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NICK: Jessy84
SESSO: w
ETA': 20
CITTA': Badia Polesine (Rovigo)
COSA COMBINO: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
STATUS: single

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STO LEGGENDO
I 7 romanzi della Torre Nera di Stephen King


HO VISTO
quanto è bello voler bene ad una persona e sapere che questa ti considera meno di niente


STO ASCOLTANDO
la voce dei miei pensieri....



ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
a cipolla, con sto tempo anormale...


ORA VORREI TANTO...
un pò di coccole!


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
nulla, e sxo anke di aver finito!


OGGI IL MIO UMORE E'...
biodegradabile!


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)

 


MERAVIGLIE

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)





“"Sì che ci sei stato. Sicuro. Io non dimentico mai una faccia. Vieni, vieni, qua la mano! Ti dirò guarda ti ho riconosciuto da come camminavi prima ancora di vederti bene in faccia..." (Stephen King) ”

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ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


giovedì 18 settembre 2003
ore 11:36
(categoria: "Vita Quotidiana")



Azz, quanti giorni che non aggiorno il blog...il fatto è che in questo periodo ho finito le idee, la voglia, non succede mai niente che valga la pena di raccontare....forse un giorno, presto o tardi, ritornerò...

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venerdì 5 settembre 2003
ore 14:19
(categoria: "Vita Quotidiana")


Storiella
Dopo un pò di giorni di assenza ecco il mio ritorno!!!
Mi è arrivata una mail con questa storia...è carina, ma mi domando se sia vera! Mah!!!

Il 20 luglio 1969, il comandante del modulo lunare Apollo 11 Neil Armstrong, fu il primo uomo che mise piede sulla luna. Le sue parole appena sceso sul suolo: "Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un passo da gigante per l'umanità", furono trasmesse alla terra e ascoltate da milioni di persone. Ma appena prima di rientrare nel LEM, fece un'enigmatica esclamazione: "Buona fortuna, signor Gorsky". Molte persone alla N.A.S.A. pensarono fosse una citazione che riguardasse un cosmonauta rivale sovietico; comunque, dopo aver controllato, si accorsero che non c'era nessun Gorsky nelle liste (sia russe che americane) del programma spaziale. Negli anni seguenti, molti giornalisti
chiesero ad Armstrong cosa significasse quella frase, ma il cosmonauta si limitava semplicemente a sorridere.
Il 5 luglio 1995 a Tampa Bay in Florida, nella conferenza stampa dopo un discorso, un reporter rifece la domanda, ormai vecchia di 26 anni, ad Armstrong. Finalmente questa volta Armstrong rispose. Il signor Gorsky era morto, così l'astronauta pensò fosse arrivato il momento di rispondere alla fatidica domanda.
Nel 1938, quando era un ragazzino di una piccola città del Midwest, stava giocando a baseball con un amico in cortile. Il suo amico colpì la palla, spedendola nel giardino dei vicini. La palla atterrò proprio di fianco alla finestra della camera da letto della casa. I suoi vicini erano il signor e la signora Gorsky. Come fece per raccogliere la palla, il giovane Armstrong udì la signora Gorsky urlare al marito: "Un pompino! Tu...vorresti un pompino??? Ti farò un pompino quando il ragazzo della porta accanto camminerà sulla luna!!!"




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lunedì 1 settembre 2003
ore 19:59
(categoria: "Vita Quotidiana")


Cosa vogliono veramente le donne
Un giorno, il giovane re Artù fu catturato ed imprigionato dal sovrano di un regno vicino.
Mosso a compassione dalla gioia di vivere del giovane, piuttosto che ucciderlo, il sovrano gli offrì la liberta, a patto che rispondesse ad
un quesito molto difficile: "Cosa vogliono veramente le donne?"
Artù avrebbe avuto a disposizione un anno, trascorso il quale, nel caso in cui non avesse trovato una risposta, sarebbe stato ucciso.
Un quesito simile avrebbe sicuramente lasciato perplesso anche il piu saggio fra gli uomini e sembrò al giovane Artù una sfida impossibile, tuttavia, avendo come unica alternativa la morte, Artù accettò la proposta, e fece ritorno al suo regno. Ivi giunto, iniziò a interrogare chiunque: la principessa, le prostitute, i sacerdoti, i saggi, le
damigelle di corte e via dicendo, ma nessuno seppe dargli una risposta soddisfacente.
Ciò che la maggior parte della gente gli suggeriva era di consultare
una vecchia strega, poichè solo lei avrebbe potuto fornire la risposta, ma
a caro prezzo, dato che la strega era famosa in tutto il regno per gli
esorbitanti compensi che chiedeva per i suoi consulti.
Il tempo passò...e giunse l'ultimo giorno dell'anno prestabilito, così
che Artù non ebbe altra scelta che andare a parlare con la vecchia strega, che accettò di rispondere alla domanda, solo a patto di ottenere la mano di Gawain, il più nobile dei Cavalieri della Tavola Rotonda, nonchè migliore amico di Artù!
Il giovane Artù provò orrore a quella prospettiva... la strega aveva una gobba ad uncino, era orrenda, aveva un solo dente, puzzava di acqua di fogna e spesso faceva anche dei rumori osceni! Non aveva mai incontrato una creatura tanto ripugnante.
Percio si rifiutò di accettare di pagare quel prezzo e condannare l'amico a sobbarcarsi un fardello simile!
Gawain ,venuto al corrente della proposta, volle parlare ad Artù dicendogli che nessun sacrificio era troppo grande per salvare la
vita del suo re e la tavola rotonda, e che quindi avrebbe accettato di
sposare la strega di buon grado.
Il loro matrimonio fu pertanto proclamato, e la strega finalmente
rispose alla domanda:
"Ciò che una donna vuole veramente è essere padrona della propria vita."
Tutti concordarono sul fatto che dalla bocca della strega era uscita senz'altro una grande verità e che sicuramente la vita di Artù sarebbe stata risparmiata.
Infatti il sovrano del regno vicino risparmiò la vita ad Artù, e gli
garantì piena libertà.
Ma che matrimonio avrebbero avuto Gawain e la strega?
Artù si sentiva lacerato fra sollievo ed angoscia, mentre Gawain si comportava come sempre, gentile e cortese.
La strega al contrario esibì le peggiori maniere... mangiava con le
mani, ruttava e petava, mettendo tutti a disagio.
La prima notte di nozze era vicina, e Gawain si preparava a trascorrere
una nottata orribile, ma alla fine prese il coraggio a due mani, ed
entrò nella camera da letto e... che razza di vista lo attendeva!
Dinnanzi a lui, discinta sul talamo nuziale, giaceva semplicemente la
più bella donna che avesse mai visto! Gawain rimase allibito, e non
appena ritrovò l'uso della parola (il che accadde dopo diversi minuti), chiese alla strega cosa le fosse accaduto.
La strega rispose che era stato talmente galante con lei quando si
trovava nella sua forma repellente che aveva deciso di mostrarglisi nel suo
altro aspetto, e che per la metà del tempo sarebbe rimasta cosl, mentre
per l'altra metà sarebbe tornata la vecchiaccia orribile di prima.
A questo punto la strega chiese a Gawain quale dei due aspetti avrebbe
voluto che ella assumesse di giorno, e quale di notte.
Che scelta crudele! Gawain iniziò a pensare all'alternativa che gli si prospettava: una donna meravigliosa al suo fianco durante il giorno, quando era con i suoi amici, ed una stregaccia orripilante la notte?
O forse la compagnia della stregaccia di giorno e una fanciulla incantevole di notte con cui dividere i momenti di intimita?
Il nobile Gawain disse alla strega che avrebbe lasciato a lei la possibilità di decidere per se stessa.
Sentendo ciò, la strega gli sorrise, e gli annunciò che sarebbe rimasta
bellissima per tutto il tempo, proprio perchè Gawain l'aveva rispettata, e l'aveva lasciata essere padrona di se stessa!
Il morale di questa storia?
Non importa se la tua donna è bella o brutta, se è intelligente o stupida... in fondo in fondo è sempre una strega!!!


(ehm...non credo che sia un bel complimento ad una donna vero?)


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lunedì 1 settembre 2003
ore 16:03
(categoria: "Vita Quotidiana")





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lunedì 1 settembre 2003
ore 10:57
(categoria: "Vita Quotidiana")


L'estate sta finendo...
Ciao fratellini! Uffa,l'estate è ormai un ricordo! Ieri sera sono uscita e mi sentivo gelare! Pure questa mattina, mi sono svegliata con i piedi freddi! Inoltre tra due giorni ho l'esamino...cacchio, si ricomincia! Certo che il tempo passa in fretta, forse troppo! Mi sembra ieri che ero tutta preoccupata per l'esame di maturità e ora mi ritrovo all'università! Sto invecchiando! Fra un pò mi devo aspettare le rughe e i capelli bianchi! A parte gli scherzi, i momenti belli che ho passato quest'estate mi sembrano tanto lontani che a stento riesco a ricordare...quelli brutti invece li ricordo benissimo! Non mi sembra giusto!
Oggi sono un pò malinconica...sicuramente è il tempo che mi fa essere così triste ma anche la voglia di rivivere i bei momenti passati! L'unica cosa che mi rimane da fare è guardare avanti, vivere alla giornata e sperare che presto ce ne siano di migliori!


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venerdì 29 agosto 2003
ore 14:44
(categoria: "Pensieri")


Il fantasma del faro
Al largo delle coste del Maine, negli Stati Uniti, si trova una piccola isola, Seguin Island, poco più che uno scoglio, infatti è lunga meno di un chilometro, e su quest'isola è situato uno dei più antichi fari d'America, costruito nel 1795. Questo è uno dei posti più nebbiosi del Nord Atlantico ed un faro in quella posizione, munito anche di un potente corno da nebbia, era necessario per aiutare l'intensa navigazione a vela in quella zona. Ma non è per questo che ora l'isola è famosa, è conosciuta perché nel suo faro ci sono delle "presenze".

Si racconta che a metà del 1800 un truce episodio si verificò nel faro : il guardiano di allora uccise la moglie con un'ascia e poi rivolse l'arma verso di sé, uccidendosi a sua volta. Questo omicidio/suicidio fece scalpore e fu detto che la causa scatenante era il fatto che la donna suonava sul pianoforte lo stesso, monotono motivo per ore e ore, senza interruzione e che questo abbia fatto saltare i nervi al guardiano, infatti, prima di scagliarsi contro la moglie, l'uomo aveva distrutto il piano. E' molto probabile che un ruolo importante in questo raptus di follia l'abbia giocato la solitudine in un luogo così remoto, dove raramente arrivava anima umana, sempre avvolti dalla nebbia, ma una cosa è certa : il guardiano non ha più abbandonato il suo faro.

George, questo era il nome del guardiano, continuò a salire e scendere la stretta scala a chiocciola della torre, a entrare nella sua casa e ad aggirarsi nelle sue stanze, sempre tormentato da quel motivo al pianoforte. Ben presto si rese conto che altri uomini avevano preso il suo posto e questo a lui non piaceva, così cominciò a manifestarsi, quando voleva lui, spaventando a morte i nuovi guardiani che abbandonavano l'isola al più presto. Ma altri arrivarono e qualcuno cominciò a parlare. Non sempre chi fa l'esperienza di incontrare un fantasma ne parla volentieri, la paura di non essere creduti o, peggio, di essere presi per visionari è grande, ma George era sempre lì e qualcuno raccontò di averlo visto fumare tranquillamente la sua pipa sul terrazzino fuori della lanterna, in cima al faro.

George si divertiva a giocare degli scherzi ai nuovi guardiani, buttava per terra le loro giacche appese all'attaccapanni, faceva sparire gli attrezzi dall'officina, per poi farli riapparire nello stesso posto dopo che erano stati cercati dappertutto, si faceva vedere dietro alle spalle di uno degli uomini quando, alla sera, si concedevano una pausa giocando a dama, oppure macchiava in qualche modo gli ottoni appena lucidati. Poi c'era il corno da nebbia che improvvisamente si metteva a suonare senza che nessuno lo avesse azionato, e gemiti e lamenti nelle stanze del guardiano e quel motivetto, suonato al pianoforte, quando nella casa non c'era alcuno strumento.

Così gli anni passavano e sempre più si sentiva parlare del fantasma del faro quando, nel 1985, la Guardia Costiera decise di automatizzare la lanterna e di smantellare la stazione. George vide arrivare gli uomini con una barca che trascinava una chiatta, li vide lavorare intorno alla lanterna, installare strumenti strani, ma vide anche che avevano imballato tutti i mobili della casa del guardiano per portarli via dall'isola. George non resistette e quella notte, mentre tutti gli uomini dormivano, il responsabile del gruppo fu svegliato di soprassalto dai sussulti del suo letto, e vide in piedi vicino a lui una figura vestita con una cerata gialla che lo pregava di non prendere i mobili, e di lasciare il cottage così come si trovava. Naturalmente l'uomo si spaventò a morte e saltò dal suo letto, rifugiandosi nella stanza vicina, ma il giorno dopo tutto era dimenticato e le operazioni di imbarco iniziarono. Tutti i mobili furono caricati sulla chiatta che si trovava su uno scivolo, dato che il faro si trovava a 60 metri di altezza, e piano, piano iniziarono a farli scendere verso il mare con l'aiuto di un motore quando, improvvisamente, il motore si fermò senza un motivo, la catena che tratteneva la chiatta si ruppe e tutto scivolò in mare, andando irrimediabilmente perduto.

Gli uomini della Guardia Costiera dissero in seguito che un evento simile, in simili circostanze, non si era mai verificato e che, inoltre, era assolutamente impossibile che la catena si spezzasse in quel modo, ma dovettero rassegnarsi e partire lasciando la casa del guardiano ormai vuota e abbandonata.

Nessuno va mai sull'isola ormai, solo i marinai di qualche nave che passa più vicina di altre hanno detto di avere sentito, nel silenzio della notte, le note di un pianoforte confuse con il soffiare del vento e di avere intravisto, contro la luce della lanterna, la sagoma di un uomo in piedi sul terrazzino fuori dal faro che fumava tranquillamente la sua pipa.



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giovedì 28 agosto 2003
ore 15:31
(categoria: "Pensieri")


Agosto: il fiore di loto, dove abitano le fate delle acque
(Agosto è quasi finito...beccatevi questa!)

In un tempo lontano ormai più di diecimila, ventimila anni, alla foce del grande fiume che già da allora attraversava la pianura padana, dai monti fino al mare, il fiume grande e placido che gli antichi chiamavano Eridano, e i più recenti abitanti della pianura Po, alla foce del gran fiume dunque c'era una immensa palude, così grande che arrivava ad occupare gran parte di quella che adesso è diventata pianura.
La palude era grande e bellissima, come tutto era bello nel mattino del mondo. L'acqua era chiara, di un indescrivibile colore verde-azzurro, là dove spuntavano le leggere canne sottili dei giunchi a migliaia, docili al vento come enormi ventagli mormoranti di dee sontuosamente abbigliate. Più scura era invece l'acqua, là dove affioravano i grandi fiori di loto, gli enormi petali bianco-rosati posati sull'acqua placida che immobile rifletteva il verde delle canne e l'oro del sole.
Si diceva che i fiori di loto proteggessero i regni delle fate delle acque, che si nascondevano proprio sotto le grandi corolle, ma a nessun essere vivente era dato vederli, e comunque nessuno che si credeva li avesse visitati era mai tornato per raccontarne.
Perché i regni delle fate possono svelarsi dovunque, all'improvviso, luminosi di promesse di gioia, e sparire altrettanto improvvisamente, lasciando un vuoto buio di incolmabile rimpianto. Si può morire di nostalgia, struggendosi per il desiderio di quel mondo perduto. Si può impiegare il resto della vita nella ricerca vana di qualcosa che forse non esiste, immaginata sempre un filo al di là dell'orizzonte, sempre un pelo sotto la limpida acqua di un lago, alla fine delle dune che si inseguono in un deserto, appena dopo la svolta di un sentiero nella foresta, quando già sembra di sentire le risate argentine degli esseri fatati confuse col canto degli uccelli.
Si, può essere davvero pericoloso, per la quiete della propria anima, anche solo intravedere il mondo delle fate.
Gli uomini che vivevano nei villaggi sparsi ai limiti della grande palude sapevano tutto questo, al modo che un tempo gli uomini sapevano le cose, essendo tra loro in sintonia tutti gli esseri del creato; affrontavano quindi la grande palude con prudenza e rispetto, e ne avevano un poco timore, pur ammirandone la variegata bellezza e pur traendo da essa il proprio sostentamento; si cibavano infatti dei pesci della palude, e ne cacciavano le molte specie di uccelli: anatre e folaghe durante l'autunno, ed aironi, e gallinelle d'acqua: con le canne e coi giunchi, poi, costruivano le loro abitazioni e le barche con le quali scivolavano sull'acqua quieta, e con gli splendidi boccioli dei fiori di loto le loro donne si adornavano i capelli.
In uno di questi villaggi viveva una giovane vedova, con un bambino nato da poco, ed il fratello un poco più giovane di lei, fiero e indomabile come un guerriero barbaro, invece del povero pescatore che era. IL giovane amava andarsene per la palude, ed amava anche i rischi che questo comportava, più che temerli. Con la sua barchetta leggera scivolava tra i giunchi, tuffandosi proprio là dove erano più folti, perché aveva sentito raccontare dai vecchi che talvolta, nei ciuffi più folti, si apriva una porta che conduceva ai regni delle fate.
Infine, un giorno in cui il meriggio sembrava essersi allungato all'infinito, e la notte non sopravvenire mai, e al giovane gli occhi bruciavano talmente per il luccichio del sole che non riusciva più a distinguere la direzione che aveva preso, né riusciva a comprendere dove era finito, e il sudore colava lungo il suo corpo fino a trasformarlo in una statua di bronzo e il mondo intero sembrava tacere in attesa, e non si udivano versi di anitra dall'ombra dei canneti, né voli striduli di uccelli nel cielo, e tutto era verde, oro ed azzurro, e silenzio, perché nemmeno la barca faceva rumore mentre scivolava verso un gruppo più folto degli altri come se la direzione fosse decisa e inevitabile, il mondo delle fate si spalancò davanti agli occhi del ragazzo, all'improvviso. Egli comprese subito - sebbene non sapesse spiegarsene il perché - che il luogo dove si trovava era fatato, e si avvicinò al centro di quel luogo misterioso, dove, affioranti dalle acque e quasi sospesi sopra di esse, si trovava un forziere colmo di monete d'oro, ed accanto dormiva quieta, sdraiata su un comodo divano, una fanciulla, i lunghi, lisci capelli scintillanti come oro filato e le labbra piegate da un misterioso sorriso.
Le fate, accorse in gran numero lievi come farfalle, si raccolsero intorno al giovane con le lucide ali dorate scosse da un fremito leggero e lo invitarono con le ridenti voci argentine a scegliere uno dei due doni. IL forziere lo avrebbe ovviamente reso ricco, con la bellissima giovinetta avrebbe diviso una lunga vita felice di reciproco amore.
IL giovane esitò, ma solo per poco; pensò alla sorella, alla povera vita che lei viveva, al bimbo nato da poco e che già conosceva il dolore, al fatto che di belle donne il mondo era pieno e che, in fondo, all'amore lui non credeva...... Scelse dunque il forziere e lasciò senza rimpianti quel mondo incantato.
Da quel giorno, la vita della famigliola cambiò radicalmente, poiché le monete nel forziere sembravano non finire mai. Per ognuna che se ne toglieva, un'altra misteriosamente compariva al suo posto. La sorella era finalmente tranquilla e felice ed il suo bel bambino cresceva forte e sano. IL fratello però, a mano a mano che il tempo passava, si interessava sempre meno dell'accumularsi della ricchezza, perché il suo unico pensiero era l'immagine della bellissima fanciulla che non aveva svegliato.
La dolce ossessione non lo abbandonò più. Lui passava i suoi giorni scivolando sull'acqua con la sua barchetta, sempre alla ricerca della caverna fatata, sempre sperando che al prossimo ciuffo di giunchi, al prossimo colpo di remo si riaprisse la porta che lo avrebbe condotto alla bella creatura che lo aveva stregato.
Finì per non tornare neanche più a casa a dormire, si dimenticò di mangiare e di bere, e infine morì. Lo ritrovarono qualche giorno più tardi, che sembrava addormentato, con la barchetta impigliata in un ciuffo di giunchi più folto degli altri e sulle labbra un misterioso sorriso.
La sorella, che aveva compreso di essere stata in parte la ragione della scelta che aveva portato alla morte il fratello tanto amato, volle dare al bambino nato da poco il nome di "Giunchi", in ricordo della storia dolce-amara che era all'origine della fortuna della famiglia, che col tempo crebbe sempre più in importanza e ricchezza.
Le fate, però, non dimenticarono di punire la scelta priva d'amore del giovinetto che le aveva, in un tempo lontano, trovate nella grande palude e così tutti i primogeniti della famiglia vennero condannati a non saper riconoscere l'amore, quando lo incontrano, e a vivere senza conoscerne la felicità.
La grande palude è ormai quasi sparita, col passare dei millenni.
Però una quindicina di chilometri prima di confluire nel Po, il fiume Mincio forma la distesa lacustre che abbraccia da tre lati la città di Mantova, e lì si possono trovare, sulla distesa d'acqua placida, ancora ciuffi di giunchi e di canne che tremolano al vento, e, verso il finire d'agosto, i fiori di loto che aprono a migliaia le grandi corolle bianco-rosate. Qualche barchetta si avvicina cauta scivolando sull'acqua quieta, ma nessuno osa addentrarsi fra la grande distesa dei fiori sospesi sull'acqua più scura , anche se i rematori sorridono alle domande indiscrete dei turisti curiosi, se sia vero che là sotto hanno trovato l'ultimo rifugio i regni delle fate delle acque.


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giovedì 28 agosto 2003
ore 11:23
(categoria: "Poesia")


Poesia di E. Bronte
Non dovresti conoscere la disperazione
se le stelle scintillano ogni notte;
se la rugiada scende silenziosa a sera
e il sole indora il mattino.

Non dovresti conoscere la disperazione -seppure le lacrime scorrano a fiumi:
non sono gli anni più amati
per sempre presso il tuo cuore?

Piangono, tu piangi, così deve essere;
il vento sospira dei tuoi sospiri,
e dall'inverno cadono lacrime di neve
là dove giacciono le foglie d'autunno;
pure, presto rinascono, e il tuo destino
dal loro non può separarsi:
continua il tuo viaggio, se non con gioia, pure, mai con disperazione!"



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giovedì 28 agosto 2003
ore 11:02
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 28 agosto 2003
ore 10:52
(categoria: "Vita Quotidiana")


Aaarghhh...
Fra una settimana ho l'esame di ammissione a informatica! Dio che fifa!!!! Spero tanto di superarlo, non mi va di iniziare così male l'università!

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