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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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sabato 26 febbraio 2005
ore 16:37 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Certo costei m'ha coll'ingenue arti in vescato. Lieve qual tenue vetro soffiato alla statura, al portamento sembra figura da paravento. ma dal suo lucido fondo di lacca come con subito mo to si stacca, qual farfalletta svolazza e posa con tal grazietta silenziosa che di rincorrerla furor m'assale se pure in frangerne dovessi l'ale.
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venerdì 25 febbraio 2005
ore 17:30 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Anime sante degli avi! Alla piccina s'è spento il sol, s'è spento il sol!...
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venerdì 25 febbraio 2005
ore 15:50 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Quella divina mite vocina non dovrebbe dar note di dolor.
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lunedì 21 febbraio 2005
ore 11:05 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Del primo pianto. Ah! Del primo pianto! Sì, straniero, quando sei giunto, con angoscia ho sentito il brivido fatale di questo mal supremo. Quanti ho visto morire per me! E li ho spregiati. Ma ho temuto te! C'era negli occhi tuoi la luce degli eroi. C'era negli occhi tuoi la superba certezza. E t'ho odiato per quella! E per quella t'ho amato! Tormentata e divisa fra due terrori uguali: vincerti o esser vinta. E vinta sono! Ah! Vinta, più che dall'alta prova, da questa febbre che mi vien da te!
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venerdì 18 febbraio 2005
ore 12:10 (categoria:
"Vita Quotidiana")
camminiamo insieme un'altra volta così, con la tua mano nella mia mano. Dove vai ben so. Ed io ti seguirò per posare a te vicino nella notte che non ha mattino!
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giovedì 17 febbraio 2005
ore 16:07 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Nella stessa chiesetta in ginocchio con voi pregherò lo stesso Dio. E per farvi contenta potrò forse obliar la gente mia. Amore mio!
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giovedì 17 febbraio 2005
ore 09:46 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il ricatto del terrore di EZIO MAURO
SAPPIAMO ormai tutti cosa c'è dietro il rapimento di una persona, in zona di guerra. Ma il video che i sequestratori hanno spedito nel nostro mondo ogni volta ci costringe a guardare in faccia l'orrore, decifrarlo per quel che è, ci obbliga cioè a vedere e capire.
Così ieri. Come sempre, ma ancor più, dell'ostaggio vediamo prima di tutto l'inermità, lo sguardo dal basso in alto nella soggezione di chi è nel mirino di un fucile e di una telecamera, uniti nel concedergli qualche minuto per cercare di salvarsi, dentro un copione da cui non si può uscire. La disperazione di chi parla al mondo dei liberi da un carcere senza regole. La preghiera delle mani che chiedono aiuto. La sproporzione tra le contraddizioni della guerra e il destino di una persona, trasformata in strumento di ricatto: un peso che incurva le spalle di Giuliana Sgrena, come quelle di Aldo Moro nelle fotografie del carcere.
Poi c'è la dignità del prigioniero che continua a credere nel proprio lavoro e nelle proprie idee, e le propone come l'unica sua risorsa - la cifra di un'esistenza - per sfuggire al terrorismo e continuare a vivere. E c'è, su tutto, la paura che rompe il discorso e spezza il ragionamento, il terrore di quello che l'ostaggio ha visto e che potrebbe vedere, il timore che nessuna identità possa ripararci da un terrorismo che non distingue tra politiche, culture e professioni, perché precipita tutto nell'identità di Occidente, il fantasma del nemico.
Cosa dobbiamo fare noi, a cui è destinato il messaggio, indirizzato questa volta all'Associated Press e non ad Al Jazeera, e spedito nel mattino in cui il Parlamento italiano vota sul rifinanziamento della missione militare in Iraq?
Se è possibile, dobbiamo ascoltare le parole di Giuliana Sgrena, che ha il diritto supremo di indicare la strada per salvarsi, e dobbiamo respingere il ricatto del terrorismo, che usa le persone e modula l'orrore sull'agenda della politica e del Parlamento del nostro Paese, quindi sullo spazio e sul tempo della nostra libertà e della nostra sovranità.
Nessuna decisione può essere presa su indicazione dei terroristi, sotto il ricatto di un'arma che minaccia un prigioniero inerme: non ne potrebbe nascere alcuna politica portatrice di senso. Addirittura, non ne potrebbe nascere alcuna politica, soltanto il suo contrario, cioè la rinuncia e l'abdicazione dalla responsabilità delle scelte.
Ma bisogna avere rispetto per l'appello che la prigioniera fa ad ognuno di noi, dunque riflettere sul significato della sua testimonianza. Quella in costrizione del video e quella in libertà da inviato al fronte. Si deve capire che non si può ogni volta immeschinire il dramma della guerra a strumento delle polemiche di casa nostra: a sinistra per far crescere come in un meccano gli ingranaggi e le istituzioni dell'Ulivo, dell'Unione e addirittura del riformismo, che solo il coraggio della politica e delle sue scelte - con costi e strappi, naturalmente - può invece costruire; e a destra per sostituire una politica che non c'è e un'identità che è insieme frutto del titanismo e del mimetismo con l'ideologia d'importazione.
Provi la sinistra a fare un'operazione di verità, mantenendo fermo il giudizio sull'errore della guerra, sul pericolo dell'unilateralismo, sul rischio di ridurre l'Occidente a un sistema di delega, ma riconoscendo che le elezioni dopo la caduta del tiranno hanno cambiato il quadro, e oggi abbiamo tutti il dovere di esserci - con la Ue e con l'Onu - per aiutare la democrazia in Iraq a battere il terrorismo e definire un'exit strategy. Provi la destra a capire che la guerra non è una parata militare sull'altare dell'ideologia, ma un dramma che non si può strumentalizzare; usi ogni mezzo fuori dal ricatto per salvare l'ostaggio; e si renda conto che è interesse dell'Italia e dell'Occidente ricucire la frattura dell'Europa (invece di accentuarla) per farla dialogare con gli Stati Uniti.
Non è realismo. E' al contrario passione per una politica di verità, e per il destino dell'Iraq e dello stesso Occidente. Ed è anche il senso della nostra solidarietà ai colleghi del "Manifesto" che aspettano di ritrovare Giuliana Sgrena al suo posto di lavoro, su qualche fronte.
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mercoledì 16 febbraio 2005
ore 21:29 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Una furtiva lagrima negli occhi suoi spuntò... quelle festose giovani invidiar sembrò... Che più cercando io vo? M'ama, lo vedo. Un solo istante i palpiti del suo bel cor sentir!.. Co' suoi sospir confondere per poco i miei sospir!... Cielo, si può morir; di più non chiedo.
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mercoledì 16 febbraio 2005
ore 16:01 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Oggi il mio nome è Dolore. Però dite al babbo, scrivendogli, che il giorno del suo ritorno, Gioia, Gioia mi chiamerò!
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mercoledì 16 febbraio 2005
ore 14:53 (categoria:
"Vita Quotidiana")
L'appello di Giuliana Sgrena
"Sono in Iraq dalla fine di gennaio, per testimoniare la situazione di questo popolo, che muore ogni giorno, migliaia di persone sono in prigione, bambini, vecchi, le donne sono violentate e la gente muore ovunque, per strada, non ha più niente da mangiare, non ha più elettricità, non ha acqua."
"Vi prego mettete fine all'occupazione, lo chiedo al governo italiano, lo chiedo al popolo italiano perché faccia pressione sul governo. Pierre aiutami, per piacere, fai vedere le foto dei bambini colpiti dalle cluster bomb, chiedo alla mia famiglia di aiutarmi, chiedo a tutti, a tutti quelli che hanno lottato con me contro la guerra, contro l'occupazione, vi prego, aiutatemi".
"Questo popolo non deve più soffrire, così, ritiratevi dall'Iraq, nessuno deve più venire in Iraq, perché tutti gli stranieri, tutti gli italiani qui sono considerati nemici, per favore fate qualcosa per me. "Pierre, aiutami tu, sei sempre stato con me in tutte le mie battaglie, ti prego aiutami a chiedere il ritiro delle truppe, fai vedere tutte le foto che ho fatto, questo popolo non vuole occupazione".
"Aiutami, aiutatemi, la mia vita dipende da voi, fate pressioni sul governo perché ritiri le truppe. Conto su di voi, potete aiutarmi. Bisogna mettere fine all'occupazione, la situazione qui è intollerabile, i bambini muoiono, la gente muore di fame per strada, le donne vengono violentate, bisogna ritirare le truppe. "Pierre aiutami, fai vedere le foto che ho fatto dei bambini colpiti dalle cluster bombs, fai vedere quel che ho fatto per le donne. Nessuno dovrebbe venire in Iraq in questo momento, neanche i giornalisti, nessuno".
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