Spritz.it - ecce_'s HOME - BLOG DIRECTORY - IL TUO BLOG - Segnala qs BLOG




NICK: ecce_
SESSO: m
ETA': 33
CITTA': padova
COSA COMBINO:
STATUS: single

[ SONO OFFLINE ]
[PROFILONE COMPLETO]

[ SCRIVIMI ]



STO LEGGENDO


HO VISTO



STO ASCOLTANDO


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO


ORA VORREI TANTO...


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...


OGGI IL MIO UMORE E'...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

 


MERAVIGLIE

Nessuna scelta effettuata








Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

(questo BLOG è stato visitato 27387 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite,


ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


mercoledì 18 luglio 2007
ore 13:09
(categoria: "Vita Quotidiana")



«Presento le mie scuse personali a tutti quegli individui che hanno patito abusi sessuali per mano di un prete, di un religioso, di un diacono o di un laico appartenente a questa Arcidiocesi. Una compensazione finanziaria è inevitabilmente inadeguata ad alleviare il danno inferto, ma rappresenta uno sforzo per aiutare le vittime a ricostruire la loro vita e andare oltre».

Roger M. Mahony, arcivescovo di Los Angeles, 16 luglio


LEGGI I COMMENTI (1) - SEGNALA questo BLOG

martedì 17 luglio 2007
ore 21:22
(categoria: "Vita Quotidiana")



Settecento euro per innamorarsi
Quanto costa trovare l’anima gemella
di CLAUDIA FUSANI

ROMA - Innamorarsi è costato agli italiani lo 0,25 del prodotto interno lordo dell’anno 2006. Per l’esattezza, centesimo più, centesimo meno, 3,5 miliardi di euro. All’incirca, ogni anno, chi è in cerca dell’anima gemella spende 700 euro tra regali, cene, cure di bellezza, spostamenti, viaggi e ricerche on line tra i siti dei cuori solitari.

Ebbene sì, cade anche l’ultimo tabù, l’ultimo totem del romanticismo, dell’intimità e dei sogni. Con buona pace della scintilla, dei campanellini e di tutto l’apparato di frivolezze che si mette in moto quando scatta il colpo di fulmine. A misurare i costi dell’innamoramento - proprio così, né più né meno che uno "scalino" della pensione o una voce dell’Irpef, un vero e proprio costo sociale - ha provveduto la Parship, "la prima agenzia europea on line - si legge nella ragione sociale della società - dedicata a chi cerca un partner per una relazione duratura e basato sull’affinità psicologica di coppia". Come dire: nulla a che vedere con avventure hot e incontri sexy. Roba seria, ecco.

Italiani & europei - Lo studio mette a confronto vari paesi europei e qui arrivano le prime sorprese. Gli italiani single in cerca d’amore spendono più o meno come i tedeschi e i francesi ma molto meno - udite udite - degli algidi inglesi che investono sull’amore e sulla ricerca dell’anima gemella ben 17 miliardi di sterline. Una cifra pazzesca per i depositari di "please no sex, we are british (per favore niente sesso, siamo inglesi)".

Il sondaggio - La ricerca (in collaborazione con Makno&Consulting ed E-Res) ha un approccio assolutamente scientifico, come per la politica, o l’economia. Il sondaggio sui costi dell’amore ha riguardato 766 persone tra i 18 e i 60 anni rappresentato per il 72, 5 per cento da single e per il resto da separati, divorziati e vedovi. In generale, il 62 per cento ha la licenza di scuola superiore e il 30 per cento è laureato. Gli intervistati sono per lo più imprenditori, dirigenti d’azienda, impiegati e studenti. Operai e lavoratori autonomi incidono per il 6,4% e il 4,7 per cento. La ricerca dell’anima gemella è roba per media borghesia. Chi deve mettere insieme il pranzo con la cena ha meno tempo da investire. E forse soldi da spendere.

Come si calcola il costo dell’amore - Quei 700 euro di media spesi da ogni single italiano in cerca di anima gemella, saltano fuori, spiegano i ricercatori, "dal numero dei single italiani che si dichiarano attivi nella ricerca del partner - 5,1 milioni su un totale di 6,8 milioni - moltiplicato per la spesa media pro capite di cene, aperitivi, vestiti, cure di bellezza, regali.

I più intraprendenti - Il 27 per cento degli intervistati dice di non aver cercato incontri galanti nell’ultimo anno. Il 19 per cento ammette di averne avuti dai tre ai cinque e l’undici per cento dai sei ai nove. Il gallismo italico trova soddisfazione nel fatto che "il 16,9 per cento degli uomini ha avuto più di venti incontri galanti (leggi nuovi incontri con possibili coinvolgimenti sentimentali)". Un’intensità di ricerca che riguarda anche le donne: il 12,9 per cento ha avuto più di venti "incontri" in un anno.

500 euro per il primo incontro - Per la prima volta non si bada a spese. Soprattutto gli uomini. Il 46,7 per cento è disposto a spendere fino a 500 euro per comprarsi un vestito nuovo, per la cena "a due" e per un regalo a lei. Qualcuno, sempre tra i maschi (l’1,4 per cento), è disposto a spendere anche fino a 750 euro. Le donne si fermano a 100 euro.

Inoltre, se fino a 25 anni si fa alla romana - ognuno paga il suo - dopo "l’86 per cento degli uomini dichiara di pagare il conto del primo incontro".

La ricerca on line - Secondo il sondaggio il 15 per cento degli intervistati cerca l’anima gemella su internet. Per fortuna il 31 per cento è ancora convinto che la meglio sia lasciar fare al caso: uscire con gli amici, cene di gruppo, un viaggio. Ecco, alla fine vince un po’ di vecchio romanticismo. Senza programmare.


LEGGI I COMMENTI (11) - SEGNALA questo BLOG

martedì 17 luglio 2007
ore 12:47
(categoria: "Vita Quotidiana")



Perugia, assenteisti in ospedale
Arrestati 12 medici e infermieri

PERUGIA - Dodici arresti per assenteismo all’ospedale Santa Maria della Misericordia a Perugia. Sono finiti in carcere o agli arresti domiciliari medici, docenti, infermieri e personale tecnico amministrativo. Altri sessanta sono gli indagati in stato di libertà. Secondo quanto si legge in una nota della Procura gli arrestati si allontanavano dal lavoro facendo timbrare il cartellino o il badge marcatempo da amici compiacenti. Tra gli arrestati, dipendenti dell’Azienda ospedaliera, un ex dipendente della stessa struttura e tre impiegati dell’Università degli studi di Perugia, tutti operanti presso l’ospedale perugino. Sono accusati di falso in atto pubblico e truffa aggravata. Gli arresti sono stati eseguiti stamani dai carabinieri del Nas. L’indagine rappresenta la prosecuzione di accertamenti che già nell’autunno scorso avevano portato ad altri arresti.


COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

martedì 17 luglio 2007
ore 11:17
(categoria: "Vita Quotidiana")



Lite politica. E i santi patroni raddoppiano
di Gian Antonio Stella

Il povero San Bruno non avrebbe mai immaginato che sarebbe finito in «quota Rutelli» né San Francesco da Paola in «quota Loiero ». Ma così è andata. E alla fine, fallito il miracolo di instillare in certi politici il senso del ridicolo, un compito superiore perfino alle loro forze, i due santi si sono ritrovati lottizzati: vigileranno sulla provincia di Vibo Valentia insieme. Uno come protettore, l’altro come patrono.

La strepitosa spartizione della «commessa» religiosa è il surreale cesello a una storia di incapacità di decidere che sta paralizzando l’Italia dal centro alla periferia, da Vipiteno a Lampedusa. Dalla Tav in val di Susa al deposito di scorie nucleari a Scanzano Jonico, dalla pedemontana veneta agli inceneritori in Campania, dalla variante di valico sull’Appennino alla base militare a Vicenza, dalla definizione dei lavori usuranti al federalismo fiscale: non c’è tema sul quale destra e sinistra, lobby e clan clientelari, idealisti e bottegari non finiscano per litigare. Come poteva sfuggire a questo infausto destino la definizione burocratica di chi sarà chiamato a posare per l’eternità il suo sguardo benedicente sull’amata terra vibonese?

Nata nel 1992 senza uno straccio di santo patrono, la provincia di Vibo Valentia pareva in realtà essersi dotata del prezioso sovrintendente, sia pure dopo nove anni di attesa, già nel 2001. Quando l’assemblea, su iniziativa dell’allora assessore provinciale Pietro Giamborino, della Margherita, aveva optato per San Bruno. Una scelta subito benedetta dal vescovo, Domenico Tarcisio Cortese.
San Bruno, o se volete Brunone, nato a Colonia nel 1030 e morto in Calabria nel 1101, fu una delle grandi figure del cristianesimo medievale. Nemico acerrimo della simonia, cioè il mercato delle cariche ecclesiastiche (tra parentesi: nell’Italia di oggi avrebbe avuto il suo da fare con quelle politiche), fu il fondatore dei certosini e proprio in Calabria, dopo avere sofferto un lungo soggiorno a Roma dove era stato chiamato da papa Urbano II, che era stato suo allievo a Reims, aveva fondato la sua nuova certosa, nella località chiamata allora Torre, a 850 metri di altitudine, nell’area che adesso porta il suo nome, Serra San Bruno. Santo europeo, calabrese, vibonese: dove trovare di meglio?

Macché. Il grande certosino non aveva fatto i conti con la rottura nella Margherita calabrese. Di qua i rutelliani (tra i quali il «bruniano» Pietro Giamborino che del partito è oggi capogruppo all’assemblea regionale) di là i fedelissimi del governatore Agazio Loiero fuoriusciti con lui e fondatori del Partito Democratico Meridionale, tra i quali svetta il presidente della giunta provinciale Ottavio Bruni. Il quale, a dispetto del cognome, non è «bruniano » per niente. Al punto che, indifferente alla scelta già fatta, dopo aver cambiato partito decise qualche mese fa di cambiare anche santo di riferimento. E il 13 aprile fece approvare la delibera numero 135 con la quale si proponeva di «rivolgere richiesta ai competenti organi ecclesiastici per l’elevazione di San Francesco di Paola a patrono della provincia di Vibo». Figura luminosissima della religiosità calabrese, per carità. Lui pure eremita e fondatore di un altro ordine religioso, quello dei Minimi. Ma la nomina precedente di San Bruno? Boh...

San Francesco «il Subentrante », fosse ancora fra noi, si sarebbe probabilmente irritato assai. Dotato di un carattere fumantino non raro tra i calabresi, bastava niente perché si accendesse. Anzi, narra la leggenda che uno dei suoi primi miracoli fu quello che, essendosi «dimenticato di accendere il fuoco sotto la pentola dei legumi per il pranzo dei frati» poiché era troppo «assorto in preghiera in chiesa», corse «tutto confuso in cucina, dove con un segno di croce accese il fuoco di legna e dopo pochi istanti i legumi furono subito cotti». Per non dire della volta che, dovendo raggiungere la Sicilia, si sentì negare un passaggio da un barcarolo, un certo Pietro Colosa: furente per il rifiuto, posò il suo mantello sull’acqua e attraversò lo stretto così, portando «a bordo » pure due confratelli.

Certo è che la svolta patronale, dentro il consiglio provinciale, il centrosinistra e lo stesso partito democratico, non piacque a tutti. Anzi, i rutelliani più maliziosi videro nella rimozione di San Bruno un nuovo atto di guerra dei loieriani all’interno dello stesso partito democratico del quale sia il vicepremier «Franciasco» sia il governatore Agazio sono tra i 45 fondatori. E l’aspro confronto ha finito per aprire la strada a un compromesso. Sancito da una nuova delibera nella quale la Giunta Provinciale di centrosinistra, «richiamata la propria deliberazione n. 135 del 13-4-2007...», «considerato che sono pervenute alla presidenza dell’Ente proposte volte al riesame della suddetta deliberazione giuntale » (cioè della giunta: sic!) «volte a promuovere anche la figura di San Bruno...», «vista la proposta del consigliere provinciale Barillari Raffaello... », decideva di «riesaminare la propria deliberazione».
Risultato? La scelta di proporre alle autorità ecclesiastiche competenti, «di elevare San Bruno a protettore e San Francesco a patrono della provincia di Vibo Valentia ». Un momento, ha chiesto Pino Brosio sulla Gazzetta del Sud facendo ironicamente sgocciolare nuovi veleni, «viene prima il santo patrono o il santo protettore?». Ma no, ma no, si è affrettato a spiegare un prete piuttosto noto in città, monsignor Giuseppe Fiorillo: «Il messaggio dei santi è universale. È l’uomo che, cadendo nel ridicolo, tende a frazionarlo. La soluzione giusta, a questo punto, potrebbe essere quella di nominare i due santi com-patroni ». Una soluzione strabiliante. Di doroteismo celeste. Che spalancherebbe nuovi orizzonti, ma che potrebbe essere vanificata dalla proposta che già qualcuno avanza: perché non fare un referendum? Si attendono la raccolta di firme, i ricorsi, le polemiche, le accuse di brogli...


COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

martedì 17 luglio 2007
ore 09:04
(categoria: "Vita Quotidiana")



Tutte le assenze del professor M.
Il docente che nessuno può licenziare.
di Marco Imarisio

MILANO — I peccati, e non il peccatore. Storia breve e protetta dall’anonimato del professor M. Occorre prima riportare la laconica dichiarazione dell’interessato, molto compreso nel suo ruolo: «Un pubblico ufficiale come me ha il dovere di non intrattenere rapporti con la stampa».
Clic.
Il professor M. e le sue pratiche non sono rappresentativi dei docenti italiani. Fosse così, avremmo già chiuso baracca e burattini. La sua storia è importante di riflesso, offre la misura di come l’Amministrazione sia inerte ed inerme davanti a un caso di menefreghismo così smaccato da avere aspetti comici. Anche se gli studenti che si sono imbattuti in questo docente avrebbero da ridire sull’aggettivo «comico».

Sul Corriere della Sera di lunedì, l’editoriale di Pietro Ichino dava conto del cursus honorum del professor M. Passato indenne attraverso due indagini interne che prendevano atto del suo assenteismo e della scarsa voglia di insegnare, è stato trasferito ad altro istituto, dove attualmente esercita, o dovrebbe. I suoi vecchi alunni, che lui ha lasciato nel febbraio 2007, pochi giorni fa hanno sostenuto la maturità, con esiti paragonabili a Caporetto. Pare di capire che ci saranno altri studenti caduti sul fronte del professor M. All’inizio di giugno, la sua nuova scuola ha chiesto con urgenza l’invio di un ispettore. L’arrivo del docente non è stato indolore. Il trasferimento era stato deciso al termine dell’anno scolastico 2005/2006. Ma un professore di ruolo non può essere scambiato con un suo simile. Per fargli spazio, viene rimosso un supplente con contratto annuale. Uno bravo, scrupoloso. I suoi studenti inscenano una manifestazione di protesta sotto le finestre dell’Ufficio scolastico provinciale. Non si cambia ad anno iniziato, è il loro ragionamento. Con grande abnegazione, il professor M. esordisce il 19 febbraio con una settimana consecutiva di lavoro, durante la quale fa domanda al preside per ottenere l’autorizzazione a svolgere una seconda attività. Visti i precedenti, permesso negato. Il professor M. comincia a non farsi più vedere. Il primo certificato di malattia è del 26 febbraio. Ne fioccano altri, tutti con la curiosa caratteristica di essere stilati in una località distante 1.110 chilometri da Milano, suo luogo di residenza. I periodi di malattia cominciano sempre di lunedì, come se vi fosse la volontà di non rientrare a scuola dopo il weekend.

Quando c’è, è peggio. Ai suoi studenti di quarta dice chiaramente che per lui la scuola è un passatempo, nella vita ha un altro lavoro. All’ ennesimo certificato di malattia, fine aprile 2007, il preside nomina un supplente, nonostante la situazione economica non florida della scuola, per accontentare gli studenti e i loro genitori inferociti.
Il quale, va detto, ha una sua coerenza. Avendo capito dalle precedenti esperienze che nulla gli può capitare, applica alla nuova scuola i comportamenti tenuti in quella vecchia. La prima indagine alla quale venne sottoposto, maggio 2005, era stata chiamata a gran voce proprio da quegli studenti che pochi giorni fa sono stati infilzati alla maturità. L’ispettore scoprì che il professor M. era già stato segnalato nel 1996 dal preside di allora dopo i risultati disastrosi ottenuti dai suoi alunni all’esame finale.

Tre anni dopo era stata proposta una ispezione sul suo conto, mai avvenuta. Entrando nel merito, l’ispettore rileva «il numero elevatissimo di assenze e la loro collocazione strategica soprattutto in determinati periodi dell’anno scolastico e le gravi difficoltà e carenze di apprendimento lamentate dagli studenti». Nel 2002-2003 le assenze sono state pari al 72 per cento del suo orario di servizio; nel 2003-2004 si scende al 61%. Il sospetto di tutti è che il suo secondo lavoro si svolga tra Milano e la sua terra di origine, alquanto lontana. L’ispettore parla con gli alunni. «Quando non ha voglia di fare lezione si mette a parlare di cucina o dei suoi viaggi». «Quasi sempre dice che è stanco, e quindi si mette a leggere il giornale pretendendo silenzio». Gli studenti si dichiarano scoraggiati. Per l’atteggiamento dell’insegnante, che al ritorno dai suoi periodi di malattia gli rifila una media di 70-90 pagine al giorno da studiare con relativi esercizi, senza averle prima spiegate in classe. Assegna 30 problemi (la sua è una materia scientifica) alla volta e il giorno dopo, prima di aprire il giornale, fornisce solo i risultati senza motivarne logica e passaggi. Poi, ogni tanto, li interroga in massa e li bastona. Nel colloquio con l’ispettore non ritiene di dover fare di più, sostenendo che la colpa è dello scarso materiale umano che compone le classi in questione. Va notato che i suoi alunni avevano ottimi voti in ogni materia tranne una, la sua. Al termine dell’indagine, l’ispettore proponeva di assegnare il prof M. «ad incarico diverso da quello dell’insegnamento, che lo veda impegnato (sempre che di impegno egli sia capace) in attività che non comportino l’assunzione delle responsabilità connesse con l’esercizio della funzione docente, da lui del tutto negletta».

I pareri degli ispettori però non sono vincolanti. Se l’interessato fa ricorso, e lo fa quasi sempre, si riparte da capo. Nel 2005 la pratica finì a Roma, alla Sezione disciplinare del Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, organo anche di tutela sindacale e quindi per sua natura portato a sopire. Per il professor M. si decise di non decidere. Venne mandato un altro ispettore, che salomonicamente suggerì il trasferimento per incompatibilità ambientale. I nuovi studenti del professor M. ringraziano, commossi e preoccupati.


LEGGI I COMMENTI (1) - SEGNALA questo BLOG

martedì 17 luglio 2007
ore 08:54
(categoria: "Vita Quotidiana")





COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

lunedì 16 luglio 2007
ore 09:54
(categoria: "Vita Quotidiana")





COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

domenica 15 luglio 2007
ore 21:05
(categoria: "Vita Quotidiana")



"L’Italia un paese di veline: le donne sono solo oggetti"
di ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA - Fin dal titolo, è un’accusa senza mezzi termini: "La terra che ha dimenticato il femminismo", sovraimpresso sul noto cartellone pubblicitario di Telecom Italia in cui Elisabetta Canalis, seduta a gambe incrociate con un telefonino in mano, piega il busto in avanti, in una posizione non proprio comodissima, rivelando una generosa scollatura. E’ la copertina dell’inserto patinato del Financial Times di ieri, che in un articolo di quattro pagine denuncia severamente il trattamento riservato alle donne nel nostro paese: l’uso di vallette seminude in ogni genere di programma televisivo, gli spot pubblicitari dominati da allusioni sessuali, il prevalere della donna come oggetto, destinata a stuzzicare "i genitali dell’uomo, anziché il cervello". Non solo: secondo l’autore del servizio, Adrian Michaels, corrispondente da Milano dell’autorevole quotidiano finanziario, potrebbe esserci un legame fra l’onnipresenza di maggiorate in abiti discinti sui nostri mezzi di comunicazione e la scarsità di donne ai vertici della politica, del business, delle professioni in Italia.

Arrivato a Milano tre anni fa da New York insieme alla moglie, Michaels ammette di essere rimasto stupefatto dal modo in cui televisione e pubblicità dipingono le donne; e ancora più sorpreso dal fatto che apparentemente nessuno protesta o ci trova qualcosa di male. Come esempi del fenomeno, oltre al cartellone della Canalis per la Telecom, cita le vallette del gioco a quiz di Rai Uno L’eredità, la pubblicità dei videofonini della 3, le vallette di Striscia la notizia, l’abbigliamento della presentatrice sportiva Ilaria D’Amico di Sky Italia.

L’articolo considera quindi una serie di dati da cui risulta che le donne italiane sono fra le più sottorappresentate d’Europa nelle stanze dei bottoni: il numero delle parlamentari, 11 per cento, è lo stesso di trent’anni fa; nelle maggiori aziende italiane le donne rappresentano solo il 2 per cento dei consigli d’amministrazione (rispetto al 23 per cento nei paesi scandinavi e al 15 negli Stati Uniti); e un sondaggio internazionale rivela che la presenza di donne in politica, nella pubbica amministrazione e ai vertici del business è più bassa che in Italia soltanto a Cipro, in Egitto e in Corea del Sud. "La mia sensazione è che il femminismo, dopo importanti battaglie per il divorzio e l’aborto, da noi non esista più", gli dice il ministro Emma Bonino, interpellata sul tema.

Altri fattori aumentano le difficoltà delle donne ad avere una diversa posizione sociale, osserva il quotidiano londinese: il lavoro part-time è raro in Italia (15 per cento della forza lavoro rispetto al 21 in Germania e al 36 in Olanda), cosicché le donne che cercano di giostrarsi tra famiglia e carriera sono spesso costrette a scegliere l’una o l’altra. L’articolo ricorda un discorso del governatore della Banca d’Italia Draghi secondo cui il nostro è uno dei paesi europei in cui meno donne tornano all’occupazione dopo la maternità.

Un altro motivo è che gli orari dei negozi ("impossibile fare la spesa il lunedì mattina, il giovedì pomeriggio, la sera e la domenica") complicano la vita della donna che lavora, su cui continua comunque a pesare la responsabilità di casa. La lettera di Veronica Berlusconi pubblicata da Repubblica, in cui chiedeva le pubbliche scuse di Silvio per il suo comportamento con le donne, potrebbe segnalare l’inizio di un cambiamento, ipotizza Michaels. Ma uno dei pubblicitari da lui intervistati avverte: "L’Italia è indietro nel modo in cui sono trattate le donne rispetto ad altri paesi, ma abbiamo un metro per giudicare cos’è accettabile diverso dal vostro. Gli uomini e le donne italiani non saranno mai come gli uomini e le donne britannici".


LEGGI I COMMENTI (1) - SEGNALA questo BLOG

mercoledì 11 luglio 2007
ore 18:21
(categoria: "Vita Quotidiana")





COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

mercoledì 11 luglio 2007
ore 17:59
(categoria: "Vita Quotidiana")





COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG


> > > MESSAGGI PRECEDENTI
APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30

RICERCA:
Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG


BLOG che SEGUO:

misia chiara@ ebe dpa glendida daisychain gigio9 favola blink sharmel autarkeia kispriss pippiri tiredbrain opo elenya AFInside81 scriccy crystal83 epthavale trilly86 Jane_D


BOOKMARKS

fumetti della gleba

(da Arte e Cultura / Cartoni & Fumetti )

UTENTI ONLINE: