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ABBIGLIAMENTO del GIORNO




ORA VORREI TANTO...



lui !!






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uh! ..eh sì! gli assomiglia proprio tanto...ciaomicio!
mmmiciooo
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STO STUDIANDO...

UOMO D’ACCIAIO
Till Lindemann è la più enigmatica star del metal. Parlando con un candore senza precedenti, il frontman dei Rammstein si apre su pornografia, punk-rock e sul suo passato sovversivo…
Till Lindemann non dà mai molto di sé nelle interviste. Ma a giudicare dalla propensione per un rock’n’roll tempestoso tinto di industrial della sua band, verrebbe da pensare che la potente ed imperscrutabile voce dei Rammstein sia spaventosa quanto la musica che fa.
E invece, indovinate? Proprio ora è seduto nella elegantissima Executive Suite dell’ultra sfarzoso Sanderson Hotel di Londra. Un interprete tedesco\inglese siete accanto a lui. Molto tranquillo.
“Oh salve – dice Lindemann, alzandosi per una stretta di mano che sembra una trappola per orsi – Siediti. Vuoi del caffè?”.
Certo. Probabilmente ne vorrà anche tu – hai davanti una pesante giornata di interviste.
“Oh, ma non importa – dice in un inglese da baritono, aprendosi in un debole sorriso – Siamo una band tedesca, per cui è ancora un mistero per noi come abbiamo potuto avere un simile successo.”
MA COSA VUOL DIRE “TEDESCO”? TU SEI CRESCIUTO NELLA GERMANIA DELL’EST – UN PAESE SOCIALISTA
(Attraverso l’interprete) E’ vero. La vita prima della riunificazione della Germania (nel 1990) ha avuto una grandissima influenza su di noi. Il nostro mondo è divenuto molto più grande quando è caduto il muro.
SEI CRESCIUTO GELOSO DELL’OCCIDENTE?
Si certo, si parlava sempre di blue jeans e Matchbox cars, ma non erano queste le nostre peggiori privazioni. A volte riuscivamo a prendere delle stazioni radio dell’Ovest, ma ci sentivamo molto tagliati fuori, perché era proibito. Registravamo segretamente la radio su cassetta, ma ciò che facevamo era molto illegale. C’era un mercato nero per gli album di paesi non socialisti, ma costavano l’intero stipendio di un mese.
A QUALI GRUPPI ASPIRAVATE DI PIU’?
I Kiss in special modo, e uno dei momenti più emozionanti della mia vita è stato quando i Rammstein gli hanno fatto da spalla. Man mano che diventavano famosi sono diventati anche un gruppo assolutamente vietato, con tutto quel sangue, poi hanno messo le “SS” bel nome che assomigliavano alle “SS”che gli ufficiali Nazisti indossavano. Un enorme taboo. Le persone segretamente portavano delle loro piccole foto, che erano un grandissimo “no-no” (ride).
QUINDI HANNO AVUTO UNA QUALCHE INFLUENZA?
(Parlando improvvisamente in inglese fluente) Certamente. Questo a causa di ciò che significavano nella Germania dell’Est. (Tornando al tedesco) Negli Stati Uniti l’americano medio non ha assolutamente idea della storia, e non capisce quanto provocatorie possano essere le “SS” o gli elmetti nazisti. È la loro totale incapacità di conoscere qualcosa di storia, di avere una idea di ciò che si sta realmente dicendo. Per loro è solo scenografia.
QUINDI I RAMMSTEIN SONO PROVOCAZIONE?
(Scuotendo la testa) Non è tanto provocazione. È rompere i taboo per avere impatto. È punk-rock. Sbattere un cucchiaio sul tavolo è provocatorio in un paese in cui è proibito. Punk rock è rischio, ed è tutto relativo al contesto in cui sei.
ALLORA AVETE DOVUTO EVITARE CHE CRESCESSERO LE AUTORIZZAZIONI?
Era molto bizzarro a quei tempi. Se eri in una band dovevi apparire davanti ad una commissione di stato e suonare tutta la tua setlist per essere approvata, dopodiché ottenevi la licenza di suonare esattamente quei pezzi e nient’altro, nessuna improvvisazione, altrimenti ti saresti trovato in grossi guai. Perfino ciò che dicevi tra una canzone e l’altra doveva essere approvato, per cui parlare di politica era fuori questione. Potevi chiacchierare con il pubblico, ma tutto il resto era intoccabile.
MA TU HAI SUONATO IN UNA PUNK BAND, I FIRST ARSCH, PRIMA CHE CADESSE IL MURO…
Sì ed era incredibilmente divertente, ma lo facevamo in barba al pericolo. Trovavamo edifici abbandonati fuori città o fabbriche vuote e montavamo l’equipaggiamento su un rimorchio così se venivamo scoperti potevamo scappare via in fretta. C’era un passaparola sul giorno in cui ci sarebbe stato un concerto da qualche parte. Si posizionavano delle spie e delle vedette per la polizia e ricorda, non avevamo cellulari a quel tempo per cui non era facile. (Sorridendo nostalgicamente) Ci davamo 90 minuti per montare, suonare e poi scappare via in tutte le direzioni.
DEVI TROVARE NOIOSO SUONARE IL ROCK ORA CHE E’ LEGALE
No, ma è tutto molto diverso oggi. Si parla tanto di provocazione, ma non c’è veramente quel senso di eccitazione e tensione, in una cultura che accetta quello che stai facendo. I Green Day sono veramente una buona band, ma non c’è quel “crepitio”. (In inglese) Il vero spirito del punk è andato. È morto coi Sex Pistols o ora non ha una anima perché in esso non c’è resistenza.
SEI MAI STATO ARRESTATO?
No, ma eravamo molto furbi al riguardo. Andavamo dal Dipartimento Culturale dicendo che volevamo fare un grande evento artistico, con film, quadri è un po’ di musica, per camuffarlo come evento multiculturale. E loro: “Oh, la cultura va bene”. Poi mettevamo insieme una manciata di band e gli facevamo suonare tre canzoni. Questa “sovversività” ha avuto una grande influenza su ciò che faccio oggi.
MA TUO PADRE ERA UN POETA E TUA MADRE UNA SCRITTRICE – SICURAMENTE ANCHE QUESTO E’ STATO UN FATTORE…
Sì, ma quando ero molto più giovane. Il mio piano originale era pesca in alto mare, e mio padre molto gentilmente mi ha detto: “Non vuoi pensarci su? Magari fare qualche studio, prendi l’arte per esempio…”. Era veramente incazzato con me. La sua capacità d’osservazione, il fatto che lasciasse i suoi appunti in giro per casa, o che spariva nei boschi a cercare ispirazione – non ero interessato a questo a quel tempo. Ma mi è rimasto dentro. Gli avevo detto che sarei sempre potuto tornare indietro e diventare un autore. In un certo senso l’ho fatto.
ERI UN CAMPIONE DI NUOTO MA SEI STATO CACCIATO DALLA SQUADRA. ALCUNI DICONO CHE E’ STATO LO STRAPPO AD UN MUSCOLO, ALTRI QUALCOSA DI PIU’ SINISTRO…
Eravamo ai Junior European Championship a Firenze e siamo scesi per la scala antincendio nel bel mezzo della notte per cercare quei piccoli sexy shop dove trovare riviste porno. Per un ragazzo della Germania Est era un sogno vedere delle riviste porno perché erano proibite (ride). Gli allenatori non ne sono stati felici.
E AVETE LOCALIZZATO I PORNO?
No, ed è stata una grande delusione. Nel villaggio in cui sono cresciuto c’era un ragazzo che aveva l’unica foto porno. Sembrava la mappa dell’Isola del Tesoro (strappa una pagina dal suo blocchetto delle traduzioni e la stropiccia). Questo pezzo di carta è stato piegato, toccato e tastato innumerevoli volte. Era così sbiadita che dovevi alzarla controluce per vederci qualcosa, ed era tenuta in una piccola busta di plastica. E ogni volta: “Vuoi vederla? Allora comprami una limonata. L’hai tenuta troppo, ora ridammela”.
Intervista di Kerrang - Traduzione di Jadax


OGGI IL MIO UMORE E'...










ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

Eins, zwei, drei, vier, fünf, sechs, sieben, acht, neun, aus

Alle warten auf das Licht
Fürchtet euch, fürchtet euch nicht
Die Sonne scheint mir aus den Augen
sie wird heut Nacht nicht untergehen
und die Welt zählt laut bis zehn

Eins
Hier kommt die Sonne
Zwei
Hier kommt die Sonne
Drei
Sie ist der hellste Stern von allen
Vier
Hier kommt die Sonne

Die Sonne scheint mir aus den Händen
kann verbrennen, kann euch blenden
wenn sie aus den Fäusten bricht
legt sich heiss auf das Gesicht
sie wird heut Nacht nicht untergehen
und die Welt zählt laut bis zehn

Eins
Hier kommt die Sonne
Zwei
Hier kommt die Sonne
Drei
Sie ist der hellste Stern von allen
Vier
Hier kommt die Sonne
Fünf
Hier kommt die Sonne
Sechs
Hier kommt die Sonne
Sieben
Sie ist der hellste Stern von allen
Acht, neun
Hier kommt die Sonne

Die Sonne scheint mir aus den Händen
kann verbrennen, kann dich blenden
wenn sie aus den Fäusten bricht
legt sich heiss auf dein Gesicht
legt sich schmerzend auf die Brust
das Gleichgewicht wird zum Verlust
l ässt dich hart zu Boden gehen
und die Welt zählt laut bis zehn

Eins
Hier kommt die Sonne
Zwei
Hier kommt die Sonne
Drei
Sie ist der hellste Stern von allen
Vier
Und wird nie vom Himmel fallen
Fünf
Hier kommt die Sonne
Sechs
Hier kommt die Sonne
Sieben
Sie ist der hellste Stern von allen
Acht , neun
Hier kommt die Sonne

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"Io voglio viaggiare in Italia in paese dei limoni
Brigade Rosse e la Mafia cacciano sulla Strada del Sol.
Distruzione della Lira Gelati Motta con brio
Tecco mecco con ragazza ecco la mamma de amore mio.

Sentimento grandioso per Italia baciato da sole calda
borsellino è vuoto totale percio mangio sempre e solo:
Spaghetti Carbonara - e una Coca Cola
Carbonara - e una Coca Cola
Carbonara - e una Coca Cola
Carbonara - e una Coca Cola

Scusi
senorina
willst du auch’n Spliff ?
Oder stehst du nur auf Männer mit Schlips ?
Ich hab’ sonst nichts was ich dir geben kann
aber blond bin ich
is das vielleicht nix ?
Amaretto ist ein geiles Zeug - ich bin schon lull uns lall
hab’ keine Ahnung ob du mich verstehst
doch du lächelst und mein Herz tut’n Knall.
Belladonna
ich lad dich jetzt zum Essen ein -
mangiare
tu capito ? andiamo !
Asti Spumante wird es nicht gerade sein !
Aber dafür gibt’s schon wieder mal -
Spaghetti Carbonara - e una Coca Cola
Carbonara - e una Coca Cola
Carbonara - e una Coca Cola
Carbonara - e una Coca Cola"




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ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



giovedì 1 marzo 2007 - ore 08:44


buongiorno!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


cura felina :

LEI
lei mi fà stare bene...

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martedì 27 febbraio 2007 - ore 08:54


giusto per...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


infierire!
nei prossimi giorni avrò a che fare con GALLINE!
cooo co co... cazzo! cervellipienidimmmmerda!
(oh sia chiaro! amo tutti gli animali comprese le galline..
ma GALLINE di altro genere e stampo, quelle NO!


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lunedì 26 febbraio 2007 - ore 16:52


potrei mordere---------
(categoria: " Vita Quotidiana ")





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lunedì 26 febbraio 2007 - ore 11:58


dai... fai un sorriso!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


buon viso a..


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venerdì 23 febbraio 2007 - ore 08:40


..chi ben comincia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


OGGI GIORNATA DEL CAZZO!
VAFFANCULO!

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martedì 20 febbraio 2007 - ore 17:44


continua la condizione
(categoria: " Vita Quotidiana ")


dell’appesa!


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venerdì 16 febbraio 2007 - ore 15:05



(categoria: " Vita Quotidiana ")


upside down

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giovedì 15 febbraio 2007 - ore 14:38



(categoria: " Vita Quotidiana ")


“Cento aerei da passeggio”

Franca Rame e Dario Fo

Evviva! Avremo anche noi una potente aviazione da guerra con la bellezza di 133 aerei da combattimento che abbiamo appena ordinato agli Stati Uniti. Qualche giorno fa il senatore Lorenzo Forceri, su incarico del Governo, si è appositamente recato, quasi in segreto, a Washington per firmare l’accordo. L’acquisto ci costerà molto caro, ma alcuni tecnici della coalizione governativa ci assicurano che sarà un affare. Ogni macchina da guerra volante verrà assemblata in Italia, esattamente in un grande atelièr di alta meccanica presso Novara. Ci lavoreranno circa 200 operai.

Evviva! Così abbiamo risolto il problema dell’occupazione e dei precari. E’ importante sapere il nome con cui vengono ufficialmente chiamati questi apparecchi d’assalto: Joint Strike Fighter che, tradotto un po’ all’ingrosso, significa caccia bombardiere d’attacco e immediata distruzione.

Ma scusate: Prodi e il suo apparato governativo non ci avevano assicurato che tutte le nostre missioni all’estero, a cominciare dall’Afghanistan, sarebbero state assolutamente missioni di pace e profondamente umanitarie? Io mi credevo che “immediata distruzione” significasse cancellazione totale di obiettivi militari e anche civili casualmente abitati dalle solite vittime collaterali con lancio di napalm, bombe a grappolo e fosforo bianco. “No!”, sono stato subito corretto dalle dichiarazioni dei ministri della guerra Usa. Ci hanno spiegato che quelle bordate di luce accecante sono in verità luminarie per creare effetti festosi e rendere splendenti le immagini paesaggistiche della zona. Ma veniamo al dunque.

Cosa costa in realtà ogni singolo “Fighter Distructor”? Ecco la cifra: esattamente 100 milioni di euro cadauno. Ma non si concedono prototipi singoli: il contratto vale solo se si acquista lo stormo al completo. Nel nostro caso si tratta di 133 aerei. Prendere o lasciare! Così il blocco volante ci verrà a costare 13 miliardi di euro più trasporto, assemblaggio, tecnologia di ricambio, macchine robotiche e uno staff di tecnici della casa costruttrice per la manutenzione e le varianti tecnologiche, giacché il vero collaudo dei volatili meccanici dovrà svolgersi sulle nostre basi che evidentemente abbisogneranno di strutture e hangar speciali. Gli apparecchi di questo stormo avranno eccezionalmente la facoltà di essere riforniti di carburante in volo, quindi la nostra squadra fighter dovrà essere dotata di apparecchi cisterna che seguiranno la flotta di combattimento per pompare a tempo debito il pieno necessario all’azione. Nelle spese dobbiamo ancora aggiungere l’assetto tecnico per i piloti in combattimento: armi leggere di bordo, mitragliatrici da 20 millimetri, razzi e missili, qualche cannone per non essere da meno e la possibilità di caricare ogive atomiche tattiche o pesanti. Il tutto non è compreso nel prezzo iniziale.

Alcuni tecnici da noi interpellati hanno sparato costi da capogiro. Sempre a livello di miliardi di dollari! Una cifra che da sola ci permetterebbe di risolvere d’acchito il problema della disoccupazione giovanile in Italia, aggiunto al problema delle pensioni, oppure finalmente finanziare la ricerca. Ma che scherziamo?! Buttiamo i denari per le pensioni agli anziani e gli asili nido, con ‘sti vecchi che continuano imperterriti a campare oltre il limite mondiale stabilito dall’Onu, e i neonati la cui percentuale di sopravvivenza dopo il parto è cresciuta a dismisura?!! E menomale che possiamo avvalerci di una sanità da terzo mondo! L’Italia deve tornare a livelli guerrieri dell’antica stirpe, pardon… l’aveva già detto Mussolini? Come non detto! E poi vogliamo giocarci l’amicizia del Governo di Bush presentandoci inermi al prossimo conflitto? Basta con questo popolo di mammoni e di “tengo famiglia”. Sacrifichiamo i nostri pochi quattrini, che del resto non abbiamo, pur di guadagnarci una degna alea di potenza guerresca. Facciamoci valere per dio!, come disse un nostro degno politico. Chi l’ha detto? Bondi? La Russa? Berlusconi? Lasciamo correre… e torniamo alle cose serie.

Il fatto curioso e nello stesso tempo sconvolgente è che nessun giornale, fra i numerosi cosiddetti indipendenti, ne abbia parlato, o almeno dato accenno, a partire da la Repubblica, il Corriere, il Messaggero etc. L’unico che ne aveva trattato largamente è il Manifesto. Ma prima di questo quotidiano, chi ha dato notizia dell’inqualificabile acquisto? Due vescovi del Piemonte che in un comunicato osservavano che l’acquistare un così gran numero di potenti aerei da combattimento, attacco e distruzione non era certo un amoroso segnale di pace e non faceva intravedere un programma consono alla costituzione italiana che “ripudia la guerra”. Anzi, se si accumulano armi per guerre dette preventive arriverà il momento in cui bisognerà pure adoperarle. E ancora i vescovi si chiedono: a che servono simili ordigni di morte in un programma di aiuti umanitari, costruzione di scuole, asili nido, ospedali, distribuzione di cibo e medicine?

E sullo stesso argomento leggiamo sul sito di Pax Christi: il governo italiano ha pochi soldi e vi sembra sensato che si sperperino miliardi per procurarci un assetto di quella potenza distruttiva? Sappiamo che l’intento del comando militare USA in Pakistan è di sferrare nell’immediata primavera, in collaborazione con tutti i reparti militari che operano nel Paese sotto l’egida dell’Onu, un attacco definitivo contro i talebani, che si stanno fortemente riprendendo nelle regioni del Sud in loro possesso. E il comando Usa ribadisce, se mai non si fosse capito: tutti i contingenti di varie nazionalità dovranno partecipare all’attacco a fianco delle forze americane. Quindi niente manfrine e furberie d’acquattamento: guai a chi scantona!

Ecco perché il governo italico firma impegni d’armamento d’attacco pesante! È come dire: io ci sto, ci stiamo armando. Ho detto armando? Mi ricorda una canzone: è caduto giù l’Armando. Ma non scherziamo!

Per finire con i diabolici Fighter, c’è un ultima notizia, naturalmente taciuta dal nostro governo libero e giocondo, una notizia tenuta nascosta dai quotidiani governativi e d’opposizione, radio, televisioni e svelata soltanto sul sito di Pax Christi, sul Manifesto, e da alcuni movimenti pacifisti nei loro blog. I velivoli in questione sono prodotti da una nota impresa aeronautica, la Lockheed, la stessa che una trentina d’anni fa pagò nostri ministri e capi del governo della Dc, versando miliardi in tangenti, perché lo Stato italiano scegliesse di acquistare da loro speciali aerei da guerra. Ma allora è proprio un vizio! È inutile, quello è il motto dei nostri dirigenti moderati: “Se proprio non vuoi prostituirti, almeno chiudi un occhio e collabora!”.

Ma qui c’è un’ulteriore notizia veramente gustosa: veniamo a sapere che la Lockheed in questione ha proposto l’acquisto degli stessi “Fighter-ammazza-e-fai-strage” all’Olanda. Il governo dell’Aia, come sua abitudine, di democrazia reale, ha reso nota al pubblico l’operazione e ha richiesto all’America i progetti e gli abbozzi di prototipi. Dopo averli esaminati per lungo tempo con la consulenza di ingegneri specialisti del settore, ha decretato: “Grazie, ma non se ne fa niente. Questi apparecchi non corrispondono ai requisiti che si promettevano nel progetto. Per di più ci verrebbero a costare una pazzia e noi non siamo in grado di sostenere un simile salasso. Quindi rigettiamo la proposta. Ci spiace, ma sarà per un’altra volta.”

Il nostro governo, invece, non ha bisogno di produrre inchieste, verifiche e controlli. Noi si va sulla fiducia! Acquistiamo a scatola chiusa, senza nemmeno conoscere quale sarà il prezzo finale di ogni aereo, al termine dei collaudi e delle varianti. Se poi non funziona sono fatti nostri. Vogliamo disdire il contratto? Passare per anti-americani?! Non se ne parla nemmeno. Ingoiamo il rospo e speriamo che voli!

Vicenza: una base militare? No… solo culturale! Ma forse abbiamo tergiversato un po’ troppo. L’argomento principale di cui dobbiamo trattare è quello di altri aerei e altri aeroporti… in particolare parleremo dell’allargamento della base militare Usa a Vicenza.

Ma il tema che vi proponiamo è ancora più ampio e coinvolge tutte le basi americane in Italia e in Europa. Perché vi facciate un’idea realistica, le basi militari Usa conosciute nel mondo sono oggi oltre 850, il doppio di quelle dell’impero romano d’occidente nel momento della sua massima espansione. In Europa sono 499. In otto di questi siti europei sono custodite 480 testate nucleari (Left 26 genn). Un esercito di 150.000 uomini (civili e militari) presta servizio in queste basi. Una città… come Vicenza!

Mantenere un simile assetto costa 10 miliardi di dollari l’anno solo per la manutenzione ordinaria. Ottanta milioni di dollari vengono spesi soltanto per tenere in ordine i campi da golf dove si sollazzano gli ufficiali. Se non fai un po’ di moto, sparando palline qua e là, che vita è? Con questo malloppo di dollari si potrebbe risolvere il problema dell’Aids in Africa oppure, con un po’ più di impegno, la fame nel mondo.

A queste basi va aggiunto un numero imprecisato di strutture segrete – avamposti per le intercettazioni delle comunicazioni, centri di spionaggio, basi aeronavali e sommergibilistiche – spesso invisibili allo sguardo ma pienamente operative per fini sconosciuti. Questa caterva di basi, visibili e segrete, di fatto sconvolge letteralmente la vita dei territori dove vengono insediate e ci fa capire – come diceva il grande storico e filosofo francese Michael Foucault – come oggi la sovranità imperiale non sia più basata, semplicemente, sul potere di dare la morte – per esempio attraverso la guerra – ma sul potere globale esercitato sulla vita delle persone. Per introdurvi nel clima davvero tragico che questi servizi imposti determinano nella popolazione entriamo subito in argomento con un esempio di forte impatto.

In Italia le installazioni americane, cioè basi, radar, magazzini…, sono 113. Conosciamo le spese militari degli Usa nel nostro Paese e conosciamo anche le spese sostenute dallo stato italiano. Attenti!, non grazie a dichiarazioni dei nostri governi (per carità: il motto “Taci che il nemico ti ascolta” l’abbiamo imparato da tempo. È entrato nel DNA e qui il nemico cui non bisogna far sapere niente ce l’abbiamo in casa: sono gli abitanti del nostro Paese)… Le notizie sulle spese le abbiamo ricevute dall’ultimo rapporto ufficiale reso noto dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Alla pagina “B-10” del rapporto Usa c’è la scheda che ci riguarda: vi si legge che il contributo annuale alla “difesa comune” versato dall’Italia agli Usa per le “spese di stazionamento” delle forze armate americane è pari a 366 milioni di dollari. Tre milioni, spiega il documento ufficiale, li versiamo cash, contanti, mentre gli altri 363 milioni arrivano da una serie di facilitazioni che il governo italiano concede all’alleato: si tratta (pagina II-5) di «affitti gratuiti (di caserme, case e palazzi), riduzioni fiscali varie e costi dei servizi ridotti». Per inciso ciò che le imprese del Nord-Est e del Meridione chiedono disperatamente da anni al governo di Roma senza ottenerlo, gli Usa lo incassano in silenzio già da molti anni. Pronto Usa? Cash, tac!

Dunque il 41 per cento dei costi totali di stazionamento è a carico del governo italiano. Più dell’Italia pagano solo Giappone e Germania (tabella di pagina E-4). Ma calmi… se fidiamo nella disponibilità dei nostri governanti arriveremo a raggiungerli e anche sorpassarli!

Ora entriamo in altri particolari, cominciando con il descrivervi la situazione in Sardegna. Perché iniziamo proprio da quest’isola? Per la semplice ragione che qui è concentrato il 60% dello spazio occupato dalle basi militari Usa in Italia. In Sardegna abbiamo il grande poligono che comprende le aree di Quirra, Perdasdefogu e capo San Lorenzo. E dobbiamo segnalare la base navale più importante per sommergibili atomici, quella sull’isola di Santo Stefano, la Maddalena, che occupa, di fatto per intiero, la piccola e ridente isola degna d’essere ritenuta dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

Particolare interessante: chi ha fatto dono agli Usa di questo spazio della costa Smeralda è in persona Giulio Andreotti circa 30, 35 anni fa. Dio gliene renda merito! Il mare che circonda l’isola è proprietà della base a tutti gli effetti, a partire da esercitazioni e collaudi. Sul fondo rotolano di continuo proiettili di varie dimensioni che in seguito alle mareggiate si ritrovano sulla spiaggia.

È inutile dire che in quella zona la balneazione è proibita. Così come per i pescatori proibito è stendere reti nel golfo e dintorni dell’isola. Qualche anno fa ha fatto scalpore la notizia che uno dei sommergibili atomici della base aveva subito un incidente che ha messo in grave pericolo la vita degli abitanti dell’isola e dell’intiero spazio acqueo. Il fatto è avvenuto esattamente il 25 ottobre 2003. In quel caso il sommergibile atomico Hartford andò a incagliarsi nella Secca dei Monaci, presso la Maddalena, riportando seri danni. Il fatto fu ritenuto tanto grave da indurre il comando Usa a sospendere il comandante del sommergibile. L’incidente è stato tenuto celato come al solito dalle autorità italiane e se n’è saputo qualcosa solo grazie alle dichiarazioni del comando Usa. C’è stata perdita di materiale radioattivo? E le notizie dei numerosi casi di leucemia, come le mettiamo?! Mah…

Le autorità americane interrogate non hanno rilasciato alcuna notizia sull’eventuale contaminazione del fondale e delle acque. Solo recentemente, in seguito a manifestazioni iniziate nella piccola isola e riprese in tutta la Sardegna, agenzie straniere hanno condotto alcuni sondaggi scientifici in zona. Esiti delle ricerche eseguite da istituti indipendenti (tra i quali il francese CRIIRAID) hanno rivelato una presenza abnorme di radionucidi nelle alghe.

Da qui sono nate dimostrazioni di protesta da parte degli abitanti e in particolare dei pescatori che vedono ormai compromessa la propria sopravvivenza, sia fisica che di lavoro. Le stesse analoghe manifestazioni di protesta sono esplose a Capo Teulada nel sud dell’isola, dove in seguito alle ripetute esercitazioni militari i pescatori si trovavano costretti a non poter calare le reti nelle acque prospicienti la costa, fra l’altro le più pescose. Durante una di queste proteste, i manifestanti che si erano avvicinati alla zona off limits con le loro imbarcazioni hanno dovuto subire un vero e proprio speronamento da un’imbarcazione della marina militare italiana (9 marzo 2005). Paradossale che a proteggere i pescatori siano intervenuti i marinai della base degli Usa. Grazie America!

Ad un certo punto il comando Usa della Maddalena ha sospettato che la loro presenza non fosse molto gradita alla popolazione che vedeva crescere le contaminazioni radioattive e si sentiva di fatto privata del diritto di gestire liberamente la propria vita. Per di più ai natanti d’ogni genere, compresi quelli dei turisti, non è permesso di attraccare o gettare l’ancora in prossimità di quelle coste. Così si è cominciato a raccogliere la voce che l’intiero contingente navale americano stesse per traslocare altrove. Era questione di mesi. Ma evidentemente era solo un sogno per quegli abitanti. Infatti, secondo quanto riportato ultimamente dalle agenzie di stampa e da alcuni quotidiani locali - Il Giornale di Sardegna e La nuova Sardegna, in data 16 settembre 2005 -, gli Usa intenderebbero prossimamente rafforzare la loro presenza nella base per sottomarini nucleari dell’isola della Maddalena; il progetto prevede un ampliamento della base pari a più del doppio delle volumetrie concesse (da 50.000 metri cubi si passerebbe a 120.000). Insomma ci si sono affezionati… andandosene ci lascerebbero il cuore… per cui… raddoppiano!

Ed ora veniamo a noi, cioè parliamo di Vicenza, la città del Palladio e culla della commedia dell’arte, il più famoso teatro della tradizione antica italiana. Qui si sta progettando un ingigantimento dell’attuale caserma Ederle e della realizzazione della più potente base americana nell’Europa. Qui verrebbe ospitata la nuova 173ma brigata aerotrasportata, che triplica la forza e gli organici di quella ora divisa tra qui e le basi tedesche di Bamberga e Schweinfurt. È proprio uno spasso constatare che mentre i tedeschi, popolo guerriero, stufi di ospitare da più di mezzo secolo le brigate degli amici d’America, li invitano a sloggiare, noi, popolo canterino-pacifico, col nuovo governo di centro-sinistra spalanchiamo felici le braccia per raccogliere quello che in Germania non possono più sopportare. Ma siamo sicuri che questo nostro sia un governo “nuovo”?

Però nella città del Palladio non vedremo giungere solo uomini. La 173ma brigata non è composta da soli paracadutisti e aviotrasportati. Reca con sé un bagaglio più che consistente: 55 tank M1 Abrams (cioè proprio pesanti! Con cannoni da 90 a 120 millimetri), 85 veicoli corazzati da combattimento, 14 mortai pesanti semoventi, 40 jeep humvee con sistemi elettronici da ricognizione, due nuclei di aerei spia telecomandati Predator, una sezione di intelligence provvista di diavolerie elettroniche, due batterie di artiglieria con obici semoventi e i micidiali lanciarazzi multipli a raggio lungo Mrls.

Un forza d’urto sufficiente a cancellare una metropoli! E già che siamo sotto Carnevale si può ben dire una scatenata festa coi botti!

A detta del generale James L. Jones la 173ma brigata è da chiamarsi “maglio mobile con la potenza di fuoco di una divisione d’attacco immediato”. Per chi ama il cinema il nome 173ma brigata fa subito venire in mente Apocalypse Now, dove proprio il contingente d’attacco in questione si esibiva al comando di un capitano-cowboy nella distruzione di villaggi e massacro di popolazione in Vietnam al suono delle Valchirie di Wagner.

Prego… benvenuti nella dolce Padania, accomodatevi! Mentre sorpassate coi vostri elicotteri bombardieri il Mekong, sì voglio dire… il nostro Po, per delicatezza, vi dispiace mettere in onda il Va pensiero di Verdi se in un momento di euforia vi scappa di gettare napalm? Ma il nostro governo, attraverso i suoi ministri, insiste ad assicurare che nella base non ci saranno armi di alcun genere, neanche temperini e tagliacarte!

A parte i lazzi da commedia dell’Arte, per ospitare degnamente tutta questa forza di fuoco, abbisogneranno strutture e sovrastrutture nuove ed efficienti. Il movimento di questi mezzi d’attacco, camion blindati, carri da sfondamento, tank…, avrà bisogno di strade adatte e solide… soprattutto sgombre. Non si accettano ingorghi e traffico caotico, niente biciclette, bambini e vecchietti curiosi. Stare alla larga, prego!

Il Ministro Parisi ha tranquillizzato la popolazione, letteralmente garantendo che: “Il governo ritiene suo dovere vigilare affinché le opere che verranno realizzate siano rispettose delle esigenze prospettate dalle comunità locali, con particolare riferimento all’impatto sul tessuto sociale, sulla viabilità e sulla rete dei sottoservizi.” (la Repubblica, 31 genn. P. 10) Inoltre ha assicurato che il Comune sarà esonerato dalle spese per le infrastrutture e che i servizi sportivi, scolastici e naturali (ora in funzione, da abbattere) verranno ricollocati e ricostruiti altrove a carico degli americani. Ricostruire? Ma dove? Quando? Dov’è il progetto da discutere?

C’è proprio da farsi una grossa risata. Già che c’era, il nostro ministro della guerra, pardon della Difesa!, poteva anche giurare che le autorità di controllo del governo italiano hanno libero e continuo diritto di accesso nella base in ogni ora o momento senza preavviso, onde verificare che i responsabili della base stessa stiano proseguendo come da regolamento previsto. Chissà se ai nostri controllori della Repubblica italiana sarà permesso anche di verificare che nella base di Vicenza, oltre che a uno stivaggio di svariate tonnellate di proiettili di vario calibro, non si trovino per caso anche ogive atomiche.

Stiamo esagerando? Facciamo del terrorismo gratuito? E allora, eccovi qua la testimonianza del Natural Resources Defence Council (Stati Uniti). Secondo questa autorevole fonte sarebbero 40 le testate nucleari stoccate nella base di Torre di Ghedi (provincia di Brescia) e 50 quelle custodite ad Aviano, della potenza variante da 0,3 a 170 chilotoni (quella della bomba sganciata su Hiroshima era di circa 15 chilotoni), tutte bombe, queste, stivate nelle nostre basi a disposizione di Tornado anche dell’aviazione militare italiana. Se gradisce… Quindi stiamo tranquilli, noi qui nel nord siamo al caldo!

Qualcuno, scrivendo su testate di prestigio, si è chiesto se non fosse stato più ragionevole e comodo scegliere come base e relativo nuovo aeroporto uno spazio più consono, situato in una piana meno abitata e sgombra di fabbriche come è la zona intorno a Vicenza, il cui centro dista meno di due chilometri dall’aeroporto in costruzione. A parte il frastuono al quale saranno sottoposti gli abitanti, sorvolati di continuo da jet urlanti in quantità da incubo, essi vicentini saranno vivacemente irrorati dagli scarichi del carburante a iosa… tutta salute!

“Ci voleva poco – commenta l’autore dell’articolo – a trovare nella nostra penisola qualche spazio più adatto alla bisogna.” Ma ecco che in merito risponde Lutwack, il noto consulente strategico del governo Bush che spesso appare ospite sulle nostre reti televisive, che parla come Stanlio e Olio. (Forse esegue parodia con accento inglese) Egli ammette che sarebbe stato facile trovare un altro spazio meno urbanizzato, ma la scelta di Vicenza è dovuta al particolare che una grande percentuale di militari delle truppe ospitate proviene da università e college prestigiosi, dove ha condotto studi umanistici e d’arte. Per cui essi specificamente hanno richiesto di potersi insediare nei pressi di una città d’arte famosa come la patria del Palladio, onde poter arricchire la propria cultura e godere del piacere insostituibile della bellezza.

Quindi, vicentini, siate orgogliosi per la scelta che hanno fatto le truppe di sfondamento aerotrasportate. Sì, dovrete sopportare qualche fastidio, a partire da un traffico d’inferno, pericolo di contaminazioni radioattive, controlli continui, divieti, rischiare di essere scambiati per terroristi…, ma non si può avere tutto dalla vita: la gloria e pure la tranquillità e il benessere! Quindi godetevi ‘sta pacchia!!! Alleluia!!!



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giovedì 15 febbraio 2007 - ore 09:07



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Certe volte far finta di niente non basta....



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mercoledì 14 febbraio 2007 - ore 15:22


..e per oggi?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


BAAAAHHHH


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