"La giustizia è come una tela di ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi".
Aldo Moro



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venerdì 17 giugno 2005 - ore 16:10
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Puff... sono esausta... ieri notte sono andata a letto alle tre... ho lavorato fin quell'ora fino a che dalla stanchezza non ho cominciato a sentirmi poco bene e a vedere tutto appannato...

Stamattina lavoro a casa idem con patate e carotine e per fortuna ho concluso... ma non è finita qui purtroppo...
Questo pomeriggio dovrò continuare a studiare anche se dormire sarebbe l'unica cosa che vorrei fare... anelo al mio letto in modo quasi viscerale ma prima delle dieci di stasera non lo vedrò... almeno per dormirci...

Aspirina... arrivo...
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giovedì 16 giugno 2005 - ore 11:03
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Adoro questo telefilm...

... e adoro queste due donne!
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mercoledì 15 giugno 2005 - ore 15:59
(categoria: " Pensieri ")
Mmmmm... questa mattina, proprio nel momento del risveglio, sono stata assalita da una sensazione infida quanto repressa che avevo volontariamente dimenticato ma che nonostante i miei sforzi dopo mesi è rimersa...
Parlo di quella sensazione che si prova svegliandosi a causa del gesto di un braccio che leggero e dolce ti cinge il fianco per abbracciarti e causare così il tuo risveglio mentre due labbra clandestine ti sussurrano all'orecchio il buongiorno più dolce che sia mai stato pronunciato...
La psiche è una grandissima Bast@#$a!
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martedì 14 giugno 2005 - ore 00:09
(categoria: " Riflessioni ")
Vago per internet in cerca di un'immagine decente e vedo un disegno... penso... "L'ho già visto quel tizio..."
...Rifletto... rifletto... poi mi sovviene alla mente quel magnifico incontro fatto ormai più di un anno fa... quel ragazzo nel regionale delle 9:02 per Padova... lui... in tutto il suo splendore... gli sguardi... ritrovarselo in facoltà davanti al bar che fuma la sigaretta... e ancora sguardi con la gioia di pensare che studia lì con me e di poterlo vedere sempre... ma fu solo un'amara illusione perchè in facoltà non l'ho più visto...
Che strano... un totale sconosciuto un incontro brevissimo e ancora lo ricordo... non mi è mai capitato prima d'ora...
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venerdì 10 giugno 2005 - ore 17:06
Il mito delle due metà di Platone
(categoria: " Riflessioni ")
Questi ermafroditi erano molto compatti a vedersi, e il dorso e i fianchi formavano un insieme molto arrotondato. Avevano quattro mani, quattro gambe, due volti su un collo perfettamente rotondo, ai due lati dell’unica testa. Avevano quattro orecchie, due organi per la generazione, e il resto come potete immaginare. Si muovevano camminando in posizione eretta, come noi, nel senso che volevano.
E quando si mettevano a correre, facevano un po’ come gli acrobati che gettano in aria le gambe e fan le capriole: avendo otto arti su cui far leva, avanzavano rapidamente facendo la ruota. La ragione per cui c’erano tre generi è questa, che il maschio aveva la sua origine dal Sole, la femmina dalla Terra e il genere che aveva i caratteri d’entrambi dalla Luna, visto che la Luna ha i caratteri sia del Sole che della Terra.
La loro forma e il loro modo di muoversi era circolare, proprio perché somigliavano ai loro genitori. Per questo finivano con l’essere terribilmente forti e vigorosi e il loro orgoglio era immenso. Così attaccarono gli dèi e quel che narra Omero di Efialte e di Oto, riguarda gli uomini di quei tempi: tentarono di dar la scalata al cielo, per combattere gli dèi.
Allora Zeus e gli altri dèi si domandarono quale partito prendere. Erano infatti in grave imbarazzo: non potevano certo ucciderli tutti e distruggerne la specie con i fulmini come avevano fatto con i Giganti, perché questo avrebbe significato perdere completamente gli onori e le offerte che venivano loro dagli uomini; ma neppure potevano tollerare oltre la loro arroganza. Dopo aver laboriosamente riflettuto, Zeus ebbe un’idea. "lo credo - disse - che abbiamo un mezzo per far sì che la specie umana sopravviva e allo stesso tempo che rinunci alla propria arroganza: dobbiamo renderli più deboli. Adesso - disse - io taglierò ciascuno di essi in due, così ciascuna delle due parti sarà più debole. Ne avremo anche un altro vantaggio, che il loro numero sarà più grande. Essi si muoveranno dritti su due gambe, ma se si mostreranno ancora arroganti e non vorranno stare tranquilli, ebbene io li taglierò ancora in due, in modo che andranno su una gamba sola, come nel gioco degli otri."
Detto questo, si mise a tagliare gli uomini in due, come si tagliano le sorbe per conservarle, o come si taglia un uovo con un filo. Quando ne aveva tagliato uno, chiedeva ad Apollo di voltargli il viso e la metà del collo dalla parte del taglio, in modo che gli uomini, avendo sempre sotto gli occhi la ferita che avevano dovuto subire, fossero più tranquilli, e gli chiedeva anche di guarire il resto. Apollo voltava allora il viso e, raccogliendo d’ogni parte la pelle verso quello che oggi chiamiamo ventre, come si fa con i cordoni delle borse, faceva un nodo al centro del ventre non lasciando che un’apertura - quella che adesso chiamiamo ombelico.
Quanto alle pieghe che si formavano, il dio modellava con esattezza il petto con uno strumento simile a quello che usano i sellai per spianare le grinze del cuoio. Lasciava però qualche piega, soprattutto nella regione del ventre e dell’ombelico, come ricordo della punizione subìta. Quando dunque gli uomini primitivi furono così tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all’altra.
Si abbracciavano, si stringevano l’un l’altra, desiderando null’altro che di formare un solo essere. E così morivano di fame e d’inazione, perché ciascuna parte non voleva far nulla senza l’altra. E quando una delle due metà moriva, e l’altra sopravviveva, quest’ultima ne cercava un’altra e le si stringeva addosso - sia che incontrasse l’altra metà di genere femminile, cioè quella che noi oggi chiamiamo una donna, sia che ne incontrasse una di genere maschile. E così la specie si stava estinguendo.
Ma Zeus, mosso da pietà, ricorse a un nuovo espediente. Spostò sul davanti gli organi della generazione. Fino ad allora infatti gli uomini li avevano sulla parte esterna, e generavano e si riproducevano non unendosi tra loro, ma con la terra, come le cicale. Zeus trasportò dunque questi organi nel posto in cui noi li vediamo, sul davanti, e fece in modo che gli uomini potessero generare accoppiandosi tra loro, l’uomo con la donna.
E così evidentemente sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, per riformare l’unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell’uomo. Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario.
Non è possibile pensare che si tratti solo delle gioie dell’amore: non possiamo immaginare che l’attrazione sessuale sia la sola ragione della loro felicità e la sola forza che li spinge a vivere fianco a fianco. C’è qualcos’altro: evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza.
Se, mentre sono insieme, Efesto si presentasse davanti a loro con i suoi strumenti di lavoro e chiedesse: "Che cosa volete l’uno dalI’altro?", e se, vedendoli in imbarazzo, domandasse ancora: "Il vostro desiderio non è forse di essere una sola persona, tanto quanto è possibile, in modo da non essere costretti a separarvi né di giorno né di notte? Se questo è il vostro desiderio, io posso ben unirvi e fondervi in un solo essere, in modo che da due non siate che uno solo e viviate entrambi come una persona sola. Anche dopo la vostra morte, laggiù nell’Ade, voi non sarete più due, ma uno, e la morte sarà comune. Ecco: è questo che desiderate? è questo che può rendervi felici?" A queste parole nessuno di loro - noi lo sappiamo - dirà di no e nessuno mostrerà di volere qualcos’altro.
Ciascuno pensa semplicemente che il dio ha espresso ciò che da lungo tempo senza dubbio desiderava: riunirsi e fondersi con l’altra anima. Non più due, ma un’anima sola.
Platone, Simposio
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venerdì 10 giugno 2005 - ore 11:56
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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giovedì 9 giugno 2005 - ore 18:39
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Cosa c'è di meglio per curare la depressione e la solitudine? La parola d'ordine che mi ha insegnato il gay più chicchettoso del mondo:

SHHHHHHHOPPIIIIIIING!!!!
Insomma, spendendo quel che si può definire una miseria mi sono comprata braghe fuxia sette ottavi e due paia di scarpe semplicemente meravigliose... più il giorno prima due maglie e una borsa (immancabile dato che ho una parte dell'armadio solo per quelle

)
Ci voleva, era una vita che non facevo compere in questo modo... devo dire che fa veramente sentire meglio ^^
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mercoledì 8 giugno 2005 - ore 16:45
(categoria: " Pensieri ")
Chiarito tutto... nessuna conseguenza... risolta l'incomprensione con estrema serenità... quasi surreale...
Continuo a macinare pensieri ed è sempre più tangibile nella mia mente la convinzione che il mio cuore sguazza nel fango... non per colpa sua... gliel'hanno tirato addosso... ma lui non ha la forza di scrollarselo di dosso...
Potrei chimare un netturbino....<semplice e patetica ironia data dalla disperazione>
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lunedì 6 giugno 2005 - ore 21:15
(categoria: " Pensieri ")

Nell'attesa quei fiori non appassiranno mai...
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lunedì 6 giugno 2005 - ore 12:08
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Uff... depression... domani ennesima interrogazione di prova per vedere se sto esame del cavolo è possibile passarlo o no... Mai avuto tante difficoltà... comincio davvero a dubitare...
Se non lo passo questa sessione non so davvero cosa farò... a volte mi viene alla mente il pensiero che forse ho sbagliato a scegliere questa strada... che forse non fa per me... mi sento abbattuta come un'abete a Natale... anche se l'ironia non mi toglie la frustrazione e l'avvilimento che ho addosso...
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