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mercoledì 2 settembre 2009
ore 00:44
(categoria: "Vita Quotidiana")




Caro Scarpitti, adesso che mi ci fai pensare, mi domando anch’io che cosa ho conservato di abruzzese e debbo dire, ahimè, tutto: cioè l’orgoglio di esserlo, che mi riviene in gola quando meno me l’aspetto, per esempio, quest’estate in Canada, parlando con alcuni abruzzesi della comunità di Montreal, gente straordinaria e fedele al ricordo della loro terra. Un orgoglio che ha le sue relative lacerazioni e ambivalenze di sentimenti verso tutto ciò che è Abruzzo. Queste dovrebbe spiegarti il mio ritardo nel risponderti; e questo ti dice che non sono nato a Pescara per caso: c’era nato anche mio padre e mia madre veniva da Cappelle sul Tavo. I nonni paterni e materni anche essi del teramano, mia madre era fiera del paese di sua madre, Montepagano, che io ho visto una sola volta di sfuggita in automobile, come facciamo noi, poveri viaggiatori d’oggi.
Io ricordo una Pescara diversa, di cinquemila abitanti, al mare ci si andava col tram a cavalli e le sere d’estate si passeggiava, incredibile, per quella strada dove sono nato, il corso Manthoné, ora diventato un vicolo e allora persino elegante.
Una Pescara piena di persone di famiglia, ci si conosceva tutti; una vera miniera di
novelle che, se non ci fossero quelle “della Pescara”, si potrebbe scavare. Ma l’ipoteca dannunziana è troppo forte, bisogna aspettare un altro poeta.
Ciò che mi ha sempre colpito nella Pescara di allora era il buon umore delle persone, la loro gaiezza, il loro spirito. Tra i dati positivi della mia eredità abruzzese metto anche la tolleranza, la pietà cristiana - (nelle campagne un uomo è ancora ‘nu cristiane?”) - la benevolenza dell’umore , la semplicità, la franchezza nelle amicizie; e cioè quel sempre fermarmi alla prima impressione e non cambiare poi il giudizio sulle persone, accettandole come sono, riconoscendo i loro difetti come miei, anzi nei loro difetti i miei.
Quel senso ospitale che è in noi, un po’ dovuto alla conformazione di una terra isolata, diciamo addirittura un’isola (nel Decamerone, Boccaccio cita una volta sola l’Abruzzo, come regione remota : “Gli è più lontano che Abruzzi”); un’isola schiacciata tra un mare esemplare e due montagne che non che non è possibile ignorare, monumentali e libere; se ci pensi bene, il Gran Sasso e la Majella, sono le nostre basiliche, che si fronteggiano in un dialogo molto riuscito e complementare.
Tra i dati negativi della stessa eredità: il sentimento che tutto è vanità, ed è quindi inutile portare a termine le cose, inutile far valere i propri diritti; e tutto ciò misto ad una disapprovazione muta, antica, ad una sensualità disarmante, a un senso profondo della giustizia e della grazia, a una accettazione della vita come preludio alla sola cosa certa, la morte: e da qui il disordine quotidiano, l’indecisione, la disattenzione a quello che ci succede attorno.
Bisogna prenderci come siamo, gente rimasta di confine (a quale Stato o nazione? o, forse, a quale tempo?) con una sola morale: il lavoro. E con le nostre Madonne vestite a lutto e le sette spade dei sette dolori ben confitte nel seno.
Amico, dell’Abruzzo conosco poco, quel poco che ho nel sangue. Me ne andai all’età di cinque anni, vi tornai a sedici, a diciotto ero già trasferito a Ro
ma, emigrante intellettuale, senza nemmeno la speranza di ritornarci. Ma le mie “estati” sono abruzzesi, e quindi conosco bene dell’Abruzzo il colore e il senso dell’estate, quando dai treni che mi riportavano a casa da lontani paesi, passavano il Tronto e rivedevo le prime case coloniche coi mazzi di granturco sui tetti, le spiagge libere ancora, i paesi affacciati su quei loro balconi naturali di colline, le più belle che io conosca.
Poco so dell’Abruzzo interno e montano, appena le strade che portano a Roma. Dico sempre a me stesso che devo tornarci e “vederlo”, non certo per scriverne. (Scrittori abruzzesi che possono dirci qualcosa dell’Abruzzo d’oggi non mancano, io terrei d’occhio Giuseppe Rosato, Antonio di Giorgio, Sgattoni, tanto per fare qualche nome.) O, forse, chissà... queste pagine che mi hai cavato con la tua dolce insistenza, non volevo scriverle, per un altro difetto abruzzese, il più grave, quello del pudore dei propri sentimenti. Non farmi aggiungere altro.
Statti bene e tanti saluti dal tuo Ennio Flaiano

(Roma 18 novembre 1971)


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martedì 28 luglio 2009
ore 15:17
(categoria: "Vita Quotidiana")




GRAZIE!


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martedì 21 luglio 2009
ore 16:22
(categoria: "Vita Quotidiana")



Lei è l’ultimo baluardo di un era al tramonto,
c’era quando il mondo era giovane e l’uomo era solo polvere attorno
figlia di Gaia, nata dal soffio del vento
che le dava forma all’ombra del cielo che respirava
il sole sorse, la scorse
e colpito dalla sua bellezza le diede fierezza e magiche forze
zampe per correre, artigli per colpire
e zanne fatte per mordere come per stringere


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lunedì 13 luglio 2009
ore 21:15
(categoria: "Vita Quotidiana")



Sentirsi soli, completamente immersi nel falso
fa star male, lo so.
Quell’aria che sa di sporco prima infastidisce, poi innervosisce
fino all’inverosimile e poi fa disperare, terrorizza.
DEVI SAPERE, che conosco molto bene
Un onda di acqua ghiacciata spazzerà via ogni cosa
e orsi e lupi torneranno a vigilare.
Non mi nascondo dietro un dito, e forse non ci starei neanche.
Non mento, non tradisco, non dico il falso.
Vaffanculo le brioches. Vaffanculo i libri. Vaffanculo gli esami.
Vaffanculo.



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mercoledì 8 luglio 2009
ore 16:38
(categoria: "Vita Quotidiana")






andatevene a fanculo


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mercoledì 8 luglio 2009
ore 16:36
(categoria: "Vita Quotidiana")



e puoi dirmi tutto quello che vuoi io me ne frego sono
giovane, forte, son poche le cose in cui credo.

rabbia, amore, dolore


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venerdì 3 luglio 2009
ore 10:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



Non credo in Dio, dei e surrogati e sarà
anche per questo che sempre più spesso mi mancano le forze.
Forze per dar forza. Forze per diventare migliore.
Forze per trovare coraggio. Forze per non aver paura.
Forze per non cedere. Forze per capire.
Forze per tornare a scrivere. Forze per tranquillizzare.
Forze per essere quello di prima. Forze per non ambientarmi
e per scavare intorno a me. Forze per diventare più forte.
L’uomo ha bisogno di credere in qualcosa ma ahimè credo
in poche, pochissime cose.

"PUOI DIRMI TUTTO QUELLO CHE VUOI IO ME NE FREGO
SONO GIOVANE, "FORTE", SON POCHE LE COSE IN CUI CREDO".


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martedì 30 giugno 2009
ore 00:23
(categoria: "Vita Quotidiana")



Tu dormi.
Tu sogni.
Io sogno TE.
Te ed un futuro.
Sono innamorato del tuo amore, del mio amore.


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giovedì 25 giugno 2009
ore 12:11
(categoria: "Vita Quotidiana")


Vietata assemblea ai terremotati. Protestare è sempre più difficile
ABRUZZO. Dopo il sì al decreto Abruzzo arrivato nel pomeriggio di ieri alla Camera non mancano le proteste.


I comitati spontanei sorti dopo il sisma del 6 aprile hanno indetto una manifestazione di protesta che si terrà sabato prossimo, a partire dalle 15.30.
La partenza è prevista da Piazza d’Armi. «Dopo le promesse mancate», annuncia il volantino, «gli aquilani che amano la propria città tornano in piazza».
I terremotati chiedono che siano trovate soluzioni alternative alle tende prima dell’estate, che siano ripristinati «i diritti inviolabili di informazione, di circolazione, di assemblea nelle tendopoli», e che si riveda il piano c.a.s.e. I cittadini si schierano anche dalla parte dei Vigili del Fuoco, in difficoltà a causa di organici ridottissimi.
Ieri alla Camera l’opposizione ha votato no al decreto perché, spiega l’onorevole Giovanni Lolli del Pd «non sono state accolte tutte le proposte concordate con i Comuni tese al miglioramento del decreto: c’erano accordi precisi che sono stati disattesi».
«Oggi ci dite che ciò che non e’ contenuto nel decreto, come il sostegno per la ricostruzione essenziale a nostro avviso delle seconde case, verrà realizzato con le ordinanze», ha sottolineato, «in realtà, non siete stati in grado di inserire quanto promesso perchè non siete stati capaci di trovare le coperture di spesa necessarie».
Sergio D’Antoni, responsabile Mezzogiorno del Partito democratico, ha parlato invece di una «impostazione antisociale confermata dal decreto, finanziato esclusivamente con i fondi destinati alle zone deboli del Sud».



«Il governo –ha detto D’Antoni, - non mette sul piatto risorse aggiuntive e spalma gli interventi in un arco di tempo vergognosamente lungo. Quanto tempo dovranno aspettare gli aquilani prima di poter abbandonare le tende e veder risorgere il proprio centro storico?»
Anche l’Udc ha votato contro.
«Siamo convinti che l’impegno per la sola ricostruzione degli immobili del centro di pregio storico e paesistico sia insufficiente», ha detto l’onorevole Pierluigi Mantini.
«Ora continueremo con rigore a collaborare in ogni forma alle politiche per la ricostruzione e incalzeremo il governo affinché vi siano le risorse adeguate nel Tremonti/ter e nelle delibere Cipe».
Di tutt’altro avviso il deputato abruzzese Maurizio Scelli : «il Governo ha risposto in maniera adeguata e puntuale alle necessità delle popolazioni colpite dal sisma, sia sul versante degli interventi sulle prime e seconde abitazioni che sulla individuazione dello strumento delle zone franche urbane per i territori comunali della provincia dell’Aquila. Si tratta di misure che riguardano anche i comuni al di fuori del cosiddetto cratere».
«Il Governo ha fatto e farà il massimo per restituire all’Abruzzo un futuro più sicuro e sereno», ha aggiunto la parlamentare abruzzese, Paola Pelino, nella relazione di voto del decreto legge.
«Ho ritenuto indispensabile - commenta Pelino - impegnare il Governo a includere nel piano degli interventi urgenti di ripristino degli immobili danneggiati dagli eventi sismici dichiarati di interesse storico ed artistico, anche quelli di proprietà di soggetti privati che rientrano a pieno titolo nel codice dei beni ambientali e del paesaggio e sottoposti a vincolo».

24/06/2009 10.53

VIETATO RIUNIRSI IN ASSEMBLEA

A L’Aquila il clima di repressione pare proprio non placarsi. La nuova denuncia arriva dal comitato 3e32 che racconta: «in vista della manifestazione del 27 che partirà di fronte a Piazza d’Armi (il campo più grande e quello più controllato) avevamo provato a scalfire l’oscurantismo e l’isolamento che regna attorno alla vita delle 1000 e più persone che vivono all’interno del campo».
Annalisa, una ragazza che vive nelle tende, aveva richiesto di poter fare un’assemblea giovedì pomeriggio.
«Dopo mille ostacoli e rifiuti», assicurano dal comitato, «il capo campo aveva dovuto acconsentire
a concederle di tenere l’assemblea, a patto che entrassero solo 5 o 6 persone dei comitati cittadini da fuori, una lista ristretta per la quale doveva garantire lei».
«Ma oggi, mentre Annalisa distribuiva i volantini con i quali si invitavano le persone a prendere parte all’assemblea è stata fermata dal capocampo che si è rimangiato tutto e le ha negato la possibilità di tenere l’incontro».
«Serve l’autorizzazione del Com», le hanno detto. Ma il Com l’ha rimpallata al Dicomac (il
comando centrale), il Dicomac le ha detto che l’assemblea non si può fare
«A piazza d’armi», assicurano dal comitato 3e32, «già ci era stato impedito più volte di entrare a
parlare con i nostri concittadini, di svolgere attività di sostegno per la popolazione tipo la giornata di sport del 2 giugno, o perfino di dare volantini e megafonare all’uscita del campo.
Proprio ieri bertolaso nel suo primo incontro con i comitati aveva garantito che le assemblee si potevano tenere senza problemi».
Eppure oggi l’ennesimo caso, che si ripete ormai quotidianamente.
«A L’Aquila», denuncia il comitato, «chiunque provi a contestare l’autorità della protezione civile e del governo viene ostacolato, schedato e oscurato con ogni mezzo. I campi sono i nostri quartieri,
le tende le nostre case, e’ ora di riprenderceli e di riprenderci la nostra città».
Confermata la manifestazione di protesta di sabato pomeriggio.


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venerdì 12 giugno 2009
ore 17:50
(categoria: "Vita Quotidiana")



il mio istinto ti sa
trattare ti sa
guidare ti sa
con poche parole precise
poche parole decise
e uno sguardo d’intesa
un’elegantissima scusa
come una bella di giorno
tu sei il mondo che hai intorno

sei bella senza ritegno
nell’acqua fresca di un bagno
io so che tu sei
so neanche chi sei
ma so che tu sei
si so che tu sei tanto amata
amata e desiderata

(da Bella di Giorno, Psyche[tuoregalo], Paolo Conte)





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