Spritz.it - ecce_'s HOME - BLOG DIRECTORY - IL TUO BLOG - Segnala qs BLOG




NICK: ecce_
SESSO: m
ETA': 33
CITTA': padova
COSA COMBINO:
STATUS: single

[ SONO OFFLINE ]
[PROFILONE COMPLETO]

[ SCRIVIMI ]



STO LEGGENDO


HO VISTO



STO ASCOLTANDO


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO


ORA VORREI TANTO...


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...


OGGI IL MIO UMORE E'...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

 


MERAVIGLIE

Nessuna scelta effettuata








Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

(questo BLOG è stato visitato 27387 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite,


ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


mercoledì 24 ottobre 2007
ore 10:42
(categoria: "Vita Quotidiana")





"Neonato omosex" in un manifesto choc
L’ArciGay: «Messaggio forte e chiaro. L’omosessualità non è una scelta ma un dato immutabile da rispettare»

FIRENZE — Il testimonial è un neonato. Un bel bambino roseo e paffuto, la mano sinistra protesa verso la bocca nel gesto, sublime e atavico, della suzione del pollice. Una perfetta e tranquillizzante icona dell’infanzia, quell’immagine, se non ci fosse qualcosa di inusuale e «diverso». Una fascetta da polso sulla quale, invece del nome del piccolo, c’è scritto homosexuel, omosessuale in francese. Il neonato gay è l’ultima trovata di una campagna pubblicitaria contro le discriminazioni di genere che la Regione Toscana ha presentato ieri con il patrocinio del ministero delle Pari opportunità provocando proteste e polemiche. Il manifesto, stampato in migliaia di copie, sarà affisso sui muri delle città toscane, negli uffici pubblici, davanti alle scuole.

Diventerà il frontespizio di cartoline, copertina di brochure e depliant. E sarà pure il logo di una «due giorni», venerdì e sabato, contro le discriminazioni — inserita nel Festival della Creatività — alla quale parteciperanno il ministro Barbara Pollastrini, i governatori Claudio Martini e Nichi Vendola, esperti e studiosi internazionali. Durante l’evento sarà allestita anche una mostra con i manifesti anti omofobia realizzati in altri paesi europei e negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda e in Canada. L’idea del manifesto choc, che ha provocato una raffica di giudizi negativi ma anche l’approvazione delle organizzazioni gay, è venuta ad Agostino Fragai, Pd, assessore ai Diritti dei cittadini e al suo collaboratore Alessio De Giorgi, presidente dell’ArciGay toscana.

«Con questa immagine lanciamo un messaggio forte e chiaro — spiega De Giorgi —. L’omosessualità non è una scelta ma un dato immutabile da rispettare». L’immagine del neonato gay è stata realizzata dalla fondazione canadese Emergence, organismo che si batte contro la discriminazione di genere, e ceduta gratuitamente alla Toscana. Regione italiana all’avanguardia in questo campo, che già nel 2004 ha varato una legge contro le discriminazioni sessuali e pochi mesi fa ha presentato una carta prepagata, con un contributo pubblico, per agevolare l’inserimento nel mondo del lavoro di transessuali e transgender. Anche allora ci furono polemiche.

«La Toscana è all’avanguardia e l’Italia dovrebbe seguirla» hanno commentato il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, e Franco Grillini, parlamentare della Costituente socialista e leader storico del movimento omosessuale in Italia. Di segno apposto i commenti del centrodestra. Il capogruppo dell’Udc alla Camera, Luca Volontè, giudica il manifesto raccapricciante: «Strumentalizzare i neonati per far credere che le pulsioni omosessuali siano una caratteristica innata — dice — è un atto fuorviante e vergognoso sotto il profilo scientifico e sociale». Isabella Bertolini, vicepresidente de deputati di Forza Italia: «Dopo la tessera sanitaria per gli immigrati, la regione rossa tenta di affermare un modello alternativo di società dove domina l’indeterminatezza sessuale. E per raggiungere l’obiettivo usa un neonato in modo strumentale e ideologico». Massimo Polledri (Lega) parla di propaganda simile a quella adottata dal regime durante il ventennio fascista quando i bambini erano vestiti da balilla, chiede che i manifesti siano ritirati e annuncia un’interrogazione parlamentare.


LEGGI I COMMENTI (7) - SEGNALA questo BLOG

mercoledì 24 ottobre 2007
ore 08:59
(categoria: "Vita Quotidiana")





COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

martedì 23 ottobre 2007
ore 09:26
(categoria: "Vita Quotidiana")



Cibi al veleno, mozzarella e carne, ecco i gangster della tavola
di PAOLO BERIZZI

CASERTA - Le mozzarelle galleggiano nella vasca di raffreddamento. Sbattono una contro l’altra. Hanno cortecce nodose, imperfette. Il tempo di arrivare a temperatura, di rassodarsi, e un nastro d’acciaio le destina alla salamoia, ultima liturgia prima del confezionamento.

"Queste se ne vanno in America" fa il casaro senza staccare gli occhi dalle sue creature. Sono mozzarelle di bufala taroccate. Piene di latte boliviano. Latte in polvere rigenerato, corretto col siero innesto e mischiato con quello locale casertano, che costa quattro volte tanto e per questo sta attraversando un periodo di vacche magre. Il "boliviano" arriva ogni settimana via Olanda ai porti di Napoli e Salerno. Con le loro autocisterne i produttori campani si attaccano alle navi come fossero mammelle. Fanno il pieno. Poi riempiono i serbatoi dei caseifici. Agro aversano, litorale domizio, alto avellinese, salernitano.

Incrociano e imbastardiscono. E guadagnano. Le bufale bolicasertane il casaro le piazza sul mercato a 6 euro al chilo anziché 9. Per produrle spende una miseria. La materia prima per fare un chilo di mozzarella costa circa 5 euro. Il latte di bufala 1,35 al kg. Con 1 kg di latte boliviano (50 centesimi) di chili di mozzarella se ne fanno 5. Una "bufala" delle bufale che ammazza il mercato. Una delle tante sofisticazioni che infettano le terre da dove vengono i migliori e anche i peggiori prodotti agro alimentari su piazza. Puglia, Campania, basso Lazio.

E’ un mondo senza etica e con regole fisse (le loro) quello dei pirati della tavola. Abbattere i costi. Creare un prodotto mediocre, a volte immangiabile. Che però viene immesso normalmente sul mercato. Rischi bassissimi, ottimi guadagni, possibilità di riciclare ingenti quantità di denaro. "Il business più fiorente è il riciclaggio di prodotti scaduti - dice il colonnello Ernesto Di Gregorio, comandante dei Nas di Napoli con delega su tutto il Sud - . Poi, certo, i tarocchi: latticini, olio, vino, concentrato di pomodoro, carne, pesce". Sconfezionano e riconfezionano gli spacciatori di cibo. Appiccicano etichette posticce, "rinfrescano" prosciutti e salami. Tengono in vita la carne con nitrati e solfiti. I primi abbattono la flora batterica, i secondi mantengono il colore.

Così hamburger e salsicce possono resistere per giorni, senza dare nell’occhio, al banco della vendita. "Tagliano" le mozzarelle, le sbiancano, le gonfiano. Allungano e colorano l’olio, impestano il vino. Sganciano bombe sul nostro sistema gastrointestinale e circolatorio.

Sono banditi della tavola. Professionisti della frode capaci di inserirsi nella catena della piccola e della grande distribuzione, di puntellare con quintali di merce truccata un mercato che rende qualcosa come 1 miliardo di euro l’anno. Smerciano prodotti che invadono le nostre tavole, che riempiono gli scaffali delle botteghe e dei supermercati, che ritroviamo proposti nei menù dei ristoranti e in quelli meno ambiziosi delle mense e delle tavole calde. Aziende, uffici pubblici, navi, caserme. "Vede, queste invece vanno al Nord. Ormai su la bufala la trovi dappertutto, e la compri anche bene". L’uomo ha un faccione ispido. I polpastrelli duri e ustionati (mettete le mani nella pasta di latte a 90 gradi per vent’anni).

I modi smaliziati del sensale di un tempo. Apprezza il "don" anteposto al nome. "’A bufala piace a tutti, ce la chiedono, e noi gliela mandiamo... ", gongola. E’ un produttore sofisticatore. Tarocca mozzarelle e ricotte. Le produce mischiando latte bufalino locale e latte congelato e liofilizzato proveniente dall’estero. Cagliate targate Romania, Ungheria, Polonia, Estonia, Lituania. E, ultima novità, il "boliviano". "Almeno la metà dei 130 caseifici che hanno il marchio Dop sofisticano la mozzarella di bufala", è l’allarme lanciato da Lino Martone, segretario del Siab, il sindacato degli allevatori bufalini di Caserta. "Non è così, il prodotto Dop, almeno quello, lo garantiamo", replica Luigi Chianese che del consorzio Mozzarella di bufala campana è il presidente. "Con gli altri prodotti forse qualche problemino c’è - ammette - ma dobbiamo ancora capire bene dove sta".

Pare tutto perfetto, tutto normale in questo caseificio di Cancello e Arnone. Alto casertano, 5 mila anime a cavallo delle due rive del Volturno. Una densità casearia pari a quella camorristica. Trattori e Mercedes tirate a lucido. Fa impressione vederle scivolare tra le campagne impregnate di diossina (per questo, dice Guglielmo Donadello di Legambiente, "la mozzarella campana oggi è uno dei prodotti più pericolosi d’Italia"). Al volante, uomini in canotta e in età matura. Accade a Casal di Principe, a Castel Volturno, a Grazzanise, a Marcianise. Sono i feudi del clan dei casalesi, i potenti camorristi le cui fortune milionarie poggiano soprattutto sul calcestruzzo. Ma non solo. Nascono come allevatori e casificatori i casalesi, molti di loro continuano il mestiere (come racconta un’indagine della Dda di Napoli). Le famiglie Schiavone, Zagaria, Iovine: ognuna ha parenti che allevano bufale e vacche. Ognuna rifornisce caseifici o ne possiede.

Come Claudio Schiavone, cugino del boss Francesco "Sandokan" Schiavone. Una stradina defilata di Casal di Principe. Vendita di latticini al minuto. Dicono le mozzarelle di bufala più buone della zona. "I più bravi nel settore sono proprio loro, i casalesi", ragiona un esperto che è anche conoscitore delle tecniche di adulterazione dei derivati del latte.

Ci sono caseifici che spuntano come funghi nella notte. Senza licenza edilizia. Vi lavorano, in media, una decina di persone. Se il capo ordina, bisogna obbedire. Truccare. "Il latte di bufala concentrato, unito al siero dolce, ti dà una mozzarella gonfiata dieci volte superiore al normale" - spiega ancora Martone che ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica. C’è qualcosa che non va nell’area dop (250 mila bufale) da Latina a Foggia passando da Caserta e Salerno.

"Molte aziende rifiutano il latte di bufala nostrano. Il prezzo alla stalla è sceso di 20 centesimi al litro. Eppure la produzione di mozzarelle non diminuisce, anzi. E allora: con che latte le fanno?". Con le cagliate romene. Le congelano di inverno e le scongelano d’estate, quando la richiesta di latticini aumenta del 30 per cento. Per sbiancarle (arrivano in Italia scurite dal tempo e dal viaggio) usano la calce e la soda caustica. La usano anche per correggere l’acidità della mozzarella. O per "tirare" la ricotta, perché così si accelera il processo di separazione del grasso dal siero e si favorisce l’affioramento del formaggio fresco. In certi caseifici tengono scorte di sacchi di calce.

"Quando li becchiamo il casificatore si giustifica dicendo che serve per pitturare una parete scrostata" - dice il colonnello Di Gregorio. Dal suo ufficio all’ultimo piano di una torre del centro direzionale di Napoli, tra la Procura e il carcere di Poggioreale, si domina un pezzo di città. "Sequestriamo di tutto, anche l’inimmaginabile. La calce qui la mettono pure sullo stoccafisso, per sbiancarlo e renderlo più morbido".
Ne combinavano di tutti i colori al mercato ittico di Porta Nolana, il più antico di Napoli. I Nas l’hanno chiuso il 29 luglio. Sequestro di tutta l’area. Rivolta dei venditori. Decine di cassonetti bruciati. Igiene sanitaria da suk terzomondiale. Molluschi turchi e greci importati coi Tir, moribondi, marci, rianimati con acqua di mare. Anguille cinesi vendute come pescato locale.

Dal mare si risale verso i piccoli centri dell’entroterra campano. Per fare una prova abbiamo bussato in una macelleria dalle parti di Baiano, ai confini dell’Agro Nolano: "Ho della carne in scadenza, manzo, la ritirate?". "Per questo mese siamo a posto, ma se ripassate tra una decina di giorni ve la ritiro", ha risposto il figlio del titolare. Siamo in area dot: denominazione origine tarocca. Mani esperte manipolano i cibi, li ingentiliscono dopo averli acquistati già "avviati" dall’Est europeo. Prendiamo la pummarola. "Le importazioni dalla Cina sono triplicate del 207 per cento, con un trend che porterà in Italia oltre 150 milioni di chili a fine anno - spiega Vito Amendolara, direttore della Coldiretti campana - Il concentrato di pomodoro che arriva a Napoli e Salerno viene rielaborato, riconfezionato, etichettato e esportato come Dop".

Un flagello, da queste parti, la sofisticazione. I rapporti delle operazioni dei Nas e dei Nac dei carabinieri disegnano una mappa che parte dal Lazio, taglia la Campania e piega verso Puglia e Sicilia, lambendo anche la Basilicata che si sta affacciando sul mercato della pirateria agro alimentare. Cinquecento chili di capperi marocchini spacciati come "di Pantelleria". Quintali di miele moldavo pieno di pesticidi. Centinaia di fusti di sale industriale - estratto dalle saline nordafricane infestate dai colibatteri fecali - smerciato come sale alimentare. Tutta roba scoperta nell’hinterland napoletano, e destinata con marchio falsificato al mercato nazionale e internazionale. Sulla torta del cibo truccato la camorra ha messo le mani da tempo, assieme alle organizzazioni criminali dell’Est europeo e cinesi. Un coinvolgimento organico di cui la Dia ha preso atto. La stessa cosa avviene in Puglia. Qui il prodotto taroccato per eccellenza è l’olio. La molitura delle olive e l’imbottigliamento rappresentano, da soli, il 2 per cento del Pil regionale.

Peccato che gli ulivi siano diventati terra di conquista dei corsari. L’extravergine d’oliva "corretto": è questo il loro fiore all’occhiello. Importano olio di colza o di nocciolino dalla Spagna, dalla Turchia, dalla Grecia, dalla Tunisia. Lo allungano col verdone per dargli il colore. Lo profumano. "Almeno il 75 per cento del nostro olio non ha una chiara origine certificata - dice Antonio De Concilio della Coldiretti pugliese - . In pratica è ad alto rischio sofisticazione". Un litro di extravergine vero costa 5 o 6 euro, farlocco 50 o 60 centesimi. Ma dove finisce? Chi lo compra? Finisce nelle grandi catene dei discount. Nelle botteghe di paese. Nelle mense pubbliche e private, nelle pizzerie.

Ne ordina grandi partite chi deve sfamare senza pretese tante persone. Come il vino a 50 centesimi a bottiglia. Rita Macripò è il presidente delle Cantine Lizzano, Taranto, dal 1957: 21 dipendenti, 600 soci consorziati. "Come fanno? Acquistano uva da tavola, la correggono con acido tartarico e coloranti. Quando i Nas o la Guardia di Finanza vanno nelle aziende - a volte sono semplici cisterne e basta - nell’ufficio anziché i libri contabili trovano le pistole". Sta girando una voce nel tarantino. Gli investigatori la ritengono attendibile. Dei produttori locali avrebbero ordinato partite enormi di tannino cinese di origine sintetica. Servirà a "correggere", a produrre bottiglie da vendere a 40 centesimi.

"Certe catene se ne fregano che sia robaccia - dice Macripò - . La comprano e basta. Faccio un esempio. A Taranto ci sono 40 mila marinai. Vuol dire un quarto di vino a testa al giorno. Fanno 10 mila litri al giorno, cioè 100 quintali, cioè 365 quintali l’anno. Secondo lei la Marina Militare che vino compra? Il nostro che costa 2,5 euro o quello che costa 40 centesimi? Pretendono tutti prezzi sempre più bassi. Così i produttori onesti vengono sbattuti fuori dal mercato".

A fianco del listino prezzi abbattuto, scoprendo i magheggi dei pirati agroalimentari, ritornano alla mente i sacchi di calce. I caseifici a scomparsa e le mozzarelle drogate. L’olio pitturato, il vino sintetico. Il pesce in coma. Il menù dell’altra alimentazione.


COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

lunedì 22 ottobre 2007
ore 21:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



"La mafia? E’ la prima azienda italiana"
Per Sos Impresa 90 mld di utili l’anno

ROMA - Con un utile annuo pari a 90 miliardi di euro, una cifra equivalente a cinque manovre finanziarie o, se si preferisce, alla somma di otto "tesoretti", l’"azienda mafiosa" si classifica al primo posto nella classifica dell’imprenditoria italiana. Un primato difficile da spodestare, dato che il giro d’affari che ruota intorno a sfruttamento della prostituzione, traffico di droga e armi, estorsione, rapine e usura non sembra conoscere crisi.

Il rapporto sulla criminalità di "Sos Impresa" della Confesercenti delinea un quadro drammatico. In base ai dati raccolti, l’usura rappresenta la principale fonte di business criminale per la mafia, con circa 30 miliardi di fatturato. Il racket frutta ai clan 10 miliardi, 7 miliardi arrivano dai furti e dalle rapine, 4,6 dalle truffe, 2 dal contrabbando, 7,4 dalla contraffazione e dalla pirateria, 13 dall’abusivismo, 7,5 dalle mafie agricole, 6,5 dagli appalti e "solo" 2,5 dai giochi e dalle scommesse.

Dati che fanno ancora più impressione, se messi in relazione a tutti gli organismi e ai cittadini coinvolti nel giro dell’illegalità. Il racket delle estorsioni coinvolge 160 mila commercianti italiani, con una quote di oltre il 20 per cento dei negozi e punte dell’80 per cento negli esercizi di Catania e di Palermo. I commercianti e gli imprenditori subiscono 1.300 reati al giorno, praticamente 50 l’ora.

La collusione degli imprenditori. "Uno degli elementi che colpisce maggiormente - sottolinea il documento - è l’espansione della cosiddetta "collusione partecipata", un fenomeno che investe il gotha della grande impresa italiana, soprattutto quella impegnata nei grandi lavori pubblici. Gli imprenditori preferiscono venire a patti con la mafia piuttosto che denunciare i ricatti".

Confesercenti fa anche alcuni nomi di aziende che hanno "ceduto" alla criminalità. "Il colosso Italcementi - si legge nel rapporto - è uno di quelli che ha ceduto alla morsa, supportando maggiori costi, assumendosi numerosi rischi ed agevolando, così, l’espansione economica della cosca dei Mazzagatti.

Anche per i lavori della Salerno-Reggio Calabria gli imprenditori sono stati costretti a trattare con le cosche calabresi. La Impregilo - sempre secondo Sos Impresa - aveva insediato nelle società personaggi che, secondo gli inquirenti "da sempre avevano avuto a che fare con esponenti della criminalità organizzata e con imprese di riferimento alle cosche".


COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

lunedì 22 ottobre 2007
ore 11:10
(categoria: "Vita Quotidiana")



Svizzera, alle politiche avanza la destra xenofoba

Il partito dell’Unione democratica di centro (Udc) (che a dispetto del nome è xenofobo e di destra) consoliderebbe la posizione di primo partito politico della Svizzera salendo al 28,8 % dei voti e guadagnando sei seggi (61 su 200) al Consiglio nazionale, la camera bassa. All’opposto, il Partito socialista scenderebbe al 19,1 perdendo 9 seggi a 43, secondo le proiezioni rese note dalla Televisione svizzera. In calo, anche il Partito radicale-liberale (al 15,9 per cento) meno 6 seggi, mentre i democristiani sono in lieve crescita al 14,6%.

La destra si è rafforzata dopo una violenta campagna contro gli stranieri. Il Partito democratico di centro (Udc-Svp) del ministro della giustizia Cristoph Blocher per tutta la campagna elettorale ha battuto il tasto degli stranieri (un quinto degli abitanti della svizzera), dipinti come «pecore nere» cacciati dalle «pecore bianche». L’Udc ha tappezzato il Paese di manifesti che mostrano tre pecore bianche su una bandiera svizzera dare calci a una pecora nera. L’immagine ha provocato, oltre che molte polemiche, l’intervento del relatore speciale delle Nazioni Unite sul razzismo, Doudou Diene, mentre i socialdemocratici hanno risposto con un manifesto che ritrae tre pecore bianche dare un calcio a una capra con il volto del miliardario Blocher. L’avanzata dei nazionalisti rischia di compromettere la cosiddetta «formula magica», che dal 1959 ha consentito governi federali stabili, trasversali e rappresentativi di tutti i maggiori partiti, con due ministri al Ps, due al Ppd, due al Plr e uno solo all’Udc. Formula, questa, stravolta, dopo le elezioni del 2003, quando l’Udc per la prima volta ottenne due ministri a spese dei democristiani, che ne ebbero uno solo nel Consiglio federale (il governo). Il parlamento elvetico è composto da due camere, elette col sistema proporzionale, in cui i 26 cantoni sono rappresentati in proporzione al numero di abitanti: il Consiglio nazionale (camera bassa) ha 200 deputati e il Consiglio degli Stati (camera alta) 46 rappresentanti dei cantoni.


LEGGI I COMMENTI (1) - SEGNALA questo BLOG

lunedì 22 ottobre 2007
ore 10:22
(categoria: "Vita Quotidiana")





LEGGI I COMMENTI (2) - SEGNALA questo BLOG

domenica 21 ottobre 2007
ore 21:31
(categoria: "Vita Quotidiana")





COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

venerdì 19 ottobre 2007
ore 21:56
(categoria: "Vita Quotidiana")





COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

giovedì 18 ottobre 2007
ore 15:39
(categoria: "Vita Quotidiana")



Sanzioni ai prof fannulloni
varata la nuova legge sulla scuola
di SALVO INTRAVAIA

Il provvedimento contro i docenti fannulloni è legge. Ma non solo. La norma approvata ieri sera dall’aula del Senato modifica gli esami di terza media, rilancia il tempo pieno alla scuola primaria (l’ex elementare) e sgrava dal peso delle supplenze per maternità i bilanci scolastici.
Il decreto-legge dal titolo "Disposizioni urgenti per assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2007-2008", nella conversione in legge è stato ulteriormente arricchito di importanti novità. Alcuni di questi provvedimenti sono stati richiesti l’anno scorso a gran voce dai dirigenti scolastici. Gli altri erano attesi dal mondo della scuola o necessari per fare fronte a situazioni che stavano diventando imbarazzanti.

E’ il caso delle norme che accelerano l’iter procedurale per sanzionare i docenti rei di comportamenti non accettabili. Le farraginose norme precedenti che permettevano anche a chi si era macchiato di reati gravissimi, come quelli di violenza sessuale nei confronti dei propri alunni, di rimanere a scuola sono state snellite. L’iter disciplinare dovrà concludersi entro 120 giorni e nei casi più gravi è prevista la sospensione cautelare disposta, nei casi urgenti, dallo stesso dirigente scolastico. E’ anche contemplata la sospensione del docente per incompatibilità ambientale e per ’comportamenti lesivi della dignità delle persone che operano in ambiente scolastico, degli studenti e dell’istituzione scolastica tali da risultare incompatibili con la funzione educativa’. Niente più quindi impunità per chi si macchia di gravi mancanze all’interno delle mura scolastiche.

La maggiore novità introdotta a Palazzo Madama riguarda l’esame di terza media. Reintrodotta l’ammissione agli esami, saltata per un anno, dal prossimo mese di giugno gli oltre 500 mila ragazzini che dovranno cimentarsi con gli esami di licenza media si troveranno a sostenere, anziché tre, quattro prove scritte: Italiano, Matematica e Lingua straniera, più una prova predisposta dall’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) che saggerà la cultura generale dei ragazzini.

"Si tratta - ha detto il viceministro della Pubblica istruzione, Mariangela Bastico - di innovazioni importanti per garantire agli operatori della scuola, agli studenti e alle famiglie punti di riferimento certi per un sereno anno scolastico. Il filo che collega tutte queste disposizioni è quello di fornire da un lato servizi educativi e scolastici sempre più ampi e qualificati alle famiglie e ai ragazzi e maggiori opportunità e certezze dall’altro".

La legge ripristina il tempo pieno nella scuola elementare, abolito dalla riforma Moratti, opera una ulteriore stretta sui privatisti che si presentano agli esami di maturità e mette le scuole nelle condizioni di gestire il proprio fondo d’istituto con maggiore tranquillità. I candidati esterni (i privatisti) che decidono di presentarsi alla maturità con una preparazione "fai da te" non potranno più scegliere in quale scuola, spesso privata, sostenere gli esami. Nell’istanza che presenteranno al direttore dell’Ufficio scolastico regionale potranno soltanto esprimere una preferenza. Sarà il direttore regionale, in base alle norme vigenti, a smistare i candidati nelle scuole statali o paritarie del comune di residenza dei richiedenti.

Le scuole non saranno, infine, più costrette a pagare le supplenze per maternità per colpa delle quali si volatilizzava buona parte del budget destinato ai precari. La competenza viene attribuita direttamente al ministero dell’Economia e delle finanze. Annullate anche le multe inflitte ai dirigenti scolastici rei di non avere comunicato ai Centri per l’impiego i contratti stipulati con i supplenti. La norma, nata per fare emergere il lavoro sommerso, aveva colpito pesantemente le scuole che da oggi avranno un margine maggiore di tempo per comunicare i relativi dati. In arrivo altri 10 milioni di euro per le "classi primavera", che accolgono i piccoli di età compresa fra i 2 e i 3 anni. Il provvedimento consentirà a 20 mila famiglie di iscrivere i propri figli nelle scuole pubbliche o private che hanno richiesto le sezioni primavera. E viene anche incrementato di 45 milioni il fondo per pagare gli insegnanti che hanno svolto la scorsa maturità.


LEGGI I COMMENTI (1) - SEGNALA questo BLOG

giovedì 18 ottobre 2007
ore 14:31
(categoria: "Vita Quotidiana")



SI SUICIDA IN FABBRICA, NON RIUSCIVA A PAGARE MUTUO CASA

Un operaio di 43 anni si è suicidato questa mattina nella fabbrica dove lavorava, la "Meloni" di Tolentino, in provincia di Macerata, impiccandosi con una corda al collo. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo, residente a Pollenza era in condizioni di depressione perchè non riusciva più a pagare con il suo solo salario il mutuo della casa, dopo che la moglie era stata licenziata nei mesi scorsi dal suo impiego precario. Mentre in precedenza, con due stipendi, le rate venivano pagate dalla coppia senza particolari difficoltà , dopo il taglio di uno dei due redditi familiari, la situazione si è fatta sempre più difficile da affrontare, con le preoccupazioni che aumentavano di giorno in giorno. Fino al tragico epilogo di oggi, con l’operaio che si è impiccato nell’azienda dove lavorava, quasi in un tragico ma simbolico gesto di denuncia, oltre che di disperazione. L’uomo lascia la moglie e una figlia di sei anni.


COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG


> > > MESSAGGI PRECEDENTI
APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30

RICERCA:
Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG


BLOG che SEGUO:

misia chiara@ ebe dpa glendida daisychain gigio9 favola blink sharmel autarkeia kispriss pippiri tiredbrain opo elenya AFInside81 scriccy crystal83 epthavale trilly86 Jane_D


BOOKMARKS

fumetti della gleba

(da Arte e Cultura / Cartoni & Fumetti )

UTENTI ONLINE: