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2) Dimenticare
3) Chi sa mentire guardandoti negli occhi

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) svegliarsi accanto alla persona che si ama
3) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...


"Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a coloro che sognano di notte soltanto." Edgar Allan Poe

"Non sono niente. / Non sarò mai niente. / Non posso volere d’essere niente. / A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo..."
Alvaro de Campos (Tabacaria)

"Un mattino, ci si sveglia. E’ il momento di ritirarsi dal mondo, per meglio sbalordirsene. Un mattino, si prende il tempo per guardarsi vivere" da Neve di M. Fermine

"Ci sono due specie di persone. Ci sono quelli che vivono, giocano e muoiono. E ci sono quelli che si tengono in equilibrio sul crinale della vita." da Neve di M. Fermine

"Mi sembrava che l’anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale, quando l’inflessibile volontà del pennello strappava loro una parte di vita." W. Kandinsky

"Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale, che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove." F. Pessoa da Poesie inedite




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mercoledì 26 luglio 2006 - ore 12:07


desiderio del giorno
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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martedì 25 luglio 2006 - ore 09:14


15. La velocità è generata dalla qualità
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per essere precisi, era il 1996. Più giravano tra i motori di ricerca esistenti, più Page e Brin si convincevano che si poteva fare molto meglio. Una volta ne scoprirono uno che non trovava se stesso. Si chiamava Inktomi. Se digitavi Inktomi non aveva risposte! Era urgente fare qualcosa.

Come abbiamo detto il problema principale era la classificazione dei risultati: come dare un ordine gerarchico alle tonnellate di pagine che venivano fuori se facevi una ricerca. Quando andava bene, i motori di ricerca esistenti mettevano per prime le pagine in cui la parola cercata ricorreva più volte. Era sempre meglio che niente. Per questo Page passava il suo tempo a vedere come se la cavava il migliore di quei motori di ricerca, AltaVista. E fu lì che incominciò a notare qualcosa che attirò la sua attenzione. Erano parole o frasi sottolineate: se ci cliccavi sopra finivi direttamente in una pagina web. Si chiamavano links. Adesso noi li usiamo correntemente, ma ai tempi (dieci anni fa, pensa te), si stava giusto imparando a usarli. Tanto che AltaVista non sapeva nemmeno bene che farsene: li elencava, e si metteva il cuore in pace.

Per Page e Brin, invece, fu l’inizio di tutto. Furono tra i primi a intuire che i links non erano un utile optional della rete: erano il senso stesso della rete, il suo compimento definitivo. Senza links, Internet sarebbe rimasto un catalogo, nuovo nella forma, ma tradizionale nella sostanza. Coi links diventava qualcosa che avrebbe cambiato il modo di pensare.

Uno le intuizioni le può anche avere, ma poi il problema è crederci. Page e Brin ci credettero. Cercavano un sistema per valutare l’utilità delle pagine web di fronte a una determinata ricerca: lo trovarono in un principio apparentemente elementare: sono più rilevanti le pagine verso cui punta un maggior numero di links. Le pagine che sono più citate da altre pagine.

Fate attenzione. C’è un modo molto sbrigativo e inutile di capire questa intuizione: ed è allinearlo al principio commerciale per cui vale di più quello che vende di più. Di per sé è un principio ottuso, che conduce a un circolo vizioso: quel che vende di più avrà più visibilità e quindi venderà ancora di più. Ma in realtà Page e Brin non pensavano a quello. Avevano in mente tutt’altra cosa. Erano cresciuti in famiglie di scienziati e studiosi, e avevano in mente il modello delle riviste scientifiche. Lì, potevi valutare il valore di una ricerca dal numero di citazioni che ne facevano altre ricerche. Non era una faccenda commerciale, era una faccenda logica: se alcuni risultati erano convincenti, erano usati da altri ricercatori, che dunque li citavano. Page e Brin erano convinti che si potessero considerare i links come delle citazioni di un saggio scientifico. Per cui un sito era attendibile e utile nella misura in cui altri siti lo segnalavano. Detta così, ammetterete, suona già più sottile. Azzardata, ma sottile.

La loro intuizione divenne qualcosa di davvero dirompente quando si decisero a fare il passo dopo. Capirono che, a voler essere ancora più efficaci, si sarebbe dovuto tener conto del valore del sito da cui partiva il link. In pratica, e tornando al caso delle riviste scientifiche, se a citarti è Einstein è un conto, se a farlo è tuo cugino, è un altro. Come stabilire, nel mare magnum del web, chi era Einstein e chi tuo cugino? La risposta che diedero non faceva una piega: Einstein è il sito verso cui punta il maggior numero di links. Dunque un link che parte da Yahoo è più significativo di un link partito dal sito personale di Mario Rossi. Non perché Rossi sia un fesso o abbia un nome meno bello: ma perché ci sono migliaia di links che, da ogni parte, puntano a Yahoo: verso Rossi, se va bene, ce ne sono un paio (la figlia, il circolo delle bocce).

Google nasce da lì. Dall’idea che le traiettorie suggerite da milioni di links avrebbero scavato i sentieri guida del sapere. Restava da trovare un algoritmo di mostruosa difficoltà per tenere a bada quel calcolo vertiginoso di links che si intrecciavano: ma a quello ci pensò Page, che aveva un cervello matematico. Oggi, quando cercate "lasagne" su Google, quello che trovate è una lista infinita di cui leggerete solo le prime tre pagine: in quelle tre pagine ci sono i siti che vi servono, e Google li ha individuati incrociando molti tipi di valutazione: la ricetta è segreta, ma tutti sanno che l’ingrediente principale, e geniale, è dato da quella teoria dei links.

Questo non è un libro sui motori di ricerca, e quindi non mi importa capire se quei due avevano ragione o no. Quello che mi interessa è isolare il principio attorno a cui è stato costruito Google, perché credo che lì ci sia una specie di trailer della mutazione in atto. Ne do più brutalmente possibile una prima enunciazione imperfetta: il valore di un’informazione, nel web, è dato dal numero di siti che vi indirizzano verso di lei: e quindi dalla velocità con cui, chi la cerca, la troverà. Prendetelo alla lettera: non significa che il testo più importante sulle lasagne è quello che è letto da più gente; non significa nemmeno che è quello fatto meglio. Significa che è quello a cui arrivate prima se state cercando qualcosa di esaustivo sulle lasagne.

Per spiegarsi bene, Page amava fare ai suoi investitori un esempio (per incastrarli, è ovvio). Provate a entrare nel web da una pagina qualunque, e da lì cercate la data di nascita di Dante, usando solo i links. Il primo sito in cui la troverete è, per il vostro tipo di ricerca, il migliore. Capite bene: non è il fatto di farvi risparmiare tempo che lo rende migliore: è il fatto che tutti vi abbiano indirizzato lì. Perché in realtà quello che avete fatto non è altro che passeggiare là dentro e chiedere a chiunque incontravate dove potevate trovare la data di nascita di Dante. E loro vi hanno risposto: dandovi un loro giudizio di qualità. Non vi indicavano una scorciatoia: vi indicavano il posto secondo loro migliore dove quella data ci sarebbe stata, e giusta. La velocità è generata dalla qualità, non il contrario. I proverbi, diceva Benjamin con una bella espressione, sono geroglifici di un racconto: la pagina web che trovate in testa ai risultati di Google è il geroglifico di tutto un viaggio, fatto di link in link, attraverso l’intera rete.

E adesso, molta attenzione. Quello che mi colpisce, di un simile modello, è che riformula radicalmente il concetto stesso di qualità. L’idea di cosa è importante e cosa no. Non che distrugga completamente il nostro vecchio modo di vedere le cose, ma certo lo travalica, per così dire. Faccio due esempi. Primo: è un principio che proviene dal mondo delle scienze, per cui ha una certa considerazione per la cara vecchia idea che un’informazione sia corretta e importante nella misura in cui corrisponde alla verità: ma se l’unico sito in grado di dire la verità sulla frase di Materazzi fosse in sanscrito, Google con ogni probabilità non lo metterebbe tra i primi trenta: è probabile che vi segnalerebbe come sito migliore quello che dice la cosa più vicina alla verità in una lingua comprensibile alla maggior parte degli umani. Che razza di criterio di qualità è questo che è disposto a barattare un pezzo di verità in cambio di una quota di comunicazione?

Secondo esempio. In genere noi ci fidiamo degli esperti: se nel loro complesso i critici letterari del mondo decidono che Proust è un grande, noi pensiamo che Proust è un grande. Ma se voi entrate in Google è digitate "capolavoro letterario", chi è, di preciso, che vi spingerà abbastanza velocemente a incocciare la Recherche? Dei critici letterari? Solo in parte, in minima parte: a spingervi fin lì saranno siti di cucina, meteo, informazione, turismo, fumetti, cinema, volontariato, automobili e, perché no, pornografia. Lo faranno direttamente o indirettamente, come sponde di un biliardo: voi siete la biglia, Proust è la buca. E allora io mi chiedo: da che genere di sapienza deriva il giudizio che la rete ci dà, e che ci conduce a Proust? Ha un nome, una roba del genere?

Ecco: quel che c’è da imparare, da Google, è quel nome. Io non saprei trovarlo, ma credo di intuire la mossa che nomina. Un certa rivoluzione copernicana del sapere, per cui il valore di un’idea, di un’informazione, di un dato, è legata non principalmente alle sue caratteristiche intrinseche ma alla sua storia. E’ come se dei cervelli avessero iniziato a pensare in altro modo: per essi un’idea non è un oggetto circoscritto, ma una traiettoria, una sequenza di passaggi, una composizione di materiali diversi. E’ come se il Senso, che per secoli è stato legato un’ideale di permanenza, solida e compiuta, si fosse andato a cercare un habitat diverso, sciogliendosi in una forma che è piuttosto movimento, struttura lunga, viaggio. Chiedersi cos’è una cosa, significa chiedersi che strada ha fatto fuori da se stessa.

Lo so che l’ermeneutica novecentesca ha già prefigurato, in maniera molto sofisticata, un paesaggio del genere. Ma adesso che lo vedo diventato operativo in Google, nel gesto quotidiano di miliardi di persone, capisco forse per la prima volta quanto esso, preso sul serio, comporti una reale mutazione collettiva, non un semplice aggiustamento del sentire comune. Quel che insegna Google è che c’è oggi una parte enorme di umani per la quale, ogni giorno, il sapere che conta è quello in grado di entrare in sequenza con tutti gli altri saperi. Non c’è quasi altro criterio di qualità, e perfino di verità, perché tutti se li ingoia quell’unico principio: la densità del Senso è dove il sapere passa, dove il sapere è in movimento: tutto il sapere, nulla escluso. L’idea che capire e sapere significhino entrare in profondità in ciò che studiamo, fino raggiungerne l’essenza, è una bella idea che sta morendo: la sostituisce l’isitintiva convinzione che l’essenza delle cose non sia un punto ma una traiettoria, non sia nascosta in profondità ma dispersa in superficie, non dimori dentro le cose, ma si snodi fuori da esse, dove realmente incominciano, cioè ovunque. In un paesaggio del genere, il gesto di conoscere dev’essere qualcosa di affine al solcare velocemente lo scibile umano, ricomponendo le traiettorie sparse che chiamiamo idee, o fatti, o persone. Nel mondo della rete, a quel gesto hanno dato un nome preciso: surfing (coniato nel 1993, non prima, preso in prestito da quelli che cavalcano le onde su una tavola; di solito scopano molto). La vedete la leggerezza del cervello che sta in bilico sulla schiuma delle onde? Navigare in rete, diciamo noi italiani. Mai nomi furono più precisi. Superficie al posto di profondità, viaggi al posto di immersioni, gioco al posto di sofferenza. Sapete da dove viene il nostro caro vecchio termine cercare? Porta nella pancia il termine greco kìrkos, cerchio: avevamo in mente quello che continua a girare in cerchio perché ha perso qualcosa, e lo vuole trovare. Capo chino, sguardo su un fazzoletto di terra, tanta pazienza e un cerchio sotto i piedi che sprofonda a poco a poco. Che mutazione, ragazzi.

Voglio dirvi una cosa. Se i libri sono montagne, e se voi mi avete seguito fin qui, allora eccoci a un passo dalla vetta. Si tratta ancora di capire come un principio dedotto da un software possa descrivere la vita che accade fuori dalla rete. Parete verticale, ma è anche l’ultima. Poi ci attende l’arte sublime della discesa.

(15-continua)

(25 luglio 2006_ A. Baricco _ www.repubblica.it)

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lunedì 24 luglio 2006 - ore 09:11


weekend lungo...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


che ovviamente è volato...

bilancio positivissimo sopratutto x quanto riguarda i massive attack... teardrop live è stata un’emozione!!! Fujiko mine... sempre i miei tesori... Finalmente Piove Promosso!

"Teardrop"

Love, love is a verb
Love is a doing word
Fearless on my breath
Gentle impulsion
Shakes me makes me lighter
Fearless on my breath

Teardrop on the fire
Fearless on my breath

Nine night of matter
Black flowers blossom
Fearless on my breath
Black flowers blossom
Fearless on my breath

Teardrop on the fire
Fearless on my breath

Water is my eye
Most faithful mirror
Fearless on my breath
Teardrop on the fire of a confession
Fearless on my breath
Most faithful mirror
Fearless on my breath

Teardrop on the fire
Fearless on my breath

Stumbling a little
Stumbling a little


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mercoledì 19 luglio 2006 - ore 11:52


CONSIGLIO DEL GIORNO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


STASERA... CHE SERA



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martedì 18 luglio 2006 - ore 17:23


cose da fare
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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martedì 18 luglio 2006 - ore 09:38


STASERA!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


VOCI NELL’ARIA 2006 AL PEDROCCHI
Dal 3 al 22 luglio, ben 13 spettacoli, fra musica, cabaret, jazz e classica

L’estate 2006 segna il ritorno a Padova di “Voci nell’aria”, la rassegna che propone musica dal vivo tutte le sere dal lunedì al sabato nel mese di luglio nella splendida cornice del Plateatico del Caffè Pedrocchi.

La manifestazione è giunta al quinto anno e anche questa edizione si preannuncia ricca di novità e di appuntamenti imperdibili per tutti i frequentatori serali del centro cittadino. “Voci nell’aria – edizione 2006” porterà in città alcuni progetti musicali e artistici, selezionati per la loro qualità, dal 3 luglio al 22 luglio per un totale di 3 settimane e ben 13 spettacoli che, aggiunti ai 3 appuntamenti estivi del giovedì sera di “Un anno di jazz a Padova”, offriranno al pubblico 16 serate di intrattenimento musicale (e non) in Piazzetta Pedrocchi. Si tratta di un progetto di alto spessore culturale, per il valore degli artisti e per le contaminazioni che si creeranno tra stili e generi, e per il pubblico che verrà coinvolto durante le serate. La musica troverà nuova ispirazione e a sua volta ispirerà eventi legati al mondo della scrittura e della recitazione. La Scuola di Musica Gershwin e l’Associazione Culturale Miles si occuperanno della direzione artistica e organizzativa della rassegna, che ha il contributo degli abituali partner: Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo del Comune di Padova, Caffè Pedrocchi, Ascom e Radio Company.

Il programma
Ecco le caratteristiche delle singole serate:
- I LUNEDI’ sera all’insegna delle risate in collaborazione con A.P.S Artisti Progetti Spettacoli. Tre serate di cabaret a due: una ragazza e il suo pianoforte (Rita Pelusio, 3/07), due prodotti del caos primordiale (Domenico Lannutti con Bruno Nataloni in “Kaospopping”, 10/07), un poeta della comicità e un comico della poesia (Vasco Mirandola con Antonello Pinto, 17/07). Tre appuntamenti in cui la risata si declina in tutte le sue possibilità. Tre occasioni per conoscere attori comici già riconosciuti a livello nazionale;

- I MARTEDI’ sera dedicati alle voci con due speciali serate all’insegna della grande musica con: 4Tunes (11/07) quartetto vocale guidato da Angela Milanese e accompagnato dal trio jazz Vianello-Lombardini-Prizzon. Il martedì successivo (18/07) salirà sul palco la bellissima voce di Paola Casula, per la presentazione ufficiale del suo nuovo disco “Nuvole di carta” con musicisti di eccezione come: Marco Srano ai sassofoni e flauti, Alessandro Mozzi al pianoforte, Gastone Scarzanella al basso elettrico e Paolo Vidaich alle percussioni;

I MERCOLEDI’ sera dedicati alla musica classica, in collaborazione con il Conservatorio “Cesare Pollini” di Padova, con l’esibizione dei migliori allievi, per aprire una finestra sui nuovi talenti del panorama classico nazionale. Si comincia il 12 luglio con il trio Rettore (Arpa), Zannoni (flauto), Bello (violino) con musiche di Mozart, Paganini, Donizetti, per continuare poi la settimana successiva (19/07) con Tudora Spataru (violino) e Alessandro Ferretto (pianoforte) che eseguiranno musiche di Beethoven, Chopin e Debussy;

- I GIOVEDI’ sera con i consueti appuntamenti della fortunata rassegna “Un Anno di Jazz a Padova” in collaborazione con Centro Porsche Padova. Il 6 luglio saliranno sul palco del Caffè Pedrocchi gli “Alma Swing” per la presentazione ufficiale del CD “Rythme Futur”, mentre il 13 luglio appuntamento con la “Storia del Jazz in concerto” al Centro Porsche Padova con il Michele Polga Quartet. Il giovedì successivo (20/07) si ritorna al Caffè Pedrocchi per il concerto delll’Edu Hebling Xtet;

- I VENERDI’ sera dedicati agli incontri letterari in collaborazione con ASCOM e Associazione Librai Padova: tre appuntamenti con tre autrici del panorama letterario nazionale a cura di Franco Caramanti della Associazione Librai Padova. Le autrici protagoniste saranno: il 7 luglio Daniela De Robert (Sembrano proprio come noi, Bollati-Bolenghieri), il 14 luglio Federica Bosco (Mi piaci da morire, Newton & Compton) e il 21 luglio Cinzia Tani (L’insonne, Mondadori).

- I SABATI dedicati alle grandi orchestre con tre appuntamenti speciali che vedranno salire sul palco ensamble diversi: dalla classica big band alla small orchestra. Sabato 8 luglio concerto della “Padova Jam Orchestra” diretta da Ettore Martin, la settimana successiva (15/07) “Gastone Bortoloso Big Band”, il 22 luglio salirà sul palco la Cucha Cucha Small Orschestra per chiudere in bellezza un calendario estivo ricco di appuntamenti imperdibili.

I cocktail
Ad ogni serata della settimana sarà abbinato un cocktail inedito proposto dai bar tender del Caffè Pedrocchi che potrà essere degustato ad un prezzo speciale per rinfrescare le calde notti del pubblico presente ai vari spettacoli.

L’ingresso agli appuntamenti è libero, si consiglia la prenotazione telefonando al numero 049/8781231. In caso di pioggia gli appuntamenti si terranno all’interno del Caffè.

CAFFE’ PEDROCCHI
Via VIII Febbraio 15 • Padova • Infoline e prenotazioni 0498781231


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lunedì 17 luglio 2006 - ore 09:55


ECCEZZZZIONALE!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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lunedì 17 luglio 2006 - ore 09:23


s-visti
(categoria: " Vita Quotidiana ")




s-visto ieri sera... apparte qualche illustrazione notevole e qualche spunto interessante ... "na nosa"!

se restate in sala tutte le 2,21 ore... ve pago un sprisssssss!!!

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lunedì 17 luglio 2006 - ore 09:19


amarcord
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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venerdì 14 luglio 2006 - ore 09:26


cominciamo male...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


.... molto male



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