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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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martedì 9 gennaio 2007
ore 09:45
(categoria: "Vita Quotidiana")



In malessere del benessere
di MICHELE SERRA

AVANGUARDIA dello Stato etico, ecco s’avanza lo Stato dietetico. Negli Usa diverse scuole, tra le informazioni d’ufficio alle famiglie, distribuiscono una specie di "pagellina alimentare" nella quale si valuta (severamente) il rapporto tra peso e massa corporea del ragazzo, o del bambino. La notizia si somma a quella, recente, relativa ai provvedimenti del governo Zapatero contro la pubblicità degli hamburger extra-large.

E rientra nel quadro della lotta all’obesità minorile, piaga occidentale tra le più inquietanti, metafora incarnata del proliferare incontrollato degli stimoli ai consumi.

Naturalmente l’intromissione delle autorità pubbliche nella sfera privata è destinata a sollevare dubbi e malumori: pare che molte famiglie americane non gradiscano lo stress aggiuntivo che questa nuova "materia scolastica" induce nei figli, ufficialmente bollati dello status di ciccione. A sconsigliare frettolose stroncature dell’iniziativa, o peggio la sua riduzione a deriva folkloristica del politicamente corretto, c’è però la macroscopica evidenza del problema.

Autorità indifferenti alla salute pubblica sarebbero certamente meno petulanti e meno intrusive. Ma la non-ingerenza costituirebbe una vera e propria omissione a fronte di statistiche spietate, che indicano nell’obesità di massa, a parte i disagi fisici e psicologici contingenti, una sicura causa di accorciamento della prospettiva di vita: nonostante il benessere (anzi, per paradosso: a causa del benessere) la vita media degli americani del futuro rischia seriamente di essere più breve rispetto a quella dei loro genitori.

Viene da chiedersi, piuttosto, se e quanto iniziative di carattere informativo e dissuasivo, come questa, riescano a incidere su una cultura sociale che semplicemente non contempla, in nessun campo, i concetti di giusta misura e di limitatezza. La corsa alla quantità, in economia, nei consumi privati, nelle ambizioni di carriera, in tutto (se vogliamo anche nell’espansionismo politico-militare...) è il vero motore del Pensiero Unico.

Alla fame atavica si è via via sostituita, nelle società del benessere, una specie di fame indotta che induce a consumi compulsivi, di cibo come di psicofarmaci, di cibo come di droghe, di cibo come di televisione, di cibo come di sesso. Va da sé che il cibo, per la sua stessa basicità, e per non essere oggetto di particolari tabù o riprovazione sociale, e infine per via del basso prezzo, è di gran lunga il primo, il più facile e il più accessibile tra gli oggetti del desiderio compulsivo. E il corpo deformato, riempito oltre ogni misura e oltre ogni controllo, diventa il segnale più evidente e drammatico della disarmonia patologica di modelli sociali che paiono avere smarrito l’obiettivo stesso del loro innesco, che è o dovrebbe essere la ricerca del benessere.

Un benessere che diventa malessere, per via di inquinamento, di dissesto ambientale, di bulimia, di affanno psicologico. Scatenando poi contraccolpi moralistici (vedi il grottesco movimento dei "rinverginati" che pare attragga molti adolescenti americani), innescando astinenze, digiuni, auto-castrazioni speculari alla crapula contro la quale reagiscono. In una continua altalena tra ingordigia e susseguente senso di colpa. Probabilmente né negli Stati Uniti, né altrove, esistono (per adesso) parametri culturali abbastanza reattivi da mettere in discussione la disarmonia costitutiva del mondo dei consumi, quel sentimento di sazietà irraggiungibile, di appagamento impossibile, che muove gli stomaci e i cervelli occidentali senza più alcun nesso logico con i bisogni reali.

L’allarme del giudizioso corpo insegnante americano (che sarà a sua volta, presumibilmente, un corpo obeso...) può essere così inteso almeno in due maniere: come un lamento tardivo, ormai impotente a rimettere a regime meccanismi sociali totalmente fuori fase, oppure come uno dei primi vagiti, ancora goffi, ancora rudimentali, di un linguaggio che sta nascendo, un linguaggio critico, un linguaggio soccorrevole che prova, lentamente, ad affiancarsi e forse un giorno (speriamo) a sostituirsi alla lingua trionfante, pervasiva, incontrastata della pubblicità.


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lunedì 8 gennaio 2007
ore 10:18
(categoria: "Vita Quotidiana")





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sabato 6 gennaio 2007
ore 13:22
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 4 gennaio 2007
ore 12:56
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 27 dicembre 2006
ore 16:31
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 26 dicembre 2006
ore 14:52
(categoria: "Vita Quotidiana")



dal blog di Piergiorgio Welby:

«morire dev’essere come addormentarsi dopo l’amore, stanchi, tranquilli e con quel senso di stupore che pervade ogni cosa»


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giovedì 21 dicembre 2006
ore 20:12
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 20 dicembre 2006
ore 08:07
(categoria: "Vita Quotidiana")





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sabato 16 dicembre 2006
ore 09:44
(categoria: "Vita Quotidiana")



Bacio o stretta di mano? Cambia il bon ton
Ecco cosa si deve e non si deve fare nei Paesi d’Europa.

MILANO - Americani, popolo di gran maleducati. Almeno così pensano «gli altri»: inglesi, francesi, tedeschi, svedesi... In cifre: 20 mila «soggetti» (di venti Paesi) che, a bruciapelo, non hanno avuto dubbi nel rispondere all’indagine (imponente) commissionata dal Wall Street Journal. Con qualche sorpresa: i più tranchant sono sono stati i giovani (il 26% tra i 15 e i 30 anni non ha dubbi sull’accusa), meno categorici gli over cinquanta («solo» il 16% ha messo la crocetta su Usa). Perché «loro» sarebbero così? Lassismo, meccanismo di difesa, limitatezza nello scambio con altri Paesi (viaggiano poco, insomma), mancanza di tradizioni di «bon ton», l’uso del «tu» («you») che non li avvantaggia certo.
Peccato che lo spunto di partenza dell’indagine sia l’interrogativo di una studentessa americana stupita che nel suo viaggio-scambio nella famiglia tedesca dove era ospitata padre, madre e i due figli portassero regolarmente a tavola i cellulari e rispondessero alle chiamate! Riflessione: Paese che vai e usanze che trovi, ma rivedute e corrette, e non sempre. Con una premessa: il cellulare sulla tavola fa «cafone» ovunque!
Poi la «guida» della «buona educazione» sicura, nel rispetto di usi, costumi e tempi (moderni), nel caso, in Europa. Per salutare, per esempio, baci e bacetti sulla guancia o una bella stretta di mano? Tassativo: in Germania, Grecia, Austria, Gran Bretagna solo la «stretta» e possibilmente «a distanza». Apertura ai «bacetti» in Francia, Svezia e Russia. Non si rischia la figuraccia a salutare con «smack» a destra e «smack» a sinistra in Italia e Ungheria. E ancora, i tedeschi si «offendono» per tante cose: se a una donna appena conosciuta le si dice «Fräulein» (signorina); se nel servire una fetta di torta questa cade su una fianco (porta sfortuna!); se si parla di politica; se non si arriva a un pranzo senza fiori o cioccolato o alcool!

In Svezia il pericolo «figuraccia» è garantito. Guai arrivare in ritardo (15 minuti prima è meglio), mai avvicinarsi a persone che stanno parlando fra di loro, mai parlare di malattie e soldi, mai chiedere «la ricetta» di ciò che si sta mangiando. Insomma, un inferno! Salvo non stupirsi se nelle case è concesso togliersi le scarpe. In Russia (popolo con la coccarda del «più rude»!) giammai rifiutare un bicchiere o un invito a pranzo o girare per la città senza un cappello in testa (per gli uomini). Per le donne «sconsigliato» sedersi per terra o su una pietra: porta sfortuna (la superstizione dice che si diventa sterili!). I consigli del Wall Street Journal per chi arriva in Italia e non vuol fare la figura del «cafone», sono bizzarri ma veritieri: dalla scarpetta (si fa «solo» in famiglia) alla forchetta (mai usare il coltello per mangiare la pasta!); meglio «l’arrivederci» al «ciao»; non dire «buon appetito», perché il galateo lo vieta; non arrivare puntuali, perché tanto nessuno lo fa! E la chiamano buona educazione!


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venerdì 15 dicembre 2006
ore 18:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



Florida, esecuzione dura 34 minuti: al condannato dose doppia di farmaci

MIAMI - Ancora polemiche sulle esecuzioni capitali negli Stati Uniti. Sono scoppiate in Florida dopo la morte di Angel Nieves Diaz, 55 anni, portoricano, condannato alla pena capitale per aver ucciso nel 1979 il proprietario di un topless bar. Secondo le attuali procedure dello stato, la morte dei condannati avviene tramite tre successive iniezioni che servono a sedare il prigioniero, paralizzarlo e poi arrestargli il battito cardiaco. Tempo totale dell’operazione, 15 minuti. Nel caso di Diaz pare ci sia voluto il doppio del tempo anzi, per l’esattezza, 34 minuti di agonia e una doppia dose di farmaci letali. Sembra anche che sul suo volto, nel corso dell’esecuzione, siano apparse evidenti smorfie di dolore.

Jeb Bush, governatore dello stato, ha dichiarato che verrà eseguita un’autopsia per accertare le cause del ritardo nella morte di Diaz, aggiungendo anche di "non sapere" se sia stato fatto qualcosa al di fuori di quanto stabilito dal protocollo: "In effetti è inusuale che ci voglia tanto tempo - ha detto il fratello del presidente americano - ma ho approntato un apposito team affinché venga fatta luce sul caso". Secondo un portavoce dell’amministrazione penitenziaria dello stato, Diaz sarebbe spirato nel doppio del tempo normale a causa di alcuni problemi al fegato che avrebbero potuto alterare il metabolismo del condannato rallentando l’azione dei farmaci.

La Florida applica l’iniezione letale dal 2000, anno in cui venne preferita alla sedia elettrica dopo un’esecuzione in cui si erano levate delle fiamme dalla testa del condannato. Ciò nonostante Diaz si era appellato allo stato chiedendo la grazia con la motivazione che l’iniezione letale è un sistema crudele e inumano. Grazia rifiutata l’11 dicembre scorso.

Prima di morire il portoricano ha nuovamente dichiarato di essere innocente. Parlando in spagnolo ha detto: "Lo stato della Florida sta commettendo un crimine perché sono innocente. La pena di morte non solo è una forma di vendetta, ma è anche un atto di grande vigliaccheria nei confronti di un uomo".


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