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venerdì 8 dicembre 2006 - ore 10:02


le amiche di babbo natale
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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venerdì 8 dicembre 2006 - ore 09:28



(categoria: " Pensieri ")


Terminata è la semina
ora è giunto il tempo
della mietitura.
Cinquantamila morti
coprono il campo di battaglia
più felici
dei seimila crocifissi
lungo la via di Capua.

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lunedì 4 dicembre 2006 - ore 20:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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venerdì 17 novembre 2006 - ore 18:29


Guns ’N’ Roses
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Guns N’ RosesPseudonimi o altri nomi:
Axl Rose (vero nome: William Bailey, voce)
Slash (vero nome: Saul Hudson, chitarra)
Izzy Stradlin (vero nome: Jeff Isabell, chitarra)
Duff McKagan (vero nome: Michael McKagan, basso)
Steven Adler (batteria), sostituito poi da Matt Sorum
Dizzy Reed (tastiere)
Visite: 18540
Biografia: I Guns n’ Roses nascono ufficialmente a Los Angeles nel 1985, frutto della fusione tra i membri rimanenti degli Hollywood Rose e degli L.A. Guns. La formazione originale vede al microfono Bill Bailey, proveniente da Lafayette, Indiana, che assume lo pseudonimo di Axl Rose; alla chitarra solista Saul Hudson, inglese trapiantato in California che assume il nome di Slash; all’altra chitarra Jeff Isabell, amico d’infanzia di Axl che diventa Izzy Stradlin; al basso Michael ’Duff’ McKagan, di Seattle; alla batteria Steven Adler, originario di Cleveland e grande amico di Slash. I primi tempi sono piuttosto duri: i Guns vivono per strada, suonano nei club di Los Angeles e anche i loro tentativi di spostarsi a Seattle devono avvenire tramite autostop. Dopo il primo demo e qualche concerto particolarmente riuscito, nel 1986 i Guns n’ Roses strappano un contratto alla Geffen, ma il primo disco tarda ad uscire a causa dei problemi di droga di Adler: intanto viene pubblicato ’Live! Like a suicide’, un ep tirato in pochissime copie. Dopo un minitour in Inghilterra, nel luglio ’87 danno finalmente alle stampe ’Appetite for destruction’, il loro esordio: l’inizio è timido, ma l’uscita come singolo di ’Welcome to the jungle’ li proietta in testa alle classifiche di vendita e li fa diventare eredi incontrastati del rock sporco e maleducato delle origini. I concerti che seguono confermano quest’impressione, con la band che spesso si presenta in ritardo, litiga con i gruppi a cui fa da supporto e inneggia alla violenza e alla rivolta. ’Lies’, che esce all’inizio del 1989, contiene alcuni nuovi brani acustici e la ripubblicazione del primo, introvabile, ep: uno dei nuovi pezzi, però, ’One in a million’, scatena un mare di polemiche per il testo fortemente razzista. Nel 1989, inoltre, si scatenano le prime voci su un possibile scioglimento della band, alimentate anche da alcune dichiarazioni di Axl Rose: il problema principale è la droga, da cui ormai sono tutti fortemente dipendenti. Nel 1990, infatti, all’arrivo del tastierista Dizzy Reed si associa l’addio di Adler, cacciato perché incapace di controllare la sua tossicodipendenza: al suo posto arriva Matt Sorum. Dopo due anni di lavoro e altri concerti conclusi in rissa, nel 1991 i Guns n’ Roses fanno uscire il loro lavoro più ambizioso, il doppio ’Use your illusion’ che vende due milioni di copie nella prima settimana. Tempo quindici giorni, però, e le tensioni interne al gruppo divengono ingovernabili: Izzy Stradlin, infatti, compositore di molti successi, lascia la band e viene sostituito da Gilby Clarke. Ormai, di fatto, i Guns n’ Roses capaci di stupire non ci sono più, anche perché di lì a poco il fenomeno-grunge portato in auge dai Nirvana li renderà fuori moda. Ad ogni modo il tour legato ai due dischi segna un grandissimo successo e la band si arricchisce anche di un altro tastierista, Ted Andreadis, di due coriste e di tre ragazze ai fiati. Nel 1993, infine, esce un album di cover, ’The spaghetti incident?’, che reinterpreta classici del rock dagli anni ’50 in poi: è, a tutt’oggi, l’ultimo album di inediti dei Guns n’ Roses. Nel ’94 vengono cacciati Clarke e McKagan; Slash li segue poco dopo, quando litiga con Axl perché il cantante ha fatto entrare di sua iniziativa nella band il suo vecchio amico d’infanzia Paul Huge. Della formazione dei successi rimane ormai solo Dizzy Reed (Sorum viene cacciato nel ’99), mentre Axl si rinchiude in se stesso, diradando le sue apparizioni pubbliche. Si vocifera per anni di un nuovo album, che però non arriva. La girandola di membri si arricchisce di nuovi nomi: nella band entrano anche Buckethead, Robin Finck, Brain e Tommy Stinson. L’unico brano a uscire è però ’Oh my God’, incluso nella colonna sonora del film ’End of days’. Dopo tanti rinvii e ripensamenti, finalmente dopo il 2000 i Guns tornano ad esibirsi dal vivo, ma il tanto atteso nuovo disco, il cui titolo dovrebbe essere ’Chinese democracy’ non si vede.



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martedì 14 novembre 2006 - ore 18:53


DRACULA
(categoria: " Vita Quotidiana ")




DRACULA

Il padre del famoso personaggio a cui si ispirò Bram Stoker per il suo più grande romanzo si chiamava anch’egli Dracula, ovvero, Vlad Tepes (II), e nacque nell’anno 1431 nella città fortificata di Sighisoara in Transilvania. Suo figlio Vlad Tepes venne chiamato anch’egli Dracula, che significa "figlio del Drago", ovvero "Diavolo" (in rumeno). Dov’era la casa natale di Vlad, oggi c’è un ristorante. Una targa ricorda che il principe Vlad II, padre di Vlad Tepes, ci abitò dal 1431 al 1436. Il Castello di Bran, oggi adibito a museo, risale al sec. XIV e si trova in Transilvania. Secondo la tradizione, fu a lungo la residenza di Vlad III di Valacchia, passato alla storia come Dracula. Prese la corona di Valacchia solo dopo otto lunghi anni. Mancavano pochi giorni a Natale 1447, quando il padre Vlad venne ucciso con intera sua scorta mentre
attraversava una zona impervia della Transilvania.
Vlad III, allora diciassettenne, trovò la reggia paterna di Tirgoviste occupata da Vladislao II, ma un giorno, approfittando della sua assenza, riuscì con un colpo di mano a riprendersi la corona, era la metà del XV secolo. L’assenza del rivale Vladislao fu, per sua sfortuna, assai breve. Rendendosi conto di non poter fronteggiare le sue armate, Dracula fuggì in Moldavia, dove regnava suo zio Bogdan. Tre anni dopo, una congiura di palazzo spazzava via Bogdan dal suo trono e Dracula, insieme a Stefano, suo cugino e figlio del re spodestato, fu costretto nuovamente a fuggire.

La Valacchia era in mano ai Danesti, la Moldavia all’usurpatore Aron, la Transilvania agli Hunyadi. Dracula scelse di guadagnarsi la protezione di quest’ultimo, ma la sua fu un’abile manovra politica. Infatti, dopo aver partecipato a incursioni contro i Turchi, crociate nei Balcani e rappresaglie anche tra principi cristiani, durante le quali si guadagnò l’orrido appellativo di Vlad Tepes, cioè Vlad l’Impalatore, Hunyadi lo condusse con sé alla corte ungherese, nel castello di Buda. Lì conobbe la crema della società asburgica e Mattia Corvino, primogenito del suo nuovo maestro, destinato a diventare di lì a poco re d’Ungheria. Vlad Tepes escogitò supplizi che "nemmeno i persecutori della cristianità, da Erode a Nerone, a Diocleziano e altri imperatori pagani, avevano mai concepito": è questo il giudizio dei suoi contemporanei, ma in quei tempi era necessario essere spietati. Anziché nascondere i propri crimini, Vlad se ne vantava, documentando con zelo i propri massacri. Espresse ad esempio in una lettera al re d’Ungheria il suo orgoglio per avere ucciso "uomini e donne, vecchi e bambini" lungo il Danubio, fino nel cuore della Bulgaria. Furono per questi suoi gesti così sanguinari che passò alla storia anche nelle vesti di “vampiro assetato di sangue”. Non è del tutto confermato, ma si pensa che, come altri nobili del tempo, usasse il sangue delle sue vittime come bevanda o per farci dei bagni, con l’intento di allungare la propria vita. L’antropofagia è tra gli orrori ricorrenti nelle storie di Vlad III. Si fa risalire all’inizio del secondo regno di Dracula, intorno al 1451, l’esistenza di un amante. Nessuno parla d’amore, ma molti sottolineano la forte attrazione che Dracula provava per le ragazze del popolo, lontane dal suo rango, cui dava spesso la caccia nelle sue passeggiate notturne. Un giorno, il principe sembrava in preda ad una tristezza più profonda del solito, così sua moglie pensò di rincuorarlo annunciandogli che portava in grembo un figlio.
"E’ una menzogna", ruggì Dracula.
"E’ la verità, mio signore".
"No, non e’ vero, e te lo dimostrerò…". Così dicendo, estrasse la daga che portava al fianco e le squarcio con mosso rapida il ventre. Lei cadde con un rantolo, contorcendosi sul pavimento.
L’osservò mentre agonizzava. Poi, uscendo, laconicamente le disse: "Hai visto che non era vero?". Così riportano il fatto le cronache popolari rumene. Se una donna del suo principato veniva riconosciuta colpevole di adulterio, Vlad III ordinava "che le venissero amputate le parti intime e che fosse scorticata viva", si legge in un manoscritto russo del 1490. Un altra raccapricciante descrizione è citata nel manoscritto di San Gallo e riguarda l’impalamento di madri e neonati. Si racconta in che modo Dracula "fece arrostire alcuni bambini e obbligò le madri a mangiarli", senza dimenticare i mariti, costretti a cibarsi dei seni delle mogli prima di essere a loro volta impalati. Già nel 1460, buona parte del territorio era in mano sua. Come ogni, anche Vlad III coltivava utopie impossibili. Vi fu tra queste l’illusione di poter eliminare la povertà dal suo reame.

Ci provò a suo modo, cioè sterminando con l’inganno tutti i poveri in una sola notte. A un gruppo di trecento giovani, in un’altra occasione, Vlad Tepes impartì l’ordine di divorarsi tra di loro “fino a quanto non ne fosse rimasto nessuno”: risparmio solamente i più forti, prendendoli a combattere con sé contro i Turchi. Non ha limiti t’inventiva del principe. Vlad in persona controlla il loro lavoro, perché la fine dei condannati sia lenta oltre che atroce. Arrotonda le punte del pali perché possa penetrare in profondità nei corpi - e fuoriuscirne - senza ledere organi vitali. Predilige le esecuzioni di massa, perché gli consentono di disporre "artisticamente" i pali su vasti spazi, secondo un disegno ragionato. I suoi ospiti rischiarono di finire spesso a loro volta impalati. Alla sua morte il corpo non venne trovato. Ciò sta anch’esso all’origine del mito del vampiro (o strigoiu, come dicono i Valacchi, ogoljen i Boemi, vukodlak i Serbi e i Montenegrini) immortale, dannato per l’eternità a causa della sua malvagità. Nella realtà è possibile che sia stato smembrato sul campo dai turchi ancora increduli di averlo effettivamente ammazzato, smembrato e decapitato, secondo le cronache, ma non si hanno prove che le cose siano andate effettivamente così. Più compatibile con la tradizione leggendaria, oltre che storicamente plausibile, sarebbe l’eventualità che il corpo di Dracula, fosse stato sepolto in un vicino monastero, su un’isoletta del lago Snagov (residenza estiva del principe), a una cinquantina di chilometri a nord di Bucarest, oppure in altro luogo sacro di Transilvania o della Valacchia. È su Snagov che si sono concentrate le ricerche della tomba di Dracula. Qui venne rinvenuto uno scheletro d’uomo avvolto in brandelli di panno rossastro. Si riconobbe dal colore originario del tessuto e dai bottoni d’argento che poteva trattarsi di un abito molto simile a quello indossato da Dracula nel ritratto a figura intera di Ambras. Scomparvero in seguito dal museo storico di Bucarest, dov’erano stati portati per ulteriori esami, prima che fosse possibile studiarne i dettagli. Chi vide l’anello, comunque, assicurò che sul turchese fosse scolpita una sorta di misteriosa bestia, forse lo stemma dell’Ordine del Drago, dì cui era stato insignito proprio VIad III, l’Impalatore. Sull’isola, ormai meta turistica per gli appassionati di misteri, v’è rimasta solo la supposta tomba di Dracula, ma non si è ancora capito se il corpo all’interno è quello originale o solo una trovata scenica. Forse il vero Dracula visita ogni tanto la sua tomba aggregandosi alle folle di turisti che ogni giorno arrivano a Snagov, e nessuno nemmeno lo immagina.

Giorgio Pastore

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lunedì 13 novembre 2006 - ore 09:58


Pulp
(categoria: " Poesia ")


Pulp
Una storia del XX secolo



Nick Belane è un investigatore privato, "l’investigatore più dritto di Los Angeles", come ama ripetere a ogni piè sospinto ai suoi clienti. Tre matrimoni alle spalle, depresso, appesantito da una pancia ingombrante, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte, Belane riceve, come vuole la tradizione del mestiere, telefonate e visite di nuovi clienti. Fino ad avere contemporaneamente quattro casi da risolvere che, aggrovigliati l’uno dentro l’altro, mettono a dura prova le qualità del buon Belane. Bukowski gioca con un vecchio stereotipo e vi aggiunge la sua filosofia di lucido beone, il suo esistenzialismo da taverna e un pizzico di cupa, autentica disperazione. I bar, le episodiche considerazioni sul destino, il cinismo, l’ormai sbiadito demone del sesso, il fallimento professionale ed esistenziale, tutto ciò, insieme alle mere invenzioni narrative, diventa il "pasticcio" enunciato nel titolo. Lontano mille miglia dalle atmosfere cupe e tenebrose delle ordinarie follie e totalmente privo degli eccessi verbali di tante opere, senza per questo cessare di essere un Bukowski d.o.c., questo suo ultimo romanzo, che è un piccolo capolavoro di ironia, può essere considerato il testamento spirituale lasciatoci dall’autore, nel quale manifesta un rifiuto globale della società contemporanea per la sua violenza, il suo consumismo e il degrado generale dell’ambiente.

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domenica 29 ottobre 2006 - ore 12:50



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Storia di Mestre

Secondo la leggenda Mestre sarebbe stata fondata da Mesthle, figlio di Pilamene, Re di Paflagonia, sfuggito alla distruzione di Troia e sbarcato nella foresta Fetontea, che all’epoca ricopriva l’intera Pianura Padana.

La vera origine della città di Mestre è incerta: alcuni storici ritengono sia di epoca etrusca, ed è pressoché accertato che la città sia già insediamento paleoveneto circa tremila anni fa. Il nome sembra derivare da quello del centurione romano Mestrius che vi costruì un castrum diventato fortezza con il nome di Castelvecchio, distrutto ad opera di Attila, e ricostruito intorno all’anno 1000.

Lungo il perimetro, che misurava più di un chilometro, erano situate numerose torri, delle quali una, quella dell’Orologio in Piazza Ferretto, è giunta fino a noi.

Mestre viene occupata nel 1245 da Ezzelino da Romano e nel XIV secolo da Cangrande della Scala, prima di entrare a far parte dei territori della Serenissima (1500-1800) e di diventare rinomato luogo di villeggiatura.

Nel 1800 i Francesi e, poi, gli Austriaci iniziano la costruzione dei forti di Mestre. Alla fine del secolo i forti Gazzera, Carpenedo, Tron, Tessera e Malcontenta costituiranno il campo trincerato di Mestre, che, fra l’altro, contribuirà alla vittoria italiana nella prima guerra mondiale, fermando l’avanzata austriaca.

Nel frattempo Mestre aveva contribuito all’unità d’Italia, insorgendo con Venezia (1848), sotto la guida di Daniele Manin e facendo da scenario alla famosa Sortita di Forte Marghera. Con l’unità d’Italia, il Comune di Mestre potrà fregiarsi della medaglia d’oro proprio per questi avvenimenti. Agli inizi del XX secolo Mestre assume una propria fisionomia, con la costruzione di via Garibaldi e via Piave, del ponte Marzenego e del Teatro Toniolo. Dopo la nascita di Porto Marghera, Mestre subisce un rapido e disordinato sviluppo.





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giovedì 28 settembre 2006 - ore 11:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Credighe!......

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domenica 24 settembre 2006 - ore 21:17



(categoria: " Vita Quotidiana ")


BEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEPPPPPPPPPPPPPPPPPPPP!!!!!!!!


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mercoledì 12 aprile 2006 - ore 19:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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