo fatto di nulla come di nulla erano fatti il Watergate, l’Irangate, il Sexgate, era, come i suoi predecessori, un polpetta avvelenata dal solito tossico, dall’arroganza del potere.

Il crepuscolo del leader dei "Vulcans" comincia un sabato 6 luglio 2003, con un articoletto di 1.400 parole. Quando la copia del New York Times piombò sulle scrivanie della Casa Bianca quel sabato, le "gates", o cancelli dell’inferno giudiziario che condusse la politica americana negli incubi del Watergate, dell’Irangate, del Monicagate, si riaprirono, per inghiottire un’altra amministrazione nel fossato della propria arroganza e della propria paura.

Nella penultima pagina del quotidiano più venerato e detestato d’America, tra editoriali e opinioni, un ambasciatore senza ambasciata, un nessuno nel teatro del potere americano, Joseph C. Wilson, scriveva, sotto il titolo "Che cosa non ho trovato in Africa" tra le altre questa frase: "Non ho altra scelta che concludere (dopo la mia missione in Niger) che parte dell’intelligence sul programma nucleare iracheno è stata distorta per esagerare la minaccia posta dall’Iraq".

Per il pubblico del lettori, quella fu una mattina di mezza estate come mille altre. Per la Casa Bianca, per il riferimento e protettore dei neocon dentro la Presidenza, per Dick Cheney e per il suo braccio destro, Lewis Libby detto "scooter" perché da bambino zampettava ovunque, fu una sirena d’allarme che lacerò il senso di sicurezza e di "hybris", di superbia ideologica che li aveva avvolti e accecati.

L’occupazione dell’Iraq per impedire che "il fumo della sua pistola assumesse la forma di un fungo atomico" come per mesi ci avevano ripetuto il presidente e i suoi portavoce, era arrivata al quinto mese e a 204 morti americani più legioni sconosciute di civili, soldati e guerriglieri iracheni.

L’opinione pubblica americana, i media erano ancora psicologicamente "embedded", incastrati nel bozzolo di patriottismo costruito dallo shock dell’11 settembre e soltanto i primi dubbi su quello spaventoso arsenale immaginario increspavano il sostanziale consenso attorno a Bush. Ma Cheney, il suo "Scooter" che ora rischia 30 anni per cinque reati di falsa testimonianza e ostruzione di giustizia, il resto dei "Vulcans" sapevano quello che allora soltanto si sospettava: che l’intero dossier Saddam era tessuto di esagerazioni, montature, conclusioni e minacce costruite, come Paul Wolfowitz si era lasciato sfuggire in un’intervista, "per ragioni di consenso burocratico", per trovare qualcosa che convincesse i recalcitranti alla guerra, come Colin Powell al Dipartimento di Stato e George Tenet (un residuato clintoniano) alla Cia.

La risposta dei guerrieri fu dunque proporzionale al terrore che quella ammissione dell’ambasciatore aveva scatenato in loro, che quelle poche parole fossero il filo di verità che avrebbe potuto dipanare l’intera maglia di bugie e di esagerazioni. Sappiamo ora, grazie al bravissimo, severo e indipendente inquisitore Pat Fitzgerald, che al massimo livello di governo, nell’ufficio del vicepresidente, si decise di lanciare un’altra guerra preventiva contro il nuovo nemico, contro quel Wilson e soprattutto contro la moglie, Valerie Plame, funzionaria della Cia, agente "Noc" (senza copertura ufficiale) comunque responsabile di un delicatissimo incarico, che aveva inviato il marito in Niger a smontare la patacca della "polvere gialla", l’uranio cercato da Saddam.

E qui sta la chiave per capire questo nuovo "gate", questo nuovo pasticcio che sta scuotendo la presa della banda dei falchi sul timone dell’America. Il fatto che quell’acquisto di uranio non fosse mai avvenuto, che il documento italiano fosse una vistosa patacca, che Saddam Hussein non possedesse, pur desiderandole ardentemente, armi atomiche, era stato ammesso addirittura dalla stessa Casa Bianca, quando la menzione della "polvere gialla" fatta nel discorso sullo Stato dell’Unione, sei mesi prima la rivelazione di Wilson, era stata ritirata e le fonti ufficiali avevano affermato che "le 16 parole" pronunciate da Bush riprendendo un informazione dei servizi britannici "non avrebbero dovuto essere presenti".

Perché dunque Cheney, il "Darth Vader" della guerra all’Iraq, Libby, il suo uomo di mano, e forse altri, lanciano una campagna per demolire l’ambasciatore e stroncare la moglie funzionario della Cia, quando la loro "rivelazione" era ormai pacifica? Perché, esattamente come 30 anni prima sotto il regno di Nixon, era arrivato il tempo di condurre una resa dei conti definitiva tra le bande e le agenzie in guerra tra loro a Washington.

Nel blando scoop del New York Times, i "Vulcans" videro il segnale di una possibile guerra aperta della Cia, sempre contraria alla guerra e recalcitrante nel fornire le "prove" che Cheney e Wolfowitz chiedevano per "vendere" l’invasione dell’Iraq. Videro il rischio di un ammutinamento dei dissidenti al Dipartimento di Stato e alla Agenzia contro il Pentagono e la Casa Bianca. Un segnale mafioso, si direbbe in Italia, la gambizzazione di una funzionaria minore, la Plame, per ammonire tutti e che la Cia accolse denunciando penalmente "gli ignoti" che avevano fatto lo "outing" della sua funzionaria.

Guerra per bande, dunque e, dice oggi il dispositivo di incriminazione, fu addirittura Cheney, il burattinaio di questa Presidenza, il referente dei neocon a riferire al suo uomo Libby il nome e l’incarico della moglie dell’ambasciatore, che poi passò ai reporters "confidenzialmente".

La legge degli scandali politici americani è scattata implacabile, grazie alla forza di una magistratura che finora è riuscita a mantenersi indipendente dal potere politico di turno. Non è quello che fai, ma quello che fai per nascondere quello che hai fatto che spalanca le "gates", i cancelli. E rivela l’esistenza della più micidiale arma di autodistruzione di massa: la coda di paglia.


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venerdì 28 ottobre 2005
ore 19:38
(categoria: "Vita Quotidiana")



Vivo sola, soletta
là in una bianca cameretta:
guardo sui tetti e in cielo;
ma quando vien lo sgelo
il primo sole è mio
il primo bacio dell’aprile è mio!
Germoglia in un vaso una rosa...
Foglia a foglia la spio!
Cosi gentile
il profumo d’un fiore!


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venerdì 28 ottobre 2005
ore 18:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



Non dico una balena,
o un mappamondo,
o un Viso tondo
da luna piena,
ma magra, proprio magra, no e poi no!
Le donne magre sono grattacapi
e spesso... sopraccapi...


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venerdì 28 ottobre 2005
ore 17:52
(categoria: "Vita Quotidiana")



per un’amica

Sulla morte
Kahlil Gibran

Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.
E lui disse:
Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.

Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell’eternità.
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l’impronta regale?
E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?

Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos’è emettere l’estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.


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venerdì 28 ottobre 2005
ore 15:52
(categoria: "Vita Quotidiana")



per un’amica

Non rimpiango, non chiamo, non piango
tutto passa, come fumo dai bianchi meli (...)
noi, tutti noi qui siamo caduchi,
cola silente dagli aceri il rame (...)
Sia così benedetto per sempre
quel che venne a fiorire e morire
(s.a.esenin)


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mercoledì 26 ottobre 2005
ore 17:03
(categoria: "Vita Quotidiana")



CANZONE PER UN’AMICA

Vorrei sapere a che cosa e’ servito
vivere amare e soffrire
spendere tutti i tuoi giorni passati
se presto hai dovuto partire.


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martedì 25 ottobre 2005
ore 19:31
(categoria: "Vita Quotidiana")



per un’amica

Piccolo Iddio! Amore, amore mio,
fior di giglio e di rosa.
Non saperlo mai per te,
pei tuoi puri occhi,
muor Butterfly...
perché tu possa andar
di là dal mare
senza che ti rimorda
ai di maturi, il materno abbandono.
O a me, sceso dal trono
dell’alto Paradiso,
guarda ben fiso, fiso di tua madre la faccia!
che ten resti una traccia, guarda ben!
Amore, addio! addio! piccolo amor!


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martedì 25 ottobre 2005
ore 19:28
(categoria: "Vita Quotidiana")



Ma prima... ridi amor... prima sarai
fucilato - per finta - ad armi scariche...
Simulato supplizio. Al colpo... cadi.
I soldati sen vanno... - e noi siam salvi!


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martedì 25 ottobre 2005
ore 19:15
(categoria: "Vita Quotidiana")





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