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il_poetO
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CITTA': Around Cittadella. Onara nolla conosce nisciuno.
COSA COMBINO: Lettere e Filosofia
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Sigmund Freud - Il Sogno, Also Spracht Zaratustra - Nietzsche, Poesie - Andrea Zanzotto (2a volta), Il Garofano Rosso - Vittorini, i due manuali di storia contemporanea.
HO VISTO
La Città Incantata, Shrek 2, Fuoco Cammina con Me, Lora di religione.
STO ASCOLTANDO
The Future Sound Of London, Mark Hollis, Mouse on Mars, Flaming Lips, Sonic Youth.
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Nu ginz e na maglietta.
ORA VORREI TANTO...
Guardare la capovolta del cielo.
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
Storia contemporanea, Letteratura contemporanea, Filmologia.
OGGI IL MIO UMORE E'...
So, why so sad?
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

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giovedì 31 marzo 2005
ore 18:26 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le Luci (rivista)
A tante sostanze si dà il nome di luci, da quelle propriamente tali, pubbliche o private, intime e indiscrete, e ancora artificiali o naturali, fisse, lampeggianti / monocrome o più variamente colorate / decorative o dall’aria imperativa, disegnate a parole, oppure utili alla lettura, d’avviso / d’emergenza; infinite sono pure le figurazioni, traslazioni, metonimie ed altro, per indicare intelligenza, vitalità, uomini e periodi particolarmente saggi, romantiche passioni, qualità di mille spiriti amorosi.
Al buio –dirò una banalità- s’invoca la luce: compare per prima la madre al delirio notturno del figlio, consolatorio è l’abbaglio innanzi alla morte, buia l’ignoranza, il bosco, la notte, profondo e invisibile il sonno -dove, distesi al desiderio, sai, sovente scivolavamo.
E luce vi è nella lacrima sul rivolo della bottiglia, in tutti gli specchi improvvisi (e l’improvviso –sai- disconosce), nei fari dei gatti notturni, nei cocci rimasti in cantina -di cose perdute da trascinare altrove- nel formicolare intenso delle crucis pasquali, di tutti, in tutti gli eterni funerali.
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mercoledì 30 marzo 2005
ore 22:55 (categoria:
"Vita Quotidiana")
I'm lost
E' un periodo un po' così. Non mi riescono le cose, mi faccio trattare male, non curo rapporti con nessuno; sono in completa balìa dell'umore altrui e non faccio che seguire. Il problema è che c'è nulla da seguire, nessuno che sia in grado di assumere il ruolo di guida e di portarmi qua e là dove veramente valga la pena di andare. E non parlo di luoghi, approdi, porti; parlo di un sistema da seguire con una certa meticolosità, un solco entro il quale fare uno-due-uno-due coi piedini verso una direzione. Io per queste cose non ci sono portato; di mio, di natura, non ci sono portato. Mi appassiono e mi stanco delle cose alla velocità della luce e di conseguenza calco la capovolta del cielo e cammino a testa in giù, e ciò che appare vitale agli altri, per me è superficie, e viceversa ciò che sembra vaporoso a un gran numero di persone, ha per me il peso specifico dell'oro. Apparire, sembrare; non si tratta d'altro. Ma non parlo di consumismo, superficialità -e qui un altro sostantivo che non mi viene; sintomatico- ma di tutt'altro. E' una questione di prospettive; se medesima per tutti è la datità, diverso è il modo di sentire gli oggetti. E cose che esulano dall'oggetto.
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lunedì 21 marzo 2005
ore 19:41 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Oggi è primavera
E guardando le gemme, i fiori, i primi pollini e le api, m'è sorto un quesito: l'amore è il mito, il divo, costruito attorno alla sessualità?
Il progresso tecnico scientifico, culturale ed economico ha reso sempre meno necessario il divino e le sue manifestazioni; così le nozioni sulla sessualità, la secolarizzazione di questo aspetto della vita umana, e forse l'abuso di questo e la conseguente assuefazione -psicologica- renderanno sempre meno necessario l'amore? Niente più matrimoni prima del sesso, niente più eccitazione per una semplice caviglia femminile -e oramai neanche più per il seno. Sono decenni oramai che si antepone il sesso al fatto sentimentale e al fatto coniugale. Ma forse è questa la Natura umana, liberata da paure, relazioni imposte, miti consolatori.
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venerdì 18 marzo 2005
ore 19:43 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Giovedì
Ci sono persone, di Giovedì, che val la pena conoscere. Io mi chiedo: dove abito? E con chi abito? Perché se tutto fosse un cavare di stoppie, potrei capire; ma non è. Adieu.
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giovedì 10 marzo 2005
ore 23:38 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Momenti indimenticabili
Momenti indimenticabili quelli trascorsi le prime volte in cui facevo suonare "Lorca" di Tim Buckley, ossia il miglior album del più grande interprete vocale mai apparso sul pianeta Terra. E oso con questi elogi così tanto perché davvero non temo critiche e obiezioni; nulla si può obiettare sulle qualità vocali del padre del più noto Jeff Buckley, nulla si può obiettare sulla sua capacità di interpretare e sperimentare su quelli che non sono altro che brani blues e jazz -eccezion fatta per i voli metafisici e al contempo carnali di Starsailor. E "Lorca", dall'omonimo album, brano difficile per carità, non lo nego, appare come il monolito in grado di racchiudere da una parte il funambolismo buckleyano e dall'altra tutta l'intensità emotiva possibile esprimibile nel canto.
Eccone il testo (nulla di significativo, per carità; ma se solo avete in mente lo scivolare verso baratri infiniti della voce nel verso finale...)
Lorca
Let the sun sing in your smile Let the wind hold your desire Let your womans voice run through your veins Let her be your blood don't feel ashamed
She's your home when no one wants you She'll give you life when you're so tired She'll ease your fears ah when you're a stranger She's born to give faith to you Oh, just to you
You're just a man on death's highways It's life you owe you're here to praise it If love flows your way then be a river And when it dries just stand there and shiver
Oh, let the sun sing in your smile Let the wind hold your desire And let your womans voice run through your veins Let her be your blood don't feel ashamed It's her life you owe I owe you love
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martedì 8 marzo 2005
ore 00:56 (categoria:
"Poesia")
Senso
Vi chiedo un senso da donare a un verso che nel contare di rime e di accenti sovente perdo nel plasmare un terso ondivagare di parole e spenti
significati, dentro i quali, immerso, identità infinite come venti confondo e cambio, nel sentire intenso di questi miei primi anni evanescenti.
Di Lui non so provare l'esistenza, né in righe, né fra piani di realtà: ma se ogni cosa è soltanto apparenza
-con tutto il mio sipario che si sfa- cos'è l'uomo che se ne scopre senza? Un metatesto riuscito a metà?
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lunedì 7 marzo 2005
ore 23:08 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Reinserita foto idiota, per la serie: "facciamo e facciamoci del male"
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lunedì 7 marzo 2005
ore 16:55 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ed è normale. Normale e naturale. Normale e naturale che a un sentimento, di tutto slancio se ne manifesti un altro di natura uguale e contraria. La consapevolezza della serenità, del bastarsi da sé, senza perturbazioni dal di fuori, immediatamente scardinata dal sogno, dall'irriducibile volontà di manifestazione del represso. Non vale, mi si dice, la felicità insanamente archiviando i fatti infelici; non vale. "Mi basto da me" -mi dicevo. Ma troppe sono ora forse le falle da arginare, gli alvei da controllare, i demoni da esorcizzare.
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venerdì 4 marzo 2005
ore 14:45 (categoria:
"Vita Quotidiana")
A che valse?
Mi trovasti una sera di luglio, fra tavoli senza pretese e persone di tutta presenza -persone che in lingua si esprimono correttamente- e si parlava con la voce di nostra madre di cose -a dire il vero- non particolari, come forse di un cuore, o di un trovarsi ( e poi l'inevitabile abbandono di uno per mete migliori, un figlio più quieto, un approdo sicuro) snocciolando il pensiero dei giorni a venire. Cose comuni, queste / narrate curandone il suono, e terminate letture di ombre e diari, nessuna risposta che valse.
Valsero incontri e scontri verbali (non più in idioma non più) le cene e i vini, i divani dei film, si riuscì a dimenticare la posizione / del nostro non avere alcunché di speciale?
E nell'essere nulla, consolatorio Nulla, io ti cantavo nella lingua dei Padri o almeno / nelle prime lezioni tentavo.
Del mio "a che valse?" di allora non sai l'inutilità dei fogli di carta, la vanità del rapirsi, del palpare di un piano progettuale -scordato da flussi e riflussi matrigni sull'annaspare della mia insana natura- e allora a che valse, dopo un rifiuto a priori, concederti l'impossibile cuore?
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giovedì 3 marzo 2005
ore 17:47 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Uno dei giorni più belli della mia vita
Fuori nevica con un'intensità che la storia difficilmente ricorda. Ma, soprattutto, guardate di chi è la quinta poesia, qui: LINK Sorrisi a tutti.
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