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MERAVIGLIE

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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


venerdì 29 giugno 2007
ore 14:44
(categoria: "Vita Quotidiana")







Oriana Fallaci avrebbe compiuto oggi 78 anni e oggi una giornata di studi a New York ricorda la giornalista e scrittrice italiana scomparsa lo scorso settembre. Il vicepremier e ministro della Cultura Francesco Rutelli e Massimo Vitta Zelman, presidente di Rcs Libri hanno partecipato al dibattito con Magdi Allam, Christiane Amanpour, Isabella Rossellini, Francois Pelou, Lucia Annunziata, Antonio Caprarica e il presidente del Consiglio Regionale Toscano Riccardo Nencini. La Fallaci "grande protagonista della libertà, combattente contro ogni totalitarismo" è stata ricordata ieri da Rutelli che ha inaugurato presso l’Istituto Italiano di Cultura la mostra ’My America’ piena di cimeli, libri, articoli e fotografie: un primo assaggio della grande esposizione ’Intervista con la Storia’ che aprirà i battenti a Palazzo Litta a Milano il 15 settembre nel primo anniversario della morte, per passare poi il 14 dicembre a Roma nel complesso del Vittoriano


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venerdì 29 giugno 2007
ore 11:29
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 29 giugno 2007
ore 11:17
(categoria: "Vita Quotidiana")



Roma, aggressione fascista durante concerto a Villa Ada

ROMA - Due ragazzi feriti e molta paura ieri notte a Villa Ada, a Roma, al termine del concerto della Banda Bassotti, sull’isolotto del parco pubblico della capitale. Intorno all’una e mezza, una ventina di persone - oltre 100 secondo altre fonti - con il volto coperto da caschi, armate di bastoni, hanno cominciato a aggredire il pubblico lanciando anche alcuni petardi tra la folla.

Secondo alcuni testimoni, l’agguato avrebbe un’origine politica: gli aggressori apparterrebbero al movimento neofascista Forza Nuova, e durante l’irruzione avrebbero urlato slogan di destra contro i giovani presenti al concerto, classificati come "comunisti".

Armati di spranghe e coltelli, gli aggressori - come raccontano testimoni - hanno anche lanciato tre bombe carta. Oltre ai due ragazzi feriti, sono state numerose le persone sotto shock. I carabinieri del Nucleo radiomobile e della compagnia dei Parioli hanno faticato per riportare la situazione alla calma.


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venerdì 29 giugno 2007
ore 10:51
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 28 giugno 2007
ore 18:30
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 28 giugno 2007
ore 16:22
(categoria: "Vita Quotidiana")





Reporters sans frontières lancia una campagna per la libertà di stampa ed espressione in Cina, dove nel 2008 si svolgeranno i giochi olimpici. Le autorità cinesi infatti attuano un rigido controllo dell’informazione: in occasione delle Olimpiadi, ai giornalisti è stata promessa libertà di stampa e movimento. Ma Rsf denuncia che la situazione non è affatto cambiata.


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giovedì 28 giugno 2007
ore 14:54
(categoria: "Vita Quotidiana")



La Russia vuole annettersi il polo Nord
di Francesco Tortora

LONDRA - Il governo russo avrebbe l’intenzione di annettere al suo territorio una vasta area del polo Nord, grande 1,2 milioni di km quadrati, ricca di petrolio e di gas. Lo rivela il quotidiano inglese «Guardian» che afferma anche che questa zona dell’Artico, secondo alcuni scienziati dell’ex Unione Sovietica, sarebbe direttamente unita alla Russia da una piattaforma subacquea.

DIRITTO INTERNAZIONALE - Secondo il diritto internazionale, il polo Nord non appartiene a nessuna nazione: ognuno dei cinque Stati che si affacciano sull’Artico (Stati Uniti, Canada, Norvegia, Danimarca tramite la Groenlandia e Russia) può sfruttarne economicamente solo una piccola zona: non più di 200 miglia dalla costa. Tuttavia, la legge internazionale è stata messa in discussione lunedì scorso da un gruppo di geologi russi: gli studiosi hanno effettuato un viaggio di sei settimane nell’Artico su una nave rompighiaccio a propulsione nucleare. Essi hanno navigato lungo la dorsale Lomonosov, catena montuosa sottomarina che taglia l’Artico a metà e si estende sotto l’acqua per 1.700 km dalla Siberia all’estremità nordoccidentale della Groenlandia. Qui, dopo lunghi studi, affermano di aver costatato che la dorsale Lomonosov è unita direttamente al territorio della Federazione russa.

RICCHEZZE - Il territorio in questione, grande quanto Italia, Francia e Germania messe assieme, contiene secondo gli stessi scienziati russi, 10 miliardi di tonnellate di depositi di gas e di petrolio e naturalmente la notizia ha suscitato preoccupazione e stupore in numerosi organi internazionali. Per annettere un territorio, bisogna dimostrare che la struttura della sua piattaforma continentale sia simile alla struttura geologica del proprio territorio. Inoltre, secondo una convenzione internazionale di diritto marino, nessuno Stato può estendere i suoi confini territoriali fino al polo Nord. Infine tanti studiosi contestano i risultati dello studio degli scienziati russi. «Francamente penso che ci sia qualcosa di strano», ha affermato ironicamente al Guardian Sergey Priamikov, direttore internazionale dell’Istituto di ricerca dell’Artico e dell’Antartico di San Pietroburgo. «A questo punto i canadesi potrebbero dire che la dorsale Lomonosov è parte della piattaforma canadese e ciò significherebbe che la Russia appartiene di fatto al Canada, insieme con l’intera Eurasia». Secondo Priamikov, al di là delle polemiche territoriali, questo territorio continua a essere una delle più belle aree naturali del mondo.


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giovedì 28 giugno 2007
ore 14:30
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il Papa ripristina la messa in latino: ai cardinali un "motu proprio"

CITTA’ DEL VATICANO - La messa in latino potrà
essere celebrata di nuovo se richiesta dai fedeli. Il Papa ha presentato a un gruppo ristretto di cardinali e vescovi un documento "motu proprio", (ovvero scritto su sua esplicita volontà). Lo ha reso noto oggi il Vaticano. Il documento, atteso ormai da mesi, sarà ora inviato ai vescovi di tutto il mondo ed entro la prossima settimana sarà reso noto al grande pubblico.

Il Papa, informa un comunicato della Santa Sede, ha avuto "un’approfondita discussione per circa un’ora" con una quindicina di presuli. Per l’Italia c’erano il cardinale vicario Camillo Ruini e il presidente della Conferenza episcopale monsignor Angelo Bagnasco, oltre al cardinal Tarcisio Bertone, quest’ultimo però in qualità ovviamente di segretario di Stato vaticano. Tra gli altri intervenuti, sempre secondo fonti attendibili, c’erano il cardinale tedesco Karl Lehman, l’inglese Cormac Murphy O’ Connor, l’americano Patrick O’Malley, i francesi Jean Pierre Ricard (presidente dell’episcopato d’oltralpe) e Philippe Barbarin, lo svizzero Koch.

Nell’incontro, spiega ancora il Vaticano, è stato illustrato "il contenuto e lo spirito dell’annunciato ’motu proprio’ del Santo Padre sull’uso del messale promulgato da Giovanni XXIII nel 1962". Il messale promulgato dal Papa "buono" era un aggiornamento di quello tridentino di Pio V che prevedeva la messa in
latino.

"La pubblicazione del documento, che sarà accompagnato da un’ampia lettera personale del Santo Padre ai singoli vescovi, è prevista - afferma ancora la nota della Santa Sede - entro alcuni giorni, quando il documento stesso sarà stato inviato a tutti i vescovi con l’indicazione della sua successiva entrata in vigore".

La decisione del Papa di presentare in anteprima ai rappresentanti degli episcopati del mondo il suo nuovo documento rivela, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto sia stata travagliata e problematica la stesura del ’motu proprio’ che mette la messa in latino sullo stesso piano di quella post conciliare voluta da Paolo VI nelle lingue nazionali.

Quella in latino è l’unico tipo di messa mai accettato dai seguaci del defunto vescovo scismatico Marcel Lefebvre e il documento pontificio servirà ad aprire la strada per una futura ricomposizione della frattura avvenuta negli anni Ottanta. Non che fino ad oggi il rito di derivazione tridentina fosse proibito: ma occorrevano talmente tanti passaggi burocratici e autorizzazioni vescovili da scoraggiarne di fatto qualsiasi praticabilità.

Il documento del Papa renderà più facile la celebrazione della messa in latino, bisognerà però leggere il testo del "Motu proprio" per vedere fino a che punto. Le indiscrezioni circolate nell’autunno dello scorso anno ipotizzavano che bastasse la richiesta di un certo numero di fedeli per obbligare un sacerdote al rito tridentino. Il progetto di totale liberalizzazione della messa in latino aveva suscitato le perplessità e le riserve di alcuni episcopati, in particolare quello francese e quello statunitense, timorosi che la presenza di due riti liturgici potesse alla fine incrinare l’unità delle chiese nazionali e togliere autorità ai vescovi locali.

Dal dicembre scorso, dietro le quinte, sono state apportate diverse modifiche al documento originale, per consentire ai vescovi - a quanto pare - di avere comunque "l’ultima parola" sulle celebrazioni liturgiche nelle loro diocesi. Del resto Benedetto XVI, nell’esortazione ’Sacramentum Caritatis’ del marzo scorso, ha precisato che spetta al vescovo, "liturgista per eccellenza nella sua diocesi" di "salvaguardare l’unità unanime delle celebrazioni nella sua diocesi".
Quanto alla preoccupazione che il ritorno della messa tridentina possa vanificare in parte il messaggio conciliare, il Papa ha precisato che il suo obiettivo è quello di "interpretare il Concilio" alla luce della tradizione, senza tuttavia rinunciare a due dei sui apporti più importanti, la libertà religiosa e le relazioni tra la Chiesa e il mondo.


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giovedì 28 giugno 2007
ore 13:00
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Nessun pentimento ma non lo rifarei: spero solo che quel ragazzo rifletta"
di ALESSANDRA ZINITI

PALERMO - Lei si definisce una "classica" e in questa accezione intendeva la parola "deficiente": mancante di..., nella fattispecie della sensibilità nei confronti di quel compagnetto così pesantemente apostrofato. E ora che, in vacanza all’estero con marito e figli, ha appreso il lieto fine dal suo avvocato Sergio Visconti, la professoressa sul banco degli imputati risponde così alla più classica delle domande.

Rifarebbe tutto quello che ha fatto?
"Bè, visto che questa espressione non è stata compresa come io l’avevo intesa e spiegata a tutta la classe, forse no, non la userei più. Ci starei più attenta. Ma tutto era tranne che un’espressione offensiva nei confronti di quell’alunno".

E a lui, oggi, cosa si sente di dire dopo che il giudice le ha dato ragione?
"Spero che dimentichi presto anche lui, ma mi auguro che quello che è successo lo abbia portato a riflettere. In fondo era solo questo che volevo ottenere con quella paginetta. Io non gli ho mai fatto pesare questa punizione, bastava solo che lui capisse, che chiedesse scusa, che si rendesse conto, perché possiamo sbagliare tutti, anche noi insegnanti, ma bisogna riflettere perché nella vita, prima o poi, si paga tutto".

Il giudice ha sottolineato il suo intervento a tutela dell’altro ragazzino, la vittima.
"E mi fa molto piacere perché alla fine di lui non si è occupato più nessuno. Quando il caso è finito sui giornali la scuola era praticamente finita, ma io l’ho avuto con me e lo avrò l’anno prossimo e vi posso assicurare che dopo il mio intervento quel ragazzino è rimasto sereno e tranquillo a fare gruppo con i suoi compagni. E questa per me è la sentenza che vale di più".

È vero che il sistema scuola non vi fornisce gli strumenti adeguati per far fronte a queste situazioni?
"Assolutamente sì. Che mezzi abbiamo noi? La maggior parte dei miei colleghi, quando si rivolge ai presidi per chiedere che fare, si vede allargare le braccia. Riempire i registri di note a che serve se restano solo parole? Basta pensare che, nonostante le note messe sul registro a questo ragazzo da altri colleghi, io non avevo mai visto i suoi genitori. Ma noi insegnanti non possiamo far finta di nulla, io mi sento prima di tutto un’educatrice".

Adesso che è tutto finito cosa le resta di questa esperienza?
"Innanzitutto la soddisfazione di essere stata compresa da questo giudice che ha capito realmente quello che ho fatto. La mia preoccupazione era che tutto questo clamore mediatico potesse condizionarlo e invece non è stato così. E poi la tanta solidarietà dei miei colleghi, che sono stati sempre al mio fianco, e del ministro Fioroni. Ammetto che non me lo aspettavo".

Ai suoi studenti che ritroverà a settembre sui banchi di una scuola che il giudice ha definito difficile che messaggio vuole lanciare?
"Loro lo sanno già perché ne abbiamo parlato tante volte. Ho sempre insegnato loro a dire quello che pensano ma con educazione, altrimenti che uomini saranno? In vita mia non sono mai stata contro qualcuno. Se sbaglio sono abituata a chiedere scusa, come sono abituata a mettermi, da madre, nei panni dei genitori".


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giovedì 28 giugno 2007
ore 11:28
(categoria: "Vita Quotidiana")



«La gente mi chiama, mi ama e mi adora. Un libro, un film e un disco: ho contratti per un milione e mezzo di euro. Per farmi vedere la sera in una discoteca mi danno 12mila euro, e c’è la fila. Sono il prodotto di questa Italia».

Fabrizio Corona, inquisito per l’inchiesta Vallettopoli dopo tre mesi tra carcere e arresti domiciliari.
Corriere della Sera 27/6/07


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