|



NICK:
ecce_
SESSO:
m
ETA': 33
CITTA': padova
COSA COMBINO:
STATUS: single
[ SONO OFFLINE ]
[PROFILONE
COMPLETO]
[
SCRIVIMI
]

STO LEGGENDO
HO VISTO

STO ASCOLTANDO
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
ORA VORREI TANTO...
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
OGGI IL MIO UMORE E'...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE
Nessuna scelta effettuata
|

Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
|
(questo BLOG è stato visitato 27389 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ULTIMI
10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso
il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )
|
venerdì 29 aprile 2005
ore 11:17 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Lo Stato compra l'isola di Budelli di MARINA CAVALLIERI
Un'isola ricoperta di conchiglie dalla suggestiva sabbia rosa, oggetto del desiderio di turisti, speculatori, società immobiliari. È su quest'atollo che si combatte l'ultima guerra delle spiagge, una battaglia politica e ambientale portata avanti a colpi di milioni. Mentre il governo si divide sull'opportunità di vendere i litorali, il ministro dell'Ambiente Matteoli ha deciso di acquistare l'isola di Budelli per oltre tre milioni di euro.
Il ministero eserciterà il diritto di prelazione per strappare l'angolo incantato dell'arcipelago della Maddalena a speculazioni presenti e future. In questi giorni il ministero ha notificato alla immobiliare Nuova Gallura, proprietaria dal 1983 dei 175 ettari dell'isola di Budelli, l'intenzione di esercitare l'opzione. "Sono in corso accordi col ministero che ha interesse a esercitare il diritto di prelazione", spiega l'avvocato Gabriele Bonatti, legale della Nuova Gallura, "c'è un contratto di vendita a favore di una società ma è subordinato al diritto di prelazione".
L'isola è andata all'asta come un tappeto all'inizio dell'anno, si erano fatti avanti alcuni imprenditori di Roma e di Milano e anche la Regione Sardegna. Poi la finanziaria Cofinance&Co ha fatto una proposta da 3,29 milioni. Da qui la decisione di Matteoli di giocare la carta del diritto di prelazione. "Sono nato su una spiaggia e l'idea che qualcuno la compri non mi piace", aveva detto mentre scoppiava il dibattito sulla vendita delle spiagge. Al ministero dell'Ambiente, però, ci tengono a precisare che il progetto del ministro non ha niente a che vedere con la recente polemica innescata da Tremonti: "Esercitare il diritto di prelazione è un'idea che il ministro aveva dal 2001, è una politica che stiamo portando avanti: acquisire tesori naturali là dove ci sono interessi speculativi, acquistarli è una tutela definitiva contro ogni tipo di speculazione".
Non è la prima volta che il ministero acquisisce porzioni di patrimonio naturalistico, prima di Budelli, sette lotti dell'isola di Giannutri, nell'Arcipelago Toscano, per oltre 500mila euro e, sempre nel Parco dell'Arcipelago della Maddalena, 100 ettari dell'isola di Santa Maria per 638.866,67 euro.
L'isola, immortalata da Antonioni con una lunga sequenza in "Deserto rosso", ha già attraversato mille difficoltà, terra di battaglie, sempre sul punto di essere venduta e lottizzata, sempre in extremis salvata. Dietro Budelli si sono consumate storie di acquisti e fallimenti, di misteriose società svizzere, di aste. E sul fronte opposto si è andati avanti con tentativi di tutela a colpi di decreti.
Nel 1992 l'allora ministro dell'ambiente Carlo Ripa di Meana con un decreto la rese parco marino inavvicinabile alle barche a motore, poi nel 1994 venne inserita nel Parco della Maddalena insieme ad altri scogli e isolette. La sabbia rosa è stata oggetto anche di razzie da parte di turisti che la portarono via in sacchetti, sembra anche che alcuni turisti pentiti del furto restituirono i preziosi granelli ricchi di frammenti di corallo rosso. "Ci auguriamo che l'esempio del ministro Matteoli - ha detto il Wwf - venga seguito anche dai suoi colleghi di governo e che l'idea di privatizzare le coste italiane non abbia seguito".
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
venerdì 29 aprile 2005
ore 10:36 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Bambini e televisione: 30mila spot all'anno di MARIA STELLA CONTE
È una vecchia querelle quella della tv che fa male ai bambini e della pubblicità che li lobotomizza, impossessandosi dei loro desideri, automatizzando le loro fantasie. Però che shock vedere quantificato il tempo di esposizione a queste radiazioni di mercato. Il conto lo ha fatto la Società Italiana di Pediatria. Eccolo: se un bambino guardasse per due ore al giorno Italia 1 nella fascia oraria compresa tra le 15 e le 18, durante la quale è trasmessa una programmazione specificatamente destinata all'infanzia, quel bambino rischierebbe di vedere in un anno 31.500 spot pubblicitari.
I risultati dell'indagine svolta dalla Spi saranno presentati al primo "Consensus Nazionale sull'obesità infantile" che inizia oggi a Pisa. L'intento dei pediatri era di verificare per quante ore effettivamente i bambini fossero ostaggio dei messaggi pubblicitari. Così, nel 2004, hanno iniziato a tenere sotto osservazione tre ore al giorno di trasmissione (15-18), dal lunedì al venerdì per 4 settimane (quelle del 10 maggio, 12 luglio, 1° novembre, 13 dicembre).
"La scelta di Italia 1 - spiega Maurizio Tucci, responsabile della comunicazione per la Spi - è stata fatta perché, tra le grandi reti commerciali nazionali, è quella che prevede programmi pomeridiani espressamente dedicati ai bambini e risulta la più vista da questo target di utenti".
Per il test di confronto (durato 2 settimane) è stata scelta RaiTre che è "tra le reti Rai quella più attenta ai ragazzi". Risultato: nella settimana del 12 luglio, Italia 1 ha trasmesso 647 tra spot e trailer di altri programmi tv contro i 53 di RaiTre, e nella settimana del 13 dicembre, spot e trailer di Italia 1 sono stati 672 contro i 44 di RaiTre. Dalle 12 alle 15 volte di più.
I pediatri tengono a precisare che "seppure lo studio sia stato limitato nel tempo, è verosimile ritenere che l'andamento sia costante nell'anno e che sia quindi questa la "dose" di pubblicità giornaliera che un bambino o un adolescente "assume" se passa quotidianamente un paio di ore davanti ad alcuni canali televisivi". La situazione non migliora se si prendono in considerazione i tempi: su 15 ore di programmazione di Italia1, 4 sono di pubblicità; la durata media del singolo spot è intorno ai 20 secondi e generalmente sono trasmessi in blocchi di almeno 10.
E arriviamo al punto che più sta a cuore ai pediatri: la cattiva alimentazione dei bambini. Nelle 4 settimane in questione, Italia 1 ha trasmesso circa 500 spot di cibo, il che significa, facendo la solita simulazione, che considerate 2 ore al giorno di visione televisiva per un anno, si hanno 5.500 pubblicità di snack dolci e salati, bibite, biscotti e gelati.
Ora: che esistano tetti per le pubblicità è certo. Si tratta di limiti differenti per le emittenti pubbliche e per quelle private nazionali; entrambe danno comunque vita ad un'intricata matassa di conteggi su base oraria, giornaliera, settimanale; nelle ore di punta e in quelle di minor ascolto; possibilità di superare i limiti a patto che si riequilibri il carico pubblicitario subito prima o subito dopo; eccezioni, deroghe, ricalcoli.
L'Associazione "Altroconsumo", ad esempio, nell'ambito dell'iniziativa "Un piatto di salute", ha svolto una propria indagine secondo la quale Italia1 è la rete che come carico pubblicitario "privilegia" maggiormente i minori (segue RaiDue), segue graduatoria delle reti pubbliche e private che maggiormente snobbano la legge. L'unica perfettamente in regola risulterebbe RaiTre.
Tutto questo, però, interessa poco i pediatri, che fanno un ragionamento all'apparenza elementare: delle due l'una - dicono - o qui si violano le norme, e allora si facciano controlli e intervenga chi di dovere; o tutto è in regola così com'è, dunque questo scempio è consentito, e allora le leggi vanno assolutamente cambiate. Entrambe le ipotesi appaiono, allo stato attuale, piuttosto ardue.
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
giovedì 28 aprile 2005
ore 19:00 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il caso Parmalat e il crepuscolo dell'Italia Speculazioni, bilanci falsi, bugie: il crollo del gigante industriale italiano è solo la punta dell'iceberg
Internazionale 524, 29 gennaio 2004
Da anni, molti segni indicavano che non conveniva investire in Parmalat. Se a me che faccio il comico questi segni sembrano così evidenti, come mai non erano evidenti alle banche internazionali, alle società di revisione, agli investitori e ai risparmiatori?
Standard & Poor dava un buon rating di Parmalat fino a due settimane prima del crollo. Negli ultimi sei mesi il valore delle azioni Parmalat era raddoppiato. Deutsche Bank aveva comprato il 5 per cento di Parmalat e l'ha venduto appena prima del crollo. Davvero nessuno sapeva? Dal 2002 ho raccontato nei miei spettacoli i debiti e i bilanci falsi di Parmalat a più di centomila spettatori. Sono figlio di un imprenditore.
La mia prima perplessità su Parmalat è sulla strategia industriale più che su quella finanziaria: mi colpisce la sproporzione tra la povertà del prodotto di base - il latte - e la megalomania del progetto e delle spese pubblicitarie di Calisto Tanzi. Una media azienda regionale che si propone, come diceva Tanzi, di diventare "la Coca-Cola del latte" mostra di non conoscere né il prodotto né i mercati. È come se un fabbricante di meridiane dicesse: "Voglio diventare la Rolex delle meridiane". Come si fa a dargli i propri soldi?
Le caratteristiche del latte fanno a pugni con quelle della Coca-Cola, che è una miscela chimica e vegetale inventata da un farmacista, standardizzata mondialmente, prodotta in pochi enormi impianti centralizzati; la Coca-Cola ha bassi costi di produzione e alti costi di vendita perché gran parte della sua attrattiva è fondata sulla pubblicità e sulle emozioni. Il latte è il contrario della Coca-Cola: è un prodotto naturale, deperibile, locale, proviene da migliaia di produttori, ha alti costi di produzione, bassi costi di vendita, molti concorrenti.
Il latte è un alimento affermato e insostituibile, è l'unica cosa che la natura produce con il solo scopo di essere un alimento per i mammiferi. I ricavi della Coca-Cola si basano su ciò che è stato creato intorno alla sua bottiglia, quelli del latte su ciò che c'è dentro la bottiglia. E questo è già perfetto, è stato ottimizzato in milioni di anni di evoluzione. Modificare una cosa perfetta vuol dire peggiorarla, oppure farla diventare una cosa molto diversa, come il formaggio o lo yogurt.
Formula uno, calcio e latterie Con il latte ci sono due strade: cercare di modificarlo il meno possibile e di conservarne il massimo di proprietà per qualche giorno, oppure trasformarlo in qualcosa di diverso, che si venda per altri motivi nutrizionali - come il formaggio o lo yogurt - o emozionali, come i "novel food" inventati dal marketing. Nel primo caso riescono meglio le piccole latterie locali, spesso cooperative o comunali, di cui ci sono buoni esempi in Italia e in Svizzera. Nel secondo caso, il maggior successo lo hanno poche grandi aziende che investono molto in ricerca e marketing. In entrambi i casi i margini di guadagno sono modesti e non giustificano spese enormi di propaganda.
Marlboro o Benetton possono sponsorizzare la Formula uno perché vendono prodotti con alto valore aggiunto e alto contenuto emozionale, hanno una distribuzione capillare e prodotti identici in più di cento nazioni. Ma un consorzio di latterie no, non può sponsorizzare la Formula uno come ha fatto Parmalat per anni: sono soldi sprecati. Lo stesso vale per le sponsorizzazioni di decine di squadre sportive nel mondo, tra cui quella molto costosa del Parma calcio in Italia. Questo vale anche per il jet privato intercontinentale di Parmalat, che secondo diversi giornali veniva prestato da Tanzi a vescovi, cardinali e a un ambasciatore degli Stati Uniti. Insomma c'era una grande discrepanza tra il tipo di impresa industriale e la stravagante grandezza delle sue spese.
La cosa che più mi colpisce nei reportage di questi giorni è che si parla solo di soldi, mai di prodotti. Scrivono di Parmalat come di un'impresa finanziaria e non di un'industria che fabbrica prodotti tangibili, anzi mangiabili. Questo sottintende una convinzione molto diffusa, almeno in Italia: qualunque azienda, con qualunque prodotto, potrebbe generare per sempre grandi profitti purché sia in mano a finanzieri creativi e spregiudicati.
Latte e merluzzi Nei miei spettacoli ho cominciato prima a parlare dei prodotti, e solo poi dei miliardi di Parmalat. Nel 2001, girando tra il pubblico in sala, tenevo in mano un merluzzo e lo immergevo in una tazza di latte chiedendo alla gente che effetto gli facesse. Mi ci aveva fatto pensare un "novel food" Parmalat.
Un'imponente campagna pubblicitaria annunciava la "scoperta" del latte con gli omega-3, una miscela di grassi che prometteva effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio. Quello che la pubblicità non diceva è che gli omega-3 sono grassi normalmente estratti dai pesci e che quel latte non era stato "scoperto", ma inventato in laboratorio, fabbricando una miscela artificiale di latte di mucca e di additivi estranei. Che fine hanno fatto quel prodotto e quegli investimenti?
Gli scandali alimentari degli ultimi anni hanno fatto perdere a molti europei la fiducia nei prodotti dell'agrobusiness. Ora gli europei dovrebbero riacquistare fiducia grazie ai "rigorosi controlli" italiani della nuova Agenzia alimentare europea, che avrà sede proprio a Parma, la città di cui Parmalat è il simbolo? E chi è stato il garante di Parma in Europa? Chi ha imposto Parma come sede dell'Agenzia alimentare europea? È stato Silvio Berlusconi, che ha detto all'Europa: "Per Parma garantisco io!". Voleva come al solito giurare sulla testa dei suoi figli, ma glielo hanno sconsigliato.
Tanzi e Berlusconi sono oggi i due imprenditori italiani più conosciuti nel mondo. Mi sembra che non siano famosi come testimonial dell'Italia di cui ci si può fidare. Sento ripetere da industriali e finanzieri che Parmalat è un'eccezione criminale e non rappresenta l'Italia; sento dire che ogni settore ha le sue pecore nere. Invece è vero il contrario. Tanzi, come Berlusconi, è un buon esempio della classe dirigente italiana di oggi. Entrambi sono casi patologici di megalomania. Entrambi posseggono una grande squadra di calcio, yacht miliardari, un jet privato.
Prima di fondare Forza Italia la dimensione dei debiti di Berlusconi, la sua dimestichezza nel falsificare i bilanci, la sua ragnatela di società finanziarie offshore ricordavano la situazione di Tanzi. Berlusconi confidò a giornalisti come Biagi e Montanelli che l'unico modo per salvarsi era conquistare il potere politico. È qui la differenza insormontabile tra Tanzi e Berlusconi: Tanzi non avrebbe potuto fondare "Forza Lat" e salvarsi con la politica come ha fatto Berlusconi con Forza Italia. Il latte non può essere trasformato in una proposta politica, la televisione commerciale sì. La mentalità, l'ideologia, l'apparato, gli uomini e i metodi del business di Berlusconi consistono da decenni nell'imbrogliare e conquistare milioni di persone con l'immagine affascinante di una società ideale in cui tutti sono giovani e belli, annegano in un'alluvione di consumi e sono sempre allegri, oltre la soglia della stupidità.
La ricetta magica? Più pubblicità, quindi più consumi, più produzione, più occupazione, più profitti, quindi di nuovo più pubblicità e così via in una spirale infinita di benessere. Questo - che era già un programma intrinsecamente politico - è stato trasformato facilmente in un programma esplicitamente politico. È bastato estendere leggermente lo spettro degli obiettivi, trovare un nome adatto a uno pseudopartito (Forza Italia) e incaricare decine dei migliori funzionari di Publitalia - la potente agenzia di pubblicità di Fininvest - di trasformarsi in commissari politici e di perseguire a tutti i costi la conquista del mercato politico.
Tanzi non ha la mentalità spettacolare e le strutture di comunicazione di Berlusconi. Per questo non poteva diventare lui stesso un prodotto politico. Si limitava a finanziare il partito più forte, prima la Democrazia cristiana e poi Forza Italia. Tanzi è austero, schivo, uomo di chiesa e di pochissime parole. Lo stile era quello di un cardinale. Lo stile di Berlusconi, invece, è quello di uno showman di basso livello, da giovane cantava e raccontava barzellette sulle navi da crociera. Non ha mai smesso, nemmeno al parlamento europeo, di esibirsi e di cercare di far ridere. Il "core business" di Berlusconi è Berlusconi stesso. Ciò che ha permesso a Berlusconi di salvarsi con la politica è il cabaret, sono le sue esperienze giovanili di showman e un istinto comico di basso livello che ha grande successo tra la gente meno colta, proprio come le sue televisioni.
Salvato dal cabaret Se non fosse un personaggio tragico per l'Italia, Berlusconi sarebbe il maggiore fenomeno del secolo di avanspettacolo comico italiano. Sia Tanzi che Berlusconi hanno il titolo di Cavaliere del lavoro. In Italia la stampa usa il termine "il Cavaliere" come sinonimo di Berlusconi. Oggi per fare chiarezza qualcuno dovrebbe rinunciare a quel titolo: o Tanzi e Berlusconi oppure i molti Cavalieri onesti che ci sono in Italia. Finché Berlusconi e Tanzi sono Cavalieri è inevitabile pensare ai cavalieri dell'Apocalisse. È gente come loro che sta portando l'Italia all'Apocalisse economica e civile.
Quasi tutta l'Italia è una grande Parmalat, fondata più sull'apparenza e sulla falsificazione che non sulla sostanza. Come per Parmalat, pochi si rendono conto - o confessano di rendersi conto - dell'abisso che c'è tra l'immagine e la realtà dell'Italia. Per trent'anni l'instabilità politica e la corruzione hanno rallentato la modernizzazione del paese, ponendo le basi del suo attuale declino. Ma da dieci anni, da quando la Fininvest di Berlusconi è diventata il principale attore politico italiano, questo rallentamento si è trasformato in paralisi. Quasi tutte le energie delle due parti del sistema politico sono prosciugate da una parte dal tentativo di estendere il potere e l'ideologia Fininvest a tutto lo stato e a tutta la società; dall'altra dal tentativo di contrastare questo assalto egemonico.
In Italia molti settori richiedono da decenni riforme profonde e urgenti: istruzione, informazione, ricerca, innovazione, tecnologia, pensioni, occupazione, distribuzione dei redditi, amministrazione della giustizia, energia, trasporti, gestione del territorio, protezione e risanamento dell'ambiente, sviluppo sostenibile. Ma da dieci anni tutto ciò passa in secondo piano, i ritardi italiani si accumulano, diventano drammatici.
Il sistema Fininvest Il sistema Fininvest e il sistema Italia per certi versi sono analoghi al sistema Parmalat: molta apparenza, conti falsi, corruzione, poca qualità, futuro in declino. Parmalat aveva conti falsi, ma produce milioni di tonnellate di alimenti che generano benessere reale per decine di milioni di persone in trenta paesi. Fininvest non è una multinazionale, come Parmalat, ma una "ipernazionale". I suoi profitti provengono quasi esclusivamente dall'Italia e si basano su uno stretto legame con il sistema della politica italiana e della corruzione. La gran parte dei suoi guadagni viene dalla pubblicità obbligatoria, un'attività controversa che crea alla popolazione più danni che benefici. Più che di profitti in un mercato competitivo, si tratta di una rendita senza rischi, basata sul monopolio, sullo statalismo, sulla produzione di niente di concreto.
Sono miliardi di euro che, con il sistema della pubblicità obbligatoria, Fininvest "preleva dalle tasche degli italiani" quando questi - anche quelli che non guardano le sue televisioni - comprano i molti prodotti resi più cari dalla pubblicità. Meriti e rischi ne ha pochi, perché il bombardamento pubblicitario è forzato e non è evitabile dai cittadini (altro che Casa delle libertà!), perché la televisione commerciale - privata o statale - è l'unico tipo di televisione in Italia e perché questa rendita pubblicitaria si fonda su concessioni statali di frequenze televisive ottenute corrompendo il potere politico ai tempi di Craxi. Senza queste concessioni statali, in quasi monopolio e in parte illegali, le rendite e il potere Fininvest crollerebbero.
Da due anni inoltre la rendita Fininvest è ulteriormente garantita dalle centinaia di suoi uomini che hanno preso il controllo del governo, del parlamento e della televisione pubblica e che cercano ora di conquistare il controllo anche della magistratura e della banca centrale. La rendita senza rischi di Fininvest è inoltre facilitata dal fatto che molti dei settanta avvocati che Berlusconi ha fatto eleggere in parlamento usano nei processi contro Berlusconi e i suoi uomini le leggi a favore di Berlusconi che loro stessi propongono o approvano come parlamentari.
Questi stessi avvocati - per esempio Pecorella, Taormina o Ghedini - sono ospiti frequenti nei talk show televisivi, dove continuano la loro difesa di Berlusconi nel "tribunale" italiano più importante, quello di milioni di telespettatori ed elettori, e spesso parlano in tv per ore senza un avversario al loro livello. Questo tipo di avvocati miliardari, star del foro, della televisione e del parlamento, rappresentano bene la concentrazione che è avvenuta in Italia del potere economico, esecutivo, legislativo e informativo nelle mani di un'unica azienda, la Fininvest.
Grazie a una legge di Berlusconi - valida retroattivamente anche per i suoi falsi - il falso in bilancio è stato quasi completamente depenalizzato. Così è restato o è diventato una pratica diffusa non solo per aziende italiane come Parmalat, Fininvest e altre, ma anche per il governo. In Italia il vero rapporto tra deficit e pil nel 2003 non è inferiore al 3 per cento, come dichiarato dal governo, ma sarebbe superiore al 4 per cento se la contabilità creativa del ministro Tremonti - un ex commercialista di Berlusconi - non avesse contabilizzato per il 2003 gli introiti derivanti da enormi condoni fiscali ed edilizi e da vendite e alienazioni di beni dello stato che andrebbero distribuiti su molti anni. Quasi tutti sanno che questa contabilità è una truffa, ma fanno finta di non vedere. Come fingevano di non vedere la realtà di Parmalat.
Un paese al crepuscolo Se la situazione reale di Parmalat, di Fininvest e dello stato italiano non è all'altezza delle apparenze e della propaganda, la situazione dell'economia e della società italiane - lo dico con tristezza e rabbia - non è migliore. Purtroppo la realtà dell'Italia non è all'altezza dell'immagine che la Ferrari e Armani diffondono nel mondo.
L'Italia è in declino rapido, è un paese al crepuscolo. È per questo che il mio spettacolo si chiama Blackout e io entro in scena in una sala al buio, con in mano un candelabro.
Faccio l'attore comico, il declino dell'Italia lo percepisco principalmente con gli occhi e le orecchie: vedo la pubblicità e la volgarità dilagare ovunque nel paesaggio, nei mezzi d'informazione, nella vita quotidiana. Dove prima c'erano capannoni industriali, oggi ci sono lunghe file di cartelloni pubblicitari; ritraggono spesso merci che una volta erano prodotte in quei luoghi ma oggi sono importate. Vedo il degrado dell'ambiente e delle grandi città, sento il traffico e il rumore aumentare ovunque. Sento la gente: avvilimento, mancanza di prospettive, ignoranza e disinteresse per ciò che succede nel resto del mondo, egoismo, cattiveria e volgarità crescenti, chiusura nei propri affari e nella famiglia, declino del senso civico e della solidarietà.
Anche se come artista avrei il diritto di farlo, non mi baso solo sulle mie impressioni. Io - attore vero - non voglio fare come Berlusconi - statista falso - che parla in televisione nascondendo i fatti e le statistiche, evocando sogni, promesse, miracoli e rivoluzioni.
Mi piace documentarmi con dati e cifre nudi e crudi, senza lifting. Ai pochi stranieri che volessero ancora investire in Italia e ai molti italiani che volessero votare di nuovo per il sistema Fininvest-Forza Italia consiglio due piccoli libri: Il mondo in cifre 2004, una sintetica raccolta di statistiche internazionali curata dall'Economist (e pubblicata da Internazionale) e Il declino dell'Italia, un inquietante libro del giornalista economico Roberto Petrini (pubblicato da Laterza). Spendendo meno di trenta euro in questi due libretti, chi si volesse documentare sul crepuscolo italiano può forse schivare ulteriori guai e investimenti sbagliati.
Se parlo di crepuscolo dell'Italia, non mi baso solo sulle mie impressioni del presente, ma anche sugli indicatori che ci segnalano il futuro del paese. E questi indicatori mettono tristezza. L'Italia sta diventando un ex paese industriale che ha smantellato o sta smantellando buona parte della sua industria, una volta ben piazzata nel mondo: chimica, farmaceutica, informatica, elettronica, aeronautica, forse presto anche automobilistica. L'Italia è il paese con più persone anziane al mondo e con la minore fertilità tra i paesi industrializzati: da anni le nascite sono meno delle morti. I nostri livelli di istruzione, di cultura, di ricerca scientifica e tecnologica sono tra i più bassi in Europa.
Tra i paesi industriali abbiamo una delle più basse percentuali di laureati e il più alto numero di maghi, pubblicitari e guaritori. Invece di investire e lavorare per il futuro stiamo consumando allegramente le ultime risorse che ci rimangono. Nella quota delle esportazioni mondiali in dieci anni siamo scesi dal 5 al 3,6 per cento. Nelle esportazioni mondiali di prodotti tecnologici stiamo scomparendo con un piccolo 2,5 per cento, mentre Francia e Germania sono al 6 e all'8 per cento.
Esaminando la posizione dell'Italia nel contesto internazionale non c'è da stupirsi se siamo il paese industriale che attira meno capitali stranieri. Gli investimenti delle multinazionali in Italia sono diminuiti dell'11 per cento nel 2001, del 44 per cento nel 2002. Per bocca di due dei suoi ministri più influenti il governo italiano afferma che l'Unione europea è dominata dai "nazisti rossi". Uno di loro dice che l'Europa è "forcolandia", che con il fallimento della costituzione europea a Bruxelles "siamo riusciti a fermare l'impero comunista che stava tornando", che "l'euro è la rapina del millennio. L'hanno inventata i massoni". Se foste un investitore straniero mettereste i vostri soldi in un paese governato da gente così?
Indicatori desolanti Se osserviamo la posizione dell'Italia in alcune classifiche internazionali può sembrare quella di un paese fortunato: settimo pil al mondo, quarto posto tra i grandi paesi per numero di automobili e di telefonini per abitante. Ma se analizziamo gli indicatori che danno un'immagine più completa dell'Italia e soprattutto delle sue opportunità per il futuro, allora siamo al crepuscolo. In una ventina dei principali indicatori internazionali che delineano il futuro e la dinamica di un paese, l'Italia si trova tra il ventesimo e il quarantesimo posto. Gli stati che più spesso ci accompagnano in queste classifiche sono paesi in via di sviluppo (Colombia, Namibia, Sri Lanka, Cina, Brasile), paesi dell'Europa dell'est in transizione (Slovenia, Estonia, Slovacchia) o nel migliore dei casi i meno sviluppati tra i paesi europei (Spagna, Portogallo, Grecia).
La differenza preoccupante tra l'Italia e questi paesi è che loro da anni stanno salendo nelle classifiche internazionali, noi invece stiamo scendendo. Ogni anno ci incontriamo con loro sui pianerottoli della scala internazionale: li vediamo salire e noi scendiamo di un'altra rampa. Ho riassunto in una tabella una ventina di indicatori internazionali che ci danno un'idea preoccupante della realtà italiana e del suo futuro.
Fine di un'era È incredibile la profondità del declino italiano. Nel rinascimento siamo stati un faro della cultura, della scienza, dell'innovazione e della finanza in Europa. Nella musica e nella tecnica bancaria ancora oggi molti termini tecnici in tedesco e in inglese sono parole italiane (sonata, adagio, fortissimo oppure aggio, incasso, sconto, lombard) a testimonianza dei secoli in cui eravamo il paese di riferimento in quei campi.
Più tardi abbiamo inventato l'elicottero, l'aliscafo, il batiscafo, il telefono, la radio. Oggi però non inventiamo quasi niente, l'Italia ha meno premi Nobel del solo Politecnico di Zurigo, il nostro export si basa su prodotti di bassa tecnologia che presto vedranno la concorrenza dei paesi emergenti, mentre nei prodotti ad alta tecnologia non possiamo competere con le nazioni più avanzate. I nostri manager in compenso vogliono orientarsi per i loro stipendi agli Stati Uniti e per quelli dei loro dipendenti alla Bulgaria o alla Cina. Il numero dei laureati italiani che lavorano all'estero è sette volte maggiore del numero dei laureati stranieri che lavorano in Italia.
Per decenni buona parte della grande industria e dell'export italiano hanno prosperato grazie alla benevolenza dello stato e dei partiti e alle periodiche svalutazioni della lira. Oggi che questo non è più possibile, il declino italiano si accelera. Paghiamo il prezzo delle modernizzazioni che non abbiamo fatto negli ultimi decenni.
Al crepuscolo industriale, tecnologico e culturale dell'Italia si aggiunge il declino sociale con un rapido aumento della ricchezza dei ricchi e l'estensione e l'approfondimento della povertà. Nella disuguaglianza dei redditi abbiamo superato perfino gli Stati Uniti: in un decennio (1991-2001) il 20 per cento degli italiani è diventato più ricco, l'80 per cento più povero. Il reddito del decimo di italiani più ricchi è cresciuto del 12 per cento, mentre il reddito del decimo di italiani più poveri è sceso del 22 per cento.
Otto milioni di italiani vivono sotto la soglia di povertà e altri quattro milioni vivono appena sopra. Molti di questi poveri e quasi poveri hanno un lavoro o due o tre, ma non gli bastano per vivere decentemente. Lo stipendio medio di un tranviere di Zurigo (5.500 franchi) è quasi il triplo di quello di un tranviere di Milano, ma il costo della vita e dei biglietti del tram a Zurigo è solo il 50 per cento più alto che a Milano. Stipendi reali sempre più bassi e lavori sempre più precari fanno crescere la conflittualità selvaggia - come quella dei guidatori di tram e autobus - che frena ulteriormente la qualità della vita e lo sviluppo del paese.
La resa della sostanza all'apparenza Il declino della Fiat è forse uno dei migliori indici del declino italiano: dieci anni fa Fiat vendeva in Italia un'auto su due, oggi una su tre. L'immagine più forte del crepuscolo italiano è stata per me quella della carovana di limousine scure che in una sera del 2002 - al culmine di una crisi della Fiat che sembrava mortale - ha portato l'intero stato maggiore della Fiat a un consulto drammatico, non al ministero dell'industria o delle finanze ma nella grande villa di Arcore di Silvio Berlusconi, padrone di Fininvest e capo del governo.
Le immagini del telegiornale sembravano quelle di un film sulla mafia, quando avviene un regolamento di conti e un cambio della famiglia al vertice del potere. Era la resa di ciò che resta dell'Italia industriale alla nuova egemonia, all'Italia della pubblicità e della televisione commerciale. La resa della sostanza all'apparenza. Non è un caso che l'industria che ha conquistato il potere politico in Italia non fabbrichi cose ma sogni, non venda merci ma promesse.
LEGGI
I COMMENTI (2)
- SEGNALA questo BLOG
giovedì 28 aprile 2005
ore 17:01 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Grillo-Fininvest, show in aula "Prescrizione anche per me" di MARINO BISSO
ROMA - "Confido almeno nell'attenuante. Se Berlusconi ha preso la "corruzione semplice" perché il giudice era già stato corrotto prima, spero almeno che a me venga contestata una "diffamazione semplice" perché la Fininvest era già stata diffamata. Le cose che ho scritto sono state sostenute da commentatori autorevoli. Quindi con l'attenuante avrei diritto alla prescrizione del reato. Spero nella legge Previti...". Lo show fuori programma di Beppe Grillo va in scena al tribunale civile delle capitale, nella bolgia del diritto romano, tra ex coniugi in attesa di divorzio e litigi di condominio. Davanti al giudice Angela Salvio, aula 117, il comico genovese, che stringe in pugno un cornetto rosso, è accusato di diffamazione.
In un articolo su "Internazionale", Grillo avrebbe disonorato la Fininvest facendo riferimento a "fondi neri", al "falso in bilancio" e sostenendo che "lo scandalo Parmalat è emblematico di un capitalismo italiano reso opaco dai conflitti d'interesse". Un'analisi non gradita alla spa di famiglia del premier Berlusconi che vuole 500 mila euro per "la reputazione offesa". "Ci sono rimasto un po' male, vogliono solo 500 mila euro - sorride ma con amarezza il comico ligure - . Del resto è il prezzo che si paga per poter scrivere cose che si dovrebbero leggere sui mezzi d'informazione. Ma se non scrivono i giornalisti, sempre più ogm, dobbiamo metterci in gioco noi. Certe cose le riescono a far passare persone come Zanotelli, don Ciotti e qualche cantante rock". Poche battute e il corridoio del tribunale si trasforma in un palcoscenico.
Accanto a Grillo c'è l'avvocato Giuseppe D'Ippolito. "Loro hanno decine di avvocati. E anch'io non scherzo: a difendermi c'è Pino che è il principe del foro di Lamezia Terme e poi c'è mio nipote penalista di Genova. Mi dispiace solo far perdere tempo a così tante persone e al giudice che ha cose più importanti a cui pensare che non un articolo sulla Fininvest. Ma alla "Finanziaria Investimenti" ci sono tanti ragazzi simpatici. E se vogliono cancellare la libertà di satira, con questo articolo rischio l'ergastolo". Allora potrebbe accettare una conciliazione e chiudere la causa? "Sì, certo, se mi vengono a dire che si sono sbagliati. Ciò che ho scritto non è da diffamazione è un articolo dove si parla di bilanci fasulli, oggi li fanno tutti. The Economist ha scritto le stesse cose ma non è stato querelato".
L'udienza davanti al giudice Salvio termina con un rinvio. Ma il monologo di Grillo prosegue per le scale. "C'erano gli avvocati della controparte: due bravi ragazzi, dispiaciuti, del resto sono miei fan. Sono tranquillo e vado avanti. Prendere per il culo il potere è uno stimolo per la democrazia. Ma in questo mondo tutto è rovesciato. Le cose serie orami le dicono i comici. Dopo i miei spettacoli la gente mi bacia e piange come se fossi Benedetto XVI. Ma io semmai sono Maledetto II". L'articolo sotto accusa ora verrà letto dal comico a Eco Radio ed è pubblicato sul blog www. beppegrillo. it.
"Solo Internet ci salverà. - incalza lo showman genovese - La rete è il futuro, qui trovi ancora persone civili che per dire una parolaccia scrivono "c.. o". Per questo voglio nascere con l'e-mail e non più col codice fiscale. A proposito c'è ancora il ministro per le innovazioni tecnologiche Stanca? Sì? Benissimo! Così torneremo al paleolitico...".
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
giovedì 28 aprile 2005
ore 16:40 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Donna violenta uomo, condannata
Norvegia:nove mesi di galera per stupro La giustizia norvegese ha condannato a nove mesi di carcere una donna di 23 anni per aver violentato un uomo di 31. Alla vittima anche un risarcimento di 40.000 corone norvegesi, quasi 5000 euro. In Norvegia si tratta del primo caso di condanna di una donna accusata di stupro. La donna si era difesa sostenendo che l’uomo fosse consenziente ma la procura ha giudicato false le sue spiegazioni.
I fatti si sono svolti in un’abitazione di Bergen (costa ovest del paese) e risalgono allo scorso gennaio. La donna, il suo boy friend e la vittima si erano trovati nell’appartamento per bere molto alcol e ubriacarsi insieme. L'uomo violentato ha dichiarato ai giudici di essersi risvegliato dai postumi della sbornia mentre la donna stava praticando nei suoi confronti una fellatio e contemporaneamente l'amico li stava fotografando.
LEGGI
I COMMENTI (2)
- SEGNALA questo BLOG
mercoledì 27 aprile 2005
ore 18:40 (categoria:
"Vita Quotidiana")
italiani che si fanno onore nel mondo: Arthur Pelliccione sr. «Ho svelato il mistero della lasagna al forno»
già...
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
sabato 23 aprile 2005
ore 10:16 (categoria:
"Vita Quotidiana")
non ce la faccio. torno me stesso. perchè mi piaccio così.
Referendum sulla Fecondazione. Dieci domande, dieci risposte per capire meglio
1 Che cos'è la fecondazione medicalmente assistita e quando vi si ricorre? E' l'aiuto che la scienza offre a coppie che non possono avere figli. Può inoltre aiutare coppie fertili ma portatrici di malattie ereditarie o infettive a far nascere bambini sani.
2 Quale legge viene sottoposta a referendum e perché? Il referendum riguarda solo alcuni punti della legge n°40 voluta dal governo di centrodestra nel 2004. In particolare si chiede la modifica della legge su 4 temi specifici: la salute della donna, l'equiparazione dei diritti del concepito e quelli della donna, la libertà di ricerca scientifica e la cosiddetta fecondazione eterologa (cioè la fecondazione realizzata grazie a un donatore o donatrice esterno alla coppia). Si è giunti ai referendum perché il centrodestra si è opposto in Parlamento a qualsiasi modifica della legge, respingendo gli oltre 350 emendamenti migliorativi che erano stati presentati anche a nome di importanti esponenti della comunità scientifica.
3 Se vincono i Sì esiste il pericolo di un vuoto legislativo con il ritorno al cosiddetto "far west", vale a dire una situazione senza regole e senza controlli? No, questo pericolo non c'è. Per due ragioni fondamentali. In primo luogo perché i referendum non chiedono l'abrogazione di tutta la legge ma solo, come abbiamo visto, di alcuni articoli che sono dannosi per milioni di donne e uomini. In secondo luogo perché già prima dell'entrata in vigore della legge 40 esisteva in Italia il codice deontologico dei medici che regolava in modo preciso le pratiche della fecondazione assistita. I referendum non vogliono il "far west". Vogliono una nuova buona legge.
4 Cosa implica il referendum n°1, sulla salute della donna? Ogni coppia che ricorre alla fecondazione assistita lo fa dopo una lunga riflessione e, facendolo, compie un atto d'amore. La donna che vuole mettere al mondo un figlio è chiamata ad affrontare un percorso impegnativo, sul piano fisico e psicologico. Il primo referendum ha l'obiettivo di aiutarla a vivere serenamente e nella sicurezza ogni passaggio del suo desiderio di maternità. Come? In cinque modi: Consentendo l'accesso alla fecondazione assistita anche alle coppie fertili che rischiano di trasmettere al figlio malattie genetiche ereditarie o infettive. Non imponendo per legge il trasferimento dell'ovulo fecondato nel corpo della donna in assenza di un suo rinnovato consenso. Permettendo alle coppie portatrici di malattie genetiche l'esame dell'embrione (la cosiddetta analisi preimpianto) prima del suo trasferimento nell'utero della donna. Questo per evitare l'assurdità e la violenza (anche psicologica) dell'impianto di un embrione malato e il conseguente ricorso a un aborto terapeutico. Consentendo il congelamento degli embrioni prodotti con le tecniche della fecondazione assistita. L'attuale divieto obbliga la donna a sottoporsi, in caso di insuccesso, a più cicli di trattamento con possibili danni per la sua salute. La conservazione degli embrioni eviterebbe questa situazione e garantirebbe alla donna il migliore trattamento possibile senza obbligarla a ricominciare sempre daccapo. Revocando l'obbligo di fecondare un numero massimo di tre ovuli, tutti da trasferire contemporaneamente. Quest'ultimo punto è di enorme rilievo: ogni donna ha una storia, un'età e condizioni psico-fisiche diverse. Non si può impedire al suo medico e a lei stessa di valutare come è meglio procedere nell'utilizzo delle tecniche di fecondazione. Imporre per legge il numero di embrioni da trasferire è una scelta assurda e rischiosa perché una ragazza di vent'anni o una donna di quaranta avranno, per ovvie ragioni, esigenze terapeutiche diverse. Può la legge sostituirsi al medico? Noi pensiamo che non possa avvenire e di questo si occupa il primo referendum.
5 E il n°2, sull'equiparazione dei diritti del "concepito" e quelli della donna? Questo è un punto decisivo. La norma attuale assicura "al concepito", a partire dall'ovulo fecondato, ancor prima che si formi l'embrione, gli stessi diritti e la stessa tutela giuridica della madre o di un'altra qualsiasi persona nata. E' la prima volta che questo avviene nelle nostre leggi. Ciò perchè si è voluto imporre un solo punto di vista, una sola etica di parte. Si è violato così il principio di una laicità dello Stato, ricca di pluralismo etico e culturale. Le conseguenze di questa decisione sono soprattutto concrete e investono la vita di milioni di persone. Facciamo un esempio: se la legge stabilisce che "il concepito" ha gli stessi diritti di una persona nata, il medico non potrà fare nulla nel caso di un embrione con una grave patologia trasmessa geneticamente. Infine affermare, che "il concepito" ha eguali diritti della madre può divenire la premessa per mettere in discussione radicalmente la legge 194 sull'interruzione volontaria della gravidanza, legge che ha prodotto l'esito positivo della riduzione degli aborti in Italia.
6 E il n°3 sulla libertà di ricerca scientifica? Ogni anno che passa la nostra speranza di vita si allunga anche perché medici e scienziati, instancabilmente, cercano e trovano nuove terapie per malattie gravissime che un tempo non si potevano curare. Una legge non può impedire che questa ricerca proceda anche al fine di guarire chi vive con la sola speranza di una terapia nuova per il suo male. Votando Sì sarà di nuovo possibile per i ricercatori usare cellule staminali prelevate da embrioni congelati non utilizzati (vale a dire cellule che, debitamente orientate, sono capaci di moltiplicarsi consentendo la cura di una serie di organi vitali). La ricerca su queste cellule è considerata decisiva per la cura di malattie gravissime come il Parkinson, il diabete, la sclerosi, il morbo di Alzheimer, i tumori. Soltanto in Italia è un problema che investe circa 12 milioni di persone alle quali non è giusto sottrarre una speranza fondata di cura, guarigione e futuro. Abbiamo rispetto per tutte le opinioni su un argomento tanto complesso e che attiene alla sfera stessa della dignità umana, ma poniamo una domanda. Può una legge decidere che un embrione ha più diritti di un bambino di dieci anni costretto sulla sedia a rotelle e che la scienza potrebbe aiutare a guarire? Votare Sì al referendum è il modo per dire che una legge - qualsiasi legge - questa decisione non la può assumere. E non per motivi giuridici o formali. Più semplicemente per il rispetto verso le persone, tutte, e per amore della vita.
7 E l'ultimo, il n°4, sulla fecondazione eterologa? Bisogna fare una premessa: alla fecondazione eterologa si ricorre solamente in casi gravi di sterilità. Detto ciò, poniamoci una domanda: si è madre e padre solo quando a nostro figlio abbiamo trasmesso il nostro corredo cromosomico? In altre parole, si è madre e padre solo se il figlio è nato dalla coppia dei genitori? Come sanno tutti, le cose sono più complesse. I bambini adottati hanno un padre e una madre, a pieno titolo. Ed essi non sono meno genitori di altri solo perché il loro bambino è stato adottato. Bisogna tenere a mente questo concetto elementare per comprendere il senso del quarto referendum, che, per l'appunto, vuole consentire la fecondazione assistita anche utilizzando gameti (spermatozoi nel caso degli uomini e ovociti nelle donne) di donatori esterni alla coppia. Se in una coppia la donna accetta di usare il seme di un donatore, vietare questo tipo di fecondazione ha solo due sbocchi: impedire per sempre a quella donna di partorire o costringerla, sempre che disponga dei mezzi economici necessari, a recarsi in uno qualsiasi dei paesi dove la fecondazione eterologa è consentita. Perché vietare quello che in tutti i principali paesi europei è consentito e che era consentito anche in Italia, nei centri privati specializzati, fino all'approvazione di questa legge?
8 Se vincono i Sì può aprirsi la strada a una moderna eugenetica, vale a dire la possibilità di programmare in laboratorio i figli scegliendo sesso, colore degli occhi, etc.? No, nella maniera più assoluta. Prima di tutto perché gli stessi scienziati respingono con forza questa prospettiva in linea di principio e in linea di fatto. Il codice deontologico dei medici prevede in modo esplicito che ogni intervento sul genoma umano sia teso unicamente alla prevenzione e correzione di condizioni patologiche. In altre parole i soli interventi possibili sono a scopo di cura. Quindi sono ammessi test genetici (la cosiddetta diagnosi preimpianto) solo al fine di rilevare eventuali malformazioni o malattie ereditarie e prevenire così la scelta sofferente dell'aborto. In termini più generali siamo favorevoli a limiti certi e invalicabili (clonazione umana, mamme-nonne, utero "in affitto"). Limiti che anche nel caso di vittoria dei Sì ai referendum rimarrebbero assicurati dalla normativa vigente.
9 La sfida sui referendum è anche una sfida tra laici e cattolici? Neppure questa affermazione è vera. I referendum investono alcune norme di una legge dello Stato e i cattolici, e credenti al pari dei laici, hanno su questo opinioni diverse. Alcuni sono favorevoli alla legge cosi com'è, altri la vorrebbero cambiare. La realtà è che nel mondo cattolico esiste lo stesso pluralismo - cioè la stessa articolazione di opinioni - presente nel mondo laico. Questa è una ricchezza per tutti, per i cattolici e per i laici, perché consente alle persone di scegliere sulla base delle proprie convinzioni e della propria coscienza.
10 Quali sono le ragioni fondamentali per andare a votare e votare Sì? La ragione di fondo per andare a votare e votare Sì è nel desiderio di compiere un atto concreto di solidarietà verso chi oggi non può mettere al mondo un figlio. Verso chi soffre a causa di una malattia che domani la scienza potrebbe curare. Questa volta non si vota per un partito e neppure per un candidato. Si vota per una speranza in più. Si vota per una vita migliore. Si vota per aiutare chi è malato a guarire. Si vota per dei valori importanti che toccano l'esistenza quotidiana di ciascuno di noi: vita, speranza, guarigione.
LEGGI
I COMMENTI (1)
- SEGNALA questo BLOG
sabato 23 aprile 2005
ore 09:59 (categoria:
"Vita Quotidiana")
blog normalizzato 4
e poi dovrei essere di destra: dunque: a. clandestini fuori dai maroni b. giuliana sgrena troia con le due simone c. ...
no è più forte di me, non ce la farò mai a integrarmi.....
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
sabato 23 aprile 2005
ore 09:58 (categoria:
"Vita Quotidiana")
blog normalizzato 3
neanche una volta ho scritto pachuca o station. qua si mette male. "neanke una volta" volevo dire
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
sabato 23 aprile 2005
ore 09:57 (categoria:
"Vita Quotidiana")
sì forse sono giovane anch'io. no, volevo dire: ank'io. anke io.
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
> > > MESSAGGI PRECEDENTI
|
|
MAGGIO 2026
<--Prec.
Succ.--> |
| Do |
Lu |
Ma |
Me |
Gi |
Ve |
Sa |
| |
|
|
|
|
1
|
2
|
|
3
|
4
|
5
|
6
|
7
|
8
|
9
|
|
10
|
11
|
12
|
13
|
14
|
15
|
16
|
|
17
|
18
|
19
|
20
|
21
|
22
|
23
|
|
24
|
25
|
26
|
27
|
28
|
29
|
30
|
|
31
|

|