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NICK: Feccio
SESSO: m
ETA': 24
CITTA': Padova
COSA COMBINO: Economia
STATUS: sistemato

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del GIORNO


ORA VORREI TANTO...


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...


OGGI IL MIO UMORE E'...
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ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

 


MERAVIGLIE

Nessuna scelta effettuata





Faccio lo studente, per quel che può voler dire. Se posso, non faccio un cazzo.
Vivo nel mio mondo casa e amici e ho serie difficoltà a rapportarmi con il prossimo. La massa mi fa un po' paura, ma non certo per snobismo: solo perché sono troppe persone tutte insieme.
Odio il traffico, certi tipi di persone, imbottigliarmi per due ore in un ipermercato... odio un sacco di cose, insomma, ma alla fine sono un buono.
Sono lunatico, a volte antipatico, altre volte poco educato, non faccio buon viso a cattivo gioco, sono volgare, distratto, immodesto, spesse volte bastardo, quando parlo con qualcuno in linea di massima lo prendo per il culo, mi ubriaco almeno due volte a settimana, se posso una canna me la faccio, quando i testimoni di geova suonano alla porta alla mattina li mando affanculo (vabbé, questo lo fanno tutti, tranne i testimoni di geova stessi), sono disordinato, immaturo, infantile, puerile, disincantato, disadattato, ho sempre l'espressione disgustata,faccio il grosso perchè sono voluminosamente superiore alla media, piscio fuori dal water (vabbé, questo lo fanno tutti i maschi, credo...) e non abbasso la tavoletta del cesso (e anche questo lo fanno tutti i maschi...) e se finisce il rotolo della cartigienica non lo cambio e aspetto che lo faccia qualcun altro. Se nessuno ne ha preso uno nuovo e me ne accorgo prima di sedermi sul cesso ne prendo uno nuovo io, ma lo lascio dove capita e certo non lo metto nel portarotolo. Se invece non me ne accorgo in tempo e mi devo pulire con Novella 2000 bestemmio peggio di un camallo.
Odio le cose serie e non faccio nulla che non abbia anche un aspetto divertente. Il mio senso dell'umorismo volteggia tra il disgustoso e il macabro, e in linea di massima lo uso quando non dovrei usarlo. Non amo litigare e cerco di non farlo mai, ma se mi intrippo a bisticciare da una cazzatina riesco a farne venire fuori una discussione di ore.
Ho anche degli hobby.Sono appassionato giocatore di football americano (tanto sono grosso che mi frega?) Leggo, ogni tanto scrivo, colleziono fumetti e armi giocattolo (ahah, armi giocattolo alla tua età?, ahah... Sì, armi giocattolo. E vaffanculo.).
Sono innamorato e a volte ricambiato.

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martedì 18 maggio 2004
ore 23:00
(categoria: "Vita Quotidiana")


Io non sono contro al Mc DONALD's , però oggi ci sono stato....
1) Il panino che vuoi tu è l'unico che non è pronto, e dovrai aspettare due minuti.

1bis) Se il panino che vuoi tu c'è, come minimo è lì dalla mattina, e quando lo togli dalla confezione è pallido, secco e e sembra di mangiare una pietra pomice al gusto hamburger.

2) Se ti dicono che ci vogliono due minuti per il panino che non è disponibile, resta al banco ad aspettarlo. Se vai al tavolo, i due minuti diventeranno l'eternità, e ogni volta che passerai dal bancone per dare un'occhiata una ressa incredibile sarà davanti a te, e dovrai restare in un drammatico silenzio (dovuto alla distanza tra te e il tipo che serve, più che dalla tua eventuale timidezza) a contemplare decine di tuoi panini che verranno serviti ad altri, fino a quando riuscirai ad avvicinarti a quel tipo che ti dirà che sono finiti e che devi aspettare due minuti.

3) Se dici il nome di un panino, per loro è sottinteso un menu. Quindi per ogni panino devi evidenziare - a voce alta e ben comprensibile - che vuoi SOLO il merdoso panino.

4) Ad ogni singolo individuo corrisponde un singolo vassoio. Se ordini un cheeseburger di merda ti danno un vassoio; se chiedi dieci menu completi perché ordini a nome di tutte le persone che sono con te ti danno un vassoio. Ti impignano su un unico vassoio del cazzo panini e cocacole e patatine e salsine e merdine e ne fanno una pigna che appena lo prendi in mano qualcosa ti cade.
Se chiedi un altro vassoio te lo danno, ma ti guardano come se gli avessi chiesto un rene. Se gliene chiedi due accampano delle scuse. Roba tipo: "Sono finiti". Sono finiti i vassoi? Ma che cazzo, ci mettete negli hamburger pure quelli?


5) Gli unici dieci panini già pronti stanno su una "rulliera" leggermente inclinata. Visto il numero non proprio elevatissimo dei panini che ci rollano sopra, l'unico suo scopo è quello di tenerli un po' storti così da farti avere un hamburger con il 95% dei suoi ingredienti in una sola metà. Apri la scatoletta del McBacon e dentro ci trovi mezzo panino vuoto e l'altra metà con tutti gli ingredienti ammassati e che spingono per volarti sui calzoni.

6) Il ripieno della torta di mele di McDonald lo fondono direttamente in acciaieria. E' così bollente che ci possono volere fino a 15 giorni di tempo per riuscire a mangiarla. Se un tuo amico prende un Muffin, comunque, può farti compagnia, perché è così asciutto e pastoso che ci vuole lo stesso tempo (e una coca maxi extra) per levarselo di bocca.

7) Il ghiaccio non lo pagano un cazzo. Era ovvio, ma da loro la cosa è proprio evidente. Se bevi una coca a ferragosto poi devi metterti il maglione. Un giorno o l'altro serviranno direttamente dei cubetti di ghiaccio al gusto cocacola.

8) Per avvisare in cucina che le patatine fritte sono pronte c'è questo simpatico cicalino che per tutto il tempo che aspetti alla cassa ti si infila nelle orecchie. PII. PII. PII. E' una tortura, cazzo. Ma una sveglietta? Una suoneria? Il clown Ronald che fa un balletto?
Le patatine sono in due versioni, e solo la sorte potrà scegliere quale dovrai mangiare. C'è una versione croccante e c'è una versione cartone. La versione croccante è quella appena fatta, mentre la versione cartone risale ai tempi di Cristoforo Colombo.

9) la cosa più odiosa dei bambini, che ovviamente odio, sono gli Happy Meal del cazzo. Quei giochini di plastica cancerogena dagli sguardi allegri attirano i suddetti bambini a sciami, che si trascinano dietro genitori inebriati dalle luci. "L'eppimil l'eppimil", strillano allegri i pargoli saltandoti sui piedi. "L'eppimil", dice la mamma alla cameriera.
"Pollo o hamburger?"
"Cosa?"
"L'Happy Meal lo vuole con pollo o hamburger?"
"Ma pollo come? Un pollo?"
"No, signora, bocconcini di pollo impanati. E i sorrisi sono gratis."
"Gianfilippo, vuoi il pollo o l'hamburger?"
"Vo glio il Furby"
"Sì, ma con il pollo o l'hamburger?"
"Il Furby verde."
"Senta, me lo dia con il pollo."
"No, no, nooo! Lo voglio con l'amburgher!"
"Ormai ho detto pollo."
"No, no, nooo! Lo voglio con l'amburgher!"
"Senta, allora me lo faccia con l'hamburger. E per me..."
"Che gioco vuole per il bambino?"
"Gianfilippo, che gioco vuoi?"
"Il Furby, il Furby."
"Il Furby signorina."
"Rosso o giallo?"
"Gianfilippo, lo vuoi rosso o giallo?"
"Verde."
"Verde c'è?"
"No signora. C'è solo rosso o giallo. E i sorrisi sono gratis."
"Gianfilippo, c'è solo rosso o giallo."
"Ma io lo voglio verdeeee."
"Verde non c'è tesoro. Non pestare i piedi del signore."
"Io lo voglio verde! Lo voglio verde. Lo voglio verde."
E così a oltranza. Fino alla morte. La mia.
I sorrisi sono gratis. Io ho dei vaffanculo disponbili allo stesso prezzo


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domenica 16 maggio 2004
ore 10:45
(categoria: "Vita Quotidiana")



Ho ventriquattro anni.
La fascia d'età la condivido con il 70% di quelli che stanno attorno a me.
Indi, perché non mi diverto?
Perché non sento dentro quella forza che mi dovrebbe condurre a saltellare in pista, per mettermi di fronte alla consolle, ingobbito, sorridente, muovendo ritmicamente la testa, alzando il braccio e puntando il dito indice annuendo? Perché non mi succede, dannazione? Almeno potrei capire che cosa cazzo indicano.

Per tutto ciò io soffro. C'è una sorta di diversità che, se a volte puoi fingere di vederla come la chiave di lettura della tua superiorità, molto spesso ti fa solo invidiare il tizio che scrolla la testa, accanto a te. Bello sudato e soddisfatto. Sfatto. Fatti, non parole. Lui, si sta divertendo. Io, mi sto rompendo le palle.
Prima, tra l'altro, ho litigato con il buttafuori. Sto per entrare tranquillo e beato quando una mano grande come la mia testa si piazza tra me e il paese dei balocchi.
"Scusa, ma qui c'è selezione all'ingresso", mi dice il gigante; il padrone della mano, l'incredibile Hulk, solo un po' più pallido.
E mi guarda con quell'espressione di superiorità che mi dà veramente sui nervi. E' l'unico caso nella mia vita nel quale vorrei essere qualcuno solo per potergli dire Lei non sa chi sono io! Purtroppo non è l'unico a non saperlo. Non lo sa nessuno. Non sono nessuno e non lo so nemmeno io, chi sono. Così devo sorbirmi il suo sguardo ebete e convinto, il suo tono arrogante, la sua espressione saccente, il suo abito nero da Man in Black che me lo fa odiare a pelle e che lo fa sentire il Re dei Ganzi nonostante somigli al Re dei Gonzi.
E' lo stramaledetto fascino della divisa. Questo tizio si è messo l'abito nero e le cuffiette di Ambra in testa (solo che al cervello di Ambra almeno qualcuno parlava...) e all'improvviso non è più Mario Rossi, un tranquillo ragazzone di provincia che si tocca l'uccello beandosi dell'immagine taurina che lo specchio gli riflette. Non è più lo sifgatello che tutti evitano al bar e trovano le scuse più incredibili pur di non sorbirsi i suoi discorsi inutili e noisi ("scusa, ma ho dimenticato il gas accesso", "scusa, ma ho detto a mia madre che sarei tornato a casa presto", "scusa, ma in televisione ci sono i mondiali di biglie su spiaggia e io sono un appassionato"...)...
Ora, con la divisa da becchino, lui non è Mario Rossi. E' Super Mario, e invece di dare pugni sotto le gonadi di qualche tartaruga (come faceva il SuperMario coin up), li dà nelle gonadi di un malcapitato che si era detto "E vaffanculo, settimana pesante... jeans e maglietta e le mie adidas belle comode e sono il re del mondo"...
"Selezione all'ingresso?" - io chiedo - "Ma che selezione? Darwiniana?"
Poi mi dico Ma bravo, fai lo spiritoso. Adesso ti dirà di non fare lo spiritoso. Poi mi dico Sì, dai, figurati se adesso capisce la battuta. Vuoi scommetterci cento sacchi? Affare fatto. Persi cento sacchi. La battuta non la capisce, ma comprende l'intento.
"Non fare lo spiritoso", mi dice.
"Spiritoso? No, chiedevo a proposito della selezione. Devo superare un test per entrare? O che altro?"

Dice "Sai, qui ci si veste in un certo modo...", guardandomi dall'alto in basso. Aggiunge "Serve un minimo di eleganza. Non si può entrare con le scarpe ginniche, per esempio..."
Le scarpe ginniche? Le scarpe ginniche???
Gli dico "In un certo modo? Elenganza? Io devo pagare 35 carte da lire mille per farmi dire se le mie scarpe vanno bene? Ma chi cazzo sei, il mio consulente dell'immagine? Ma se pago 35 sacchi voglio essere io a dirti se mi piacciono lo tue!"
Lui continua a mettermi una mano sul petto, come a volermi fermare. Io sono immobile, non sto andando da nessuna parte, ma lui continua a mettere quella mano e mi dice "Se sei venuto qui per litigare..."
"Per litigare? Ma se sei tu che hai detto che mi vesto alla cazzo..."
E mentre io e Capitan America bisticciamo, dietro di me passano le cose più incredibili che io abbia mai visto. Calzoni metallizzati, canottiere di rete aderenti, zeppe alte due metri... tutto indossato da tipi che dimenano le braccia al cielo in una sorta di ballo che pare una crisi epilettica. Ovviamente, indicano. Indicano, cazzo.
"Ma... è quelli?", chiedo.
"Sono trendy", mi risponde.

Per entrare in questo locale ho dovuto quindi implorare per alcuni minuti. Mi spiaceva far tornare a casa tutta la ciurma per colpa dei miei levis abbinati alle scarpe da ginnastica ("o uno o l'altro", mi ha detto Terminator), e così ho mendicato un libero accesso in un locale del quale mi fregava meno di niente ("la prossima volta più eleganza, però", mi ha ammonito Rambo mentre mi concedeva un po' della sua magnanimità).

Ora eccomi qui, gomiti appoggiati al bancone, sguardo alla tizia scollata e scosciata e sudata che mi ha appena servito un avana club finto (è un bacardi, si capisce. quando chiedo avana club invecchiato sette anni non ce l'hanno mai, allora vogliono rifilarmi quello da tre, color piscia, o un bel bacardi scuro che tanto è lo stesso. vabbé, per voi sarà lo stesso, ma per me no... a me sto bacardi scuro fa schifo, tanto per essere precisi) e una musica così distante da tutto quello che ascolto solitamente che nemmeno riesco a capirla.
La cosa buffa è che quando dirò alla mia metà che sono stato in discoteca mi guarderà con quella faccia un po' delusa, immaginandomi sudato ed eccitato a ballare su un cubo toccandomi il pacco, probabilmente. Se invece mi vedesse adesso credo che mi ci manderebbe lei, in discoteca, due volte a settimana, tanto per farmi rimpiangere la solitaria e sicura vita a due...

Vado a mingere. Sono ubriaco e stonato e stanco e scazzato e.
Una pisciata mi farà bene, perché mi immergerà per qualche minuto in un frastuono più ovattato e leggero e potrò tirare il fiato.
Il cesso sembra un'ambulatorio di emergenza in un campo profughi, con gente seduta a terra o che vomita in un lavandino o che piscia in caduta libera davanti a se tenendosi con i palmi delle mani al marmo del cesso che gli sta di fronte. Un tizio mi si avvicina e mi chiede qualcosa, ma non capisco niente di quello che dice, perché ha le mandibole tirate e parla come l'attore di scuola di polizia, quello che fa il criminale idiota. Poi trova un tipo che vende pastiglie varie e mi molla per andare da lui, così posso guardarmi intorno e vedere se tra vomiti e chiazze di orina e acqua nerastra sparsa in giro si trova un posto per farci dentro un po' di pipì.
Attorno a me ballano tizi impasticcati. Sono ragazzi piuttosto giovani. Quelli meno giovani hanno tirato un po' di coca. Si capisce perché sono più coordinati, hanno gli occhi lucidissimi, una certa sicurezza nel viso che si abbinerà al sorriso sensuale quando appoggeranno la mano sulla coscia di Tizia dicendole "Conoso un sacco di gente, lo sai? Tu puoi diventare qualcuna, te lo dico io..."
Non sono tutti così, per fortuna. Certi tirano la coca e basta, poi tornano a casa da soli.

Quando esco dal cesso la voglia di andarmene si è fatta così pressante che se non fossi qui con tre amici scapperei subito. Mentre mi incammino verso il bancone, dove mi piazzerò nuovamente immobile come un uccello impagliato, trovo un'ex compagna di liceo, fighissima nella sua minigonna e nel suo vestito attillato e nell'idea che le sue tette celate trasmettono di loro da una scollatura. Mi accorgo di come l'abito e il trucco cambino molto spesso ogni prospettiva, di come riescano a farti vedere sotto altri aspetti ed altre fantasie una persona che conosci così bene da esserti quasi indifferente, nel quotidiano.
Ci scambiamo praticamente tutti i luoghi comuni che conosciamo, dai "come ti va?" ai "e Stefano, sempre uguale?" fino ai "salutami tutti, mi raccomando"...
Ci congediamo l'una dall'altro baciandoci sulle guance, consapevoli entrambi che lei non saluterà nessuno e a me non fregherà un cazzo della cosa.

Bancone. Tipa scosciata e scollata e sudata. Bacardi invecchiato che sa di acqua e cartone. Una cubista che si dimena su un balcone sopra di me. Un figo che le balla accanto a torso nudo. Un gruppo di tizi che si agitano accanto a me, con gli occhiali da sole e i capelli sparati e l'indice rivolto verso l'alto. Un coglione ubriaco che mi finisce addosso, mi rovescia la merda che aveva nel bicchiere sui piedi e poi mi dice di stare più attento...
Butto lo sguardo da ogni parte per vedere se riesco a rintracciare gli amici e li scorgo non molto lontano, stanno parlando con una tipa che forse conosco anch'io. Li raggiungo e scopro che dialogano di sesso. 90 su 100, i ragazzi e le ragazze parlano di sesso, quando discutono tanto per cazzeggiare. Le ragazze con una sorta di onestà pulita, i ragazzi con l'eccitazione di chi vorrebbe spogliarsi e fornicare entro quindici secondi. Le prime raccontano ingenue, i secondi se le immaginano nude e in un letto. Con loro, ovviamente.
Mi avvicino e mi unisco al discorso. Cerco di essere almeno un po' simpatico. A volte ci riesco, a dire il vero. Ci riesco quasi sempre, tanto per essere modesti. Parlo con la gente e mi accorgo che la gente si diverte con le mie battute stupide e tutto sommato sono felice.

C'è un momento, lo giuro, nel quale mi sto quasi divertendo. Riesco a scindere la musica assordante dalle nostre parole e siamo ancora noi, io e i miei amici di sempre, ubriachi e sorridenti. Ma sono le tre di notte e si torna a casa. Marco si sveglia presto, Enrico anche, Roberto pure. Sono io la mosca bianca, che quando tornerà a casa si siederà al computer e tirerà ancora fino alle sette del mattino, giochicchiando un po' e basta, ho sonno, vado a letto.

Sono io, costantemente io, il coglione che inizia a divertirsi sempre e solo quando le cose stanno finendo.

E così ci incamminiamo verso l'uscita. Un tizio ubriaco mi vola addosso e quasi cadiamo. Poi quando siamo di nuovo in equilibrio mi punta gli occhi contro, iniettati di sangue, mi fissa con sguardo di sfida e mi dice qualcosa di offensivo.
Lo osservo. E' bianco, più bianco di me. Una sorta di cadavere ambulante, con una canottiera grigia e nera attillata e i capelli sparati verso l'alto, tinti di giallo, o comunque di un biondo così evidentemente falso da sembrare giallo. Ha gli occhiali da sole, come quasi tutti quelli che stanno qui dentro (poi per forza che vanno a cozzare ovunque...).
Lo guardo e mi sento vecchio, perché lui avrà diciott'anni e io ne ho quasi venticinque e i sette anni che ci dividono sono probabilmente un'eternità. Lo guardo e mi fa un po' pena, con il suo viso slavato alla Sid Vicious e il suo abbigliamento da coglione che oggi lo fa sentire un gran figo e fra qualche anno se ne vergognerà (è successo anche a me...). Lo guardo e penso che probabilmente ha calato qualche pasticca, anche, tanto per divertirsi un po' e ballare indicando con il dito come fanno tutti gli altri; per sentirsi diverso e ribelle e indipendente, come tutti gli altri. Lo guardo e mi accorgo che io e lui, anche se con percorsi diversi e mode diverse e droghe diverse e letture diverse e tutto diverso forse potremmo essere simili; io ci ho creduto un tempo, lui ci crede oggi.

Lo guardo e alla fine gli dico "Scusami, ero distratto", e raggiungo gli altri e ce ne andiamo via.





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domenica 16 maggio 2004
ore 01:08
(categoria: "Riflessioni")


traffico, motori e pedoni
note: il correttore automatico di word è la più grossa minchiata che io abbia mai visto in vita mia. ciò premesso, vogliate scusarmi per le parole "mischia" e "ciglioni" che potrebbero apparirvi senza una logica nel testo. per una comprensione corretta, vanno sostituite con i vocaboli, tra l'altro più eleganti, "minchia" e "coglioni".


DEL TRAFFICO, DEI MOTORI E DEI PEDONI

Il problema è che non hai corazza. Tutto qui. Il tuo cranio empio è portato a spasso da un patetico insieme di muscoli e ossa, che per quanto ti disegnino fico quando lo specchio li ritrasmette alla tua mente bacata, sono sempre e comunque più leggeri delle lamiere. E allora perché, maledetto/a bastardo/a, attraversi la strada appena il tuo ridicolo semaforino è diventato rosso?

Da quando vivo a Padova(o comunque ci vivo buona parte della mia vita), la mia esistenza automobilistica è minata continuamente da nuove insidie che, in quanto paesano campagnolo rozzo, nemmeno immaginavo.
In paese, se telefono a un mio amico per chiedergli dov'è e mi risponde che è al bar, gli dico "Prendo la macchina e fra due minuti sono lì"; a Pd, gli dico "Mi ripeti la via? Anche il nome, per favore, che lo metto nel navigatore satellitare. Prendo la macchina e tra un paio d'ore sono lì".
Inoltre, nel paesino non c'è il lavaggio strade, che una sera alla settimana ti fa parcheggiare la macchina in posti così lontani che, per andarci, prenderei la macchina.
E non ci sono i binari del tram. La prima volta che sono stato in macchina a Pd avrò avuto vent'anni. Sono arrivato in Via Certosa con la mia panda e c'erano queste strade enormi, così giù ad accelerare da bravo cazzone (per quel che si poteva con la panda)… Poi appena ho beccato i binari del tram e ci sono finito dentro ho come perso il controllo del mezzo e credo di aver fatto seicento metri direttamente guidato dai binari.
Il massimo sono binari del tram abbinati al pavé: se ci finisci dentro con un litro di latte ci esci con un paio di mozzarelle.

In paese, infine, non trovare parcheggio significa doverla parcheggiare a venti metri da dove si deve andare, che è una signora distanza, per la quale l'imprecazione è più che giustificata. In città, venti metri te li sogni, e cinquanta sono un dono piovuto dal cielo. Ma anche cento, duecento, trecento… e via, fino al chilometro. E la distanza diventa un problema del tutto trascurabile, rapportata al tempo per trovare quel bastardissimo spazietto vuoto. Non so quando morirò, ma di certo so come: cercando un parcheggio. L'altro giorno l'ho parcheggiata su un marciapiede per la disperazione, dopo essermi accorto che era almeno la terza volta che ripartiva il cd nell'autoradio, da quando avevo iniziato a cercare.

E' nel traffico, però, che si consuma inesorabile il mio sistema nervoso. In queste code infinite, ingorghi, intoppi... a qualunque ora del giorno e della notte. In paese, alle tre del pomeriggio di un giorno d'inverno, potrei uscire di casa nudo con una tromba nel culo tranquillo di non essere visto. A Padova, l'unica volta che sono riuscito ad accelerare in tangenziale erano le quattro e mezza di un martedì notte. Ma dove minchia vanno tutti?
Per non impazzire, ho cominciato a passare il tempo nel traffico osservando il mondo intorno a me e ho scoperto che i nemici di noi poveri e inermi automobilisti sono principalmente una quindicina, ben divisi fra pedoni, motorini e motorette e automobilisti.

pedoni

L'INDIFFERENTE
Cammina come se niente fosse, dritto e imperturbabile, con la testa leggermente bassa, ma solo in rispetto dei suoi pensieri profondi. Non per la vergogna d'essere uno stolto, come invece apparirebbe molto più logico. Il fatto che tra un ometto rosso e l'altro ci siano delle strisce pedonali disegnate gli fa credere di camminare tra pareti trasparenti che lo ripareranno dal mondo.

SCUSATE, SONO UN COGLIONE
Fa la stessa cosa di quello sopra, ovvero passa con il rosso, ma ne è consapevole e allora con le braccia fa gesti di scuse, si ferma a metà del percorso per evidenziare le scuse, ferma metaforicamente la tua macchina con la mano e dopo dieci minuti di questa agonia ha fi nalmente attraversato la strada. E' convinto che ammettere la colpa la annulli, mentre non sa che spero per tutto il tempo che dall'altra parte arrivi uno e lo travolga.

L'OCHETTA
Vede che il semaforo diventa rosso, se ne fotte e si precipita lo stesso, poi però si trova in mezzo a quattrocento macchine e allora, per lo spavento, si blocca in mezzo alle strisce, fermando il traffico per mezz'ora, guardando spaesata e buttando gli occhi ovunque, con la tipica espressione che annuncia uno stridulo "ma io…".

IL FICONE
Lo sa che è rosso, ma se ne sbatte i coglioni, lui. Sta camminando mano nella mano con la sua donna e deve dimostrarle continuamente la sua forza e il suo disprezzo del pericolo. Ma, a ben pensarci, quale pericolo? Chiunque, infatti, vedendolo precipitarsi ad attraversare col rosso, ma con quella sua bella faccia da cazzo che mostra il grugno duro al dio Ra e il petto da tacchino alla città, si fermerà immantinente per lasciarlo camminare tra inchini e cappelli levati. Ma vaffanculo, va…

LA FICONA
Lei passa, tanto è figa. Cazzo gliene frega? Anzi, i maschietti potrebbero cogliere la palla al balzo per dedicarsi a una pratica onanistica, mentre osservano il suo passaggio. Stangona, tette sode, cosce al vento, lei passa dritta e sicura del suo successo nei confronti del pubblico automobilistico maschile. Le donne dovrebbero ammutolirsi, fermarsi e ringraziarla per questi cinque minuti di rivalsa femminile nella fallocrazia stradale, invece.

LA VECCHIETTA
Fatta del "rispetto per gli anziani" una bandiera, se l'è messa a mantello e con tutte le regole ci si è candidamente forbita il culo. Il semaforo resta materia da giovani, questi drogati capelloni che vanno in giro con sciacquette mezze nude. Per lei, ormai è tempo di vendetta. Se c'è il verde tanto meglio, sennò si passa lo stesso, con quel visino un po' triste e un po' allegro. Triste perché gli anni passano, allegro perché finalmente può fare il cazzo che le pare.

FERMI TUTTI, PASSO IO!
Quello che si mette in mezzo alla strada e con la mano ferma le macchine perché sta passando lui. Manco fosse Batman che sta andando a sventare una rapina. Tra questi, ci sono anche un po' di ficoni, quando proprio sono al massimo della forma.

QUELLO CHE MENA
Già per il fatto che i vostri occhi si sono incrociati, sta pensando seriamente di trascinarti giù dalla macchina e spaccarti la faccia. E questo per cominciare. Ora, se lo lasci passare con il rosso fermandoti senza inchiodare (se no si gira, ti prende a pugni il cofano e ti urla "Calma, ma non lo vedi che ci sono le strisce?") e accendendoti una sigaretta soddisfatto (si deve proprio capire che sti pensando "Oh, finalmente mi posso fermare e accendermi questa agognata sigaretta"), questi se ne andrà felice. Ma se inchiodi, imprechi e, madre di tutti gli errori, suoni… in questo caso l'epilogo oscillerà tra la mezz'ora più brutta della tua vita ai cinque giorni di ospedale.

moto e motorini:

007 IN MISSIONE
Zigzaga tra le macchine a tutta birra, ti passa a un centimetro dallo specchietto e a tre millimetri dal cofano un secondo dopo. E' come avere una mosca nell'abitacolo. Qui invece è una vespa, fuori dall'abitacolo. Non sai più dove cazzo guardare e alla fine, stremato, ti metti in un angolino e speri che ce la faccia a passare e sparisca per sempre dalla tua vita.

L'INCREDIBILE HULK
Ha una graziella a motore, ma sta a centro corsia come se avesse un TIR. Dritto/a e imperturbabile, il/la motociclista ha occhi solo per strada e orecchie ben tappate, quindi né abbaglianti né strombazzate lo/la faranno spostare. Il giusto sta nel mezzo, ed è lì che rimarrà, con voi dietro a sfogliare giornali o a cuocere crepes. Nella versione "Le meraviglie della natura", a guidare la motoretta sarà una fanciulla con le orecchie di pelo appiccicate al casco (che a quanto pare è la bazza del momento), che faranno sembrare il tutto ancora più una presa per il culo.

IL FIGLIO DI TOGNI
Ti si accosta al semaforo e al verde sfreccia con un'impennata che ti lascia immerso in una nuvola di fumo, per poi partire tossendo e ritrovartelo davanti che sta ancora sfoggiando la sua penna, mentre speri di non dover spiegare alla polizia come mai ti è finito sul cofano.

automobili:

MI METTO IN SECONDA CORSIA CHE E' VUOTA
A quindici/venti all'ora, con una bella sigarettina di quelle fini da fumare in santa pace, con dietro una coda che nemmeno al funerale della regina madre... Questi amano andar piano e t ranquilli - ed è giusto così - però preferiscono farlo nella corsia di quelli che vanno un po' più veloci. Mica per dispetto, tra l'altro. No, anzi... se uno dietro lampeggia o suona si offendono anche un po'.

L'INDECISO
Parente dei sopra menzionati, in preda a una grande indecisione resta al centro delle due corsie (nelle autostrade, i più bravi riescono a stare al centro di tre corsie). Fargli notare la cosa lo manderebbe inutilmente in panico. Non solo resterebbe al centro, ma rallenterebbe in preda a dubbi e timori sul perché dei vostri segnali.

SPECIAL COMBO: I GEMELLI SIAMESI
Strada a due corsie. Nella corsia lenta c'è uno lento, e in quella di sorpasso un coglione lento anche lui. Tu stai dietro, e non passi più. Non passi più, maledizione! E attraverso i loro lunotti vedi che davanti a te c'è una strada completamente vuota, che la distanza temporale tra te e la meta potrebbe essere di un solo minuto. Invece devi stare dietro a questi meledetti stronzi affiancati.

IL FRATELLO DI SCHUMAKER
Ti sta appiccicato al culo e ogni tanto accelera anche, per farti capire che lui è uno che va e non ha tempo da perdere. Il fatto che tu possa avere davanti un tram, una coda di quaranta macchine o un gruppetto di bambini che sta attraversando le strisce è irrilevante. Lo sa, ma non può tenere per se il suo nervosismo. Te lo deve comunicare a due tre centimentri dal culo.

LE FRECCE LE USANO GLI INDIANI
Frecce? No, grazie. Con questo motto, i cazzoni girano mentre li stai sorpassando, si inchioda tutti in allegria e ci si pianta in un casino di macchine che ti passano a destra e a sinistra, tutti e due immobili come dei cretini, ad aspettare lui il rosso di qualcuno per sgattaiolare via, e tu che lui sgattaioli per levarti dalle balle.

SCHERZETTO!
Mi metto davanti a te nella fila di destra però devo andare a sinistra, eh eh.

lunga appendice autostradale:
PRIMA CORSIA? NO?! MA DOVE?

Questa è una cosa che fanno in tanti. Anzi, è una cosa che non fanno in tanti. Usare la prima corsia nelle autostrade. Faccio la A4 una o due volte alla settimana. La prima corsia è deserta, la seconda corsia è piena e la terza cor sia è zeppa di macchine che frenano e rallentano e inchiodano per via di quelli che, pur andando piano, sorpassano quelli che vanno pianissimo in seconda corsia. In prima corsia, nessuno. Vuota.
A volte mi sto preparando due uova fritte mentre aspetto che la panda 4x4 sorpassi in terza corsia la pandavan che va a 70 all'ora in seconda corsia e se mi capita di guardare quella stramaledetta prima corsia vuota mi incazzo come una iena. Ma se vai a 70 all'ora, perché non ti metti in prima corsia?

In prima corsia viaggiano quasi esclusivamente i camion, che comunque sono sempre affiancati da un altro camion che li sta sorpassando, quindi troverai qualcuno in terza corsia che va piano, ma che deve sorpassare a sua volta il camion. I sorpassi dei camion, tra l'altro, sicuramente avranno una loro logica, ma visti da fuori io li trovo così assurdi che ve li voglio riassumere.
Un camion, in prima corsia, sta andando a 78 all'ora. Dietro di lui, un altro camion scalpita, lo inizia a sorpassare, sorpassa, sorpassa, sorpassa, sorpassa sorpassa sorpassa, contate fino a cento, no fino a mille, rientra in prima corsia e precede il camion che ha appena sorpassato a un velocità di 79 all'ora. Poi si accend e una sigaretta, gli cade l'accendino, mentre lo raccoglie gli scivola il piede dall'acceleratore, scende a 75 all'ora e il camion dietro lo sorpassa a sua volta.
Oltre ai camion, viaggiano in prima corsia le macchine che vanno a velocità oscillanti tra i 15 e i 35 all'ora. C'è poca soddisfazione anche in questo, perché vanno così piano che riempiono la seconda corsia di gente che li sta sorpassando.

Insomma, siate prudenti. Guidate piano e arrivate sani e lontani, ma usando la prima corsia, per favore. Altrimenti spero che vi si buchino tutte e quattro le gomme in un colpo solo



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venerdì 14 maggio 2004
ore 01:04
(categoria: "Vita Quotidiana")


ioodio
Sono intollerante? Non lo so. Odio parecchie cose? Sì, a quanto pare le cose che non riesco a digerire sono molte. Eppure non mi sento intollerante. Credo semplicemente che la vita dovrebbe essere quanto più rilassata (e rilassante) possibile, e per questo molto spesso mi trovo ad odiare i dettagli stonati, come del resto già sapete.
A chi mi dice: “Odi proprio tutto e tutti, eh?” rispondo che non è vero. In realtà non odio tutto e tutti.

Ma:

Odio i bar nei quali devi “entrare a scegliere”. Studiando fuori mi capita spesso di andare a mangiare un panino o un’insalata al bar. Cammino per mezz’ora in corso Buenos Aires a Milano, sotto a un sole munito di spranga da sbattermi sul cranio, arrivo finalmente in un bar, mi siedo a un tavolino all’aperto, stramato e affamato e assetato... e mentre i miei muscoli iniziano a rilassarsi arriva il cameriere e mi dice: “Dovete mangiare? Allora entrate a scegliere nella vetrinetta...”
Ma portami un menu, cazzo.

Odio quelli che mi mettono male il gelato sul cono. O tutto da una parte, o appena appena appoggiato sopra, così alla prima leccata mi cade a terra.

Odio i gruppi di tre persone che camminano sui marciapiedi leeentaaaameeenteee e stanno una di f ianco all’altra. Gli sto dietro strisciando i piedi e lanciando maledizioni mentali e poi rischio di essere travolto da dieci macchine quando scendo dal marciapiede per sorpassarle.

Odio il traffico, ma questo lo sapete già.

Odio quando spengono i semafori alla notte. Di solito accade mentre sono fermo al rosso. Un rosso lunghissimo. Resto per cinque minuti fermo come un coglione in una metropoli deserta, e quando finalmente dovrebbe diventare verde diventa giallo lampeggiante. Tre o quattro automobili, allora, appaiono dal nulla e mi attraversano la strada da destra e devo restare fermo di nuovo, per dar loro la precedenza.

Odio il postino che suona a uno per tutti – IO – alle otto del mattino, per farsi aprire la porta del palazzo. E poi nemmeno ne ha, di posta per me. Bé, ma cazzo, ma allora suona a uno a cui devi recapitare la posta, almeno!

Odio quelli che mi dicono frasi tipo “Eh, però tu avresti dovuto fare in un altro modo” quando mi trovo nella merda. Come se potessi tornare indietro e fare in un altro modo.

Odio buona parte del genere umano, ma questo lo sapete già.

Odio i locali nei quali si mangia con la musica di sottofondo a palla. Se volessi mangiare con Vasco Rossi che mi canta nelle orecchie in dolby sorround andrei ad un suo concerto allo stadio S. Siro e mi comprerei due pizzette al chiosco.

Odio la pioggia né tanta né poca. Quella pioggerellina sottile e discreta, che ti bagna il parabrezza un po’ sì e un po’ no. Troppo poco per passare i tergicristalli (che scorrono sul vetro a fatica emettendo quel simpatico suono che fa: SKREAAAK. Per me è come se mi stessero passando una lametta sul glande), troppa per non passarli (e quindi te lo devi proprio ascoltare, questo SKREAAAK).

Odio i film che finiscono con “continua...” (Ritorno al futuro 2, Matrix 2...). Il film si chiude con questa parola e io resto a fissare lo schermo del cinema completamente spaesato. E poi incazzato. Ma porca puttana! Ma è un film, mica Beautiful. Deve finire! E adesso che faccio? Aspetto un altro anno? Due anni? Ma se dovessi morire? Voglio dire, spero di no, ma la vita è imprevedibile. Non posso mica esalare senza sapere come andrà a finire. Un film che non finisce mi scombussola la vita al punto che devo persino tenere a bada la morte.

Odio la rucola su (e in) ogni dannato piatto che ordino al ristorante. Ma questo lo sapete già.

Odio quelli che mi danno un appuntamento a casa mia (idraulico, elettricista, imbianchino...) per le 9, poi alle 10 telefonano per dire che sono in ritardo, che arriveranno alle 11, orario nel quale mi telefonano per dirmi che si sono persi, se posso cortesemente indicar loro la strada al telefono.
Li odio. Sono sveglio e vestito e pulito dalle 9 del mattino. Devo cagare e non ho ancora cagato per paura che arrivassero proprio mentre ero seduto sul water... e loro mi fanno restare con il sogno del cesso per ore.

Odio gli spot pubblicitari nei bancomat. Vado a prelevare del denaro, e prima di darmelo ecco che ci sono i consigli bancari per gli acquisti. Prima di prendere il tuo denaro, leggi questa nostra bella offertina su un mutuo da 350.000 euro per la tua prima casa.

Odio quelli che hanno la macchina figa e allora stanno in terza corsia, sulle autostrade, per principio. Eh, se ho il BMW da ottantamila euro che fa 300 all'ora devo stare in terza corsia, checcazzo. Sì, vabbé, beato te che ce l'hai, ma se vai a 80 all'ora mettiti in quella cazzo di seconda (o prima) corsia.

Odio i locali dove ti danno un solo menu quando ci vai accoppiato. Devi stare a guardare il soffitto mentre l'altra/o legge, poi tocca a te leggere mentre lei/lui guarda il soffitto. Ma dammi due menu, no?


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giovedì 13 maggio 2004
ore 19:28
(categoria: "Vita Quotidiana")


il cellulare
La prima volta che sono apparsi ho pensato che potevano tornare utili. Poi, che come sempre l'aspetto aveva preso il sopravvento sulla funzione primaria ed erano diventati delle minchiate. Infine, mi sono ricreduto e ho detto vabbé, però se mi si ferma la macchina in mezzo alla campagna poter telefonare a qualcuno non dev'essere male...

E così me lo sono comprato. Anzi, il primo è stato quello di mio padre, che mi prestava al sabato sera, così potevo avvisare se tardavo (e avvisavo ogni sabato, infatti).
Era un Motorola delle prime generazioni. Pesava circa un chilo, aveva due o tre suonerie (lenta, veloce e così così), nella rubrica ci stavano sei numeri e prendeva se avevi un ricevitore della Telecom nella bat cintura.
Il primo cellulare, quello di mia proprietà, me lo sono fatto nella maniera più romantica: uno you & me comprato per me e per la mia fidanzata dell'epoca. Un altro macinino da spender poco, ovviamente. Per mandare un sms dovevi ricordare il numero a memoria, perché non lo potevi scegliere dalla rubrica. Poco male: la rubrica avrà avuto dieci numeri sì e no. Aveva una decina di suonerie. La prima faceva un bip, l'ultima ne faceva dieci.

Dopo mi sono comprato un 3210, che aveva cinquanta numeri in rubrica e una ventina di suonerie (o forse persino di più, non ricordo).
Addirittura, una te la potevi mettere tu. Componendola con il compositore o scaricandola aggratis da Internet (altri tempi, ve lo dico: una volta le suonerie si scaricavano aggratis).

Il compositore era - ed è - uno strumento di tortura. Quelli che si compilavano giochi e programmi sui vecchi pc con i listati trovati sulle riviste mi capiranno. Ma come cazzo si fa a farsi una suoneria con quel coso? C'è da perdere il senno. I primi giorni mi ci ero anche messo, con l'entusiasmo tipico di chi si trova tra le mani uno strumento con il quale poter creare. Mi era accaduto anche con il primo Macintosh comprato. Per un certo numero di giorni era tutto uno stupirsi. Ma che figata! Ma che figata! Posso fare questo, posso fare quello. Poi non ci ho mai fatto niente, ovviamente. Idem il compositore di suonerie. Quattro o cinque ore per mettere insieme qualcosa che sembrava un pezzo di dodecafonica schonberghiana suonato da Sid Vicious.

Ed è proprio dalle suonerie che è iniziato tutto.
La prima volta che la colonna sonora di Guerre Stellari è sbucata da un cellulare tutti si sono sentiti uno squallido gregge incolore e il tipo del cellulare stellare deve aver eiaculato. Da lì in poi, la corsa. Suonerie e poi loghi e poi frontalini e poi.

E adesso, le persone sono diventate così:

SMS DIPENDENTE: Ormai la sua vita scorre tutta su infinite ragnatele di sms sparsi in giro, con i quali ha dato appuntamenti e programmato spese. Non parla e non telefona più a nessuno. Manda, invece, un sms, che è più comodo.
Anche se sei seduto con lui al tavolo di un bar, ti manda un sms.
Ti messaggia, per dirla in gergo corrente. Bella lì, ti messaggio in questi giorni. Vai tranquillo, messaggiami pure.
I più smaliziati te li mandano contratti. K al posto di CH, XKE' al posto di PERCHE' o anche solo SAB al posto di SABATO. E levano le vocali. Ti arriva roba tipo "xké sab nn 6 ven? t ho asp x 2 ore!"

IL PRIVATO E' POLITICO: Dopo aver sottoscritto questo motto, ha deciso di condividere con il resto del mondo la sua esistenza. Si presta a questo Truman Show parlando dei fatti suoi solo ed esclusivamente al cellulare e - soprattutto - solo ed esclusivamente in mezzo a gente che non conosce e ad alta voce.
L'altra sera un tizio mi si è seduto di fronte a un tavolo del Ciao all'autogrill; dopo due secondi stava spiegando a un tale dal quale voleva del lavoro i suoi problemi economici e, già che c'era, anche quelli sentimentali con la moglie. Che forse, addirittura, si vedeva con un altro.

Una variante, credo voluta e non inconsapevole, è quella del capo del mondo, che è un tizio giaccaincravattato che a voce alta licenzia persone, sposta miliardi e cazzia segretarie. In un mondo che quasi certamente esiste solo nella sua fantasia, tra l'altro.

007: Di tutte le figate che il cellulare non ha, quella che invece ha è la possibilità di vedere chi ti sta chiamando. E' una soddisfazione. Puoi prepararti alla telefonata. Persino non rispondere. Quindi, confesso che quando leggo sul display numero privato mi rode un po' il culo. Questa sorta di telefonata a sorpresa mi ricorda i tempi tetri del telefono canonico, mi angoscia, mi rende impotente. E mi fa anche un po' incazzare. Come se uno vi suonasse al videocitofono e poi si nascondesse dietro al muro. 9 volte su 10 non rispondo nemmeno. In alcuni casi lo lascio squillare fino allo sfinimento nervoso, ripromettendomi di attivare la funzione silenzioso fin dal giro dopo. In altri casi, stacco la telefonata con stizza e risentimento. Nell'ultimo cellulare che mi sono comprato è possibile premere il tasto "silenzioso" mentre il telefono squilla, e lo faccio con una costanza totale.

MAI PIU' SENZA: Ne ha dodici. E dodici numeri diversi. Quando ti dà il numero lo fa dicendo "Chiama su questo. In linea di massima su questo rispondo sempre, comunque se non rispondo prova su questo. Se è staccato, fai questo, oppure questo, che è quello che uso per lavoro. Se no c'è questo ma potrebbe risponderti la Cinzia. In ogni caso, se è urgente mandami un sms su questo, che lo tengo sempre spento ma ogni due tre ore lo controllo".
Se ve lo mettete in rubrica poi non vi sta più nessuno.

GENERAZIONE A: Come Ambra, anche lui vive con un'appendice plastica collegata al suo cervello. Ha un microfonino invisibile dentro al quale parla continuamente, facendo sentire idioti tutti quelli che stanno attorno a lui perché si credono, di volta in volta, chiamati in causa. Ti prendi un caffé al banco di un bar e sei circondato da questi tizi che sembra che ti parlino, o che parlino da soli come matti, e invece stanno parlando nel loro maledetto cellulare.

GENERAZIONE A IN AUTOMOBILE: Sono in macchina da soli. Non c'è nessuno, sei sicuro. Te li vedi accanto oppure vedi i loro volti dallo specchietto retrovisore. E parlano, ridono, si incazzano, urlano, sbraitano, gesticolano. E non c'è nessuno. C'è solo un viva voce infilato da qualche parte, che sostituisce l'amico immaginario di un tempo.

IL BAMBINO DENTRO: Hanno cinquant'anni e la suoneria dei Pokemon. Sei seduto accanto a un uomo distinto sul treno, senti la colonna sonora dei Flinstones e il tizio distinto estrae il telefono imbarazzato: è il suo.
La cosa che mi fa impazzire è che molti sembrano imbarazzati davvero della figura da cazzo. Per loro, il consiglio è di cambiare suoneria.
Ad arricchire il tutto, ovviamente, anche cover vergognose e tristi loghi.

AVANTGARDE: Non gliene frega nulla di telefonare: quello che conta, per lui, è avere l'ultimo modello. Con il display a colori e che può fare le cose più incredibili. Cellulari che fotografano, filmano, suonano, cantano, ballano... Lui deve avere l'ultimo uscito. Lo aspetta all'uscita, anzi.
Ti mostra tutte le sue funzioni (i videogiochi a colori e lo screensaver a colori e le suonerie strafighe e.) e l'unica loro vera funzione è quella di essere mostrate a Tizio e a Caio e mai usate, fino al giorno in cui una nuova funzione vedrà la luce e ci saranno nuove bazze da sfoggiare.





cellulari.tipo avangard.
Il bello del tipo avantgarde è che compra sempre l'ultimo modello spendendo una cifra di soldi.
Piuttosto non mangia per un mese ma l'ultimo modello deve averlo per forza, così può incontrare i suoi amici e aspettare che qualcuno lo chiami così da poter sfoggiare il loro gioiellino. Addirittura qualcuno punta la sveglia del telefono per aver la scusa di tirare fuori il cellulare.
Una volta estratto, aspetta che i suoi amici lo guardino estasiati, al che lui dirà:hai visto? è l'ultimo modello, fa anche le pizzette e la polenta taragna.
Solo che se tu gli chiedi come si usa una certa funzione non te lo sa dire perchè lui non legge il manuale delle istruzioni che tanto non importa.
L 'importante è avere l'ultimo modello,non importa se poi usa le stesse due funzioni del modello di cinque anni fa...
Ma la cosa pi&ugrav e; bella è quando ti dicono:"Ma quand'è che cambi quel rottame
del tuo cellulare?", come se avesse una data di scadenza. Senza sapere che con i soldi che lui ha speso in telefoni io compravo una macchina.

Altra variante:il tipo compra l'ultimo modello, se ne vanta con tutti, se la mena all'impossibile criticando tutti quelli che non ce l'hanno. Due mesi dopo compra
un nuovo modello e rivende il suo e a tutti i suoi amici dice: "hai visto? ho
venduto il mio cellulare a un tipo...l'ho inculato, era troppo un telefonino di merda".
Ma come...1 giorno fa era il più bello del mondo...mah...




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giovedì 13 maggio 2004
ore 19:27
(categoria: "Vita Quotidiana")


SO' DI ESSERE UNO SFIGATO
Se telefono perché so la risposta di un quiz alla TV, trovo sempre occupato. Se è libero, non sono tra la prime dieci chiamate.
Quando alla TV dicono adesso sorteggiamo un fortunato telespettatore, non sono mai io.

Quando scendo le scale di una stazione della metropolitana, il treno che si muove sui binari è sempre quello che sta partendo, mai quello che arriva. Dovunque io mi fermi ad aspettare il prossimo, lì sosterà il vagone più pieno di tutti. Se trovo un posto libero, c'è anche un povero vecchio che lo sta cercando.

Ci sono semafori che non ho mai visto verdi. Ogni volta che arrivo sono lì ad aspettarmi, rossi.

Nessuno mi ha mai detto: "Lei è proprio fortunato! Questo è l'ultimo", ma ho invece sempre sentito: "Mi spiace, ho appena venduto l'ultimo...".
Ogni volta che vado in edicola e chiedo se è già uscito il DVD di Woody Allen mi sento rispondere "E' finito" oppure "Esce domani". Io arrivo sempre prima o troppo tardi.

Guido a 68 all'ora in una strada il cui limite è 70 e sono costantemente sorpassato da macchine che vanno ai 350. Mentre sbadiglio annoiato premo il pedale dell'acceleratore e vado a 78,4 all'ora... e posso dire 78,4 all'ora, con questa precisione, perché è scritto sul verbale che mi arriva a casa.

Se gratto non vinco. Chi è l'autore della frase: "Non hai vinto, ritenta?" Mi piacerebbe saperlo, visto che la leggo ovunque. Insieme a "Ritenta, sarai più fortunato!", ovviamente.

Quando dico: "Seh, figurati se sarò proprio io, a vincere"... bé, ho ragione.

Le uniche volte in cui vinco, devo prima comprare un'enciclopedia.

A volte vinco un boero. Ma i boeri mi fanno schifo. Li compro solo perché sono fatti in maniera tale da sembrare buoni, ottimi... cioccolato, ciliegia, uhm... invece mi fanno schifo. Infatti, ne vinco anche 5 o 6 di fila... La percentuale di vincita nei boeri è così alta che per essere fortunato dovrei perdere.

Quando fanne le offerte speciali, non sono mai sui prodotti che interessano a me. A volte me li compro lo stesso, tre tubetti di pasta d'acciughe alle cipolle, solo per il gusto di avere approfittato dell'offerta.

Se porto tre documenti in carta semplice servivano in carta bollata. Se li porto in carta bollata ne servivano quattro.

Se questo mese non ho, finalmente, nessuna spesa, si rompe il rubinetto o un pezzo di automobile. E' impressionante il numero di parti di automobile che si possono rompere nell'arco del tempo.

La punta massima del traffico in tangenziale è nell'ora in cui esco io di casa. Mattina o pomeriggio o sera o notte è indifferente. Il traffico è tarato sul rumore della mia macchina che si accende. La direzione del traffico? E' la mia.
Resto in coda e guardo le macchine veloci che sfrecciano nell'altra direzione. E nonostante tutto questo mio voler essere anticonformista, mai accade che io debba andare in quell'altra merdosa direzione!

Se è finito un ingrediente, è per il piatto che avevo ordinato io.

Se trovo un parcheggio, è a pagamento. Se pagare è comunque un ottimo compromesso, la sosta massima è di venti minuti.

Se in un gruppo dove presenzio qualcuno sta dicendo: "Dai, non prendertela, sono cose che capitano"...
Lo sta dicendo a me.


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giovedì 13 maggio 2004
ore 19:26
(categoria: "Accadde Domani")



La raison du plus fort est tojours la meilleure? non lo sò, ma ultimamente parrebbe di sì, appena ho tempo dovrò scrivere giù quello che penso su sti fatti che sono successi, anzi presto presto.....

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