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giovedì 15 aprile 2004 - ore 21:17


speedy lumax
(categoria: " Vita Quotidiana ")


c'è un'opzione assassina da qualche parte nel mio computer che rende gli speedy lumacosi.Io la troverò.

ma siccome non ci vorrei passare la vita a scandagliare ogni singola opzione(anche perchè non sono molto ferrata in materia) se qualcuno ha qualche suggerimento ben venga!!!

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mercoledì 14 aprile 2004 - ore 20:27



(categoria: " Vita Quotidiana ")


l'amico enrico nonchè webmaster mi ha risposto e a lui porgo i miei omaggi.
....mi duole annunciare che è un problema del mio pc e di una serie di impostazioni che dovrò controllare.
Però è ignobile che solo due anime pie abbiano risposto al mio appello (vedi post precedente. Vergogna!!Passare nel blog senza neanche lasiare un messaggio di solidarietà. tst..a buon rendere.



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mercoledì 14 aprile 2004 - ore 11:01


indetta raccolta firme pro riattivazione servizio speedy a laalice!!!!!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


io mi sono rotta le palle di questi speedy ok????? eccheddiàmine! c'ho provato fenice a sedurre il webmaster ma niente!!non mi caga.
sottoscrivete numerosi l'iniziativa!

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martedì 13 aprile 2004 - ore 00:38



(categoria: " Vita Quotidiana ")


que c'est loin où tu t'en vas...
auras tu jamais le temps de revenir

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lunedì 12 aprile 2004 - ore 10:44



(categoria: " Vita Quotidiana ")


fenice ti annuncio che sei stato il mio ottocentesimo visitatore. compliments.

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domenica 11 aprile 2004 - ore 11:00



(categoria: " Vita Quotidiana ")


visto che è primavera ho rimosso la pluie di chagall e l'ho sostituita con questa foto smorfiosetta come il sole che va e viene facendosi desiderare.

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martedì 6 aprile 2004 - ore 22:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")


stasera ho messo in viaggio un dolore, e il destinatario è l'ultima persona sulla terra a cui avrei voluto far male..conosco quel dolore e..
ogni giorno di più è tutto completamente ingiusto, e tagliente, e doloroso.
tutto è più insensato e nella pioggia di oggi ho desiderato più di ogni altra cosa essere pioggia.

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lunedì 5 aprile 2004 - ore 22:15


svolazzi inutili di una gallina senza testa
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(mentre continuo a non ricevere gli speedy..)è scivolata via incolore un'altra giornata.Cerco di reagire, di darmi una scossa,o di simulare tranquillità ma sono come foglia dalla linfa blu..quello che mi scorre dentro è più scuro,più forte dell'involucro di atteggiamenti e interazioni e, mio malgrado, la mappa delle nervature del mio stato d'animo attuale è allo scoperto.



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domenica 4 aprile 2004 - ore 09:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ci sono delle cose
Che fanno finta
Di essere altre cose
Un rotolo di corda
Se ne sta lì
Tutto arrotolato
E finge di essere un pitone addormentato

Una nuvola finge
Di essere un castello,
una balena,
un cammello.
Ieri uno specchio ha finto
Di essere la mia faccia
E mi mostrava i denti

Da Gianni Rodari, I cinque libri


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sabato 3 aprile 2004 - ore 16:31


Lamento per Ignazio Sanchez
(categoria: " Vita Quotidiana ")



IL COZZO E LA MORTE

Alle cinque della sera.
Eran le cinque in punto della sera.
Un bambino portò il lenzuolo bianco
alle cinque della sera.
Una sporta di calce già pronta
alle cinque della sera.
Il resto era morte e solo morte
alle cinque della sera.

Il vento portò via i cotoni
alle cinque della sera.
E l'ossido seminò cristallo e nichel
alle cinque della sera.
Già combatton la colomba e il leopardo
alle cinque della sera.
E una coscia con un corno desolato
alle cinque della sera.
Cominciarono i suoni di bordone
alle cinque della sera.
Le campane d'arsenico e il fumo
alle cinque della sera.
Negli angoli gruppi di silenzio
alle cinque della sera.
Solo il toro ha il cuore in alto!
alle cinque della sera.
Quando venne il sudore di neve
alle cinque della sera,
quando l'arena si coperse di iodio
alle cinque della sera,
la morte pose le uova nella ferita
alle cinque della sera.
Alle cinque della sera.
Alle cinque in punto della sera.

Una bara con ruote è il letto
alle cinque della sera.
Ossa e flauti suonano nelle sue orecchie
alle cinque della sera.
Il toro già mugghiava dalla fronte
alle cinque della sera.
La stanza s'iridava d'agonia
alle cinque della sera.
Da lontano già viene la cancrena
alle cinque della sera.
Tromba di giglio per i verdi inguini
alle cinque della sera.
Le ferite bruciavan come soli
alle cinque della sera.
E la folla rompeva le finestre
alle cinque della sera.
Alle cinque della sera.
Ah, che terribili cinque della sera!
Eran le cinque a tutti gli orologi!
Eran le cinque in ombra della sera!



IL SANGUE VERSATO

Non voglio vederlo!

Di' alla luna che venga,
ch'io non voglio vedere il sangue
d'Ignazio sopra l'arena.

Non voglio vederlo!

La luna spalancata.
Cavallo di quiete nubi,
e l'arena grigia del sonno
con salici sullo steccato.
Non voglio vederlo!
Il mio ricordo si brucia.
Ditelo ai gelsomini
con il loro piccolo bianco!

Non voglio vederlo!
La vacca del vecchio mondo
passava la sua triste lingua
sopra un muso di sangue
sparso sopra l'arena,
e i tori di Guisando,
quasi morte e quasi pietra,
muggirono come due secoli
stanchi di batter la terra.
No.
Non voglio vederlo!

Sui gradini salì Ignazio
con tutta la sua morte addosso.
Cercava l'alba,
ma l'alba non era.
Cerca il suo dritto profilo,
e il sogno lo disorienta.
Cercava il suo bel corpo
e trovò il suo sangue aperto.
Non ditemi di vederlo!
Non voglio sentir lo zampillo
ogni volta con meno forza:
questo getto che illumina
le gradinate e si rovescia
sopra il velluto e il cuoio
della folla assetata.
Chi mi grida d'affacciarmi?
Non ditemi di vederlo!

Non si chiusero i suoi occhi
quando vide le corna vicino,
ma le madri terribili
alzarono la testa.
E dagli allevamenti
venne un vento di voci segrete
che gridavano ai tori celesti,
mandriani di pallida nebbia.
Non ci fu principe di Siviglia
da poterglisi paragonare,
né spada come la sua spada
né cuore così vero.
Come un fiume di leoni
la sua forza meravigliosa,
e come un torso di marmo
la sua armoniosa prudenza.
Aria di Roma andalusa
gli profumava la testa
dove il suo riso era un nardo
di sale e d'intelligenza.
Che gran torero nell'arena!
Che buon montanaro sulle montagne!
Così delicato con con le spighe!
Così duro con gli speroni!
Così tenero con la rugiada!
Così abbagliante nella fiera!
Così tremendo con le ultime
banderillas di tenebra!

Ma ormai dorme senza fine.
Ormai i muschi e le erbe
aprono con dita sicure
il fiore del suo teschio.
E già viene cantando il suo sangue:
cantando per maremme e praterie,
sdrucciolando sulle corna intirizzite,
vacillando senz'anima nella nebbia,
inciampando in mille zoccoli
come una lunga, scura, triste lingua,
per formare una pozza d'agonia
vicino al Guadalquivir delle stelle.
Oh, bianco muro di Spagna!
Oh, nero toro di pena!
Oh, sangue forte d'Ignazio!
Oh, usignolo delle sue vene!
No.
Non voglio vederlo!
Non v'è calice che lo contenga,
non rondini che se lo bevano,
non v'è brina di luce che lo ghiacci,
né canto né diluvio di gigli,
non v'è cristallo che lo copra d'argento.
No.
Io non voglio vederlo!!




CORPO PRESENTE

La pietra è una fronte dove i sogni gemono
senz'aver acqua curva né cipressi ghiacciati.
La pietra è una spalla per portare il tempo
Con alberi di lagrime e nastri e pianeti.

Ho visto piogge grigie correre verso le onde
alzando le tenere braccia crivellate
per non esser prese dalla pietra stesa
che scioglie le loro membra senza bere il sangue.

Perché la pietra coglie semenze e nuvole,
scheletri d'allodole e lupi di penombre,
ma non dà suoni, né cristalli, né fuoco,
ma arene e arene e un'altra arena senza muri.

Ormai sta sulla pietra Ignazio il ben nato.
Ormai è finita. Che c'è? Contemplate la sua figura:
la morte l'ha coperto di pallidi zolfi
e gli ha messo una testa di scuro minotauro.

Ormai è finita. La pioggia entra nella sua bocca.
Il vento come pazzo il suo petto ha scavato,
e l'Amore, imbevuto di lacrime di neve,
si riscalda in cima agli allevamenti.

Cosa dicono? Un silenzio putrido riposa.
Siamo con un corpo presente che sfuma,
con una forma chiara che ebbe usignoli
e la vediamo riempirsi di buchi senza fondo.

Chi increspa il sudario? Non è vero quel che dice!
Qui nessuno canta, né piange nell'angolo,
né pianta gli speroni né spaventa il serpente:
qui non voglio altro che gli occhi rotondi
per veder questo corpo senza possibile riposo.

Voglio veder qui gli uomini di voce dura.
Quelli che domano cavalli e dominano i fiumi:
gli uomini cui risuona lo scheletro e cantano
con una bocca piena di sole e di rocce.

Qui li voglio vedere. Davanti alla pietra.
Davanti a questo corpo con le redini spezzate.
Voglio che mi mostrino l'uscita
per questo capitano legato dalla morte.

Voglio che mi insegnino un pianto come un fiume
ch'abbia dolci nebbie e profonde rive
per portar via il corpo di Ignazio e che si perda
senza ascoltare il doppio fiato dei tori.

Si perda nell'arena rotonda della luna
che finge, quando è bimba dolente, bestia immobile;
si perda nella notte senza canto dei pesci
e nel bianco spineto del fumo congelato.

Non voglio che gli copran la faccia con fazzoletti
perché s'abitui alla morte che porta.
Vattene, Ignazio. Non sentire il caldo bramito.
Dormi, vola, riposa. Muore anche il mare!




ANIMA ASSENTE

Non ti conosce il toro né il fico,
né i cavalli né le formiche di casa tua.
Non ti conosce il bambino né la sera
perché sei morto per sempre.

Non ti conosce il dorso della pietra,
né il raso nero dove ti distruggi.
Non ti conosce il tuo ricordo muto
perché sei morto per sempre.

Verrà l'autunno con conchiglie,
uva di nebbia e monti aggruppati,
ma nessuno vorrà guardare i tuoi occhi
perché sei morto per sempre.

Perché sei morto per sempre,
come tutti i morti della Terra,
come tutti i morti che si scordano
in un mucchio di cani spenti.

Nessuno ti conosce. No. Ma io ti canto.
Canto per dopo il tuo profilo e la tua grazia.
L'insigne maturità della tua conoscenza.
Il tuo appetito di morte e il gusto della sua bocca.
La tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria.

Tarderà molto a nascere, se nasce,
un andaluso così chiaro, così ricco d'avventura.
Io canto la sua eleganza con parole che gemono
e ricordo una brezza triste negli ulivi.

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